Imprenditori USA ad Obama: rapporti con Mosca non sono una questione personale
© Collage: La Voce della Russia
Il malessere degli imprenditori americani che stava crescendo dall’inizio della primavera, cioè da quando l’amministrazione Obama ha cominciato il gioco delle sanzioni antirusse, finalmente ha fatto traboccare il vaso della pazienza.
Due grandi associazioni delle aziende americane, la NAM (Associazione Nazionale dei Produttori) e la Camera di commercio americana hanno pubblicato il 26 giugno una dichiarazione sulle maggiori testate degli USA e della Gran Bretagna. Il messaggio è questo: le sanzioni unilaterali contro la Russia colpiranno in primo luogo le stesse aziende americane avvantaggiando i loro concorrenti, pertanto questo “gioco” deve essere fermato.
In sostanza, a Obama viene detto: se Lei, signor Presidente, ha qualcosa di personale contro Vladimir Putin, non ci deve immischiare gli imprenditori. E un’altra cosa. Gli autori della lettera credono che a causa delle sanzioni le imprese americane potrebbero perdere molti contratti. Allora il loro posto sarà preso da aziende europee. “Perderemmo il mercato non per un anno o due, ma per decine di anni”, - dice la lettera.
In altre parole, gli imprenditori americani sono convinti che l’Europa non intende varare il “terzo pacchetto” delle sanzioni antirusse e sta semplicemente aspettando quando Washington farà l’errore fatale lanciando delle sanzioni unilaterali contro Mosca. Da parte degli europei le sanzioni già introdotte e quelle future sono solo un bluff che deve tranquillizzare il presidente USA. I tempi della “guerra fredda” sono passati e gli europei capiscono bene che le sanzioni potrebbero compromettere i loro legami con la Russia, crede il direttore dei programmi internazionali dell’Istituto di strategia nazionale della Russia, Yuri Solozobov.
Le sanzioni non hanno senso, almeno il pacchetto che sarebbe già pronto, se manca l’elemento più temibile: le sanzioni nel settore energia. Se queste ultime dovessero essere varate, l’Europa potrebbe perdere, complessivamente, circa un trilione di euro. Certo, sarebbe un vantaggio per gli USA che con l’Europa vogliono istituire un’area di libero scambio e preferiscono avere un partner debole, ma l’UE è consapevole che la stanno mettendo con le spalle al muro.
La posizione assunta dagli USA e dai loro alleati europei nel caso della crisi ucraina è sterile e i loro giudizi sono lontani dalla realtà, fa notare Robert Oulds, direttore del centro analitico inglese Bruges Group. Piuttosto che provocare la Russia dovrebbero pensare a come risolvere la crisi.
Le ultime azioni della Russia dimostrano che non aveva intenzione di invadere l’Ucraina. Eppure si continua a fomentare l’isteria. Si dice che la Russia sta concentrando le truppe alla frontiera, ma non è assolutamente vero. L’Occidente si rifiuta di sentire la verità, come si rifiuta di riconoscere i danni che ha causato all’Ucraina schierandosi dalla parte di chi ha usurpato il potere.
Ritornando a quanto dichiarato dagli imprenditori americani, il mondo degli affari teme che quella della Casa bianca non sia più una “politica ucraina”, bensì una “vendetta ucraina”. Pare che minacciando di sempre nuove sanzioni contro Mosca, il presidente Obama stia cercando di vendicarsi con Putin per tutti gli insuccessi della sua politica estera, dal Medio Oriente all’Ucraina e alla Cina. Il fallimento del piano che prevedeva di “amputare” l’Ucraina insieme alla Crimea e di crearvi successivamente delle basi NATO, e la durezza con cui ha reagisto Mosca, hanno provocato uno squilibrio politico e forse anche psicologico, come temono gli industriali degli USA.
Il problema dell’amministrazione Obama è che vive ancora nel XX secolo e non capisce le cose elementari. Non capisce che il mondo è cambiato e vuole un altro tipo di sicurezza: non più unipolare, come continuano a insistere gli USA, ma basato su un approccio collettivo, crede il presidente del Centro di comunicazini strategiche, Dmitry Abzalov.
In che misura Obama è ostaggio della politica estera che gli viene imposta, quanta autonomia decisionale ha, fino a che punto è disposto a rivoluzionare la propria immagine per restare nella storia se non come pacificatore, almeno come un presidente che si è adoperato per la pace – questi sono i quesiti essenziali. Personalmente credo che sia ancora possibile normalizzare i rapporti con la Russia. Tutto dipenderà da come Obama stesso vede la sua missione. Per ora tutta la sua politica pecca di miopia dei suoi consiglieri che sono incapaci di analizzare le prospettive.
I firmatari della dichiarazione che pare un monito al presidente Obama sono il presidente della NAM (Associazione Nazionale dei Produttori) Jay Timmons e il presidente della Camera di commercio USA Thomas Donohue. Per meglio capire l’importanza di questo gesto occorre ricordare che cosa sono le due associazioni.
L’Associazione Nazionale dei Produttori è la più vecchia e la più forte associazione delle aziende private d’America. Ne fanno parte più di 14 mila aziende e gruppi industriali degli USA col numero complessivo dei dipendenti superiore a 12 milioni di persone. Il fatturato annuale delle aziende associate alla NAM è di oltre 1,8 trilioni di dollari.
Alla Camera di commercio (US Camber of Commerce) fanno capo 3 milioni di società che rappresentano tutti i settori dell’economia americana.
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