Questo è il celebre TETRAFARMACO di Epicuro.




Un suggerimento questo del filosofo di Samo. Non può essere un pensiero universale ma particolare. Or dunque alcuni lo raccolgono e lo sviluppano, altri lo ignorano, pur essendone venuti a conoscenza. Resta inteso che qui si parla di bisogni.

L'uomo ha dei "bisogni" esteriori ed interiori che ben ci spiega anche lo psicologo Abraham Maslow, sui cui concetti vi rimando alla lettura dei suoi studi di psicologia. Maslow non fa altro che ampliare ed approfondire le teorie epicuree sull'argomento collocandole in chiave moderna in rapporto al mondo in cui viviamo.

Epicuro, che a torto, è stato definito il filosofo dei gaudenti, tutt'altro era che un gaudente. Era semplicemente un uomo dalla mente eccelsa che rifletteva su ciò di cui gli esseri umani necessitavano. Il "quadrifarmaco" non è altro la che "cura" suggerita qualora questi bisogni diventassero patologici.

Non a caso lui classifica i bisogni umani in NATURALI E NECESSARI (che poi ritroviamo al primo livello tra quelli indicati da Maslow), NATURALI MA NON NECESSARI ed in NON NATURALI E NON NECESSARI.

Epicuro, amici, fu un filosofo che visse a cavallo tra il IV ed il III secolo a.c. ed ora io mi vorrei concentrare sullo stile di vita che lui suggerisce per raggiungere la felicità. Perché è quello lo scopo della vita per Epicuro. Ma lo dicono in fondo tutti i filosofi secondo le loro dottrine. Secondo la loro filosofia.

Per il nostro la filosofia è una medicina dell’anima. Un fare, un’attività che mira al conseguimento di una condizione di benessere che permette di curare l’infelicità dell’uomo. Le sue prescrizioni sono condensate nelle quattro semplici proposizioni del QUADRIFARMACO.

La necessità di una terapia sorge dal fatto che gli uomini conducono per lo più un’esistenza infelice e senza salute e più gravi delle malattie che aggrediscono il corpo sono le paure, i turbamenti , le false opinioni che gravano sull’anima. L’uomo teme esageratamente ciò che non può arrecare vero danno, si consuma nel desiderio di ciò che non può o non vale la pena di ottenere.

Epicuro afferma che i concetti di bene, felicità e virtù sono coincidenti.

Egli esprime un pensiero particolare in quanto per lui non è possibile essere felici se non si è giusti ma, di converso, non si può essere giusti senza essere felici. Il bene non è al modo platonico, un ideale trascendente. Il bene è nella vita stessa.

Ciascuno può averne una percezione immediata ed evidente. Ogni individuo, infatti, distingue con chiarezza nell’affezione ( pathos) ciò che per lui è bene, il piacere, e ciò che è male, il dolore. Dunque virtù, bene e felicità coincidono con il piacere. O, in altri termini, il piacere è criterio di distinzione tra bene e male. Epicuro formula così un’etica che si suole chiamare edonistica ( da hedonè, piacere.)

Anche se si manifesta nell’esperienza soggettiva dell’individuo, il criterio del piacere non è arbitrario: esso fornisce una norma oggettiva, prché il piacere stesso è connaturato all’uomo.

Si tratta dunque di riportarsi alla natura, alla physis, sgombrando il campo da timori illusori e falsi pregiudizi, alimentati dalle scienze e dalle religioni tradizionali.

La natura mostra che il piacere non è qualcosa che si aggiunga all’esistenza “da fuori”, qualcosa che vada inseguito per mezzo della vita: IL PIACERE E’ LA VITA, è l’esistenza stessa quando si sia riusciti a liberarla dal turbamento e dal dolore

Il piacere non consiste dunque in altro che nella liberazione dal dolore: assenza di dolore fisico ( aponìa) e di turbamento spirituale, psicologico ( atarassìa).

L’infelicità nasce da una distorsione della prospettiva con cui si guarda il mondo. E’ un difetto intellettuale.

Per questo la filosofia, che è attività intellettuale, può liberare l’uomo nella sfera dei suoi comportamenti pratici e indicargli che è possibile un calcolo, una valutazione razionale, del piacere e del dolore, sul quel fondare le proprie scelte di vita.




Bibamus et gaudeamus dum iuvenes sumus, nam tarda senectus venit, et post eam mors, post mortem nihil..... ....beviamo e godiamo mentre siamo giovani, poiché presto giunge la vecchiaia, e dopo questa la morte, e dopo la morte il nulla...