Io oggi ho il compleanno.


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Buon 2 giugno a tutti!
Ultima modifica di maeda; 02-06-10 alle 15:38
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Cavolo gente è il 2 giugno datevi una regolata!
Aprite topic per topolino che frega la marmellata e il topic della Festa della Repubblica lo lasciate morire a buffo.
Non ho parole...
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la giustizia dei Robespierre ancora una volta ha collocato il nostro Paese tra il Ruanda ed il Burundi




2/6/2010 (18:0) - LA FESTA
La Lega diserta la parata del 2 giugno
Gelo di Napolitano: chiedete a Maroni
A Roma sfilano in circa 6 mila, polemica sulle assenze dei big del Carroccio. Il ministro era a Varese, ma senza inno italiano. Il premier getta acqua sul fuoco
ROMA
È polemica sulle assenze dei big della Lega alle cerimonie per la Festa della Repubblica. A Roma, alla parata ai Fori Imperiali, non c’erano nè ministri nè leader. Maroni era a Varese, dove l’Inno nazionale non è stato suonato, ma una banda giovanile ha intonato cover di Gino Paoli e Andrea Bocelli. Silvio Berlusconi, secondo quanto si apprende, nel corso del vertice del Pdl di questo pomeriggio ha buttato acqua sul fuoco delle polemiche concordando con gli inviti di diversi presenti a non esagerare con critiche pretestuose E ricordando che c’erano assenze anche da parte dei leader di altri partiti, compreso Pier Luigi Bersani.
Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, non ha invece nascosto una certa irritazione quando gli è stato chiesto dell’assenza del responsabile del Viminale sul palco delle autorità in via dei Fori Imperiali. Perchè non c’era? «Questo dovete chiederlo a lui», ha risposto conversando questo pomeriggio con i giornalisti nei giardini del Quirinale.
«Sono stati invitati tutti i ministri e c’erano parecchi ministri. Alcuni mancavano, mancavano anche ieri sera. Ognuno avrà le sue ragioni», ha aggiunto.
Per il resto, la parata è andata in scena senza sbavature anche quest’anno, un pò ristretta perchè i soldi scarseggiano - 6.000 i partecipanti rispetto ai 6.400 della passata edizione e ai 7.200 di quella prima, una contrazione continua - e con il consueto bagno di folla. Anzi, di gente ce n’era anche di più: al completo le tribune di via dei Fori imperiali e gremita piazza Venezia per il concerto della banda militare interforze, una novità di quest’anno. «Una scommessa vinta», dice il ministro della Difesa La Russa. Per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’occasione è servita per ricordare «la forza propulsiva dei valori della nostra Costituzione». E lanciare un monito: «dobbiamo lavorare insieme per la sicurezza e il benessere comune: insieme in Italia, insieme in Europa».
A guastare in parte la festa, come detto, è stata solo la polemica sull’assenza alla cerimonia dei leader leghisti. Non che a Roma il Carroccio non fosse rappresentato, perchè sul palco c’erano un sottosegretario, Francesco Belsito, il vicecapogruppo alla Camera, Sebastiano Fogliato, e quello del Senato, Lorenzo Bodega, che infatti ha parlato di «polemica strumentale». Ma l’assenza dei leader della Lega ha ricevuto lo stesso critiche trasversali: «è un’offesa agli italiani», ha detto De Magistris dell’Idv; vogliono «dividere e demolire l’Italia», ha commentato il presidente della Provincia di Roma Zingaretti, del Pd; «una nota stonata e un’occasione persa», per Cesa dell’Udc; «un brutto segnale», ha tagliato corto il sindaco della capitale Alemanno.
Napolitano, dopo la risposta sull’assenza del ministro Maroni, usa però parole di distensione per stemperare le polemiche: «Quella di stamattina è stata una partecipazione assolutamente unitaria, sia di popolo che di rappresentanze. Sul palco c’erano rappresentanti dell’opposizione, della maggioranza, delle istituzioni, senza alcuna eccezione».
