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  1. #1
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    Predefinito Napolitano non firma i tagli.

    di A. Sallusti

    Al presidente Napolitano la Finanziaria targata Tremonti non piace, tanto che non l’ha firmata e ha chiesto al governo chiarimenti e modifiche.
    Il prestigioso autografo arriverà solo questa mattina dopo una notte di limature e correzioni.

    Su che cosa?
    Un po’ su tutto, dai tagli agli enti locali a quelli degli stipendi della casta, agli aiuti alla cultura.
    Per un Paese in larga parte abituato a farsi assistere e mantenere dallo Stato indipendentemente dalla resa è ovviamente dura fare marcia indietro.
    Così lo stop di Napolitano ha fatto tirare ieri un sospiro di sollievo a quelle categorie e a quei ministri, più d’uno, che inutilmente avevano bussato nelle settimane scorse alla porta di Tremonti per sapere, suggerire, chiedere di usare una mano più leggera nello sforbiciare costi e spese.

    Ieri sul Corriere della Sera, Piero Ostellino invocava, analizzando la Finanziaria, meno Stato e più società.
    Oggi, su questo Giornale, Marcello Veneziani ci spiega che il rigore non deve far paura perché le società sane sono quelle che anche dopo una buriana si rimodellano da sole trovando nuovi punti di equilibrio. Insomma, ci voleva il coraggio di sfidare l’impopolarità e spezzare un circolo vizioso che solo apparentemente accontenta tutti ma che in realtà, lasciando le cose come stanno, non crea occasioni e sviluppo per nessuno.

    Quello che sarà lo sapremo nei dettagli solo oggi, ma certo questa è una manovra che non ha più padri.
    Non Berlusconi, che avrebbe voluto un approccio diverso nella sostanza e nel metodo ma che si è dovuto fermare, per evitare il peggio in un momento di crisi e instabilità, davanti all’intransigenza di Tremonti che minacciava fuoco e fiamme in caso di modifiche imposte dal governo in fase di scrittura.
    Non Tremonti che esce politicamente indebolito da questa situazione confusa e che senza l’intervento del solito mediatore Gianni Letta avrebbe anche potuto precipitare rovinosamente.

    Lo stesso Napolitano alla fine firmerà ma non senza turarsi il naso.

    Adesso la palla torna a Berlusconi che in queste ore, non a caso, è sembrato tenersi, almeno ufficialmente, lontano dal ring.
    Chi lo aveva convinto a lasciar fare ad altri, a non impuntarsi, ora dovrà rispondere di aver fatto fare al governo una figura non certo esaltante.

    E a ore approda in Parlamento la grana delle intercettazioni.
    Sarà anche vero che un premier di fatto non comanda, ma forse è meglio per tutti che cominci a farlo.

    dalla prima pg. de ilgiornale.it del 31 05 2010

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Sindacati senza idee!

    Arriva una raffica di scioperi che non servono a nulla.

    di F. Forte

    La manovra di finanza pubblica non è ancora ufficialmente nota, ma già si annuncia un’ondata di scioperi organizzati dalla Cgil che si incroceranno con altri scioperi, decisi per altre ragioni, dagli stessi burattinai e da altre single sindacali, con una particolare concentrazione nel settore dei trasporti.
    Essi tormenteranno gli italiani e i turisti stranieri per tutto giugno, in modo «articolato»: quando uno sciopero sarà cessato, ci sarà l’altro.

    L’antipasto è costituito dallo sciopero del 7 giugno di 4 ore, dalle 14 alle 16, del personale di assistenza a terra degli aeroporti.
    Il giorno dopo sciopera Tirrenia, la società di navigazione, che esercita i traghetti per la Sardegna e la Sicilia, che dovrebbe essere privatizzata. Invece l’11 di giugno ci sarà lo sciopero dei servizi di trasporto pubblico locale di 24 ore destinato a provocare disagi in particolare nei grandi agglomerati urbani.
    La controversia riguarda le aziende di trasporto degli enti locali, ma i danneggiati veri sono gli utenti dei servizi.
    Appena terminato questo sciopero, il giorno dopo avrà luogo una nuova tortura di carattere generalizzato, quella causata dallo sciopero di tutti i lavoratori pubblici e della scuola indetto dalla Cgil.
    In questo caso la protesta sarà diretta contro il governo nazionale per la manovra di finanza pubblica.
    Il 18 giugno ci sarà lo sciopero del personale dei bagagli della Sea, la società degli aeroporti milanesi che durerà 24 ore e riguarderà sia Linate che Malpensa.
    Nello stesso giorno avrà luogo lo sciopero del personale di assistenza di volo dell’Enav di 4 ore, dalle 12 alle 16.
    Ovviamente si tratta delle ore centrali della giornata, quelle di traffico più intenso, con paralisi e ritardi per i voli delle ore successive.
    Come se non bastasse, il 18 giugno dovrebbero scioperare per 24 ore anche i piloti di Alitalia ed AirOne.
    Il 24 giugno, invece, dalle 21 alle 21 del 25 ci sarà lo sciopero delle Ferrovie.
    Infine, dopo questi tormenti, ci sarebbe lo sciopero generale articolato e differenziato sul territorio di 4 ore indetto dalla Cgil contro la manovra di finanza pubblica, definita iniqua e sbagliata.
    Per ora è sospeso lo sciopero dei magistrati contro il taglio delle loro retribuzioni, in attesa di accertarne la portata e le modalità, ma esso potrebbe essere effettuato se il taglio sarà quello preannunciato.

