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  1. #1
    Canaglia
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    Predefinito Agguato alla Camilluccia, l'aggressore ferito è un ex dirigente di Casapound

    Agguato alla Camilluccia, l'aggressore ferito è un ex dirigente di Casapound - Il Messaggero


    Giovanni Battista Ceniti, ferito stamani a Roma nell'agguato in cui è morto Silvio Fanella, e considerato membro del commando di killer, sarebbe stato almeno fino a dicembre 2012 responsabile provinciale di CasaPound Italia in Verbanio-Cusio-Ossola (Vco).

    È quanto emerge dai comunicati pubblicati nella sezione piemontese del sito di Cpi. Nei testi, che raccontano iniziative come consegna di generi alimentari a famiglie colpite dalla crisi, affissione di striscioni contro la «casta» e cortei, Ceniti viene citato con il solo nome di battesimo di Giovanni.

    L'uomo, fermato per l'omicidio di Silvio Fanella è ricoverato in ospedale per le ferite riportate nella sparatoria.

    Il presidente di CasaPound Gianluca Iannone ha dichiarato che un Giovanni Battista Ceniti è stato in effetti un responsabile locale dell'organizzazione di estrema destra in passato, espulso però «almeno 3 anni fa», per «condotta non adatta al movimento».
    Ma al momento Iannone non esclude ancora un caso di omonimia. Su internet si trova indicato il passaggio di Giovanni Battista Ceniti - stavolta con il doppio nome - in due locali di Roma, il Circolo futurista di Casalbertone (legato a CasaPound) e L'Universale, per la presentazione di un progetto a favore dei serbi del Kosovo. Il comunicato che ne dà notizia è stato pubblicato in rete il 13 dicembre 2011 a nome dell'Associazione culturale Zenit.


  2. #2
    Canaglia
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    Predefinito Re: Agguato alla Camilluccia, l'aggressore ferito è un ex dirigente di Casapound

    Titolare di un centro di autoricambi ed ex esponente di CasaPound, ecco chi è Giovanni Battista Ceniti - Repubblica.it

    Era il responsabile di CasaPound di Verbania Giovanni Battista Ceniti, il 29enne fermato per l'omicidio di Silvio Fanella, questa mattina a Roma, e ora ricoverato in ospedale per le ferite riportate nella sparatoria.Tre anni fa era stato espulso e la sezione di CasaPound che guidava era stata sciolta. A Verbania si ricorda in particolare l'occupazione delle sede Equitalia, per protestare contro la cittadinanza ai figli degli immigrati, e i manichini impiccati seminati per la città contro l'usura. Azioni di cui Ceniti era stato promotore e protagonista, come emerge dai comunicati pubblicati nella sezione piemontese di CasaPound. Da quando, tre anni fa, nel dicembre 2012, era stato espulso dal movimento, non si era però più visto. Il presidente di CasaPound Gianluca Iannone ha dichiarato che un Giovanni Battista Ceniti è stato in effetti un responsabile locale dell'organizzazione di estrema destra in passato, espulso però "almeno 3 anni fa", per "condotta non adatta al movimento".


    Titolare di un centro di autoricambi a Verbania, Giovanni Battista Ceniti, presunto esponente del commando che ha ucciso Fanella, nel 2007 in provincia di Verbania fu capolista di Fiamma tricolore alle elezioni comunali di Domodossola. Il giovane, che con la sua lista appoggiava con il candidato sindaco della Lega Nord, non fu però eletto. Qualche anno più tardi, Ceniti è stato protagonista anche di alcuni appuntamenti in due locali di Roma, il Circolo futurista di Casalbertone (legato a CasaPound) e L'Universale, per la presentazione di un progetto a favore dei serbi del Kosovo. Il comunicato che ne dà notizia è stato pubblicato in rete il 13 dicembre 2011 a nome dell'Associazione culturale Zenit.

    Sempre online, è presente un video in cui Ceniti ribadisce di essere un "fascista del terzo millennio" e il 22 ottobre 2009, sul sito "Varesereport" replica ad un articolo inerente al gruppo Facebook "Shooting Sivlio-Uccidiamo Berlusconi", un gruppo amministrato da tale Alberto Raul M all'epoca associato a CasaPound. "Il responsabile provinciale di CasaPound Giovanni Ceniti- si legge nella replica all'articolo- ci tiene a precisare: “E’ ovvio che condanniamo il gruppo e il messaggio delirante di una persona in cerca di un po’ di notorietà, che peraltro altrove afferma che il suo orientamento politico sarebbe verso le “Brigate Rosse”. Tuttavia, non capisco il perché di tanta attenzione nei confronti di questo gruppo. Infatti in rete vi sono numerosi gruppi o formazioni pseudo politiche che chiedono la morte di esponenti della nostra associazione, eppure nessuno se ne è mai interessato, nonostante la gravità inaudita di certi messaggi”.

  3. #3
    Dall'Inferno
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    Predefinito Re: Agguato alla Camilluccia, l'aggressore ferito è un ex dirigente di Casapound

    Ah beh,un fascista del terzo millennio.....
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
    Proudly member of the Bilderberg Group-Chtulhu Section..

  4. #4
    Canaglia
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    Predefinito Re: Agguato alla Camilluccia, l'aggressore ferito è un ex dirigente di Casapound




    http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/banditi_estremisti_mafiosi_filo_nero_roma_criminal e/notizie/779332.shtml
    Non esiste più un Maurizio Abbatino che spara e che comanda, Danilo Abbruciati è morto da ventidue anni e della banda - la Banda della Magliana, unica, feroce, irripetibile - sopravvivono solo le recensioni dei romanzi e dei film che ne hanno ripercorso (a volte con qualche “indulgenza”) l’epopea criminale.