I numeri della parata: 233 bandiere e medaglieri, 5.650 militari, 430 civili, 210 ’quadrupedì, cioè cani e cavalli, 262 mezzi e nove velivoli, le Frecce tricolori. Sette i settori che hanno sfilato, un melting pot di uniformi, suoni, colori, di cui a ognuno è restato nelle orecchie qualcosa - come l’inno della Sassari, "Dimonios", che i fan usano anche come suoneria del telefonino - e in testa un dettaglio, un’immagine: l’eleganza delle crocerossine, ad esempio, salutata dal premier con un ampio gesto di apprezzamento. È verso la fine, quando passano i mezzi e gli uomini dei vigili del fuoco e della Protezione civile, che subito rimandano alle tragedie di Haiti e dell’Aquila, che il sottosegretario Gianni Letta si è alzato per andare ad abbracciare Guido Bertolaso, seduto anche lui in prima fila, non troppo lontano: un chiaro segno di solidarietà del Governo al capo della Prociv finito oggi in prima pagina per un nuovo capitolo dell’inchiesta sugli appalti per il G8 che lo vede coinvolto.
Al centro del palco, accanto a Napolitano, da una parte il presidente del Senato Schifani e quello della Consulta Amirante, dall’altra Berlusconi e il vicepresidente della Camera Leone (Fini era ad Herat, con i soldati italiani). Ripetuti gli scambi di battute, con sorrisi e persino qualche risata tra il capo dello Stato ed il premier. Un atteggiamento, un feeling, che non si può dire consueto. Ad un certo punto Berlusconi coinvolge pure Schifani. Si protende verso il presidente della Repubblica e con una mano gli batte cordialmente sul braccio: sembra raccontare una storiella tanto che alla fine sia Napolitano che Schifani ridono alla conclusione del Cavaliere.
La Lega diserta la parata del 2 giugno Gelo di Napolitano: chiedete a Maroni - LASTAMPA.it
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Maroni a Varese, cerimonia senza Inno
Da Roma al Nord Ai Fori Imperiali show del Cavaliere sul palco. E al vertice del Pdl: i lumbard? Anche Bersani non c'era
Maroni a Varese, cerimonia senza Inno
«Da 3 anni festeggio qui». La prefettura: Mameli non previsto. Al suo posto Gino Paoli e Boccelli
ROMA. La Repubblica italiana ha compiuto ieri 64 anni. Le Frecce Tricolori hanno impressionato, sorvolando il Colosseo, il Vittoriano, il Corso. Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, ha mandato gli auguri al presidente Napolitano, anche a nome di Obama. Ma a tenere banco è la Lega. Per un'assenza chiave alla parata militare dei Fori Imperiali, quella di Roberto Maroni, ministro dell'Interno. Sull'affollata tribuna d'onore spiccavano la cravatta e il fazzoletto verde di Lorenzo Bodega, vice capogruppo della Lega in Senato. E c'erano il sottosegretario Belsito e il vice capogruppo alla Camera, Fogliato. Presenze di seconda fila, per la Repubblica. Bodega ha definito così l'occasione: «Una festa che ricorda importanti avvenimenti che devono avere il rispetto di tutti». Importanti avvenimenti. E martedì Paolo Grimoldi, deputato leghista e coordinatore dei Giovani Padani, aveva detto: «Oggi a Lazzate è più sentita la Sagra della patata che la festa del 2 Giugno». Il ministro Maroni ha celebrato la Festa a Varese, la sua città: «Da tre anni vengo qui il 2 Giugno», ha detto. «È una giornata di festa», ha aggiunto. A Varese ieri non è stato mai eseguito Unno di Mameli: al monumento ai Caduti i carabinieri hanno intonato il Silenzio, nei giardini di Villa Recalcati un'orchestra giovanile ha accompagnato i discorsi con «La gatta» di Gino Paoli e brani di Andrea Boccili. Secondo la Prefettura, il protocollo non prevedeva Fratelli d'Italia, che necessita la presenza di una bandiera militare. «Polemica che non esiste», dice lo staff del ministro. E più tardi, al vertice del Pdl, Berlusconi dirà: «Ma non c'era neanche Bersani... Polemiche pretestuose». L'opposizione invece attacca Maroni. «Nota stonata», per Cesa (Udc), «Provocazione», per Donadi (Idv). «La Lega ha l'obiettivo di dividere e demolire l'Italia», dice Zingaretti, Pd, presidente della Provincia di Roma. u sindaco di Roma Alemanno dichiara che è «un brutto segnale», ma Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, taglia corto: «Non credo che per questa sua assenza Maroni possa essere considerato un cattivo ministro dell'Interno. Sono questioni che vengono poste soltanto dai giornalisti...». A Roma, ai