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Discussione: 7 a 0 per Renzi

  1. #1
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    Exclamation 7 a 0 per Renzi

    7 a 0 per Renzi

    Quanto fanno bene al premier le proteste per l’art. 18 e le fumate nere alla Corte costituzionale

    di Enrico Cisnetto





    Uno scalpo per i falchi della Ue”. Susanna Camusso credeva di colpire al cuore Renzi sottolineando che l’abolizione dell’articolo 18 rappresenta un prezzo pagato dal governo alle aspettative di Ue, Bce e Germania, ma in realtà gli ha fatto un grande favore. Sì, l’emendamento all’articolo 4 della legge delega sul mercato del lavoro, che di fatto supera la disciplina dei licenziamenti senza giusta causaper cui le nuove assunzioni a tempo indeterminato verranno fatte con contratti a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio e più in generale il “jobs act” che consente al governo di scrivere un testo unico semplificato che “pensiona” il vecchio (e superato) Statuto dei lavoratori, sono riforme (tardive) che servono al paese ma, soprattutto, rappresentano agli occhi dell’Europa quella certificazione di credibilità politica che serve al premier per evitare che gli venga chiesta entro fine anno una manovra correttiva dei conti.

    Non che la riforma del lavoro comporti riduzioni del deficit, ma proprio perché il governo riuscirà, forse, a rimanere sotto il 3 per cento (diciamo 2,99 per cento per capirci) ma certo non entro quel 2,6 per cento per il quale era stato assunto un impegno formale certificato nel Def – sosterremo la tesi che la recessione ci esenta da quella riduzione – ecco che Renzi e Padoan cercheranno di barattare l’una cosa con l’altra. Della serie: vedete che stiamo facendo sul serio realizzando una riforma del lavoro di cui si parla inutilmente da 15 anni e che è carica di significati politici; ora, questa è la migliore delle garanzie che proseguiremo con il risanamento finanziario e le riforme, perciò non penalizzateci proprio adesso che stiamo facendo questo sforzo. Ecco perché gli strepiti dei sindacati – a proposito, dispiace vedere che nel coro ci siano anche quelli moderati – fanno il gioco del governo, e tanto più i decibel sono alti, tanto maggiore è il valore politico della riforma agli occhi di Bruxelles, Berlino e Francoforte.
    Non solo. Siccome nel corteo di chi si straccia le vesti per il tabù infranto dell’articolo 18 ci sono i diversi gruppi interni al Pdpiù o meno gli stessi che in questi giorni stanno impedendo la fumata bianca per la Corte costituzionaleanche a costoro non dovrebbe essere difficile capire che il loro ostruzionismo è un grande regalo a Renzi. Perché se è vero, come molti dicono e come è lecito e sensato pensare, che il premier intende andare al più presto alle elezioni anticipate (marzo), ecco che la riforma bloccata dai rigurgiti ideologici della sinistra old style rappresenta la più ghiotta delle occasioni per far saltare il banco e andare alle urne, per di più potendo dire agli italiani, e in particolare a quelli moderati che hanno assicurato a Renzi il balzo al 41 per cento alle scorse europee, che la sua testa è stata fatta saltare dai comunisti e dai rottamati contrari ai suoi progetti di modernizzazione del paese.

    Viceversa, se la riforma passa e Renzi prosegue nel suo percorso di “mille giorni” – magari anche perché Napolitano gli preclude la strada delle elezioni anticipate, eventualmente dimettendosi a inizio anno (dopo la fine del semestre europeo a presidenza italiana) – ecco che ugualmente questo governo segnerebbe un punto pesante a suo favore, sia per aver dimostrato in Europa che è credibile sia perché metterebbe a tacere, almeno in parte, coloro che in questi mesi si sono lamentati dei tanti annunci e delle poche decisioni prese e portate fino in fondo.

