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Discussione: occupazioni

  1. #11
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: occupazioni

    La mia posizione è vicina a quella del PCFR (Partito Comunista della Federazione Russa), partito che non ha come obiettivo l'estinzione dello stato né l'abolizione del lavoro, posizione, quest'ultima, caratteristica di fazioni come autonomi e anarcoidi. Probabilmente la nostra concezione di socialismo e di comunismo diverge su dei punti fondamentali , non lo nego, ma l'importante è dialogare serenamente. Posso infatti accettare divergenze tra autentici comunisti. Quello che non posso accettare è il confronto-dialogo con cariatidi della storia come anarchici, consiliaristi e simili. Questo perché le posizioni che io difendo sono caratteristiche dei partiti comunisti e socialisti di Russia, Bielorussia, Vietnam, Venezuela e non solo. Le posizioni dei disobbedienti sono solamente idealismo piccolo-borghese e non hanno mai rappresentato la linea politica di nessuno stato.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 06-08-14 alle 20:06

  2. #12
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da dokos Visualizza Messaggio
    Con questo atteggiamento non rimane che elemosinare o sperare di sostituirsi all'attuale "classe dominante"; ma in questo secondo caso, considerato l'appeal di certe ricette, verrebbe quasi da dire "chi visse sperando ecc."
    Socialismo e comunismo non significano necessariamente abolizione dello stato e del lavoro. La mia scuola non è quella di chi intende Marx alla lettera , senza tener conto delle trasformazioni avvenute da più di un secolo a questa parte, né quella di chi sostiene la creazione di oasi autogestite all'interno del sistema capitalistico.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 06-08-14 alle 20:07

  3. #13
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    Ho letto quella discussione, e devo dire che ancora una volta provo una certa delusione circa la tua presa di posizione, e quella di kavalerist.
    Certo la posizione di Raymond va criticata, però è intollerabile volerlo fare in base a categorie per lo meno problematiche per chi vuole il comunismo.

    La casa conta infatti in quella parte della ricchezza sociale che va senza discussione compresa nel comune in cui si realizza la libertà positiva del partito rivoluzionario. Intraporre tra lo stato attuale e la effettiva libertà la mediazione sia dello Stato (per di più quello borghese! neanche la finzione proletaria!) che del partito formale (del quale non possiamo più ignorare come, separato dal suo contenuto comunistico, è sempre prossimo alla degenerescenza burocratica) non si giustifica in nessun modo.

    In quella discussione polemica si possono leggere ogni tipo di stupidaggine solite di quella gente che, abitata dalla paura e quindi legata all'ordine delle cose, non capisce come il malore storico sia il prodotto non della sovversione, ma della difesa di questo mondo - un mondo che è proprietà dell'economia e dunque della classe dominante in questa.

    Quindi in questo contesto non mi spiego come non hai trovato di meglio che affrontare Raymond, trovandoti in compagnia di chi difende apertamente il sistema attuale. Il confronto, anche duro e polemico, con Raymond e la corrente libertaria ci sta tutto, però nel contesto della colonizzazione universale e totalitaria della vita da parte della forma-merce passa al secondo piano.

    Invece con chi fa valere, contro le occupazioni, che si tratta di gente "che non lavora e non vuole lavorare" - quasi fosse il salariato una condizione di accesso alla cittadinanza nella dignità, e non la forma oggi dominante dello sfruttamento! - non c'è proprio niente da discutere.
    Che lo Stato edificato sulla dittatura della merce dovrebbe garantire il minimo vitale lo si capisce, ma è un suo dovere sempre sottoposto a giudizio di chi possiede tante case e tutto lo Stato.
    È quindi una garanzia che, in quanto rivoluzionario, non mi interessa: il vecchio mondo non va riformato, e le sue fragili, inaspettate garanzie vanno confutate in pratica e con la pratica, di cui fanno parte indubbiamente le occupazioni.
    Ci siamo confrontati spesso, quindi conosciamo la distanza che separa la nostra concezione delle cose, tuttavia non posso non esprimere apprezzamento, seppure da una prospettiva differente, per le parti evidenziate.

