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    Predefinito I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Salve a tutti,
    fra i temi più importanti degli ultimi decenni rientrano l'ambiente e il suo inquinamento, i cui effetti cominciano a sentirsi sulla pelle di molti tra aria intossicata, cibi tossici e sbalzi climatici; l'esplosione demografica mondiale, con la popolazione che in un secolo è passata da 1,8 a 7 miliardi, con annessi problemi di spazi, risorse e degrado di certe zone del mondo (ma anche nelle nostra città) sovrappopolate; la tecnologia e la sua presenza sempre più frequente nella vita quotidiana, con automobili, televisori, computer, "smartphone" e macchine in generale, che da un lato semplificano senz'altro molti lavori dal punto di vista fisico, ma dall'altro impigriscono e livellano la nostra mente e il nostro spirito.

    Cercando pensieri di uomini dell'area di Destra Radicale su tali argomenti, ho trovato:
    Un popolo ascende in quanto sia numeroso. Per questo il Governo Fascista protegge e incoraggia in tutti i modi l'aumento della popolazione. Esso colpisce con una tassa i celibi; favorisce con l'esenzione delle tasse e con premi di varie specie le famiglie numerose; esalta la famiglia, primo nucleo della società umana e scuola dei sentimenti più delicati: ha creato e va diffondendo sempre più l'Opera Nazionale per la protezione e l'assistenza alla Maternità e all'Infanzia.
    Benito Mussolini
    mentre Julius Evola riteneva che l'impennata demografica fosse uno dei principali fattori che hanno accelerato il processo di dissoluzione dei valori della Tradizione (la lessi un po' di tempo fa, ho ricercato la sua citazione, ma non l'ho trovata... se la trovo la trascrivo in un successivo commento).