    Insomma, per come si è messa la partita, Renzi, piaccia o non piaccia, vince 7-0 come l’Inter con il Sassuolo. Con un doppio warning per lui, però. Entrambi in nome degli interessi generali (cioè i nostri). Il primo è: occhio alle elezioni anticipate. Anche ammesso (e non concesso) che il Quirinale dia il via libera, e pur partendo dal presupposto, fondato, che Renzi le vincerebbe alla grande, esse rappresenterebbero un ulteriore rinvio di quella svolta in economia di cui l’Italia ha assoluto bisogno e che, alla fine, sarebbe la vera garanzia di successo per l’ambizione politica di Renzi. Il secondo “avviso di pericolo” è: se la riforma del lavoro passa e il governo prosegue – cioè se elezioni anticipate non ci sono – occhio che non basta abolire l’articolo 18 per far ripartire l’economia. Intanto perché la situazione è così deteriorata che il rilancio non può che passare da un concorso di circostanze, anche abbastanza ampio. Per il mercato del lavoro, per esempio, occorrerebbe superare anche lo strumento della cassa integrazione – che salva posti di lavoro nella maggior parte dei casi non più esistenti – e arrivare a una forma di salario di sostegno per i disoccupati che consenta una ristrutturazione del sistema produttivo più profonda e più virtuosa di quella prodotta dalla crisi. E poi perché, nello specifico, l’abolizione dei vincoli contrattuali in uscita ha più un valore simbolico che pratico. Infatti, come ha dimostrato uno studio della Cgia di Mestre, l’articolo 18 interessa solo il 2,4 per cento delle aziende (anche se il 57,6 per cento dei lavoratori dipendenti del settore privato), perché solo 105.500 di esse, su circa 4.426.000 in totale, hanno più di 15 addetti.


    ...


    ATTENTI A QUEI DUE...





    Ultima modifica di salvo.gerli; 21-09-14 alle 11:35
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    Impossibilia nemo tenetur

  2. #2
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    Thumbs up Re: 7 a 0 per Renzi

    Perché abolire l’art. 18 vale una medaglia nell’Europa dei Kommissari

    di Francesco Forte




    Gli ultimi dati sull’occupazione in Italia danno una crescita del 3,1 per cento dei nuovi rapporti di lavoro avviati nel trimestre aprile-giugno, cioè 80.590 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò si deve in gran parte ad assunzioni con contratti a termine e di apprendistato a dimostrazione che le riforme basate su una maggiore flessibilità del lavoro creano occupazione. D’altra parte la manovra di politica monetaria della Banca centrale europea sta generando una riduzione del tasso di cambio dell’euro col dollaro di quasi dieci punti in pochi mesi, da 1,39 a 1,29. E secondo gli analisti è in vista il livello di 1,27. Il ritorno a un cambio normale è destinato a generare una maggiore competitività e quindi una crescita dell’export che sarà tanto maggiore quanto più sarà accompagnata dalla flessibilità del mercato del lavoro, riguardante il contratto principale nel settore industriale, cioè quello a tempo indeterminato. Anche le nuove misure di credito a favore delle imprese, che verranno messe in opera dalla Bce da inizio ottobre, saranno tanto più appetibili per nuovi investimenti produttivi quanto più essi saranno accompagnati da contratti di lavoro flessibili.

    Chi ha più filo, fa più tela. Che la flessibilità in questione sia essenziale per avere più filo per la tela dell’investimento è dimostrato dal caso di Etihad: è apparso chiaro che essa avrebbe partecipato ad Alitalia, rilanciandola, solo con la “novazione” dei rapporti di lavoro tramite l’inedito contratto di ricollocazione. E’ dunque, questo, il momento giusto per abolire il tabù dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nella sua attuale interpretazione iper garantista che rende impossibili i licenziamenti individuali.

