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    Predefinito "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Vedete? Non vi ho lasciati orfani. La Presenza Reale, i grandi miracoli eucaristici

    Posted on 17/06/2014 by Il Mastino

    L’Eucaristia è il miracolo per eccellenza: Gesù Cristo, in mezzo a noi, ogni giorno da più di duemila anni. Poiché, però, increduli come siamo, tendiamo a dimenticarlo, Dio viene in soccorso alla nostra cattiva memoria (e, diciamola tutta, anche incredulità) con i miracoli eucaristici. Questi mostrano che quanto avviene ogni giorno sull’altare è reale e vero. Un viaggio di Papalepapale che vi porta a vedere “da vicino” alcuni dei miracoli eucaristici più emblematici.

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    di Dorotea Lancellotti

    L’etimologia del termine “miracolo” ci riporta a quel “mirare” (meravigliarsi) che oramai ha perso terreno nel nostro tempo, surclassato dalla più becera indifferenza o, ancor peggio, dalla negazione della sua esistenza, relegandolo a puerile fantasia.Il miracolo non è altro che un fatto, un evento, che è visibilmente e scientificamente contro le leggi fisiche e della natura: da qui scaturisce quel meravigliarsi di fronte l’inesplicabile; e Dio, che è davvero un grande ed un fine pedagogo – il medico delle anime nostre – che ben conosce le nostre debolezze e che ben sa ciò di cui abbiamo bisogno, ne approfitta senza dubbio per ricreare in noi quel richiamo all’esistenza di un mondo superiore, sovrannaturale, dal quale Egli continua ad attirare la nostra attenzione.Parlando di miracoli, occorre trattare anche di quelli eucaristici, che sono tra i miracoli più importanti.Partiamo subito dalla domanda che molti si pongono: «Sono veramente accaduti?».
    Il primo miracolo: l’Eucaristia

    Il cardinale Van Thuan resistette a 13 anni di dura prigionia grazie al conforto che proveniva dall’Eucaristia.

    Certo che sono accaduti. Al fedele e credente questa risposta deve bastare. Per fare un articolo, però, è necessario indagare su alcuni miracoli avvenuti nel tempo. A cominciare – forse lo dimentichiamo troppo spesso – da quel miracolo che avviene ogni giorno, ininterrottamente in tutto il mondo, da duemila anni: la transustanziazione, ossia, il miracolo del pane e del vino che diventano vero Corpo e vero Sangue di nostro Signore Gesù Cristo in ogni santa Messa legittimamente celebrata.Qualcuno, persino prete, lo chiama “prodigio”, ma è sbagliato. Ciò che avviene nella Messa ogni giorno è un vero miracolo che oltrepassa i limiti della natura ed ogni legge e, per il vero credente, non può che destare rinnovata meraviglia.Per spiegare questo è necessario che riporti, in breve, quanto raccontato dal cardinale Comastri dell’esperienza vissuta da un suo confratello, il cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen van Thuan, il quale è stato prigioniero per 13 anni nelle carceri vietnamite per il fatto di essere un sacerdote. Quando Comastri gli chiese come fosse stato possibile superare le torture fisiche e psicologiche e dove avesse trovato la forza per farlo, la risposta fu immediata: «Nell’Eucaristia!». Racconta Comastri: «E il cardinale mi guardò con un sorriso misto a meraviglia: per lui la cosa era del tutto ovvia e quasi si stupiva che io non fossi arrivato da solo a dare questa spiegazione» (1)Il primo miracolo: la trasformazione dell’ostia in Corpo di Cristo. Ogni giorno e in ogni parte del mondo da duemila anni.

    Se perdiamo, perciò, lo stupore e la meraviglia per l’Eucaristia che avviene ogni giorno sui nostri altari, senza dubbio diventa più difficile accettare i miracoli eucaristici avvenuti al di fuori della Messa.Non mi dilungo su aspetti che sono stati magistralmente approfonditi sia dall’Enciclica di Paolo VI, Mysterium fidei, sia dall’Ecclesia de Eucaristhia di Giovanni Paolo II, sia dalla Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, che invitiamo a leggere e a meditare (2).«Voi siete stati comprati a caro prezzo – insegna san Paolo – il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo» (1Cor.6,9-20). Siamo “tabernacoli” viventi ogni volta che ci nutriamo del miracolo dell’Eucaristia e questo è un altro prodigio. Nell’Eucaristia Cristo è la memoria viva di questo acquisto unico e irrevocabile, firmato nel Sangue. Nel primo dei miracoli di Gesù, secondo il dettato giovanneo, quello cioè del cambiamento dell’acqua in vino a Cana (Gv.2,1-11), è in qualche modo adombrato il miracolo della transustanziazione del vino nel Sangue di Gesù. In tutto il capitolo sesto del vangelo di Giovanni, poi, abbiamo l’insegnamento di un miracolo riguardo al quale anche gli apostoli fanno fatica a credere: «Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?”. Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto”» (Gv.6, 52-69) .È dunque Gesù stesso che dà conferma ai miracoli eucaristici, a cominciare da ciò che avviene nella consacrazione dell’Ostia santa e del vino. Se del primo miracolo a Cana non possiamo avere prova, se non per la fede nella testimonianza della Scrittura e nella trasmissione apostolica, del miracolo eucaristico che avviene nella Messa, che quotidianamente si rinnova su migliaia di altari sparsi nel mondo, il Signore stesso ha voluto darci prove tangibili, per aiutarci e sostenerci nella fede di ciò che non vediamo.
    Miracoli eucaristici: tanti e di diverso tipo


    L’ostensorio che contiene il “miracolo eucaristico” di Lanciano.

