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  1. #1
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    Predefinito sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    ho visto l'intervista del parroco dove parla che quel percorso e quella giravolta della statua fanno parte di una tradizione trentennale e che ha il significato di salutare alcuni alcuni quartieri non raggiungibili.
    non so se sia vero o falso.
    ma una cosa la posso dire: nelle nostre processioni è consuetudine che la statua ad un certo punto della processione venga girata per salutare un dato quartiere.
    ad es. nella processione della festa di S. Francesco di Paola ad un certo punto la statua fa una giravolta per salutare i quartieri che stanno al di fuori dell'arco che contrassegna il paese vecchio.

    Oppido Mamertina, il parroco: "Tornassi indietro, annullerei la processione" - Repubblica Tv - la Repubblica.it

  2. #2
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Magari la verità sta nel mezzo: la fermata era prevista dal programma, ma forse qualcuno ha voluto dare esplicitamente un significato particolare a questo gesto, tale da indurre i Carabinieri (che presumibilmente sono presenti sempre, dunque erano in grado di distinguere tra il normale svolgimento della processione ed episodi che ne travalicavano il senso) a uscire dal corteo e prendere nota dell'anomalia.
    Del resto, in molti comuni della Campania coloro che sono incaricati di portare il Santo hanno poco a che vedere con la vita della parrocchia, e spesso hanno più familiarità con le organizzazioni criminali: i parroci, in questo senso, possono purtroppo fare ben poco.

  3. #3
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Citazione Originariamente Scritto da Vanvitelli Visualizza Messaggio
    Magari la verità sta nel mezzo: la fermata era prevista dal programma, ma forse qualcuno ha voluto dare esplicitamente un significato particolare a questo gesto, tale da indurre i Carabinieri (che presumibilmente sono presenti sempre, dunque erano in grado di distinguere tra il normale svolgimento della processione ed episodi che ne travalicavano il senso) a uscire dal corteo e prendere nota dell'anomalia.
    Del resto, in molti comuni della Campania coloro che sono incaricati di portare il Santo hanno poco a che vedere con la vita della parrocchia, e spesso hanno più familiarità con le organizzazioni criminali: i parroci, in questo senso, possono purtroppo fare ben poco.

    perchè possono fare poco?
    non spetta a loro l'ultima parola?

  4. #4
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    perchè possono fare poco?
    non spetta a loro l'ultima parola?
    Generalmente, l'organizzazione delle processioni e delle feste patronali spetta a un comitato o a una confraternita, la quale può arrivare ad avere poteri superiori a quelli della parrocchia. Il parroco può esortare a non snaturare il senso della festa, può al limite dissociarsi (provocando peraltro polemiche e tafferugli a non finire), ma non può stabilire il percorso e le modalità del rito.

  5. #5
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    E VAI CON I NOSTRI INTELLETTUALINI BEN STIPENDIATI DALLO STATO ITALIANO: leggete questo arco di scienza

    Vito Teti 8 luglio 2014

    Tutta la Calabria è come Oppido Mamertina



    Il j'accuse di uno dei più importanti intellettuali calabresi: «Per dare speranza alla regione bisogna partire da questa scomoda verità»
    Tweet

    C’è una cappa mediatica e un’opa identitaria angusta sulla Calabria. Te ne accorgi quando vai fuori, in Italia e all’estero, e provi un senso di sollievo, misto ad amarezza, nel non leggere (su carta o su tanti siti web) commenti, riflessioni, retoriche identitarie che affossano la nostra regione, ne annullano il senso critico, un vero e problematico, sofferto, sentimento dell’appartenenza, incoraggiano alla lamentela, al rivendicazionismo immotivato, al rifiuto di ogni assunzione di responsabilità.

    C’è un cerchio che non è nemmeno magico – non esistono leader autorevoli o progetti consapevoli cui legarsi – ma è soltanto una prigione, una trappola, un sotterraneo senza uscita. È fatto da commentatori, studiosi, giornalisti che, più o meno in buona fede, più o meno consapevolmente, più o meno legati tra di loro, si fanno portavoce di una calabresità pelosa. Siamo in presenza delle piccole vedette dell’identità proclamata, risentita, rancorosa, reattiva, mai propositiva, per qualcosa.

