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    Blut und Boden
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    FEDERICO PRATI


    VÖLKISCHE WELTANSCHAUUNG


    PER UNA CONCEZIONE VÖLKISCH DEL MONDO


    GENESI, MITO, FENOMENOLOGIA ED ETICA
    DEL NAZIONALISMO ETNICO



    IL LIBRO
    Nel libro, interamente dedicato all’aspettometapolitico, mistico-spirituale, filosofico e trascendentale precipuo delpensiero völkisch e del nazionalismo etnico, l'autore analizza ed esponeesaustivamente l'atavico e trascendentale significato legato al Blutmythos;il testo assume così il ruolo di opera-base e d’indispensabile riferimento perogni tipo di riflessione ideologica e di affermazione mistico-filosoficaconnessa alla fenomenologia dell’etnonazionalismo völkisch. Il Mitodel Sangue rappresenta, per l’autore, l’ancestrale nucleobiologico-razziale ed animico-spirituale da cui sono scaturiti e sorti dapprimail concetto völkisch e in seguito quello etnonazionalista. Il libro,ricco di documenti mai pubblicati in Italia, s’inserisce nel filone della Blut-und Bodenphilosophie. Le mistiche nozioni di Volk, di Sippen,di völkische Staat e di Blutmythos vengono ridefinite, raffinate,perfezionate, sviluppate e attualizzate dall’autore, che, con questa sua sestae notevole opera sull’etnonazionalismo e sul pensiero völkisch, si pone,di fatto, come punto di riferimento, quale ideologo-fondatore di una nuova, edallo stesso tempo, antichissima Idea, quello del nazionalismo etnico,“arricchito” e “corroborato” dall’unione con il pensiero völkisch.Un’Idea-guida, un punto di riferimento indispensabile, per tutti quei sinceripatrioti europei che non accettano e non vogliono accettare supinamente ladistruzione delle proprie Heimat ad opera del mondialismo multirazzialee della globalizzazione omologante e totalizzante.


    DAL TESTO
    In qest’epoca, in cui le infere forze dellaSovversione e dell’Alta Finanza internazionale tendono, dunque, a dominare inmodo quasi del tutto incontrastato ogni aspetto della vita dei Popoli d’Europa,cominciano, come é naturale e logico che sia, a sorgere associazioni emovimenti dal carattere prettamente etno-identitario e comunitario. Essicostituiscono dei veri e propri nuclei-guida formati da sinceri patrioti,radicati nell’amore per i Popoli d’Europa, per le Blutsgemeinschafteneuropee, per la Tradizione spirituale e la Cultura delle comunità indoeuropee.Queste Avanguardie etnonazionaliste si palesano come le prime avvisaglie dellafutura resistenza etnica che, con la violenza di un uragano, si scateneràcontro ogni tentativo di massificazione e alienizzazione razziale e spiritualeposti in atto dal Megacapitale apolide. E quanto più una Comunità Völkischsarà stata oltraggiata nella sua più intima e vitale Essenza Razziale, animicae spirituale; ingiuriata della sua Ahnenerbe; vituperata della suamillenaria Storia, Cultura e Tradizione; iugulata nella sua autonomia e sovranità,tanto più rapidamente e radicalmente si svilupperà in essa il nucleo delmovimento di riscatto e rinascita etnonazionale. E questi nuclei di Soldatidella Tradizione, diventeranno battaglioni, i battaglioni diverrannoreggimenti, i reggimenti divisioni. Si realizzerà, così, il riarmo psicologicoe culturale delle Volksgemeinschaften europee. E con esso, i nostriPopoli riacquisteranno di nuovo la coscienza di appartenere ad una Razza e aduna Civiltà, quella indoeuropea, che non hanno eguali nel mondo. Verrà, allora,il fatidico giorno in cui l’ancestrale Blutfahne, assieme agli atavicistendardi che ci sono stati consegnati dai nostri Avi, ritorneranno a garrireal vento della Storia. (…)”.

