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  1. #1
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    Arrow Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese


    La Scozia che potrebbe separarsi dal Regno Unito. La Lega che in Italia sogna l’indipendenza della Padania. La Catalogna che vuole staccarsi dalla Spagna. La Corsica che vorrebbe abbandonare la Francia. Il Belgio con il suo Movimento fiammingo. In giro per l’Europa in tanti dicono di avere voglia di autonomia. Ma una nuova nazione che nasce all’interno di un’altra è materia delicata.*Il referendum per l’indipendenza che si terrà in Scozia il 18 settembre*assume infatti un significato che tocca da vicino Londra, Bruxelles e non solo.
    Il premier David Cameron ha promesso la concessione di ulteriori competenze a Edimburgo in caso di vittoria del no al referendum: tutte proposte bollate da settimane come “Niente di nuovo” e “Vaghe promesse” dai sostenitori dell’indipendenza. Cameron sa bene che quello che succederà in Scozia cambierà e di tanto la vita della Gran Bretagna. Lo sa e non ha nascosto di essere nervoso per quello che è un evento “davvero importante”. Ha del resto molte ragioni per esserlo: la Scozia contribuisce per il 10 per cento all’economia britannica. Per Londra diminuirebbero le entrate fiscali. Diminuirebbero gli introiti della vendita del petrolio. Sarebbe più difficile far quadrare i conti. Gli scozzesi inoltre sono l’8 per cento della popolazione del Regno Unito. Ed è scozzese quasi un terzo del territorio. La separazione sancirebbe il distacco di un pezzo importante, ricco e dinamico.
    I sondaggi che per la prima volta hanno messo davanti gli indipendentisti*hanno sparso timore nel Regno Unito. Nelle ultime ore i big della politica britannica sono scesi in campo: anche Gordon Brown è tornato a farsi vedere per invitare gli scozzesi a votare no. Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra, ha detto che in caso di indipendenza per la Scozia sarebbe impossibile continuare a usare la sterlina: un’ipotesi del genere richiederebbe lunghe procedure e accordi complessi. David Cameron ha dichiarato che “il Regno Unito è*migliore se restiamo insieme”, aggiungendo che votare sì al referendum sarebbe “un salto nel buio”: le stesse parole che il leader della campagna per il no, Alistair Darling, ripete da settimane.