    Provo a riassumere, in maniera riduttiva e schematica, le “tesi” che mi capita leggere su giornali, riviste, siti, facebook – che ormai stancano e sono anche illeggibili, nella loro ripetitività, nella loro inconsistenza analitica, nella loro incapacità di sguardo prospettico e di alimentare speranza a partire dal sé e non da quello che dicono gli altri. Cosa sostengono i portavoce dell’identità assediata? 1. La Calabria è oggetto di attacchi, incomprensioni, calunnie esterne e questo spiega la sua “arretratezza”, la sua marginalità. 2. Il problema della Calabria non è la ‘ndrangheta, non è la malapolitica, non sono i calabresi, ma sono gli altri, la stampa del Nord, chi non comprende una regione bella e ricca, accogliente ed ospitale. 3. La ‘ndrangheta del passato aveva dei valori popolari ed era anche risposta all’aggressione dei colonizzatori esterni. 4. La ‘ndrangheta è una continuazione del brigantaggio ed esprimeva anche i sentimenti di giustizia delle popolazioni. 5. Tutti i guai della Calabria e del Sud cominciano con l’unificazione nazionale: prima c’era l’Eden, lo “sviluppo”, la primitività genuina, adesso tutto è stato corrotto dagli altri, dai forestieri, dai nemici esterni. Come se la Calabria e il Sud non avesse partecipato, con i suoi ceti politici e dirigenti, al degrado, all’avvelenamento, alla corruzione del Sud e dell’intero paese. Come se scempi urbanistici, mancanza di tutela del territorio, incuria e incompiutezze, macerie e degradi non avessero visto come protagonisti interessati quanti poi piangono per la sfortunata e incompresa regione.

    Potrei continuare a segnalare revisionismi localistici, letture infondate, asserzioni indimostrabili, affermazioni superficiali. Potrei ricordare come queste versioni tendono, di fatto, a legittimare la ’ndrangheta, a dare sempre alibi a “noi” contro gli altri, a occultare scempi e devastazioni compiute dai calabresi. La colpa è degli altri; la salvezza è all’indietro, nel buon tempo antico; noi calabresi siamo quasi “geneticamente” (razzismo alla rovescia) buoni, accoglienti e ospitali e siamo stati rovinati dagli altri: i piemontesi, lo Stato, il Nord, i partiti nazionali. La colpa non è della ‘ndrangheta, della politica clientelare, dei professionisti collusi, organici, capi clan, di gente asservita e che non si indigna. No, la colpa è assegnata a chi non ci comprende, a chi segnala le malefatte dei locali, a chi denuncia quotidianamente le ombre e le responsabilità delle popolazioni.

    Giudici, studiosi, giornalisti seri che amano questa terra, ma non possono tacere, non possono assistere silenziosi non solo a questo degrado, ma anche alle spiegazioni che ne vengono date, spesso sono stati considerati traditori e calunniatori della loro terra, alla quale hanno dedicato, magari, una vita e, spesso, la vita. Il bersaglio dichiarato di molti commentatori è a volte la retorica dell’antimafia. Ora che l’antimafia abbia partorito anche interessi, spazi di potere, collocazione e visibilità poco edificanti, è sotto gli occhi di tutti. Ma ridurre l’opposizione vera alla criminalità sempre e comunque come un gioco di potere complementare alla delinquenza, diventa ingeneroso, calunnioso, pericoloso per quei giovani che non vogliono tacere, per magistrati e forze dell’ordine che sono in prima linea nel contrasto alla criminalità, per intellettuali, professionisti, gente comune che vivono nel rispetto delle regole, onestamente, e sono in prima linea nella difesa della legalità.

    La parolina magica che accomuna tanti “maestri del pensiero”, notisti, fondisti è “garantismo” come se il garantismo possa diventare uno slogan, un invito ad assolvere i criminali e i loro sodali e sostenitori, e non una pratica democratica, una conquista civile e illuminata, valida sempre e per tutti. E invece i predicatori del garantismo sono garantisti con i giudici indagati e condannati, mai con i magistrati che contrastano il crimine, rischiando la vita, quotidianamente. Il garantismo è per quella Chiesa perdonista e predicatoria e non per quei parroci coraggiosi e veri che contrastano, nei fatti, non solo a parole, la criminalità e invitano alla legalità. Il garantismo è per gli imprenditori che rubano il danaro pubblico, sciupano i fondi europei, si arricchiscono nel giro di pochi mesi e mai per i giovani senza lavoro e che perdono il lavoro.