    SCHEDA DEL LIBRO

    AUTORE: FEDERICO PRATI

    PAGINE: 200

    COSTO: 22 EURO

    EDITORE: EFFEPI EDIZIONI

    COLLANA: PROVE
    __________________________________________________ _________

    INDICE DELL’OPERA:

    PREMESSA.

    EUROPA RIDESTATI!

    SULL’IDEALISMO VÖLKISCH.

    VÖLKISCHER IDEALISMUS. [IDEALISMO VÖLKISCH]

    ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH: ESSENZA, PRINCIPI E OBIETTIVI.

    FONDAMENTI, SCOPI E VISIONE DEL MONDO DEL NAZIONALISMO ETNICO.

    PRINCIPI METAPOLITICI DEL MOVIMENTO ETNONAZIONALISTA VÖLKISCH.

    BLUT, EHREUND GLAUBE. [SANGUE, ONORE E FEDE]

    BLUTMYTHUS E BLUTRELIGION.
    [MITO E RELIGIONE DELSANGUE]

    DA STATO-NAZIONE A COMUNITÀ VÖLKISCH.

    DAS INDOGERMANISCHE AHNENERBE.
    [L’ANCESTRALE RETAGGIO INDOGERMANICO]

    NOTE BIBLIOGRAFICHE.



    Gli ordini possono essereeffettuati:

    per e-mail a:

    [email protected]

    e per telefono al numero

    338.919.5220.

    o alla email

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    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #12
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Sangue e Suolo

    Il binomio di sangue e di suolo si connette a quanto, nella tradizioneoccidentale, ebbe senso di fedeltà alle origini, chiarezza, semplicità,compostezza e purità incontaminata.

    I valori del sangue e del suolo rivestirono un'importanza fondamentalenell'Eliade luminosa dei Dori, nella Roma primordiale dei patres e in quellaguerriera e rurale del periodo repubblicano, nell'ordinamento feudale del SacroRomano Impero.
    Concepito come simbolo di una realtà corporea che è stata rimossa dalla sua«naturalità» ed è divenuta — in una unità assoluta di spirito, anima e corpo —espressione Vivente dell'elemento spirituale, il sangue veniva inteso come ilveicolo di influenze superiori: ad esso corrispose — nell'ambito dello Stato —il ceto aristocratico quale vertice e guida politica.
    Riserva e « fonte di vita » (per usare l'espressione del Darrè)dell'aristocrazia fu il contadinate fedele alla terra e radicato nel suolo:esso costituiva la base sociale ed economica dello Stato.

    In alternativa al tipo d'uomo indifferenziato, apolide, sradicato democratico emeticcio che caratterizza l'epoca borghese, le parole d'ordine sague e suolorappresentano dunque le condizioni imprescindibili per un'autentica «restaurazione dell'umano ».


    PREMESSA
    La presente opera è la logica conseguenza dei principi fondamentali esposti nelmio libro: Il Contadinato, fonte vitale della Razza Nordica, e mi propongo difornire qui degli orientamenti per questo « Impero Tedesco dei Tedeschi » versoil quale tendono tutti gli sforzi del III Reich.

    Certi si stupiranno di vedermi studiare degli orientamenti per una Aristocraziaterriera e non per la massa dei contadini, ma se esiste nella parola Nobiltàuna differenza di rango tra il ceto nobiliare ed il contadinate, entrambi eranoincorporati, nel vero senso germanico della parola, dai Germani nel medesimoceto terriero, pur con doveri diversi — per cui non esiste tra di loro alcunadifferenza di fondo.
    Questo libro ha come scopo essenziale quello di mettere in luce tale identità,e soprattutto di dimostrare che la distinzione tra Nobili e Contadinato, cosìcome si ricava dalla storia della Germania a partire dal Medio Evo, èprofondamente non germanica e di conseguenza profondamente non tedesca.

