Pagina 65 di 295 PrimaPrima ... 155564656675115165 ... UltimaUltima
Risultati da 641 a 650 di 2941

Discussione: Iraq - Focus

  1. #641
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    La situazione in Iraq, dal 28 giugno al 9 luglio

    luglio 10, 2014 Lascia un commento

    Alessandro Lattanzio, 10/7/2014 28 giugno, un capo dell’ordine Naqshabandi, Qalid Ibrahim, viene ucciso a Baquba dalle forze speciali. Il SIIL distrugge tre moschee sciite: Husaniyah, Ahlulbayt e al-Haqim e tre mausolei, Qadir Ilyas, Imam Sad Ibn Aqil, Ar Mamut a Tal Afar. Il SIIL annuncia che santuari e mausolei nel suo territorio saranno distrutti. A Tiqrit, elicotteri da combattimento attaccano le postazioni dei terroristi prima dell’assalto dell’esercito. Il Tenente-Generale Sabah Fatawi, “I terroristi del SIIL hanno due scelte: fuggire o morire“. L’ammiraglio John Kirby, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dichiara che gli Stati Uniti possono schierare 30000 soldati in Iraq in caso il presidente lo decida. 5 terroristi del SIIL sono eliminati dalle forze di sicurezza a Falluja; 20 autoveicoli dei terroristi distrutti presso Samara; Abu Abdul Hadi, capo del SIIL e altri 29 terroristi sono eliminati a Tiqrit. Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, afferma che i velivoli russi Sukhoj Su-25 sosterranno presto le operazioni dell’esercito. Le forniture di aerei militari russi all’Iraq rientrano nei contratti già stipulati e da completare entro la fine dell’estate, afferma l’ambasciatore russo in Iraq Ilja Morgunov. “Prevediamo di fornire 5-10 aeroplani entro la fine dell’estate, se non prima. I contratti furono conclusi nel 2013 e ora sono adempiuti. Non sono per gli aerei, ma anche per altri equipaggiamenti, che verranno consegnati appena pronti“. 5 aviogetti sono stati consegnati con un aereo da trasporto russo An-124. “Il Sukhoj Su-25 è un aereo da supporto aria-terra per le missioni antiterrorismo. In questi tempi difficili abbiamo grande bisogno di tali aeromobili. Con l’aiuto di Dio, potremo schierarli nei prossimi 3-4 giorni a sostegno delle nostre forze di terra, nelle operazioni contro il SIIL“, aveva detto il Tenente-Generale dell’esercito iracheno Anwar Hamad Ahmad. “Abbiamo piloti provetti e altri professionisti. I nostri amici russi hanno anche inviato i propri esperti per aiutarci nella preparazione dei velivoli. Anche la logistica è pianificata“. Gli aerei da combattimento saranno di stanza in una base aerea meridionale, mentre il comandante dell’aeronautica irachena Hamid al-Maliqi ha confermato l’invio di elicotteri d’attacco russi MI-35M e MI-28, per “supportare lo slancio” negli attacchi contro il SIIL. Il comandante ha firmato tre contratti con i russi e ha sottolineato l’importanza degli elicotteri quali “eccellenti armi antiterrorismo“. Se l’Iraq crolla potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente e le regioni limitrofe, avvertiva il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “Se crolla l’Iraq, e considerando che la Libia è quasi crollata, e qualcuno vuole che la Siria condivida un destino simile, l’intera regione semplicemente esploderebbe e i disordini diventerebbero sua caratteristica dominante, influenzando non solo Medio Oriente e Nord Africa, ma le regioni adiacenti. Esortiamo tutti a trarre le conclusioni da ciò che è successo in Iraq, Libia e Yemen. Non sono Londra e Washington che dovrebbero decidere,.. come in Iraq nel 2003, ma tutti i Paesi della regione, tutti i vicini dell’Iraq“, aveva detto Lavrov aggiungendo che Russia e Cina dovrebbero partecipare a “questa consultazione”. “Vorrei sottolineare ancora una volta, che tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero partecipare ai negoziati, proprio come tutti i vicini della Siria dovrebbero discutere la questione siriana. Credo che un simile approccio dovrebbe essere adottato affrontando la crisi in Afghanistan. Se l’occidente smettesse di pensare di esser l’unico ad elaborare una strategia per tutta la comunità internazionale, la situazione si svilupperebbe in modo assai positivo“.
    29 giugno, Qasim Ata afferma che 142 terroristi sono stati eliminati e 51 loro autoveicoli distrutti. Scontri tra le forze di sicurezza e il SIIL a sud di Tiqrit, nel villaggio di al-Rwashid. La milizia turcomanna cerca di spezzare la presa del SIIL sul villaggio sciita Bashir, presso Kirkuk. Unmanned Aerial Vehicles (UAV) dell’esercito iracheno bombardano le basi del SIIL a Mosul. Inoltre, al-Iraqiya TV ha riferito che aerei da combattimento iracheni avevano attaccato un convoglio di decine di autoveicoli del SIIL presso Samara eliminando tutti i terroristi a bordo, “la forza aerea irachena ha lanciato intensi e precisi attacchi aerei su raduni del SIIL presso Mosul”. Un nuovo gruppo di resistenza a Mosul, composto da 183 elementi, soldati e ufficiali dell’esercito, si propone di contrastare la presenza dei terroristi nella provincia di Niniwa.
    30 giugno, il capo della più grande tribù sunnita irachena, Ali Hatim Sulaymani, dichiarava che continuerà a sostenere gli islamisti fintanto che Maliqi sarà al potere. Il re dell’Arabia Saudita Abdullah licenziava il viceministro della Difesa principe Qalid bin Bandar bin Abdulaziz, su raccomandazione del ministro della Difesa, principe Salman.