    I miracoli eucaristici sono numerosi e tutti diversi anche se, alla fine, il cuore del miracolo è sempre lo stesso: la Presenza reale di nostro Signore Gesù Cristo. Elencarli tutti qui sarebbe impossibile, ma di alcuni possiamo tracciarne i lineamenti.Pensiamo subito al primo miracolo eucaristico che si conosca, ed è anche il più studiato scientificamente, quello di Lanciano, avvenuto oltre dodici secoli fa, nell’a.D. 750 circa. Un monaco basiliano, durante la consacrazione, fu preso dall’atroce dubbio sulla Presenza reale del Cristo. Fu allora che Gesù volle dare al povero monaco la prova che cercava e, nelle sue mani, si trovò con grande meraviglia e spavento, un vero pezzo di carne che sanguinava e aveva come dei battiti. All’epoca non si poteva certo sapere, ma recenti studi al microscopio dell’ultimo secolo hanno dimostrato che si tratta davvero di «un cuore umano completo nella sua struttura essenziale», la carne è vera carne e il sangue è vero sangue che, altra coincidenza, ha lo stesso gruppo sanguigno del sangue dell’Uomo della Sindone.Un altro miracolo, forse poco conosciuto e di tipo diverso, è quello avvenuto nel 1379 nella città di Boxtel in Olanda quando un sacerdote di nome Eligius Van der Aecker si apprestava a celebrare la santa Messa nella Chiesa di san Pietro (saint-Petrukerk). Nel Medioevo si era soliti celebrare con vino rosso, ma per motivi a noi ignoti quel giorno don Eligio usò per la celebrazione del vino bianco. Si trovava all’altare dei Santi Magi e dopo l’elevazione urtò involontariamente contro il calice che si rovesciò spargendo il contenuto sull’altare. Benché egli avesse usato del vino bianco, corporale e tovaglia si macchiarono subito di sangue di vivo color rosso. Don Eligius, turbatissimo, proseguì la celebrazione senza dire niente a nessuno, ma al termine della Messa raccolse i sacri lini e corse in sacrestia per lavarli di nascosto. Vedendo che le macchie di sangue rimanevano immutate mise i lini in una valigia per lavarli più tardi. Tuttavia anche questo espediente non diede frutto: le macchie di sangue rimanevano intatte sia sul corporale che sulla tovaglia d’altare. Quasi spaventato il sacerdote nascose le preziose reliquie in casa sua senza rivelare ad alcuno l’accaduto. Poco tempo dopo però don Eligius si ammalò gravemente e capendo di essere ormai prossimo alla fine decise di rivelare al confessore, don Enrico Meheim, tutto l’accaduto. Dopo la morte di Van Aecken i sacri lini tornarono alla chiesa di san Pietro e nel 1380 – grazie all’intervento del cardinal Pileus, legato pontificio di papa Urbano VI – si ottenne il permesso del culto pubblico, tutt’oggi in vigore, delle sacre reliquie. (3)Come vediamo il primo miracolo avvenne per l’incredulità del monaco celebrante, nel secondo caso è stato un “incidente” attraverso il quale il Signore ha voluto rivelare la sua reale Presenza.La tipologia dei miracoli eucaristici, nella Chiesa, non viene classificata per importanza del tipo di miracolo o per statistica: in questo senso la Chiesa attende proprio dall’Alto che giungano prove inconfutabili per classificare il tipo di miracolo.Le ostie perfettamente conservate dal 1730. Chiesa di san Francesco, Siena


    Lanciano è sicuramente il primo in tutto: lo stesso Karol Wojtyla da cardinale andò in visita nel luogo dell’evento miracoloso e lo riteneva una “testimonianza dal Cielo”.Divenuto papa, Giovanni Paolo II si recò in visita nella Chiesa di san Francesco a Siena dove sono conservate le Ostie che hanno avuto un’altra tipologia del miracolo avvenuto il 14 agosto del 1730. Questo miracolo è definito “miracolo permanente” per la miracolosa conservazione contro ogni legge chimica, fisica o biologica. Si contano 223 Ostie consacrate perfettamente intatte e inalterate che, in quella notte estiva, furono trafugate da ladri ignoti, insieme alla pisside che le custodiva. I ladri mai scoperti, probabilmente presi da rimorso o chissà da quale ispirazione, le abbandonarono in una cassetta per le elemosine nella Chiesa di santa Maria in Provenzano e lì furono trovate “per caso”. Ricomposta la pisside nel tabernacolo e dopo gli atti di riparazione religiosi e civili (all’epoca i Comuni laici ancora avevano il sacro timor di Dio) con una solenne processione, “li boni frati” non se la sentirono di consumare quelle Ostie, ma le conservarono per ricordare ogni anno ciò che essi già ritenevano un prodigio, ossia il loro ritrovamento intatto. Passati gli anni ed anche il secolo, qualcuno cominciò a stupirsi che quelle Ostie non subissero alcuna corruzione come sarebbe dovuto accadere visto che la loro formazione esteriore era semplice farina ed acqua. Cominciati gli studi sulle Particole la scienza afferma che: “Le Sacre Particole sono ancora oggi, inspiegabilmente, fresche, intatte, incorrotte, e non presentano – neppure al microscopio – alcun segno di deterioramento”. San Giovanni Paolo II, inginocchiato davanti al reliquiario che oggi le contiene, disse commosso: «È la Divina Presenza!».Ecco tre esempi, giusto per sottolineare quanto nostro Signore sia davvero creativo nel donarci queste prove.
    Se anche la scienza dice sì

