Nell'ultimo anno è svanita in me la passione politica. Continuo ad informarmi e nel caso a prendere posizione, ma in maniera assai più disincantata che nel recente passato. Non sono più affetto dal virus dell'ideologia e svanendo questa è svanita anche la passione che aveva alimentato il sogno di un cambiamento sociale e culturale. Incredibilmente è venuto meno l'odio viscerale per la sinistra che mi sono portato dietro per quasi un ventennio. Quando ci ripenso mi chiedo come sia possibile che ciò sia potuto accadere. Cosa ha fatto sì che un elettore fedele della Casa delle Libertà, uno dei tanti che hanno ballato alla caduta del secondo governo Prodi, sia arrivato addirittura a votare in due occasioni alle primarie del Pd, ad augurarsi la vittoria di Bersani e poi a ritrarsi dal concedere fiducia a Renzi perchè troppo simile a Berlusconi. E torniamo immancabilmente a parlare del Cav. Un personaggio che ha dominato la vita mia e mi molti altri. Grazie alle sue tv di cui sono stato spettatore, il Milan di cui sono stato tifoso, poi Forza Italia e il Pdl di cui sono stato elettore e quasi militante. Dire che Berlusconi mi ha tradito è troppo e in qualche modo una falsità. Perchè io non mi sono mai affidato a lui, non sono mai stato berlusconiano, pur avendolo a lungo apprezzato come manager e leader politico. Sono arrivato ad odiare Berlusconi, in un certo senso questa persona è riuscita a catturare quell'odio precedentemente rivolto all'altra fazione politica, ma non mi sono mai sentito tradito da Berlusconi non avendo mai creduto in lui. Ho creduto nella destra e mi sono sentito tradito dalla destra. Uomini di partito, intellettuali, elettori, tutti loro. Forse è stato un equivoco, mi sono ritrovato accanto a persone con le quali ad un certo punto mi è sembrato di non condividere niente. Su certe cose, vedi il libero mercato, ho cambiato parere, accorgendomi che tutto quanto andava in quella direzione invece di migliorare la vita la peggiorava a quelli come me. A quelli cioè poco inclini al rischio e al cambiamento e che perciò si ritenevano di destra e invece si sono trovati sbattuti sulla riva opposta e non sanno più cosa sono. A volte il vecchio odio antisinistrorso risorge quando per esempio mi capita di leggere un'intervista al collettivo letterario Wu Ming. Oppure quando mi imbatto in un filosofo come Zizek. Ma sono casi sempre più rari. E' più facile che me la prenda con questo o quel personaggio di destra che ha la faccia di bronzo di difendere l'indifendibile. Non sono mai stato un anticlericale e ancora oggi non lo sono, pur tenendomi lontano dai fondamentalisti. Non ero populista e continuo a non esserlo. Non ero nazionalista (io, che amo la Germania) e continuo a non esserlo. Mi hanno deluso gli anglofoni, i neoconservatori, i filoisraeliani. Con quel mondo non ho quasi più rapporti e dire che l'ho frequentato parecchio. E' come se si fosse palesata la vera natura di questo mondo, oppure la mia. Di fatto non possiamo più convergere. Salvo solo la monarchia inglese, non perchè inglese ma perchè è monarchia. I sovrani, infatti, continuano ad esercitare fascino su di me per il loro ruolo super partes e la loro aura da fiaba. Anche questo serve a riempire il vuoto lasciato aperto da una passione per la politica che ormai è andata. Il mondo mi sembra andare avanti per conto suo e non provo più orrore per esso. Più lo conosco e più mi ci abituo e inizio a provare indifferenza per tante cose che trovato insopportabili. Non ho più il mito dell'Occidente, adesso mi interessano di più culture lontane, dall'indù all'africana alla mediorientale. Sono diventato un fautore dello scambio culturale, interreligioso, e guardo con favore ad una società millecolori, ad un patchwork multikulti inevitabile in un mondo sempre più globalizzato e connesso. Trovo assurdo che si debbano spostare i capitali, che si debba accettare la flessibilità lavorativa e gli spostamenti che questa comporta e mostrarsi rigidi e inflessibili in tema di immigrazione. Forse oggi l'unica politica in grado di interessarmi e di appassionarmi nuovamente è una politica che affronti proprio questi temi con animo aperto e ottimista. Una sinistra che guardi al lavoro e all'integrazione in un mondo globalizzato, non al libero mercato, alla competizione e alle opportunità per un numero ristretto di individui. Una sinistra pacifista ed ecologica ma non radicalizzata, non incazzata, non indignata per partito preso. Magari anche un centrosinistra se questo non significasse un avvicinamento ai valori del libero mercato.




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