Perché quel miracolo eucaristico?
In un dipinto, la scena dell’incredulità di san Tommaso (particolare)
Come abbiamo spiegato a riguardo delle tipologie, questi miracoli eucaristici servono innanzitutto a noi stessi. Ricordiamo sempre la scena di Tommaso incredulo e il sensum fidei o sesto senso, come lo chiamava l’Aquinate. In quella scena ci troviamo davanti un Gesù davvero misericordioso che, mosso a compassione della nostra fragilità, e messa a dura prova la fede stessa della Chiesa, mostra le sue piaghe. Pur avendo detto: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv.20,24-29), il Signore ci lascia vedere i segni, come da Risorto ha portato nella Sua carne, trasformata e gloriosa, della Sua passione e morte.Ritorniamo ancora una volta al meraviglioso capitolo sesto di Giovanni, all’Eucaristia, al suo cuore, al suo centro. Tutto ruota attorno a Lei. Lo vediamo anche nei luoghi mariani di Lourdes o di Fatima, con miracoli che avvengono dopo celebrata la Messa o dopo aver assunto l’Eucaristia o dopo solo aver “visto” che molti, altro esempio, si commuovono, piangono, e si convertono. Molti sacerdoti raccontano di coloro che si sono accostati alla Confessione dopo venti, trent’anni di lontananza dall’Eucaristia, solo per aver visto la processione del Corpus Domini. Tutto ciò che Gesù fa è per la nostra vera gioia, per la nostra salvezza, la Sua vera ed autentica misericordia, che si serve appunto anche dei miracoli. Essi sono segno di questa benevolenza che ci vuole salvare dalla dannazione eterna.Il perché è solo questo, non ci sono altri motivi e soprattutto non c’è esibizionismo.
Raffaello Sanzio, Gregorio IX approva le Decretali (part.),
1511, Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vaticano
Quanto al contesto in cui avvengono i miracoli, la questione è più complessa. Molti miracoli riconosciuti dalla Chiesa non hanno un contesto storico particolare. Apologeticamente parlando, possiamo solo balbettare sul fatto che il contesto preferito da Gesù è sempre quando un suo ministro, o la Chiesa stessa, o una comunità, ha bisogno di una sorta di “rinforzino” alla fede e la compassione di Gesù non si fa attendere troppo. Del resto, basti pensare ad una delle tante belle immagini dai vangeli, in cui si accenna allo stato d’animo di Gesù: «Vedendo le folle ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.» (Mt.9,36)Quanto segue è un esempio in cui troviamo un contesto – così spiegò il Papa Gregorio IX – in cui il miracolo avvenne. È quello di Alatri nel 1228 e tra i più ricchi per documentazione, tra cui una Bolla papale.Ecco il testo in italiano della Bolla Pontificia: «Gregorio Vescovo servo dei servi di Dio al Ven. Fratello Vescovo di Alatri salute ed Apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava, come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dal sacerdote il Corpo sacratissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l’occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso Corpo, che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può costare coi propri occhi. Poiché l’una e l’ altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli.
