User Tag List

Pagina 1 di 9 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 81
Like Tree19Likes

Discussione: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

  1. #1
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Jul 2009
    Località
    Campidano
    Messaggi
    3,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Grande Italiano, leggenda già in vita, esempio immortale per gli Italiani di ieri, di oggi e di domani. "Noi combattiamo sul Gianicolo e questo popolo è degno della passata grandezza. Qui si vive, si muore, si sopportano le amputazioni al grido di Viva la Repubblica. Un'ora della nostra vita in Roma vale un secolo di vita! Felice mia madre d'avermi partorito in un' epoca così bella per l'Italia". (G. Garibaldi, 1849)

    http://www.successeoggi.it/luglio_04.php
    Ultima modifica di Bisentium; 04-07-14 alle 11:18
    Manfr likes this.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Jul 2009
    Località
    Campidano
    Messaggi
    3,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    4 luglio, il nostro Independence day e quello di Grillo | IL PRIMATO NAZIONALE

    4 luglio, il nostro Independence day e quello di Grillo




    • Rating 12345

    Roma, 4 lug – E’ un giorno di festa il 4 luglio, per gli americani e per Beppe Grillo. Il comico genovese, dopo l’unione col partito della City di Farage, prenderà parte al ricevimento a Villa Taverna, organizzato nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Sarà una grande giornata indetta per celebrare l’Indipendence Day ovvero la Dichiarazione di Indipendenza che negli Stati Uniti viene commemorata ogni anno il 4 luglio. Tra vessilli pentastellati e bandiere a stelle e strisce, sotto la volta di un salottiero firmamento, i privilegiati astanti gusteranno il tacchino della libertà. E sarà tutto un cin cin decantando libere battute, liberi scambi e liberi commerci.
    Eppure è curioso che proprio il 4 luglio un leader politico italiano che si scaglia contro i poteri forti si ritrovi a cincinnar con i rappresentanti della superpotenza mondiale.
    Già, proprio il 4 luglio, data che segna la nascita di Giuseppe Garibaldi, che ci par di ricordare eroe della nostra di indipendenza. Esattamente il 4 luglio, quando nel 1849 ebbe fine l’effimera ma indelebile Repubblica romana, apripista dell’Italia unita nata sotto ben altre stelle, quelle di Mazzini e dello stesso eroe dei due mondi.
    Una data cardine, il 4 luglio, per un’Italia che fu sfida diretta al dilagare individualista delle talassocrazie d’oltremanica e d’oltreoceano. In cinque mesi romani i nostri padri risorgimentali ribaltarono tutto, aprendo la strada alla rivoluzione dell’etica sulla morale, dello Stato sull’individuo non più concepito come una monade astratta, come un atomo scisso dal corpo sociale. Il singolo cittadino divenne una piccolissima parte della nazione, per la quale doveva sacrificare il proprio egoismo spicciolo.
    Allo stesso modo l’uomo di governo non doveva governare per sé né per la maggioranza che lo aveva eletto ma, rappresentando l’intero popolo, agire al fine di perseguire il supremo interesse comune. Un sistema politico che quindi si contrapponeva di netto a quello concepito il 4 luglio 1776 a Philadelphia, dove l’Ego prevaleva sulla Res Publica.
    Il politico Mazzini e il condottiero Garibaldi avevano in mente infatti una Repubblica che ruotasse attorno al concetto di dovere, da intendersi come antidoto contro i pericoli da una parte del fondamento individualistico dei diritti e dall’altra delle degenerazioni del collettivismo.

    Si denunciavano i rischi sia dell’utilitarismo di Bentham sia del classismo marxista, ritenendo necessaria una collaborazione tra classi che evitasse prevaricazioni e assicurasse un miglioramento delle condizioni sociali per tutti i cittadini, a partire dall’aumento dei salari, dalla diminuzione delle ore lavorative nonché da un’educazione uniforme e gratuita.
    In quest’ottica la libertà più che un diritto diveniva un dovere per l’individuo. Un dovere che andava interpretato quindi nel significato strettamente etimologico del termine, un dialogo, dia logos, tra persone che volontariamente perseguono interessi comuni.
    E sarà proprio Mazzini in Dei doveri dell’uomo a scagliarsi contro il liberalismo individualistico, che non conosce nazione al di sopra degli individui, e non intende perciò la missione che spetta ai popoli, né il sacrificio a cui son tenuti i singoli.
    Ma potrebbe bastare Giovanni Gentile a non farci scambiare le lucciole libertarie per le lanterne della libertà. Fu il grande filosofo italiano del secolo scorso in Che cos’è il fascismo ad analizzare magistralmente il pensiero mazziniano affermando che la patria richiede l’assoggettamento del particolare a un interesse generale e perenne. Ma per il materialista non c’è altro che l’individuo particolare con i suoi istinti, con l’attaccamento alla sua vita particolare. Mazzini sentì che questo materialismo, per lui sinonimo di individualismo, è indegno”.
    Il 4 luglio per un italiano è questo, è la nascita di un suo eroe e la palingenesi di una rivoluzione nazionale. E’ un giorno da fenici risorgimentali, non da tacchini del Cincinnati.
    Eugenio Palazzini