    Lo sciopero, nella sua origine storica e nella sua funzione, riguardava i rapporti fra lavoratori e imprese.
    Ma poi, particolarmente con la cultura comunista, per cui il sindacato è la cinghia di trasmissione del partito, lo sciopero è venuto degenerando, e ha assunto la natura anomala di una protesta contro il governo e contro il Parlamento.
    E per renderlo più efficace i leader dei sindacati di cultura comunista e post comunista, imitati dagli autonomi, hanno pensato di recare danno non tanto alle imprese di economia di mercato, quanto a quelle dei servizi pubblici e ai cittadini che ne fruiscono.
    Ed è perciò che il menù, come si è visto, prevede per giugno una raffica di scioperi, in cui campeggiano quelli dei trasporti e quelli dei servizi pubblici dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni e forse delle Asl, con lo sciopero generale della Cgil come atto finale.

    Lo sciopero generale contro una legge è un atto politico.
    La Cgil ne indice due, uno di tutti i dipendenti pubblici (oltre 4 milioni di lavoratori: ma resta da vedere quanti sciopereranno) e uno di tutti gli addetti delle imprese, dei lavoratori autonomi e (di nuovo) delle pubbliche amministrazioni.
    Gli scioperi contro le manovre rivolte a mettere in sicurezza i conti pubblici, al fine di garantire la solvibilità del debito pubblico, hanno un effetto nocivo per la credibilità di tali manovre, perché gli operatori dei mercati finanziari e le agenzie di valutazione dei debiti dei governi sono portati a pensare che le misure stabilite nei decreti e nei disegni di legge potrebbero incagliarsi di fronte alle proteste di massa.
    Inoltre, si può pensare che il governo, in seguito, non si senta in grado di fare altre manovre, qualora si rendano necessarie.

    Gli scioperi in Grecia e in Spagna, successivi alla approvazione delle recenti misure di risanamento finanziario, hanno causato il degrado dei rispettivi debiti pubblici, riducendo l’efficacia di tali politiche, a parità di sacrifici che generano.
    Questi scioperi, dunque, costituiscono un autentico autolesionismo.
    Ciò senza contare l’assurdità di uno sciopero generale contro un decreto che stabilisce misure incisive contro l’evasione dell’Iva e tagli agli alti stipendi come se ciò fosse contro l’interesse delle masse lavoratrici.

    dalla prima pg. seguita alla pg. 5 de ilgiornale.it 31 05 2010

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    Sedici anni di «no»!

    La musica sempre suonata dalla Cgil.

    di Felice Manti

    Qualcuno dice che uno dei «miracoli italiani» di Silvio Berlusconi si sia manifestato il 12 novembre 1994: la resurrezione dei sindacati con lo sciopero generale (La Finanziaria ’95 non la beviamo era lo slogan) contro una riforma, quella delle pensioni, che uscì immutata nei contenuti due anni dopo con addosso le mentite e sinistre spoglie del governo Dini.
    A intonare il coro dei «no» era, allora come oggi, la Cgil: uscita a pezzi dopo la marcia dei 40mila, la sconfitta sulla scala mobile e il crollo dell’area politica di riferimento, la stagione della contrapposizione obbligata sembrava definitivamente chiusa con gli accordi del ’93 su redditi e lavoro, al crepuscolo della prima Repubblica.

    E invece fu grazie a quello sciopero e a un «nemico» come Berlusconi con tutti i difetti possibili (imprenditore, amico dei fascisti, visceralmente anticomunista) che la Cgil si trovò suo malgrado di nuovo in trincea a fare da sponda a un centrosinistra in crisi d’identità che più di una volta ha cercato nel sindacato rosso un complice per una spallata.
    Che non è mai arrivata.

    La ricetta Cgil è semplice: dire no a tutto quello che propone il centrodestra.
    Con i soliti, stanchi slogan che da 16 anni a questa parte Sergio Cofferati e Guglielmo Epifani ripetono come un disco rotto.

    Otto ottobre 2001: «La Finanziaria per il 2002 non mantiene le promesse elettorali, non è credibile sul fronte della crescita e non è equa», firmato Cofferati.
    «La manovra correttiva 2010 è iniqua e va cambiata in Parlamento», firmato Epifani, appena pochi giorni fa.
    In mezzo tonnellate di minacce gravide di sciagura:
    «Così si smantella il welfare, è una manovra che non dà né rigore né sviluppo, porta il Paese verso la deriva, è estremamente pericolosa» eccetera.
    Quando il 23 marzo Cofferati riempì con tre milioni di persone il Circo Massimo (500mila per la Questura, ma questa è un’altra storia...), a nove anni di distanza dallo sciopero generale sulle pensioni e sotto l’ombra infame del terrorismo dopo la morte del giuslavorista Marco Biagi, per la Cgil sembrò l’alba di una nuova stagione.
    Ma fu l’inizio della fine.