    Il garantismo è sempre per i carnefici, mai per le vittime. Le garanzie vengono invocate, anche giustamente, per ogni cittadino, ma ci sono cittadini più degli altri. Se qualcuno ha commesso un reato, può stare più tranquillo di chi lo ha subito.

    Adesso – dopo silenzi e omissioni della Chiesa – la presa di posizione e le parole profonde e vere del Papa mostrano che il Re è nudo, che non basta coprirlo con piccoli pannicelli sporchi, con commenti che ubbidiscono a interessi più o meno palesi, o semplicemente a bisogno di visibilità, al gioco di spararla grossa, ad analisi in cui si sostiene tutto e il contrario di tutto, a commenti nei quali, in maniera schizofrenica, si passa dall’indignazione parolaia estrema all’autoassoluzione più vergognosa. Adesso quanto accade ad Oppido – ma c’era bisogno di Oppido? Non bastavano i fatti di Sant’Onofrio e Polsi, le analisi e le descrizioni, pure di Sales, Saviano, Gratteri, Nicaso, Ciconte, Albanese, Baldassarro, Comito e tanti altri? – ci dice quanto radicate siano l’assuefazione, l’apatia, la confusione. C’era bisogno della voce di papa Bergoglio per fare capire come non sia possibile più nascondersi, ammiccare, giocare con revisionismi, informare in maniera tendenziosa, cedere alla lamentela. Credo che in molti dovrebbero almeno tacersi ed evitare, adesso, di dirci quanto ha ragione Papa Francecso e anche fare finta di stupirsi per Oppido. Tutta la Calabria, senza per questo dimenticarne bellezze e grandezza, generosità e slanci, è, purtroppo, in maniera diversa, una grande Oppido. Da qui bisogna partire, da questa dolente constatazione, da questa scomoda verità, se si vuole dare, davvero, speranza a questa terra.

    L’autore è antropologo dell’Università della Calabria. Il suo ultimo libro è Maledetto Sud (Einaud
    i)
    Ultima modifica di uqbar; 09-07-14 alle 19:09

  6. #6
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
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    Vito Teti 8 luglio 2014

    Tutta la Calabria è come Oppido Mamertina



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    C’è una cappa mediatica e un’opa identitaria angusta sulla Calabria. Te ne accorgi quando vai fuori, in Italia e all’estero, e provi un senso di sollievo, misto ad amarezza, nel non leggere (su carta o su tanti siti web) commenti, riflessioni, retoriche identitarie che affossano la nostra regione, ne annullano il senso critico, un vero e problematico, sofferto, sentimento dell’appartenenza, incoraggiano alla lamentela, al rivendicazionismo immotivato, al rifiuto di ogni assunzione di responsabilità.

    C’è un cerchio che non è nemmeno magico – non esistono leader autorevoli o progetti consapevoli cui legarsi – ma è soltanto una prigione, una trappola, un sotterraneo senza uscita. È fatto da commentatori, studiosi, giornalisti che, più o meno in buona fede, più o meno consapevolmente, più o meno legati tra di loro, si fanno portavoce di una calabresità pelosa. Siamo in presenza delle piccole vedette dell’identità proclamata, risentita, rancorosa, reattiva, mai propositiva, per qualcosa.

    Provo a riassumere, in maniera riduttiva e schematica, le “tesi” che mi capita leggere su giornali, riviste, siti, facebook – che ormai stancano e sono anche illeggibili, nella loro ripetitività, nella loro inconsistenza analitica, nella loro incapacità di sguardo prospettico e di alimentare speranza a partire dal sé e non da quello che dicono gli altri. Cosa sostengono i portavoce dell’identità assediata? 1. La Calabria è oggetto di attacchi, incomprensioni, calunnie esterne e questo spiega la sua “arretratezza”, la sua marginalità. 2. Il problema della Calabria non è la ‘ndrangheta, non è la malapolitica, non sono i calabresi, ma sono gli altri, la stampa del Nord, chi non comprende una regione bella e ricca, accogliente ed ospitale. 3. La ‘ndrangheta del passato aveva dei valori popolari ed era anche risposta all’aggressione dei colonizzatori esterni. 4. La ‘ndrangheta è una continuazione del brigantaggio ed esprimeva anche i sentimenti di giustizia delle popolazioni. 5. Tutti i guai della Calabria e del Sud cominciano con l’unificazione nazionale: prima c’era l’Eden, lo “sviluppo”, la primitività genuina, adesso tutto è stato corrotto dagli altri, dai forestieri, dai nemici esterni. Come se la Calabria e il Sud non avesse partecipato, con i suoi ceti politici e dirigenti, al degrado, all’avvelenamento, alla corruzione del Sud e dell’intero paese. Come se scempi urbanistici, mancanza di tutela del territorio, incuria e incompiutezze, macerie e degradi non avessero visto come protagonisti interessati quanti poi piangono per la sfortunata e incompresa regione.

