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Discussione: L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese

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    Predefinito L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese

    L?Argentina revoca l?autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese - Stato & Potenza
    L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese


    Secondo una comunicazione della stampa locale, la banca centrale argentina (BCRA) ha ordinato, in relazione alla disputa in corso con i cosiddetti fondi avvoltoio, di revocare l’autorizzazione della banca Bank of New York-Mellon (BoNY) grazie alla quale l’entità finanziaria opera nel Paese.
    Il capo di gabinetto Jorge Capitanich anuncia che la rappresenzanza del BONY in Argentina è stata chiusa aggiungendo che la misura è stata presa tramite la Sovrintendenza delle Entità Finanziarie e Cambiarie della BCRA. Secondo la risoluzione il BONY “non ha registrato operazioni attive, né sono in corso operazioni attive attuali dal tempo della chiusura dei conti nel dicembre 2012.” E che la entità “è l’unica che non partecipa al finanziamento di entità residenti nel paese dal gennaio 2013 fino ad oggi.” La comunicazione intorno alla misura presa vuole evidenziare altresì “che non è stato ottemperato l’obbiettivo operazionale che devono raggiungere le entità finanziarie straniere che operano in Argentina, cioè quello di offrire garanzie o finanziamenti a favore dei residenti in Argentina. Cosa che è l’aspetto più rilevante della concessione operativa che ricevono dallo stato Argentino.” D’altra parte Capitanich ha risaltato le domande di inadempimento contro il Bank of New York-Mellon iniziate dal finanziere ungano-americano George Soros e dal titolare e dal titolare del fondo di copertura Hayman Capitale, Kyle Bass, ai quali l’entità newyorkese deve 226 milioni di euro, corrispondenti all’ultima scadenza di interessi dei titoli. Il denaro è bloccato per un’ordine del giudice statunitense Thomas Griesa, in favore del richiamo del fondi avvoltoio nella lite contro l’Argentina. Traduzione e adattamento di Thorwald Eiriksson
    Fonte: RT
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    Predefinito Re: L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese

    Tango bond, l'Argentina dribbla gli Usa e nazionalizza i titoli - Repubblica.it
    Tango bond, l'Argentina dribbla gli Usa e nazionalizza i titoli


    Kirchner annuncia un decreto che permette ai detentori di titoli aderenti agli swap degli scorsi anni di riportarli sotto la giurisdizione di Buenos Aires. In questo modo non varrebbe più il divieto del giudice americano di bloccare i pagamenti degli interessi, per dare la priorità agli hedge fund che non hanno accettato i concambi

    Lo leggo dopo
    Il presidente argentino, Kirchner


    MILANO - L'Argentina è pronta a rimborsare i Tango bond nel centro finanziario di Buenos Aires, bypassando il blocco da parte della giustizia americana. In un discorso televisivo la presidente, Cristina Kirchner, ha annunciato che un disegno di legge è stato inviato al Congresso per cambiare la giurisdizione dei bond e permettere di pagare in Argentina i detentori di titoli che hanno accettato i concambi del 2005 e 2010.

    "Per salvaguardare il pagamento ai creditori che abbiano aderito alle ristrutturazioni del debito nel 2005 e nel 2010, una filiale della banca pubblica Banco Nacion è stata designata per sostituire Bank of New York Mellon come agente fiduciario; senza pregiudicare quello che decideranno gli obbligazionisti, è una misura basata sul volontariato". In sostanza, spiega Kirchner, "se gli obbligazionisti chiederanno, individualmente o collettivamente, un cambio di legislazione e giurisdizione dei loro bond, il ministro dell'Economia è autorizzato ad applicare lo swap per dei nuovi bond sotto la giurisdizione locale".

    Il capo di gabinetto della presidenza argentina, Jorge Capitanich, ha ammesso oggi che l'iniziativa annunciata dal presidente Kirchner può portare il giudice americano Thomas Griesa a dichiarare Buenos Aires in oltraggio alla corte, ma ha minimizzato l'impatto che potrebbe avere questa decisione del magistrato di New York. "L'impatto di una eventuale ordinanza di oltraggio lo deve spiegare lo stesso giudice, perchè non è


    la stessa cosa una persona fisica o giuridica e uno Stato sovrano", ha detto Capitanich.

