In corso una delle direzioni PD più importanti della storia del Partito...e sicuramente una delle più lunghe ( iniziata alle 18.00, terminerà attorno alle 22).Intervengono praticamente tutti i big e la discussione è accesa
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repubblica.it
Liveblogging ( da Europaquotidiano.it):
19.36 Parla Scalfarotto.
19.32 Gentiloni: «Se non cambiamo, rischiamo di essere percepiti come quelli che difendono una minoranza».
19.30 Gentiloni: «Lasciano sbigottite certe dichiarazioni: l’evocazione della Thatcher, Berlusconi… tanto rumore per nulla?».
19.29 Parla Gentiloni.
19.28 Civati: «Lo Statuto dice che l’assemblea quando vota un segretario vota anche una piattaforma programmatica. Ma vorrei capire se un aggiornamento della piattaforma può passare per un referendum interno. Infine, Renzi ci dica se accoglie alcuni degli emendamenti proposti dalla minoranza».
19.26 Civati: «Se il contratto unico è quello proposto da Boeri va bene, ma vorrei capirlo»
19.25 Pippo Civati: «Ieri sera in tv ho visto un premier che diceva cose di destra. È folle dire che la reintegra riguarda solo poche persone. Ma la legge delega rimarrà così com’è, perché non parla di quello che stiamo dicendo questa sera. Io voglio un contratto unico che sia unico, non che si possa aggirare da tutte le parti»
19.22 D’Alema: «Capisco che Stiglitz è un vecchio rottame della sinistra, ma è stato insignito di un premio Nobel che i nostri giovani consiglieri ancora non hanno avuto…»
19.20 D’Alema insiste sulla necessità di discutere del «quadro finanziario e delle priorità». Secondo lui, «non servono due miliardi, ma almeno dieci volte tanto». E critica una legge di stabilità «fatta di troppi spot», mentre lui avrebbe preferito «puntare tutto sulla crescita». Mentre Orfini batte implacabilmente sul microfono per segnalare la fine del tempo
19.18 D’Alema: «Perfino nel Regno unito, dove sono passati Thatcher e Blair, il giudice può imporre il reintegro. Perché noi dovremmo tirarci fuori? Consiglierei una grande prudenza…»
19.17 D’Alema caustico: «Non è obbligatorio sapere i fatti, ma sarebbe consigliabile studiarli»
19.14 Massimo D’Alema: «Sono un ammiratore dell’oratoria del presidente del consiglio, che si rivolge più fuori da qui che a chi si trova qui. Ma a volte quell’oratoria è distaccata dalla realtà, potrei fare una serie di esempi di affermazioni fuori dalla realtà». E inizia a farli, dalla riduzione del cuneo fiscale del governo Prodi, alla riforma Fornero che ha già modificato le regole del mercato del lavoro: «L’articolo 18 come tabù non esiste più, ma resta solo una tutela residuale. Semmai bisognerebbe monitorare gli effetti di quella norma e poi intervenire per coprire tutti i casi di discriminazione»
19.13 D’Alema, poi Civati
19.11 Marini: «Il dialogo con i sindacati può essere anche aspro, ma è necessario»
19.10 Marini: «Non vedo l’articolo 18 come una scoria di una battaglia idealistica»
19.09 Franco Marini: «Vedo nella relazione un’apertura vera. I nostri responsabili ce la mettano tutta per arrivare a una stretta, bisogna chiarire meglio il passaggio sui motivi dei licenziamenti»
19.00 I toni negativi di Andrea Ranieri lasciano presupporre il no dell’area Civati
18.55 Iscritti a parlare tra circa dieci minuti Franco Marini e, a seguire, Massimo D’Alema
18.54 Cuperlo: «Vediamo il testo e discutiamo, io mi auguro che si possa trovare una sintesi condivisa. Io voglio il bene del paese, riconosco il tuo primato politico ed elettorale, per non sei la reincarnazione della signora Thatcher. Ma non c’è un dominus nel Pd, dovresti continuare a ricercare qui e nei gruppi parlamentari una mediazione, come non mi sembrava quando sono entrato qui. Il congresso è finito, hai davanti non la minoranza ma persone disposte a non rinunciare alle proprie convinzioni»
18.46 Gianni Cuperlo apre alla relazione del segretario e si dice contento che sia tornata la parola “sinistra”. Sulla riforma del lavoro avanza il rischio che possa essere incostituzionale un doppio regime tra nuovi assunti e chi ha già un contratto, così come manifesta incertezza sulla possibilità di dimostrare i motivi discriminatori, senza potersi rivolgere a un giudice per dimostrare l’infondatezza dei motivi economici addotti dall’imprenditore.