    Lanciano le plurisecolari particole

    Ci chiediamo: e se la scienza moderna potesse spiegarli? In realtà, di fatto, è la scienza stessa che paradossalmente parla di miracolo.La Chiesa infatti si pronuncia definitivamente solo dopo che la scienza, attraverso le varie commissioni, ha sviscerato i fatti. Solitamente funziona così: è la vox populi a gridare “al miracolo”, ma poi l’incredulo è sempre Tommaso, la Chiesa che pretende ragionevolmente delle prove. Anzi, spesso è la Chiesa stessa a frenare l’esultanza dei cuori, a reprimere giustamente ogni pericoloso segno di devozionismo o superstizione e lo fa per dare al fedele materiale certo e sicuro, infallibile, incorruttibile.Microfotografie del preparato istologico di un campione dell’Ostia-Carne (in O. Linoli Ricerche Istologiche, Immulogiche e Biochimiche sulla Carne e sul Sangue del Miracolo Eucaristico di Lanciano (VIII secolo), Quaderni Sclavo di Diagnostica 1971, 7, 661-674)

    Se la scienza un giorno potesse spiegarli? Io non credo. E questo proprio perché la scienza con il suo ruolo è già integrata nei piani misteriosi di Dio. In fondo la Chiesa non si è mai sottratta al fatto che la scienza esaminasse questi fatti, ed è la scienza che già si è pronunciata. Domani chi vivrà vedrà, ma Dio non si contraddice mai! Non avrebbe senso, per esempio, mantenere per due secoli delle Ostie consacrate intatte e poi all’improvviso, lasciare che si deteriorino: questo lo dice la scienza stessa, e noi, la “vox populi” che vive con quel sesto senso della fede, se ciò dovesse verificarsi, non potremmo che interpretarlo come un segno della “fine dei tempi” per i quali, leggiamo nella Scrittura, ogni miracolo cesserà o, per dirla con san Paolo: «Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente. » (1Cor.13,8-12).Diciamo anche che è proprio la scienza del nostro tempo moderno che sta, uno ad uno, studiando e dando ancora più garanzie sull’inspiegabilità di questi miracoli. Fino al secolo scorso infatti gli studi erano anche subordinati alle capacità materiali del tempo, spesso ancora lontano dai progressi della moderna tecnologia, ed è davvero sublime come quel sensum fidei, quella vox populi tramandata per secoli – vedasi appunto il miracolo di Lanciano studiato al microscopio solo dal secolo scorso – non ha fatto altro che anticipare i risultati della scienza, e la scienza non ha fatto altro che confermare che il sensum fidei esiste per davvero.
    Preferisco di no.

  2. #2
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Perché quel miracolo eucaristico?

    In un dipinto, la scena dell’incredulità di san Tommaso (particolare)

    Come abbiamo spiegato a riguardo delle tipologie, questi miracoli eucaristici servono innanzitutto a noi stessi. Ricordiamo sempre la scena di Tommaso incredulo e il sensum fidei o sesto senso, come lo chiamava l’Aquinate. In quella scena ci troviamo davanti un Gesù davvero misericordioso che, mosso a compassione della nostra fragilità, e messa a dura prova la fede stessa della Chiesa, mostra le sue piaghe. Pur avendo detto: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Gv.20,24-29), il Signore ci lascia vedere i segni, come da Risorto ha portato nella Sua carne, trasformata e gloriosa, della Sua passione e morte.Ritorniamo ancora una volta al meraviglioso capitolo sesto di Giovanni, all’Eucaristia, al suo cuore, al suo centro. Tutto ruota attorno a Lei. Lo vediamo anche nei luoghi mariani di Lourdes o di Fatima, con miracoli che avvengono dopo celebrata la Messa o dopo aver assunto l’Eucaristia o dopo solo aver “visto” che molti, altro esempio, si commuovono, piangono, e si convertono. Molti sacerdoti raccontano di coloro che si sono accostati alla Confessione dopo venti, trent’anni di lontananza dall’Eucaristia, solo per aver visto la processione del Corpus Domini. Tutto ciò che Gesù fa è per la nostra vera gioia, per la nostra salvezza, la Sua vera ed autentica misericordia, che si serve appunto anche dei miracoli. Essi sono segno di questa benevolenza che ci vuole salvare dalla dannazione eterna.Il perché è solo questo, non ci sono altri motivi e soprattutto non c’è esibizionismo.Raffaello Sanzio, Gregorio IX approva le Decretali (part.),
    1511, Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vaticano


    Quanto al contesto in cui avvengono i miracoli, la questione è più complessa. Molti miracoli riconosciuti dalla Chiesa non hanno un contesto storico particolare. Apologeticamente parlando, possiamo solo balbettare sul fatto che il contesto preferito da Gesù è sempre quando un suo ministro, o la Chiesa stessa, o una comunità, ha bisogno di una sorta di “rinforzino” alla fede e la compassione di Gesù non si fa attendere troppo. Del resto, basti pensare ad una delle tante belle immagini dai vangeli, in cui si accenna allo stato d’animo di Gesù: «Vedendo le folle ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.» (Mt.9,36)Quanto segue è un esempio in cui troviamo un contesto – così spiegò il Papa Gregorio IX – in cui il miracolo avvenne. È quello di Alatri nel 1228 e tra i più ricchi per documentazione, tra cui una Bolla papale.Ecco il testo in italiano della Bolla Pontificia: «Gregorio Vescovo servo dei servi di Dio al Ven. Fratello Vescovo di Alatri salute ed Apostolica benedizione. Abbiamo ricevuto la tua lettera, fratello carissimo, che ci informava, come una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dal sacerdote il Corpo sacratissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l’occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove, dopo tre giorni, ritrovò lo stesso Corpo, che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne, come tuttora ognuno può costare coi propri occhi. Poiché l’una e l’ altra donna ti hanno tutto ciò umilmente rivelato, desideri un nostro parere circa la punizione da infliggere alle colpevoli.Una rappresentazione naif delle scene del miracolo eucaristico di Alatri