    1 luglio, l’aeronautica irachena attaccava gli islamisti a Samara. La Turchia registrava un forte calo delle esportazioni in Iraq, pari al 21% rispetto l’anno precedente. Hossein Amir Abdul Allahaan, viceministro degli Esteri iraniano, durante la sua visita a Mosca dichiarava la volontà dell’Iran di fornire attrezzature militari a Baghdad, contro “il tentativo degli Stati Uniti di fare dell’Iraq una seconda Ucraina. … Anche se l’Iraq ha un forte esercito, l’Iran è pronto ad inviarvi consulenti militari per aiutarlo nella battaglia contro il SIIL. Tutte le fazioni irachene dovrebbero rispettare la costituzione del Paese“. Gli Stati Uniti inviavano altri 200 militari in Iraq assieme a droni ed elicotteri, per proteggere i propri interessi. Secondo l’ONU 2417 iracheni furono uccisi a giugno. Il capo del SIIL di Kirkuk, il ceceno Abu Baqr al-Shishani, veniva eliminato dai servizi di sicurezza iracheni. Altri 50 terroristi del SIIL eliminati ad ovest di Mosul. Scontri a Baquba, 1 soldato e 3 terroristi uccisi. Due IED esplodevano a Baghdad uccidendo 9 civili. I seguaci del movimento anti-iraniano del religioso sciita Mahmud al-Hasani al-Sarqi si scontravano a Qarbala con la polizia, 25 persone sarebbero morte. Il movimento blocca anche le strade per Nasiriya e Basrah. L’aeronautica siriana bombardava le posizioni del SIIL a Raqah, distruggendo il centro di ricerca agricolo usato dai terroristi come deposito per gli autoveicoli, un campo di addestramento usato dai terroristi come centro comando, una postazione a 10 chilometri dalla città e le basi del SIIL di Raqah, al-Manaqir e al-Hamrat, e le raffinerie di petrolio. Gli attacchi aerei distrussero numerosi autoveicoli sottratti dai terroristi all’esercito iracheno ed inviati in Siria.
    2 luglio, altri 5 aerei Sukhoj Su-25 arrivavano in Iraq. L’aeronautica irachena ora possiede 10 Su-25 forniti dalla Russia, assieme a 7 elicotteri russi, 3 Mil Mi-28 e 4 Mi-35M. Altri 24 Mi-28NE e Mi-35M saranno consegnati entro il 2016 con un contratto da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. Secondo fonti inglesi altri 7 Su-25 iraniani sarebbero arrivati a Baghdad per sostenere le operazioni delle forze armate irachene contro il SIIL. I velivoli sarebbero pilotati dai Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC). Gli aerei sarebbero schierati, assieme ai Su-25 russi, nella base aerea Imam Ali. Secondo ACIG.org, l’Iran ha fornito agli iracheni 3 velivoli da combattimento Su-25UBKM e 4 Su-25KM. Tiqrit veniva sgombrata dai terroristi. L’ambasciatore iracheno negli Stati Uniti, Luqman al-Fayli, dichiarava: “Baghdad non può aspettare oltre l’assistenza degli Stati Uniti“, sottolineando che l’Iraq potrebbe rivolgersi ad altri governi per gli aiuti militari, come Iran e Turchia. Il dr. Haydar al-Abadi, portavoce di Maliqi, dichiarava, “Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere in una guerra settaria: gli sciiti non sono contro sunniti, e il SIIL ha una propria agenda sull’Iraq. Qualunque cosa facciamo, anche se nominassimo un primo ministro sunnita, saranno contro di noi. Combatteranno anche contro Alawi perché è laico, anche se non sciita“. I Su-25 attaccavano le posizioni del SIIL ad Anbar e Babylon, eliminando 60 terroristi. Athil al-Nujayfi, governatore di Niniwa, chiedeva la creazione di un “territorio sunnita” in Iraq, sottolineando che la regione è ricca di petrolio, come i 15 giacimenti recentemente scoperti nella provincia di Anbar, oltre ad ampie risorse idriche. Il SIIL a Mosul chiedeva alle tribù alleate e ai combattenti baathisti di deporre le armi e giurare fedeltà al loro califfo. I capi di al-Qaida giordana Abu Muhammad al-Maqdisi e Muhammad Shalabi condannavano il SIIL. Scontri tra terroristi del SIIL e combattenti Naqshabandi ad Himrin, provincia di Niniwa, che lasciavano 4 morti. I terroristi del SIIL conquistavano la cittadina siriana di Buqamal, occupata dal rivale Jabhat al-Nusra. Il SIIL avanzava verso la roccaforte di Jabhat al-Nusra, Shuhayl. Masud Barzani incontrava il capo della Coalizione nazionale siriana Ahmad al-Jarba.
    3 luglio, aeromobili iracheni bombardavano un convoglio di autocisterne del SIIL presso il villaggio di al-Safra, a sud di Kirkuk. Il raid ha distruggeva 3 autocisterne e ne danneggiava altre 6. I peshmerga si scontravano con i militanti del SIIL a Baquba. Da Jurf al-Saqar, provincia di Babil, venivano cacciati i terroristi del SIIL, mentre l’aviazione bombardava Shurqat, nella provincia di Salahudin. Abu al-Ula al-Shami, capo del SIIL responsabile del reclutamento, veniva eliminato dalle forze di sicurezza ad Anbar. Usama al-Nujayfi, capo del partito Mutahidun, affermava di “aver ricevuto la conferma dal vicepresidente statunitense Joe Biden della ‘necessità di un cambio’ nel Paese. Maliqi è ormai il passato“, e giustificava l’indipendenza curda. La coalizione dello Stato di Diritto guidata da Nuri al-Maliqi dichiarava che non avrebbe permesso ad Usama al-Nujayfi di occupare la carica di presidente, primo ministro o presidente del parlamento. Il portavoce Muhammad al-Sayhud dichiarava: “la nostra convinzione è che Nujayfi abbia fallito nel processo politico iracheno“. L’esercito iracheno liberava il villaggio di Awja, a sud di Tiqrit, eliminando 50 terroristi.
    4 luglio, scontri tra SIIL e peshmerga a Jalawa, provincia di Diyala. Il comando delle forze speciali degli Stati Uniti diventava operativo ad Irbil, nel Kurdistan iracheno. Le forze antiterrorismo del governo iracheno eliminavano 80 terroristi e 12 autoveicoli nella provincia di Salahudin, e controllavano Qarbala e le altre città coinvolte nella rivolta di Mahmud al-Sarqi. I velivoli Sukhoj Su-25 iracheni effettuavano attacchi a Kirkuk contro obiettivi del SIIL. 30 terroristi del SIIL venivano eliminati nell’assalto alla raffineria di Baiji. Maliqi dichiarava “Non rinuncerò mai alla mia candidatura a primo ministro“.