Una rappresentazione naif delle scene del miracolo eucaristico di Alatri
In primo luogo, dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a Colui che, pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede delle verità della Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici. Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane, che riteniamo abbia compiuto l’azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato. Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicato quelle misure disciplinari, che crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che, visitando i Vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando, con devota sottomissione, il perdono».Il Sommo Pontefice interpretò l’episodio come un segno contro le diffuse eresie circa la Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia e perdonò le due donne pentite.A volte i contesti in cui avvengono certi miracoli non hanno nulla a che vedere con la storia o un evento particolare, ma Gesù che guarda i cuori, nel provare quella compassione che dobbiamo suscitare con la preghiera, agisce e liberamente compie il miracolo. La ragione è dunque la compassione di Dio che in Cristo continua a piegarsi sulle nostre miserie, sulle nostre stanchezze, e che vuole rialzarci dal fango nel quale cadiamo spesso.L’ebreo che si accanì contro la Sacra particola
I miracoli eucaristici spesso si sono verificati dopo una profanazione dell’Ostia. Il miracolo eucaristico della mula e dell’eretico, davanti a S. Antonio da Padova
Ricordiamo poi qualche altro miracolo eucaristico scusandoci se non sarà possibile elencarli tutti.Il primo che riportiamo è il più cruento che si conosca e ci riporta anche, indirettamente, a Pasque di Sangue (4). Si tratta della narrazione di un miracolo avvenuto nel 1290 a Parigi, ben noto in Italia grazie alle menzioni contenute in alcune cronache e testi sacri del Trecento: il miracolo di un’Ostia consacrata che, trafugata e venduta ad un usuraio ebreo, sanguinò allorché venne bruciata dal profanatore. Tuttavia, essendosi perse le tracce dell’ostensorio che ne custodiva il prodigio, si dubitò che il fatto fosse davvero avvenuto, forse per non aver ottenuto una approvazione più certa o, forse, perché si è preferito non approfondirlo a causa del protagonista, onde evitare il riaccendersi di odi antirazziali.I responsabili dell’atto sacrilego saranno impiccati e messi al rogo. Il vescovo mons. Rupp, storico contemporaneo, racconta: «La storia del prodigio eucaristico di Billettes è ben nota. La domenica di Pasqua, 2 aprile 1290, un israelita chiamato Jonathas, si procura un’ostia che una parrocchiana di Saint-Merry – attanagliata dalla miseria – gli porta dopo la sua comunione del mattino, pattuendo la restituzione di un pegno.Venuto in possesso del Corpo sacro del Salvatore, Jonathas sfogò contro di lui la sua rabbia. A colpi di coltello lacerò il pane consacrato. Il sangue scorre. Egli ricomincia ancora. Un fiotto rosso inonda il cofano nel quale è posta l’Ostia. Gettata nel fuoco, l’Ostia si innalza al di sopra del braciere. Gettata in acqua bollente, essa insanguina la marmitta. Poi si libera in aria, prende l’aspetto di un crocifisso. Infine, da sola, si depone nella scodella di una parrocchiana di Saint-Jean en Grève che la porta dal suo curato. Durante i secoli, essa rimane in un piccolo reliquiario che orna l’ostensorio di Saint-Jean. Solo durante la Rivoluzione si perdono le sue tracce.» (Jean-Édouard-Lucien Rupp, Histoire de l’Église de Paris, ed. Robert Laffont, Parigi, 1948)
Anonimo, Il miracolo di Les Billettes, 1625, Cappella del Catechismo della Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, Parigi
Questo è il racconto, mille volte ripetuto, che i parigini si son tramandati di generazione in generazione. Che cosa c’ è di vero in questa storia meravigliosa? Si è tentati di non vedervi che il prodotto della immaginazione antisemitica del Medioevo. Tuttavia i documenti contemporanei del fatto sono unanimi nel narrarlo. Giovanni Villani, nel VII libro della sua illustre “Storia di Firenze” ne parla al capitolo 136. È localizzato nel tempo (2 aprile 1290), nello spazio (Rue des Billettes), in una casa che diventerà cappella dal 1295 e lo è anche oggi. Sembra difficile negare che un avvenimento straordinario, considerato miracolo, sia accaduto a Parigi, in casa dell’ israelita Jonathas, durante l’ episcopato di Simone-Matifas.Perché, allora, non si è conservata la versione tradizionale del “Miracolo di Billettes” che sembra veramente avere una certa consistenza storica? Purtroppo, non possiamo adorare il SS. Sacramento nell’antica chiesa costruita sul luogo del prodigio e affidata alle Carmelitane di Rennes dal secolo XVII, perché i nostri fratelli separati luterani che la detengono oggi, non conservano la “santa Riserva”. Ma i tabernacoli non mancano nelle vicinanze. E la lampada rossa che brilla a Saint-Jean-Saint-François e ai “Blancs-Manteaux” ci ricorda ancora più il trionfo, arrossato di sangue, dell’ostia del 1290 sulle sevizie di Jonathas, l’invincibilità e la perennità della presenza reale in questo sacramento»Al testo così preciso di Mons. Rupp possiamo aggiungere qualche altra prova storica offerta dal libro della sig.ra Moreau-Rendu, intitolato: A Parigi, via dei Giardini, edito presso Alsatia, con prefazione di Mons. Touzé, che fu vescovo ausiliare di Parigi. L’autrice, dopo una minuziosa ricerca di documenti, tutti sottoposti a un rigoroso esame, concluse con sicurezza a favore dell’autenticità dei fatti. (5) Un miracolo contro l’eresia
L’Ostia del miracolo eucaristico di Douai.