    In primo luogo, dobbiamo rendere grazie, con tutte le nostre forze, a Colui che, pur operando in ogni cosa in modo meraviglioso, tuttavia in qualche occasione ripete i miracoli e suscita nuovi prodigi, affinché, irrobustendo la fede delle verità della Chiesa Cattolica, sostenendo la speranza, riaccendendo la carità, richiami i peccatori, converta i perfidi e confonda la malvagità degli eretici. Pertanto, fratello carissimo, a mezzo di questa lettera apostolica, disponiamo che tu infligga una punizione più mite alla giovane, che riteniamo abbia compiuto l’azione delittuosa più per debolezza che per cattiveria, specialmente perché è da credersi che si sia sufficientemente pentita nel confessare il peccato. Alla istigatrice poi, che con la sua perversità la spinse a commettere il sacrilegio, dopo averle applicato quelle misure disciplinari, che crediamo opportuno di affidare al tuo criterio, imponi che, visitando i Vescovi più vicini, confessi umilmente il suo reato, implorando, con devota sottomissione, il perdono».Il Sommo Pontefice interpretò l’episodio come un segno contro le diffuse eresie circa la Presenza Reale di Gesù nell’Eucaristia e perdonò le due donne pentite.A volte i contesti in cui avvengono certi miracoli non hanno nulla a che vedere con la storia o un evento particolare, ma Gesù che guarda i cuori, nel provare quella compassione che dobbiamo suscitare con la preghiera, agisce e liberamente compie il miracolo. La ragione è dunque la compassione di Dio che in Cristo continua a piegarsi sulle nostre miserie, sulle nostre stanchezze, e che vuole rialzarci dal fango nel quale cadiamo spesso.
    L’ebreo che si accanì contro la Sacra particola

    I miracoli eucaristici spesso si sono verificati dopo una profanazione dell’Ostia. Il miracolo eucaristico della mula e dell’eretico, davanti a S. Antonio da Padova

    Ricordiamo poi qualche altro miracolo eucaristico scusandoci se non sarà possibile elencarli tutti.Il primo che riportiamo è il più cruento che si conosca e ci riporta anche, indirettamente, a Pasque di Sangue (4). Si tratta della narrazione di un miracolo avvenuto nel 1290 a Parigi, ben noto in Italia grazie alle menzioni contenute in alcune cronache e testi sacri del Trecento: il miracolo di un’Ostia consacrata che, trafugata e venduta ad un usuraio ebreo, sanguinò allorché venne bruciata dal profanatore. Tuttavia, essendosi perse le tracce dell’ostensorio che ne custodiva il prodigio, si dubitò che il fatto fosse davvero avvenuto, forse per non aver ottenuto una approvazione più certa o, forse, perché si è preferito non approfondirlo a causa del protagonista, onde evitare il riaccendersi di odi antirazziali.I responsabili dell’atto sacrilego saranno impiccati e messi al rogo. Il vescovo mons. Rupp, storico contemporaneo, racconta: «La storia del prodigio eucaristico di Billettes è ben nota. La domenica di Pasqua, 2 aprile 1290, un israelita chiamato Jonathas, si procura un’ostia che una parrocchiana di Saint-Merry – attanagliata dalla miseria – gli porta dopo la sua comunione del mattino, pattuendo la restituzione di un pegno.Venuto in possesso del Corpo sacro del Salvatore, Jonathas sfogò contro di lui la sua rabbia. A colpi di coltello lacerò il pane consacrato. Il sangue scorre. Egli ricomincia ancora. Un fiotto rosso inonda il cofano nel quale è posta l’Ostia. Gettata nel fuoco, l’Ostia si innalza al di sopra del braciere. Gettata in acqua bollente, essa insanguina la marmitta. Poi si libera in aria, prende l’aspetto di un crocifisso. Infine, da sola, si depone nella scodella di una parrocchiana di Saint-Jean en Grève che la porta dal suo curato. Durante i secoli, essa rimane in un piccolo reliquiario che orna l’ostensorio di Saint-Jean. Solo durante la Rivoluzione si perdono le sue tracce.» (Jean-Édouard-Lucien Rupp, Histoire de l’Église de Paris, ed. Robert Laffont, Parigi, 1948)Anonimo, Il miracolo di Les Billettes, 1625, Cappella del Catechismo della Chiesa di Saint-Étienne-du-Mont, Parigi

    Questo è il racconto, mille volte ripetuto, che i parigini si son tramandati di generazione in generazione. Che cosa c’ è di vero in questa storia meravigliosa? Si è tentati di non vedervi che il prodotto della immaginazione antisemitica del Medioevo. Tuttavia i documenti contemporanei del fatto sono unanimi nel narrarlo. Giovanni Villani, nel VII libro della sua illustre “Storia di Firenze” ne parla al capitolo 136. È localizzato nel tempo (2 aprile 1290), nello spazio (Rue des Billettes), in una casa che diventerà cappella dal 1295 e lo è anche oggi. Sembra difficile negare che un avvenimento straordinario, considerato miracolo, sia accaduto a Parigi, in casa dell’ israelita Jonathas, durante l’ episcopato di Simone-Matifas.Perché, allora, non si è conservata la versione tradizionale del “Miracolo di Billettes” che sembra veramente avere una certa consistenza storica? Purtroppo, non possiamo adorare il SS. Sacramento nell’antica chiesa costruita sul luogo del prodigio e affidata alle Carmelitane di Rennes dal secolo XVII, perché i nostri fratelli separati luterani che la detengono oggi, non conservano la “santa Riserva”. Ma i tabernacoli non mancano nelle vicinanze. E la lampada rossa che brilla a Saint-Jean-Saint-François e ai “Blancs-Manteaux” ci ricorda ancora più il trionfo, arrossato di sangue, dell’ostia del 1290 sulle sevizie di Jonathas, l’invincibilità e la perennità della presenza reale in questo sacramento»Al testo così preciso di Mons. Rupp possiamo aggiungere qualche altra prova storica offerta dal libro della sig.ra Moreau-Rendu, intitolato: A Parigi, via dei Giardini, edito presso Alsatia, con prefazione di Mons. Touzé, che fu vescovo ausiliare di Parigi. L’autrice, dopo una minuziosa ricerca di documenti, tutti sottoposti a un rigoroso esame, concluse con sicurezza a favore dell’autenticità dei fatti. (5)
    Un miracolo contro l’eresia