    5 luglio, la Tunisia ritirava il personale diplomatico in Iraq. I curdi scoprivano finanziariamente e politicamente difficile dichiarare l’indipendenza, dato che per poter vendere il petrolio devono raffinarlo presso gli impianti di Baghdad. Una nave cisterna carica del loro greggio era al largo del Marocco in attesa di acquirenti. Le tribù irachene eliminavano un capo del SIIL, Nasir Sabat. Il pilota iraniano colonnello Shojat Alamdari Murjani cadeva in combattimento in Iraq, presso il santuario sciita di Samara. Il SIIL distruggeva un santuario sunnita, la tomba del nipote del secondo Califfo Umar ibn Qatab a Mosul. Rinforzi arrivavano alla raffineria di Baiji mentre si ebbero scontri tra il personale della sicurezza e milizie filogovernative con i terroristi a Babil, a sud di Baghdad. 2 civili venivano uccisi da 2 autobombe a Basrah. Husayn Firas al-Mashadani, l’emiro di al-Qaida in Iraq, veniva eliminato dalle forze di sicurezza irachene. Il primo ministro Nuri al-Maliqi avvertiva che un referendum sullo Stato curdo nel nord dell’Iraq è incostituzionale, “Nessuno ha il diritto di sfruttare gli eventi attuali per imporre il fatto compiuto, come è già accaduto nella regione curda“.
    L’ambasciatore iracheno in Sud Africa, dr. Hisham al-Alawi, dichiarava “L’insurrezione non è solo un problema iracheno, ma internazionale, quindi richiede cooperazione internazionale per essere sconfitta. Le nostre forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del campus universitario di Tiqrit e continuano le operazioni di rastrellamento in città, ma ci vorrà del tempo dato che gli insorti hanno piazzato molte bombe. Abbiamo ricevuto jet Sukhoj dalla Russia e attendiamo la consegna di alcuni jet F-16 dagli Stati Uniti. L’Iran ha offerto assistenza militare, se il nostro governo lo richiede, quindi abbiamo supporto morale e materiale da tutto il mondo. Gli insorti hanno ucciso più di 2000 uomini disarmati, donne e bambini nel tentativo di seminare paura tra la popolazione civile, così almeno mezzo milione di persone è fuggito dalle aree che controllano. Gli insorti provengono per lo più dell’apparato di sicurezza della vecchia dittatura. Hanno cercato di dipingerla come un conflitto settario, ma non è così, il capo dell’esercito e il capo delle forze speciali sono sunniti, 9 delle 14 divisioni sono guidate da generali sunniti. Abbiamo diviso il reddito tra le province sulla base della popolazione e le due province più povere sono infatti quelle sciite, a sud di Baghdad. Abbiamo avuto tre elezioni negli ultimi dieci anni e ridotto la disoccupazione dal 30 per cento nel 2003 all’11 per cento dell’anno scorso. Siamo impegnati in uno Stato federale democratico e unito nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I ribelli hanno commesso crimini di guerra, ucciso 14 importanti imam sunniti e distrutto santuari. Questo è un modello visto in altre parti del mondo, motivo per cui diciamo che è una minaccia globale e dobbiamo avere la cooperazione internazionale per sconfiggerlo“.
    6 luglio, 20 terroristi vengono eliminati nella provincia di Salahudin, a Tiqrit, mentre un capo del SIIL e due guardie del corpo vengono eliminati da una IED, a nord-est di Baquba. Masud Barzani dichiarava a un giornale tedesco che la partizione dell’Iraq è inevitabile e che la Turchia è ormai un “buon vicino” del Kurdistan. Il ministero della Difesa iracheno inviava un battaglione di carri armati a supporto delle forze governative che combattono a Jurf al-Saqir, a nord di Babil. L’ex primo ministro iracheno Iyad Allawi incontrava funzionari turchi a Istanbul chiedendo a Maliqi di dimettersi. 3 civili uccisi a Baquba. L’esercito iracheno distruggeva 8 autoveicoli del SIIL presso la raffineria di Baiji e 5 autoveicoli di un convoglio del SIIL presso Falluja. Il giornale curdo Ozgur Gundem, del Partito dei lavoratori curdo, affermava che l’operazione avviata dal SIIL contro Mosul seguiva un piano stabilito in un incontro ad Amman, il 1° giugno, tra esponenti di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e il leader del Kurdistan Masud Barzani. Parteciparono alla riunione il capo dell’intelligence giordana e rappresentante del re Salah Qalab, il rappresentate del Partito Democratico del Kurdistan Azad Bervari, il vicepresidente dell’intelligence curda Masrur Barzani noto come “Juma”, rappresentanti del partito Baath, due delegati dell’esercito dei mujahidin, e rappresentanti di Ansar al-Islam, Ansar al-Sunnah, esercito della ‘Comunità vittoriosa’ maghrebina, “Brigate della Rivoluzione del 1920″, Esercito dell’Islam e un libico residente a Mosul. L’obiettivo della riunione era l’occupazione di Mosul e l’avanzata su Baghdad, con cui imporsi sull’Iraq, mentre Barzani riceveva il sostegno di Gran Bretagna, Israele e Turchia all’indipendenza del Kurdistan iracheno. Secondo la rete irachena al-Sumarya, il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, sarebbe in Siria dopo essere stato gravemente ferito in un raid aereo ad Anbar. Secondo il rappresentante del Parlamento internazionale iracheno, dr. Haydar al-Shara, “Le forze di sicurezza irachene hanno effettuato un’operazione nella città di Qaim, al confine con la Siria. Grazie ad intelligence accurata e con l’aiuto dell’aeronautica, avrebbero ferito gravemente il capo del SIIL. Dopo essere stato colpito, al-Baghdadi e vari elementi della sua organizzazione sono fuggiti nella vicina Siria, dove al-Baghdadi potrebbe essere morto per le ferite”. Iran e Russia concordi