    Photo by Barney MossCC BY 2.0
    Cameron è preoccupato anche perché su di lui le pressioni si fanno sempre più forti. Ha detto che non si dimetterà in caso di vittoria degli indipendentisti, ma tener fede a questo proposito potrebbe essere difficile. Questi sono giorni complicati anche per il leader del Partito Laburista Ed Miliband, che secondo molti ha la colpa di non aver saputo parlare efficacemente ai tanti scozzesi che votano a sinistra.
    Preoccupata è anche la Regina Elisabetta II. E preoccupati sono pure i mercati. Nei giorni scorsi la sterlina è andata giù: gli investitori prevedono ripercussioni sulla valuta ma temono pure*il terremoto che la vittoria del sì potrebbe innescare in giro per l’Europa. Royal Bank of Scotland ha già fatto sapere che se dovesse prevalere il sì trasferirà la sua sede in Inghilterra. Anche dall’altra parte del mondo si segue la vicenda scozzese con molta attenzione. La BBC ha scritto ad esempio della Cina, la quale teme che la vittoria del sì potrebbe innescare nuove pulsioni indipendentiste tra le minoranze del paese asiatico.
    L’ipotesi di una Scozia indipendente pone quesiti rilevanti anche nel rapporto con l’Europa. I sostenitori del sì dicono che non cambierebbe nulla. I sostenitori del no pensano invece che la Scozia indipendente sarebbe un nuovo soggetto e dovrebbe ricominciare tutto dall’inizio, una soluzione confermata dai funzionari di Bruxelles: un nuovo stato, in quanto tale, dovrebbe fare domanda per entrare a far parte dell’Unione europea. Stessa storia per rientrare all’interno della Nato. Insomma, la nuova Scozia dovrebbe ricostruire le proprie sponde internazionali. Si tratterebbe di una situazione insolita che stabilirà un precedente e darà un bel po’ da lavorare agli esperti di diritto internazionale.
    In ogni caso Edimburgo nell’Unione europea è destinato a rimanerci – o quantomeno a rientrarci. L’indipendenza della Scozia potrebbe invece contribuire all’uscita del Regno Unito*dall’Ue. La maggior parte degli europeisti si trova proprio in Scozia: a sud di Edimburgo si sente nell’aria il vento dell’euroscetticismo. Se Cameron vincerà le elezioni del 2015 e manterrà la promessa di indire un referendum per la permanenza nell’Ue, i favorevoli all’uscita potrebbero prevalere.
    E poi c’è anche il piccolo Galles, che segue la vicenda dei parenti scozzesi con molto interesse. L’indipendenza della Scozia potrebbe ravvivare un dibattito simile a Cardiff, dove per ora la quota di chi vorrebbe voltare le spalle a Londra si aggira intorno al 10 per cento.
    I sondaggi dicono che la maggioranza dei gallesi spera che a Edimburgo vincerà il no. Un distacco della Scozia trasformerebbe il Regno Unito in una specie di “Inghilterra più due”, dove i due sarebbero appunto il piccolo Galles e l’altrettanto piccola Irlanda del Nord. Londra diventerebbe pesante a tal punto da poter decidere l’esito di qualunque partita.
    Negli ultimi anni Galles e Scozia hanno condiviso la tendenza a votare per lo più in favore dei laburisti. Se Edimburgo se ne andrà per conto suo, le scelte politiche di Cardiff diventeranno marginali. E il partito laburista vedrebbe evaporare un bel mucchio di voti. Ma Londra e Cameron preferirebbero non ritrovarsi in una situazione del genere. Tra gli inglesi prevale la voglia di mantenere il Regno Unito così com’è. Scozia compresa.
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    Immagine in evidenza: photo by Dave ConnerCC BY 2.0


    Scritto da: Antonio Scafati
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  2. #2
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Sinceramente preferisco una Scozia europeista in UE che sti inglesi cagazzo.

    Se la Scozia vuole staccarsi per entrare in UE un motivo ci sarà! Nessuno vi vuole!
    Chi crede nell’Europa sarà contento se si farà ogni tanto un passo avanti e mezzo passo indietro. La democrazia, ha il passo della lumaca. - Günter Grass


  3. #3
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    La Padania dei legaioli messa insieme a regioni storiche come Catalogna, Corsica e Fiandre non si può leggere. Mi è bastato quello per stoppare subito la lettura.

  4. #4
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    La Padania dei legaioli messa insieme a regioni storiche come Catalogna, Corsica e Fiandre non si può leggere. Mi è bastato quello per stoppare subito la lettura.
    E ovviamente hai avvertito l'urgenza pressante di comunicarlo a tutti.

  5. #5
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Già. L'indipendentismo padano è una puttanata che merita di essere denigrata ad ogni occasione.

  6. #6
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    74 Il referendum in Scozia come pretesto per ritagliare la mappa dell’Europa

    © Foto: AP/Scott Heppell


    Adesso Londra ricorrendo a minacce e promesse cerca di conservare il Regno Unito nel formato di prima. Le poste sono troppo alte. L’esempio della Scozia sarà indubbiamente seguito anche da altri paesi europei.


