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Discussione: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

  1. #121
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    A Milano vota Salisi!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #122
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Vota Salisi!
    Tanto non cambia nulla!
    Sono della stessa razza.

    Moratti-Pisapia: i veri numeri del bilancio di Milano - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    Entrate, uscite e saldi: ecco tutti i dati del bilancio del Comune voce per voce. Sorpresa: le tasse esplodono
    In vista delle elezioni comunali di Milano si è parlato moltissimo dello stato della città, dei programmi per il futuro, dei posizionamenti politici dei candidati, molto di politique politicienne, ma pochissimo di numeri.
    Il prezzo dell’attivo
    Nonostante la provenienza molto concreta, manageriale, di entrambi i principali aspiranti sindaco, Giuseppe Sala per il centrosinistra e Stefano Parisi per il centrodestra, poco si è discusso del bilancio di Milano, di quello passato, di come è cambiato nel tempo, o perlomeno non nel dettaglio delle uscite e delle entrate. I tre grafici interattivi rappresentano il riassunto delle principali voci del bilancio del capoluogo lombardo: entrate, uscite e saldo finale dal 2007 al 2014 e relative differenze.
    In generale con l’avvento della giunta di Giuliano Pisapia, il primo giugno 2011, molto è cambiato, il bilancio è entrato in attivo, almeno nei primi anni dell’amministrazione di centrosinistra, e nonostante nel tempo poi questo avanzo si sia rimpicciolito, da 801 milioni a 87,9, è rimasto, e contrasta con il deficit degli anni di Letizia Moratti, che nel 2010 ha toccato i 458 milioni.
    Un cambiamento che si è verificato in particolare dal lato delle spese ed entrate correnti, che nel 2014 contava un saldo positivo di 415 milioni, in contrasto con il segno meno degli anni precedenti al 2011. Ed è questo capitolo che più conta in quanto riflesso delle scelte concrete dell’amministrazione, considerando che le entrate ed uscite in conto capitale dipendono spesso da operazioni una tantum (alienazioni di partecipazioni per esempio) o dalla volontà dello Stato centrale.
    Ma in particolare come ha fatto il comune a tornare in attivo? Come si vede molto bene dai dati tutto il lavoro l’hanno fatto le entrate, in particolare le entrate correnti, aumentate del 60,1% tra un’amministrazione e un’altra, più di quanto abbiano fatto le uscite, cresciute del 27,6%.
    Le entrate corrono
    Un risanamento quindi basato principalmente su maggiori tasse e balzelli, e non sui tagli. Ma quali voci in particolare hanno visto un aumento? Sono molti i capitoli sugli introiti, ma di fatto praticamente la gran parte del miliardo e più di maggiori entrate sono generate da pochi capitoli.

    Le imposte sugli immobili, innanzitutto, quindi Imu e Tasi, hanno visto un aumento medio del 211%, ovvero di 364 milioni. Si tratta certamente anche delle conseguenze della manovra Salva Italia del governo Monti, ma di fatto il comune di Milano è tra quelli in cui in Italia la maggiorazione rispetto alla vecchia Ici secondo PMI.it è stato maggiore, oltre il 200% contro una media del 140% per le seconde case, che sono quelle che danno la gran parte del gettito.
    E poi vi è l’introduzione dell’addizionale IRPEF, assente con Letizia Moratti, che ha un andamento crescente, da quota zero del 2011 ai 62,5 milioni del 2012 ai 140 del 2014, e rappresenta un’altra parte importante del risanamento del bilancio. La giunta ha deciso di applicare almeno per il 2008 l’aliquota massima, 0,8%, e a causa del reddito medio decisamente elevato parliamo di circa 412 euro a testa.
    Forse però l’aumento di gettito più odiato dai milanesi sarà quello derivato dall’incremento deciso, più 263 milioni medi, +197% degli introiti della polizia municipale per le sanzioni relative al codice della strada, cioè di fatto l’aumento delle multe. Le contravvenzioni nel 2014 erano state 3,4 milioni (di cui 2,4 grazie all’uso di telecamere), aumentate di un milione rispetto all’anno precedente.
    I dati si riferiscono al: 2007-2014
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #123
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #124
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    A proposito di Sumaya Abdel Qader, candidata Pd a Milano, e dei fratelli musulmani