    Il barone Borries von Munehhausen, con un'idea molto chiara dell' animatedesca, ha sentito perfettamente che cos'è la nostra Nobiltà, o almeno checosa dovrebbe essere; e l'ha esposto nei versi seguenti:

    CHE COSA SIAMO!
    Nati per l'elmo e lo scudo,
    Per essere la sicurezza del Paese,
    Per essere Ufficali del Re,
    Fedeli ai nostri antichi costumi
    In mezzo ai nostri contadini:
    Ecco che cosa siamo!
    Coltiviamo le nostre terre,
    Preserviamo le nostre foreste
    Per i nostri figli ed i nostri nipoti.
    Ridete pure degli antenati!
    Essi sono i custodi dei soli beni
    Che il denaro non vi può dare.
    In mezzo ai traffici e alle mercature
    Noi restiamo in piedi, a testa alta,
    Da cavalieri incorruttibili.
    Con la nostra tranquilla potenza
    Conserveremo al nostro Suolo quello che ha di più prezioso:
    La forza contadina tedesca.


    Definita così la Nobiltà — non come ceto dirigente superiore al Contadinato, macome un ceto di identica origine che assume, per effetto del comando, oneri edoveri patricolari —, è chiaro che per il bene del Contadinato tedesco dovevoprima considerare la questione dei suoi capi. Capi in grado di assicurare alnostro Contadinato il suo posto nella Nazione, posto che gli è dovuto in virtùdel suo duplice compito: nutrire il popolo col sudore della sua fronte emantenere la purezza del sangue tedesco.

    Fino a questo punto può sembrare che la formazione di una nuova Nobiltàrappresenti, per così dire, soltanto la questione di fondare una casta nelquadro delle attività agricole- Ma come i contadini sono la fonte essenziale eprimordiale del rinnovamento del sangue del popolo, così l'Aristocrazia, inquanto emanazione dell'elite del contadinate e formante un solo corpo conquesto, è destinata — per chi intende il senso germanico delle parole:Contadinate, Popolo, Nobiltà — a dispensare al Popolo intero il frutto naturaledella sua azione di comando.
    Questo libro è lo schizzo di un progetto ispirato a questo spirito: fondere inun blocco unico la triade: Popolo, Contadinate e Nobiltà. Io mi sono sforzatedi formarlo e modellarlo al fine di realizzare un tutto omogeneo. Inoltre hoobbedito a diverse altre considerazioni suggestive: l'idea di ricorrere ad unanuova aristocrazia è oggi più diffusa di quanto si potrebbe credere, nelleattuali condizioni della Germania. Tali concetti si basano specialmente sulnuovo favore che incontra la dottrina dell'ereditarietà e sulla sorprendenterifioritura dell'idea di razza. Ovunque si vedono sorgere piani e progetti perla costituzione di una nuova aristocrazia dirigente — o, altrimenti, per unamodifica radicale dell'antica. Da quello che se ne può giudicare, il puntodebole di tutti questi piani è la mancanza di una definizione rigorosa deidoveri della nobiltà. Tale argomento viene in genere affrontato solo in manieraunilaterale, il che rende impossibile ogni soluzione funzionale, per quantosiano intelligenti e feconde alcune delle idee proposte.

    Questo stato di cose mi ha indotto a riunire infine gli elementi da adottareper la restaurazione di questa nobiltà, e suscitare soprattutto uno sguardod'insieme della questione, da cui si possa trarre un progetto fondamentale. Ioho mirato ad includervi sia il piano di ricostruzione della Nobiltà tedesca,sia l'aspetto dominante della nozione di Dovere, in maniera da giudicare conchiarezza, sul terreno delle realizzazioni possibili, senza cadere nei volid'Icaro o nei castelli in aria.