    Il referendum di indipendenza si terrà in Scozia il 18 settembre. In caso di esito positivo il paese sarà proclamato indipendente non subito ma il 24 marzo del 2016 года. Entro questa data Edimburgo e Londra dovranno accordarsi sulle condizioni della divisione della Gran Bretagna che si formò nel suo aspetto attuale dopo la firma dell’Atto di Unione tra Inghilterra e Scozia del 1707.
    Tale prospettiva fa paura a Londra. "Se la Gran Bretagna si disgregherà, si disgregherà per sempre", ammonisce il premier britannico David Cameron. Il referendum fa il gioco dei nazionalisti scozzesi che l’hanno iniziato. Sono in generale scettici nei confronti della monarchia britannica ed intendono passare, entro il prossimo decennio, alla forma repubblicana di governo. Ma il divorzio sarà, indubbiamente, lungo e tormentoso, dice il politologo Aždar Kurtov:
    Il processo di separazione sarà complesso. Ma è stato avviato non oggi. A partire dai tempi di Blair il parlamento scozzese possiede notevoli diritti, anche nella sfera finanziaria. Adesso sulla piattaforma del Mare del Nord sono stati scoperti giacimenti rilevanti di petrolio e di gas. I fautori dell’indipendenza della Scozzia sostengono che queste riserve basteranno per una quaratina di anni di vita agiata dello Stato indipendente.
    I fautori dell’indipendenza sono convinti che il settore del gas e del petrolio della Scozzia abbia ottime prospettive, visto che nei prossimi 30 anni vi saranno scoperti giacimenti considerevoli di petrolio. Promettono che se la Scozia diventerà indipendente, potrà molto rapidamente, nell’arco di un anno e mezzo, accordarsi sul proprio ingresso nell’Ue. Del resto, i nazionalisti precedenti erano più ottimisti: sostenevano che l’ingresso della Scozzia nell’Ue sarebbe avvenuto automaticamente. Ed intanto l’ex presidente della Eurocommissione, Jose Mauel Barroso, asseriva che la strada verso l’Ue sarebbe stata praticamente chiusa alla Scozia indipendente. Della stessa opinione è il suo successore, Jean-Claude Juncker. E il premier britannico David Cameron ha escluso la possibilità per la Scozia, qualora diventi indipendente, di conservarsi la sterlina come valuta. Se la Scozia indipendente resterà senza la sterlina, dovrà scegliere tra l’euro e la propria valuta nazionale. I ambo i casi si troverebbe in una situazione economica abbastanza complessa.
    I dati forniti dagli ultimi sondaggi demoscopici dimostrano che la maggioranza degli scozzesi non è pronta a pagare un prezzo troppo grande per la propria indipendenza. Per la conservazione della loro patria nella composizione nel Regno Unito è pronta a votare un po’ più della metà degli scozzesi. D’altronde, altri sondaggi danno un quadro opposto, e cioè i fautori dell’indipendenza sono un po’ più numerosi. Risulta che gli scozzesi sono divisi su questa questione in due parti quasi uguali. L’intreccio si conserverà quindi fino alla fine del voto, dice Aždar Kurtov:
    Può ripetersi la storia del Québec, provincia canadese, dove i referendum si tengono con una frequenza invidiabile, ma l’idea dell’indipendenza non riesce lo stesso a raccogliere una maggioranza dei voti. Ma in ogni caso il referendum in Scozia mostra che il Regno Unito, come tutta l’Ue, attraversa tempi non migliori.
    Si tratta, ovviamente, non solo della Scozia. Ciò è una specie di precedente. Se la Scozia diventerà indipendente, il suo esempio sarà seguito anche da altri territori europei che pretendono su uno sviluppo sovrano. Così, i catalani ritengono che il voto per l’indipendenza della loro regione dalla Spagna non possa essere praticamente arrestato e Madrid dovrà quindi accettare questa realtà. Non meno grande è l’interesse verso il referendum scozzese a Corsica. Uno dei sostenitori dell’indipedenza dell’isola dalla Francia ha dichiarato che è un avvenimento di portata paneuropea.
    Serghej Aksionov, capo ad interim della Crimea, è del parere che dopo aver riconosciuto il diritto degli scozzesi alla separazione l’Europa dovrà accettare i risultati del referedum crimeano di indipendenza del 16 marzo, in seguito al quale la penisola è stata inclusa nella composizione della Russia:
    Sarebbe interessante sapere come le autorità dei paesi europei si comporteranno in confonto a noi. Anche loro adotteranno sanzioni contro la Scozia?
    Comunque sia, ma l’Europa è minacciata dal ritaglio dei confini. Prima o poi questo processo diventerà inarrestabile come una slavina. Tutti coloro che volevano l’indipendenza la otterranno. Di conseguenza, la mappa politica dell’Ue subirà cambiamenti sostanziali. Allora verrà il momento di riconoscere che la disgregazione del progetto europeo è passato dalla fase di ipotesi alla fase pratica.

