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Discussione: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

  1. #1
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    Predefinito A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Scozia, indipendentisti avanti nei sondaggi a meno di due settimane dal referendum

    Per la prima volta i nazionalisti sono in vantaggio alla vigilia del voto che potrebbe sancire la separazione dalla Gran Bretagna dopo 307 anni. Decisivo lo spostamento dell'elettorato laburista. E Londra assicura: votate no e avrete maggiore autonomia fiscale

    07 settembre 2014

    LONDRA - Gli elettori favorevoli all'indipendenza della Scozia sono il 51% secondo un sondaggio della YouGov realizzato per il Sunday Times. Un dato clamoroso in vista del referendum che si voterà il 18 settembre. Secondo le rilevazioni, nell'ultimo mese i secessionisti hanno guadagnato più di 10 punti.

    Già quattro giorni fa, per il fronte del 'no', era scattato l'allarme. Un precedente sondaggio YouGov accreditava infatti i secessionisti di un 47% dei consensi, a soli tre punti dalla soglia magica della metà più uno. L'indicazione di oggi accentua la tendenza e conferma che la battaglia sarà all'ultimo voto. Probabilmente sarà decisiva l'affluenza.

    "Ho sempre pensato che potessimo vincere, i sondaggi sono molto incoraggianti", ha dichiarato d'altronde questa settimana il first minister Alex Salmond, capo del governo di Edimburgo e portabandiera del vessillo scozzese con la croce di Sant'Andrea.

    Per il leader indipendentista il consenso continua a crescere e si vede nell'entusiasmo della gente, che fa ormai "la coda per registrarsi nelle liste elettorali". Il 18 i votanti avranno tempo fino alle 24 per poter esprimere la loro opinione: e, nel caso, per capovolgere la storia dopo 307 anni di unione. Secondo le rilevazioni YouGov è in particolare fra gli elettori laburisti che si sta assistendo a una repentina svolta: i favorevoli all'indipendenza sono passati in poche settimane dal 18% a oltre il 30%. Su questo avrebbe influito la scarsa prestazione di Alistair Darling, ex ministro del Tesoro laburista e ora leader della campagna per il 'no', nel corso del secondo dibattito televisivo sull'indipendenza che lo ha visto contrapposto a Salmond.

    La prima reazione di Londra dopo gli ultimi sondaggi è stata l'offerta di maggiore autonomia. Secondo la Bbc online, il cancelliere dello scacchiere britannico, George Osbourne, ha delineato per la Scozia una maggiore autonomia in materia fiscale, di spesa e pubblica e welfare in caso di voto contrario all'indipendenza. L'offerta di Osbourne segnala una svolta nell'atteggiamento del governo che finora aveva cercato comunque di non mostrare preoccupazioni. "Il nostro atteggiamento non cambia, conta il voto nel referendum", ha continuato a ripetere come in una sorta di mantra il premier britannico David Cameron, assicurando di non essere intenzionato a dimettersi neanche in caso di sconfitta.

    Come del resto non pensa di farsi da parte Salmond laddove a prevalere dovesse essere il mantenimento dei legami con Londra. Ma gli ultimi dati scuotono ormai molti ambienti dell'establishment, a cominciare dalla City. Al governo Cameron non pochi imputano in effetti di aver dato fin troppo per scontata la vittoria e di non avere pronto un piano B nel momento in cui la Scozia scommettesse alla fine davvero sulla separazione.

    Un atteggiamento che ha attirato inevitabilmente le critiche di Edimburgo, inducendo i paladini dell'indipendenza a cavalcare con ancora maggior foga l'orgoglio nazionale. "Stanno rendendo un cattivo servizio ai cittadini a nord e a sud del confine", ha avvertito giorni fa Angus Robertson, leader dello Scottish National Party a Westminster. Se non altro perché i punti su cui eventualmente servirà concordare una separazione 'amichevole' tra Londra ed Edimburgo sono tanti: dal destino della sterlina in Scozia a tutti i dossier economico-finanziari, fino ai sottomarini nucleari nelle basi scozzesi.

