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Discussione: Emiliano Zapata

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    Ghibellino
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    Predefinito Emiliano Zapata



    A differenza di molti altri rivoluzionari del ventesimo secolo, Emiliano Zapata (1879-1919) non è stato un intellettuale né un transfuga della classe dominante, ma un leader popolare di origine indigena.
    Nato l'8 agosto del 1879 nel villaggio di Anenecuilco, frazione di Villa de Ayala, Stato di Morelos, Emiliano è il penultimo dei dieci figli di una delle tante famiglie impoverite dalle haciendas, le grandi aziende agricole divoratrici di terre che sono l'asse della modernizzazione promossa dal dittatore Porfirio Díaz. Nel Morelos, terra di paradossi e di contraddizioni, si scontrano allora due civiltà: quella degli imprenditori capitalisti imbevuti di positivismo e quella degli indigeni legati alla terra e al villaggio (pueblo) che conservano uno spirito indomito e un forte senso della solidarietà.
    Emiliano, che parla spagnolo e nahuatl, la lingua degli antichi messicani, riceve l'istruzione elementare fino a quando, rimasto orfano all'età di 16 anni, comincia a lavorare distinguendosi ben presto come buon agricoltore e gran conoscitore di cavalli. Dotato di una mente inquieta e di una natura indipendente, non tarda a conquistarsi una posizione di prestigio all'interno della comunità, diventandone al tempo stesso la sua memoria vivente. All'inizio del secolo, lo troviamo chino su antichi documenti coloniali che dimostrano la legittimità delle rivendicazioni del pueblo.
    Negli stessi anni, conosce due personaggi che giocheranno un ruolo importante nella sua vita: Pablo Torres Burgos e Otilio Montaño. Entrambi sono maestri di scuola, entrambi divoratori di letteratura incendiaria. Il primo gli mette a disposizione la propria biblioteca dove vi può leggere anche "Regeneración", la rivista clandestina dei fratelli Flores Magòn; il secondo lo introduce alla letteratura libertaria e in particolare all'opera di Kropotkin.
    Il battesimo politico avviene nel febbraio 1909 quando, eletto sindaco di Anenecuilco, Zapata appoggia il candidato a governatore dell'opposizione, Patricio Lea. La vittoria dell'aspirante ufficiale, Pablo Escandón, provoca ad Anenecuilco dure rappresaglie e nuove perdite di terre. Verso la metà del 1910, dopo un'infruttuosa intervista con il presidente Díaz e vari tentativi di risolvere i problemi del pueblo per la via legale, Zapata e i suoi cominciano a occupare e a distribuire terre.
    Nel frattempo, il 20 novembre 1910, un gruppo di liberali democratici ostili a Díaz, capeggiato da Francisco Madero, fa appello alla resistenza contro la dittatura, promettendo fra l'altro la restituzione delle terre usurpate. Nel Morelos i tempi sono maturi: passato un primo momento di esitazione, Zapata si lancia nella lotta armata.
    Dopo la morte di Torres Burgos per mano dei federales, egli diventa il capo indiscusso della rivoluzione del sud. Appoggiato dai pueblos, riesce a tenere in scacco le truppe governative fino alla rinuncia del dittatore nel maggio del 1911. Il 7 giugno ha un deludente incontro con Madero il quale, venendo meno alle promesse, si mostra insensibile alle rivendicazioni contadine. L'inevitabile rottura si produce in novembre quando, ormai esasperato, Zapata riprende le armi, lanciando il Plan de Ayala dove si definisce Madero un traditore e si decreta la restituzione delle terre. La rivoluzione del sud ha ormai una bandiera: "sono disposto a lottare contro tutti e contro tutto" scrive Zapata a Gildardo Magaña, suo futuro successore.
    Ha inizio una guerra lunga e difficile, prima contro Madero, poi contro Huerta e infine contro Carranza. I soldati dell'Ejército Libertador del Sur combattono in unità mobili di due o trecento uomini comandati da un ufficiale con il grado di "colonnello" o "generale". Applicando la tecnica della guerriglia, colpiscono i distaccamenti militari per poi abbandonare la carabina 30/30 e scomparire nel nulla. Invano, i federales mettono il Morelos a ferro e fuoco: gli zapatisti sono inafferrabili.