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Cosa intendi per "resistenza esistenziale"? Io non credo che si possa individualmente, o all'interno di sparuti gruppi, creare un modello di vita alternativo rispetto a quello che ci viene imposto dal sistema capitalistico. Ci vuole un partito strutturato di quadri e di avanguardie. Ci vogliono piazze colme di persone pronte a tutto perché completamente impoverite da questo sistema produttivo. In poche parole: bisogna superare il capitalismo. Non c'è altra soluzione. Vivere al suo interno, anche in oasi felici, non credo sia l'alternativa.
    A mio parere, pensare che una cosa escluda l'altra è un errore di valutazione.
    Nessuna vieta, infatti, di lavorare sui due fronti, rilanciando, mediante l'efficacia di una pratica, la solidità di un progetto e viceversa, al fine di creare una sorta di circolo virtuoso (sto affrontando la questione da una prospettiva "vostra" la cui alterità rispetto alla mia è cosa nota).
    La prassi liberante ha carattere d'urgenza, dunque è lungi dal poter essere compressa entro limiti programmatici.
    Dinnanzi ad alcuni orrori che la vita riserva, tanto il disincantato nemico delle narrazioni quanto il prometeico sostenitore del mito sono posti di fronte a continue scelte, in bilico tra l'inazione consolatoria e il rischio fattuale; ciò non in virtù di un lume ideologico o di un percorso tracciato, ma per la mera sopravvivenza emotiva, fisica e psicologica.
    Da non comunista, mi chiedo comunque che cosa resti, una volta epurata quell'urgenza di cui parlavo, non solo dell'agire politico, ma di ogni prassi in generale.
    Benché consolatoria, l'attività teorica, anche declinata in ogni suo aspetto: ricerca, analisi, testimonianza, confronto, non permette la formazione di uno iato reale tra una o più fonti di sofferenza e il soggetto, il quale si troverà sempre in balia di piccoli e grandi sistemi coercitivi, ma in più appesantito dai "sarà", i "faranno", gli "accadrà" etc
    In ultima analisi, quale potrebbe essere, una volta respinte le pratiche, la differenza tra un vorace lettore di certi tomi e lo sprovveduto "uomo qualunque" (non che esso sia una realtà, concedetemi di usarlo a titolo di esempio)?
    Ebbene, nessuna.
    PS mi sembra scontato dire, ma è bene comunque ribadirlo, che con "pratica", "prassi"etc non intendo le bandierine, i comizi, le raccolte firme, le elezioni etc né la compilazione di manifesti programmatici in rete o qualsiasi cosa non investa direttamente un aspetto dell'esistenza.

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    E' una questione di egemonia. Io non accetto che anarchici e disobbedienti si occupino di temi importanti come quello della casa.
    Riguardo il lavoro: stessa considerazione che ho espresso in un altro forum. Se non si conosce il mondo dello sfruttamento capitalistico non si può parlare di esso e definirsi comunisti.
    Non mi pare che la questione sia accettare o non accettare: i movimenti per la casa esistono, tuttavia nessuno vieta a nuove formazioni di occuparsi della cosa.
    Posso capire, date le premesse, la tua diffidenza nei confronti dei disobbedienti, sui quali stenderei anch'io il classico velo pietoso, però vi sono varie anime dell'autonomia che da più di quarant'anni (un tempo molto più di oggi, per una questione puramente numerica) si occupano di lotta per la casa.
    Comprendo che vi siano differenze, però condividete lo stesso orizzonte culturale e politico.

    [QUOTE=LupoSciolto°;13698095né quella di chi sostiene la creazione di oasi autogestite all'interno del sistema capitalistico.[/QUOTE]

    Le "oasi" servono solo per qualche boccata di ossigeno, nulla impedisce di respirare e nel contempo preparare un progetto più ampio (o di concentrarsi sul respiro, senza chimere, come nel mio caso).
    I tanto vituperati autonomi dei '70 tentarono proprio di coniugare il concreto sottrarsi alla morsa del lavoro e delle merci, tramite occupazioni,espropri,autoriduzioni etc, con l'idea di operare una trasformazione globale della società (il fatto che a me interessi solo il primo elemento non va ad infirmare la possibile e proficua coesistenza dei due).
    Per quanto riguarda il lavoro, mi stupisce che proprio chi ne sperimenta quotidianamente l'orrore, magari dotato anche di una certa sensibilità, si prodighi così tanto per la sua difesa.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  4. #14
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    Predefinito Re: occupazioni

    Sono di fretta, quindi risponderò molto brevemente senza entrare nel merito di questioni filosofico-esistenziali.

    Le "oasi" di felicità, come le chiamo io, vivono SEMPRE un equilibrio precario all'interno del sistema capitalistico. Quando queste, per un motivo o per l'altro, iniziano a dare fastidio allo stato borghese e ai capitalisti, ebbene, vengono sempre smantellate con la forza.