    Chi sostiene che questo è un problema secondario o addirittura un falso problema sbaglia di grosso perché i simboli contano. Inoltre la flessibilità del contratto a tempo indeterminato con la possibilità di fare licenziamenti individuali, superando gli ostacoli frapposti dall’articolo 18, ci è stata chiesta ripetutamente dalla Bce. E da ciò consegue che se non adempiamo a questo compito, sarà molto difficile per Draghi sprigionare tutta la potenza di fuoco della politica monetaria che aveva messo in programma e che molti a Berlino, a partire dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble contestano. Ciò tanto più ora che a Bruxelles a capo della politica fiscale c’è il Kommissario (con la “K”) finlandese Jyrki Katainen, vigile del rigore per conto di Berlino. Inoltre, come ha osservato il giuslavorista e senatore Pietro Ichino questa strada è ormai obbligata perché nel Jobs Act esiste l’articolo 4 che introduce il nuovo contratto di lavoro generale a tutele crescenti, in cui l’applicazione dell’articolo 18 diventa efficace solo dopo molti anni di lavoro.
    Questo articolo per ora è stato accantonato nella discussione della commissione Lavoro del Senato sul Jobs Act. Se esso fosse abbandonato del tutto l’Italia dimostrerebbe di avere fatto un passo indietro, mentre si chiede un passo avanti. E ciò darebbe fondamento alle tesi tedesche secondo cui le politiche espansive della Bce sono pericolose perché inducono i paesi come l’Italia a non fare le riforme. La Spagna – citata come esempio virtuoso da Draghi nel suo intervento alla cena di gala dell’Eurofi ieri a Milano – ha introdotto la norma per cui i contratti aziendali prevalgono su quelli nazionali e quella per cui i licenziamenti individuali possono essere effettuati dalle imprese anche senza autorizzazioni. A noi basta meno. Ci possiamo limitare a varare l’articolo 4 del Jobs Act e a stabilire che i contratti aziendali approvati a maggioranza dai lavoratori possono derogare a quelli nazionali per l’articolo 18, secondo modalità concordate.

    Diversamente non potremo godere appieno delle misure espansive della Bce, che possono essere dosate in modi diversi e ci sfuggirà un momento favorevole per fare riforme pro crescita, momento non destinato a durare a lungo.

    Renzi, dunque, avrebbe i mezzi adeguati per indurre il Pd a inghiottire questa pillola. Che, in ogni caso, serve a creare occupazione. Se non ora, quando?

    ....




    Ultima modifica di salvo.gerli; 21-09-14 alle 11:51
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  3. #3
    Pro Feudalia Iura Factio
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    Predefinito Re: 7 a 0 per Renzi

    sarà meraviglioso vedere i galoppini abbracciare le tesi del foglietto di panzone ferrara

  4. #4
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    Thumbs up Re: 7 a 0 per Renzi

    ..
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  5. #5
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    Exclamation Re: 7 a 0 per Renzi

    Articolo 18, Renzi: «Totem ideologico»

    Forza Italia: «Noi pronti ad abolirlo».

    Il premier: «Inutile parlarne ora. Riscriveremo lo Statuto».

    12 Agosto 2014




    L'articolo 18 è tornato prepotentemente al centro del dibattito politico. La legge che vieta il licenziamento dei lavoratori senza giusta causa, il 12 agosto, è stata messa sul piatto della bilancia da Forza Italia, che ha chiesto la sua abolizione appoggiando la proposta del Nuovo centrodestra e dell'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi.
    Ma il premier Matteo Renzi preferisce non discuterne adesso: «Oggi l'articolo 18 è assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico, proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano tra gli addetti ai lavori», ha detto il presidente del Consiglio in un'intervista aMillennium.
    «DISCUSSIONE TRA DESTRA E SINISTRA». «Si è fatto un disegno di legge delega che si sta discutendo in parlamento. È giusto o no riscrivere lo statuto dei lavoratori? Sì, lo riscriviamo. E riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime, non parliamo solo dell'articolo 18 che riguarda una discussione tra destra e sinistra», ha aggiunto Renzi.
    Per quanto riguarda l'accordo con Forza Italia, che il 12 agosto è tornata a far sentire la sua voce chiedendo la cancellazione dell'Articolo 18m «ci deve essere rispetto per tutti, i dossier degli altri li leggo sempre. Ma per noi l'accordo è su due punti: le riforme istituzionali e la legge elettorale».
    NESSUNA MANOVRA. Sul piano economico, Renzi ha negato l'esigenza di una nuova manovra: «Lo rismentisco. Noi l'abbiamo già fatta la manovra e abbiamo abbassato le tasse».
    Possibile ridurle ancora per tutti? «Mi sento di provarci perché la pressione fiscale in Italia è troppo alta, non di prometterla. Ma credo che sarebbe un errore farlo» allo stesso modo per tutti. «Se ho 10 miliardi preferisco che siano indirizzati di più su alcune categorie e non spalmati su tutti».
    Il bonus degli 80 euro può essere esteso ad altre categorie? «Non lo so, vediamo. Esiste la possibilità di estenderli. Ribadisco: sicuramente lo manteniamo per chi ce l'ha, vediamo se possiamo estenderlo».
    ALITALIA: «SBAGLIATO DARE SOLDI PUBBLICI». Il premier ha parlato anche della questione Alitalia, e a chi gli chiedeva se fosse stato un errore dare soldi pubblici all'azienda, ha risposto: «In alcuni casi sì, bisogna avere il coraggio di farle fallire alcune aziende che sono dei carrozzoni ma bisogna anche far pagare i manager che hanno buttato via i soldi invece di dargli il premio di produzione. Le regole ci sono già, basterebbe applicarle».
    Mai più denaro di Stato ad Alitalia? «È del tutto doveroso. Ne abbiamo messi talmente tanti di soldi pubblici che sarebbe inaccettabile».
    Interrogato sul termine utilizzato da Angelino Alfano che parlando degli immigrati gli ha chiamati 'vu cumprà', il premier ha spiegato: «Per me non è un termine giusto. Io non l'avrei utilizzato».