    Potrei continuare a segnalare revisionismi localistici, letture infondate, asserzioni indimostrabili, affermazioni superficiali. Potrei ricordare come queste versioni tendono, di fatto, a legittimare la ’ndrangheta, a dare sempre alibi a “noi” contro gli altri, a occultare scempi e devastazioni compiute dai calabresi. La colpa è degli altri; la salvezza è all’indietro, nel buon tempo antico; noi calabresi siamo quasi “geneticamente” (razzismo alla rovescia) buoni, accoglienti e ospitali e siamo stati rovinati dagli altri: i piemontesi, lo Stato, il Nord, i partiti nazionali. La colpa non è della ‘ndrangheta, della politica clientelare, dei professionisti collusi, organici, capi clan, di gente asservita e che non si indigna. No, la colpa è assegnata a chi non ci comprende, a chi segnala le malefatte dei locali, a chi denuncia quotidianamente le ombre e le responsabilità delle popolazioni.

    Giudici, studiosi, giornalisti seri che amano questa terra, ma non possono tacere, non possono assistere silenziosi non solo a questo degrado, ma anche alle spiegazioni che ne vengono date, spesso sono stati considerati traditori e calunniatori della loro terra, alla quale hanno dedicato, magari, una vita e, spesso, la vita. Il bersaglio dichiarato di molti commentatori è a volte la retorica dell’antimafia. Ora che l’antimafia abbia partorito anche interessi, spazi di potere, collocazione e visibilità poco edificanti, è sotto gli occhi di tutti. Ma ridurre l’opposizione vera alla criminalità sempre e comunque come un gioco di potere complementare alla delinquenza, diventa ingeneroso, calunnioso, pericoloso per quei giovani che non vogliono tacere, per magistrati e forze dell’ordine che sono in prima linea nel contrasto alla criminalità, per intellettuali, professionisti, gente comune che vivono nel rispetto delle regole, onestamente, e sono in prima linea nella difesa della legalità.

    La parolina magica che accomuna tanti “maestri del pensiero”, notisti, fondisti è “garantismo” come se il garantismo possa diventare uno slogan, un invito ad assolvere i criminali e i loro sodali e sostenitori, e non una pratica democratica, una conquista civile e illuminata, valida sempre e per tutti. E invece i predicatori del garantismo sono garantisti con i giudici indagati e condannati, mai con i magistrati che contrastano il crimine, rischiando la vita, quotidianamente. Il garantismo è per quella Chiesa perdonista e predicatoria e non per quei parroci coraggiosi e veri che contrastano, nei fatti, non solo a parole, la criminalità e invitano alla legalità. Il garantismo è per gli imprenditori che rubano il danaro pubblico, sciupano i fondi europei, si arricchiscono nel giro di pochi mesi e mai per i giovani senza lavoro e che perdono il lavoro.

    Il garantismo è sempre per i carnefici, mai per le vittime. Le garanzie vengono invocate, anche giustamente, per ogni cittadino, ma ci sono cittadini più degli altri. Se qualcuno ha commesso un reato, può stare più tranquillo di chi lo ha subito.