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    23 Sep 2011
    Messaggi
    3,334
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Finalmente dall'ambiente esce un articolo risorgimentale senza le solite visioni massoniche e gomplottiste.
    Stimo sempre di più la redazione di Primato Nazionale.
    1) la formazione di una solidarietà civica.
    2) la classe creativa come stato guida della società.
    3) la cultura come organo del sapere e dell'influenza ideologica.
    4) l'istruzione e la scienza come fonti essenziali di competitività.

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Jul 2009
    Località
    Campidano
    Messaggi
    3,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    ca e3 NOVEMBRE XX

    IL DUCE INAUGURA IL MONUMENTO OSSARIO GIANICOLENSE

    Giornata fredda, piovigginosa, come settantaquattro anni prima, quando le stremate, fiere legioni garibaldine si battevano a Mentana, uno contro dieci, consacrando ancora una volta nel sangue il diritto di riunire Roma all'Italia.
    Fin dalle prime ore, il Governatore di Roma aveva provveduto a far collocare corone votive sulla lapide che alla Lungaretta ricorda, con l'eccidio di casa Ajani, l'insurrezione romana del 1867, alla colonna di Villa Glori, al monumento eretto al Pincio a Giovanni ed Enrico Cairoli, alla colonna ricordante la difesa romana del 1849 a Via Flaminia, sui ruderi del Vascello, alla lapide che a Via Ripetta ricorda il popolano romano Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, fucilato a Cà Tiepolo coi figli Luigi e Lorenzo e con altri cinque compagni di sventura, al busto di Giuseppe Mazzini, al Pantheon in omaggio al primo Re d'Italia Vittorio Emanuele II, alla breccia di Porta Pia, all'Altare della Patria, ai monumenti a Giuseppe Garibaldi e ad Anita.

    Il Generale Ezio Garibaldi, accompagnato da due Ufficiali garibaldini e dallo squadrista Nello Carducci, Segretario Generale dei Gruppi d'Azione Nizzarda, deponeva corone di alloro della Legione Garibaldina e dei Gruppi Nizzardi al Sacrario della Sede Littoria al Foro Mussolini, sulla Tomba del Milite Ignoto ed all'Ara dei Caduti Fascisti in Campidoglio.

    Molta folla si era intanto riunita - nonostante la pioggia - dinanzi al Vittoriano e nella piazza Aracoeli. Qui, per rendere onore ai resti mortali di Mameli ed alle Insegne del P.N.F., erano anche convenuti le autorità, i reparti armati, il Gonfalone di Roma e dei Comuni decorati di medaglie d'oro al valor militare e di quelli che maggiorte cooperarono per la indipendenza d'Italia.

    Presso la scalea del Campidoglio, nella giornata grigia, la massa delle Camicie Nere spicca tra la folla del popolo e delle autorità e tra la selva delle bandiere e dei labari delle Coorti garibaldine.



    Dinanzi al portone laterale del Vittoriano è già pronto un affusto di cannone trainato da quattro cavalli sul quale dovrà essere deposto il sarcofago contenente le ceneri di Goffredo Mameli. Sono presenti il Governatore di Roma, il Gen. Ezio Garibaldi, Comandante la Legione Garibaldina, il Vice Segretario del Partito Gatto, il Prefetto di Roma, i Generali rappresentanti delle Forze Armate, il Generale rappresentante la M.V.S.N., il Segretario Federale dell'Urbe, il Presidente del R. Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, la Commissione edecutiva per il Monumento Ossario, presieduta dal Gen. Ezio Garibaldi e così composta: Giuseppe Ceccarelli, vice Presidente; Antonio Reggiani, Segretario; Arnaldo Belli, Nello Carducci, Mario Conti, Ernesto Garulli, Mario Lizzani, Antonio Muoz; ad essa sono aggregati, come esperti, l'architetto Giovanni Jacobucci progettista del monumento a Pietro Ascenzi.

    Alle ore 9.15, tra la più viva commozione dei presenti, nel silenzio perfetto della massa dei convenuti, mentre bandiere e labari s'inchinano, il sarcofago contenente i resti di Mameli, e ricoperto della lacera e gloriosa bandiera del battaglione universitario romano del 1849, esce dal Vittoriano, ove era stata provvisoriamente tumulato, e, portato a braccia da quattro ufficiali garibaldini, è collocato sull'affusto di cannone.