Fori, l'Inno è stato suonato, n sottosegretario Bertolaso lo segue con la mano destra sul cuore. Quando sui sampietrini sfilano i vessilli della Protezione Civile, il sottosegretario Gianni Letta si sposta per stringere calorosamente la mano a Bertolaso. Al centro della tribuna, protagonisti sono Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, che parlano con cordialità e, in più momenti, mostrano buonumore. Berlusconi esordisce facendo arretrare le sedie riservate a lui, al Presidente, al presidente del Senato, Schifani, al vicepresidente della Camera, Leone, e al presidente della Corte costituzionale, Amirante: «Evitiamo il sole diretto...». Per tre volte il premier, durante gli 80 minuti di parata, sbadiglia, senza coprirsi. Dispensa anche applausi e sorrisi. Al passaggio delle infermiere volontarie della Croce Rossa, tutte in bianco, fa con la mano un gesto d'apprezzamento per la bellezza. Quando corrono davanti ai suoi occhi i bersaglieri, stringe i pugni come dopo un gol del Milan. Attorno, molti ministri, da La Russa ad Aitano, a Giorgia Meloni. Manca il presidente della Camera Fini, in visita ai nostri militari in Afghanistan. Manca il ministro dell'Economia Tremonti, anche se nella parata notevole è la presenza della Guardia di Finanza. C'è Massimo D'Alema, presidente del Copasir, c'è Casini. Alla fine Napolitano con La Russa e il capo di Stato maggiore della Difesa, Camporini, vanno via sulla storica Flaminia presidenziale cabrio. Berlusconi si allontana a piedi fino all'Altare della Patria, raccoglie applausi, tanti «Tieni duro!», qualche fischio.
Andrea Garibaldi
Corriere della Sera, 03/06/10
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Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


SECESSIONE SILENZIOSA
Federico Geremicca
Naturalmente, si potrebbe anche prenderla con ironia e ammettere, per esempio, che «La gatta» - vecchia canzone di Gino Paoli - è certamente più orecchiabile dell'Inno di Mameli: anche se riesce poi difficile credere che sia per questa ragione che le autorità di Varese - alla presenza del ministro Maroni - abbiano deciso ieri di celebrare la Festa della Repubblica facendo intonare il motivetto del cantautore piuttosto che l'inno. Ugualmente, si potrebbe considerare apprezzabile l'iniziativa del presiderite della Provincia di Torino, che ha invece stabilito che da oggi la musica di sottofondo per l'attesa dei collegamenti telefonici con l'ente, sarà appunto l'Inno di Mameli: scelta apprezzabile, ma ovviamente non risolutrice di una questione della quale l'assenza di leader e ministri leghisti alle celebrazioni romane (la sfilata ai Fori ieri, la festa al Quirinale il giorno prima) è solo un ormai quasi folkloristico epifenomeno. La questione è il solco sempre più profondo che divide il Nord dal Sud del Paese. Nei due giorni di festeggiamenti nella Capitale, il solco è stato visibilmente segnalato dalla mancata presenza di esponenti della Lega (ministri, capigruppo parlamentari e governatori di importanti regioni del Nord), ma sarebbe sbagliato non riflettere su assenze ancor più diffuse, anche se magari meno visibili: è stata una larga parte del mondo dell'imprenditoria, della politica e della cultura del Nord - infatti a disertare le celebrazioni, rendendole qualcosa di quasi esclusivamente «romano», se non meridionale addirittura. E che tale fenomeno appaia acuito alla vigilia delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, è cosa paradossale solo all'apparenza. Proprio gli ultimi mesi, infatti, hanno portato alla ribalta delle cronache avvenimenti che letti con l'animo di un «cittadino del Nord» non potevano che accrescere un sentimento che potremmo definire quasi di «secessione silenziosa». Ne citiamo due per tutti: lo spaventoso dissesto finanziario - in materia di sanità - di tutte le regioni meridionali, destinato comunque a pesare sul bilancio dell'intero Paese; e poi le imprese della «cricca»: un giro di corruzione e malaffare rispetto al quale - a differenza dell'antica Tangentopoli - il Nord può (a torto o a ragione) sentirsi del tutto estraneo. E in effetti, tra appartamenti che affacciano sul Colosseo, intercettazioni in romanesco, case a via Giulia e massaggi al «Salaria sport village» l'intera faccenda appare una perfetta rappresentazione degli andazzi nella odiata «Roma ladrona».,.