    Io non condanno chi cerca di vivere in maniera alternativa rispetto ai canoni imposti dal capitalismo. Trovo però riduttivo relegare certe battaglie al "qui ed ora".

    Sarà narrazione, consolazione metafisica e tutto ciò che vuoi, ma io credo che il capitalismo vada superato. Non c'è alternativa in questo senso.

    Tramite la piazza, tramite le vie istituzionali ecc.... ma si deve per forza di cose creare una società socialista.

    E' necessario avere in mano lo stato e l'esercito, in modo tale che i cambiamenti non possano essere minacciati dal capitale. Né sul nascere né nel loro sviluppo.
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 07-08-14 alle 09:00

  5. #15
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    Predefinito Re: occupazioni

    Nel fondo questa discussione è interessante non tanto in riguardo al tema, che nel manifestare il carattere contraddittorio del significato di "comunismo".
    Poi sarebbe meglio ancora capire come ognuno di noi cerca di articolare il suo comunismo con la "comunità".

    Egomet si dice "non comunista", eppure mi pare che nell'impegno di non separare la prassi dall'esistenza, in questo caso il rifiuto della separazione dalla dimensione politica, si ritrova un punto alto della critica marxiana. E proprio questa la ragione principale che mi vede in contrasto con Lupo quando questo si vuole difensore delle posizioni dei partiti comunisti e socialisti al potere: è di una assoluta e schiacciante evidenza che non si ha, nei paesi citati da lui, una affermazione del comune - se non sotto la forma concentrata e autoritaria del partito al potere.

    E questo secondo me dice come il comunitarismo rischia di diventare suo malgrado la scialuppa di salvataggio di chi, pur voglioso di contrastare l'egemonia occidentale, non vuole entrare a fondo nello specifico della problematica comunitaria. Certamente è un bene che ci sia chi resiste al nuovo ordine mondiale, ma tale posizione non costituisce per niente, in materia di critica al capitalismo, una base teorica sufficiente. Se non per altro che chi si accontenta di tale impostazione ben presto si trova come alleati gente tipo i neo-fascisti, che tutto vogliono meno l'affermazione di un rapporto sociale nuovo sulle rovine di quello fondato sul dominio del valore, e mistificato come dominio secondo una naturale superiorità antropologica e/o religiosa.
    Ultima modifica di Tommaso; 07-08-14 alle 13:36
    Tutti gli impiegati del mondo hanno immaginato queste cose e le hanno sconfessate e adesso sono gli impiegati.
    Pavese

  6. #16
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Tommaso Visualizza Messaggio
    E proprio questa la ragione principale che mi vede in contrasto con Lupo quando questo si vuole difensore delle posizioni dei partiti comunisti e socialisti al potere: è di una assoluta e schiacciante evidenza che non si ha, nei paesi citati da lui, una affermazione del comune - se non sotto la forma concentrata e autoritaria del partito al potere.
    Secondo me questo è il primo passo per realizzare un discorso comunitario. Solo quando saranno sconfitti i nemici e le guardie bianche si potrà giungere ad un percorso che prevede l'autogestione e la democrazia diretta, ergo il superamento dell'autoritarismo del partito unico.

  7. #17
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    Predefinito Re: occupazioni

    Trovo che determinati momenti di occupazione siano sacrosanti, sia nella casa come nei luoghi di lavoro e di studio, sebbene le condizioni da esaminare a monte siano moltissime.
    Io vivo in un comune di 11.000 abitanti con ben 400, dico 400 abitazioni di vario tipo (dal monolocale in condominio alla villa singola) invenduti o sfitti e tutto questo grazie a una speculazione che ha arricchito e continua ad arricchire i pochi a danno dell'ambiente e della collettività. Se lo Stato "formale" è per definizione una convenzione tra cittadini per tutelare i propri interessi allora dovrebbe essere proprio questo Stato a intervenire per esempio per espropriare le abitazioni di troppo e finalizzarle a politiche sociale (es, renderle case popolari o venderle a prezzi sotto costo, assegnarle a famiglie e comunità in difficoltà, etc). Se questo Stato "formale" non adempio il suo compito naturale allora i cittadini hanno diritto ad agire come Stato "di fatto", ossia a rinnovare la convenzione che sta alla base dell'esistenza dello Stato ma agendo direttamente e senza organi delegati (poiché sono proprio questi ultimi che, professionalizzandosi nel contesto della democrazia capitalista, hanno tradito la missione dello Stato).

