Involuzione turca
GIOVEDÌ 20 MAGGIO 2010 06:23
YOSSEPH BETTMANN
Analisi di Yosseph Bettmann - Ormai non ci sono più dubbi sul ruolo assunto dalla Turchia islamica di Recep Tayyip Erdogan. Ankara sta dalla parte di Teheran, di Hamas, di Hezbollah e della Siria e sta contro l'occidente. Prendiamone atto definitivamente e poniamo rimedio ad alcune storture che caratterizzano i rapporti con la Turchia.
In primo luogo non ha più alcun senso la presenza della Turchia all'interno della NATO. Questo lo diciamo ormai da tempo, soprattutto dopo che il governo di Erdogan ha firmato nel 2008 un trattato di mutua assistenza militare con Teheran, un trattato che all'inizio sembrava riguardare solo il Kurdistan ma che col passare del tempo ha assunto sempre più i connotati di una alleanza strategica ad ampio raggio e su più fronti. Ma se fino a ieri Ankara si era leggermente discostata dalle posizioni iraniane, oggi le appoggia apertamente andando contro proprio agli interessi della NATO. Fuori la Turchia dalla NATO, subito.
La seconda stortura a cui va posto immediatamente rimedio è la richiesta della Turchia di entrare in Europa. Qualche purista dell'allargamento continua a perorare la causa turca adducendo come motivazione che lo Stato laico turco potrebbe essere quel famoso “ponte verso l'Islam moderato” che da tanto tempo si va cercando. A parte che negli ultimi mesi la famosa laicità dello Stato turca è stata fortemente messa in discussione dalla politica di Erdogan, decisamente volta verso l'Islam radicale. In secondo luogo, allo stato attuale, l'unico ponte che la Turchia potrebbe rappresentare è quello volto a facilitare l'ingresso in Europa di terroristi islamici e dell'estremismo islamico dei Mullah iraniani. In terzo luogo è ormai evidente che non esiste un Islam moderato, tuttalpiù esiste un Islam che per infiltrarsi in occidente e conquistarlo usa un approccio più intelligente e all'apparenza meno violento. Per il resto la filosofia islamica di conquistare tutto il mondo rimane invariata, sia tra gli estremisti che tra i cosiddetti moderati. Opposizione totale, quindi, all'ingresso della Turchia in Europa.
La terza stortura, forse la più importante, sono le forniture militari indirizzate ad Ankara, forniture che comprendono le più moderne e tecnologiche armi a disposizione della NATO e dei Paesi occidentali. Come si può rifornire di armi e di moderne tecnologie la Turchia quando è più che evidente da che parte sta? Come si possono consegnare armi a chi sta palesemente lavorando ad una guerra che sarà prima contro Israele e poi contro l'occidente intero? Le dichiarazioni di Recep Tayyip Erdogan non lasciano niente alla immaginazione. Più chiare di così non possono essere. Niente più armi alla Turchia.
Infine parliamo della questione kurda. L'Europa e gli Stati Uniti considerano i movimenti kurdi quali il PKK e i suoi cugini del KDP, del KPU iracheno e del PJAK iraniano, alla stregua di movimenti terroristici con alcune differenze per i gruppi iracheni i quali si sono guadagnati la pagnotta sul campo combattendo contro Saddam Hussein. Ora, è assai paradossale che la comunità internazionale consideri un popolo mai esistito fino al 1947 quale quello palestinese, come un vero e proprio popolo (addirittura una etnia) e non consideri un vero e proprio popolo quello kurdo, che da millenni abita le terre del Kurdistan occupato (questo si) da Turchia, Iran, Siria e Iraq. A questo va posto rimedio riconoscendo al popolo kurdo il suo Diritto all'esistenza e alla propria terra, nonché alla propria lingua e alle proprie millenarie usanze. Togliere il PKK e gli altri gruppi di resistenza kurda dalla lista dei gruppi terroristici e favorire la nascita di una nazione del Kurdistan e la salvaguardia dell'etnia kurda. Se necessario appoggiare la resistenza kurda.
Per troppo tempo la comunità internazionale ha chiuso gli occhi di fronte alle tante violazioni turche, il tutto giustificato dall'importanza rivestita da Ankara nell'alleanza atlantica. Ma ora questa pregiudiziale viene a cadere con la nuova politica voluta da Erdogan, per cui la Turchia va considerata alla stregua dell'Iran, della Siria, di Hamas e di Hezbollah, uno Stato nemico dell'occidente che favorisce il terrorismo e gli Stati canaglia. Chissà se facendo almeno uno di questi passi qualcuno all'interno della nomenclatura turca non voglia rivedere la sua posizione di “silenzio-assenso” alla politica di Erdogan e non vi ponga rimedio.
Fonte:
Involuzione turca





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