    Mi rendo perfettamente conto che le idee che espongo sarebbe impossibilerealizzarle senza il ristabilimento della libertà e dell'indipendenza delloStato tedesco. E' evidente di per sé, ma ci tengo ad 'insistere su questo puntoper sottolineare l'inutilità di ogni controversia a tale proposito.L'essenziale è prima di tutto di sapere se il nostro popolo vuole realizzare lesoluzioni qui proposte, che d'altronde non rappresentano affatto, nel miopensiero, una panacea universale. Una volta raggiunta l'intesa su questo punto,ci metteremo poi d'accordo per sapere come.
    L'idea di questa opera mi è stata suggerita da una frase del compianto HansHolfeder, Fùhrer degli Artamani: « Ce n'è da fare, per una nuova Nobiltà! »

    Ringrazio il Professore Eichenauer per l'amabilità che ha avuto di rivedere ecorreggere il manoscritto.
    Ringrazio ancora in maniera tutta particolare la famiglia Schultze-Naumburg perl'ospitalità generosa che mi ha dimostrato, permettendomi così di concepire edi realizzare questo libro.

    Saaleck, primavera 1930- R. Walther Darre Ingegnere Agronomo e Ingegnere dellaScuola Coloniale


    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #13
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    LA QUESTIONE ETNICA

    Traduzione a cura di Verna Schillinger per Novopress Italia su testo diGuillaume LUYT (Les Identitaires)

    —————————-
    LES-IDENTITAIRES.com
    —————————-

    Da quando abbiamo fondato Les Identitaires, tre anni or sono, abbiamo sempretrattato la frattura etnica come uno dei gravi problemi al centro delle nostreazioni e discorsi.
    Di fronte al dilagare delle masse di extra-comunitari, i Francesi di ceppoeuropeo hanno oggi la legittima sensazione di essere considerati cittadini disecondo ordine sul proprio suolo natio. La pressione demografica non è tutto. Il confronto etnico diventa frattura quando le istituzioni e ciò che è a lorolegato (media, giustizia, cultura…) prendono deliberatamente e sempre le partidegli extra-europei ai danni di coloro che costituiscono invece le popolazionioriginarie del luogo.

    L’importazione dagli USA del concetto di “discriminazione positiva” ne è il piùfulgido esempio. Perché quella che è scaltramente chiamata “discriminazionepositiva”, altro non è che una “discriminazione negativa” rivolta a chi ha iltorto di nascere caucasico - come definisce la polizia - e di madre linguafrancese!

    Dall’accesso a certe professioni (la sicurezza ad esempio) fino all’ottenimentodi una casa in affitto, di questi tempi non è un punto a favore essere bianco,sul suolo della nostra repubblica. Il DOCUMENTO QUI CONSULTABILE
    http://www.les-identitaires.com/anpe.pdf
    ne è una lampante testimonianza: non c’è nessun bisogno di parlare la nostralingua per beneficiare dei servizi dell’ANPE e dell’Assédic (sorta di uffici dicollocamento francesi)!

    Alla luce di tali ingiustizie - come le spiegazioni in lingua straniera sulmetodo migliore per giovare dei servizi di assunzione, in un Paese dove ungiovane su quattro è disoccupato - si capisce bene il motivo di una fratturaetnica tutt’altro che in via di riduzione…

    Ecco quindi sottolineato, in termini sufficientemente chiari da esporci alrigore delle reprimenti leggi sulla libertà d’espressione, la vocazioneprioritaria di Les Identitaires: l’affermazione della nostra identità etnica eculturale, che deve darci diritti prioritari sulla nostra terra.



    E’ quindi per tutte queste ragioni che noi oggi ci sentiamo liberi di esserefelici che questa questione etnica sia sollevata non soltanto da noi. E sequalcuno si debba interrogare sulla propria coerenza politica,
    questo non riguarda di certo noi, che abbiamo sempre fatto marciare insieme ifatti e le idee, bensì coloro che per anni hanno nutrito questo odioanti-europeo che ora denunciano.