Durante il XIII secolo nella città di Douai, come nel resto delle Fiandre, l’eresia si stava diffondendo a macchia d’olio. Tra l’altro, gli eretici negavano il dogma della Presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia. Riportiamo la risposta del Cielo con il racconto del miracolo avvenuto il 14 aprile del 1254. Riguardo a questo miracolo, possediamo il racconto di un testimone oculare, fr.Thomas de Cantimpré (religioso Domenicano, condiscepolo di San Tommaso d’Aquino e discepolo di Albert le Grand, vescovo vicario di Cambrai), estratto dalla sua opera Bonum universale de apibus:«Verso Pasqua», scrive, «un prete che aveva dato la Santa Comunione al popolo nella chiesa dei Canonici di Saint-Amé, vide con orrore un’ostia per terra sul pavimento. Il prete s’inginocchiò per raccogliere il corpo di Gesù Cristo, ma l’Ostia s’alzò immediatamente in aria e andò da sola a deporsi sul purificatoio.Il prete grida e chiama i canonici; questi, accorsi al suo richiamo, vedono sul sacro lino un Corpo pieno di vita sotto la forma di un Bambino affascinante. Si convoca il popolo; si lascia pubblicamente contemplare il prodigio e tutti i presenti, senza eccezione alcuna, approfittano di questa visione celeste. Avvertito di questo evento dalle voci rapidamente sparse, andai a Douai. Arrivato presso il decano di Saint-Amé, Thomas Pikète, che mi conosceva molto bene, gli chiesi di farmi vedere il miracolo. Essendo lui d’accordo, diede i suoi ordini per soddisfarmi.Si apre il Ciborio; il popolo accorre, e subito dopo la sua apertura, tutti esclamarono : “È qui, io lo vedo! È qui! Io vedo il mio Redentore!”. Io ero in piedi, stupito: vedevo solo la forma di un Ostia bianchissima, eppure la mia coscienza non aveva da rimproverarmi nessun errore che avrebbe potuto impedirmi di vedere, come agli altri, il Corpo sacro.
