Da Rothbard all’alternativa radicale. OGM, fisco, uninominale e prossimi appuntamenti
Annalisa Chirico
Destra e Sinistra. Qual è il significato di Destra e Sinistra oggi in Italia? Me lo sono chiesta ascoltando Beppe Grillo durante la convention di Woodstock a Cesena. “Non siamo né di destra né di sinistra. Siamo sopra”. Allora – mi sono chiesta – noi radicali siamo di destra o di sinistra? Mi è capitato tra le mani il saggio scritto da un filosofo americano, economista, allievo di von Mises e fondatore dell’anarco capitalismo americano. Murray Rothbard e il suo saggio “Sinistra e Destra: le prospettive della Libertà”.
Che cosa ci dice in sostanza? Il saggio risale al 1965. Propone una filosofia della storia dalle rivoluzioni liberali del ‘700 fino al trionfo dello statalismo novecentesco e ribalta il paradigma ordinario del dibattito politico. Destra e Sinistra. Secondo Rothbard la vera contrapposizione – siamo negli anni ’60 – non è tra partiti conservatori e socialisti, ma tra le forze del Vecchio Ordine (Old Order) e i Liberali. I primi sono the party of reaction, difensori dei privilegi (delle corporazioni – es. l’attualissima controriforma forense), del fondamentalismo religioso (Il Vaticano, la Roccella, l’Agenda Bioetica del governo), lo statalismo e i monopoli statali (Eni, le Poste…), lo sfruttamento di classe, la schiavitù (la situazione degli immigrati di Rosarno). E poi ci sono i Liberali, il partito della Rivoluzione Industriale, the party of hope, of radicalism, of liberty. E a questo punto Rothbard cita Lord Acton: “Il liberalismo è intrinsecamente rivoluzionario”. Acton e non Trotsky, dice Rothbard, è il primo a parlare di rivoluzione permanente e lo fa non riferendosi al progetto totalitario e totalizzante della MegaMacchina sovietica, ma lo fa a proposito del Liberalismo. In questo quadro la sinistra (i socialisti e i marxisti) ha tradito il progetto di emancipazione dallo stato, dalle corporazioni, dalla religione promesso storicamente dalla Sinistra. Lo tradisce perché si fa affascinare dal mito statalista. Dall’idea che gli ideali di libertà, di emancipazione si possano raggiungere attraverso la coercizione pubblica, attraverso la mano visibile dello stato. I liberali invece capiscono che l’unica via è fare a meno dello stato.
Passiamo dalla teoria alla realtà politica, attuale. Se io guardo oggi allo spettro politico italiano, devo dire che a parte noi radicali a me sembra che tutto sia Old Order. Vecchio ordine. francamente non capisco quale sia il progetto Liberale, dove sia, chi lo promuova. La parola è molto abusata, più della parola futuro. Se tutti sono liberali, però, liberale non è più nulla. E’ liberale chi difende l’Agenda Bioetica del governo. E’ liberale chi ancora oggi ricorda il “caso Englaro” come un esempio della strenua lotta dello stato in difesa della vita. E’ liberale chi grida “intercettateci tutti”. E’ liberale chi difende la posizione della Lega sulle quote latte. E’ liberale chi pretende il quoziente familiare. Siamo tutti insomma liberali.
Nella distinzione tra difensori del Vecchio Ordine e Liberali probabilmente io avrei aggiunto solo un altro parametro fondamentale di distinzione: il modo di rapportarsi alla scienza e al progresso tecnologico. I liberali difendono la libertà della ricerca scientifica, l’autonomia dello scienziato dalla politica, il progresso, l’innovazione. Perché gli scienziati non sono pericolosi, che è anche il titolo del libro di Gilberto Corbellini. Perché il metodo scientifico è metodo democratico, insegna la tolleranza, l’accettazione dell’altro diverso da noi.
