E’ evidente che la recente propaganda ai danni di Strelkov non e’ comparsa dal nulla, ma ha una genesi soprattutto politica. Andandosene da Slavjansk, dove in molti credevano sarebbe morto assieme alla sua brigata, e’ diventato una cosiddetta “wild card”, che ha spezzato tutta una serie di configurazioni preesistenti.
La motivazione politica del ritiro da Slavjansk non e’ meno significativa di quella militare. Su quest’ultima sono gia’ state spese molte parole, pertanto e’ giunto il momento di illustrare il background politico della manovra di Strelkov.
Dopo l’inversione di marcia della politica estera della Federazione Russa in Ucraina nell’aprile del 2014, Surkov (assistente del presidente Putin, NdT) ha iniziato a occuparsi di quasi tutte le questioni concernenti il Donbass, al punto che persino Volodin (vicedirettore dell’amministrazione del presidente russo, NdT) e’ stato escluso dalla gestione del problema. Dopo aver deciso che l’invio delle truppe sarebbe stato posticipato o completamente depennato dall’ordine del giorno, ci si e’ chiesti come approcciarsi agli avvenimenti nel Donbass. Dal momento che voltare le spalle alle Repubbliche popolari di Donec’k e di Luhans’k avrebbe condizionato negativamente la politica interna, e’ stata scelta una via di mezzo, caratterizzata da un tacito sostegno delle repubbliche insorte da parte di Mosca (decisione che i propagandisti hanno attribuito al fantomatico “astuto piano di Putin”), sullo sfondo della resa di facciata della diplomazia ufficiale.
Nel frattempo ha avuto inizio la formazione della Novorossija, che secondo i piani doveva essere guidata dal deputato popolare ucraino Igor’ Tsarov, il quale, trovandosi a Mosca, ha iniziato a ricevere dei finanziamenti e si e’ ritrovato a capo dei cosiddetti governatori popolari della Novorossija, 7-9 persone, per lo piu’ figure virtuali. Il primo tentativo di imporre Tsarov nel Donbass si e’ concluso con un fallimento: il deputato ha proclamato la nascita della Novorossija, al che una serie di funzionari come Bolotov (presidente della Repubblica Popolare di Luhans’k, NdT) e Borodaj (primo ministro della Repubblica Popolare di Donec’k, NdT) hanno dichiarato che Tsarov puo’ annunciare quel che vuole la’, dove si trova, ma non e’ lui a prendere le decisioni. Dopo tali affermazioni i leader locali sono stati accusati di campanilismo. Al secondo tentativo, tuttavia, l’imposizione di Tsarov e’ riuscita, grazie all’autorita’ affidatagli da Mosca di gestire parte dei canali di finanziamento e di aiuti umanitari. I governi locali hanno dovuto soffocare l’orgoglio.
Tuttavia, quando la situazione nel Donbass ha iniziato a prendere una brutta piega (dal momento che gli Stati Uniti coprono le spalle alla giunta), si e’ passati alla creazione (da parte di Surkov e soci, NdT) di un’entita’ analoga alla Transnistria (stato la cui indipendenza NON viene riconosciuta, NdT) sulla base delle Repubbliche popolari di Donec’k e di Luhans’k, per una popolazione complessiva di sette milioni di abitanti (l’idea di una Novorossija composta da diverse regioni da qualche tempo si e’ trasformata in un’esca propagandistica).
Davanti al rifiuto degli Stati Uniti e di Kiev di collaborare alla realizzazione di questo progetto, sono iniziate le trattative con Akhmetov (oligarca ucraino, NdT) e la sua cerchia, cui e’ stato proposto di appoggiare la rivolta e di occupare una specifica posizione nelle strutture del nuovo stato, in cambio della garanzia di potere e della salvaguardia della proprieta’. Tutte le danze attorno alla nazionalizzazione del patrimonio di Akhmetov, quando Pushilin (presidente della Repubblica Popolare di Donec’k, NdT) all’inizio minacciava la confisca di tutti i beni, e poi interveniva Borodaj dicendo “non siamo comunisti, non confischeremo nulla”, quindi di nuovo le minacce del tipo “la confisca ci sara’, anche se parziale”, sono per lo piu’ gli echi esterni dell’andamento delle trattative con l’oligarca e i suoi soci. La resa di Mariupol’, cui Akhmetov ha contribuito bloccando l’organizzazione della difesa della citta’, rappresenta per cosi’ dire una delle parti del “dialogo”. La storia di Khodakovskij, che pur ricoprendo il ruolo di comandante del battaglione “Vostok” continuava a ricevere denaro dall’oligarca e tradiva i propri compagni, fa anch’essa parte delle negoziazioni segrete, nel corso delle quali venivano eliminati i miliziani troppo indipendenti, per evitare che iniziassero davvero a costruire la Repubblica Popolare di Donec’k.
