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Discussione: Catalogna libera!

  1. #21
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    I colonnelli di quale parte?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #22
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    Bè, quelli "anti" ovviamente.

  3. #23
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    E perchè no quelli "pro"?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #24
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    L’ECONOMIA DELLA CATALOGNA FUGGE DALL’ABBRACCIO DI MADRID. BOCCIATO IL REFERENDUM, IL POLO INDUSTRIALE APRE UNA SEDE A SHENZEN PROPRIO NEI GIORNI IN CUI LA TENSIONE POLITICA È PIÙ FORTE: PERCHÉ GLI INVESTIMENTI SIGNIFICANO INDIPENDENZA
    Alessandro Oppes
    In Cina alla ricerca di soci. I responsabili del consorzio della Zona Franca, il principale polo industriale di Barcellona, guardano con fiducia al futuro. E lo fanno - proprio nei giorni in cui la tensione politica è più forte - con una missione tra Pechino, Shanghai e Hangzhou. Contatti con decine di imprese, con l'obiettivo di trovare un'azienda di peso disposta scommettere sulla Catalogna, a sbarcare (con un investimento iniziale di almeno 170 milioni di euro) in quella Zona Franca dove c'è disponibile uno spazio potenzialmente molto ghiotto, i 350mila metri quadrati lasciati liberi dallo smantellamento di uno degli stabilimenti Seat. E' tale l'interesse catalano per l'intensificazione dei rapporti con la Cina, che il Consorcio ha appena aperto un suo ufficio permanente nella metropoli meridionale di Shenzhen. Una finestra su potenziali accordi futuri. Perché attrarre capitali dal gigante asiatico vuol dire consolidare una tendenza che già si sta facendo strada: sempre meno l'economia della Catalogna dipende dai rapporti commerciali con il resto dello Stato spagnolo, sempre più è legata all'attività di importazione ed esportazione con l'estero. La si potrà pure vedere come una scelta strategica dettata da ragioni politiche, ma di sicuro è ormai un dato di fatto. Le vendite di merci destinate ad altre regioni della geografia iberica sono passate dal 38 per cento del decennio scorso al 31 attuale. Quelle destinate oltre confine sono cresciute dal 26 al 36 per cento, con un saldo commerciale positivo con vaste aree dal Sudamerica all'Oceania o, in Europa, con Francia e Portogallo, in settori che vanno dall'agroalimentare al chimico e l'automobilistico.
    E proprio quest'ultimo è il vero motore di una ripresa ancora incerta: se l'industria regionale, invertendo una lunga tendenza al ribasso, ha ripreso finalmente a crescere nel 2013 con un +1 per cento, la produzione di auto è aumentata di 17 punti, dando respiro ai colossi del settore con base nella regione, Nissan e Seat (quest'ultima, controllata di Volkswagen, ha appena festeggiato nello stabilimento di Martorell la produzione della 'Ibiza' numero cinque milioni). Un settore che conta anche su importanti imprese di componentistica, come Gestamp, Ficosa e Doga, e che esporta l'80 per cento dei veicoli che fabbrica.
    Fatta salva la crisi dell'ultimo quinquennio, dalla quale non è state esente, la Catalogna continua a essere una delle locomotive più poderose dell'economia spagnola: il suo Pil rappresenta quasi un quinto del totale delle 17 regioni del paese, mentre il reddito pro capite si mantiene comunque al di sopra della media europea.
    Di fatto, l'autonomia catalana è una potenza economica superiore all'intero Portogallo e ha un peso doppio rispetto a quello dell'Irlanda. C'è chi si spinge fino a collocarla - in ottica separatista - al sesto o settimo posto tra i paesi Ue.
    Nel frattempo, a quanto ha rivelato nei giorni scorsi l'Institut d'Estadistica de Catalunya, la regione ha registrato nel secondo trimestre una crescita interannuale dell'1,4 per cento, superiore tanto a quella spagnola come a quella comunitaria. Non è chiaro se, nella situazione odierna, potrebbe di nuovo aspirare a ottenere il riconoscimento che le concesse nel 2010 il Financial Times come 'regione del sud Europa con le migliori prospettive economiche'. Però è un fatto che resta nel plotone di testa, e continua a fare parte, insieme a Lombardia, Baden-Wuerttemberg e Rhone-Alpes, dell'esclusivo club 'quattro motori per l'Europa': i primi della classe che si consultano in modo permanente sulle principali scelte strategiche. E se l'industria non ha più la forza propulsiva del passato (lontani sono i tempi in cui rappresentava poco meno della metà del prodotto lordo regionale), comunque concorre ancora per un quarto al Pil industriale spagnolo, con una presenza che - dall'area di Barcellona al Maresme, dal Baix Llobregat al Vallés - abbraccia settori come il tessile e la chimica, le costruzioni navali, la farmaceutica e il materiale informatico. Oltre, ovviamente, al vero elemento trainante che è costituito dalla produzione automobilistica.
    Ma poi c'è un altro settore che emerge con prepotenza: secondo un rapporto della Fundació Catalunya Europa, la regione si è ormai affermata come il principale polo agroalimentare su scala continentale, con una crescita esponenziale del volume di vendite e delle esportazioni. Nei momenti di difficoltà, i catalani confermano la capacità di adattarsi meglio di altri alle circostanze. Il confronto con Madrid, se circoscritto agli ultimi anni, può risultare persino impietoso. Mentre la capitale perdeva il treno di Eurovegas (l'iniziativa di una megacittà del gioco del magnate Sheldon Adelson, poi risoltasi in una bolla di fumo), loro lanciavano il più concreto maxicomplesso di Bcn World, che sorgerà accanto a Port Aventura, il parco tematico controllato dalla famiglia Bonomi. Mentre l'aeroporto di Barajas continua a perdere terreno, e vede calare il numero di passeggeri, il barcellonese El Prat lo supera di slancio, e ora punta a una crescita ulteriore, con un accordo strategico tra Vueling (gruppo Iag: Iberia e British Airways) e Qatar Airways.
    I turisti fuggono dalla capitale, ma accorrono sempre più numerosi a Barcellona. E probabilmente una delle chiavi del futuro, il nuovo motore dello sviluppo, è proprio lì. Da un lato c'è il porto che cresce, e si consolida come la quarta destinazione del mondo per le navi da crociera (la prima in Europa, nettamente davanti a Civitavecchia), ancor di più ora che il colosso Royal Caribbean ha deciso di fare della capitale catalana la propria base operativa nel Mediterraneo. Dall'altro, c'è il turismo congressuale in espansione inarrestabile: l'unico modo per avere tutto l'anno un'alta occupazione alberghiera. I commercianti e il settore della ristorazione ringraziano, l'economia prende respiro.
    Catalogna, l’autonomia sceglie la Cina - Repubblica.it