    L’Ostia del miracolo eucaristico di Douai.

    Durante il XIII secolo nella città di Douai, come nel resto delle Fiandre, l’eresia si stava diffondendo a macchia d’olio. Tra l’altro, gli eretici negavano il dogma della Presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucarestia. Riportiamo la risposta del Cielo con il racconto del miracolo avvenuto il 14 aprile del 1254. Riguardo a questo miracolo, possediamo il racconto di un testimone oculare, fr.Thomas de Cantimpré (religioso Domenicano, condiscepolo di San Tommaso d’Aquino e discepolo di Albert le Grand, vescovo vicario di Cambrai), estratto dalla sua opera Bonum universale de apibus:«Verso Pasqua», scrive, «un prete che aveva dato la Santa Comunione al popolo nella chiesa dei Canonici di Saint-Amé, vide con orrore un’ostia per terra sul pavimento. Il prete s’inginocchiò per raccogliere il corpo di Gesù Cristo, ma l’Ostia s’alzò immediatamente in aria e andò da sola a deporsi sul purificatoio.Il prete grida e chiama i canonici; questi, accorsi al suo richiamo, vedono sul sacro lino un Corpo pieno di vita sotto la forma di un Bambino affascinante. Si convoca il popolo; si lascia pubblicamente contemplare il prodigio e tutti i presenti, senza eccezione alcuna, approfittano di questa visione celeste. Avvertito di questo evento dalle voci rapidamente sparse, andai a Douai. Arrivato presso il decano di Saint-Amé, Thomas Pikète, che mi conosceva molto bene, gli chiesi di farmi vedere il miracolo. Essendo lui d’accordo, diede i suoi ordini per soddisfarmi.Si apre il Ciborio; il popolo accorre, e subito dopo la sua apertura, tutti esclamarono : “È qui, io lo vedo! È qui! Io vedo il mio Redentore!”. Io ero in piedi, stupito: vedevo solo la forma di un Ostia bianchissima, eppure la mia coscienza non aveva da rimproverarmi nessun errore che avrebbe potuto impedirmi di vedere, come agli altri, il Corpo sacro.Miracolo eucaristico di Ferrara

    Ma questo pensiero non mi preoccupò a lungo, perché presto io vidi distintamente il viso del Nostro Signore Gesù Cristo nella pienezza dell’età. Sulla sua testa c’era una corona di spine e dalla fronte colavano due gocce di sangue che scendevano su ogni guancia. Mi inginocchiai immediatamente, e mi misi in adorazione, piangendo. Quando mi rialzai, non vidi più né corona di spine, né gocce di sangue, ma un viso d’uomo, raggiante e di una bellezza luminosa, venerabile più di tutto quello che si può immaginare.Era voltato verso destra, così che l’occhio destro si vedeva appena. Il naso era lungo e diritto, le sopracciglia arcuate, lo sguardo molto dolce ma abbassato; i capelli, molto lunghi, scendevano sulle spalle, e la barba, che non era quasi mai stata rasa, s’incurvava da sola sotto il mento per poi diradarsi vicino alla bocca, che era molto graziosa.La fronte era larga, le guance magre e la testa, così come il collo che era piuttosto lungo, leggermente inclinata. Ecco il ritratto, e tale era la bellezza di questo viso molto dolce.Nello spazio di un’ora, tutti videro il Redentore sotto varie forme: alcuni, steso sulla Croce; altri, come venendo per giudicare tutta l’umanità; altri ancora, la maggior parte, lo videro sotto la forma di un Bambino”. (6)
    Luci per le Ostie trafugate


    Il miracolo eucaristico di Patierno

    Riguardo ad un altro miracolo, leggiamo invece il racconto che ne fa suor Maria Gloria Riva su culturacattolica.it:«L’altro miracolo, sul quale vogliamo fissare la nostra attenzione, è meno conosciuto e si verificò in quel di Napoli nel 1772, confermato da sant’Alfonso M. de Liguori.[...] Il 27 gennaio 1772 alcuni ladri entrarono furtivi nella chiesa di San Pietro Apostolo nel Borgo di Patierno: asportarono arredi e oggetti sacri, fra cui anche la pisside contenente diverse ostie consacrate. La mattina seguente, accortosi del furto, il parroco mobilitò diversi parrocchiani per gettarsi alla ricerca delle particole trafugate. Tutto risultò vano. Trascorse quasi un mese, fino a che, il 18 febbraio del medesimo 1772, un giovane diciottenne, Giuseppe Orefice, passando di buon mattino accanto al campo del Duca di Grottelle, vide qualcosa brillare nel buio.Non appena rincasato riferì la visione delle misteriose luci al padre che, un po’ incredulo, non diede al racconto importanza alcuna. Il giorno seguente – il 19 febbraio 1772 – si trovarono però di nuovo a passare presso il campo del Duca: con Giuseppe c’erano il padre e il fratello minore.Giunti sul luogo della visione tutti e tre videro distintamente stelle misteriose brillare nell’oscurità proprio in prossimità del terreno. Giuseppe, allora, corse ad informare il parroco il quale, raggiunto il luogo indicato in compagnia del fratello sacerdote, rinvenne sotto le zolle umide un buon numero di ostie integre e perfettamente conservate. Altri sacerdoti vollero perlustrare il campo e vennero così rinvenute anche le altre particole mancanti.La Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione: ebbe di certo la notizia di un miracolo eucaristico.