    Verso la fine del 1913, grazie anche alle spettacolari vittorie di Villa al nord, l'antico regime traballa. Dopo la fuga di Huerta (15 luglio), nell'autunno 1914 si celebra ad Aguascalientes una Convenzione tra le differenti frazioni rivoluzionarie che però non riescono a trovare l'accordo. Tra la costernazione dei presenti, il delegato zapatista, Antonio Díaz Soto y Gama, strappa la bandiera nazionale proclamando la necessità di "farla finita con tutte le astrazioni che opprimono il popolo".
    In dicembre, in seguito alla rottura con Carranza, che rappresenta la borghesia agraria del nord, le truppe contadine di Villa e Zapata entrano trionfanti a Città del Messico inalberando i vessilli della vergine della Guadalupe, patrona dei popoli indigeni. Gli abitanti della capitale hanno paura dell'Attila del Sud, però i rivoluzionari non commettono saccheggi né atti di violenza. In un gesto poi diventato famoso, Zapata rifiuta l'invito a sedere sulla poltrona presidenziale: "non combatto per questo. Combatto per le terre, perché le restituiscano". E torna nel Morelos, territorio libero dopo la fuga dei proprietari terrieri e dei federales.
    Nel 1915, prende forma quel grande esperimento di democrazia diretta che è stato chiamato la Comune di Morelos. Affiancati da una generazione di giovani intellettuali e studenti provenienti da Città del Messico, gli zapatisti distribuiscono terre e promulgano leggi per restituire il potere ai pueblos. Tuttavia il loro destino si gioca più a nord, nella regione del Bajío, dove le strepitose vittorie di Obregón su Villa capovolgono nuovamente la situazione. A quel punto, la rivoluzione contadina entra in una fase di declino progressivo da cui, salvo per brevi momenti, non si riprenderà più. Quasi invincibile sul piano militare, Zapata è attirato in un'imboscata - lui, che aveva sempre temuto il tradimento - e assassinato il 10 aprile 1919, presso l'hacienda di Chinameca. Non ha compiuto 40 anni.
    La storia non finisce qui. Ancora forti, gli zapatisti eleggono loro capo Gildardo Magaña, giovane e abile intellettuale con doti di conciliatore. Questi continua la lotta fino al 1920, quando aderisce al Plan de Agua Prieta, lanciato contro Carranza da un gruppo di generali del Sonora. Ormai stremati, i guerriglieri del Morelos accettano di deporre le armi in cambio della promessa di una riforma agraria. La pace è fatta: sorge così un regime che considera Zapata tra i propri fondatori accanto a coloro che lo hanno assassinato. Tuttora i militari messicani - gli stessi che combattono i neozapatisti del Chiapas - venerano il caudillo del sur, il cui ritratto si può vedere in ogni caserma.
    Quale può essere, oggi, il bilancio dello zapatismo? Più volte, gli storici si sono chiesti se quella del Morelos sia stata un'autentica rivoluzione sociale. Alla domanda molti, sia marxisti che liberali, hanno risposto di no, etichettandola come una ribellione conservatrice, localista e perfino reazionaria. Tuttavia, è facile osservare che il movimento andava oltre la semplice rivendicazione delle terre. Possedeva, ad esempio, una chiara concezione del potere e del governo. Secondo il caudillo del sur, la nazione si doveva costruire a partire da un'organizzazione decentralizzata di pueblos liberamente federati, sovrani ed autonomi nelle decisioni politiche, amministrative e finanziarie. Altro aspetto importante era la preminenza delle autorità civili su quelle militari, una concezione assai avanzata per il Messico di quel tempo.
    Al contrario di quanto sostengono i suoi detrattori, Zapata comprese anche la necessità di non rimanere isolato. Per questo mandò rappresentanti all'estero (tra gli altri, Octavio Paz Solorzano, padre del poeta) e aprì le porte del Morelos a tutti coloro che erano disposti a unirsi alla sua lotta. Nel 1913, chiamò anche Ricardo Flores Magón, allora esiliato negli USA, il quale, per motivi mai del tutto chiariti, non poté accettare l'invito.
    Combinazione contraddittoria di passato, presente e futuro, il movimento zapatista marca l'irruzione delle civiltà indigena nel Messico contemporaneo: la sua sconfitta ha solo rimandato il problema. A fine secolo, Zapata cavalca di nuovo, rivendicando i diritti dei più piccoli.
    Claudio Albertani
    (dal bollettino n°14 del Centro Studi Libertari di Milano)