    Spagna: Pique in rotta, colpa della Catalogna
    Il difensore criticato per alcune uscite in catalano
    di Michele Ruotolo
    La storia d'amore tra Gerard Pique e la Spagna è stata meravigliosa ed intensa, con tanto di Mondiali ed Europei portati a casa, ma forse è giunta alla fine. Sì perchè Pique, in realtà, veramente spagnolo non si è mai sentito: il difensore del Barcellona ha sempre confessa di sentirsi più che altro catalano. In Spagna, ormai da secoli, la differenza territoriale è marcata: la Catalogna, addirittura, chiede l'indipendenza dalla Spagna ed ha una sua nazionale (non riconosciuta però dalla FIFA).
    Pique ultimamente è stato contestato per il proprio stato di forma non ottimale e, volendola dire tutta, non è sembrato un titolare della nazionale nelle ultimissime uscite post-Mondiale. Ad alimentare il fuoco della polemica il senso di appartenenza del giocatore che parla catalano spesso e volentieri facendo storcere il naso a chi catalano non è.
    Spagna: Pique in rotta, colpa della Catalogna |Calcio Europeo - Nazionali - Barcellona - Spagna | Calcio News 24



    Spagna: media, 300 agenti antisommossa inviati in Catalogna
    Circa 300 agenti delle unità anti-sommossa della polizia nazionale sono stati inviati dal ministero degli interni in Catalogna per rafforzare la sicurezza degli edifici dello Stato, nel caso in cui si producano incidenti. Lo si apprende da fonti sindacali citate dai media.
    Gli agenti, che appartengono all'Unità di Intervento di polizia, si uniscono alle due unità antisommossa che operano in maniera permanente in Catalogna, con funzioni principalmente preventive.
    Il trasferimento avviene all'indomani delle proteste davanti ai municipi catalani di migliaia di persone, che rivendicano il referendum sulla sovranità del prossimo 9 novembre, sospeso in maniera cautelare dalla Corte costituzionale. E dopo lo sgombero, ieri sera in plaza San Jaume, davanti la sede del Comune di Barcellona, di un gruppo di indipendentisti che voleva accamparsi nella piazza in segno di protesta.
    Spagna: media, 300 agenti antisommossa inviati in Catalogna - SWI swissinfo.ch

    Gli indipendentisti invadono la Biennale di Tarragona
    In Spagna l’infuocato dibattito sul referendum per l’indipendenza della Catalogna ha catalizzato l’attenzione anche del tradizionale concorso delle costruzioni di torri umane a Tarragona. Quest’anno la 25esima edizione della Biennale è stata una delle più spettacolari. Dove però accanto alle classiche “sculture” umane, sono scesi in piazza il popolo indipendentista e lo stesso presidente catalano Artur Mas.
    “Il vero problema sulla legittimità del voto in Catalogna è che ormai è un problema di volontà politica; il premier ha detto chiaramente che non si può votare, il governo non vuole, ecco perchè il problema è uno solo: non vogliono che si voti”, ha dichiarato Mas.
    Non si dà per vinta l’Assemblea Nazionale catalana nonostante il voto convocato per il 9 novembre sia stato sospeso dalla Corte Costituzionale. “Tutti vogliono andare al voto, vogliono proseguire sulla strada intrapresa, anche la società civile, come è stato dimostrato l’11 settembre Giornata Nazionale della Catalogna, noi siamo qui per ribadirlo”, ha fatto sapere il Presidente dell’Assemblea.
    Gli indipendentisti invadono la Biennale di Tarragona | euronews, mondo



    A Barcellona, nel palazzo della Generalitat, il Presidente Mas riceve oltre 900 sindaci da tutta la Catalogna, in rappresentanza del 95% dei Municipi che hanno votato mozioni di sostegno a favore della Consulta del 9 Novembre. Stiamo assistendo al compiersi della Storia. Venticinque anni dopo, un nuovo '89.






  5. #25
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #26
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    altra delusione .... mi sa che va a finire in "vacca" tutto

  7. #27
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    Per ora.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #28
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    Non c'è niente da fare. Per via democratica e pacifica, non si potrà raggiungere mai nulla, per il semplice fatto che non si è in un sistema democratico, ma in una dittatura. Solo con una ribellione violenta si potrà ottenere la libertà. Il problema è che tutti i popoli occidentali sono ormai troppo deboli, e preferiscono fare gli schiavi che lottare e rischiare la vita per liberarsi.

  9. #29
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    Sempre pessimista l'amico.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #30
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    Predefinito Re: Catalogna libera!

    Realista è la parola giusta.

 

 
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