nel sostenere congiuntamente l’Iraq contro il terrorismo, affermava il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian. “Teheran e Mosca sostengono fermamente l’Iraq nella sua lotta contro il terrorismo e sosterranno nettamente la nazione e il governo iracheni nel proteggere unità, indipendenza e l’integrità territoriale irachene“. Iran e Russia si oppongono a qualsiasi cospirazione per la disintegrazione dell’Iraq, “Teheran e Mosca hanno stretto in molti casi una comune e coordinata posizione sugli sviluppi regionali. Se Maliqi viene riproposto come primo ministro dell’Iraq, lo sosterremo con forza; e chiunque altro venga eletto nell’ambito del risultato delle recenti elezione, sarà anch’egli sostenuto dalla Repubblica islamica dell’Iran. È una questione interna dell’Iraq”. Il generale di brigata iraniano Masud Jazayri indica negli USA il cervello dei gruppi terroristici nella regione.
    7 luglio, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian visiterà Oman, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante delle forze Basiji iraniane, Generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, dichiarava che un nuovo fronte di resistenza contro l’occidente si formerebbe in Iraq se gli Stati Uniti continueranno a proteggere i terroristi. Citibank e Standard Chartered Bank ritiravano i loro uffici dall’Iraq, come HSBC aveva già fatto a crisi iniziata. Il governo iracheno affermava di combattere contro SIIL, baathisti e l’ordine Naqshabandi. Il Kurdistan iracheno ha bisogno di 6 milioni di litri di benzina al giorno, per alimentare oltre 600000 vetture, ma ne produce solo 3,2 milioni di litri. Il governo locale ricorre al razionamento. La protezione del santuario di Samara dell’Imam Asqari veniva assegnata alle Brigate Badr guidate da Haji al-Amari e alla Asayb Ahlal Haq guidata da Qais al-Qazali, la periferia era assegnata alle Brigate della Pace di Muqtada Sadr, mentre la polizia federale veniva allontanata. Un alto comandante delle forze irachene, Maggior-Generale Najm Abdullah Sudan, della 6° Brigata, rimaneva ucciso nelle operazioni antiterrorismo presso Baghdad, dove 60 terroristi venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene. L’alleanza del Kurdistan dichiarava che non parteciperà ai colloqui per la formazione del governo fino a quando non sarà scelto un nuovo Primo ministro. Le forze peshmerga effettuavano operazioni contro il SIIL a Jalawla, presso Diyala. L’esercito e l’aviazione iracheni distruggevano 15 autoveicoli del SIIL a Baiji, provincia di Salahudin, mentre altri 125 terroristi venivano eliminati a Baghdad e dintorni. Il Primo ministro iracheno licenziava il comandante delle forze di terra irachene, Tenente-Generale Ali Ghaidan Majid, insieme al suo vice maggiore Abdul Rahman al-Handal e al suo capo di stato maggiore, Generale di brigata Hasan Abdul Razaq. La motivazione era la ritirata da Mosul di giugno.
    8 luglio, l’esercito iracheno assaltava Tiqrit da nord. Muqtada Sadr incontrava la leadership delle Brigate della Pace a Samara. Ad al-Zwaya, a nord di Tiqrit, l’esercito distruggeva 3 autoveicoli del SIIL. Il religioso sunnita e capo degli Studiosi in Iraq, shayq Qalid al-Mulla dichiarava che nelle città sunnite verranno organizzati i Battaglioni di Difesa Nazionale per lottare contro i terroristi, in sintonia con l’appello lanciato da Sistani. Una bomba uccideva 3 poliziotti presso Samara. Diverse bombe a Baghdad uccidevano 3 civili e ne ferivano 17. Maliqi nominava il Generale Raid Shair Jawdat nuovo capo della polizia irachena. Abdulqadir Hamat, ex-colonnello dell’esercito baathista veniva eliminato assieme a 33 terroristi nei raid aerei governativi su Tal Afar. Altri 38 terroristi rimanevano feriti. Un ex-jihadista turco afferma che oltre 6000 islamisti turchi sono stati addestrati dal SIIL. Masud Barzani affermava che i curdi non sono più soggetti alla costituzione irachena. I curdi sosteevano di aver eliminato 200 terroristi del SIIL. Il Consiglio provinciale di Najaf vietava la vendita di merci saudite. L’inviato cinese in Medio Oriente Wu Sike incontrava il premier iracheno Nuri al-Maliqi, affermando che la Cina è saldamente al fianco degli iracheni nella loro lotta per preservare la sovranità e l’indipendenza contro il terrorismo. Iraq e Cina hanno piena fiducia reciproca e sincera amicizia, dichiarava il Primo ministro, ringraziando il governo cinese per il sostegno a sovranità e indipendenza dell’Iraq, promettendo che Baghdad continuerà a promuovere la cooperazione con Pechino in tutti i settori. Invitava inoltre la Cina a partecipare alla ricostruzione del Paese. “La stabilità dell’Iraq è essenziale per la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo”, dichiarava Wu. La Cina esorta la comunità internazionale a fare di più per aiutare l’Iraq, sottolineando che continuerà a fornire sostegno materiale all’Iraq.
    9 luglio, 3 autobombe esplodevano a Hila, provincia di Babil, uccidendo 3 civili e ferendone 11. Abu Usama al-Musrati, emiro di Sadiya, veniva eliminato insieme a due guardie del corpo in un attentato nella provincia di Diyala. Aerei Sukhoj Su-25 bombardavano le posizioni del SIIL a Babil, eliminando 28 terroristi, mentre unità antiterrorismo del governo, in coordinamento con l’aviazione, assaltavano le posizioni del SIIL nella provincia di Salahudin. Agenti dei servizi segreti del Qatar venivano arrestati negli Emirati Arabi Uniti. La Coalizione nazionale siriana sostituiva Ahmad al-Jarba con Hadi al-Bahra, un agente dell’Arabia Saudita. Fonti:
    Electronic Resistance