    Adesso – dopo silenzi e omissioni della Chiesa – la presa di posizione e le parole profonde e vere del Papa mostrano che il Re è nudo, che non basta coprirlo con piccoli pannicelli sporchi, con commenti che ubbidiscono a interessi più o meno palesi, o semplicemente a bisogno di visibilità, al gioco di spararla grossa, ad analisi in cui si sostiene tutto e il contrario di tutto, a commenti nei quali, in maniera schizofrenica, si passa dall’indignazione parolaia estrema all’autoassoluzione più vergognosa. Adesso quanto accade ad Oppido – ma c’era bisogno di Oppido? Non bastavano i fatti di Sant’Onofrio e Polsi, le analisi e le descrizioni, pure di Sales, Saviano, Gratteri, Nicaso, Ciconte, Albanese, Baldassarro, Comito e tanti altri? – ci dice quanto radicate siano l’assuefazione, l’apatia, la confusione. C’era bisogno della voce di papa Bergoglio per fare capire come non sia possibile più nascondersi, ammiccare, giocare con revisionismi, informare in maniera tendenziosa, cedere alla lamentela. Credo che in molti dovrebbero almeno tacersi ed evitare, adesso, di dirci quanto ha ragione Papa Francecso e anche fare finta di stupirsi per Oppido. Tutta la Calabria, senza per questo dimenticarne bellezze e grandezza, generosità e slanci, è, purtroppo, in maniera diversa, una grande Oppido. Da qui bisogna partire, da questa dolente constatazione, da questa scomoda verità, se si vuole dare, davvero, speranza a questa terra.

    L’autore è antropologo dell’Università della Calabria. Il suo ultimo libro è Maledetto Sud (Einaud
    i)
    ome sono bravi questi nostri intellettualini! E pensare che fino a qualche anno fa, NON era la chiesa, ma piuttosto era lo STATO ITALIANO tra servizi segreti, massonerie, gladio etc. etc. a prostrarsi davanti le mafie. Una storia che ha inizio nel 1860 quando i gruppi criminali del sud (che poi presero il nome di mafia) e i terroristi del nord guidati da garibaldi fecero l'unità di italia - storia proseguita con lo sbarco alleato in sicilia che sempre con l'aiuto della mafia liberò l'italia dal fascismo. E di fronte a tale sconquasso storico ora questi intellettualini nostrani si stracciano le vesti per quattro vecchiette che fanno una processione in uno sperduto paesino dell'aspromonte .... maddaiiiiiiii!!!!

  7. #7
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

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    Vito Teti 8 luglio 2014

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    C’è una cappa mediatica e un’opa identitaria angusta sulla Calabria. Te ne accorgi quando vai fuori, in Italia e all’estero, e provi un senso di sollievo, misto ad amarezza, nel non leggere (su carta o su tanti siti web) commenti, riflessioni, retoriche identitarie che affossano la nostra regione, ne annullano il senso critico, un vero e problematico, sofferto, sentimento dell’appartenenza, incoraggiano alla lamentela, al rivendicazionismo immotivato, al rifiuto di ogni assunzione di responsabilità.

    C’è un cerchio che non è nemmeno magico – non esistono leader autorevoli o progetti consapevoli cui legarsi – ma è soltanto una prigione, una trappola, un sotterraneo senza uscita. È fatto da commentatori, studiosi, giornalisti che, più o meno in buona fede, più o meno consapevolmente, più o meno legati tra di loro, si fanno portavoce di una calabresità pelosa. Siamo in presenza delle piccole vedette dell’identità proclamata, risentita, rancorosa, reattiva, mai propositiva, per qualcosa.

    Provo a riassumere, in maniera riduttiva e schematica, le “tesi” che mi capita leggere su giornali, riviste, siti, facebook – che ormai stancano e sono anche illeggibili, nella loro ripetitività, nella loro inconsistenza analitica, nella loro incapacità di sguardo prospettico e di alimentare speranza a partire dal sé e non da quello che dicono gli altri. Cosa sostengono i portavoce dell’identità assediata? 1. La Calabria è oggetto di attacchi, incomprensioni, calunnie esterne e questo spiega la sua “arretratezza”, la sua marginalità. 2. Il problema della Calabria non è la ‘ndrangheta, non è la malapolitica, non sono i calabresi, ma sono gli altri, la stampa del Nord, chi non comprende una regione bella e ricca, accogliente ed ospitale. 3. La ‘ndrangheta del passato aveva dei valori popolari ed era anche risposta all’aggressione dei colonizzatori esterni. 4. La ‘ndrangheta è una continuazione del brigantaggio ed esprimeva anche i sentimenti di giustizia delle popolazioni. 5. Tutti i guai della Calabria e del Sud cominciano con l’unificazione nazionale: prima c’era l’Eden, lo “sviluppo”, la primitività genuina, adesso tutto è stato corrotto dagli altri, dai forestieri, dai nemici esterni. Come se la Calabria e il Sud non avesse partecipato, con i suoi ceti politici e dirigenti, al degrado, all’avvelenamento, alla corruzione del Sud e dell’intero paese. Come se scempi urbanistici, mancanza di tutela del territorio, incuria e incompiutezze, macerie e degradi non avessero visto come protagonisti interessati quanti poi piangono per la sfortunata e incompresa regione.