    Le Ostie furono collocate, mediante una solenne processione, nella Chiesa di San Pietro Apostolo dove sono ancor oggi conservate, intatte e venerate.La notizia del fatto prodigioso si diffuse rapidamente attirando l’attenzione del Vescovo di allora, il grande Sant’Alfonso Maria de Liguori, il quale certificò la veridicità del miracolo dopo una rigorosa inchiesta.Non possiamo fare a meno di rimarcare la singolare coincidenza che lega questo fatto alla vita di Caterina Sordini [una futura beata che aveva di certo sentito parlare del miracolo eucaristico, n.d.r.]. Infatti in uno stesso 19 febbraio, diciassette anni più tardi, ella – ormai giovane novizia tra le francescane di Ischia di Castro col nome di sr. M. Maddalena dell’Incarnazione – vide al posto della parete del refettorio un’ostia luminosa e udì il Signore indicarle la fondazione di un Istituto di Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento.Il vero lume dell’Eucaristia avrebbe strappato l’uomo dalle oscurità che stavano per avvolgere il mondo a motivo delle idee anticristiane seminate dalla rivoluzione francese.Anche nel Miracolo di Patierno la Presenza di Cristo nell’Eucaristia brilla come stella nell’oscurità» (7)
    S.Antonio e s.Chiara: anche loro protagonisti di due miracoli eucaristici

    Anonimo, Santa Chiara scaccia i Saraceni , 1630, Museo di Stato, Repubblica di San Marino

    Citiamo, brevemente i famosi due miracoli con i Santi:Il miracolo eucaristico di sant’ Antonio (1227)Sant’Antonio, coinvolto in una disputa con eretici che negavano la Presenza reale di Gesù nell’Eucaristia e che pretendevano di vederne una prova inconfutabile, promise un miracolo: la mula di uno di loro dopo tre giorni di digiuno alla biada avrebbe preferito inginocchiarsi davanti all’Ostia consacrata, riconoscendovi il Corpo di Cristo. Per tre giorni, Antonio si ritirò nel suo convento a pregare e digiunare per ottenere il miracolo. Il giorno stabilito il miracolo si realizzò e il padrone della mula si convertì.Il miracolo eucaristico di santa Chiara d’ Assisi (1240)I saraceni tenevano Assisi sotto assedio: irruppero anche in San Damiano, il monastero dove risiedeva santa Chiara, con le altre sorelle. Tutto sembrava perduto, quando Chiara, seguendo una voce interiore, seppure malata, senza paura, si fece condurre dinanzi ai nemici, con in mano l’Ostensorio d’avorio in cui era contenuta l’Ostia consacrata: i saraceni non si sa cosa videro, ma presi da grande timore, miracolosamente, fuggirono via e Assisi fu salva.
    A Caravaca, il miracolo eucaristico davanti ai Mori


    La croce di Caravaca

    Tra i miracoli Eucaristici che rivelano la Presenza viva del Signore Gesù nell’Ostia santa ce n’è uno del tutto singolare che dimostra con grande efficacia il legame tra Eucaristia, martirio e missione: si tratta del miracolo eucaristico occorso a Caravaca in Spagna nel 1232.In quell’epoca la maggior parte della Spagna era invasa dai Mori e nella regione di Murcia regnava Abu Zeyt, un principe moderato, che si proclamò indipendente dalle altre autorità musulmane. Uno zelante sacerdote, don Gines Perez Chinino, partì alla volta della regione Murcia per riportare alla vera fede i cattivi cristiani e convertire i Mori.La sua predicazione ebbe una tale eco che presto fu preso e imprigionato. Dopo alcuni mesi il Principe Abu in persona visitò le carceri del suo castello e, in parte mosso a compassione per il pessimo stato in cui versavano i detenuti, in parte per utilità decise di impiegare ciascuno nella mansione che essi svolgevano prima di essere fatti prigionieri.Li interrogò così uno ad uno e quando giunse al cospetto di don Gines si sentì rispondere che egli era il più avvantaggiato di tutti avendo un potere maggiore dello stesso Re. Incuriosito il sovrano prese a fare domande e scoprì che il sacerdote si riferiva a quella che i cristiani chiamano Messa durante la quale pane e vino diventano, per le parole del sacerdote, il corpo e il sangue del Signore.Il Principe moro non volle credere e invitò il sacerdote a celebrare una S. Messa al suo cospetto. Don Gines gli disse che erano necessarie molte cose: paramenti, altare, offerte, ecc. Abu permise che tutte fossero procurate, cosicché don Gines principiò a celebrare, con trepidazione, la santa Messa. D’un tratto si fermò e guardandosi attorno non poteva continuare, il Principe gli chiese se per caso non mancasse qualcosa: rispose il sacerdote che sì, mancava la croce.Al che il sovrano additando verso il cielo disse: è forse quella? Una croce ortodossa, infatti, scendeva dal cielo trasportata per mano di angeli. Gli angeli fecero intendere che la croce era stata tolta dal collo di San Roberto patriarca di Gerusalemme e che essa era fatta con il medesimo legno della croce che accolse il sacrificio del Redentore.Dipinto del Miracolo eucaristico nel presbiterio nel Santuario Alcázar de la Vera Cruz di Caravaca

