IMMIGRAZIONE LE NUOVE POLITICHE Svolta a sinistra: linea dura a Prato contro Chinatown Patto tra Regione e Finanza per stanare i laboratori illegali

FABIO MARTINI ROMA Eppur si muove. La sinistra toscana - da sempre radicatissima e tradizionalista - alfine ha deciso di affrontare l'ultimo tabu', quello per cui gli immigrati hanno sempre ragione, anche quando hanno torto. La nuova giunta regionale, guidata da un presidente dal piglio innovatore come l'ex comunista Enrico Rossi, ha approvato un primo pacchetto di misure con quali si provera' a ridurre l'imponente evasione fiscale e contributiva che da anni viene consumata nella Chinatown di Prato. Prato, che resta una delle capitali del tessile italiano, grazie ad uno spettacolare boom demografico e' diventata la terza citta' dell'Italia centrale dopo Roma e Firenze, cambiando decisamente la propria fisionomia. Pullula di CINESI: sono circa trentamila, si fanno arrivare a costi irrisori il cotone dalla Cina e proprio in Italia, il Paese dell'eleganza e del design, producono a costi e a ritmi CINESI (7 giorni su 7, per 20 ore al giorno) il cosiddetto «pronto moda», vestiario perfettamente copiato dagli stilisti e dalle catene di grido. Dopodiche', grazie ad una catena di furgoni, il prodotto viene smerciato velocemente in tutta Europa a prezzi formidabili, magliette a 3 euro, jeans a 5, cappotti a 15. Si calcola che nel 2009 la ricca borghesia cinese abbia rimandato in patria rimesse pari a circa 980 milioni di euro, una montagna di profitti ottenuti, non solo, ma anche grazie ad una buona dose di attivita' in «nero» e ad irregolarita' di varia natura. E cosi' - dopo una raffica di blitz della Polizia e della Finanza nei confronti dei CINESI - la Giunta regionale ha deciso una stretta, approvando il piano dell'assessore al Bilancio Riccardo Nencini (che e' anche segretario del Psi), firmando due protocolli operativi con la Guardia di Finanza e con l'Agenzia delle Entrate, entrambi finalizzati al recupero della evasione delle tasse regionali (Irpef e Irap) e preparandosi a stringere un patto con i Comuni: d'ora in poi l'incremento nelle entrate fiscali non andra' piu' interamente alla Regione, ma il 50% di quel surplus verra' incassato dal Comune interessato. Sinora la sinistra era stata timida, frenata dall'approccio aperturista del vescovo di Prato e degli ex Ds, un mix che ha finito per produrre un evento storico: la sinistra ha perso la guida del Comune di Prato, rimasto «rosso» per 63 anni, piu' a lungo di Bologna. Ma nella prima riunione della giunta regionale, a porte chiuse il presidente Enrico e' stato esplicito: «Una delle priorita' deve essere la questione della legalita' a Prato». Rossi ha dato carta bianca a Nencini che ha prodotto il primo pacchetto di proposte, approvate all'unanimita' in Giunta, anche con l'assenso dell'assessore comunista. Sostiene Nencini: «Per la storia di questa regione, le misure assunte possono avere il sapore dell'eresia. Ma come diceva come Giovanni Spadolini, il rispetto della legalita' e' un valore che non e' di destra ne' di sinistra. Una regione da sempre di centrosinistra dimostra di sapere assumere atti decisi su questo terreno». Un segno dei tempi. Una volta le amministrazioni social-comuniste diventavano modelli nel campo dell'educazione (le materne di Reggio Emilia, esempio in tutto il mondo), dell'urbanistica (la chiusura dei centri storici), della cultura (l'Estate romana ha fatto scuola ben oltre i confini nazionali), mentre da quando il sindaco di Padova, l'ex ds Flavio Zanonato, ha proposto con successo un energico modello di rispetto della legalita' con gli immigrati, per stare al passo con i tempi, anche altre amministrazioni progressiste, via via, sono indotte a seguire la stessa strada.

LASTAMPA.it