    Potrei continuare a segnalare revisionismi localistici, letture infondate, asserzioni indimostrabili, affermazioni superficiali. Potrei ricordare come queste versioni tendono, di fatto, a legittimare la ’ndrangheta, a dare sempre alibi a “noi” contro gli altri, a occultare scempi e devastazioni compiute dai calabresi. La colpa è degli altri; la salvezza è all’indietro, nel buon tempo antico; noi calabresi siamo quasi “geneticamente” (razzismo alla rovescia) buoni, accoglienti e ospitali e siamo stati rovinati dagli altri: i piemontesi, lo Stato, il Nord, i partiti nazionali. La colpa non è della ‘ndrangheta, della politica clientelare, dei professionisti collusi, organici, capi clan, di gente asservita e che non si indigna. No, la colpa è assegnata a chi non ci comprende, a chi segnala le malefatte dei locali, a chi denuncia quotidianamente le ombre e le responsabilità delle popolazioni.

    Giudici, studiosi, giornalisti seri che amano questa terra, ma non possono tacere, non possono assistere silenziosi non solo a questo degrado, ma anche alle spiegazioni che ne vengono date, spesso sono stati considerati traditori e calunniatori della loro terra, alla quale hanno dedicato, magari, una vita e, spesso, la vita. Il bersaglio dichiarato di molti commentatori è a volte la retorica dell’antimafia. Ora che l’antimafia abbia partorito anche interessi, spazi di potere, collocazione e visibilità poco edificanti, è sotto gli occhi di tutti. Ma ridurre l’opposizione vera alla criminalità sempre e comunque come un gioco di potere complementare alla delinquenza, diventa ingeneroso, calunnioso, pericoloso per quei giovani che non vogliono tacere, per magistrati e forze dell’ordine che sono in prima linea nel contrasto alla criminalità, per intellettuali, professionisti, gente comune che vivono nel rispetto delle regole, onestamente, e sono in prima linea nella difesa della legalità.

    La parolina magica che accomuna tanti “maestri del pensiero”, notisti, fondisti è “garantismo” come se il garantismo possa diventare uno slogan, un invito ad assolvere i criminali e i loro sodali e sostenitori, e non una pratica democratica, una conquista civile e illuminata, valida sempre e per tutti. E invece i predicatori del garantismo sono garantisti con i giudici indagati e condannati, mai con i magistrati che contrastano il crimine, rischiando la vita, quotidianamente. Il garantismo è per quella Chiesa perdonista e predicatoria e non per quei parroci coraggiosi e veri che contrastano, nei fatti, non solo a parole, la criminalità e invitano alla legalità. Il garantismo è per gli imprenditori che rubano il danaro pubblico, sciupano i fondi europei, si arricchiscono nel giro di pochi mesi e mai per i giovani senza lavoro e che perdono il lavoro.

    Il garantismo è sempre per i carnefici, mai per le vittime. Le garanzie vengono invocate, anche giustamente, per ogni cittadino, ma ci sono cittadini più degli altri. Se qualcuno ha commesso un reato, può stare più tranquillo di chi lo ha subito.