    Sensibile al tema dell'ambientalismo, ho trovato solo De Benoist, che non so quanto definire di Destra (qui il collegamento all'intervista sul tema):
    L’ideologia del progresso poggia su tre fondamenti principali: una concezione lineare del tempo, un’interpretazione ottimistica di un avvenire largamente modellato dalla tecnoscienza, una intrinseca valorizzazione della novità in quanto tale. Fino dalle sue origini, più di un secolo fa, il pensiero ecologista ha rimesso in discussione queste tre credenze. Parallelamente alle osservazioni scientifiche dalle quali ha avuto origine (realizzazione del fatto che gli esseri viventi sono indissociabili dai loro ecosistemi, scoperta dei sistemi naturali di relazioni complesse, delle comunità biotiche, dei fenomeni materiali e energetici della biosfera, etc.), esso ha generato o riunito delle critiche più propriamente filosofiche: critica della tecnica, critica dell’ideologia dello sviluppo e del progresso. L’ideologia del progresso concepisce l’avvenire come una accumulazione di istanti necessariamente sempre migliori. Tutto il pensiero ecologista che abbia un minimo di serietà, si oppone a una simile asserzione. [...]
    ... il legame tra democrazia e ecologia non è scontato. La democrazia è il metodo di esercizio del politico che meglio permette la partecipazione di tutti agli affari pubblici. Più precisamente, essa è il regime che postula in tale partecipazione la maniera migliore per l’uomo, che agisce in quanto cittadino, di acquisire e di fare uso della propria libertà. In questo la democrazia partecipativa si oppone direttamente alla democrazia liberale, la quale non ha che una concezione " sottrattiva" della libertà: per i liberali, la libertà corrisponde a ciò che è sottratto alla vita pubblica, a ciò che sfugge all’"influenza" del politico. Essa si confonde così con la sfera privata, che è anche quella degli scambi economici "liberi" da ogni intervento esterno. Per estensione, la "mano invisibile" del mercato è intesa come il paradigma di tutti i fatti sociali. Solo una democrazia partecipativa facendo chiaramente primeggiare il politico e il sociale sull’economico può tener conto degli imperativi ecologici. Prima di tutto perchè le persone sono evidentemente sensibili all’ambiente nel quale vivono, e del quale essi tengono conto nel momento in cui hanno la capacità di decidere loro stessi ciò che li riguarda. Inoltre per il motivo che l’ambiente si situa al di fuori della sfera degli scambi mercantili. La natura è estranea all’economia nel senso che non è strutturata secondo le leggi del mercato. Di più, tutti i modelli economici oggi esistenti si sviluppano in un tempo meccanico e reversibile. Ignorano dunque la non-reversibilità delle trasformazioni dell’energia e della materia. [...]
    La teoria dello " sviluppo durevole" [alias, teoria dello sviluppo sostenibile] mira a correggere lo sviluppo classico, ma si guarda bene dal considerarlo per quello che è, vale a dire come la causa profonda della crisi ecologica che noi conosciamo. Essa è infine particolarmente ingannevole là dove lascia credere che sia possibile rimediare a questa crisi senza rimettere in discussione la logica mercantile, l’immaginario economico, il sistema monetario e l’espansione illimitata della Forma-Capitale. Come ha ben dimostrato Serge Latouche, la teoria dello sviluppo è sempre stata il proseguimento della colonizzazione con altri mezzi. Essa implica che tutte le società adottino lo stesso modello di produzione-consumo e intraprendano la medesima strada della civiltà occidentale dominante. Sottoprodotto dell’ideologia del progresso e discorso di accompagnamento dell’espansione economica mondiale, essa porta a trasformare il rapporto dell’uomo con la natura, così come tra gli uomini stessi, in quasi-mercanzie. Lo "sviluppo durevole" non rimette in questione nessuno dei principi di base di questa dottrina. Si tratta comunque di cercare di trarre profitto dalle risorse naturali e umane, e di ridurre il debito dell’uomo verso la natura a dispositivi tecnici che permettono la trasformazione dell’ambiente in quasi-mercanzia.
    Alain De Benoist
    Sulla tecnica, ricito Evola di Cavalcare la Tigre:
    Si è detto che la crisi dei valori dell'individuo e della "persona" sembra destinata, nel mondo moderno, ad acquistare i caratteri di un processo irreversibile generale, malgrado l'esistenza di "isole" o "riserve" residuali, dove, ritirandosi nel dominio della "culture" e di vuote ideologie, a quei valori viene ancora assicurata una parvenza di vita. Praticamente, non solo tutto ciò che si lega al materialismo, al mondo delle masse e delle metropoli moderne, ma anche e soprattutto quanto è proprio al regno della tecnica, alla tecnicizzazione , a forze elementari ridestate e controllate in processi oggettivi - infine, anche gli effetti esistenziali di esperienze collettive catastrofiche, come le guerre totali con tutte le loro fredde distruzioni, colpiscono mortalmente l' "individuo", agiscono in modo "disumanizzante", riducono sempre di più ciò che di vario, di "personale" di soggettivo, di arbitrario e di intimistico, aveva risalto nel mondo borghese di ieri. Chi forse aveva messo in luce meglio di ogni altro questi processi è stato Junger, nella sua opera Der Arbeiter [L'Operao]. Si può senz'altro seguire lo Junger, quando egli ritiene che per effetto di costesti processi nel mondo attuale, al luogo dell'individuo prenderà forma il "tipo", presso ad un essenziale impoverimento dei tratti e del modo di vivere dei singoli, a un dissolvimento dei "valori culturali", umanistici e personali. In grandissima parte, la distruzione viene subita, l'uomo di oggi è il semplice oggetto di essa. Allora il risultato è il tipo umano vuoto in serie, quello che corrispondoe alla standardizzazione, all'uniformità piatta, quello che è "maschera" in senso negativo: prodotto moltiplicabile insignificante
    Tuttavia continua asserendo (ricordo che in questo libro, Evola mostra gli aspetti positivi che un uomo ancora sensibile a richiami superiori, "l'uomo della Tradizione", può trarre dai processi dissolutivi del mondo moderno):
    Per l'azione delle stesse cause, dello stesso ambiente e delle stesse distruzioni spirituali, la disindividualizzazione può però anche avere un corso attivo e positivo. Questo è il caso che a noi interessa e che il tipo differenziato di uomo, che abbiamo in vista, deve considerare. Già lo Junger si era riferito a quel che talvolta stava per prender forma nei tempi ultimi presso a "temperature estreme che minacciano la vita", precipuamente nella guerra moderna, nelle battaglie del materiale, in cui la tecnica quasi si ritorce contro l'uomo attraverso un sistema di mezzi distruttivi e l'attivazione di forze elementari, forze a cui l'individuo come combattente, se non vuole essere spezzato - spezzato non solo fisicamente ma soprattutto spiritualmente - può far fronte solo passando ad una forma nuova di esistenza. Tale forma è caratterizzata da due elementi: in primo luogo, da una estrema lucidità e oggettività, poi da una capacità di agire e di tenersi in piedi tratta da forze profonde, di là dalle categorie dell' "individuo", dagli ideali, dai "valori" e dai fini della civiltà borghese. Qui è importante un connubio naturale della vita col rischio di là dall'istinto di conservazione, essendo considerate anche situazioni nelle quali la stessa eventuale distruzione fisica si fa parallela al raggiungimento del senso assoluto dell'esistenza e dà in atto la "persona assoluta". In questo caso potremmo parlare della forma-limite del "cavalcare la tigre".