    Su per il Vittoriano e per il monumento del Milite Ignoto, su per la Chiesa dell'Aracoeli, si leva un volo di colombi. Una chiarità lieve, tra le nuvole basse, si fa come d'improvviso: i reparti armati sono irrigiditi sull'attenti e tutta la folla e le autorità levano il braccio nel saluto romano. Poco dopo ha inizio la marcia verso il Colle sacro alle gesta garibaldine.


    Il corteo

    Precedono il corteo i Metropolitani a cavallo e le Insegne del Direttorio Nazionale del P.N.F., con la scorta regolamentare; seguono poi gli Avanguardisti ed i reparti armati dell'Esercito e della Milizia preceduti dalla fanfara del 2° Regg. Bersaglieri, i gonfaloni dei municipi di Monterotondo, Mentana, Velletri, Monteporzio, Palestrina, Bastia, Umbra, Imola, Palermo, l'eroica del 1860, Milano delle cinque giornate, Padova che conta ben cinque dei suoi studenti caduti per Roma nel 1849, Torino e Firenze, le due prime capitali d'Italia, Genova la patria di Mameli e di Mazzini, la città che vide l'imbarco dei Mille, Trieste la fedele di Roma, Pieve di Cadore, medaglia d'oro al V. M., ed infine Roma affiancata dalle due città sorelle Bologna ed Ancona che con lei condivisero la gloria del 1849, e la bandiera tricolore che nel 1848 Goffredo Mameli agitò per la prima volta in Genova. Era pure presente la bandiera della Repubblica di S. Marino «l'ospite suolo» ove Garibaldi inseguito si rifugiò dopo la gloriosa fine della Repubblica Romana. Il labaro della Legione Garibaldina, ove si allineano ben trenta medaglie d'oro al V. M., è seguito da un reparto di Camicie Rosse.



    Seguono l'affusto di cannone il generale Ezio Garibaldi, che veste la gloriosa camicia rossa, il Governatore di Roma, il Vice Segretario del Partito Salvatore Gatto, il Prefetto, il Segretario Federale dell'Urbe, la Commissione esecutiva, tutte le Autorità presenti ed una imponente massa di Camicie Rosse militarmente inquadrate con i labari delle varie Coorti e preceduta dalla banda dei Metropolitani. Chiudono il corteo un reparto di Avanguardisti e Metropolitani a cavallo.

    Da piazza Aracoeli il corteo scende lentamente verso piazza del Gesù. Due fitte ali di popolo, di Balilla e Piccole Italiane salutano romanamente.

    E la folla è schierata lungo tutto il percorso. Ne è gremito il corso Vittorio Emanuele; e dalla via Arenula fino al Ponte Garibaldi dal viale del Re a via Luciano Manara infittisce sempre più. Bandiere sono alle finestre delle case. Gruppi Rionali e popolo, rappresentanze della G.I.L. e scolaresche salutano le ceneri dell'Eroe.



    Durante tutto il percorso, le bande della Milizia e dei Metropolitani suonano e «Giovinezza» e l'inno di Garibaldi. Nel cuore del popoloso Trastevere più fitte si fanno le ali di popolo ai lati del corteo, mentre dalle finestre imbandierate una pioggia di fiori cade sull'affusto di cannone su cui sono le ceneri di Goffredo Mameli.


    L'adunata dei Gruppi di Azione Nizzarda

    Intanto a piazza Mastai, le rappresentanze ed i gagliardetti dei gruppi d'Azione Nizzarda di tutta Italia, agli ordini del Segretario Generale, muovevano verso il Gianicolo e prendevano posto nello spazio loro assegnato.

    Sul Gianicolo, di fronte al monumento, erano state erette due tribune per le autorità e per le famiglie dei Caduti. Nella prima prendono posto, oltre alla famiglia Garibaldi, i membri del Governo, le alte Autorità dello Stato e del Regime e la rappresentanza della Repubblica di S. Marino costituita dai consiglieri Manlio Gozi, Segretario del Partito Fascista Sanmarinese, Onofrio Fattori, Direttore della Biblioteca Governativa e dal Console Generale a Roma, Ettore Stacchini.