    Una grande commozione scese su quella singolare assemblea e don Gines proseguì la celebrazione Eucaristica. All’elevazione dell’Ostia un nuovo prodigio si compì: tanto il Re moro che gli altri partecipanti videro dentro al Pane Eucaristico un bimbo di bellissime fattezze, il Cristo benedetto. Sopraffatto dalla commozione, Abu Zeyl chiese di essere battezzato e si fece chiamare col nome di Vincenzo, la moglie Ayla mutò il suo nome in Elena e i due figli presero il nome di Ferdinando e Alfonso. Anche i componenti della corte seguirono il sovrano nella conversione.Oggi, a testimonianza di quel miracolo, resta la doppia croce il cui legno, intatto, sfida l’usura del tempo.La singolarità di questo miracolo risiede nel fatto che in tutti i suoi elementi è una vera catechesi sulla Messa e in particolare sul Mistero della Presenza che la Messa realizza. Anzitutto don Gines viene imprigionato a causa della Parola annunciata: rimando alla liturgia della Parola, ma anche segno della disponibilità a morire come Cristo e per Cristo che è l’atteggiamento fondamentale del credente che si accosta all’altare. Inoltre vi è la professione di fede: egli si dichiara apertamente sacerdote di Cristo.Nelle domande del Sultano circa la Messa e nelle risposte di don Gines con la relativa raccolta di tutti gli oggetti necessari per la divina liturgia, vi è una sorta di omelia, di insegnamento catechetico per introdurre il Moro nelle verità della Fede.Nell’apparizione della santa Croce e del Bimbo vi è racchiuso l’intero Mistero pasquale: dall’Incarnazione al Sacrificio della Crocee quindi la gloriosa Risurrezione. Il Moro viene condotto a comprendere che quel Bimbo splendido – segno di bellezza e di rinascita – visto nell’Ostia è lo stesso Cristo che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato – contemplato poc’anzi nel crocifisso. (8)Nel 2002 il cardinale Ratzinger andò a far visita in Spagna e celebrò la Messa usando questa croce.
    Miracolo al tempo dell’Arcivescovo Bergoglio?

    Don Alejandro Pezet insieme all’Arcivescovo Bergoglio

    Probabilmente alcuni lettori lo sanno già: a Buenos Aires, nel 1996, un’Ostia consacrata si sarebbe trasformata in sangue e carne. A confermarlo, anche se mai ufficialmente, sarebbe stato stato l’Arcivescovo Bergoglio, oggi Papa Francesco.Il 18 agosto di quell’anno, un prete di nome Alejandro Pezet, mentre distribuiva le Comunioni, fu avvertito da una donna che qualcuno aveva gettato una particola su un candelabro, nel retro della chiesa. Il sacerdote raccolse l’Ostia, che era tutta sporca, e la mise in un contenitore pieno d’acqua e depose il tutto nel tabernacolo – pare – in attesa che il dischetto di acqua e farina si sciogliesse (sembra si faccia così in questo casi, chiederei conferma a chi ne sa). Otto giorni dopo, il 26 agosto, il sacerdote vide che l’Ostia nel tabernacolo, lungi dall’essersi disciolta, s’era tramutata in una sostanza sanguinolenta. Il cardinale Bergoglio, avvertito, dispose di far fotografare l’oggetto: le foto furono scattate il 6 settembre da un fotografo professionista e indipendente. Poi la particola fu riposta nel tabernacolo e lì è rimasta per anni, senza che la cosa si sapesse.Tre anni dopo, dato che la materia non si era ancora decomposta, il cardinal Bergoglio incaricò un medico che già s’era occupato di fenomeni preternaturali, Ricardo Castanon, di prelevare un campione del materiale per farlo esaminare. Il prelievo avvenne il 5 ottobre 1999 davanti a rappresentanti del Cardinale. I campioni furono analizzati da un laboratorio di Buenos Aires, che decretò: si tratta di muscolo di cuore umano, con globuli bianchi ed emoglobina. La cosa che attrasse l’attenzione dell’analista di laboratorio fu questa: che il lacerto di muscolo cardiaco ancora batteva ritmicamente mentre era sotto il microscopio, come se fosse ancora vivente. Ed erano passati già tre anni dalla prima manifestazione del fenomeno.Il prodigio eucaristico a Buenos Aires.

    Nel 2002, il dottor Castanon pensa di inviare i campioni anche a New York, al laboratorio di Frederick Zugibe: un luminare della medicina forense e della cardiologia, a quel che appare dalla sua biografia sul web.Il laboratorio non fu informato che il reperto era, all’origine, una particola di pane consacrato. «Il campione è muscolo cardiaco, parete del ventricolo sinistro, vicino alle valvole», ha dichiarato l’analisi. Il professor Zugibe ha aggiunto: «È il cuore di una persona che è stata molto maltrattata; il cuore porta lesioni che dicono che è stata colpita duramente, è stata torturata».Il professor Zugibe chiese al dottor Castanon: «Mi deve spiegare come ha tolto il cuore da una persona che era viva al momento del prelievo, come dimostra il fatto che mentre lo esaminavo la muscolatura pulsava ancora, e il reperto contiene ancora tanti globuli bianchi i quali muoiono pochi minuti dopo essere tolti da un organismo vivente». Solo allora gli è stato rivelato che quella era una particola, trasformatasi in tessuto umano molti anni prima. (9)
    Cercano il divino altrove. Non s’accorgono che è dinanzi a noi

    “Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”