Miracolo eucaristico di Ferrara
Ma questo pensiero non mi preoccupò a lungo, perché presto io vidi distintamente il viso del Nostro Signore Gesù Cristo nella pienezza dell’età. Sulla sua testa c’era una corona di spine e dalla fronte colavano due gocce di sangue che scendevano su ogni guancia. Mi inginocchiai immediatamente, e mi misi in adorazione, piangendo. Quando mi rialzai, non vidi più né corona di spine, né gocce di sangue, ma un viso d’uomo, raggiante e di una bellezza luminosa, venerabile più di tutto quello che si può immaginare.Era voltato verso destra, così che l’occhio destro si vedeva appena. Il naso era lungo e diritto, le sopracciglia arcuate, lo sguardo molto dolce ma abbassato; i capelli, molto lunghi, scendevano sulle spalle, e la barba, che non era quasi mai stata rasa, s’incurvava da sola sotto il mento per poi diradarsi vicino alla bocca, che era molto graziosa.La fronte era larga, le guance magre e la testa, così come il collo che era piuttosto lungo, leggermente inclinata. Ecco il ritratto, e tale era la bellezza di questo viso molto dolce.Nello spazio di un’ora, tutti videro il Redentore sotto varie forme: alcuni, steso sulla Croce; altri, come venendo per giudicare tutta l’umanità; altri ancora, la maggior parte, lo videro sotto la forma di un Bambino”. (6)Luci per le Ostie trafugate
Il miracolo eucaristico di Patierno
Riguardo ad un altro miracolo, leggiamo invece il racconto che ne fa suor Maria Gloria Riva su culturacattolica.it:«L’altro miracolo, sul quale vogliamo fissare la nostra attenzione, è meno conosciuto e si verificò in quel di Napoli nel 1772, confermato da sant’Alfonso M. de Liguori.[...] Il 27 gennaio 1772 alcuni ladri entrarono furtivi nella chiesa di San Pietro Apostolo nel Borgo di Patierno: asportarono arredi e oggetti sacri, fra cui anche la pisside contenente diverse ostie consacrate. La mattina seguente, accortosi del furto, il parroco mobilitò diversi parrocchiani per gettarsi alla ricerca delle particole trafugate. Tutto risultò vano. Trascorse quasi un mese, fino a che, il 18 febbraio del medesimo 1772, un giovane diciottenne, Giuseppe Orefice, passando di buon mattino accanto al campo del Duca di Grottelle, vide qualcosa brillare nel buio.Non appena rincasato riferì la visione delle misteriose luci al padre che, un po’ incredulo, non diede al racconto importanza alcuna. Il giorno seguente – il 19 febbraio 1772 – si trovarono però di nuovo a passare presso il campo del Duca: con Giuseppe c’erano il padre e il fratello minore.Giunti sul luogo della visione tutti e tre videro distintamente stelle misteriose brillare nell’oscurità proprio in prossimità del terreno. Giuseppe, allora, corse ad informare il parroco il quale, raggiunto il luogo indicato in compagnia del fratello sacerdote, rinvenne sotto le zolle umide un buon numero di ostie integre e perfettamente conservate. Altri sacerdoti vollero perlustrare il campo e vennero così rinvenute anche le altre particole mancanti.
La Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione: ebbe di certo la notizia di un miracolo eucaristico.
Le Ostie furono collocate, mediante una solenne processione, nella Chiesa di San Pietro Apostolo dove sono ancor oggi conservate, intatte e venerate.La notizia del fatto prodigioso si diffuse rapidamente attirando l’attenzione del Vescovo di allora, il grande Sant’Alfonso Maria de Liguori, il quale certificò la veridicità del miracolo dopo una rigorosa inchiesta.Non possiamo fare a meno di rimarcare la singolare coincidenza che lega questo fatto alla vita di Caterina Sordini [una futura beata che aveva di certo sentito parlare del miracolo eucaristico, n.d.r.]. Infatti in uno stesso 19 febbraio, diciassette anni più tardi, ella – ormai giovane novizia tra le francescane di Ischia di Castro col nome di sr. M. Maddalena dell’Incarnazione – vide al posto della parete del refettorio un’ostia luminosa e udì il Signore indicarle la fondazione di un Istituto di Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento.Il vero lume dell’Eucaristia avrebbe strappato l’uomo dalle oscurità che stavano per avvolgere il mondo a motivo delle idee anticristiane seminate dalla rivoluzione francese.Anche nel Miracolo di Patierno la Presenza di Cristo nell’Eucaristia brilla come stella nell’oscurità» (7)S.Antonio e s.Chiara: anche loro protagonisti di due miracoli eucaristici