    Dovremmo poi aprire un capitolo sui locali ad uso commerciale e artigianale in stato di abbandono ma ancora in mani privati così come molti terrenti agricoli incolti, tutti spazi che andrebbero occupati per avviarvi attività di cui avremmo tanto bisogno.

    Questo genere di occupazioni - case, botteghe, negozi, terreni - permetterebbe a migliaia di persone di trovare casa e un minimo di lavoro senza il costo iniziale, riprendendosi quindi parte del maltolto, e avviando un nuovo e più virtuoso ciclo economico e di vita.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  8. #18
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    Sarà narrazione, consolazione metafisica e tutto ciò che vuoi, ma io credo che il capitalismo vada superato. Non c'è alternativa in questo senso.
    Benissimo, nel frattempo però tempus fugit , con le mille forche della vita quotidiana che incombono, in un amaro susseguirsi di giorni identici.
    Il "qui e ora" non ha la natura di un capriccio privo di statuto ontologico: esso è, al contrario, l'unica dimensione, per quanto confusa e complessa, parzialmente conquistabile.
    Se, oltre alla fascinazione mitica, alla base dell'adesione ad un'idea vi fosse una tensione più profonda, sarebbe un peccato non assistere alla sua compiuta realizzazione in nome di un'attesa castrante, nella quale, per altro, è facile intuire la portata del logorio a cui è continuamente sottoposto il desiderio.
    Inutile ribadire il carattere assolutamente non inquisitorio dei miei interventi, i quali semmai andrebbero visti come una condivisione di esperienze la cui posta in gioco non è la creazione di una parola d'ordine.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  9. #19
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: occupazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Egomet Visualizza Messaggio
    Benissimo, nel frattempo però tempus fugit , con le mille forche della vita quotidiana che incombono, in un amaro susseguirsi di giorni identici.
    Il "qui e ora" non ha la natura di un capriccio privo di statuto ontologico: esso è, al contrario, l'unica dimensione, per quanto confusa e complessa, parzialmente conquistabile.
    Se, oltre alla fascinazione mitica, alla base dell'adesione ad un'idea vi fosse una tensione più profonda, sarebbe un peccato non assistere alla sua compiuta realizzazione in nome di un'attesa castrante, nella quale, per altro, è facile intuire la portata del logorio a cui è continuamente sottoposto il desiderio.
    Inutile ribadire il carattere assolutamente non inquisitorio dei miei interventi, i quali semmai andrebbero visti come una condivisione di esperienze la cui posta in gioco non è la creazione di una parola d'ordine.
    Ma io non critico chi agisce nel presente. Quello che desidero è che determinate azioni siano i COMUNISTI* a portarle avanti. Tutto qua.

    *per comunisti, come avrai capito, non intendo post-autonomi e anarchici.

  10. #20
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    Predefinito Re: occupazioni

    Se volessimo continuare seguendo le coordinate teoriche scelte, probabilmente insufficienti finanche a delineare una dicotomia ben più profonda, ma agevoli strumenti di discussione, dovremmo attenerci alla divisione tra desiderio e progetto.
    Per quanto concerne, il secondo, appaiono chiare le differenti visioni: critica alle narrazioni in quanto sirene metafisiche da un lato, prospettiva di mutamente sociale dall'altro (anche se,considerando la portata della questione , il discorso sembra lungi dall'essere esaurito); che cosa dire, invece, in merito al primo?
    Tu vorresti che fossero i comunisti ad occuparsi di determinate faccende, per lo meno coloro i quali sono per te degni di questo nome, tuttavia di fatto ciò non succede e in ogni caso l'attesa stessa potrebbe essere considerata un'ingerenza del secondo elemento nel regno del primo.
    Il desiderio, infatti, precede ogni progettualità e spesso il suo trasformarsi in prassi, sollecitato dall'urgenza di cui parlavo, non può attendere il lento passo della teoria (o del narrato, a seconda dei punti di vista).
    A meno che ci si accontenti di un piacevole discettare intorno al buon governo, attività lecita e di gusto greco (non dimentichiamoci, però, che gli antichi filosofi erano esentati da certe turpi attività), e dunque il mero accumulo di strumenti teorici innocui, ossia non posti al servizio dell'io desiderante, potrebbe servire ad aumentare il potenziale ludico, ogni attesa rappresenta una distanza incolmabile tra l'individuo oppresso e le possibili contromosse.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

 

 
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