    Scozia, indipendentisti avanti nei sondaggi a meno di due settimane dal referendum - Repubblica.it

    Speriamo bene.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    lo fanno apposta per spaventare i pavidi.

  3. #3
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Mah la crescita e rapida se si ascoltano i sondaggi.
    E tenendo conto che qualunque cittadino ue(compresi gli inglesi) residenti li possono votare e un dato alto....e visto che si escludono gli incerti potrebbe amcje salire

  4. #4
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    I sondaggi contano poco.

    Se parlano di 51% significa che non si può occultare la situazione.
    La percentuale è ben oltre.
    Però bisogna vedere se l'Inghilterra ha ingaggiato tecnici italiani specialisti in brogli.

    Nel frodare le votazioni la cultura italiana è sovrana.
    Speriamo che gli indipendentisti controllino e controlllino.

    Certamente bisogna vedere quanto hanno speso i governativi,

    Ad esempio nella ultima elezione in italia sono stati spesi oltre 10 miliardi di euro per comperare i voti.

    Comunque facciano quello che vogliono (gli inglesi), perché tanto l'autodeterminazione dei popoli è irreversibile.
    Ultima modifica di jotsecondo; 08-09-14 alle 15:16
    O si taglia o il caos

  5. #5
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    BANCA D'INGHILTERRA: ''RIPRESA OLTRE TUTTE LE ATTESE, DAL 2015 ALZEREMO I TASSI, 1,2 MILIONI DI POSTI DI LAVORO IN PIU''' - I fatti e le opinioni del Nord - ilnord.it

    Il MostrodiFi ha fatto scuola e l'hanno ingaggiato.
    Pentole per tutti anche dagli inglesi coi pantaloni pieni.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 09-09-14 alle 23:42
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #6
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Le conseguenze dell’indipendenza scozzese
    Non è ancora detto che il sì trionferà. Nelle ultime due settimane il fronte del no ha perso terreno in modo clamoroso, ma non per questo tra otto giorni la Scozia si pronuncerà inevitabilmente a favore dell’indipendenza. Resta però il fatto che lo slancio della campagna per il sì è talmente forte che tutte le capitali stanno valutando le conseguenze di una sua vittoria.
    Il Regno Unito è uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e lo resterebbe anche senza la Scozia. Nessuno potrebbe strappare a Londra il suo seggio, ma è difficile che possa conservarlo a lungo se non sarà più ciò che è oggi e non essendo più ciò che era dopo la fine della guerra, ovvero una delle potenze vincitrici il cui vasto impero non era ancora svanito.
    Prima o poi Londra si ritroverebbe priva del suo posto all’interno del Consiglio, e di conseguenza bisognerebbe affrontare il problema della riorganizzazione dell’Onu, una questione talmente destabilizzante che finora nessuno ha osato sollevarla.
    Se sulla scena internazionale le conseguenze dell’ipotetica indipendenza della Scozia sarebbero enormi, lo stesso si può dire per i futuri rapporti tra Edimburgo e Londra. Dopo la secessione bisognerebbe infatti dividere (su quali basi?) i debiti e i beni, oltre a decidere se mantenere o no la sterlina come valuta nazionale. Ci vorrebbe del tempo e un esercito di giuristi, economisti e avvocati. In ogni caso, è sulla scena politica britannica ed europea che il “sì” avrebbe gli effetti più colossali.
    Senza la Scozia e il suo elettorato di sinistra, il Regno Unito resterebbe a lungo ancorato alla destra. Senza la Scozia e il suo attaccamento all’Europa, un referendum britannico sull’uscita dall’Unione sarebbe quasi certamente vinto dagli euroscettici. Tanto meglio, diranno quelli che sono stanchi di vedere Londra bloccare ogni proposta di avanzamento dell’Unione europea. Ma l’uscita del Regno Unito potrebbe provocarne altre, in un momento in cui l’Europa unita non è certo al massimo della popolarità.
    Per l’Unione europea, l’indipendenza della Scozia sarebbe un sisma di rara violenza, a breve, medio e lungo termine.
    Senza solide basi giuridiche a cui appoggiarsi, Bruxelles dovrebbe decidere se chiedere alla Scozia di avviare una procedura di adesione o se considerarla già parte dell’Europa unita in quanto nazione costituente del Regno Unito.
    Il problema è che in Belgio, Spagna, Italia e altrove il caso della Scozia potrebbe incoraggiare altre secessioni. Inoltre l’Unione europea dovrebbe adattarsi ai cambiamenti dei rapporti di forza al suo interno, perché lo schieramento liberale sarebbe inevitabilmente indebolito.
    Internazionale » Opinioni » Le conseguenze dell?indipendenza scozzese