Anonimo, Santa Chiara scaccia i Saraceni , 1630, Museo di Stato, Repubblica di San Marino
Citiamo, brevemente i famosi due miracoli con i Santi:Il miracolo eucaristico di sant’ Antonio (1227)Sant’Antonio, coinvolto in una disputa con eretici che negavano la Presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e che pretendevano di vederne una prova inconfutabile, promise un miracolo: la mula di uno di loro dopo tre giorni di digiuno alla biada avrebbe preferito inginocchiarsi davanti all’Ostia consacrata, riconoscendovi il Corpo di Cristo. Per tre giorni, Antonio si ritirò nel suo convento a pregare e digiunare per ottenere il miracolo. Il giorno stabilito il miracolo si realizzò e il padrone della mula si convertì.Il miracolo eucaristico di santa Chiara d’ Assisi (1240)I saraceni tenevano Assisi sotto assedio: irruppero anche in San Damiano, il monastero dove risiedeva santa Chiara, con le altre sorelle. Tutto sembrava perduto, quando Chiara, seguendo una voce interiore, seppure malata, senza paura, si fece condurre dinanzi ai nemici, con in mano l’Ostensorio d’avorio in cui era contenuta l’Ostia consacrata: i saraceni non si sa cosa videro, ma presi da grande timore, miracolosamente, fuggirono via e Assisi fu salva.A Caravaca, il miracolo eucaristico davanti ai Mori
La croce di Caravaca
Tra i miracoli Eucaristici che rivelano la Presenza viva del Signore Gesù nell’Ostia santa ce n’è uno del tutto singolare che dimostra con grande efficacia il legame tra Eucaristia, martirio e missione: si tratta del miracolo eucaristico occorso a Caravaca in Spagna nel 1232.In quell’epoca la maggior parte della Spagna era invasa dai Mori e nella regione di Murcia regnava Abu Zeyt, un principe moderato, che si proclamò indipendente dalle altre autorità musulmane. Uno zelante sacerdote, don Gines Perez Chinino, partì alla volta della regione Murcia per riportare alla vera fede i cattivi cristiani e convertire i Mori.La sua predicazione ebbe una tale eco che presto fu preso e imprigionato. Dopo alcuni mesi il Principe Abu in persona visitò le carceri del suo castello e, in parte mosso a compassione per il pessimo stato in cui versavano i detenuti, in parte per utilità decise di impiegare ciascuno nella mansione che essi svolgevano prima di essere fatti prigionieri.Li interrogò così uno ad uno e quando giunse al cospetto di don Gines si sentì rispondere che egli era il più avvantaggiato di tutti avendo un potere maggiore dello stesso Re. Incuriosito il sovrano prese a fare domande e scoprì che il sacerdote si riferiva a quella che i cristiani chiamano Messa durante la quale pane e vino diventano, per le parole del sacerdote, il corpo e il sangue del Signore.Il Principe moro non volle credere e invitò il sacerdote a celebrare una S. Messa al suo cospetto. Don Gines gli disse che erano necessarie molte cose: paramenti, altare, offerte, ecc. Abu permise che tutte fossero procurate, cosicché don Gines principiò a celebrare, con trepidazione, la santa Messa. D’un tratto si fermò e guardandosi attorno non poteva continuare, il Principe gli chiese se per caso non mancasse qualcosa: rispose il sacerdote che sì, mancava la croce.Al che il sovrano additando verso il cielo disse: è forse quella? Una croce ortodossa, infatti, scendeva dal cielo trasportata per mano di angeli. Gli angeli fecero intendere che la croce era stata tolta dal collo di San Roberto patriarca di Gerusalemme e che essa era fatta con il medesimo legno della croce che accolse il sacrificio del Redentore.
