Gaza e Cisgiordania, la vita quotidiana raccontata in un libro
di FABIO POLESE
Barriere di protezione, strade alternative, muri divisori,checkpoint. Lunghe attese sotto lo sguardo sospettoso e umiliante dei soldati israeliani anche solo per andare a fare un picnic o per andare a trovare un parente. Andare al lavoro sotto la minaccia costante delle aggressioni dei coloni. E ancora, l'incubo della confisca dei terreni. E' questo quello che - senza alcun sdegno rilevante da parte dell'opinione pubblica - vivono giornalmente i palestinesi. Un vivere quotidiano pieno di dolore e di angoscia per un futuro più che incerto.
Diari dell'occupazione. Di questi temi si legge nel volume tradotto in italiano lo scorso aprile - dopo due anni dall'uscita in lingua inglese -, Diari dell'occupazione (Castelvecchi, 186 pagine, 18.50 euro), scritto da Raja Shehadeh, saggista, giurista e attivista palestinese, fondatore - assieme ad altri avvocati - dell'Ong in difesa dei diritti umani, Al-Haq ,che in arabo significa "la legge" o "il diritto". Nel libro viene raccontata la vita quotidiana nei territori di Gaza e Cisgiordania dal 2009 al 2011, periodo cruciale dell'occupazione israeliana e della dichiarazione di Abu Mazen all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Non esiste più la Palestina dei festival musicali popolari. Il lavoro di Shehadeh permette al lettore di immergersi nei racconti del dolore di quella terra. Di pagina in pagina si ha la sensazione di camminare insieme a chi scrive. Ma non è questo l'unico pregio del volume: nel libro oltre al racconto di Gaza e della Cisgiordania dei nostri giorni, viene ricordato anche quello della Palestina del mandato britannico. Quando i palestinesi "organizzavano una serie di festival di musica popolare" che includevano il Nabi Rubin Festival di Jaffa, il Nabi Musa alla periferia di Gerico e il Sitna Mariam al Monte degli Ulivi a Gerusalemme. "Col tempo - scrive l'autore - questi festival vennero proibiti, limitati o persero gradualmente la loro popolarità, fino ad essere depennati dal calendario". Ora anche la stagione della raccolta delle olive, che prima era "allegra e festiva", è diventata "una lotta continua con i coloni ebraici che impediscono ai contadini di raggiungere i loro campi per la raccolta".
Attivisti attaccati da Israele in acque internazionali. Nel libro viene ricordato anche l'attacco alla "Freedom Flotilla" del 31 maggio del 2010 quando "in acque internazionali Israele attaccò e uccise nove persone, e causò numerosi feriti". La spedizione internazionale - armata di 10mila tonnellate di aiuti umanitari - era composta da 700 persone provenienti da ben 36 diversi Paesi. "A sfidare la politica israeliana di assedio a Gaza sono stati centinaia di occidentali: scrittori, politici e avvocati". Tutti attivisti della società civile, "pronti a proteggere i diritti umani di una popolazione assediata di un milione e mezzo di persone", scrive Shehadeh.
Non abbiamo nessuna intenzione di andare altrove. Diari dell'occupazione si conclude con la morte, all'età di settantatré anni, di Sabri Garaib, il primo caso affidato nel 1982 a Shehadeh dall'associazione "Al-Haq". Garaib, che più volte aveva fatto appello alla corte suprema israeliana, combatteva per difendere i suoi quarantatré ettari di terra dall'espropriazione del nuovo insediamento ebraico di Givon Hahadasha. "Negli anni successivi e fino alla sua morte, Sabri aveva combattuto ripetutamente i coloni per tenersi aggrappato alla sua terra; andò spesso in prigione per aver scacciato i coloni che provavano a impedirgli di seminare o di rimuovere le reti di recinzione che avevano eretto". Secondo Shehadeh la morte di Garaib segna la fine di un epoca nella quale era ancora possibile sperare nella legge per salvare la terra palestinese. Tuttavia - si legge nel finale di Diari dell'occupazione -, "qualunque strategia Israele intenda seguire, non potrà riuscire in toto, non solo per la capacità di resistenza che abbiamo acquisito in tanti anni di lotta, ma anche per la ragione ancora più semplice, quella che noi non abbiamo nessuna intenzione di andare altrove".
http://www.repubblica.it/solidarieta...ibro-90875483/




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