    Referendum sulla Scozia, chi ne esce vincitore? L'effetto del voto sull’equilibrio politico della Gran Bretagna
    Di Stefano Consiglio
    Mancano appena 9 giorni al referendum in cui gli scozzesi dovranno decidere se porre fine ai 300 anni di Unione che hanno legato a filo doppio Inghilterra e Scozia. Era il lontano 1707 quando il Parlamento d'Inghilterra e quello di Scozia siglarono l'Act of Union, il quale ebbe il duplice effetto di unificare i due Parlamenti e di creare un nuovo Stato: la Gran Bretagna. Buona parte della popolazione scozzese non fu contenta di questa decisione; diverse manifestazioni vennero organizzate a Edimburgo e in altre città della Scozia, costringendo il Parlamento ad imporre la legge marziale. Questo sentimento indipendentista, a quanto pare, sembra non aver mai abbandonato il cuore degli scozzesi. Stando ai recenti sondaggi realizzati da YouGov per il Sunday Times, infatti, il 51% degli scozzesi intervistati sarebbe favorevole all'indipendenza della Scozia. Questo dato è stato ottenuto escludendo gli indecisi, pertanto potrà variare in modo significativo nel momento in cui effettivamente si svolgerà la votazione.
    Il referendum indetto in Scozia sta generando reazioni in tutta la Gran Bretagna. Mercoledì 10 settembre i principali leader politici inglesi si recheranno in Scozia per iniziare la loro campagna contro l'indipendenza. David Cameron, PM della Gran Bretagna, sarà accompagnato nel suo viaggio dal leader del partito laburista, Edward Miliband, e dal Vice-Primo ministro del Regno Unito, Nick Clegg, che parlerà agli scozzesi nella sua qualità di capo del partito Liberal Democratico. Il principale mezzo di convincimento che verrà utilizzato dai tre leader sarà la promessa di trasferire maggiori poteri al Parlamento scozzese.
    Questa strategia, tuttavia, potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio. Sia in Irlanda che in Galles, infatti, diversi politici hanno manifestato la loro perplessità rispetto all'ipotesi di nuovi poteri concessi al Parlamento scozzese. Lucinda Creighton, il ministro che cura le relazioni tra il Governo irlandese e l'Unione europea, ha sottolineato che se il Governo di Westminster concederà nuovi poteri alla Scozia, gli stessi dovrebbero essere garantiti anche al Governo Irlandese. Molto più estesi sarebbero, a detta di Ms Creighton, gli effetti causati da un'eventuale secessione. In quel caso il ministro ritiene che anche l'Irlanda del Nord sarà spinta a indire un referendum per unificare l'isola sotto un'unica bandiera. Come per la Scozia anche in Irlanda un'eventuale indipendenza causerebbe non poche ripercussioni dal punto di vista economico, che potrebbero tuttavia essere attenuate attraverso una maggiore cooperazione tra i due stati secessionisti.
    In Galles Geraint Talfan Davies, co-fondatore dell'Istituto per gli Affari del Galles, ha sottolineato che le richieste di indipendenza avanzate dalla Scozia hanno aperto gli occhi dei gallesi sulla sua mancanza di influenza nelle decisioni prese da Westminster. Il riconoscimento di maggiori poteri al governo scozzese dovrà necessariamente essere accompagnato, secondo Davies, da un'estensione delle prerogative riconosciute sia al Galles sia all'Irlanda del Nord.
    Le dichiarazioni rilasciate dai leader politici gallesi e irlandesi dimostrano chiaramente che i sostenitori della campagna pro-secessione hanno già vinto. Se infatti il 18 settembre il "Si" otterrà la maggioranza dei voti, una nuova Scozia completamente autonoma entrerà di diritto nella lista degli Stati indipendenti con sovranità piena; se invece dovesse trionfare l'Unione, il Parlamento scozzese verrà comunque dotato di nuovi poteri, innescando simili richieste da parte del Galles e dell'Irlanda. Il PM britannico ha solo pochi giorni per minimizzare i danni causati alla sua immagine da questo referendum, convincendo gli scozzesi a scegliere la Gran Bretagna. In caso contrario gli esperti ritengono che la secessione della Scozia determinerà non solo la fine dell'Unione ma anche quella di Cameron.
    Referendum sulla Scozia, chi ne esce vincitore? L'effetto del voto sull?equilibrio politico della Gran Bretagna - International Business Times