Ieri il Capo dello Stato, commentando le assenze ai festeggiamenti (e in particolare quella del ministro dell'Interno) si è limitato ad un rammaricato «dovete chiedere a lui, erano stati invitati tutti». Una reazione addolorata ma serena: e consapevole cioè del fatto che - più che con bruschi richiami all'ordine - la questione vada affrontata in sede politica e con risposte politiche. Dopo tanto parlarne, per esempio, il federalismo andrebbe finalmente ricondotto nel novero delle cose concrete - e quindi da realizzare - tirandolo fuori da quella sorta di museo delle cere dove giacciono da anni i calchi dell'elezione diretta del premier, la riduzione del numero dei parlamentari, l'abolizione del bicameralismo perfetto è via elencando di chimera in chimera. In assenza di risposte politiche concrete e rapide, è infatti impensabile arrestare la «secessione silenziosa» che pare in atto: e che ha già concretamente prodotto, alle ultime elezioni, la conquista da parte della Lega di importanti regioni del Nord. Senza interventi che diano il senso di un visibile cambio di rotta, anche gli sforzi unitari del Presidente della Repubblica (che sabato e domenica sarà a Torino per iniziative legate al 150° anniversario dell'Unità d'Italia) non basteranno a risolvere il problema. Che si ripresenterà, il prossimo 2 giugno, magari amplificato: e inondato da lacrime di coccodrillo che certo non commuoveranno più il «popolo del Nord».
La Stampa, 03/06/10
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Tacito, Agricola, 30/32.


COTA: SU BOBO UNA POLEMICA PRETESTUOSA. INTERVISTA
MAURIZIO TROPEANO TORINO
IL mio 2 giugno? In prefettura a Novara per la festa della Repubblica. Secondo me ci sono due modi per vivere questa ricorrenza. Il primo è un modo retorico che guarda al passato e che non mi appartiene. E c'è una seconda visione che guarda al futuro, a uno Stato che è vicino al cittadino, a uno Stato federale più moderno ed efficiente. Questa è la mia visione». E per Roberto Gota, presidente leghista del Piemonte, c'è solo un modo per dare un significato costruttivo a questa ricorrenza: «II federalismo da fare al più presto perché è l'unico strumento che permette di fare un nuovo patto tra i territori». Onorevole Cola, alla parata dei Fori Imperiali l'assenza dei ministri leghisti è stata notata. Il sindaco di Roma parla di un brutto segnale. E Alemanno non è di sinistra. Perché i vertici della Lega hanno disertato la cerimonia ufficiale? «Alla parata di Roma c'era una delegazione leghista. Si tratta di polemiche strumentali e pretestuose che scoppiano ogni anno. Io credo che sia necessario guardare al futuro perché dopo tanto tempo anche una buona macchina ha bisogno di una revisione e di fare un tagliando. Da questo punto di vista la presenza del ministro Maroni in prefettura a Varese è un bei segnale perché porta lo Stato sul territorio». Ma gli occhi di tutta la nazione erano a Roma. E a Roma c'erano tutti i vertici politici e istituzionali. Non è strumentale usare la vostra assenza come uno spot per rimarcare la diversità della Lega Nord? «Assolutamente no. Noi abbiamo una sensibilità legata al territorio e facciamo politica per il territorio. Per noi lo Stato non si esemplifica solo stando a Roma o partecipando a una parata. Lo ripeto, Maroni ha dato un bei segnale di vicinanza dello Stato al ferri la gente. Così come è un bei segnale la scelta del presidente Napolitano di venire a Torino il prossimo fine settimane. Io ci sarò e con me tutta la giunta». A proposito del Capo dello Stato, le cronache parlano di una sua irritazione nei confronti della Lega. E' così? «Non credo. Gli esponenti leghisti hanno partecipato a tutte le cerimonie ufficiali e noi ci muoviamo proprio per avvicinare lo Stato ai cittadini. Siamo i primi a sottolineare la necessità di un nuovo patto fra i territori». E perché cercate di cancellare tutti i simboli dell'unità a partire dall'inno? In prefettura a Varese non è stato suonato... «Anche in questo caso si tratta di polemiche strumentali. Io partecipo da anni alle cerimonie in Prefettura a Novara e non mi ricordo di aver sentito suonare l'inno. Non credo sia previsto dal protocollo».
La Stampa, 03/06/10
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