  2. #642
    Moderatore
    Data Registrazione
    21 Mar 2013
    Località
    sette laghi
    Messaggi
    16,315
     Likes dati
    6,924
     Like avuti
    10,608
    Mentioned
    131 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus





    Con le imboscate ci sanno fare .

  3. #643
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da kodiak Visualizza Messaggio




    Con le imboscate ci sanno fare .
    Ma agli americani gli è rimasto qualche carro

  4. #644
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1837 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Ma agli americani gli è rimasto qualche carro


    La domanda e' se a te e' rimasto qualche neurone?!

  5. #645
    Moderatore
    Data Registrazione
    21 Mar 2013
    Località
    sette laghi
    Messaggi
    16,315
     Likes dati
    6,924
     Like avuti
    10,608
    Mentioned
    131 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus




    Al di là della parte finale che sa un poco di complottismo , mi ha fatto morire .
    Ultima modifica di kodiak; 12-07-14 alle 17:21

  6. #646
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Jul 2012
    Messaggi
    16,123
     Likes dati
    11,791
     Like avuti
    6,197
    Mentioned
    125 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    La domanda e' se a te e' rimasto qualche neurone?!
    Dai che gli mandano gli altri tanto

    NEPPURE GLI ABRAMS FERMANO L'AVANZATA DELL'ISIS - Analisi Difesa
    NEPPURE GLI ABRAMS FERMANO L’AVANZATA DELL’ISIS


    di Redazione25 giugno 2014, pubblicato in Enduring freedom

    Le forze irachene si sono ritirate, con una manovra definita “tattica”, da tre città dell’ovest (provincia di al-Anbar) del Paese oggetto di un’offensiva degli insorti sunniti. “Le unità militari si sono ritirate (da Al-Qaim, Rawa e Aana) per essere ridistribuite” ha detto il 22 giugno il generale Qassem Atta. Secondo la tv irachena Alsumaria, che cita fonti della sicurezza locale, i miliziani del gruppo hanno preso il controllo delle citta’ di Ana e Rawa, nella provincia a maggioranza sunnita di Anbar. ”I combattimenti hanno preso il controllo delle stazioni di polizia nelle due citta’ senza scontri” con le forze di sicurezza, hanno detto le fonti. Stando alla stessa tv, l’Isil ha anche ormai il pieno controllo di al-Qaim, località a ridosso del confine con la Siria, dopo combattimenti con le forze di sicurezza irachene. Venerdì almeno 34 agenti della sicurezza irachena, secondo le tv satellitari panarabe, sono rimasti uccisi negli scontri ad al-Qaim con i miliziani dello ‘Stato islamico dell’Iraq e del Levante’.
    Militanti sunniti hanno preso il controllo di un’altra città della stessa provincia: secondo quanto riporta la Bbc online, i miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) hanno conquistato Rutba, una città a 150 km a est del confine con la Giordania. Gli insorti, ha detto un loro portavoce alla Bbc, intendono prendere il controllo dell’intera regione di Anbar a maggioranza sunnita. Rutba si trova sulla strada principale tra Baghadad e la Giordania. In ritirata sul terreno, le forze di Baghdad continuano a colpire Tikrit con attacchi aerei che domenica avrebbero ucciso 40 miliziani mentre testimoni limitano a 7 i morti.
    I ribelli sunniti hanno assunto il controllo di un secondo valico di frontiera con la Siria, quello di al-Walid, mentre le forze di sicurezza che lo controllavano sono ripiegate verso una posizione al confine con la Giordania, settore dove i ribelli hanno però espugnato il posto di frontiera di Turaybil (occupazione confermata da Amman ma smentita da Baghdad). Di fatto quasi tutta la frontiera con Siria e Giordania si trova sotto il controllo dell’ISIS.
    Le perdite irachene
    Mentre l’ONU ha annunciato che in 17 giorni di scontri i morti sarebbero stati un migliaio inclusi molti civili (cifra che a molti pare altamente sottostimata), il governo iracheno ha denunciato la barbara uccisione di centinaia di militari catturati dai miliziani estremisti.
    Il portavoce delle operazioni militari governative, il generale Qasem Atta, ha detto che “centinaia di soldati sono stati decapitati e impiccati” in varie regioni investite, dal 9 giugno scorso, dall’offensiva dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Atta non ha fornito le generalità delle vittime ne’ ha precisato le date dei presunti massacri. Fonti di stampa locali e straniere affermano che i qaedisti si sono impadroniti dell’aeroporto di Tellafar, cittadina strategica posta tra il confine siriano e Mosul ma i media del governo smentiscono la presa dell’aeroporto militare e sostengono invece che le forze governative hanno respinto attacchi dell’Isis. Le stesse fonti riferiscono che milizie sciite hanno sostenuto l’azione dell’esercito regolare contro i qaedisti nella regione centro-orientale di Diyala confinante con l’Iran.
    Secondi fonti statunitensi citate da IHS Jane’s le truppe di Baghdad avrebbero perduto in battaglia almeno 5 carri armati Abrams M-1°1 più altri 28 danneggiati dei 140 venduti da Washington e che sarebbero però afflitti da problemi di manutenzione. A distruggere i tank sarebbero stati i missili russi Kornet forniti all’ISIS dalle monarchie del Golfo Persico che sostengono i ribelli che in Siria combattono Bashar Assad.
    Perdite imprecisate anche per i carri T-55, in parte distrutti e in parte abbandonati al nemico a Mosul, centinaia di veicoli Hummer HUMVEE, cingolati M-113, MTL-B e BMP-1 mentre sarebbero stati abbattuti 6 elicotteri (inclusi MI-24 da attracco) e una sessantina danneggiati..
    Il tracollo dell’esercito
    Lo sbandamento dell’esercito iracheno è il vetro punto centrale di questa guerra e i fatti delle ultime due settimane parlano chiaro: le forze armate che dovrebbero difendere l’integrità dell’Iraq sono al collasso psicologico dopo sconfitte e diserzioni, e non sono neanche in grado di difendere se stesse.