    Emiliano Zapata  di Claudio Albe
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

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  2. #2
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    EZLN-Primo Gennaio 1994-2014: 20 Anni di Lezioni Zapatiste

    Posted by palo on Jan 1, 2014 in Esteri, in Evidenza | 0 comments


    Estratti da Sergio Rodríguez Lascano direttore della rivista Rebeldiada-Rebellion-con il consenso dell’autore -CreativeCommons-Traduzione EnnEnnE

    Compagni:
    Esattamente 20 anni fa il 1 Gennaio 1994 ci siamo svegliati con la notizia che gli indiani Maya dello Stato del Chiapas aveva preso le armi contro il fetido governo di Carlos Salinas de Gortari.
    Una nuova generazione é poi scesa in strada e si é identificata con la Ribellione zapatista.
    L’insurrezione zapatista del 1 gennaio aveva colpito la coscienza nazionale. Secondo il giornalista José Emilio Pacheco:”Noi Messicani chiudiamo gli occhi per non vedere l’altro Messico e pensiamo che cosí facendo esso scompaia. Il Messico che credeva di essere diventato parte del primo mondo si é svegliato con una ribellione che lo riportato indietro di un secolo..
    A questo punto è possibile porre fine alla violenza dei ribelli, solo con la fine della violenza degli oppressori “
    (José Emilio Pacheco, La Jornada, 5 gennaio).
    L’11 novembre 1989, erano cadute come birilli le cosiddette “democrazie popolari” (Germania Est, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria, Polonia, Romania, Albania).
    In America Latina, il 25 febbraio 1990, i sandinisti hanno perso le elezioni ed é iniziato non solo il processo di esproprio dei contadini nicaraguensi, e la fine delle cooperative ma una dinamica di corruzione che si é sviluppata anche tra i leader Sandinisti.
    Nel 1991 é stato il turno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il crollo che non può essere negato ha inaugurato l’arrivo di un capitalismo selvaggio gestito da una mafia criminale.
    Il 16 Gennaio 1992, gli accordi di Chapultepec che hanno messo fine alla guerra in El Salvador sono firmati senza che le richieste fondamentali dei contadini per il diritto alla terra siano ascoltate
    Page 2
    Tra l’euforia di chi proclamava la « fine della la storia » e l’arrivo di un nuovo ordine mondiale, qualcuno ha descritto bene il momento che abbiamo vissuto e la nostra stoltezza:
    “A Bucarest, una statua di Lenin cade, a Mosca una folla impaziente fa la coda alle porte di McDonald.
    Il famigerato muro di Berlino si ritrova in pezzi.
    A Varsavia e Budapest, i ministri delle finanze parlano come Margaret Thatcher.
    A Pechino succede lo stesso mentre i carri armati schiacciano gli studenti.
    Il più grande del Partito Comunista Italiano dell’Ovest, annuncia il suo prossimo suicidio.
    Fine degli aiuti Sovietici in Etiopia e il colonnello Mengistu improvvisamente scopre che il capitalismo è buono.
    I sandinisti, protagonisti della rivoluzione piú bella del Mondo perdono le elezioni: Cade la rivoluzione in Nicaragua ! titolano i giornali
    Sembra che non ci sia piú spazio per le rivoluzioni, se non nelle vetrine dei musei archeologici.Non c’é piu posto nemmeno per la Sinistra a meno che non decida di pentirsi e sedersi al fianco dei banchieri.
    Siamo tutti invitati al funerale del socialismo mondiale. Dicono che al funerale si accoda l’umanitá intera
    Confesso che non la penso così. Sono andati al funerale del morto sbagliato “.