Il vecchio ordine invece è quello che fa la scelta più antistorica in Europa proibendo alla ricerca scientifica pubblica la sperimentazione in campo aperto degli OGM. Il vecchio ordine è quello che fa muro contro Giorgio Fidenato (l’agricoltore che ha fatto disobbedienza civile prima sul sostituto d’imposta e poi anche sul divieto di coltivare mais geneticamente modificato); gli agricoltori federati, Futuragra…contro chi legittimamente rivendica la libertà di coltivare sul proprio terreno il mais ogm che in Europa è stato autorizzato, ma che in Italia continua ad essere sabotato dai governi di ogni colore. È il vecchio ordine che con una serie di dilazioni e tatticismi è riuscito a vietare anche in presenza di un diritto comunitario che non consentirebbe di vietare, ma solo di disciplinare. Il prossimo numero dell’Agenda Coscioni sarà monografico proprio su questo. La Conferenza delle regioni ha respinto le linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate. I Piani di coesistenza comunque li richiede l’UE. Per cui noi ora siamo inadempienti. Non possiamo più restare fuori dall’innovazione biotecnologica in campo agroalimentare, mentre 8-10mila aziende agricole chiudono i battenti ogni anno. Per via della superstizione dei decisori pubblici, che nell’illegalità italiana ed europea, con una sentenza del Consiglio di Stato sullo sfondo, continuano a far registrare una situazione di stallo. E intanto, fa sempre bene ricordarlo, oltre il 90% della soia della filiera mangimistica italiana è OGM. E anche le dop più pregiate, San Daniele Grana Padano, la usano nei loro allevamenti. Possiamo importare ma non produrre. È questa l’anomalia, l’ipocrisia italiana.
Sempre per restare sull’economia, la battaglia contro lo stato predone. Fisco pesante, iniquo, che deprime la crescita, taglia risorse per l’innovazione, i consumi, lo sviluppo. Ieri Michele de Lucia ha citato l’incontro che si è tenuto alla Scuola Coscioni tra Pannella e Bonanni. C’erano anche Massimo Bordin e Adriano Teso. Teso ci ha comunicato i dati della sua impresa. A parità di mansione, stessa job description,
NETTO COSTO
Italia 15.485 32.135
Germania 21.409 33.931
A parità di costo un dipendente tedesco prende un netto del quasi il 40% in più di uno italiano.
Sul sistema elettorale. Io ho ascoltato ieri le remore di Giuseppe di Leo per via delle obiezioni mosse da Sartori. E’ vero che i sistemi elettorali non fanno i sistemi politici. Leggi di Duverger sono state falsificate. Nel caso italiano: col Mattarellum i partiti si sono triplicati. Anche la Gran Bretagna non è più bipartitica. Tuttavia è vero che laddove esiste un sistema bipartitico, il maggioritario uninominale tende a preservare quel sistema, ma non esistono automatismi. Secondo punto: è vero che nei sistemi elettorali a turno unico i partitini acquistano un potere di ricatto. Possono decidere di desistere dal presentarsi in dieci collegi per averne uno assicurato, sempre in base ad accordi tra oligarchie di partito. Detto questo, però, io penso che nulla è perfetto e tutto è perfettibile. L’uninominale è un passo in avanti nella giusta direzione ed è il meglio che siamo riusciti a inventarci fino ad oggi. In Italia c’è l’urgenza di riattivare un meccanismo di selezione della classe dirigente basato sul merito e non sulla cooptazione, innanzitutto dentro i partiti. E l’urgenza di ridurre il potere delle oligarchie di partito. Bastano i collegi uninominali? No, ma sono una condizione necessaria. Il vero problema – e io non sono una fan della nostra Carta fondamentale – è l’attuazione dell’art 49 della Carta. Leprimarie di collegio, per esempio, sono uno strumento per far sì che siano i candidati interni dei partiti a scegliersi i loro iscritti.
Mi avvio alla conclusione ricordando due appuntamenti.
11 e 12 ottobre. Ci sarà la prima European Liberty Conference organizzata dagli Studenti bocconiani liberali e dagli Italian Students for Individual Liberty. Tra gli ospiti ci saranno Antonio Martino, Francesco Giavazzi, Michele Boldrin, Alberto Mingardi, Carlo Stagnaro, Anthony de Jasay. Su Internet tutte le info. Io avrò una sessione sulla comunicazione politica insieme nientemeno che a Claudio Velardi. Una singolare accoppiata. Vedremo che ne uscirà.
7 ottobre. Insieme a Della Vedova, Fiamma Nirenstein, Rita Levi Montalcini saremo a Piazza di Pietra. Per la verità, per Israele. Il testo è un testo equilibrato. “L’Onu ha dedicato l’80% delle sue condanne soltanto a Israele, mentre dimentica l’Iran che impicca gli omosessuali e lapida le donne, il Darfur, dove si compie in silenzio una strage, la Cina che giustizia col colpo alla nuca. Difendere il diritto di Israele a esistere è una garanzia per la libertà di tutti noi”. Si chiede un’operazione verità su quella che, con tutte le sue imperfezioni, rimane l’unica democrazia nel Medio Oriente. Io ci andrò e spero di non essere la sola in questa sala.
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