    Nella tribuna delle famiglie sono i nipoti di Goffredo Mameli e di Francesco Daverio, le figlie di Giuditta Tavani Arquati con i nipoti, i discendenti del garibaldino Marangoni deceduto nelle carceri romane nel 1868, del Ruffini, ucciso nel forte di Paliano nel 1863, del Baccigalupi fucilato a Cà Tiepolo, di Ilario Pulini, l'aiutante di campo di Garibaldi caduto nel 1849, di Antonio Elia fucilato nel 1849, di Colomba Antonietti caduta nel 1849, del Valenziani e del Ripa, ufficiali dell'esercito nazionale caduti il 20 settembre 1870, ed inoltre la figlia del generale Carini dei Mille, i figlioli di Francesco Cucchi dei Mille ed il popolano romano Biagioli unico superstite ferito nelle insurrezioni del 1867.

    Erano intervenuti i Padri Barnabiti della Chiesa di S. Carlo ai Catinari, al cui ordine appartenne Ugo Bassi, i gagliardetti dei Gruppi Rionali fascisti dell'Urbe ed una centuria di fascisti universitari, e folte rappresentanze di tutte le Associazioni combattentistiche e d'arma.

    Quando il corteo giunge dinanzi al Monumento Ossario, un reparto di bersaglieri del 2° Reggimento, al comando del ten. col. Mario Cetta, presenta le armi: le Insegne del Partito, alle quali le forze armate rendono gli onori, prendono posto avanti ai gagliardetti dei Gruppi Rionali, i Gonfaloni dei Municipi si allineano con la centuria del G.U.F. e le rappresentanze garibaldine si schierano sotto le tribune e davanti ai gagliardetti ed agli iscritti ai Gruppi di Azione Nizzarda. La guardia d'onore al Monumento è costituita da Camicie Rosse, bersaglieri, fascisti universitari, avanguardisti e balilla.

    Il Duce, è giunto sul Colle del Pino alle ore 11,30 accompagnato dal generale Cavallero, ed è ricevuto dal Segretario del Partito, dal Governatore di Roma e dal generale Ezio Garibaldi.



    Accolto dagli squilli regolamenttari e da una ardentissima dimostrazione della folla,Egli ha subito passato in rassegna i reparti armati schierati lungo la via alberata che costeggia il colle e, sostando innanzi all'affusto di cannone, ha subito reso omaggio alle ceneri di Goffredo Mameli; quindi si è diretto verso il Monumento e ne ha compiuto il giro, tra
    il continuo appassionato prorompere delle acclamazioni.


    Il discorso del Duce

    Appena il Duce, tornato sul fronte del monumento, sale sull'apposito podio, il Segretario del Partito ordina il «Saluto al Duce» e l'«a noi» echeggia poderoso sul Colle. Dal folto dei pini, gli appartenenti ai Gruppi di Azione Nizzarda invocano il Duce. Mussolini, eretto sul podio, fa un cenno. Le voci si placano e il cristallino silenzio del mattino domina il colle. La moltitudine è immobile e immobili sono i vessilli e gli occhi fissi in quelli del Condottiero: solo lo fiamme dei tripodi balenano verso il cielo. Le parole del Duce risuonano chiare, si espandono sul Colle, raggiungono i più lontani recessi e sembra, in questo momento, che anche gli spiriti eroici dei combattenti del '49 abbiano ripreso le armi e ascoltino.



    Quando il Duce termina il suo discorso, un grido di infinita fede si leva dagli astanti e per alcuni minuti la manifestazione della massa raggiunge i vertici di un indescrivibile entusiasmo.

    Ma ecco che quattro ufficiali garibaldini si avivicinano all'affusto di cannone e ne traggono l'urna contenente le ceneri di Goffredo Mameli. Contemporaneamente echeggiano dalle cornette gli squilli d'attenti. Ancora il trepidante silenzio scende sul Colle. Il Duce saluta romanamente le spoglie: gloriose, indi segue l'urna avendo a fianco le maggiori autorità. Lente e commoventi si levano le note dell'«Elegia» di Vessella. Crepitano le mitragliatrici attraverso la cortina dei pini. Nelle pause s'ode lo scroscio del fontanone di Paolo V. Tutto il quadro è una sublime armonia: i volti silenziosi, la musica, il cielo tempestoso, il verde del Colle, l'urna che avanza lentamente, le fiamme dei tripodi, il nobile monumento e le iscrizioni: «Roma o morte» e la strofa dannunziana all'interno del quadriportico: «Giovani avanti che vinceremo anche oggi. Il bianco mantello palpitò come la bianca ala della vittoria». E su questa armonia si leva altissimo l'appello all'Eroe fatto dal Generale Ezio Garibaldi cui risponde il «presente» della folla.

    Nell'interno della Cripta si spande una tenue luce da una grande madreperlacea croce posta sul fronte dell'ara. Le pareti ripetono i nomi dei Caduti. Sulla cornice splende un'eterna iscrizione: «Restano perennemente scolpiti nei cuori i nomi di coloro che morirono combattendo per fare più bella e più grande la Patria - Mussolini».