    Esperti statunitensi valutano che per riconquistare il territorio finito sotto il controllo dell’Isis, lo Stato Islamico in Iraq e in Siria (o Levante), potrebbero volerci mesi, se non anni. “Ciò che è successo mostra che l’esercito non e’ in grado di difendere se stesso”, dice Rick Brennan, ex consigliere delle forze Usa in Iraq e analista del Rand Corp, un autorevole think-tank. “Se non troviamo il modo per fare la differenza – ha affermato al Washington Post – ciò che vediamo potrebbe essere l’inizio della disintegrazione dell’Iraq”. Michael Knights, dell’Institute fon Near East Policy, ha scritto di recente che 60 dei 243 battaglioni da combattimento dell’esercito iracheno “sono irreperibili e tutto il loro equipaggiamento è andato perso”.
    Fonti Usa citate dal New York Times affermano che secondo le loro valutazioni, cinque delle 14 divisioni irachene sono “inadeguate al combattimento”. La situazione si è particolarmente aggravata dopo che decine di migliaia di soldati hanno disertato e i miliziani dell’Isis hanno messo le mani su equipaggiamenti militari e armi per centinaia di milioni di dollari.
    Armi che ora possono peraltro essere utilizzate dai qaedisti, a seconda delle esigenze strategiche, sia in Iraq che in Siria, poiché la maggior parte del confine tra i due Paesi è ora sotto il loro controllo. Per far fronte alla situazione, il premier sciita Nuri al Maliki e’ ricorso ai decine di migliaia di volontari sciiti, che sono accorsi in armi, anche sollecitati dal loro massimo leader religioso, l’ayatollah Ali Sistani. Un’iniziativa che però potrebbe ulteriormente esacerbare le tensioni con gli insorti sunniti, e che secondo molti rischia di spingere sempre più l’Iraq verso una ‘libanizzazione”.
    “Il problema di fondo è che l’esercito iracheno è una formazione settaria”, ha detto al Washington Post James Jeffrey, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq. “Non hanno una formazione solida.
    Non hanno l’equipaggiamento e l’abilità che hanno i ragazzi dell’Isis” ha continuato. Anche con l’aiuto dei consiglieri militari americani la situazione interna dell’esercito regolare iracheno non cambierà presto. I funzionari lavoreranno lentamente, con piccole unità a Baghdad. All’inizio infatti dovranno fare una perizia sullo stato delle forze del Paese, cercando di capire quali sono le vere necessità per ridare forza ai militari. Per questo secondo alcuni analisti e funzionari americani, solo un importante intervento esterno potrà ribaltare la situazione ed evitare il collasso dello Stato iracheno.
    Gli stessi generali iracheni non nascondono i molti punti deboli delle loro truppe e non mancano di osservare lo squilibrio tra la capacità di fuoco dei jihadisti, dotati di armi tecnologicamente ben avanzate, e quella dell’esercito. Negli arsenali militari mancano munizioni e armi. Gli stessi missili da elicottero Hellfire, forniti dagli Usa, sono esauriti e una nuova fornitura è attesa a giorni, (insieme a 10 droni da ricognizione Scan Eagle) come hanno rivelato due fonti della sicurezza irachena che hanno chiesto l’anonimato.
    Arrivano i consiglieri militari
    Le nuove milizie riceveranno un addestramento minimo di “una settimana o anche meno” e saranno inviate nei teatri di guerra più caldi, ha precisato il generale Rasheed Fleih, capo del Comando Operazioni dell’Anbar.
    Tra i volontari vi sono molti membri dell’ Esercito del Mahdi, la milizia del leader radicale Moqtada Sadr, che durante la guerra ha dato molto filo da torcere alle forze Usa e alleate (italiani inclusi). Nel sermone della preghiera di venerdì scorso, un religioso vicino a Sadr, Nassir al-Saedi, ha definito ancora una volta “occupanti” gli americani, ed ha aggiunto minaccioso: “se tornate, noi saremo pronti”. Un monito all’arrivo dei 300 consiglieri militari americani dei quali una quarantina già sul terreno.
    “Abbiamo iniziato a dispiegare le prime squadre di valutazione” ha dichiarato ieri il portavoce, ammiraglio John Kirby, precisando che sono circa 40 i consiglieri che hanno iniziato ad operare coperti da uno status giuridico incerto che dovrebbe garantire la loro immunità. Nel pieno della crisi e dell’avanzata dei ribelli sunniti dell’Isis Baghdad ha infatti firmato un patto che assicura ai militari statunitensi che saranno mandati nello Stato di non essere sottoposti alla legge irachena. Un’intesa molto simile a quella del 2011 e che diversi legali del Pentagono avevano valutato priva di assicurazioni reali e che il presidente americano si rifiutò di accettare, ponendo come clausola la sua approvazione da parte del parlamento iracheno, cosa che non avvenne. Come riporta il New York Times, la notizia è stata annunciata dall’amministrazione Obama.
    Accettando l’accordo Obama si espone a critiche su quanto sia stata saggia la sua decisione di ritirare tutti i militari statunitensi dal Paese. La Casa Bianca ha risposto sostenendo che la situazione presente è molto diversa rispetto al 2011: Obama ha inviato solo 300 esperti militari, contro i 5.000 soldati che sarebbero dovuti restare nello Stato mediorientale dopo il ritiro di tre anni fa.
    Anche se il premier Nouri al Maliki, ha ricordato al segretario di Stato americano John Kerry, che manderà questo accordo in Parlamento, i leader sunniti e sciiti non lo vedono di buon occhio e le possibilità che sia approvato sono molto basse. Per ora Maliki ha offerto l’immunità grazie alla sua autorità con un accordo esecutivo tra lui e gli Stati Uniti senza il sostegno dell’organo legislativo del Paese. Secondo gli avvocati del Pentagono si tratta di un atto incostituzionale e privo di valore se non approvato dall’assemblea. Inoltre i 300 consiglieri militari americani non saranno protetti neppure dall’immunità diplomatica che grazie all’accordo di Vienna tutela gli ambasciatori americani nel mondo e anche i militari che lavorano a stretto contatto (o per la difesa) delle sedi diplomatiche degli Stati Uniti.
    Foto: IHS Jane’s, The Mirror, AP, Telegraph, AFP, Getty Image, ISW

  7. #647
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1837 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Vabbe "Analisi Difesa".