    I giornalisti di regime cominciano a temere la fine dell'itaglia e della Europa buro-giacobina...

    Doccia scozzese sull'Europa
    FEDERICO GUIGLIA
    Già nella sua parte orientale e più distante l'Europa è alle prese con il conflitto, militare ed economico, fra Russia e Ucraina. Se poi sul versante occidentale del continente, cioè nel giardino di casa, l'antica Gran Bretagna si spacca, vien da chiedersi che senso potrà ancora avere la conquista più grande dei settant'anni di pace. Una conquista che ha una parola precisa per essere evocata e definita: unione.
    Unione europea, com'è diventata l'Europa dei ventotto Paesi, ormai. I quali si sono lasciati ogni rancore o recriminazione alle spalle per stringersi la mano e cercare di vivere insieme e al meglio. Un futuro da amici o da alleati, al posto del passato da nemici o separati in casa. È la più importante rivoluzione della modernità: aver scoperto non solo che la guerra è orribile, ma che farla (o avallarla) porta solo altro male.
    Ma la doccia scozzese sull'Inghilterra, questo pur democratico (ci mancherebbe!) referendum del distacco che vedrebbe i secessionisti in vantaggio, rischia d'avere un effetto esplosivo devastante, perché imprevedibile, su tutti i Paesi vicini e lontani. Se dopo trecento anni di convivenza gli scozzesi diranno addio senza rimpianti, e oltretutto in un contesto benestante e pacifico con Londra che ha, inoltre, riconosciuto da tempo ampi poteri di auto-governo, che faranno, allora, i catalani in Spagna? E i corsi in Francia? E perfino i leghisti nel Nord Italia: torneranno mica a sognare la loro Padania? A quale invito di «far fronte comune» tra europei si potrà ricorrere - sull'economia, in politica estera, con l'Erasmus -, se neppure le nazioni europee sono capaci di restare unite?
    Giusto venticinque anni fa la Germania divisa, si riunificava. Ora il Regno Unito - Unito, appunto -, rischia di dividersi: l'esatto contrario dell'intero processo europeo che a Berlino ha visto e vissuto il suo momento più libero e felice. Dividersi per ragioni fiscali, distruggere decenni di storia e di geografia per meri calcoli di potere, decidere di rompere tutto anche per le più nobili motivazioni culturali o di orgoglio nazionale, significa buttare nel cestino l'insegnamento che i grandi statisti - e i loro popoli - hanno dato dalle rovine dell'ultima, davvero ultima guerra mondiale. Ogni nazione ha un suo De Gasperi nelle vene. Qualcuno che all'indomani della catastrofe ha detto: proviamo a fare l'opposto di quel che abbiamo fatto per secoli. Proviamo a camminare insieme. Il referendum in Scozia è un passo verso l'Europa del provincialismo, che è la fine dell'Europa.
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    Londra non bombarda gli scozzesi ma li fa scegliere con un libero voto
    di Pierluigi Magnaschi
    Gli scozzesi, da sempre, vogliono prendere le distanze da Londra. Per il semplice motivo che sono (e si sentono) diversi. Non a caso si ostinano, ad esempio, a portare il kilt sotto il quale, pur essendo molto corto, non usano le mutande. Avevano già ottenuto, dalla capitale dell'Uk, un'ampissima autonomia. Ma evidentemente questo lauto acconto non li ha soddisfatti. Per cui, fra nove giorni, saranno chiamati alle urne per decidere, attraverso un referendum, se staccarsi o meno dall'Inghilterra. Se passeranno i sì, come sembra probabile, la Scozia diventerà uno stato indipendente.