    L'Ordinario militare, monsignor Bartolomasi, benedice l'urna e la cripta, e le ceneri dell'Eroe, presente il Duce, vengono immesse nel Sacello su cui spicca, nella sua invitta nudità, il nome glorioso di Goffredo Mameli.

    Il sarcofago, di porfido lucido, ornato con aquile reca incise le parole della madre del Poeta: «Però il mio dolore è profondo e lo tengo sacro; è tutto per me; cerco di essere degna del figlio di una italiana, me lo divinizzo, lo considero come un martire e come tale non lo rimpiango - 22 agosto 1849 - La Madre».


    La consegna del Monumento

    La tumulazione è finita. Il Duce torna sul podio.

    Ora la pioggia rafforza di violenza ma nulla toglie all'austerità della cerimonia che avviene in questo momento. Cade infatti l'immenso tricolore che ricopre l'Ossario e appare l'Ara sobria e romana destinata nei secoli a render sacro il Colle. Un brivido di emozione percorre la folla allorchè il Generale Ezio Garibaldi scandisce le parole della consegna del monumento al Governatore di Roma: «In nome del Comitato Esecutivo ho l'onore di consegnare a voi, per la città di Roma, questo monumento ossario che raccoglie le salme dei Caduti per lo difesa della Repubblica romana e per la consacrazione di Roma a capitale d'Italia. I Caduti per Roma, dal 1849 al 1870, hanno qui, su questo garibaldino colle gianicolense, e al cospetto di Roma immortale, la loro apoteosi. Questo monumento, auspicato da Giuseppe Garibaldi e voluto dal Duce, resti nei secoli perenne ricordo di un glorioso passato, auspicio sicuro di un più grande destino della nostra Italia».

    Un breve silenzio e poi, amplificata dai microfoni, giunge solenne la risposta del Governatore dell'Urbe: «Dinanzi al Duce, Fondatore dell'Impero, prendo in consegna questo Monumento Ossario, come cosa sacra alla storia dell'Urbe immortale ed al cuore dei cittadini di Roma».

    Immediatamente vengono deposte sul monumento le corone della Legione Garibaldina, dei Gruppi di Azione Nizzarda e del Governatorato e nello stesso momento da migliaia di gole si leva il canto dell'Inno di Mameli che gli ottoni delle fanfare scandiscono. E' alto e trascinante il coro: il Duce sul podio sosta a lungo ad osservare il quadro bellissimo. Indi si avvia lentamente verso il viale. La moltitudine canta. Non applaude: canta e gli occhi sono lucidi di commozione e di amore per il Duce. Solo quando Mussolini, salutato dai reparti si accinge a lasciare il Colle, il canto si rompee il Suo nome echeggia e ingigantisce. Il Condottiero saluta ancora una volta, sale in macchina e si allontana giù verso il popoloso Trastevere.

    Subito dopo, si forma un corteo di Camicie Rosse con alla testa il Generale Ezio Garibaldi ed il Governatore di Roma, che si reca a deporre corone di alloro ai monumenti di Giuseppe Garibaldi ed Anita e ad inaugurare i busti dedicati a Stefano Canzio, Giuseppe Dezza, Augusto Elia, Alessandro Meloni, Luigi Serafini, Filippo Zamboni, Bartolomeo Galletti, nonché la stele che l'Università di Padova ha dedicato ai suoi cinque studenti caduti nella difesa di Roma del 1849.

    Terminate le cerimonie il Labaro della Legione garibaldina è stato deposto nel Monumento Ossario gianicolense dove hanno montato la guardia oltre alle Camicie Rosse, Volontari di guerra, e formazioni in armi della G.I.L.

    Nelle stesse ore in cui si svolgeva l'apoteosi gianicolense, manifestazioni di omaggio all'eroismo garibaldino avvenivano a Frosinone, intorno al monumento dedicato ai martiri ciociari del Risorgimento, a Viterbo, alla tomba che in quel cimitero conserva le ceneri del prode maggiore garibaldino Luigi De Franchis caduto all'assalto di Porta della Verità nell'ottobre del 1867, a Montelibretti, Subiaco, Acquapendente, Bagnoregio, dove si conservano i resti mortali dei caduti nella campagna del 1867, a Montegiovanni Campano, dove è stata inaugurata una lapide per ricordare i gloriosi difensori di Casetta Valentini nell'ottobre del 1867, ad Anagni, sulla tomba del prode Dandini cospiratore e soldato caduto a Vallecorsa nel 1867, a Ripi in memoria del sedicenne Tamburino Domenico Subiaco caduto a San Pancrazio nel 1849, a Velletri al monumento che raccoglie i resti dei caduti della giornata del 19 maggio 1849 ed a Mentana dove il fuoco dell'ara è rimasto acceso per tutta la giornata.

