La giovane Germania multietnica sul tetto d'Europa
Erano 13 anni che nel calcio le rappresentative tedesche, a livello di nazionali, non vincevano qualcosa di importante. Nella serata di ieri, con un fantastico 4-0 rifilato alla più blasonata e favorita Inghilterra i teutonici hanno conquistato il loro primo alloro "Under 21", che insieme ai titoli conseguiti nell'ultimo anno dalla U17 e dalla U19 consegna alle cronache una straordinaria tripletta.
Giovani tedeschi ueber alles? Sembra proprio di sì. Ma c'è qualcosa che balza immediatamente all'occhio e che favorisce le ironie di qualche bislacco commentatore: di typisch deutsch, ovvero di panzer purosangue, in questa rappresentativa ce ne sono pochi, mentre abbondano i figli di immigrati. Turchi, polacchi, russi, tunisini, nigeriani, ghanesi, spagnoli, iraniani, bosniaci... questa non può essere la Germania, sorridono a metà tra l'invidioso e lo scandalizzato gli amanti del pallone. E invece, ci informa Bizzotto, telecronista RAI e gran conoscitore di calcio tedesco, i Khedira e gli Oezil, nonostante quel nome esotico che li accompagna, sono tedeschi come gli altri e te ne accorgi quando li senti parlare negli spogliatoi nel dialetto del posto.
Allora ti rendi conto che ciò che fa veramente una nazione, ciò che vincola un popolo, è innanzitutto la lingua. E difatti la Germania, questa Germania multietnica che la Signora Merkel ha riportato alla guida dell'Europa, nello stempo tempo in cui apre le frontiere e accoglie le genti di tutto il mondo, difende al tempo stesso con grande tenacia la propria lingua nazionale, quell'idioma così ostico a chi è straniero (chiedere ai nostri Giovanni Trapattoni e Luca Toni), ma che i tedeschi, anche i più "progressisti", non si sognerebbero mai di barattare con l'inglese.
Ecco dunque quello che può apparire come un paradosso: la globalizzazione ha avuto buon gioco nell'imporre agli Stati il crogiuolo delle razze, ma ha incontrato sulla propria strada il baluardo dell'idioma nazionale. In Italia troviamo ancora strano che un Balotelli, perchè nero di pelle, giochi con la maglia azzurra. Al tempo stesso, però, sorvoliamo sul fatto che la nostra lingua abbondi ormai di orridi inglesismi. I tedeschi, invece, il cui tradizionalismo non è certo inferiore al nostro, hanno compreso bene che è più importante conservare Goethe che i capelli biondi e gli occhi azzurri. E per questo motivo sono attentissimi a non imbastardire il proprio linguaggio. Ciò dà speranza a quanti si vedevano rassegnati ad un futuro immancabilmente piatto e standardizzato. Infatti, a differenza degli USA - che saranno costretti prima o poi a cedere al bilinguismo -, l'Europa può contare su culture forti che rappresentano inevitabilmente un ostacolo alla globalizzazione totale.
La Germania, così avanzata in questo processo di integrazione di popoli, è al tempo stesso la nazione più attenta alla salvaguardia della propria cultura. E' un interessante compromesso che merita di essere studiato e seguito. D'ora in poi, invece di giudicare dal semplice aspetto esteriore dovremo metterci a parlare. Allora e solo allora si capirà chi è tedesco e chi italiano.
Intanto, nella serata di ieri, mentre gioiva per una vittoria che mancava all'appello dai tempi di Bierhoff, la Germania non faceva distinzioni di sorta. Avevano vinto tutti insieme e alla maniera loro. Da tedeschi.
Mr. Right
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