    Il sistema democratico inglese è un esempio per tutto il mondo. Esso infatti non è nato, come quello francese, attraverso una sanguinosa e sanguinaria rivoluzione, ma attraverso una evoluzione, nutrita dal pensiero di studiosi politici che ragionavano sui temi della convivenza, anziché cercare di guadagnarseli e di imporli con la violenza. Ecco perché Londra non ha mai pensato, nemmeno per un secondo, all'ipotesi di opporsi ai secessionisti scozzesi con le armi, bombardandoli, come si sta facendo, ad esempio, in Ucraina. Uno stato democratico, infatti, rispetta sempre il volere dei suoi cittadini, anche se questi esprimono delle scelte che vanno controcorrente o non sono gradite al potere statale.
    L'altro aspetto rilevante di questa vicenda esemplare è che, nell'era della mondializzazione, la gente che, con la tv satellitare, internet, Facebook ecc., si sente contemporaneamente dovunque nel mondo (e questo vale soprattutto per i paesi di madre lingua inglese), cerca di difendersi dall'angoscia dello spazio infinito che gli si è spalancato improvvisamente davanti e che non riesce a dominare, ripiegandosi sulle sue radici, sulla sua identità di popolo. Non è che, facendo così, essi rifiutino la mondializzazione, ma la integrano. Essi infatti sono figli della loro terra e, nello stesso tempo, cittadini del mondo. Gli inglesi usano a questo proposito una parola sintetica: li definiscono «glocal», globali e locali.
    Ecco perché, soprattutto nella vecchia Europa, le tentazioni secessionistiche stanno crescendo a vista d'occhio. Una divisione, prima di questa che sta avvenendo in Scozia, è anch'essa avvenuta in tempi rapidissimi, sofficemente, senza spargimento di sangue e con risultati poi apprezzati da entrambi i paesi, fra la Cechia e la Slovacchia. Tuttavia, le scorie dello stato idealista restano in circolo. Già la parola secessione, espressione appunto di un mondo di stati forti, ha da sempre un significato negativo. Non sa di scelta, che va ascoltata, ma di ribellione armata, che va repressa. E queste tentazioni secessionistiche crescono (Paesi Baschi, Catalogna, Bretagna, Veneto, e via dicendo) perché lo stato ottocentesco è stato smantellato dai fatti e dalle circostanze politico-istituzionali.
    Nell'era della mondializzazione, infatti, lo stato ottocentesco, con i baffi alla Bismark, con i suoi confini puntigliosamente definiti e le sue guardie in armi incaricate di difenderli, non sta più in piedi, essendo stato superato dalla dimensione dei problemi (basti ricordare all'alluvione disordinata ed incontenibile degli immigrati; per non parlare delle merci, dei sevizi e delle competenze nell'era del web che, appunto, per definizione, non conosce confini). Inoltre, con il Trattato di Schengen, sono stati smantellati, in Europa, i confini interni. Ma se fra i paesi che aderiscono a Schengen non ci sono più i confini, qual è il motivo per difenderli?
    Ecco perché, se dovesse passare il referendum sull'indipendenza della Scozia, le conseguenze sarebbero enormi. Non drammatiche, ma enormi.
    Londra non bombarda gli scozzesi ma li fa scegliere con un libero voto - PRIMO PIANO - Italiaoggi