    Nel pomeriggio, a Roma, è stata inaugurata sulla via Flaminia la colonna che ricorda la difesa di quel settore nel giugno 1849.


    "Tra la tradizione garibaldina, vanto e
    gloria d'Italia, e l'azione delle Camicie
    Nere, non solo non vi è antitesi ma vi è
    continuità storica e ideale".

    Benito Mussolini
    (A Monterotondo, 23 dicembre II)
    ideale".

    Benito Mussolini
    (A Monterotondo, 23 dicembre I
    Ultima modifica di Bisentium; 05-07-14 alle 00:13

  5. #5
    Toh Cazzo in Culo alla DC
    Data Registrazione
    31 May 2009
    Messaggi
    6,591
    Mentioned
    14 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 4 luglio, il nostro Independence day e quello di Grillo

    Roma, 4 lug – E’ un giorno di festa il 4 luglio, per gli americani e per Beppe Grillo. Il comico genovese, dopo l’unione col partito della City di Farage, prenderà parte al ricevimento a Villa Taverna, organizzato nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Sarà una grande giornata indetta per celebrare l’Indipendence Day ovvero la Dichiarazione di Indipendenza che negli Stati Uniti viene commemorata ogni anno il 4 luglio. Tra vessilli pentastellati e bandiere a stelle e strisce, sotto la volta di un salottiero firmamento, i privilegiati astanti gusteranno il tacchino della libertà. E sarà tutto un cin cin decantando libere battute, liberi scambi e liberi commerci.
    Eppure è curioso che proprio il 4 luglio un leader politico italiano che si scaglia contro i poteri forti si ritrovi a cincinnar con i rappresentanti della superpotenza mondiale.
    Già, proprio il 4 luglio, data che segna la nascita di Giuseppe Garibaldi, che ci par di ricordare eroe della nostra di indipendenza. Esattamente il 4 luglio, quando nel 1849 ebbe fine l’effimera ma indelebile Repubblica romana, apripista dell’Italia unita nata sotto ben altre stelle, quelle di Mazzini e dello stesso eroe dei due mondi.
    Una data cardine, il 4 luglio, per un’Italia che fu sfida diretta al dilagare individualista delle talassocrazie d’oltremanica e d’oltreoceano. In cinque mesi romani i nostri padri risorgimentali ribaltarono tutto, aprendo la strada alla rivoluzione dell’etica sulla morale, dello Stato sull’individuo non più concepito come una monade astratta, come un atomo scisso dal corpo sociale. Il singolo cittadino divenne una piccolissima parte della nazione, per la quale doveva sacrificare il proprio egoismo spicciolo.
    Allo stesso modo l’uomo di governo non doveva governare per sé né per la maggioranza che lo aveva eletto ma, rappresentando l’intero popolo, agire al fine di perseguire il supremo interesse comune. Un sistema politico che quindi si contrapponeva di netto a quello concepito il 4 luglio 1776 a Philadelphia, dove l’Ego prevaleva sulla Res Publica.
    Il politico Mazzini e il condottiero Garibaldi avevano in mente infatti una Repubblica che ruotasse attorno al concetto di dovere, da intendersi come antidoto contro i pericoli da una parte del fondamento individualistico dei diritti e dall’altra delle degenerazioni del collettivismo.
    Si denunciavano i rischi sia dell’utilitarismo di Bentham sia del classismo marxista, ritenendo necessaria una collaborazione tra classi che evitasse prevaricazioni e assicurasse un miglioramento delle condizioni sociali per tutti i cittadini, a partire dall’aumento dei salari, dalla diminuzione delle ore lavorative nonché da un’educazione uniforme e gratuita.
    In quest’ottica la libertà più che un diritto diveniva un dovere per l’individuo. Un dovere che andava interpretato quindi nel significato strettamente etimologico del termine, un dialogo, dia logos, tra persone che volontariamente perseguono interessi comuni.
    E sarà proprio Mazzini in Dei doveri dell’uomo a scagliarsi contro il liberalismo individualistico, che non conosce nazione al di sopra degli individui, e non intende perciò la missione che spetta ai popoli, né il sacrificio a cui son tenuti i singoli.
    Ma potrebbe bastare Giovanni Gentile a non farci scambiare le lucciole libertarie per le lanterne della libertà. Fu il grande filosofo italiano del secolo scorso in Che cos’è il fascismo ad analizzare magistralmente il pensiero mazziniano affermando che la patria richiede l’assoggettamento del particolare a un interesse generale e perenne. Ma per il materialista non c’è altro che l’individuo particolare con i suoi istinti, con l’attaccamento alla sua vita particolare. Mazzini sentì che questo materialismo, per lui sinonimo di individualismo, è indegno”.
    Il 4 luglio per un italiano è questo, è la nascita di un suo eroe e la palingenesi di una rivoluzione nazionale. E’ un giorno da fenici risorgimentali, non da tacchini del Cincinnati.