18.38 «O la politica si affida al futuro, o ci affideremo al predominio della tecnica. Saranno altri a spiegarci che cosa dobbiamo fare. Il 25 maggio si è aperta opportunità straordinaria, io spero che insieme ci proveremo». Si chiude così l’intervento di Renzi
18.36 «L’Italia è convinta di essere un paese finito, che non ha futuro. Io credo che il nostro compito non sia di stare alla finestra a criticare, ma di spingere. Un congresso del Pds recava una frase di Rilke: “Il futuro entra in noi molto prima che accada”. Era una frase che dava il compito della sinistra». È il congresso che rielesse segretario della Quercia Massimo D’Alema, che proprio in quell’occasione sfidò la Cgil di Sergio Cofferati sulle politiche del lavoro.
18.34 Renzi elenca i punti principali che saranno inseriti nella prossima legge di stabilità: mantenimento del bonus di 80 euro, 1,5 miliardi per gli ammortizzatori («lo dico a quelli che mi accusano di thatcherismo, non è mai avvenuto questo»), un miliardo per la scuola, un miliardo per i lavori pubblici nei comuni, almeno due miliardi per un’ulteriore riduzione del costo del lavoro
18.31 Dai primi contatti che Europa ha potuto avere con alcuni esponenti delle minoranze, i Giovani turchi sarebbero soddisfatti del passaggio di Renzi sui licenziamenti disciplinari, mentre Area riformista attende di vedere il documento che è in fase di stesura e sul quale si voterà al termine della direzione
18.30 «Sono disponibile a riaprire la sala verde di palazzo Chigi e confrontarmi con Cgil, Cisl e Uil. Li sfido su tre punti: legge su rapresentanza sindacale, contrattazione di secondo livello, salario minimo»
18.29 «Tfr in busta paga dai primi mesi del 2015, se si creano le disponibilità di liquidità grazie all’intervento della Bce e a un protocollo d’intesa con imprese e Abi»
18.28 «Vi propongo di cambiare. A me non fa paura, io penso che la sinistra debba essere dove c’è il cambiamento. Non lascio ad altri l’esclusiva della parola della sinistra. Per me questa riforma è di sinistra»
18.22 «Io credo che l’attuale sistema del reintegro vada superato, mantenendolo per il discriminatorio e il disciplinare». Era questo secondo punto quello oggetto della mediazione, che quindi sarebbe stato accolto da Renzi
18.20 «Il lavoro non è un diritto in Italia, è un dovere. Lo dice l’articolo 1 della Costituzione. L’Italia è fondata sul lavoro ma è affondata sulla rendita. Non si può vivere di paure, perché non abbiamo il coraggio di vivere all’attacco? Dobbiamo costruire un modello di welfare che costituisca una rete di salvataggio»
18.18 «Costruire un nuovo welfare è sacrosanto. A chi dice che togliendo l’articolo 18 si toglie un diritto costituzionale, risponde che è un diritto costituzionale avere un lavoro, non avere l’articolo 18»
18.17 «Sostenere che quello sulla riforma del lavoro è un impegno con l’Europa è corretto. Ma non è questo il motivo per cui la proponiamo al parlamento. Lo facciamo per un fatto di dignità: in 5 anni siamo passati dal al 13 per cento di disoccupazione. Non basta riformare le regole del lavoro, ma io sostengono che bisogna fare tutto insieme. Non si può far finta che senza un intervento sulle regole del mercato del lavoro e sul welfare non si va da nessuna parte»
18.16 «D’Alema ha notato che ci sono solo otto commissari socialisti in Ue. È vero, ma è perché ci sono otto governi socialisti in Europa, non c’entrano i voti presi. Ma l’adesione del Pd al Pse ci ha portato a imporre i 300 miliardi di euro di investimenti alla commissione Juncker e all’individuazione di importanti personalità ai vertici delle istituzioni europee: Pittella, Gualtieri, Costa e ovviamente Mogherini»
18.13 «Ci siamo occupati di far ripartire la politica industriale in Italia»
18.08 Renzi elenca le riforme avviate dal governo negli ultimi mesi, dal decreto Poletti sul lavoro, a quello Madia sulla pubblica amministrazione alle riforme elettorale e costituzionale, fino al bonus di 80 euro: «Un fatto di dignità, importante per undici milioni di italiani, anche se non per un centinaio di commentatori». Quindi si sofferma sul confronto in corso in tema di scuola e giustizia