    http://it.novopress.info/?p=1793
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 13:05
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    In Europa centrale la civiltà più antica

    tempo di lettura previsto2 min. circa

    LONDRA - I resti di quella che sarebbe la piu' antica civilta'europea, risalente a 7000 anni fa, sono stati scoperti dagli archeologi inEuropa centrale. Si tratta di un popolo sconosciuto, che non ha ancora un nome,ma che creo' villaggi attorno a templi di grandi dimensioni, mostrando un certogrado di raffinatezza nelle tecniche agricole ed edilizie.Lo scrive oggi il quotidiano britannico The Independent, per ilquale ricercatori tedeschi hanno individuato i resti di oltre 150 templi,datati tra il 4800 e il 4600 a C, sparsi in una zona lunga oltre 600 chilometrisituata tra Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria.Questi edifici, di dimensioni colossali per l'epoca, l'eta'della Pietra, sarebbero stati costruiti 2000 anni prima delle piramidi e delmonumento di Stonehenge, dice il quotidiano. Queste scoperte potrebberivoluzionare lo studio dell'Europa preistorica: finora si pensava chel'architettura monumentale non si fosse sviluppata che molto piu' tardi inMedio oriente, Mesopotamia ed Egitto, arrivando poi nel Vecchio continente.Le ricerche, iniziate con una serie foto aeree che evidenziavanoun andamento del terreno che aveva incuriosito gli scienziati, durano da treanni ma gli archeologi non sono ancora in grado di dare un nome a questacivilta'.I templi fatti di terra e legno sembrano essere stati eretti daun popolo discendente dai nomadi che abitavano la piana del Danubio. Questepopolazioni, hanno evidenziato le ricerche, si sostentavano essenzialmente conla pastorizia, allevando pecore e maiali, ma sapevano anche coltivare la terra.Uno dei ritrovamenti piu' importanti e' avvenuto a Dresda(Germania), dove e' emerso un tempio di 150 metri di diametro, circondatoda quattro fossati, tre muraglioni di terra e due palizzate. Dallo scavo sonoemersi anche utensili e figurine.''Le nostre ricerche ci hanno permesso di capire a quale visionedi grandezza e sofisticatezza erano giunte le prime vere comunita' agricoled'Europa'', ha dichiarato al quotidiano Harald Staeuble, responsabile delpatrimonio culturale nel land della Sassonia, per il quale questi insediamentirappresenterebbero ''i primi mini-stati d'Europa''.Presso Lipsia sono invece emersi i resti di un intero villaggio,abitato probabilmente da circa 300 persone che vivevano in una ventina digrandi abitazioni, raggruppate attorno a un tempio. Secondo gli studiosi, ilprogresso delle tecniche agricole ebbe come conseguenza la maggiorestanzialita' di queste comunita' e la costruzione dei templi. La vita di questiinsediamenti fu tuttavia breve: dopo circa 2-300 anni, affermano, essi finironoin rovina e furono abbandonati, per cause misteriose.La capacita' di erigere simili edifici votivi sarebbe quindiscomparsa dall'Europa per 3000 anni, fino all'eta' del Bronzo.

    11 GIUGNO 2005


    http://www.antikitera.net/news.asp?ID=6995
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 13:09
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    L’etno-nazionalismo e l’ideologia völkisch