    Prossima volta posta Blondet, siamo allo stesso livello.

  8. #648
    SuperMod
    Data Registrazione
    14 Aug 2009
    Messaggi
    82,778
     Likes dati
    30,345
     Like avuti
    29,053
    Mentioned
    1722 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Vabbe "Analisi Difesa".

    Prossima volta posta Blondet, siamo allo stesso livello.
    Giornalista nato nel 1963 a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Attualmente collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Corriere del Ticino e con il settimanale Panorama sul sito del quale cura il blog “War Games”. Dal febbraio 2000 è direttore responsabile di Analisi Difesa. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.
    www.presseurop.eu/en/content/author/269701-gianandrea-gaiani






    MAURIZIO SPARACINO

    Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.





    EUGENIO ROSCINI VITALI

    Colonnello dell'Aeronautica Militare in congedo, ha conseguito un master di specializzazione in analisi di sistema e procedure all'Istituto Superiore di Telecomunicazioni. In ambito internazionale ha prestato servizio presso il Comando Forze Terrestri Alleate del Sud Europa, la 5^ Forza Aerea Tattica Alleata e il Comando NATO di AFSOUTH. Tra il 1995 e il 2003 ha preso parte alle Operazioni NATO nei Balcani (IFOR/SFOR/KFOR), Gestisce il sito ITlogDefence.











    SILVIO LORA LAMIA

    Nato a Mlano nel 1951, è giornalista professionista dal 1986. Dal 1973 al 1982 ha curato presso la Fabbri Editori la redazione di opere enciclopediche a carattere storico-militare (Storia dell'Aviazione, Storia della Marina, Stororia dei mezzi corazzati, La Seconda Guerra Mondiale di Enzo Biagi). Varie collaborazioni con riviste specializzate. Dal 1983 al 2010 ha lavorato al mensile Volare, che ha anche diretto per qualche tempo. Pubblicati "Monografie Aeree, Aermacchi MB.326" (Intergest) e con altri autori "Il respiro del cielo" (Aero Club d'Italia). Continua a occuparsi di Aviazione e Difesa.





    FEDERICO CERRUTI

    Nato a Roma, dove risiede e lavora, ha iniziato la sua carriera giornalistica nel 1965 con la rivista Oltre il Cielo occupandosi di spazio sia civile che militare e con la testata Ali Nuove. Nel 1971 ha iniziato a lavorare con Alata e dal 1979 con Difesa Oggi della quale divenne caporedattore lavorandovi fino al 1998. Ha collaborato con Rivista Aeronautica, il quotidiano Europa, il Centro Militare Studi Strategici (Cemiss) e svolto alcune attività con il SIOI. Dal 2001 è defence editor di Analisi Difesa.





    PIETRO ORIZIO

    Nato nel 1983 a Brescia, ha conseguito la laurea specialistica con lode in Management Internazionale presso l'Università Cattolica effettuando un tirocinio alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite in materia di terrorismo, crimine organizzato e traffico di droga. Ha frequentato il Corso di Analista in Relazioni Internazionali presso ASERI. Si occupa di tematiche storico-militari seguendo in modo particolare la realtà delle Private Military Companies.





    PIER PAOLO RAMOINO

    .L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.





    GIOVANNI MARTINELLI

    Giovanni Martinelli è nato a Milano nel 1968 ma risiede a Viareggio dove si diplomato presso l’Istituto Tecnico Nautico per poi lavorare in un cantiere navale. Collabora con Analisi Difesa dal 2002 occupandosi di temi navali in generale e delle politiche di Difesa del nostro Paese in particolare. Fino al 2009 ha collaborato con la webzine Pagine di Difesa.





    ANDREA GHISELLI

    Nato nel 1989 a Bologna, è laureato in Lingua e Cultura Cinese a Ca' Foscari. Attualmente studia Relazioni Internazionali all'Università di Pechino ed è editor della rivista rete diplomatica italiana nel Paese di Mezzo "Italia in Cina". Segue la politica estera cinese e in particolare gli aspetti riguardanti la difesa.





    ALBERTO SCARPITTA

    Nato a Padova nel 1955, ex ufficiale dei Lagunari, collabora da molti anni a riviste specializzate nel settore militare, tra cui ANALISI DIFESA, di cui è assiduo collaboratore sin dalla nascita della pubblicazione, distinguendosi per l’estrema professionalità ed il rigore tecnico dei suoi lavori. Si occupa prevalentemente di equipaggiamenti, tecniche e tattiche dei reparti di fanteria ed è uno dei giornalisti italiani maggiormente esperti nel difficile settore delle Forze Speciali. Ha realizzato alcuni volumi a carattere militare ed è coautore di importanti pubblicazioni sulle Forze Speciali italiane ed internazionali.





    LUCA SUSIC

    Nato nel 1991 a Trieste, si è laureato con lode in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Trieste - Polo di Gorizia. Nella stessa città frequenta la Laurea Magistrale. Si occupa di Europa Orientale e si interessa in particolare delle questioni politiche, militari ed energetiche dell'area Balcanica ed ex Sovietica.





    GIUSEPPE LERTORA

    Ammiraglio di Squadra, ha ricoperto la carica di Comandante in Capo della Squadra Navale e, per quasi 2 anni, quella di Comandante della Forza Marittima Europea in UNIFIL durante la crisi libanese. Precedentemente è stato Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo Alto Tirreno e “Senior National Representative” Italiano presso USCENTCOM per le Operazioni Enduring Freedom ed Iraqi Freedom. Comandante dell'Accademia Navale per un triennio, in precedenza ha svolto l’incarico di Capo Reparto Aeromobili. Ha comandato fra l’altro la Fregata Maestrale ed il Caccia Mimbelli.