    (Eduardo Galeano: Il bambino perso del tempo).

    La rivolta zapatista 1 ° gennaio ha aperto un nuovo ciclo di scontri sociali.
    Il suo messaggio era ed è quello dei dannati della terra in cerca di una pratica di emancipazione.
    Il pensiero libertario zapatista ha aperto un grande squarcio nel palazzo apparentemente solido
    del potere ideologico del capitale, ed ha permesso di esprimersi intorno a vecchie e nuove
    buone idee.

    Né il governo né partiti di destra, né di sinistra o settori democratici, pensavano che una cosa del genere sarebbe accaduta.
    Noi abbiamo cominciato a cercare di capire la nuova grammatica della ribellione zapatista, ma molte idee erano estranei a noi e molte volte, interpretate male.
    La cosa più importante è che il 1 ° gennaio è stata una boccata d’aria fresca.
    L’idea che non tutto era perduto era la chiave di lettura, e abbiamo potuto vedere avanti : la storia non solo non era finita, ma aveva ancora molte pagine vuote.
    Ora possiamo aggiungere che la rivolta zapatista non corre il pericolo di essere inghiottito dal carattere onnivoro del capitalismo.
    Nonostante i tentativi effettuati dai media, gli zapatisti non sono parte della Società dello Spettacolo.
    Gli zapatisti hanno creato un processo pieno di momenti brillanti, ma prima di tutto un processo continuo di lotte, azioni, esperienze, concatenate insieme che hanno formato una nuova pratica in ‘basso a sinistra’.
    Così, nonostante i commentatori e gli analisti, che si scambiano il loro entusiasmo dandoli per morti gli zapatisti, non solo continuano, ma generano nuovi processi sociali : internamente lo sviluppo dell’autonomia (autentico processo di auto-organizzazione, profondo e prolungato, senza pari nella storia) e la costruzione di nuovi rapporti sociali, cioè, nuovi modi di vita ; esternamente non hanno cercato di egemonizzare altri movimenti sociali ponendosi sempre accanto ai piú perseguitati, umiliati e offesi, coloro che sono considerati sacrificabili.
    Page 4
    Se qualcuno chiede a un Zapatista: Quali sono stati i vostri anni migliori? Questa sará la risposta, : ‘Quelli a venire !’
    Infatti tra le cose più importanti che ci hanno mostrato c’è la volontà permanente di combattere, la capacità organizzativa e la convinzione di essere destinati a vincere.
    Molta acqua è passata sotto i ponti dal 1 ° gennaio 1994. E molti attacchi si socceduti da parte dei signori del denaro, dei politici e dei loro palafrenieri “intellettuali” innamorati del potere che dal primo giorno sono stati assunti per una missione impossibile: denigrare la credibilità degli Zapatisti e del loroEZLN.
    Da parte nostra, abbiamo deciso con l’esempio degli Zapatisti di mantenerci in basso a sinistra e cercare un altro approccio verso una realtà da costruire dove i meccanismi di comunità e auto-organizzazione guidino verso le trasformazioni pratiche e teoriche, accanto a quelli che vivono nella cantina dell’edificio capitalista.
    Per realizzare questa costruzione era necessario essere disposti ad imparare di nuovo molte cose,