    Federico Prati

    Come già scritto, l’etnonazionalismo si rifàal federalismo etnico, forma modernizzata del nazionalismo etnico edell’ideologia völkisch. Tale ideologia assegna la priorità alla tutela delVolk, inteso come comunità di Sangue e Suolo. L’etnicità costituisce per noietnonazionalisti il criterio fondante della nazione, che prende corpoattraverso la forza del Sangue. Il singolo individuo è subordinato al voleredella Volksgemeinschaft, della comunità etnica. Nella visione etnonazionalistala mappa geopolitica dell’Europa deve essere ridisegnata, attraverso la nascitadi una Federazione europea etnica, costituita da Regioni-Stato, etnicamenteomogenee. Ecco perché nel nostro edificio etnocentrico non vi è posto per loStato nazionale etnicamente eterogeneo.
    Il pensiero etnonazionalista si rifà ad una concezione oggettiva della nazione,che corrisponde al Volk della tradizione di Herder, Fichte e M.H. Boehm.
    Bisogna sostituire gli Stati nazionali etnicamente pluralisti, e quindiingiusti, con un insieme d’unità etnicamente omogenee. Lo Stato nazionale dimatrice massonica e giacobina è il nemico in quanto si è storicamentesviluppato come realtà istituzionale etnicamente eterogenea, che non fonda idiritti di cittadinanza sull’appartenenza etnica! Dunque un indispensabilecriterio per comprendere l’etnonazionalismo deve essere la conoscenza delpensiero völkisch, che si sviluppò in Germania e nelle università tedesche tragli anni ‘20 e ‘30. Il pensiero völkisch nasceva da un profondoKulturpessimismus presente in alcuni strati della società tedesca e siconcretizzava in un’avversione per gli aspetti materialistici della modernasocietà industriale. Antiindustrialismo e antiurbanesimo, anticapitalismo e antiliberismo,coniugate ad una volontà di ritornare all’Ahnenerbe, all’eredità degli Avi:sono queste alcune delle facce con cui tale pensiero si mostrava, e proprio nelpensiero völkisch questi aspetti s’intrecciavano indissolubilmente. L’aggettivovölkisch sarebbe stato introdotto, secondo il germanista von Pfister, nel 1875in sostituzione alla parola “national”. Il pensiero völkisch, che aveva le sueradici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche,nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un’unificazione compiuta sottol’egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperareun’identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spiritopopolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismosono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero völkisch. Un legame dipopolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un miticoradicamento nel Suolo dell’Heimat, nell’idioma e negli usi e costumi trasmessidalla Tradizione rappresentano il pensiero völkisch. La forza di tale pensierorisiede proprio nella profonda carica emotiva e passionale che era (è) capacedi trasmettere. Dunque la teoria völkisch, termine che in italiano si traducein “etnonazionale”, sostiene la prevalenza di una concezione della cittadinanzache contrappone “das Volk” a “the people”, e fa sì che in Germania si siaapplicato lo jus sanguinis, il diritto del Sangue: cittadino tedesco era solochi discendeva da genitori tedeschi, parlava tedesco e propagava la culturatedesca. Per noi etnonazionalisti lo jus sanguinis è un punto fermo,irrinunciabile.
    Un extraeuropeo che lavora da 30 anni in una delle comunità etnonazionali checostituiscono la Padania (ad esempio il Veneto) non sarà mai un cittadinoVeneto, dal momento che conserva le sue racines, la sua cultura allogena, lasua lingua. Il diritto di cittadinanza, a nostro avviso, dovrà spettare,infatti, solo a chi appartiene alla comunità etnica, cioè, ad esempio inVeneto, è cittadino chi è Veneto di sangue. The people significa invece jussoli, diritto del suolo: la cittadinanza si acquisisce semplicemente risiedendoin un posto, e questa è la concezione tipica dello stato nazionale multietnicoe giacobino-massone nato dalla Rivoluzione Francese. È proprio in nome deldiritto alla differenza culturale e del diritto all’identità etnica cheattualmente noi propugniamo un’etnoconfederazione. La nostra teoria völkischetnonazionalista pone un’importanza speciale sulla supremazia della nazionerispetto all’individuo: per noi etnonazionalisti Razze, Etnie, Stirpi, Nazionisono le categorie umane fondamentali, rifiutiamo categoricamente il concettoche le popolazioni siano flessibili e mutevoli, senza correlazione fracaratteristiche fisiche e culturali. Vi sono sicuramente analogie di pensierotra alcuni esponenti della Nuova Destra (es.: Guillame Faye, RobertSteuckers,…) e noi etnonazionalisti völkisch, tali analogie si possonoindividuare nelle seguenti idee-guida:


    • Il federalismo basato sul criterio etnico quale elemento costitutivo di un nuovo ordine europeo (”L’Europa delle comunità etnonazionali e delle Stirpi”), in cui alla disintegrazione degli Stati nazionali etnicamente eterogenei corrisponda la nascita di una federazione di Stati regionali etnicamente omogenei; il federalismo quale forma istituzionale che consenta l’esercizio del diritto all’autodeterminazione;
    • La richiesta di una nuova mappa politica dell’Europa, con la modifica degli odierni confini, da noi considerati artificiali;
    • La priorità assegnata ai diritti collettivi, di gruppo, rispetto ai diritti fondamentali dell’individuo; l’avversione verso l’universalismo;
    • Il rigetto della società multiculturale, considerata fonte di conflitti interetnici, la teorizzazione di forme del pensiero differenzialista;
    • L’esaltazione di comunità naturali e omogenee contrapposte all’idea di nazione nata dalla rivoluzione francese;
    • La relativizzazione della democrazia liberale, che necessita di correttivi etnici.

    Nostro punto di riferimento culturale sono:

    • Intereg (Internationales Institut fur Nationalitatenrecht und Regionalismus, ossia Istituto Internazionale per il diritto dei gruppi etnici e il regionalismo). Finanziato attraverso la Bayerische Landeszentrale fur Politische Bildungsarbeit (ente centrale bavarese di istruzione politica), fino alla sua scomparsa è sostenuto caldamente da Franz Joseph Strauss. Nella dichiarazione istitutiva dell’Intereg si precisa l’obbiettivo di una “relativizzazione degli stati nazionali”, al fine di conseguire “l’affermazione di un diritto dei gruppi etnici e dei princìpi dell’autodeterminazione e dell’autonoma stabilità delle regioni”.
    • BdV (Bund der Vertriebenen), è l’associazione regionale dei tedeschi espulsi dopo il 1945 dai territori orientali del Terzo Reich. BdV nasce grazie al land della Baviera e su iniziativa dei profughi dei Sudeti, la regione popolata da tedeschi grazie a cui Hitler invase la Cecoslovacchia. Il BdV non riconosce gli attuali confini della Germania.
    • SL: (Sudetendeutsche Landsmannschaft), è la lega dei profughi dei Sudeti
    • Fuev (Federalistiche Union Europaischer Volksgruppen), Unione federalista delle comunità etniche in Europa. Per gruppo etnico, secondo la Fuev, si intende una comunità che si definisce “attraverso caratteri che vuole mantenere come la propria etnia, lingua, cultura e storia”. Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Urss, tre milioni di cittadini di origine tedesca sono presenti negli stati post sovietici, per cui Bonn, dopo il 1989, ha iniziato a finanziare la Fuev.
    • VdA: (Verein fur das Deutschtum in Ausland), associazione per la germanicità all’estero.
    • Guy Héraud: coeditore di “Europa Etnica”, organo ufficiale della Fuev e di Intereg, figura nel comitè de patronage della “Nouvelle Ecole”, la rivista della nuova Destra francese. È il padre del federalismo etnico, la dottrina istituzionale che presenta le “Piccole Patrie”, nate dalla secessione dallo Stato nazionale multietnico, come l’estremo bastione contro la globalizzazione e l’invasione allogena. “Padre spirituale” del nazionalismo etnico è R.W. Darré e il suo testo, fondamentale per ogni etnonazionalista, è Neuadel aus Blut un Boden (Ed. italiana: Edizioni di Ar, Padova 1978): l’indissolubile binomio di “sangue e suolo” esprimeva la carica fortemente etnonazionalista e biologista del pensiero ruralistico di Darré. L’uomo, considerato innanzi tutto nella dimensione biologica di portatore e custode nel suo sangue di un prezioso patrimonio genetico, doveva realizzare la sua esistenza attraverso un’intima fusione con la terra. Egli doveva “come la pianta mettere radici nel suolo per prendere parte alla forza primigenia, eternamente rinnovantesi della terra”. “Vogliamo far diventare di nuovo il sangue e il suolo il fondamento di una politica agraria tedesca chiamata a far risorgere il “contadinato” e con ciò superare le idee del 1789, cioè le idee del liberalismo. Perché le idee del 1789 rappresentano una Weltanschauung che nega la razza, l’adesione al contadinato invece è il nucleo centrale di una Weltanschauung che riconosce il concetto di razza. Intorno al contadinato si scindono gli spiriti del liberalismo da quelli del pensiero völkisch”. Tra i molti importanti esponenti del pensiero völkisch vi furono: Julius Langbehn (Rembrandt als Erzieher), Paul de Lagarde (Deutsche Schriften), il movimento dei Wandervoegel, W. Schwaner (Aus heiligen Schriften germanischer Völker), Hermann Ahlwardt (Der Verzweiflungskampf der arischen Völker mit dem Judentum), Artur Dinter (Die Sünde wider das Blut), H.F.K. Guenther (Rassenkunde des deutschen Volkes, Rassenkunde Europas, Rassengeschichte des hellenischen und des römischen Volkes), Friederich Naumann, Alfons Stoecker e infine Georg Ritter von Schönerer.