    Pubblicato: 03/06/2016 10:44 CEST Aggiornato: 03/06/2016 10:44 CEST









    Nelle liste legate al candidato sindaco Giuseppe Sala appaiono due candidati ebrei e due candidate musulmane: Stefano Levi della Torre (tra i fondatori del Cipmo e esponente della sinistra ebraica), candidato della lista "sinistra per milano" e Daniele Nahum, dirigente della Comunità ebraica milanese, candidato Pd; Sumaya Abdel Qader (scrittrice e coordinatrice del progetto Aisha, promosso dal CAIM - Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, Monza e Brianza e dal Comune di Milano (un progetto volto a contrastare la violenza contro le donne e la loro discriminazione) e Maryan Ismail (somala, rifugiata politica insieme alla sua famiglia, esponente di un islam laico e pluralista). Un bel segnale di pluralità e inter-culturalismo, importante per la nostra città.
    Sulle due candidate musulmane si è sviluppato un curioso dibattito: Sumaya Abdel Qader dipinta come la cattiva, in quanto esponente dei Fratelli musulmani; Maryan Ismail descritta come la buona, perché riconosce Israele ed è esponente della Co.Re.Is, l'organizzazione che riunisce gli italiani convertiti all'Islam: una organizzazione importante per la sua apertura religiosa e politica, ma certo non maggioritaria nell'Islam italiano. Al di là del fatto che Sumaya Abdel Qader ha dichiarato di non aderire ai Fratelli musulmani, penso che il confronto abbia talora raggiunto toni di demonizzazione inaccettabili.
    Sumaya, palestinese, ha dichiarato che lo Stato di Israele è oggi una realtà ineludibile e che accetta il piano arabo di pace come base per la soluzione del conflitto. A me questa pare, per un palestinese, una posizione corretta: non mi pare si debba pretendere dai palestinesi una dichiarazione d'amore per Israele o l'adesione al sionismo, cioè il riconoscimento delle ragioni alla base del movimento nazionale ebraico e della creazione di Israele. Io rispetto la percezione della storia che ha l'altro, se questo non lo porta a escludere il mio diritto all'esistenza e le mie ragioni di esistere. Il punto di mediazione possibile è politico e concreto, non ideologico. Solo così si può costruire un futuro condiviso, arrivare a conciliare le reciproche storie. Tra l'altro, proprio in questi giorni anche Netanyahu e il nuovo Ministro della difesa, Lieberman, hanno sottolineato l'importanza del piano arabo di pace, come riferimento per far ripartire il negoziato.
    Quanto ai Fratelli musulmani, devo dire che a me non piacciono, non mi piace il loro integralismo e il loro approccio confessionale. Ma non sono come L'Isis. L'equazione con l'Isis, con cui si giustifica da alcuni l'appoggio al Presidente egiziano Al-Sisi in nome della lotta al terrorismo (come ha fatto Sergio Romano in un suo famoso editoriale), è sbagliata. L'isis è espressione dell'estremismo wahabita, alimentato dalle fondazioni religiose wahabite oltre che dai servizi segreti sauditi e degli Emirati, anche se esso è nemico della casa regnante saudita e fa attentati contro di essa. Ma i Saudi non possono spingere a fondo l'attacco contro Isis, perché questo farebbe saltare l'accordo con il clero wahabita, su cui fin dal '700 si basa e si legittima il loro regime.
    L'Isis, come dice il grande islamologo Olivier Roy, è la punta di lancia del sunnismo wahabita per arginare e respingere l'espansionismo sciita. Ma i sauditi sono nemici dell'Islam politico dei Fratelli musulmani, anch'essi sunniti, e li vedono come un pericolo, per le loro tendenze repubblicane e per la loro aspirazione a partecipare direttamente alla gestione del potere. Per questo hanno appoggiato e finanziato generosamente il colpo di Stato di Al-Sisi, in stretto contatto (anche se non dichiarato) con Israele. Non è un caso che la cessione da parte di Al Sisi ai sauditi delle isole sugli stretti di Tiran (la cui chiusura fu all'origine della guerra dei 6 giorni) sia stata accolta senza proteste da Israele, tanto è stretta, anche se sottaciuta, la loro alleanza contro l'Iran.