    Pagina 5
    ********
    Nel processo in cui “l’educatore deve essere educato” l’apprendimento è stato fondamentale (Lascano é il direttore di una rivista a cui fa riferimento la sinistra di classe messicana ndr)
    Da allora, la strada non e ‘stata facile. Diversi paradigmi teorici del pensiero di sinistra sono stati chiamati in causa:
    L’idea di un’avanguardia che dirige dal di fuori il movimento sociale.
    L’idea che la teoria è solo per i pensatori universitari.
    L’idea che la classe operaia è l’unica classe rivoluzionaria.
    L’idea che ciò che conta nel concetto di lotta di classe, è il secondo elemento e non
    primo.
    L’idea che la diversità e la differenza sono un’ostacolo per combattere insieme.
    L’idea che lo Stato è l’unico strumento per modificare in modo duraturo l’organizzazione sociale e le condizioni di vita sostenibili.
    L’idea che si lotta per una rivoluzione socialista e che le minoranze (indigeni, donne, omosessuali, lesbiche, altri amori, punk, ecc.) devono firmare un assegno inbianco
    L’idea della sinistra, che chi non pensa secondo la visione unica è un nemico.

    Page 6
    A poco a poco abbiamo scoperto che esiste un’altra teoria: che viene da dentro i movimenti da comunità, quartieri, periferie, villaggi, dove le persone iniziano a riflettere sul significato di prendere in mano il controllo dei propri destini e, da lì sviluppare una teoria da loro stessi prodotta
    Questo nascita di “pedoni della storia”, come i colleghi zapatisti dicono, quelli senza documenti o diplomi universitari da diversi anni ormai, stanno generando la vera teoria politica.
    La grande domanda per le organizzazioni d’avanguardia ed i formatori di pensiero é se avranno la modestia di ascoltare quelle voci. Se saranno in grado di abbassare il volume del rumore prodotto dalle loro stesse teorie, spesso disegni validi per qualsiasi momento della storia, cioè, a nessuno.
    Si impara ad ascoltare solo quando si è in silenzio.
    Sará possibile che dopo tanti anni di chiacchiere, la sinistra abbia la capacità di stare zitta e ascoltare?
    Le voci provenienti dal basso, anche se solo di pochi decibel, sono chiare e nitide. É solo necessario abbassarsi un poco e prestare attenzione.
    E poi ci rendiamo conto che dal profondo della società messicana un ruscello, sta turbinando creando idee e pensieri, come vediamo oggi nella Piccola Scuola Zapatista. Se affiliamo l’orecchio dobbiamo riconoscere che sì, in effetti, le nuove generazioni zapatiste sono molto più lucido e capaci di quelli che hanno fatto l’insurrezione.
    Le molteplici voci di sostenitori zapatisti confermano che, nonostante il grande sforzo del suo capo militare e portavoce, solo un pallido riflesso di ciò che stava succedendo in territorio Zapatista ci é stato trasmesso

    Page 7
    La ricchezza di questa esperienza ci ha dato nuovi strumenti pratici e teorici. É
    nostra responsabilità farne un uso proficuo. Sappiamo che non è stato facile, e siamo lontani dall’averlo fatto ma stiamoveramente cercando di farlo.
    Loro non si arrendono, non si vendono, non rinnegano. Sono riusciti a conservare il fuoco e togliere la cenere. Quel fuoco rappresenta la nostra volontà di lottare contro lo sfruttamento, il saccheggio, la repressione e il disprezzo ossia contro l’essenza del capitalismo.
    “Lasciate che vi dica che L’EZLN ha avuto la tentazione di egemonia non solo dopo la rivolta, ma anche prima. C’era la tentazione di imporre modalità e identità, che gli zapatisti fossero l’unica verità. Sono state in primo luogo le popolazioni che l’hanno impeditito e che ci hanno insegnato che ci sono molti mondi e che è possibile e necessario il rispetto reciproco’’’… si vuole dire che c’è un diverso modo di sentire la stessa rabbia, e che questa pluralità è la direzione e la meta che vogliamo e proponiamo …
    “Noi siamo tutti Zapatisti come lo sono tutti quelli che si definiscono Comunisti, Socialisti, Anarchici,Libertari, Punk, Dark per dare un nome alla propria differenza
    (Estratti del discorso del Subcomandante Marcos: “Sette venti dal basso “).