18.07 «In questi mesi abbiamo vinto tutte le elezioni regionali, recuperando Sardegna, Piemonte e Abruzzo. Ci stiamo attrezzando in Emilia-Romagna e faccio un saluto a Stefano Bonaccini» (applausi, ndr)
18.05 «Il 25 maggio abbiamo fermato l’avanzata dell’antipolitica. Gli italiani lo hanno chiesto a noi e non l’hanno mai chiesto ai governi tecnici che si sono succeduti. A me non preoccupano le trame altrui, sono normali. Il derby è tra poteri democratici e poteri aristocratici: l’idea che il 25 maggio si sia scelto un messaggio democratico è il punto di partenza per le scelte sulle politiche del lavoro»
18.03 «Pd è punto di riferimento della sfida di cambiare l’Italia e cambiare l’Europa. Gli elettori si sono affidati a noi con questo obiettivo»
18.00 Renzi si sofferma sul contesto internazionale, dopo il suo viaggio negli Usa e la partecipazione all’assemblea generale dell’Onu
17.59 «Non siamo un club di filosofi ma un partito politico. Si decide e poi si va avanti tutti insieme, questa è la definizione che do della parola ditta»
17.57 «In tanti hanno richiamato forme di rispetto tra di noi. Condivido molto. Chi non la pensa come la segreteria non appartiene ai Flintstone, ma nemmeno un emulo della Thatcher. Dobbiamo dare risposte chiave: compromesso è una parola buona, ma non si fanno compromessi a tutti i costi»
17.55 Renzi chiarisce sin dall’inizio che alla fine si voterà un documento «che supererà anche alcuni tabù che ci hanno caratterizzato in questi anni»
17.54 Inizia la riunione della direzione: ci sono già più di 30 iscritti a parlare. Si prevedono tempi lunghi: il presidente Matteo Orfini fissa il limite per la conclusione dei lavori alle 22
17.50 Ecco Matteo Renzi che passeggia per i corridoi del Nazareno poco prima dell’inizio della direzione del Pd (la foto è del suo portavoce Filippo Sensi, @nomfup)
17.47 Matteo Renzi è arrivato alla sede del Pd. Mentre Matteo Orfini twitta:
17.35 Rimane sulla linea dura Stefano Fassina: «Noi andiamo avanti, al senato vede nel Pd un «partito bulgaro» e spiega di voler «discutere nel merito», anche se «da Renzi non abbiamo ottenuto alcuna risposta». Un’affermazione in contrasto con i tentativi di mediazione in corso fino a questi minuti.
17.17 La riunione della direzione sarà trasmessa in diretta streaming anche sul nostro sito. Gli esponenti dem stanno arrivando alla spicciolata al Nazareno, mentre proseguono le trattative in vista dell’intervento di Renzi, che non è ancora entrato nella sede del partito
17.10 «Se Renzi andrà dritto sulla sua linea – spiega a Europa un esponente bersaniano – a noi non rimarrà altro che votare contro oggi per poi proseguire la discussione in parlamento, senza minacce di scissioni o di far cadere il governo»
17.00 Prima della direzione, sia i Giovani turchi che Area riformista si sono riuniti autonomamente per decidere la posizione da assumere. Se i primi sembrano orientati verso un sì condizionato, in casa bersaniana si attende di ascoltare la relazione del segretario prima di decidere come votare. Fino all’ultimo minnuto, infatti, sono incorso contatti fra la maggioranza renziana e le minoranze per cercare una posizione condivisa che eviti la frattura in direzione. In particolare, si starebbe lavorando a un documento che accoglierebbe alcune delle proposte avanzate da Area riformista, in particolare sull’articolo 18. La mediazione comporterebbe il mantenimento della tutela non solo per i licenziamenti per motivi discriminatori, ma anche per quelli per motivi disciplinari. Se così fosse, la minoranza non esclude una posizione più soft di quella prevista, con un’astensione o perfino un voto a favore.
16.50 Da molti è atteso come l’evento decisivo: la direzione del Pd segnerà il successo o il fallimento della riforma del mercato del lavoro proposta da Matteo Renzi. Probabilmente, non sarà proprio così. Nel senso che a una decisione che appare scontata nella riunione di oggi (visti i numeri su cui può contare il premier nel parlamentino del suo partito) seguirà un percorso parlamentare ancora tutto da definire, visto che i numeri della minoranza lì sono più consistenti (e al senato determinanti).




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