Il capo dello Stato Koehler lascia
travolto dalla polemica sui militari
in «Afghanistan per interessi»
ROMA
È costata cara al presidente della Repubblica tedesca, Horst Koehler, una gaffe fatta di recente sull’Afghanistan: Koehler, il primo “tecnico” che abbia mai ricoperto questa carica,
ha dato le dimissioni dopo essere stato colpito da una valanga di critiche per un controverso commento su una missione militare che - a suo avviso - sarebbe giustificata dalla necessità di proteggere gli interessi economici del Paese all’estero.
Il suo è un ruolo di rappresentanza, senza poteri di governo, ma le dimissioni arrivano in un momento particolarmente delicato per la cancelliera Angela Merkel (Cdu), già alle prese con un crollo nei sondaggi, con la crisi dell’euro e sempre più in rotta di collisione con gli alleati liberal-democratici (Fdp), soprattutto sul fisco.
Commentando a caldo le dimissioni, la Merkel si è detta «sorpresa» della decisione dall’esponente conservatore, spiegando di avere cercato di convincerlo a cambiare idea, ma «sfortunatamente senza successo».
Da parte sua, Koehler ha detto di essere stato frainteso, ma secondo molti osservatori il 10/mo capo dello Stato della Germania del dopoguerra - che ha sempre detto ciò che pensa - questa volta ha esagerato. In un Paese in cui oltre il 60% dell’opinione pubblica è contrario alla guerra in Afghanistan, infatti, le sue dichiarazioni - fatte il 22 maggio durante una visita a sorpresa nel Paese - stridono con le quelle che la Merkel non si stanca mai di ripetere: ovvero, che la missione è necessaria per proteggere la stessa Germania dal terrorismo internazionale.
Per Koehler, sembra che non sia così: «Un Paese delle nostre dimensioni, concentrato sull’export e quindi sulla dipendenza dal commercio estero, deve rendersi conto che... sviluppi militari sono necessari in un’emergenza per proteggere i nostri interessi - aveva infatti detto durante un’intervista a una radio tedesca -, ad esempio per quanto riguarda le rotte commerciali o per impedire instabilità regionali che potrebbero influire negativamente sul nostro commercio, sull’occupazione e sui redditi». Parole, queste, che erano state duramente criticate sia dall’opposizione, sia da esponenti della coalizione di governo (Cdu-Csu, Fdp). Fino alla presa di posizione del ministro della Difesa, Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), che venerdì scorso aveva preso le distanze dal presidente della Repubblica.
«I miei commenti del 22 maggio sugli impegni militari all’estero delle Forze armate tedesche hanno suscitato dure critiche - ha detto oggi Koehler annunciando le sue dimissioni con effetto immediato -. Mi spiace che le mie dichiarazioni possano portare a malintesi su una questione che per il nostro Paese è così importante e difficile». E poi ha aggiunto: «Queste critiche sono prive di qualsiasi giustificazione». Ma la pressione è stata tale da non lasciargli altra alternativa. Candidato dell’Unione (Cdu-Csu) della stessa Merkel, Koehler, ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, era stato rieletto con la maggioranza assoluta per un secondo mandato (cioè altri cinque anni) il 23 maggio 2009, battendo così la candidata socialdemocratica, Gesine Schwan (Spd).