    Questo concetto ci sfida a formulare una risposta.

    Page 8
    ********
    “Nella Sesta (Dichiarazione dalla Selva Lacandona) non abbiamo detto che tutti i popoli indios erano dell’EZLN, o che avremmo diretto politicamente i lavoratori, studenti, contadini, giovani, donne, altri.
    Ognuno ha il suo spazio, la sua storia, la sua lotta, il suo sogno, la sua proporzionalità dunque dobbiamo provare a lottare insieme per tutti e per ciascuno.”
    “Siamo preoccupati perché il mondo che ha partorito tanta lotta e rabbia continua a vedere la donna con tutte le varianti del disprezzo imposti dalla società patriarcale; che continua a considerare malati coloro che hanno delle preferenze sessuali differenti; che pensa che i giovani debbano essere domati e fatti ‘maturare’; che l’ indio continui ad essere disprezzato e umiliato o nella migliore delle ipotesia considerato come un ‘buon selvaggio’che deve essere civilizzato
    ‘Siamo preoccupati, perché in questo mondo non c’è democrazia, non c’è giustizia, libertà… noi vogliamo che il nuovo mondo non sia un clone transgenico di quello odierno . “.
    ‘Essere tanti e diversi é una forza che ci permette di sopravvivere alla catastrofe incombente, e ci permette di scegliere qualcosa di nuovo.

    (Estratti del discorso del Subcomandante Marcos: “Sette venti dal basso “).

    C’é una parola che si ripete costantemente ogni volta che un uomo, una donna, un bambino o un anziano base di appoggio zapatista parla della sua lotta, della sua autonomia, della sua resistenza : ‘Organizzazione’, ma come arrivarci?

    Page 9
    Il problema non viene risolto usando la parola come un sorta di “apriti sesamo”.
    Né si può semplicemente elevare a modello quello che loro stessi ci dicono che non è un modello.
    Ma c’è qualcosa che ci guidi in questa strada tortuosa?
    Si ! Imparare dalle esperienze quotidiane, esperienze simili, ma non uguali.
    Posizionare sempre noi stessi accanto ai dannati della terra.
    Non guardare in alto, ma verso il basso.
    Dare l’opportunità di parlare a quelli che stanno in basso.
    Privilegiare l’ascolto .
    Capire che è inevitabile che il potere tenterá il linciaggio dei ribelli.
    Evitare la tentazione di dirigere il movimento : questo provoca sempre vertigini : ci si pone sempre la questione di come guidare coloro che lottano. Beh, la risposta è semplice : rispettare le forme organizzative che ognuno si è dato, ognuno a modo suo, anche se ci sembra un percorso tortuoso e disperatamente lento..

