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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Continuano gli articoli su Euro, Padania-Germania, Sud-Grecia, unità e secessione

    La crisi dell’euro rimette in discussione l’unità nazionale

    RUBRICA IL PUNTO. La definitiva scomparsa dell'europeismo all'italiana. L'Europa come surrogazione dell'Italia. La teoria del vincolo esterno. L'euronucleo e il super euro rischiano di spaccare l'Italia. Ricordate quando la Lega voleva solo la Padania nell'unione monetaria?

    di Lucio Caracciolo

    La crisi dell’euro rimette in discussione l’unità nazionale - rivista italiana di geopolitica - Limes

    La crisi dell’euro segnala la definitiva scomparsa dell’europeismo all’italiana. Quell’idea di Europa coltivata dalle nostre classi dirigenti per cui avremmo trovato nel contesto comunitario quelle virtù e quelle buone pratiche che spontaneamente non saremmo in grado di sviluppare. Insomma, l’Europa ma non come proseguimento dell’Italia su una scala più ampia, ma come sua surrogazione. Un europeismo negativo.

    La leva di questa strana ideologia è sempre stata la teoria del vincolo esterno. Ossia, della capacità europea di portarci sulla retta via. L’euro doveva essere lo sviluppo estremo di questa tesi. Al punto che, nei primi anni di dibattito sulla moneta europea, i leader italiani dell’epoca, super europeisti democristiani in testa, sostenevano la tesi abbastanza paradossale per cui l’Italia non sarebbe dovuta entrare nella prima ondata della “moneta unica”. Sarebbe poi stato l’euronucleo (Germania, Francia e Benelux), in quanto gruppo fondante dell’euro, a trascinarci verso un destino monetario comune.

    Le cose sono andate fortunatamente in modo diverso. Le debolezze del paese che noi consideravamo e in parte consideriamo l’incarnazione di ogni virtù monetaria e fiscale – la Germania – hanno allargato da subito la sfera dell’euro. Grazie anche all’ostinazione spagnola, noi italiani ci siamo sentiti costretti a compiere ogni sacrificio pur di non essere emarginati da un euro più lasco del previsto.

    Lo abbiamo fatto anche per preservare la nostra unità nazionale. Forse non tutti lo ricorderanno, ma all’epoca del dilemma euro/non euro, la Lega nord proponeva che solo la “Padania” entrasse nello schema monetario europeo, abbandonando il resto della penisola al suo destino africano.

    Oggi, la crisi dell’euro rimette in discussione l’unità nazionale. Perché riaccende in Germania la prospettiva dell’euronucleo, al quale noi italiani non siamo iscritti di diritto. E se il criterio del “super euro” è quello dell’omogeneità economica attorno alla principale economia europea, questo criterio spacca l’Italia.
    E l’ipotesi leghista torna d’attualità. Alla vigilia del centocinquantenario dell’unità d’Italia, questa prospettiva è un utile indicatore del grado di coesione che abbiamo raggiunto.

    30/05/2010
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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Continuano gli articoli su Euro, Padania-Germania, Sud-Grecia, unità e secession

    Il Quaderno Speciale in edicola e in libreria dal 4 maggio

    L’Euro senza Europa



    L’Euro senza Europa - rivista italiana di geopolitica - Limes
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  3. #3
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Rif: Continuano gli articoli su Euro, Padania-Germania, Sud-Grecia, unità e secession

    Le idee di Gabrio Casati - Iper-Germania e ipo-Grecia: le due Italie al dunque

    Ospitiamo quest'oggi, con grande piacere, un editoriale di Gabrio Casati, una delle firme più taglienti e brillanti del giornalismo lombardo

    Le idee di Gabrio Casati - Iper-Germania e ipo-Grecia: le due Italie al dunque | Lombard Street

    Da alcune settimane compaiono sulla stampa italiana e internazionale riferimenti – più o meno espliciti, di diverso genere e provenienti da diverse fonti – a gravi difficoltà di tenuta dell’unità nazionale dell’Italia. Lombard street ha dato conto dei più significativi: dall’eclatante “fanta-mappa” dell’Economist che mostrava chiaramente un’Italia spaccata in due con il centro-nord saldamente ancorato all’Europa continentale e il “Bordello” (da Roma in giù) in navigazione nel Mediterraneo verso la Grecia, all’intervista del Financial Times al ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble che, parlando a proposito di questo paese, affermava che mentre il Nord non ha alcun problema quando si parla di crescita “l’Italia deve (must, non has to) risolvere il problema del suo Mezzogiorno” per rimanere nell’euro (e perché l’euro non crolli), fino a Giorgio La Malfa che per ben due volte nell’arco di una settimana ripete il suo “sospetto” circa un piano che preveda l’introduzione di un euro-forte e un euro-debole e che sancisca la definitiva spaccatura di un paese già diviso, con un Nord risucchiato nell’area virtuosa insieme a Francia, Germania e Benelux e un Sud lasciato insieme a Grecia, Portogallo e Spagna.