Dipinto del Miracolo eucaristico nel presbiterio nel Santuario Alcázar de la Vera Cruz di Caravaca
Una grande commozione scese su quella singolare assemblea e don Gines proseguì la celebrazione Eucaristica. All’elevazione dell’Ostia un nuovo prodigio si compì: tanto il Re moro che gli altri partecipanti videro dentro al Pane Eucaristico un bimbo di bellissime fattezze, il Cristo benedetto. Sopraffatto dalla commozione, Abu Zeyl chiese di essere battezzato e si fece chiamare col nome di Vincenzo, la moglie Ayla mutò il suo nome in Elena e i due figli presero il nome di Ferdinando e Alfonso. Anche i componenti della corte seguirono il sovrano nella conversione.Oggi, a testimonianza di quel miracolo, resta la doppia croce il cui legno, intatto, sfida l’usura del tempo.La singolarità di questo miracolo risiede nel fatto che in tutti i suoi elementi è una vera catechesi sulla Messa e in particolare sul Mistero della Presenza che la Messa realizza. Anzitutto don Gines viene imprigionato a causa della Parola annunciata: rimando alla liturgia della Parola, ma anche segno della disponibilità a morire come Cristo e per Cristo che è l’atteggiamento fondamentale del credente che si accosta all’altare. Inoltre vi è la professione di fede: egli si dichiara apertamente sacerdote di Cristo.Nelle domande del Sultano circa la Messa e nelle risposte di don Gines con la relativa raccolta di tutti gli oggetti necessari per la divina liturgia, vi è una sorta di omelia, di insegnamento catechetico per introdurre il Moro nelle verità della Fede.Nell’apparizione della santa Croce e del Bimbo vi è racchiuso l’intero Mistero pasquale: dall’Incarnazione al Sacrificio della Crocee quindi la gloriosa Risurrezione. Il Moro viene condotto a comprendere che quel Bimbo splendido – segno di bellezza e di rinascita – visto nell’Ostia è lo stesso Cristo che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato – contemplato poc’anzi nel crocifisso. (8)Nel 2002 il cardinale Ratzinger andò a far visita in Spagna e celebrò la Messa usando questa croce.Miracolo al tempo dell’Arcivescovo Bergoglio?
Don Alejandro Pezet insieme all’Arcivescovo Bergoglio
Probabilmente alcuni lettori lo sanno già: a Buenos Aires, nel 1996, un’Ostia consacrata si sarebbe trasformata in sangue e carne. A confermarlo, anche se mai ufficialmente, sarebbe stato stato l’Arcivescovo Bergoglio, oggi Papa Francesco.Il 18 agosto di quell’anno, un prete di nome Alejandro Pezet, mentre distribuiva le Comunioni, fu avvertito da una donna che qualcuno aveva gettato una particola su un candelabro, nel retro della chiesa. Il sacerdote raccolse l’Ostia, che era tutta sporca, e la mise in un contenitore pieno d’acqua e depose il tutto nel tabernacolo – pare – in attesa che il dischetto di acqua e farina si sciogliesse (sembra si faccia così in questo casi, chiederei conferma a chi ne sa). Otto giorni dopo, il 26 agosto, il sacerdote vide che l’Ostia nel tabernacolo, lungi dall’essersi disciolta, s’era tramutata in una sostanza sanguinolenta. Il cardinale Bergoglio, avvertito, dispose di far fotografare l’oggetto: le foto furono scattate il 6 settembre da un fotografo professionista e indipendente. Poi la particola fu riposta nel tabernacolo e lì è rimasta per anni, senza che la cosa si sapesse.Tre anni dopo, dato che la materia non si era ancora decomposta, il cardinal Bergoglio incaricò un medico che già s’era occupato di fenomeni preternaturali, Ricardo Castanon, di prelevare un campione del materiale per farlo esaminare. Il prelievo avvenne il 5 ottobre 1999 davanti a rappresentanti del Cardinale. I campioni furono analizzati da un laboratorio di Buenos Aires, che decretò: si tratta di muscolo di cuore umano, con globuli bianchi ed emoglobina. La cosa che attrasse l’attenzione dell’analista di laboratorio fu questa: che il lacerto di muscolo cardiaco ancora batteva ritmicamente mentre era sotto il microscopio, come se fosse ancora vivente. Ed erano passati già tre anni dalla prima manifestazione del fenomeno.