    Page 10
    Lavorare per creare articolazioni.
    Non rispettare le regole del “politicamente corretto” imposte dall’alto , anzi aspirare al ” politicamente scorretto “.
    Lavorare e costruire sulla differenza.
    Generare vita in cui le donne non siano molestato semplicemente perché donne e dove non vengono imposti religione né ateismo.
    **********
    È stato teorizzato, sia da destra che da sinistra che la citta è molto più complicata della la giungla e che gli zapatisti possono fare quello che fanno perché la loro società non è complessa.
    Ma siamo noi che viviamo in grandi città in una società complessa che impedisce alle persone di prendere il controllo del proprio destino.
    L’altra stupidità da parte degli stessi che cantano le glorie del internet e dei social network è il ridurre il tutto ad un problema tecnica: la difficoltà di comunicazione.
    Costoro non ha mai messo piede in un comune autonomo del Buon Governo in territorio zapatista dove quasi tutti i compagni parlano fino a quattro lingue viventi.
    Comunque, queste sono solo alcune nostre riflessioni e probabilmente, nemmeno le migliori.
    Il punto è che se, la Storia ci morde il collo, dobbiamo rivolgerci a noi stessi e mordere il collo alla Storia. Certo, tutto fatto con grande serenità e pazienza.
    In questo processo ci saranno molte esperienze da cui imparare. Qui sì “fioriranno cento fiori “, che rappresentano un centinaio o più diverse forme di organizzazione.
    E oggi, 20 anni dopo la grande sollevazione abbiamo appreso che la ribellione era anche nostra e diciamo agli zapatisti: compagni ci avete dato un obiettivo molto modesto: il cambiamento della vita, il cambiamento del mondo e siamo qui cercando di camminare con voi, spalla a spalla.
    Per tutti questi e molti altri motivi e ingiustizie, noi un gruppo di uomini, donne, bambini , anziani e altri abbiamo deciso di organizzarci , perché ci rendiamo conto che la ribellione organizzata è un modo di farci arrivare dove vogliamo andare.
    Non costruiremo un unico percorso privo di ostacoli, ma quello in cui incontreremo molti altri.
    Perché dopo 20 anni stiamo imparando che le strade sono percorse a piedi, in azione e non su dibattiti teorici senza radici pratiche.
    Cercando di creare un quadro comune, un rifugio abitabile dalla nostra ribellione, un bunker un fulcro per continuare il lavoro della vecchia talpa (o meglio: dello scarafaggio di nome Don Durito della Lacandona) che corrode le fondamenta della capitale.
    Quindi esprimiamo la nostra volontà di mettere tutto lo sforzo e il desiderio di camminare accanto agli Zapatisti.
    Fuori non è piú mezzanotte … gia vediamo l’orizzonte.

    EZLN-Primo Gennaio 1994-2014: 20 Anni di Lezioni Zapatiste | EnnEnneOnLine
    Ultima modifica di Gianky; 25-07-14 alle 13:37
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  3. #3
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    Ricordiamoci che l'ex leader dell'EZLN può essere considerato un immigrato, visto che è un cittadino messicano, bianco, istruito. Quindi è tutto tranne che un indios. Marcos dice, todos somos Marcos. Spiega meglio l'ex Subcomandante:

    Marcos, la quintessenza dell'anti-leader, insiste che la sua "maschera nera è uno specchio, così che Marcos è un gay a San Francisco, nero in Sudafrica, un asiatico in Europa, un Chicano a San Ysidro, un anarchico in Spagna, un palestinese in Israele, un indio maya negli stretti di San Cristobal, un ebreo in Germania, uno zingaro in Polonia, un mohawk in Quebec, un pacifista in Bosnia, una donna sola in metropolitana alle dieci di sera, un contadino senza terra, un membro di una gang in una baraccopoli, un operaio senza lavoro, uno studente infelice e, naturalmente, uno zapatista sulle montagne". In altre parole, lui è semplicemente noi: noi siamo il leader che stiamo aspettando.

    Gianky, ti riconosci in questa definizione? Anche tu ti senti Marcos?
    Ultima modifica di Josef Scveik; 25-07-14 alle 17:47
    e come possiamo escludere l'ipotesi che i druidi fossero migliori medici dei medici odierni? (darksunshine)

  4. #4
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    Ultima modifica di Gianky; 25-07-14 alle 19:40
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  5. #5
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    Ultima modifica di Josef Scveik; 25-07-14 alle 20:16
    e come possiamo escludere l'ipotesi che i druidi fossero migliori medici dei medici odierni? (darksunshine)

  6. #6
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  7. #7
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata





    Ultima modifica di Gianky; 25-07-14 alle 21:30
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  8. #8
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  9. #9
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio

    Citazione Originariamente Scritto da Gianky Visualizza Messaggio

    entrambi.
    Liberali: non sottovalutare quanto siano disgustosi, o ti stupiranno. (Hermes)
    "Israele è la rappresentazione concreta dell'idea di Male Assoluto" (Kavalerists)
    “Social Nationalism vs National Socialism” (Antoun Saadeh)

  10. #10
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    Predefinito Re: Emiliano Zapata

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    entrambi.
    Gobbo?
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

 

 
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