    Il rimborso finale del debito argentino ai detentori di Tango bond è stato bloccato da un giudice americano finché l'Argentina non avrà pagato 1,6 miliardi di dollari agli 'hedge fund', i fondi speculativi, che non hanno accettato gli swap, portando il paese in default parziale. Una decisione che avrebbe creato un precedente, giudicato da Baires come un'anticamera del fallimento, visto che tutti coloro che detengono bond e che non hanno accettato i concambi sarebbero corsi a chiedere i loro interessi. D'altra parte, in questo modo gli interessi previsti per coloro che i concambi li hanno accettati sono rimasti congelati: tecnicamente l'Argentina ha quei soldi, ma sono fermi su un conto di Bank of New York Mellon e da lì non si sono mossi. Per questo, scaduti i termini e il periodo di tolleranza relativo, si è parlato di default tecnico del Paese, che di fatto non ha onorato l'impegno verso i propri creditori. (20 agosto 2014)
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  3. #3
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    Predefinito Re: L’Argentina revoca l’autorizzazione al Banco di New York di operare nel Paese

    Il default del debito argentino, un rischioso poker degli USA

    agosto 29, 2014 Lascia un commento

    F. William Engdahl New Eastern Outlook 29/08/2014La maggioranza ignora il dramma della minaccia imminente di (un altro) default del debito dell’Argentina. Lungi dall’ennesimo racconto di un Paese in via di sviluppo corrotto incapace di adempiere ai propri obblighi sul debito estero, come si vide negli anni ’80 e alla fine degli anni ’90, il dramma reale del default del debito sovrano dell’Argentina è infatti un rischioso gioco di potere di Washington e Wall Street, volto a terrorizzare non solo l’Argentina ma tutte le nazioni emergenti sulle regole del gioco scritte unicamente da Wall Street a vantaggio esclusivo delle banche e degli hedge fund di Wall Street. Il 1° agosto, l’agenzia di rating del credito di Wall Street, Standard & Poors, la stessa agenzia accusata d’intervenire politicamente per trasformare la crisi del debito greco in una crisi dell’euro nel 2011, agiva dichiarando l’Argentina “selective default”. La dichiarazione si è avuta quando i negoziati tra il governo argentino e gli hedge fund di Wall Street non risolvevano la disputa sul versamento di 400 milioni di dollari di debiti. Ma ancor più interessante di quanto appaia, l’Argentina si rifiuta di pagare l’importo, e non i fondi. Le ragioni
    L’elemento critico da sapere è che la controversia non riguarda la capacità dell’Argentina di rimborsare i debiti esteri, come avvenuto un decennio fa. Nel 2001 il default dell’Argentina fu di quasi 82 miliardi di dollari di debito sovrano. Fu un brutto momento per il Paese mentre le banche di Wall Street e City of London misero con le spalle al muro il governo, che aveva negoziato i termini di ristrutturazione del debito nel 2005 e nel 2010, con circa il 92% dei possessori del debito che accettava i “tagli” o una significativa riduzione del valore delle obbligazioni. Poi, circa l’8% degli obbligazionisti non accettò i termini della ristrutturazione, i cosiddetti “holdouts” per lo più hedge fund speculativi. Gli hedge fund, guidati da NML Capital della Elliott Capital Management di Paul Singer, rifiutarono i termini del taglio offerti dall’Argentina. Chiesero il rimborso integrale delle obbligazioni dall’Argentina più gli interessi. Le regole del capitalismo predatore
    C’è una brutta piega però. NML Capital di Singer non è nemmeno un hedge fund ordinario. Gestisce ciò che viene chiamato “fondo avvoltoio”, un particolare tipo di fondo speculativo. Come suggerisce il nome, come un avvoltoio distrugge il debito dei “cadaveri” per possibili profitti del 1700% sugli investimenti. E’ l’espressione più cinica della pura logica del libero mercato di Gordon Gekko del film Wall Street di Oliver Stone del 1987. Comprano il debito di Paesi poveri e in recupero finanziario per un penny ogni dollaro per poi citarli in giudizio nei tribunali, spesso recuperando fino a dieci volte il prezzo di acquisto, di solito facendo causa presso le corti “filo-mercato” statunitensi ed europee. I fondi avvoltoio sono molto riservati e risiedono in paradisi fiscali offshore come le Isole Cayman. I profitti di Singer provengono dalle cause nelle corti distrettuali degli Stati Uniti vinte. Così, la questione tra Argentina e Singer sull’accordo volontario con il 92% degli altri possessori di debito, che l’Argentina ha rimborsato con grandi sconti e che i