    Nel mondo, Gran Bretagna, Referendum, Scozia, Politica
    Per saperne di più:
    Il referendum in Scozia come pretesto per ritagliare la mappa dell?Europa - Notizie - Politica - La Voce della Russia
    Ultima modifica di Metabo; 11-09-14 alle 17:00

  7. #7
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    Già. L'indipendentismo padano è una puttanata che merita di essere denigrata ad ogni occasione.
    Lo dicono anche i detrattori dei catalani.



    Sono però sempre di meno.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  8. #8
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Citazione Originariamente Scritto da Desmond Visualizza Messaggio
    La Padania dei legaioli messa insieme a regioni storiche come Catalogna, Corsica e Fiandre non si può leggere. Mi è bastato quello per stoppare subito la lettura.
    Idem.
    Non si può continuare a dare spago a simili puttanate. Perchè citare la Badania, di fatto, svilisce e denigra le altre nazioni vere con cui viene insieme nella stessa frase. Non a caso gli indipendentisti seri, come gli scozzesi o i baschi, ai cialtroni leghisti li evitano come la peste.
    Ultima modifica di Armonica; 12-09-14 alle 00:27

  9. #9
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    Predefinito Re: Perché il referendum in Scozia non è solo una questione scozzese

    Citazione Originariamente Scritto da Armonica Visualizza Messaggio
    Idem.
    Non si può continuare a dare spago a simili puttanate. .



    24 July 2014 Last updated at 00:16 GMTShare this page



    Scottish independence: Europeans with an eye on Edinburgh

    By Esther WebberBBC News
    A pro-independence demonstration in Barcelona in September 2012 attracted more than a million people

    Voters will go to the polls in September to decide whether Scotland should become an independent country. But what other Europeans are pressing for independence and how closely are they watching Scotland?

    1. Catalonia
    The Catalan regional authorities have a long history of fighting the central authorities for greater autonomy, with many Catalans believing their language, culture and identity cannot be properly represented in Spain.
    The region in north-east Spain already enjoys a wide degree of autonomy, and, until recently, few Catalans wanted full independence. But Spain's economic crisis has seen a surge in support for separation as many believe the affluent region pays more to Madrid than it gets back.
    At the same time, the political base of support for Catalan self-determination has broadened from its traditional preserve of the left and been embraced by the centre-right.
    The Catalan government plans to hold a referendum on independence on 9 November 2014, asking voters if they want Catalonia to be a state, and if they want it to be an independent state.
    Spanish MPs overwhelmingly rejected a request to hold the referendum earlier this year, with Prime Minister Mariano Rajoy declaring it "illegal".
    Recent opinion polls suggest people in Catalonia are evenly divided over independence.
    Jose Ignacio Torreblanca, a columnist for Spanish newspaper El Pais, says people are keeping an eye on Scotland.
    He says: "Whether they vote yes or no doesn't really matter - the fact a referendum has been granted and is going ahead is seen as hugely significant.
    "What remains to be seen is whether the Catalan government will merely use the threat of a referendum as a tactical tool - or whether they will go through with it, which would mean facing sanctions from Madrid."
    It is also worth noting that, in comments widely seen as a warning to Catalan separatists, Mr Rajoy said that Scotland would have to applyto become a member of the EU from the outside. This was interpreted in some quarters as a suggestion that Spain might veto such a move. The Scottish government argues Scotland could remain in the EU as it is already a member as part of the UK.



    A protest calling for a referendum on Basque self-determination in the village of Mondragon, northern Spain

    2. BasqueSpain's Basque country already has a large degree of autonomy. Like Catalonia, it won more devolved powers - it has its own parliament, police force, controls education and collects its own taxes - in the 1970s.
    The argument for Basque independence relies on its distinct identity and language - which was suppressed under Spanish dictator Gen Franco. Many Basque nationalists also believe the country's borders extend into southern France.
    Continue reading the main story“Start Quote
    Basque nationalists are now biding their time, watching and waiting to see what happens with the Catalan referendum”
    Inigo GurruchagaJournalist at El Correo newspaper

    The Basque Parliament has lobbied Madrid for a referendum on independence repeatedly over the past 15 years, but the Spanish government has consistently rejected appeals for such a poll.
    Inigo Gurruchaga, a journalist at El Correo, one of the main papers in the region, says the Basque question has historically been more sensitive than Catalonia because of its association with the violent separatist group Eta.
    Eta - which was formed more than 50 years ago to fight for an independent Basque homeland - declared a definitive end to hostilities in 2011. But the Spanish government insists the group must disarm.
    "Basque nationalists are now biding their time, watching and waiting to see what happens with the Catalan referendum," says Gurruchaga.
    They're also watching to see what happens in Scotland. "I'm constantly being asked to write articles on Scottish independence," he adds.