  7. #7
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    forza scotland
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  8. #8
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Panico tra le forze conservatrici, ma si stanno riorganizzando, ocio.
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  9. #9
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Citazione Originariamente Scritto da Scarpon Visualizza Messaggio
    Panico tra le forze conservatrici, ma si stanno riorganizzando, ocio.
    Ovvio, anche perché sanno benissimo che la cosa produrrebbe una valanga inarrestabile (perché tutti i "non ce lo faranno mai fare" diventerebbero "ma allora si può!")...

  10. #10
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    Predefinito Re: A 11 giorni dal referendum in Scozia gli indipendentisti passano in vantaggio

    Referendum Scozia, sondaggi danno il "no" in vantaggio

    Le rilevazioni alla vigilia del voto assegnano al fronte contrario all'indipendenza un margine di quattro punti percentuali. I leader dei principali partiti britannici promettono maggiori poteri a Edimburgo
    EDIMBURGO - Alla vigilia del referendum sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito, nuovi sondaggi danno i "no" in vantaggio di circa quattro punti percentuali. Secondo quello dell'istituto Icm per Scotsman gli unionisti sarebbero il 45% e i secessionisti il 41%. La rilevazione di Opinium per il Daily Telegraph vede i "no" al 49% e i "sì" al 45%. Stessa distanza in quella di Survation per il Daily Mail: 48% a 44%. Nel caso del primo sondaggio il dato fondamentale è quello relativo agli indecisi, ben il 14%. Dato che scende al 6% nella seconda indagine e all'8% nella terza.

    A questa fetta di elettorato si rivolgono i leader scozzesi dell'uno e dell'altro campo, ma anche quelli britannici. Per convincere gli indecisi a votare contro l'indipendenza, i leader dei principali partiti fanno fronte comune e mettono nero su bianco l'impegno a concedere maggiori poteri alla Scozia se venerdì mattina sarà ancora parte del Regno Unito. La promessa, con tanto di firme in calce del conservatore David Cameron, del laburista Ed Miliband e del liberaldemocratico Nick Clegg, è stata pubblicata in prima pagina sul quotidiano scozzese Daily Record.

    Tre i punti principali del documento: "vasti poteri" per il Parlamento scozzese "secondo la tabella di marcia stabilita" dai partiti e illustrata dall'ex premier Gordon Brown nei giorni scorsi, garanzia di "condivisione delle risorse in maniera equa", impegno "categorico" nel riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento dell'Nhs, il servizio sanitario nazionale che costituisce una delle maggiori incognite in caso di indipendenza secondo parte dell'elettorato.

    La "promessa" non smuove minimamente il premier scozzese, il leader indipendentista Alex Salmond, che la bolla come una concessione fuori tempo massimo: "E' una disperata offerta last minute e sul nulla. Non riuscirà a dissuadere gli scozzesi dalla grande opportunità di affidare il futuro della Scozia nelle mani della Scozia". La sua vice, Nicola Sturgeon, va oltre: "Se le intenzioni erano serie allora perché solo adesso?". E accusa: "Stanno trattando gli elettori scozzesi con condiscendenza".

    Referendum Scozia, sondaggi danno il "no" in vantaggio - Repubblica.it

 

 
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