    Adesso – dopo silenzi e omissioni della Chiesa – la presa di posizione e le parole profonde e vere del Papa mostrano che il Re è nudo, che non basta coprirlo con piccoli pannicelli sporchi, con commenti che ubbidiscono a interessi più o meno palesi, o semplicemente a bisogno di visibilità, al gioco di spararla grossa, ad analisi in cui si sostiene tutto e il contrario di tutto, a commenti nei quali, in maniera schizofrenica, si passa dall’indignazione parolaia estrema all’autoassoluzione più vergognosa. Adesso quanto accade ad Oppido – ma c’era bisogno di Oppido? Non bastavano i fatti di Sant’Onofrio e Polsi, le analisi e le descrizioni, pure di Sales, Saviano, Gratteri, Nicaso, Ciconte, Albanese, Baldassarro, Comito e tanti altri? – ci dice quanto radicate siano l’assuefazione, l’apatia, la confusione. C’era bisogno della voce di papa Bergoglio per fare capire come non sia possibile più nascondersi, ammiccare, giocare con revisionismi, informare in maniera tendenziosa, cedere alla lamentela. Credo che in molti dovrebbero almeno tacersi ed evitare, adesso, di dirci quanto ha ragione Papa Francecso e anche fare finta di stupirsi per Oppido. Tutta la Calabria, senza per questo dimenticarne bellezze e grandezza, generosità e slanci, è, purtroppo, in maniera diversa, una grande Oppido. Da qui bisogna partire, da questa dolente constatazione, da questa scomoda verità, se si vuole dare, davvero, speranza a questa terra.

    L’autore è antropologo dell’Università della Calabria. Il suo ultimo libro è Maledetto Sud (Einaud
    i)
    A me questo articolo sembra abbastanza convincente; anzi, mi verrebbe da aggiungere, non tutta la Calabria, ma tutto il Sud, in qualche modo, è Oppido Mamertina! Una terra meravigliosa, generosa, piena di fascino e di storia, che inspiegabilmente si lascia quotidianamente umiliare e che, al momento in cui i nodi vengono al pettine, preferisce difendere a spada tratta coloro che la mortificano, invece di ribellarsi e tornare padrona della propria dignità.

  8. #8
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Citazione Originariamente Scritto da Vanvitelli Visualizza Messaggio
    A me questo articolo sembra abbastanza convincente; anzi, mi verrebbe da aggiungere, non tutta la Calabria, ma tutto il Sud, in qualche modo, è Oppido Mamertina! Una terra meravigliosa, generosa, piena di fascino e di storia, che inspiegabilmente si lascia quotidianamente umiliare e che, al momento in cui i nodi vengono al pettine, preferisce difendere a spada tratta coloro che la mortificano, invece di ribellarsi e tornare padrona della propria dignità.
    cosa ci umilia davvero?
    una processione avvenuta in uno sperduto paesino dell'aspromonte (ho rivisto più volte le immagini ed io sto inchino ancora non l'ho visto)?
    O la monnezza che vediamo tutti i giorni per le strade a causa del fatto che lo Stato italiano è talmente corrotto che depreda persino le nostre tasse destinate alla monnezza e cià per assicurare lussi e prebende a coloro che ora fanno la morale al popolo del sud?
    e noi dovremmo stare dalla parte di uno stato corrotto fino al midollo (lo dice la stessa corte dei conti) il quale fa come il bue che chiama cornuto l'asino?
    ti dico una cosa caro Vanvitelli: il giorno in cui lo stato italiano ci chiederà perdono per essere stato lui (stato italiano) alleato dei criminali mafiosi contro di noi popolo del sud ... ebbene quel giorno potremo davvero riconciliarci.
    ma per favore, prima di quel giorno neanche li leggo questi intellettualini del cazzo che buttano fango sul popolo del sud e che sono stipendiati di lusso da uno degli stati più corrotti al mondo e più colluso con le varie mafie.
    Ultima modifica di uqbar; 10-07-14 alle 11:22

  9. #9
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    L'Inchino della Statua non è mai avvenuto.... ma da presunto è divenuto un fatto certo della mafiosità dei meridionali....
    La Trattativa Stato Mafia che è avvenuta al punto tale da chiedere attraverso legge la distruzione delle prove per salvare Napolitano, da presunta è divenuta assurda.....
    Miracoli all'italiana.... in culo al Sud, e viva l'Italianizzazione....

    (NANDO DICE')

  10. #10
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    Predefinito Re: sui fatti della madonna di Oppido Mamertina in Calabria Ultra

    Se vi è o no stato l inchino....non me ne fotte...... Vi sono cose molto più importanti. In Italia un noto puttaniere-pregiudicato sta decidendo , insieme al presidente del consiglio , gli assetti istituzionali e la legge elettorale. Per fortuna sono napoletano se fossi italiano mi incazzerei a morte.

 

 
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