    Belgium's answer to Nigel Farage? New Flemish Alliance leader Bart de Wever

    3. Flanders
    Potential for a breakaway state from Belgium lies in Flanders, the Dutch-speaking northern part of the country, where there have been calls for greater Flemish autonomy from Wallonia, the French-speaking southern half.
    In the past, Flemish leaders have said they only want to reform the Belgian state, not dismantle it. The number of Flemish voters that want independence has stayed pretty constant - at about 10%.
    However, the New Flemish Alliance party (NVA), which has 20% of the federal government seats, has an independent Flanders in its manifesto.
    "The NVA has recently moved away from overtly campaigning for secession in order to concentrate on social and economic issues, but separatism is still in the party's statute," says Dave Sinardet, a professor of politics at the Free University of Brussels.
    Flanders tends to lean right politically, whereas Wallonia tends to lean left, which the NVA says makes it hard for right-wing parties to govern at a national level.
    As Prof Sinardet points out, it's a strikingly similar case to that made by many proponents of Scottish independence about the tension between Scottish and English voting preferences.
    The NVA also has a lot in common with a very different British phenomenon - UKIP - in terms of what Prof Sinardet calls the "charismatic, man-of-the-people" leadership of Bart de Wever and his party's tough stance on immigration.
    He says there's "very limited" awareness of the Scottish referendum in Belgium in general but political parties such as the NVA are "likely to be paying closer attention".



    Northern League supporters fly the flag representing Padania at the party's annual meeting in 2011


    4. Padania
    Separatists in the north of Italy have long called for an independent state made up of several of the country's wealthiest and most populous northern regions, sometimes referred to collectively as Padania.
    Economic imbalance is key to demand for northern self-rule, since many in the north see themselves as "exploited" - not getting back what they pay in taxes, and (as they see it) subsidising the poorer south.
    The movement has found political expression in the form of the Northern League (NL), which is famous for its stridently anti-immigrant rhetoric, and reached its highest levels of support in 1996 and in 2008. The party's votes in parliament were crucial to the coalition led by Silvio Berlusconi's People of Freedom Party (PdL).
    The NL's main appeal was its drive for more devolved control over taxation and its ability to channel discontent against the central state, according to Dr Arianna Giovannini, a co-convenor of the UK Political Studies Association's Italian politics specialist group.
    But she argues a failure to follow through on this proposal when it was in government damaged its standing with voters, who then felt neither the traditional centre-right nor the NL could meet their needs.
    The party's decline in popularity was demonstrated in the 2013 general election, when it only managed to get 4% of the votes.
    Giovannini says in the NL's heyday in the mid-1990s it often pointed to Scotland and used the English word "devolution" to illustrate the case for more regional powers, although awareness of the Scottish referendum is not at present particularly widespread.



    Will Rome respond to calls for Venetian independence?


    5. Veneto
    The Veneto - a northern region of which Venice is the capital - has its own distinct movement for independence.
    It is born out of a similar sense of economic dissatisfaction to the wider northern movement, says Matteo Nicolini, assistant professor of public law at Verona University.
    This dissatisfaction has gathered new political momentum since 2010, when the Northern League (NL) was in decline at a national level, but still held ground in Veneto.
    In March a coalition of "Venetists", including president of the Veneto regional government, Luca Zaia, came together under the name of Veneto Indipendente to set up a referendum on independence.
    People could vote online, via telephone or at polling stations improvised in town squares. The organisers declared "Yes" won with 89% of 2.5 million votes cast.
    Nicolini says he finds it "strange" that the national government has not challenged the plebiscite, which he describes as "illegal" since it goes against Article Five of the Italian constitution: "The Italian Republic is one and indivisible."
    Giovannini suggests that the next step for the Venetists will be to strengthen and professionalise their organisation - and this could determine whether Rome pays them more attention.
    Scotland isn't really on their radar, Nicolini adds.