    ...
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  6. #6
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    LA LETTERA AI DEM

    Lavoro, Matteo Renzi: "Non permetterò alla vecchia guardia Pd di rialzare la testa"





    Matteo Renzi sente il fiato sul collo. La sfida lanciata alla Cgil per portare in porto quella riforma del lavoro che da troppo tempo il Paese attende, ha risvegliato le fronde dem e le minoranze del Pd. D'Alema, Bersani, ma anche Cuperlo e Civati sono all'opera per imbrigliare il premier in un'estenunate lotta sul piano del Job Act e dell'articolo 18. Gli attacchi e le risposte della Camusso offrono una sponda ai rossi dem che provano a rialzare la testa per impallinare il premier. Così Renzi scrive ai democratici sul sito del Pd ma punge la vecchia guardia: "A me hanno insegnato che essere di sinistra significa combattere un'ingiustizia, non conservarla. Davanti a un problema c'è chi trova soluzioni provando a cambiare e chi organizza convegni lasciando le cose come sono. Anche nel nostro partito c'è chi vuole cogliere la palla al balzo per tornare agli scontri ideologici e magari riportare il PD del 25%. Noi no. Noi siamo qui per cambiare l'Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova".

    La riforma del Lavoro - Un messaggio chiaro quello del premier che prova a parare i colpi di quella parte del Pd che si è schierata dalla parte della Camusso. A questo punto Renzi riformula ancora una volta l'elenco dei provvedimenti che il suo governo ha in agenda, ma che finora sono rimasti lettera morta. Il premier parla poi ancora del Lavoro: "Il 29 settembre presenterò in direzione nazionale il JobsAct. Dobbiamo attirare nuovi investimenti, perché senza nuovi investimenti non ci saranno posti di lavoro e aumenteranno i disoccupati. Ma dobbiamo anche cambiare un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari. Chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall'età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi".

    "Colpa mia" - "Ho Infine una nota sulle tasse e la pressione fiscale: "Abbiamo iniziato a ridurre la pressione fiscale restituendo 80 euro a undici milioni di italiani e diminuendo l'odiosa Irap del 10% per le aziende perché ancora oggi in Italia il costo del lavoro è troppo alto. Per colpa mia, peraltro, non siamo riusciti a comunicare bene il taglio del 10% dell'Irap che è già avvenuto, ma di cui non parla nessuno. Il fisco deve essere meno caro, certo. Ma anche più semplice. Per questo nell'ambito del programma dei mille giorni, partendo già dal prossimo anno, introdurremo innanzitutto la dichiarazione dei redditi precompilata.



    .....


    LA COPPIA PIU' DEL MONDO



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  7. #7
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    Predefinito Re: 7 a 0 per Renzi

    invece di dire che in italia le aziende con meno di 18 impiegati sono tot %
    perchè non ci si chiede come mai in italia le aziende in 30 anni non si sono sviluppate e sono rimaste talmente piccole da diventare insignificanti nel mercato europeo e globale?

    magari per 30 anni è esistito un blocco che sfavoriva l'aumento del numero di impiegati

 

 

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