Dopo la direzione del PD di due giorni fa ed il botta e risposta di ieri tra Renzi ed i sindacati, continua la discussione attorno al Jobs Act, il progetto di riforma del lavoro.
MINORANZA PD - Persistono i malumori all’interno della minoranza del Partito Democratico. E, dopo l’avvertimento lanciato da Pippo Civati, arriva anche il commento di Gianni Cuperlo, l’altro sconfitto da Matteo Renzi nelle primarie democratiche del dicembre scorso. Intervistato da ‘Repubblica’, Cuperlo parla di confronto non ancora chiuso: “Il Parlamento ha la responsabilità di licenziare una buona riforma. Non amo le dispute muscolari. Quando arriveremo al voto finale spero che il testo sia frutto di una condivisione”. A proposito degli emendamenti al testo del Jobs Act, Cuperlo non molla e rilancia, augurandosi che “li voti tutto il Pd perchè lo spirito è migliorare la riforma”. L’ex candidato segretario minimizza gli attriti interni: “D’Alema e Bersani? Hanno detto la loro nel rispetto della libertà d’opinione”. E allontana i venti di crisi di governo: “Non scherziamo. Voglio che questo governo faccia le cose che ha detto di voler fare”.
GLI ALTRI PARTITI - Perplessità sul Jobs Act arrivano dagli alleati di governo. A partire dall’ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che – intervistato sempre dal ‘Sole 24 Ore’ – parla di testo ambivalente che “può produrre esiti diversi, sta a come si declina nei criteri della delega e nei decreti delegati”, perché “nel dettaglio si nascondono angeli e demoni”. Sacconi chiede in particolar modo “una definizione inequivoca del licenziamento economico che deve riguardare ogni esigenza organizzativa senza che il magistrato possa entrare nel merito della scelta dell’imprenditore”, con un reintegro possibile solo laddove c’è “manifesta insussistenza del fatto materiale alla base del licenziamento senza salti logici al contesto occupazionale del territorio”. Da Sacconi anche un appello al premier: “Renzi sfugga dalla ‘sindrome Fornero’, il ministro che partì per andare a Milano e si ritrovò a Caltanissetta, invece di fare un mercato del lavoro più flessibile lo fece più rigido, grazie alla combinazione tra le rigidità certe in entrata e le flessibilità incerte in uscita”. Duro il commento di Renato Brunetta, capogruppo alla Camera per Forza Italia, che a ‘Radio Radicale’ parla di un Jobs Act snaturato, “un imbroglio” che ha portato a “vanificare la portata ‘eversiva’ della riforma”.
A DIFESA DEL JOBS ACT - A difesa del progetto di riforma si esprime Tommaso Nannicini, economista della Bocconi e stretto collaboratore del premier Renzi, il quale – intervistato dal ‘Sole 24 Ore’ – parla del reintegro e spiega: “Vogliamo che sulla gestione e sulle decisioni aziendali decida solo l’imprenditore, e non più il giudice. Sui disciplinari poi verranno individuate delle casistiche estreme dove se il fatto contestato, per esempio un furto, risulta falso, il lavoratore subisce una lesione della dignità personale e quindi ha diritto alla tutela reale”. Riguardo ai licenziamenti disciplinari e a quelli economici, Nannicini parla di dettagliata tipizzazione per i primi e di “precisa indicazione delle tutele monetarie” per i secondi. Riguardo all’ammontare della compensazione economica per questi ultimi, l’economista non si sbilancia, dicendo che sarà “crescente con l’anzianità di servizio”, aggiungendo che “è prematuro fare cifre, ma il dibattito in corso e le esperienze straniere suggeriscono tutele economiche nell’ordine di una-due mensilità ogni anno di servizio prestato”.
Scritto da: Emanuele Vena
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