    GIOVANNI PAGANI

    Nato nel 1955 a Lucca, è laureato in Scienze Politiche a Indirizzo Internazionale. Le sue esperienze professionali lo hanno portato a operare presso le aziende Oto Melara, Alenia Marconi Systems e MBDA. E’ esperto di sicurezza nei trasporti di materiale bellico e ricopre l’incarico di responsabile aziendale dell’unità “Autorizzazioni di Pubblica Sicurezza e merci pericolose”. E’ un esperto qualificato in ambito AIAD (Associazione Industrie Aerospazio e Difesa) nei settori Trasporto e Merci pericolose e membro del Centro Studi per la Sicurezza Itasforum.





    MARCO LEOFRIGIO

    Nato a Roma nel 1963, laurea in Scienze Politiche, si occupa da oltre dieci anni di geopolitica, strategia, guerre e conflitti, forze armate straniere, storia navale, storia contemporanea, criminalità organizzata, geo-economia. Ha scritto decine di articoli, analisi e saggi su questi argomenti. E' membro attivo della Società Italiana di Storia Militare. Dal 2011 è co-autore, con Lorenzo Striuli, di diversi articoli di storia navale sulla Rivista Marittima della Marina Militare. Collabora fin dal 2003 con Analisi Difesa.





    GIULIANO BIFOLCHI

    Romano, è laureato in Scienze della Storia e del Documento all’Università Tor Vergata, e ha frequentato il Master II Livello in Peace Building Management presso la Pontificia Università San Bonaventura. Si occupa di Open Sources Intelligence e analisi della situazione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza rivolta soprattutto ai Paesi del Caucaso, Asia Centrale e Medio Oriente.





    CATERINA TANI

    Nata a Bruxelles, ha conseguito la laurea magistrale con lode in Scienze Politiche, indirizzo Relazioni Internazionali, all’Università Roma Tre. Vive e lavora a Roma, dove si è occupata di comunicazione, relazioni internazionali e giornalismo. Ha collaborato con diverse testate e si occupa di geostrategia e storia contemporanea con particolare attenzione ai temi connessi alla Guerra Fredda e al terrorismo.





    ANDREA TANI

    Ufficiale di Marina in spirito ma in congedo, ha fatto il funzionario Nato e il dirigente presso aziende attive nel settore difesa. Scrive da quasi un quarantennio su argomenti navali, militari, strategici e geopolitici per pubblicazioni specializzate e non. Vive a Roma.





    EZIO BONSIGNORE

    Laureato in Scienze Politiche, ex-ufficiale di Marina, è da oltre trent'anni giornalista specializzato nel settore della difesa a livello internazionale. Prima con Interconair, poi con Parabellum e infine con il gruppo tedesco Mönch, presso il quale ha ricoperto gli incarichi di Redattore Capo della rivista Military Technology e al tempo stessi Direttore Editoriale per tutte le pubblicazioni in lingue diverse dal tedesco. Ha fondato la RID con Giovanni Lazzari dove è stato Redattore Capo. Attualmente cura la redazione della pubblicazione annuale World Defence Almanac.





    VALENTINA COMINETTI

    Nata a Roma nel 1989, si laurea con Lode in Scienze Politiche e della Comunicazione alla Luiss Guido Carli. Frequenta diversi master di giornalismo collaborando nel frattempo con inserti, periodici e con Radio Vaticana. Si interessa di esteri e geopolitica, ma anche di cronaca e tematiche sociali. Ha una passione per l'informazione in senso lato che la porta a sperimentare tutti gli strumenti possibili per raggiungere il pubblico, dallo scritto alla fotografia al video, con particolare attenzione ai social media.





    LUCIANO PIACENTINI

    Brevettato incursore, è stato Comandante di Unità Incursori nel grado di Tenente e Capitano. Assegnato allo Stato Maggiore dell'Esercito, ha in seguito comandato il 9. Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" e successivamente ricoperto l'incarico di Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti "Folgore". Ha prestato la sua opera negli Organismi di Informazione e Sicurezza con incarichi in diverse aree del continente asiatico.


    clash bankrobber

  9. #649
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1837 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Giornalista nato nel 1963 a Bologna, dove si è laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportages dai teatri di guerra. Attualmente collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero, Il Corriere del Ticino e con il settimanale Panorama sul sito del quale cura il blog “War Games”. Dal febbraio 2000 è direttore responsabile di Analisi Difesa. Ha scritto Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane.


    Aldila del fatto che esistono un sacco di "accademici da tavolino" o presunti tali, in tutto il mondo, un conto e' valutare e analizzare eventi standosene a casa, un altro conto e' farlo trovandosi direttamente sul posto.

    Quindi siccome dubito fortemente che questi signori abbiano mai messo piede in Irak e dubito fortemente che parlino arabo o che abbiano informazioni di prima mano da quei posti, le loro analisi su quello che accade e' molto parziale e probabilmente "biased".

    "Analisi Difesa" e' una rivista (sito web) che non offre mai spunti molto dettagliati, ne informazioni esclusive.

    Si limita a riportare notizie, infarcite di "analisi" alcune delle quali possono essere condivise, altre molto meno.


    Di tutti gli esperti l'unico che ho sempre apprezzato per preparazione e lucidita e' Andrea Tani.
    Ultima modifica di paulhowe; 12-07-14 alle 20:28

  10. #650
    Klassenkampf ist alles!
    Data Registrazione
    31 May 2009
    Messaggi
    75,232
     Likes dati
    231,338
     Like avuti
    29,108
    Mentioned
    1875 Post(s)
    Tagged
    37 Thread(s)

    Predefinito Re: Iraq - Focus

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    dubito fortemente che questi signori abbiano mai messo piede in Irak e dubito fortemente che parlino arabo o che abbiano informazioni di prima mano da quei posti, .
    ha parlato l'inviato di guerra...

 

 
Pagina 65 di 295 PrimaPrima ... 155564656675115165 ... UltimaUltima

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito