https://www.youtube.com/watch?v=BaqnH8zNsLQ
Visualizzazione Stampabile
Ucraina, Salvini: "Sostegno della Lega a qualsiasi proposta di Draghi"
Questo dice oggi.
Anche per l'invio all'Ucraina in guerra di armi e militari, cosa che di fatto ci porta in guerra.
Speriamo nella magnanimità di Putin.
Evidentemente il nostro è felice di vendicarsi della faccenda dei rubli.
Ore 13.30 - Salvini contestato al suo arrivo in Polonia
Il leader della Lega Matteo Salvini è stato contestato al suo arrivo alla stazione Przemysl, la cittadina ad una decina di chilometri al confine con l’Ucraina. Il sindaco della città Wojciech Bakun ha prima ringraziato l’Italia e poi ha mostrato una maglietta con il volto di Putin e rivolgendosi a Salvini ha detto: «Io non la ricevo, venga con me al confine a condannarlo». Anche un gruppetto di italiani ha contestato il leader leghista urlando: «Buffone». Salvini non ha raccolto la provocazione dicendo di essere lì per portare «aiuti e la pace».
Da noi si dice 'n por picio.
Secessionista, nazionalista. Contro Mattarella, pro Mattarella. Pro Putin, contro Putin. Per abolire il 2 giugno, in piazza il 2 giugno. Indovina chi è
13 MARZO 202213 MARZO 2022 OPINIONI LETTURA 5 MIN
di Roberto Paolino – Oggi il mio pensiero domenicale è dedicato alla carriera politica di Matteo Salvini che rappresenta il destino un po’ tortuoso di un giovane militante, benvoluto dalla vecchia guardia leghista, che ha finito per rottamare il partito. Nasce come convinto secessionista, ricordiamo quando da consigliere comunale si rifiutò di stringere la mano all’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita ufficiale nel capoluogo lombardo. «No, grazie, Presidente Lei non mi rappresenta.
Un ragazzo taciturno, è così che veniva descritto, ma un buon militante sempre pronto e disponibile un battutista efficace, ma anche uno che in Parlamento si faceva i fatti suoi. Insomma, non l’hanno mai considerato un potenziale leader gli stretti collaboratori di Bossi. Tanti ricordano che il giovane Salvini simpatizzava per la sinistra, fu lui a rivelare che come tanti giovani frequentava il centro sociale Leoncavallo, alle elezioni del parlamento del nord si presentò a capo di una lista denominata Comunisti Padani. Quello che però saltava agli occhi era la sua ferma convinzione che il Nord dovesse avere l’indipendenza insomma un Padano convinto e convincente.
Ricordiamo tutti il bellissimo discorso di insediamento da Segreterio federale al congresso di Torino, bello appassionato Padano, quando fu eletto al Parlamento Europeo in concomitanza si svolgeva Pontida, ricordiamo ancora i cori che lui insieme ai giovani Padani dedicarono ai Napoletani, e non erano certamente benevoli.
Poi la svolta via il nome nord dal simbolo, e giorno dopo giorno vedere crescere la distanza tra la Lega Nord e il suo movimento denominato Lega Salvini Premier da movimento indipendentista al partito strenuo difensore del centralismo, populista nazionalista e i coretti contro i meridionali, diventano alla velocità della luce prima i Napoletani, i siciliani, i calabresi, e da quel momento in poi ogni suo discorso finisce con viva l’Italia non male per un secesionista convinto.
Vogliamo parlare poi dell’innamoramento nei confronti di Putin? Gli altri politici Italiani e in tanti sono andati a baciare l’anello a Mosca, lui no, deve sempre andare oltre, diventa un fans convinto di Putin fino ad arrivare al punto di indossare una maglietta con l’effige di Putin, con scontato e inevitabile, selfie nella piazza Rossa ovviamente messo in bella mostra su tutti i social.
Insomma ieri era contro i meridionali, oggi contro gli extracomunitari, ieri contro Roma Ladrona oggi contro Bruxelles. Ieri secesionista oggi Nazionalista Italiano. Ieri contro Mattarella “mezzo Putin vale due Mattarella” frase che disse lui oggi grande elettore del Mattarella bis. Da eurodeputato Salvini arrivò a chiedere l’abolizione del 2 giugno, festa della Repubblica. Rifiutandosi di celebrare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia oggi i suoi post sono sempre corredati dal tricolore, a dimostrazione che davvero sì è trasformato in centralista nazionalista e destrorso.
E quella che per anni era la sua forza(cercare di compiacere a tutti) oggi è diventata la sua più grande debolezza, e la pessima figura fatta in Polonia testimonia che neppure lo stellone è con lui e che la sua lenta inesorabile fine politica è ormai arrivata,e visto che ha costruito il movimento su se stesso “Salvini Premier “trascinerà anche quello che resta della Lega verso il baratro.
Che dire per me la Lega Nord ha rappresentato la storia di 30 anni di militanza per cui non posso che essere rattristato della fine che sta facendo il tutto ,a causa di errori furbizie cambi continui di direzione equivoci che non sono solo sue responsabilità ma dell’intera classe dirigente, che non ha mai avuto un sussulto critico nei suoi confronti anzi fanno ancora oggi a gara nel chi è più yes men. Sono sicuro però che ritornerà qualcosa a rappresentare il Nord ricordate le parole di Miglio? “
Se chi vi parla, il movimento che rappresentiamo non ci fosse più il federalismo si affermerà ugualmente”. Professore tanti di noi continuano ad essere fedelmente federalisti e terminata la sbornia Salviniana, tanti militanti che non si sono venduti al Dio voto alle facili poltrone, torneranno nella casa federalista, e noi saremo lì ad attenderli a braccia aperte.
https://www.lanuovapadania.it/opinio...ndovina-chi-e/
C’era una volta l’Union del Popolo Veneto. Con parlamentari e consiglieri regionali. E oggi, gli autonomisti?
16 MARZO 202216 MARZO 2022 VENETO LETTURA 7 MIN
Ettore Beggiato – In una recente rimpatriata fra “reduci” dell’autonomismo veneto (anni ’80 del secolo scorso), mi sono dovuto sentire i rimbrotti dei convenuti per non aver mai scritto niente, o quasi, sull’Union del Popolo Veneto: in effetti, pensandoci bene, è vero e allora tento di rimediare.
L’Union del Popolo Veneto (UPV) nasce a Vicenza, nello studio notarile del notaio Giuseppe Novello il 23/11/1987 da un gruppo di autonomisti e federalisti, di Veneti coscienti della propria identità come sta scritto in uno dei primi documenti; i soci fondatori sono otto: Pellizzari Claudio, Donadello Albino, Binotto Tiziano, Sartore Ivano, Rigo Adelio, Bettanin Alfredo, Boscato Flavio, Beggiato Ettore.
Le finalità del movimento erano l’autonomia del Veneto, la trasformazione dello stato italiano in un moderno stato federale prima tappa verso un’Europa unita, libera e federalista, la difesa e la valorizzazione dell’identità veneta; il simbolo era il Leone di San Marco in moleca all’interno della bandiera europea.
Va detto, per inquadrare il momento, che la £iga Veneta aveva appena subito una devastante batosta alle elezioni politiche del giugno 1987 e si ritrovava ai minimi storici sia per quanto riguarda il consenso che per quanto riguarda il radicamento territoriale; l’incomprensibile politica portata avanti dal gruppo dirigente dell’epoca, di arroccamento totale nei confronti degli stessi simpatizzanti (si entrava solamente per cooptazione ) aveva finito per allontanare un po’ tutti.
In pochi mesi l’adesione all’UPV è stata notevole e già il 13 marzo 1988 si svolgeva a Roncaglia (Pd) il I° congresso che mi eleggeva presidente con il veronese Gianni Butturini segretario; fin da subito aderivano all’UPV i due ex parlamentari della £iga Veneta (Achille Tramarin e Graziano Girardi), diversi soci fondatori e amministratori locali.
In poco tempo riuscimmo a radicarci nel territorio veneto, arrivando ad aprire ben 9 sedi (autentiche, fisiche, non sulla carta), con una serie di iniziative incentrate soprattutto sulla raccolta firme a sostegno della proposta di legge per la Regione del Veneto a statuto speciale che avevo presentato in Consiglio Regionale (oltre 50.000 firme raccolte nelle piazze di tutto il Veneto), sulla capillare diffusione dei nostri manifesti (in particolare ricordo il “Né schiavi di Roma, né sudditi di Milano” che ebbe un successo straordinario), su svariate iniziative nel territorio (ricordo la mobilitazioni e le dimostrazioni contro il soggiorno obbligato).
Eravamo partiti con il giornale “Veneto novo” che stampato in migliaia di copie ci permetteva di farci conoscere anche nelle zone tradizionalmente più difficili da coinvolgere. Alle elezioni europee del 1989 ci presentiamo con la lista “Federalismo” guidata da Partito Sardo d’Azione e dall’Union Valdotaine e con candidati della Slovenska Skupnost, dell’Union Furlane, della lista Sud Tirol, del Movimento Autonomista Occitano e del Movimento Meridionale.
I pochi voti che prendiamo nel Veneto sono però determinanti per far eleggere al parlamento europeo il sardo Mario Melis (la Liga Veneta in quelle elezioni prese un misero 1,7 % giusto per capire la situazione dell’area autonomista veneta), per entrare a far parte dell’ALE (Alleanza Libera Europea) gruppo che al Parlamento Europeo mette insieme i principali partiti autonomisti e indipendentisti europei e per cementare il rapporto con l’Union Valdotaine che grazie al gruppo al parlamento italiano ci permette di essere presenti alle elezioni amministrative senza la necessità di raccogliere le firme, scoglio per un movimento come il nostro molto difficile da superare in certe zone.
E così come Union del Popolo Veneto viene eletto il primo consigliere autonomista dell’intera provincia di Rovigo (il dottor Dino Biasin a Villadose) e nel maggio del 1990 vengo riconfermato consigliere regionale con 58.000 voti pari al 1,9%; vengono eletti 2 consiglieri provinciali (Guerrino Mazzocco a Vicenza e Renato Favali a Verona) e ben 26 consiglieri comunali; in diversi comuni superiamo il 10% dei voti.
Nel frattempo continua l’attività politica grazie soprattutto ai manifesti e agli incontri pubblici; il 25 aprile 1991 le nostre bandiere sventolano numerose in piazzetta San Marco a Venezia quando viene ricollocato il Leone di San Marco dopo il restauro.
Nel 1992 stampiamo migliaia di cartoline da inviare al presidente della repubblica italiana, Oscar Luigi Scalfaro, per protestare contro il governo che blocca la proposta di indire un referendum sull’autonomia del Veneto; alle politiche del 1992 l’U.P.V. si presentò con proprie liste in tutto il Veneto raccogliendo con una certa facilità le firme necessarie. Purtroppo la presenza di una lista di disturbo e soprattutto il simbolo “furbesco” della Lega autonomia veneta che faceva riferimento al sen. Rigo impedì il risultato sperato. Le elezioni del 5 aprile 1992 furono soprattutto il momento di affermazione della Lega Lombarda e di Umberto Bossi che divenne il padre-padrone di tutti i movimenti autonomisti del nord, £iga Veneta compresa: il Leone di San Marco fu ridotto a una presenza assolutamente marginale nel simbolo della Lega.
Il traino di un leader come Umberto Bossi e la capacità attrattiva della Lega, unita alla nuova legge elettorale maggioritaria che sembrava emarginare le forze politiche di minore importanza fa si che l’UPV perda mordente e prospettiva e lentamente si spenga a metà degli anni novanta; significativo, però che dopo tanti anni, ci sia ancora un notevole ricordo, e, per certi aspetti, rimpianto di un movimento che aveva suscitato così tante speranze e aspettative.
https://www.lanuovapadania.it/veneto...i-autonomisti/
Tenere insieme “Roma Ladrona” con “Prima gli Italiani” non è difficile. E’ impossibile
16 MARZO 202216 MARZO 2022 OPINIONI LETTURA 3 MIN
di Giovanni Robusti – E non mi riferisco solo alla maglietta di Putin. Mi riferisco in generale alla risposta della politica al drammatico cambiamento della società, della gente, degli elettori. Di cui la guerra in Ucraina pare la conseguenza e non la causa.
Proviamo a fare un paragone con il secolo scorso, l’invasione di Praga o della Polonia. La destra, il centro la DC all’attacco del PCI. Il PCI in difesa ma, se ben ricordo, senza un attacco frontale con Mosca.
Oggi? Il contrario, mi pare. La destra tace. La Lega … non parliamone. Forza Italia, parole, parole, parole. Il PD, poco chiasso. Condanna con chiarezza e si posiziona chiaramente contro Putin. Stupisce? Soprattutto stupisce la posizione pacata, senza una ricerca spasmodica della notizia. Non che Letta goda delle mie simpatie. Ma cerco di vedere con i miei occhi e non con quelli dei post Morisi.
E i sondaggi vanno di pari passo. Io credo che la gente, gli elettori, almeno quel 50% che si presta a rispondere ai sondaggi, stiano pesando 30 anni di annunci rispetto a 30 di risultati. Lo avevano già fatto affidandosi a Grillo. Certificando che, chi c’era prima, aveva fallito. Avendo fallito anche Grillo pare che stia prevalendo il meno peggio. Che si apprezzi quel poco di concreto che si riesce ad ottenere e non gli annunci che poi non portano a nulla.
Una soluzione ? Credo nessuna a breve.
La Meloni è troppo presa a tenere zitti i suoi per paura che esca qualche sparata e qualche saluto a mano tesa. Dopo aver apprezzato la coerenza di stare all’opposizione, si inizia a pensare che, stare all’opposizione, oggi non porta a nulla. Visto che in questi frangenti nessuno osa contestare il conducente o sparare sul pianista.
Salvini non sa come uscire tra l’area governista e quella che spara a salve. E inizia a capire che tenere insieme “Roma Ladrona” con “Prima gli Italiani” non è difficile. E’ impossibile.
Forza Italia? Carneade, chi era costui?
Nessuna soluzione, non potendo cambiare né direzione né leader in campagna elettorale. Si dovrà arrivare alle prossime elezioni per vedere cosa ne uscirà. Sarà un anno pesante. Molto pesante. Da far tremare i polsi.
In ogni caso, tra riduzione dei parlamentari e tutto quello che succede e ne uscirà, sarà certamente qualcosa mai visto prima dall’inizio della Repubblica.
Pare che lo abbiano capito benissimo gli elettori piuttosto che gli eletti.
https://www.lanuovapadania.it/opinio...e-impossibile/
“Alfieri del federalismo”. A Borgotrebbia il primo incontro il 9 aprile
20 MARZO 202220 MARZO 2022 POLITICA LETTURA 1 MIN
di Roberto Gremmo – Nascono gli “Alfieri del Federalismo”. Con questo nome si stanno organizzando i sostenitori del “Movimento Federalismo Si” che si riconosce nelle battaglie politiche autonomiste dell’architetto Giuseppe Leoni che molti anni fa e’ stato uno dei fondatori della storica “Lega Lombarda”. Il primo incontro del nuovo gruppo e’ previsto per sabato 9 aprile nel Piacentino, a Borgotrebbia dove verranno anche eletti i primi dirigenti per la Regione Emiliana.
https://www.lanuovapadania.it/politi...o-il-9-aprile/
Primo consiglio federale della Lega alle Botteghe Oscure
21 MARZO 202221 MARZO 2022 POLITICA LETTURA 2 MIN
Prima volta del Consiglio federale della Lega nella sede di Botteghe Oscure, a Roma. Sul tavolo del partito guidato da Matteo Salvini, il nodo delle candidature per le prossime amministrative, che vedranno al voto città come Palermo e Genova. A quanto apprende AdnKronos i leghisti, alcuni in presenza, altri in video-collegamento, si riuniranno presso la sede regionale del partito, voluta da Matteo Salvini nel 2020, negli ex uffici dell’Ugl, in via delle Botteghe Oscure, al 54, finora poco frequentata dai vertici leghisti. Una sede che non è mai stata inaugurata ufficialmente, sia per motivi legati alla pandemia che per scelte politiche. Ora, a sorpresa, il leader della Lega Salvini martedì varcherà il portone di fronte al Bottegone, per decenni la storica sede del Pci, sin dai tempi di Palmiro Togliatti, per arrivare a Enrico Berlinguer. Gli uffici di ‘Lega per Salvini premier’, partito sovranista e nazionale ‘succeduto alla vecchia Lega Nord di Bossi, sono ospitati negli oltre 500 metri quadri, nel palazzo di proprietà della fondazione Pasteur, dove ci sono già gli uffici del sindacato Ugl e – soprattutto – dove è stato ospitato a lungo lo staff social di Matteo Salvini, ai tempi guidato da Luca Morisi, poi dimessosi dall’incarico. Riserbo sui costi della prestigiosa sede, ma va ricordato che la Lega aveva scartato, nell’estate del 2020, l’ipotesi di prendere casa in zona Tritone, a due passi da Palazzo Chigi e dal Quirinale, un dietro-front legato al canone di affitto richiesto di 6mila euro, giudicato troppo costoso, anche in virtù degli spazi ridotti.
https://www.lanuovapadania.it/politi...tteghe-oscure/