Il problema e’ che Akhmetov continua a vantare una grande influenza sulla leadership della Repubblica Popolare di Donec’k e sulle caste della sua capitale. Mosca tiene conto di questo aspetto e cerca di prendere accordi con lui (tramite Surkov e altri incaricati). Ma la giunta di Kiev e gli Stati Uniti sono al corrente di tali “movimenti” e tengono sotto controllo l’oligarca, i cui capitali si trovano in Occidente. Percio’ queste trattative non avvicinano, ma al contrario allontanano il momento della liberazione delle due repubbliche, sebbene coloro che si occupano della questione ucraina credano seriamente che il piano con Akhmetov funzionera’.
Proprio queste negoziazioni con Akhmetov, che e’ in contatto sia con Mosca che con Kiev, hanno portato allo sviluppo di una situazione molto strana, nella quale Donec’k, pur essendo in guerra, di fatto non viene colpita dagli attacchi dell’artiglieria e dagli attacchi aerei (a differenza di Luhans’k), e cio’ allude all’esistenza di un qualche accordo privato con la giunta, in base al quale la citta’ viene risparmiata dalle autentiche operazioni militari, quelle che hanno avuto luogo a Slavjansk e hanno luogo nella Repubblica Popolare di Luhans’k. Ovviamente i contatti vengono stabiliti attraverso i rappresentanti di Akhmetov, i quali hanno accesso agli uffici di Kiev e a quelli delle autorita’ della Repubblica Popolare di Donec’k.
Da tre mesi a Donec’k vengono sabotati i lavori per la creazione di un comando militare unico, viene deliberatamente ignorata la presenza di autorita’ che obbediscono a Kiev, la costruzione dello stato non interessa a nessuno, le truppe di miliziani sono disseminate sul territorio, malamente organizzate e incapaci di svolgere attivita’ di tipo offensivo. Il fatto che in maggio e in giugno non siano stati allestiti dei gruppi con il compito di rompere l’assedio di Slavjansk e’ la prova piu’ lampante della riluttanza di alcune persone a combattere sul serio.
In citta’ sono prosperati lo sciacallaggio, il banditismo, gli omicidi, i racket, e’ stato ucciso l’assistente di Pushilin, hanno tentato di uccidere Gubarev, i miliziani da piu’ di un mese girano intorno all’aeroporto, non sono stati messi a disposizione dei mezzi seri per la conquista del deposito di carri armati di Artemovsk, sebbene nulla impedisse di dislocare i carri armati e gli IFV presenti a Donec’k, aggiungere un paio di compagnie di miliziani e, finalmente, conquistare la tanto ambita base. Donec’k ha sabotato anche questo progetto.
Verso la fine del cessate il fuoco, la situazione a Donec’k rischiava seriamente di portare alla resa della repubblica popolare, la citta’ stava evitando la guerra e i politici locali tentavano di negoziare con la Russia e con Kiev. Nell’ambito delle trattative la repubblica rappresentava una moneta di scambio, similmente ai suoi abitanti, divenuti ostaggio di tale commercio.
Lo stesso Strelkov e’ stato esortato a morire da eroe a Slavjansk, lontano da tutto questo marciume politico.
Ma in luglio, alla notizia che il cessate il fuoco era solo un pretesto della giunta per concentrare le proprie forze nel Donbass, a Donec’k ha iniziato a fortificarsi il partito della sconfitta, che pur continuando le trattative con i rappresentanti del Cremlino aveva di fatto iniziato a preparare la citta’ alla resa per mezzo di Akhmetov e dei suoi. Non avevano bisogno della guerra, e tantomeno hanno bisogno di Strelkov, per questo la giunta ha privato Slavjansk dei mezzi per ottenere finanziamenti esterni, finche’ non e’ rimasta soltanto la via di Nikolaevka. Nessuno ha pensato di trovare un altro modo per dare una mano ai miliziani. Non sono arrivate ne’ le truppe russe (la speranza che accorressero in aiuto e’ il motivo principale per cui hanno a lungo difeso Slavjansk, importante nodo di comunicazione), e nemmeno dei rinforzi da Donec’k a rompere l’assedio della citta’. Il 2 luglio, verso sera, Strelkov lo ha capito, anche se a giudicare dalle sue dichiarazioni era cosciente gia’ da tempo del desiderio di alcuni di trasformarlo in carne da macello. Come se non bastasse, e’ venuto a conoscenza della pianificazione del tradimento di Donec’k.
