I Ventotto sono spaccati. Ungheria, Slovacchia e Cipro frenano sulle sanzioni. Merkel infuriata con il Cremlino. Barroso riporta le minacce del presidente russo. Nel corso del summit scartata l'ipotesi di dare armi all'esercito ucraino. Cameron rievoca il lassismo europeo nei confronti di Hitler a Monaco nel 1938.
BRUXELLES- The situation is very, very bad". Sono le 17 di sabato quando Renzi, nella veste di presidente di turno dell'Unione, incontra il presidente ucraino Poroshenko. È solo l'antipasto di una giornata nella quale tutti i leader europei prenderanno coscienza della drammaticità della situazione ucraina.
Renzi è appena arrivato a Bruxelles per il summit principalmente dedicato alle nomine europee. Tutto fila liscio, il polacco Tusk, scelto anche per la durezza nei confronti di Putin, viene designato presidente del Consiglio europeo e Federica Mogherini "ministro degli Esteri" dell'Unione.
La conversazione tra i capi di Stato e di governo dei 28 partner europei scorre su binari tutto sommato normali fino a quando in tarda serata, affrontano il dossier ucraino. Poroshenko, che ha già lasciato il Justus Lipsius, nel pomeriggio ha fatto una relazione drammatica della situazione. Bisogna decidere se inasprire le sanzioni contro la Russia, colpevole di avere portato in territorio ucraino blindati e migliaia di soldati. I Ventotto sono spaccati. In particolare sono in tre a frenare: Ungheria, Slovaccia e Cipro. Sono paesi dipendenti dagli interessi russi e temono che un'escalation di sanzioni e ritorsioni economiche possa mandarli gambe all'aria. I baltici invece spingono perché l'Europa, come già fatto con i curdi, spedisca a Kiev le armi per resistere ai separatisti russi. La presidente lituana Dalia Grybauskaite è durissima con Mosca, ripete quanto detto ai microfoni dei cronisti al suo arrivo a Bruxelles: "La Russia è in guerra con l'Europa".
Ucraina, il ricatto di Putin sul vertice europeo: "Se voglio prendo Kiev in due settimane" - Repubblica.it





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