    Quanto ai Fratelli musulmani, Morsi ha certamente fatto errori clamorosi, con una condotta esclusiva che ha progressivamente emarginato le componenti laiche che avevano animato la primavera egiziana: isolandosi, mandando in rovina l'economia e attirandosi l'odio della popolazione. L'esercito egiziano ne ha così approfittato per riprendersi il potere, che aveva dovuto cedere sotto la pressione della primavera araba, una volta spezzata l'alleanza tra laici e islamici che ne era stata alla base.
    Ma Al-Sisi ha sbagliato a mettere i Fratelli musulmani fuori legge e a massacrarli. Non si può governare contro la metà del paese. Questo ha compattato la Fratellanza sulle posizioni più estremiste, spingendola anche al ricorso al terrorismo. Il Sinai è fuori controllo, il turismo è in coma e l'economia egiziana si regge solo sui miliardi di dollari che le passa l'Arabia Saudita. Il regime egiziano è fragile e frammentato, come dimostra anche il caso Regeni.
    D'altronde, l'arcipelago della Fratellanza musulmana è variegato: in Tunisia e Marocco, forse ammoniti dagli sviluppi egiziani, essi hanno fatto scelte diverse, inclusive e non esclusive; e in Tunisia, una volta perse le elezioni, i Fratelli hanno accettato di tornare all'opposizione. Per questo contro il tentativo tunisino si scaglia il terrorismo Isis, con gli attentati al Museo del Bardo e sulle spiagge de paese.
    Anche in Siria, la cosiddetta opposizione moderata, su cui punta l'Occidente per contrastare l'Isis e creare un'alternativa ad Assad, si richiama ai Fratelli musulmani, anche se va detto che questi gruppi sono oramai i più deboli sul terreno.
    Perfino Hamas resta al potere a Gaza perché Israele non ha voluto portare a fondo l'attacco militare nella guerra di due anni fa, per timore di spianare la strada all'Isis e a Al Qaeda: anche adesso il suo regime si regge sui rifornimenti e l'energia che gli passa Israele.
    Quanto alla Turchia, L'Akp di Erdogan si richiama anch'esso alla Fratellanza, e per questo è in rotta con Al Sisi e appoggia Hamas. L'involuzione di Erdogan è nota e preoccupante, ma ora la crisi con la Russia lo sta spingendo a chiudere il contenzioso con Israele: l'unico intralcio sono gli egiziani, che vogliono tenere la Turchia fuori da Gaza.
    In Medio-oriente non c'è il bianco e il nero, ma predomina il grigio, o meglio le mille sfumature di grigio. E questo vale anche per i Fratelli musulmani.

    A proposito di Sumaya Abdel Qader, candidata Pd a Milano, e dei fratelli musulmani*|*Janiki Cingoli
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #125
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #126
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.




    SALAMilano
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #127
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.



    da non perdere!

    https://youtu.be/M9SJ-Vau54w

    per poi "uccidere" le "nostre" (si fa per dire).
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #128
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio


    da non perdere!

    https://youtu.be/M9SJ-Vau54w

    per poi "uccidere" le "nostre" (si fa per dire).
    Londonistan è vicina.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #129
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Certo di questo si sentiva la mancanza!
    Milano non è in grado di esprimere nulla di meglio secondo voi?
    Ci sarebbe da suicidarsi subito!
    Ma siccome non è affattoi così, è questa marmaglia putrida che deve scomparire!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #130
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    Predefinito Re: Milano oltre alla disperazione e pure sott'acqua ad ogni pioggia.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Certo di questo si sentiva la mancanza!
    Milano non è in grado di esprimere nulla di meglio secondo voi?
    Ci sarebbe da suicidarsi subito!
    Ma siccome non è affattoi così, è questa marmaglia putrida che deve scomparire!
    Verissimo; ma, come per Torino, Bologna, Genova, rimarrebbero non più di 50000-100000 abitanti.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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