giudici statunitensi hanno congelato in attesa della risoluzione delle richieste di Singer, è se può essere sabotato da un grossolano speculatore in combutta con amici giudici per avere un profitto osceno a scapito della stabilità di un’intera nazione. La libertà dei fondi avvoltoio non regolamentati nel comprare debito sovrano in default nel citare in giudizio per recuperarli, equivarrebbe al paradosso che, dopo la dissoluzione del 1991 dello Stato sovietico, gli hedge fund di Wall Street citassero in giudizio la Federazione russa per recuperare, con gli interessi maturati, il default delle obbligazioni della Russia zarista del 1916 che avessero acquistato in qualche mercatino per pochi centesimi. Il punto non è la follia dei fondi avvoltoio, ma la follia dei tribunale distrettuale federale degli Stati Uniti di New York e persino della Corte Suprema nel consentire tali follie. Lo scorso giugno, la Corte Suprema degli Stati Uniti, una delle più bizzarre nella storia degli Stati Uniti, ha deciso a favore del fonfo avvoltoio NML Capital, decidendo che non avrebbe esaminato il ricorso della Argentina contro la sentenza del giudice Thomas Griesa del tribunale distrettuale federale. Lasciando da parte il fatto che il giudice Griesa ha 84 anni e le sue sentenze suggeriscono possibile senilità, la situazione è più che bizzarra, tanto che anche il governo degli Stati Uniti e il FMI si oppongono alla sentenza. Il giudice Griesa ha emesso sentenze contraddittorie nel caso argentino, ma la Corte Suprema si rifiuta di esaminare il caso. Griesa, utilizzando un argomento giuridico di parità o para passu, impedisce all’Argentina qualsiasi pagamento al 92% dei detentori del debito ristrutturato, se non paga i detentori che l’hanno citata in giudizio. Come ha dichiarato, le sue sentenze hanno lo scopo di costringere l’Argentina a subire ciò che ha ripetutamente chiamato i suoi “obblighi”. Griesa ha deciso che l’Argentina deve pagare appieno le vecchie obbligazioni ed anche i prossimi interessi semestrali dei titolari di nuove obbligazioni. E se non lo fa, qualsiasi banca che aiuta l’Argentina a pagare gli interessi sui nuovi titoli violerebbe l’ordine. Tale sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello del Secondo Circuito, e a giugno la Corte Suprema ha rifiutato di ascoltare l’appello finale dell’Argentina. Il giudice Griesa cerca di controllare le azioni di un governo sovrano emettendo sentenze vincolanti su ciò che normalmente non è mai di competenza di un tribunale statunitense. E’ una follia, se non fosse che la Corte Suprema degli Stati Uniti, la cui conoscenza dei fondi avvoltoi e delle complesse offerte finanziarie è forse limitata, s’è rifiutata di contestare la decisione di Griesa.
    La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha definito la sentenza “estorsione”, e ha detto che il suo Paese continuerà a pagare i detentori del debito ristrutturato. I pagamenti invece sono stati congelati dal giudice Griesa degli Stati Uniti. Per l’Argentina si tratta di un “comma 22″ nucleare. Se versa 1,33 miliardi di dollari al fondo avvoltoio, come preteso dal giudice, gli altri hedge fund detentori, in parte o tutti, la citeranno in giudizio, richiedendo il rimborso totale. Ciò all’Argentina costerebbe 28 miliardi di dollari, esaurendone le riserve valutarie. Ma bloccando il pagamento al 92%, il giudice Griesa impone il default all’Argentina riluttante. La ferocia del fondo avvoltoio di Singer non conosce limiti. Nell’ottobre 2013, nel tentativo di raccogliere il debito argentino, NML Capital chiese a un giudice ghanese di sequestrare una nave argentina, l’ADA Libertad, al largo delle coste del Ghana. NML Capital vinse la causa e il Ghana sequestrò la nave. Più tardi, la sentenza fu ribaltata dal Tribunale delle Nazioni Unite sulle leggi del mare e la nave ritornò in Argentina. Il 21 giugno 2013, la Corte Suprema del Ghana condannò il sequestro della nave argentina, indicando la natura da pirata di tali fondi avvoltoio, non riconosciuti in molti Paesi come la Germania. Joe Stiglitz, premio Nobel per l’economia, ha preso atto della sentenza sull’Argentina negli Stati Uniti, “Abbiamo gettato molte bombe nel mondo, e gli USA lanciano una bomba sul sistema economico globale. Non sappiamo quanto sarà grande l’esplosione, e non è solo in Argentina“. F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, ha conseguito la laurea in politica dalla Princeton University ed è un autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
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