    Rule Bretagne?


    6. Brittany
    Brittany, in north-west France, has its own language, culture, cuisine and flag and has strong ties to other parts of Europe's Celtic fringe.
    Although political nationalism is weak, efforts to assert a distinct Breton cultural identity enjoy broader support in the region.
    Breton, a Celtic language that is close to Cornish and Welsh, was historically scorned as a "patois" of the working classes, but has enjoyed a mini-revival in recent years after decades of decline.
    Politically, the case for Breton devolution is made by the Union Democratique Bretonne. Its main successes have been on the regional council of Brittany - though in 2012, Paul Molac was elected to the French National Assembly - the first Breton autonomist to take a national seat.
    John Loughlin, professor of European politics at Cambridge University, says the creation of regional councils in the 1970 and 1980s, and increased tolerance towards linguistic plurality, were historically "relatively successful" in absorbing demands for Breton autonomy.
    More recent signs from Paris indicate that the country is to become more centralised - not less - with President Hollande announcing plans to reduce the number of French regions from 22 to as few as 14. The proposal has been met with some hostility, particularly in Brittany.


    The Moor's head of the Corsican flag, formerly blindfolded, is a symbol of Corsican nationalism

    7. Corsica
    Another challenge to French sovereignty has come from Corsica, a large island of about 330,000 people off the south-east coast of France.
    Continue reading the main story“Start Quote
    All European nationalist movements are keeping a close eye on Scotland”
    Dr Anwen EliasExpert in European nationalism at Aberystwyth University

    Corsica has suffered more than 40 years of political violence involving separatist paramilitaries, with bombing campaigns from the mid-1970s often targeting police stations and administrative buildings. In 1998 France's top official on the island was assassinated.
    Extra powers for Corsica were narrowly rejected in a 2003 referendum organised by the French government.
    Political parties who have rejected the armed struggle include the Union of the Corsican People, which enjoys consistent modest levels of electoral success and currently has one MEP, Francois Alfonsi.
    Dr Anwen Elias, a lecturer on European nationalism at Aberystwyth University, explains that support for Corsican independence is "quite low" but that numbers are difficult to come by since "even to carry out an opinion poll on this question is so controversial".
    Asked if she thinks Corsicans are mindful of the Scottish referendum, she says that "all European nationalist movements are keeping a close eye on Scotland".



    The Szekler people are a group of ethnic Hungarians living in Transylvania and pushing for greater autonomy

    8. Hungarians in Romania
    There is a belief among many Hungarians that some western areas of what is now Romania are part of their historical homeland.
    In the post-war Communist era, the Hungarian language was banned in some Romanian schools and the use of Hungarian place names was suppressed.
    Protests in support of an ethnic Hungarian pastor triggered the 1989 Romanian revolution that toppled the autocratic Communist leader Nicolae Ceausescu.
    Dr Erin Marie Saltman, a researcher of Hungarian politics for anti-extremism think tank the Quilliam Foundation, says that "since Ceausescu, the situation of Hungarians in Romania has been much better".
    However, the transfer of Transylvania to Romania after World War One is often referred to by Hungarians as "the national tragedy".
    "This idea is shared by Hungarians on both the right and liberal left, but over the past 10 years it has been politicised and used to drive up support particularly for right-wing and far-right parties," says Dr Saltman.
    "You see the map of 'larger Hungary' everywhere - on bumper stickers, beer mats and tattoos," she adds.
    In 2013, thousands of Hungarians demanding self-rule marched in Transylvania.
    The centre-right Hungarian government is supportive of their aims, but the Romanian government opposes the idea on the grounds it might lead to the break-up of the Romanian state.
    Dr Saltman says "not that many" in Hungary and Romania are aware of the Scottish referendum, but that could change if Scotland votes "Yes".

    BBC News - Scottish independence: Europeans with an eye on Edinburgh
    Ultima modifica di Juv; 12-09-14 alle 00:39
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

 

 

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