Il rapido arrivo di Strelkov in citta’ inizialmente ha provocato un leggero shock, e poi il panico: Strelkov ha radunato le guarnigioni dei paesi abbandonati ed e’ giunto nella capitale della repubblica popolare, per trasformare la citta’ in una zona fortificata e mettere in atto una difesa attiva con base a Donec’k e a Gorlovka. Sarebbe a dire che ha distrutto tutti i progetti che prevedevano la resa della citta’ e la sua consegna alla giunta. Da qui le urla sempre piu’ forti di Akhmetov “non bisogna bombardare Donec’k”, le promesse della giunta “non bombarderemo Donec’k” e l’isteria in rete “Strelkov porta la guerra a Donec’k”. Ovvio che porta la guerra a Donec’k, visto che c’era un forte desiderio di consegnare la citta’ alla giunta senza combattere e di mettere una croce sulla repubblica popolare. Strelkov ha cambiato le carte in tavola ai disfattisti, e ha distrutto i piani di Surkov per le trattative con Akhmetov, nelle quali non c’era posto per il comandante delle milizie. Non c’era posto per due motivi:
1. Strelkov rappresenta il “partito della guerra”, che non vuole la pace con la giunta, ma pretende la vittoria completa, fino all’innalzamento della bandiera su Kiev. Non ha nulla a che vedere con le trattative segrete con la giunta e con Akhmetov: le battaglie nei pressi di Donec’k provocheranno ostilita’ a lungo termine e numerose distruzioni, le quali interesseranno anche le molteplici proprieta’ di Akhmetov. Ovviamente non era questo che l’oligarca sperava, quando ha iniziato a flirtare con la Repubblica Popolare di Donec’k, introducendovi i propri collaboratori.
2. In virtu’ dei suoi ideali monarchici e di destra, Strelkov e’ in buoni rapporti sia con quelli di destra che con i nazionalisti, e anche con gli pseudonazisti tipo Prosvirnin (nazionalista russo, famoso blogger, NdT), e accetta l’aiuto di tutti coloro che glielo offrono, senza mostrarsi esigente, secondo il principio “portate di tutto, accetto qualsiasi cosa”. A Surkov e compagnia bella non serve una Novorossija di destra, con uno spirito nazionalistico, simile a quello che alcuni funzionari tentano di attribuire alla figura di Strelkov, il quale sostiene apertamente Putin e da parte sua non avanza alcun progetto di stato, nonostante gli abbiano gia’ appioppato l’intenzione di conquistare Rostov e di marciare su Mosca. Ovviamente si tratta di una palese assurdita’.
Ai tipi come Surkov sono molto piu’ congeniali i vari Akhmetov, Medvedchuk e Tsarov, cui verrebbe delegato il potere locale nel caso venisse creata la “Transnistria di Donec’k”. Ai leader del popolo come Mozgovoj (comandante della milizia di Luhans’k) e Gubarev difficilmente verra’ permesso di prendere decisioni importanti: si tratta di persone che fanno paura a coloro che sono abituati a risolvere i problemi all’interno delle proprie strette cerchie.
Se non ce la faranno a distruggere la reputazione di Strelkov, allora tenteranno di farlo fuori, come hanno gia’ provato a fare con Bolotov e con Mozgovoj, i quali rappresentano il “partito della guerra”. Sono figure che ostacolano le cospirazioni e la resa, e quindi vanno diffamati oppure annientati. Coloro che adesso stanno cercando di infangare Strelkov fanno inconsapevolmente il gioco della giunta e del partito dei disfattisti, i quali stanno organizzando la resa di Donec’k e portano avanti le negoziazioni segrete con Akhmetov. Bisogna capire che Strelkov e’ uno di quei personaggi che stanno alla base di una Repubblica Popolare di Donec’k reale, e non virtuale. Colpire Strelkov, Gubarev e Mozgovoj significa soprattutto colpire la vera repubblica, quella dove non c’e’ posto per la gente come Akhmetov, Khodakovskij e Medvedchuk. Per questo la situazione che si e’ venuta a creare attorno alla figura di Strelkov e’ fortemente indicativa sul piano dell’individuazione dei nemici segreti dell’autentica indipendenza della Repubblica Popolare di Donec’k.
latanadellorso: Strelkov a Donec?k. Background politico.
che traduce
Colonel Cassad - ? ???????????? ????????? ?????? ?????????




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