    La Cgil era scesa in piazza contro la possibile riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che regola i licenziamenti individuali per le aziende con più di 15 dipendenti sulla base della «giusta causa».
    Dopo lo sciopero l’esecutivo farà una mezza marcia indietro, anche se a sparigliare le carte arriverà il referendum proposto da Rifondazione comunista per estendere le garanzie dell’articolo 18 a tutte le imprese.
    Ma si sa, chi troppo vuole nulla stringe.
    Le urne andarono semi deserte, e per la Cgil - unica organizzazione sindacale ad appoggiare apertamente la consultazione referendaria - fu la prima di una lunga serie di sconfitte e l’inizio dell’autoisolamento del sindacato da Cisl e Uil.

    Tranne la «fortunata» parentesi del tragicomico biennio 2006-2008, quando la Cgil avallò la sciagurata abolizione dello scalone voluto dall’ex ministro del Welfare Roberto Maroni - un salasso da 7,5 miliardi di euro, pagato inasprendo i contribuiti dei co.co.co. - da anni la Cgil colleziona batoste, come quella sulla nuova Alitalia che ancora brucia; è alle prese con la faida tra presunti riformisti e massimalisti veri; la sua immagine viene macchiata qua e là da dipendenti licenziati anche se malati di cancro e riassunti, cause per molestie e stalking e altri sussurri giudiziari.

    Lo sciopero generale del 12 giugno contro la manovra, più che un sussulto di vitalità, sembra l’ennesimo tassello di una strategia fallimentare di Epifani.
    Ma la guerra a sinistra si combatte soprattutto sulla leadership, e anche Epifani, come il suo predecessore Cofferati, è affascinato dalla politica. Soprattutto adesso che il suo mandato è in scadenza. Ecco perché Bersani ha preso le distanze dalla protesta («se ha una piattaforma coerente con i nostri programmi, allora saremo presenti») mentre l’Italia dei Valori e la sinistra estrema soffia sul fuoco («Il Pd non tentenni, chi non sciopera è complice del governo»).
    Per Epifani l’ultima piazza è anche l’ultima spiaggia.
    Prima dei giardinetti.

    dalla pg. 5 de ilgiornale.it 31 05 2010

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    ---quando le manovre le faceva la sinistra il suo popolo nemmeno fiatava ed era contento di far fare i sacrifici al settore privato dell'economia per sostenere le politiche della spesa pubblica di indebitamento perché garantiva a se stesso l'illusione di farla sempre franca.
    Ora il pericolo di insolvenza dello Stato riguarda tutti (pubblico e privato)e non può pensare ,l'elettorato progressista ,che il conto da pagare debba essere sempre a carico del privato.
    Ora si affogherà tutti insieme e non saranno gli scioperi a scongiurare il naufragio dello Stato.
    GLF

  5. #5
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    ...napolitano ha firmato
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  6. #6
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    Se napolitano non firma se ne assumerà per intero la responsabilità.
    Il governo ha fatto le sue proposte ,se bocciate, se ci sarà il caos finanziario affari del quirinale.

    Potrebbe farla napolitano la finanziaria ed il governo scegliere se accettarla o meno.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    ci aspettano gli scioperi adesso...
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  8. #8
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    Citazione Originariamente Scritto da joseph Visualizza Messaggio
    ---quando le manovre le faceva la sinistra il suo popolo nemmeno fiatava ed era contento di far fare i sacrifici al settore privato dell'economia per sostenere le politiche della spesa pubblica di indebitamento perché garantiva a se stesso l'illusione di farla sempre franca.
    Ora il pericolo di insolvenza dello Stato riguarda tutti (pubblico e privato)e non può pensare ,l'elettorato progressista ,che il conto da pagare debba essere sempre a carico del privato.
    Ora si affogherà tutti insieme e non saranno gli scioperi a scongiurare il naufragio dello Stato.
    ma naufraghiamo una buona volta, così i piagnoni di stato finiranno una buona volta col culo per aria ncav:

    Non se ne può più di scioperi di pensionati, raccomandati e amici degli amici!!!
    Ultima modifica di Gigione; 31-05-10 alle 15:12
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Napolitano non firma i tagli.

    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    ma naufraghiamo una buona volta, così i piagnoni di stato finiranno una buona volta col culo per aria ncav:

    Non se ne può più di scioperi di pensionati, raccomandati e amici degli amici!!!
    Se i pensionati facessero sciopero della tessera dello SPI?
    Tanto la trattenuta se la cuccano lo stesso.
    Beati quelli che possono, vero, epifani?

 

 

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