    Persino il discorso del Presidente della Repubblica a Marsala, in occasione delle celebrazioni per lo sbarco dei Mille, suscita qualche perplessità in merito, proprio laddove Giorgio Napolitano usa parole particolarmente taglienti per deridere presunte ipotesi secessioniste… se i rischi di rottura fossero davvero così irrilevanti, non si capisce perché parlarne in un discorso ufficiale per un’occasione del genere.

    Molti indizi non fanno mai una prova e questa sequela disparata di dichiarazioni e cenni, benché autorevoli e concentrati in un lasso di tempo molto breve, non vale molto in sé. Assume invece significato se inquadrata entro una cornice che comprenda una reale conoscenza del differenziale tra le diverse aree del Paese e l’impatto che può produrre la crisi su un (dis)equilibrio così profondo e precario.

    L’Italia, infatti, è l’unico paese dell’Unione entro cui coesistono aree di vaste dimensioni (tra i 20 e i 30 milioni di abitanti) che mostrino, nei più significativi indicatori socio-economici, valori comparabili contemporaneamente ai migliori e ai peggiori stati europei. In particolare al Nord ci sono regioni (a partire da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) che per Pil pro capite, valore aggiunto dell’industria, grado di inserimento nell’economia mondiale (export, import, attrazione di investimenti esteri, immigrazione, ecc.), livelli di occupazione (anche femminile e giovanile) e di istruzione, compliance fiscale registrano valori del tutto analoghi e talvolta persino migliori di quelli tedeschi. Nel Mezzogiorno (a partire da Calabria, Campania e Sicilia), al contrario, alcune regioni mostrano livelli simili e spesso persino peggiori di quelli greci.

    Non stupisce il fatto che tra le fratture aperte dalla crisi fra diversi paesi dell’Unione e dell’euro compaia anche quella interna a un paese, l’Italia, in cui si potrebbe dire che esistano al contempo una “iper-Germania” e una “ipo-Grecia”. Anzi, dovrebbe piuttosto stupire, che, a fronte delle fortissime resistenze mostrate dalla Germania (più di 80 milioni di abitati e oltre 2.400 miliardi di Pil) per varare un piano straordinario di aiuti alla Grecia di 8 miliardi una tantum, non si assista a nulla di simile per esempio in Lombardia (10 milioni di abitanti e circa 320 miliardi di Pil) che versa “aiuti” per oltre 40 miliardi ogni anno in “solidarietà” alle regioni “meno fortunate” del Mezzogiorno… 1/8 di Germania che fa 5 volte di più, e tutti gli anni!

    Ecco allora perché i segnali che compaiono su organi di stampa portatori delle visioni delle élite economiche e finanziarie europee o quelli forniti da esponenti politici e istituzionali italiani assumono significato pregnante: in Europa come in Italia, negli ambienti economici e finanziari come in quelli politici, sembra far capolino l’ipotesi che un possibile effetto collaterale della crisi su un paese di recente costituzione, debole (politicamente e nelle relazioni internazionali) e da sempre connotato da un dualismo senza pari nel resto del continente, possa essere la sua spaccatura. Effetto collaterale possibile, non significa necessariamente probabile o auspicato da tutti, naturalmente.

    L’analogia Germania-Grecia/Nord Italia-Mezzogiorno sembra insomma essersi affermata. E come i (dis)equilibri europei rischiano di produrre esiti incerti circa le forme che prenderà l’Europa, anche quello italiano apre interrogativi sul futuro dell’unità nazionale. È di questo che si inizia a parlare in Europa e in Italia in tempo di crisi.

    Lunedì, 31 maggio 2010
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  4. #4
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    Predefinito Rif: Continuano gli articoli su Euro, Padania-Germania, Sud-Grecia, unità e secession

    C'è la faccina che prega?
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  5. #5
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    Predefinito Rif: Continuano gli articoli su Euro, Padania-Germania, Sud-Grecia, unità e secession

    Fosse la volta buona,così diciamo tutti.



 

 

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