    4 luglio, il nostro Independence day e quello di Grillo | IL PRIMATO NAZIONALE

  6. #6
    Smoderatore
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    15,669
    Mentioned
    26 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Discussioni accorpate (articolo già postato da bisentium).

    Questo Grillo va un po' troppo spesso a cena con ambasciatori inglesi e americani non vi pare?
    Nicolas Eymerich likes this.

  7. #7
    Cacciaguida
    Data Registrazione
    29 May 2008
    Messaggi
    35,409
    Mentioned
    597 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Ultima modifica di amerigodumini; 06-07-14 alle 10:41
    Nicolas Eymerich likes this.

  8. #8
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Jul 2009
    Località
    Campidano
    Messaggi
    3,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Il Fascismo è la continuità del risorgimento italiano ~ CasaPound Calabria

    Il Fascismo è la continuità del risorgimento italiano


    22:47 Lamezia Terme
    “Il fascismo di Benito Mussolini è stato la diretta continuazione del risorgimento Italiano compiuto da Garibaldi, Mazzini e Pisacane, unendo varie anime politiche sotto un’unica bandiera, amando la stessa Patria e lo stesso popolo”. E’ ciò che è emerso dal convegno organizzato dall’ associazione di promozione sociale CasaPound Italia, sabato scorso, all’ inaugurazione della sala conferenze ‘settequattrouno’ dedicata al poeta D’ Annunzio.

    “Chi si aspettava di ascoltare le solite nostalgiche affermazioni su Benito Mussolini – afferma Mimmo Gianturco, responsabile regionale di CPI - è rimasto deluso. Abbiamo affrontato il tema della Patria, quello spirito d’appartenenza che attualmente manca al popolo italiano, ricostruendo storicamente le tappe fondamentali che legano il socialismo di Mussolini al risorgimento Italiano, proprio in concomitanza del 150imo anniversario dell’ unità d’Italia. Altre iniziative del genere verranno da noi affrontate nei mesi prossimi, fino ad arrivare alla figura di Garibaldi, dove inviteremo studiosi di spessore che relazioneranno su ciò che è stato il risorgimento”.

    “La Patria ideale è quella condivisa dall’ intero popolo – dichiara Cinzia Cugnetto, responsabile culturale di CasaPound in Calabria – e questo senso di unità è nato dal risorgimento e concluso da Benito Mussolini. Di questo - continua Cugnetto - abbiamo discusso insieme all’ avvocato Fabrizio Falvo e ai molti presenti in sala, evidenziando come durante il governo Mussolini ci sia stato realmente un senso di appartenenza alla Patria e che in quell’epoca lo Stato Sociale lavorava per l’ intero popolo”.“

    Nei prossimi incontri culturali – conclude Cinzia Cugnetto – affronteremo di petto la questione risorgimento e da lì cercheremo di trarne spunto per un nuovo risorgimento italiano all’ insegna di un’ unità di popolo che l’ Italia sembra aver dimenticato”.
    samuel cramer likes this.

  9. #9
    Sospeso/a
    Data Registrazione
    02 Jun 2014
    Località
    Landa anti-democratica.
    Messaggi
    5,763
    Mentioned
    57 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Onore a Garibaldi e viva l'Italia, regina Europæ!

  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    25 Jul 2009
    Località
    Campidano
    Messaggi
    3,215
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: 4 luglio 1807 - 4 luglio 2014: anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi

    Niçois et Savoisiens ensemble pour honorer Garibaldi - PAÏS NISSART - site officiel

    Niçois et Savoisiens ensemble pour honorer Garibaldi


    Garibaldi 4-7-14 (6)


    Ce 4 juillet, à l’occasion de l’anniversaire de la naissance de Giuseppe Garibaldi, les Niçois de Boulegan Sian Nissart et la LRLN étaient présents, en compagnie d’une délégation de la Confédération Savoisienne.


    Ensemble, ils ont honoré le héros des deux mondes, scellant une fois de plus, une amitié vieille aujourd’hui de 676 ans !


    Si cette place porte aujourd’hui le nom de Garibaldi, c’est par la volonté des Niçois et seulement grâce à eux. En effet, c’est suite à l’annonce de la chute du second empire le 4 septembre 1870, que les Niçois ont spontanément rebaptisé la Piazza Vittorio (renommée en 1860 place Napoléon), en place Garibaldi ! Partout dans le monde existe des places qui portent le nom de Garibaldi, des avenues, des routes, des squares, en particulier en Amérique latine ainsi qu’en Amérique du nord…. Il existe même un volcan baptisé « Garibaldi » au Canada.