Il prodigio eucaristico a Buenos Aires.
Nel 2002, il dottor Castanon pensa di inviare i campioni anche a New York, al laboratorio di Frederick Zugibe: un luminare della medicina forense e della cardiologia, a quel che appare dalla sua biografia sul web.Il laboratorio non fu informato che il reperto era, all’origine, una particola di pane consacrato. «Il campione è muscolo cardiaco, parete del ventricolo sinistro, vicino alle valvole», ha dichiarato l’analisi. Il professor Zugibe ha aggiunto: «È il cuore di una persona che è stata molto maltrattata; il cuore porta lesioni che dicono che è stata colpita duramente, è stata torturata».Il professor Zugibe chiese al dottor Castanon: «Mi deve spiegare come ha tolto il cuore da una persona che era viva al momento del prelievo, come dimostra il fatto che mentre lo esaminavo la muscolatura pulsava ancora, e il reperto contiene ancora tanti globuli bianchi i quali muoiono pochi minuti dopo essere tolti da un organismo vivente». Solo allora gli è stato rivelato che quella era una particola, trasformatasi in tessuto umano molti anni prima. (9)Cercano il divino altrove. Non s’accorgono che è dinanzi a noi
“Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”
Per concludere degnamente questa carrellata di miracoli eucaristici non posso non pensare ai tanti che, pur dichiarandosi cattolici, hanno rinunciato all’Eucaristia per andare a cercare “dio” altrove, nelle altre religioni.È probabile che questi cattolici non lo siano mai stati perchè chi ha davvero sperimentato la fede nella Presenza reale non può rinunciarvi più: è come se dopo aver trovato un diamante prezioso ci si ostini ad esibire uno falso.Al di là dei singoli fatti che abbiamo narrato e che sono davvero una piccola parte di quelli tramandati, resta un dono prezioso: Dio, per non lasciarci naufragare in questa valle di lacrime, ci viene incontro con la Sua vera Presenza e non spiritualmente come certo clero oggi va dicendo e insegnando.Di miracoli Eucaristici ne avvengono ancora oggi. Non è il miracolo che manca o è venuto meno, ma la fede degli uomini, senza dimenticare la profetica e severa domanda del Cristo: «Ma il figlio dell’uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?» (Lc. 18,8). Cos’altro deve ancora fare, e che non abbia fatto, di potente questo Dio, affinchè possiamo crederGli?Note
1) Cardinale Angelo Comastri: Veglia di preghiera con i giovani – 24 marzo 20012) Paolo VI Mysterium fidei; Giovanni Paolo II Ecclesia de Eucharistia; Benedetto XVI Sacramentum Caritatis.3) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, L’evidenza del Mistero Eucaristico nel miracolo di Boxtel, CulturaCattolica.it ©4) si legga l’articolo postato qui nel sito: Pasque di sangue5) Tratto da J. Ladame – R. Duvin, I miracoli Eucaristici, Roma, Ed. Dehoniane, 1995, 202-204. Consultabile su floscarmeli.org6) Tratto da hostiedumiracle.free.fr7) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, La presenza permanente nel miracolo di Patierno (Na), CulturaCattolica.it ©8) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, La Presenza Reale nel miracolo eucaristico di Caravaca, CulturaCattolica.it ©9) Tratto da Miracolo Eucaristico a Buenos Aires, quando Papa Francesco era Cardinale, La Madre della Chiesa © traduzione dell’articolo di ks. Mieczysław Piotrowski TChr, Eucharistic Miracle in Buenos Aires in Love One Another! Milujcie sie!© riportato anche dal Blog di Antonio Socci
Vedete? Non vi ho lasciati orfani. La Presenza Reale, i grandi miracoli eucaristici | Papalepapale.com