    Mi interessa conoscere il vostro parere su questi temi.
    Temi che sono diventati molto più scottanti rispetto a solo mezzo secolo fa. Credo che siano temi anche "tatticamente" utili per il riemergere di un'area come la Destra Radicale, perché nessun partito o movimento né italiano né straniero (a parte i Verdi Europei e affini, ma solo sull'ambientalismo, e senza intaccare il paradigma economico-produttivo capitalista) ha finora dato una valenza prioritaria a questi temi, né dunque intrapreso azioni decisive e strutturali.

  2. #2
    Morte al cristianesimo! ⨁
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Ich beschwöre euch, meine Brüder, bleibt der Erde treu.


    L'unico modo per risolvere il problema è deurbanizzare.
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  3. #3
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR


  4. #4
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Chi è che aveva detto "medioevo sostenibile"?

    Ha vinto lui
    Ultima modifica di donerdarko; 02-10-14 alle 18:50
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  5. #5
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Siamo ancora indecisi fra Conan e Tony Stark.

  6. #6
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Citazione Originariamente Scritto da amerigodumini Visualizza Messaggio
    Siamo ancora indecisi fra Conan e Tony Stark.
    Come insegna Mishima, la terza è quella buona...

  7. #7
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Anche Romualdi se non sbaglio parlava di "non lasciare la tematica ecologista alla sinistra", e si era espresso contro l'eccessiva urbanizzazione (e l'eccessivo circolo di automobili?).

    Sono d'accordo, mi darebbe fastidio essere costantemente circondato dal cemento, dal rumore e dalle persone. Molto meglio un paese di poche anime, più alberi che case, più civette che clacson, è una questione 'igienica'. E poi l'urbanizzazione moderna, alla maniera degli agglomerati di periferia, tende ad essere priva di connotati culturali, ad essere per sua stessa natura non-luogo, e non si finirà mai di sottovalutare l'impatto del'ambiente e dell'architettura sulla psicologia degli uomini (se si vuole una massa informe di schiavi abbrutiti li si deve abituare a vivere schiacciati in gigantesche ed asettiche zone urbane).
    Ultima modifica di Orco Bisorco; 02-10-14 alle 22:30

  8. #8
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Demografia: al tempo del fascismo l'Italia aveva 30 milioni di abitanti, oggi credo che siamo in troppi; ma dovrei solo tacere perché ho messo al mondo due persone, e che chissà che futuro avranno...
    Ambientalismo: amo i luoghi dove non vi è traccia dell'uomo, dove il silenzio regna, dove l'aria è pura; ma di fatto sto dedicando la vita all'industria e alla distruzione del territorio.

    Insomma non sono proprio coerente... avrei dovuto fare l'eremita. Praticamente odio quello che sono.

  9. #9
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    Citazione Originariamente Scritto da Orco Bisorco Visualizza Messaggio
    Anche Romualdi se non sbaglio parlava di "non lasciare la tematica ecologista alla sinistra", e si era espresso contro l'eccessiva urbanizzazione (e l'eccessivo circolo di automobili?).

    Sono d'accordo, mi darebbe fastidio essere costantemente circondato dal cemento, dal rumore e dalle persone. Molto meglio un paese di poche anime, più alberi che case, più civette che clacson, è una questione 'igienica'. E poi l'urbanizzazione moderna, alla maniera degli agglomerati di periferia, tende ad essere priva di connotati culturali, ad essere per sua stessa natura non-luogo, e non si finirà mai di sottovalutare l'impatto del'ambiente e dell'architettura sulla psicologia degli uomini (se si vuole una massa informe di schiavi abbrutiti li si deve abituare a vivere schiacciati in gigantesche ed asettiche zone urbane).
    Io vivo in città, ma me ne sto disgustando.

  10. #10
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    Predefinito Re: I temi di Ambientalismo, Crescita Demografica e Rapporto Uomo-Tecnologia nella DR

    OT: scusate, dove è finito Miles?
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

 

 
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