    Per concludere degnamente questa carrellata di miracoli eucaristici non posso non pensare ai tanti che, pur dichiarandosi cattolici, hanno rinunciato all’Eucaristia per andare a cercare “dio” altrove, nelle altre religioni.È probabile che questi cattolici non lo siano mai stati perchè chi ha davvero sperimentato la fede nella Presenza reale non può rinunciarvi più: è come se dopo aver trovato un diamante prezioso ci si ostini ad esibire uno falso.Al di là dei singoli fatti che abbiamo narrato e che sono davvero una piccola parte di quelli tramandati, resta un dono prezioso: Dio, per non lasciarci naufragare in questa valle di lacrime, ci viene incontro con la Sua vera Presenza e non spiritualmente come certo clero oggi va dicendo e insegnando.Di miracoli Eucaristici ne avvengono ancora oggi. Non è il miracolo che manca o è venuto meno, ma la fede degli uomini, senza dimenticare la profetica e severa domanda del Cristo: «Ma il figlio dell’uomo quando verrà troverà la fede sulla terra?» (Lc. 18,8). Cos’altro deve ancora fare, e che non abbia fatto, di potente questo Dio, affinchè possiamo crederGli?Note

    1) Cardinale Angelo Comastri: Veglia di preghiera con i giovani – 24 marzo 20012) Paolo VI Mysterium fidei; Giovanni Paolo II Ecclesia de Eucharistia; Benedetto XVI Sacramentum Caritatis.3) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, L’evidenza del Mistero Eucaristico nel miracolo di Boxtel, CulturaCattolica.it ©4) si legga l’articolo postato qui nel sito: Pasque di sangue5) Tratto da J. Ladame – R. Duvin, I miracoli Eucaristici, Roma, Ed. Dehoniane, 1995, 202-204. Consultabile su floscarmeli.org6) Tratto da hostiedumiracle.free.fr7) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, La presenza permanente nel miracolo di Patierno (Na), CulturaCattolica.it ©8) Tratto da Riva, Sr. Maria Gloria, La Presenza Reale nel miracolo eucaristico di Caravaca, CulturaCattolica.it ©9) Tratto da Miracolo Eucaristico a Buenos Aires, quando Papa Francesco era Cardinale, La Madre della Chiesa © traduzione dell’articolo di ks. Mieczysław Piotrowski TChr, Eucharistic Miracle in Buenos Aires in Love One Another! Milujcie sie!© riportato anche dal Blog di Antonio Socci

    Vedete? Non vi ho lasciati orfani. La Presenza Reale, i grandi miracoli eucaristici | Papalepapale.com
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  3. #3
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Estremamente interessante, una lista assai aggiornata dei miracoli Eucaristici avvenuti nel mondo:

    http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/
    Ultima modifica di Miles; 18-06-14 alle 16:38
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  4. #4
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    la scienza nelle ultime analisi ha confermato di fatto la presenza reale di Cristo nell'Eucarestia con il miracolo di Buenos Aires è aperta ad alcuni, ma minimi margini di errore, ma sono appunto minimi

    e da questo sembrerebbe che anche la Sindone sia davvero il lenzuolo che avvolse Gesù dopo la sua morte stando alle comparazioni del DNA
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  5. #5
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Da mettere in rilievo che me lo gusrderei con calma...
    ϟ qualis vibrans


  6. #6
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    la scienza nelle ultime analisi ha confermato di fatto la presenza reale di Cristo nell'Eucarestia con il miracolo di Buenos Aires è aperta ad alcuni, ma minimi margini di errore, ma sono appunto minimi

    e da questo sembrerebbe che anche la Sindone sia davvero il lenzuolo che avvolse Gesù dopo la sua morte stando alle comparazioni del DNA
    Paradossalmente studiando un po' le vicende connesse a Lourdes e Fatima i primi a fare "gli avvocati del Diavolo" sono stati vescovi, preti e Curia Romana. E doverosamente aggiungo.
    Un miracolo è un intervento diretto di Dio, perché gli uomini si sveglino dal torpore. Il che implica che la missione Sacerdotale o la Fede stanno vacillando (ci posso essere anche altre concause, ovviamente)
    Una parte non piccola dei miracoli Eucaristici (tra i vari , Bolsena, Lanciano, O Cebreiro) nasce proprio da una mancanza di Fede nella presenza reale da parte del Sacerdote celebrante.
    Quando si ha bisogno di segni, vuol dire che qualcosa non va.
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  7. #7
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    purtroppo è vero, Gesù ci insegna che prima di tutto bisogna avere fiducia

    ma la verità è che siamo tutti San Tommaso, anche io nel passato lo sono stato e ho voluto questi segni
    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  8. #8
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    purtroppo è vero, Gesù ci insegna che prima di tutto bisogna avere fiducia

    ma la verità è che siamo tutti San Tommaso, anche io nel passato lo sono stato e ho voluto questi segni
    Quello che mi domando (è una riflessione non rara nella Chiesa) è il perché , in un certo momento, ad una certa latitudine e di fronte ad un testimone rispetto che ad un altro il Miracolo è stato operato.
    Non per niente scritturalmente si parla di "segni dei tempi".
    Tu sai , quando avvenne il miracolo di Buenos Aires, chi era il vescovo di quella città e de facto titolare dell'inchiesta di accertamento?
    Preferisco di no.

  9. #9
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    (Gv 3, 20-21)
    Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio

  10. #10
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    Predefinito Re: "Vedete ? non vi ho lasciati soli" Presenza Reale e miracoli Eucaristici

    Citazione Originariamente Scritto da Haxel Visualizza Messaggio
    La mia era una domanda retorica....
    Abbiamo un Pontefice che non possiamo limitarci a dire "Crede".
    Ne abbiamo uno che ha visto e toccato.
    Preferisco di no.

 

 

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