    Eppure l’uccisione di Silvio Fanella alla Camilluccia, i legami della vittima con il faccendiere Gennaro Mokbel, e l’ombra dell’ultradestra sullo sfondo, sembrano raccontare di una Roma in cui “Il Freddo”, “Il Dandy”, “Il Nero” e tutti i loro compagni di avventura si sarebbero trovati a meraviglia. Una città ai loro piedi, i boss di quella stagione, se l’erano solo immaginata. Forse trent’anni dopo, senza far rumore, senza apparire, senza creare problemi, qualcuno se l’è presa sul serio - “colletti bianchi” al posto dei banditi sanguinari - e le pallottole di ieri dicono che può essere fatale mettersi di traverso.

    IL FILO “NERO”
    Le analogie tra quello che fu e quello che potrebbe essere oggi balzano agli occhi. Una su tutte: il legame con la galassia dell’ultradestra, un serbatoio dove l’individualismo, unito alle mattane dell’ideologia, produce personaggi che sfuggono perfino al controllo dei gruppi più estremi. Giovanni Battista Ceniti, uno dei presunti responsabili dell’omicidio della Camilluccia (il ferito), è stato fino a qualche anno fa un militante piemontese di Casapound e l’organizzazione fu costretta a espellerlo perché faceva solo di testa sua.

    Certe contiguità c’erano anche allora. I rapporti della Banda della Magliana con i Nar, i terroristi dei Nuclei armati rivoluzionari, sono stati al centro di una dozzina di processi e le procure hanno indagato per anni sulle presunte frequentazioni di Franco Giuseppucci detto “Er Negro” (il boss ammazzato nel 1980) con Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Massimo Carminati e Alessandro Alibrandi.

    IL LATO OSCURO
    Se l’omicidio di ieri è una cartina di tornasole, il lato oscuro di Roma è ancora lì, anche se non lo si vede così nitidamente come prima. L’uomo ucciso in casa alla Camilluccia, secondo gli investigatori, era il custode del tesoro (70 milioni di euro mai trovati) di Gennaro Mokbel. Non è un mistero che Mokbel, dominus dello scandalo “Telecom Sparkle-Fastweb”, avesse legami con il mondo sotterraneo e quasi occulto del neofascismo.

    Ecco il “filo nero”, dunque, oggi come negli Anni Settanta. Ed ecco nuovi personaggi che potrebbero aver realizzato, con il riciclaggio di montagne di denaro, con colossali truffe telematiche, con i diamanti al posto della droga, quello che “Er Negro”, “Il Dandy” e tutti i protagonisti della “batteria” si illudevano di poter fare con il commercio dell’eroina e della coca.

    LA SVOLTA
    Gli epigoni dei banditi di allora, lasciando ad altri le dispute quotidiane, avrebbero insomma compiuto il salto di qualità che non riuscì ai predecessori. Bisognava cambiare prospettiva, tirarsi fuori dall’immondezzaio della periferia, e le lezioni nel corso del tempo sono state molte e molto eloquenti.

    Maurizio Abbatino, uno dei capi di quegli anni, si è pentito, ha collaborato e vive (protetto e malato) in una località segreta. Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana, fiaccato dai processi e dai sequestri, combatte con la salute. De Pedis, il mitico “Renatino”, non ha più neppure la tomba che si era scelto (a Sant’Appollinare) e molti altri sono morti.
    I nuovi protagonisti hanno scelto altre strade. Strade talmente redditizie da rendere irrilevante, ai loro occhi, la gestione del territorio.

    Le inchieste, gli arresti e i delitti compiuti in questi anni consegnano una foto delle zone di influenza sulla città. Il clan dei Casamonica continua spadroneggiare nella zona tra l’Anagnina, il Tuscolano e i Castelli. Quello dei Senese, a giudicare dalle indagini, estende l’influenza sulla periferia est forte dei “manovali” forniti dalla Camorra.

    Da San Paolo a Spinaceto, dalla Colombo a Ostia tornano di continuo i nomi di Carmine e Giuseppe Fasciani, mentre a Roma Nord, secondo gli investigatori, echeggia quello di un ex esponente dei Nar, quel Carminati coinvolto nel 1998 in uno dei processi sulla Magliana. Il settimanale “L’Espresso”, un anno e mezzo fa, ha parlato dei quattro definendoli così: “I re di Roma”.

    IL PRECEDENTE
    Ma il delitto di ieri sembra testimoniare che esistono livelli in cui le forze centrifughe sono ancora maggiori. La “strada” in fondo è tranquilla - Roma lo è e la malavita non alcun interesse a renderla diversa - ma c’è fuoco sotto la cenere. Silvio Fanella, probabilmente, era uno che stava sgarrando. Chissà: forse sapeva troppo del tesoro di Mokbel, forse conosceva i segreti del “filo nero”, o forse voleva semplicemente fare di testa sua senza ascoltare quelli che contano sul serio. Come accadde a Flavio Simmi, 33 anni, titolare di un “Compro Oro” davanti al Monte di Pietà, ammazzato in strada nel quartiere Prati nell’estate del 2011.

    Il padre Roberto, nel 1993, era stato coinvolto nell’operazione “Colosseo”, il colpo di grazia alla Banda della Magliana. Flavio, allora bambino, non c’entrava nulla. Ma chissà cosa succede in certi ambiti, come si cresce e come si ragiona. Era il 5 luglio, le 9,30 del mattino, quando Simmi fu crivellato da undici colpi di pistola davanti alla compagna. Il “Dandy”, “Er Negro” e “Il Libanese” non c’entrano ovviamente nulla. Ma qualcosa di loro, in una Roma indecifrabile, è rimasto.


 

 

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