    Garibaldi est avant tout admiré dans le monde, pour son soutien inconditionnel au droit des Peuples à être libre et à la justice. Parmi ses combats pour la liberté les plus connus, se trouvent bien évidemment la campagne d’Amérique du sud et l’unité italienne.


    Mais il y a un combat qui dérange toujours, son dernier, celui qu’il faut taire… et cela pour les raisons que désormais, aucun Niçois digne de ce nom, ne peut ignorer : il s’agit bien évidemment du combat de Garibaldi pour Nice.


    C’est pour cela qu’hier soir, Niçois et Savoisiens étaient réunis, pour honorer avant tout le Niçois, le défenseur du Pays de Nice, qu’il appelait aussi sa patrie. Le Héros des deux mondes est avant tout un enfant de Nice, et son oeuvre ne se résume pas uniquement à l’expédition des mille et l’unité de l’Italie, comme les autorités complices française et italienne voudraient nous le faire croire ! Garibaldi était, avant tout, un défenseur du droit à la justice, à commencer pour le Pays qui l’a vu naitre !


    Elu député de Nice en 1860 avec Laurenti-Roubaudi, il est intervenu au parlement de Turin. Avant même le vote sur la ratification du traité du 24 mars 1860 qui cédait Nice et la Savoie à la France, Garibaldi avait avec Laurenti-Roubaudi, adressé sa démission au président de l’assemblée de Turin en lui adressant un texte qui est fondamental, puisqu’en droit, il constitue la protestation officielle de la représentation nationale niçoise concernant le plébiscite frauduleux.


    La protestation officielle de Garibaldi et de Laurenti-Roubaudi revêt donc d’une importance capitale, d’autant qu’elle se termine par une phrase on ne peut plus significative : « …en attendant que les temps et les circonstances permettent à nous et à nos concitoyens de faire valoir avec une réelle liberté nos droits, qui ne peuvent être amoindris par un acte illégal et frauduleux ».


    Cette protestation officielle des députés Niçois est donc une épée de Damoclès éternelle qui hypothèque pour toujours l’annexion de Nice par la France…


    Garibaldi fit aussi cette déclaration au parlement de Turin, le 12 Avril 1860 :


    « Mes concitoyens ont toujours été en guerre avec les Français et les Provençaux ; aucun fait dans l’histoire de Nice ne montre qu’ils aient été d’accord avec la France et la Provence avec qui ils ont toujours été en guerre »


    Vous comprendrez donc notre étonnement, quand nous voyons des associations « d’inspiration occitaniste » venues d’outre-Var, honorer ou plutôt essayer de s’approprier, l’héritage de Garibaldi sous divers prétextes irrationnels.


    garibaldi 4-7-14 (8)


    Le combat de Garibaldi, c’est aussi les élections législatives de 1871, qui a vu seulement onze ans après l'annexion, le raz-de-marée séparatiste tout emporter pour finalement être invalidé par l’assemblée de Bordeaux, après que la répression sanglante des baïonnettes françaises réponde à la légitimité des urnes, dont Henri Sappia, grand érudit Niçois, témoigna dans son ouvrage interdit par la IIIème république : Nice contemporaine !


    Si nous étions hier soir ensemble pour honorer Garibaldi, défenseur de Nice, c’est aussi parce que nous avons eu connaissance de son combat pour le Pays de Nice. Nous savions tous au fond de nous que d’importantes parties de notre histoire avait été occultées ou falsifiées, mais désormais nous connaissons la Vérité !


    C’est pour cela que nous avons eu une pensée pour Alain Rouiller-Laurens, subitement disparu au début de cette année, qui par ses actions et ses ouvrages, a permis au Peuple Niçois de se réapproprier son histoire. Son immense travail de recherche associé à celui de son homologue savoisien Jean de Pingon, a permis de dévoiler des pans entiers de notre histoire confisquée depuis 1860. Aujourd’hui, sa place est aux côtés de Joseph André, Henri Sappia, et bien sûr Garibaldi pour qui il avait une affection sans faille.


    Plus que jamais, notre destin est lié à celui de nos frères savoisiens !


    Hier, ensemble nous avons été enchaînés, demain ensemble nous nous libèrerons !


    Liberà Nissa ! Liberà Savoia !


    « Du coté du peuple est la conscience du devoir, c'est cette résolution qui fait réussir les entreprises les plus difficiles ». Garibaldi.

 

 
Pagina 1 di 9 12 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226