Lascio perdere la discussione sul fondamentalismo economico, ormai luogo di uno sterile regolamento di conti (ma a senso unico, cioè diventa una agressione) contro il sottoscritto. Ripeto: non ho mai attaccato nessuno sul piano personale e non ho mai avuto intenzione di farlo, non perché non mi interesso delle persone ma perché discutere il piano personale su un forum di politica non ha senso; per il piano personale c'è l'incontro nella "vita reale", tanto è vero che tale incontro lo avevo già ideato anni fa. Chi voleva vedermi mi ha visto, e s'è visto anche come, pur essendo scorso tanto tempo, non sono mai andato contro il volere generale che era di non buttare in mezzo ai nostri disaccordi argomenti nati da questi incontri.
Adesso basta con questa polemica.
I. Assodato che nel regime oligarchico occidentale – la cosidetta democrazia – la fonte di ogni "estremismo" va cercata nella questione sociale ; dato che, d'altra parte, la teoria comunista è quella che istituisce la questione sociale come principio del suo sforzo di comprensione ; viene da chiederci, naturalmente, come si puo essere fascisti o islamisti anziché comunisti.
Ovviamente una domanda del genere comprende tante problematiche, ognuna delle queli chiama una risposta specifica. Ma qui vogliamo concentrarci su quel chi ci sembra il punto essenziale : la questione identitaria, legata alla appartenenza.
II. Chi conosce lo stato della questione in Francia sa che, spesso, si sente dire dei ciofani delle perifierie che non sono o non si vogliono integrare.
Integrare a cosa ? A quale comunità, a quale appartenenza ci si riferisce, se non alla comunità del soldo, quindi alla pratica del consumo ? Ci pare chiaro che in fondo quel che viene rimproverato ai ciofani in particolare, e ai poveri in generale, dovrebbe venir rimproverato al modo di produzione, perché è in questa sede, e non nella testa infelice del ciofane proletario, che si produce l'umanità di troppo, la gioventù inutile allo scambismo, la gioventù di cui non si sa cosa fare se non buttarla in galera quando alza troppo la voce.
III. Ora quando ti dicono che sei di troppo, che non c'è posto per te, cosa fai ? Per cominciare t'inventi un mondo dove c'è posto per te, e poi, quando tale invenzione giunge ad una massa critica, si da inizio ai lavori pratici.
Arriviamo al punto in cui si risponde alla domanda di partenza : se l'invenzione del mondo inclusivo conosce la sua madre contradditoria, cioè il modo di produzione capitalista e la logica di questo che produce umanità di troppo, allora ne consegue che va cercandosi un altra madre, cioè un modo di produzione nel quale l'umanità non puo essere di troppo. Se invece non conosce sua madre, allora cerca una convivenza che sia attuabile, da subito, con il capitalismo.
IV. Fascismo ed islamismo non sanno di chi sono figli, quindi la problematica dell'essere di troppo sbocca in una comunità umana incompiuta e limitata (importanza della frontiera, tematica delle differenze, ecc.). Vengono mobilitati elementi di vecchia appartenenza, in una mobilitazione che da canto suo s'iscrive interamente nella post-modernità. Insolubile contraddizione dell'islamista che rifiuta tutto dell'islamicità dei propri genitori, contraddizione del fascista che dice Europa o Italia o Razza quando invece tutti questi concetti, altro che baluardi della tradizione, sono prodotti nel loro contenuto dalla stessa modernità che conosce oggi la sua crisi.
Eppure tale contraddizione possiede comunque una forza di seduzione molto potente, che risiede nella capacità di offrire, da subito, quindi senza aspettare il superamento del modo di produzione, una riconoscenza, una appartenenza, una identità.
V. Direi allora che c'è da aspettarsi che per i pochi anni da venire fascismo ed islamismo si prendono tutta la scena. E giù con le guerre, le dittature, la distruzione.
Poi passano gli anni, e i problemi stanno sempre là, sotto le bandiere i canti i raduni i discorsi i miti ecc. Nell'ombra di un mondo che si rovina, i pochi che hanno conosciuto il vero di questo mondo lavorano discretamente. Cioè sono lavorati da un processo inarrestabile, che spinge una madre cattiva verso il suo ultimo sospiro. C'è una talpa diceva Carlo. C'è una mamma nuova, diciamo noi, che si sveglia, come la bella addormentata della nostra infanzia, ma non più nel castello del signore, ma nella sede del partito comunista. Questa è la storia del nostro futuro. Ed è una bella storia, perché fonda una identità, una appartenenza, non più contradditoria.




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