    Nostro dovere di etnonazionalisti è, quindi,prima di tutto quello di far riscoprire a tutti i Popoli Padano-Alpini ed agliEuropei l’appartenenza alle proprie millenarie comunità di sangue, di suolo, didestino e di storia: comunità che da sempre hanno costituito quella più grandecomunità di popoli che è oggi la Padania. Dire Padania, significa per noievocare subito una molteplicità d’immagini e di concetti diversi. Primo fratutti un concetto geografico: la Padania è una terra. Ma subito dopo unconcetto d’ordine etnico: la Padania è, infatti, un insieme di popoli affiniper comuni radici di sangue e di tradizioni. Ancora, un concetto d’ordinestorico: la Padania è il risultato di millenni di vicende storiche specifiche,è il prodotto della vita fisica e spirituale, delle attività delle genti chel’hanno abitata. E infine un concetto d’ordine ideale: la Padania è un insiemedi civiltà. Non è dunque possibile pensare la Padania senza avere ben presentiquesti quattro momenti fondamentali della sua identità: la Padania come Terra,la Padania come Sangue, ovvero come l’insieme di numerose comunità etniche, laPadania come Memoria storica, la Padania come Civiltà. Noi rappresentiamoquelle Heimaten, quelle Stirpi che esistono da millenni e non un’artificiosacostruzione massonica e giacobina come lo stato italiano, noi siamo quella Terradi Mezzo che da sempre è il cuore pulsante della Mitteleuropa.
    Il concetto di sangue e suolo non è certo astratto e trova un riscontromateriale nelle mappature genetiche italiane, che dimostrano in manierascientifica come non esista in termini etnici un popolo italiano e come gliantichi popoli preromani siano ancora oggi presenti con i loro geni. Anchelinguisticamente le differenze sono nette e parlare di dialetti è un eufemismonon supportato da riscontri scientifici. Non si può inoltre confondere la razzacon l’etnia, ragion per cui gli Europei autoctoni sono razzialmente omogenei edetnicamente divisi. Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, unendonella diversità rimane l’esempio più alto di un’Europa forte, libera erispettosa delle tante patrie che la compongono. Detto questo riteniamocomunque che di fronte al pericolo immediato e mortale per l’intera Civiltàeuropea di un’immigrazione che è un’autentica invasione, sia oggi piùimportante ricercare i valori della comune Tradizione europea ed unire le forzeper salvare il salvabile. Lo stato italiano è condannabile in quanto giacobinoe perciò centralista e mondialista e nemico delle etnie che lo compongono.Un’etnofederazione basata sui valori della nostra Tradizione potrebbe essere unpasso fondamentale verso la costruzione della Padania e dell’Europa chesognamo.
    La battaglia è appena iniziata: siamo noi, tutti noi Popoli Padano-Alpini edEuropei che dobbiamo alzare il grido di battaglia, serrare i ranghi, e inondarele piazze di questa Terra antica dal nuovo destino. Inondarla delle nostremillenarie bandiere di libertà! E soprattutto noi etnonazionalisti dobbiamorestare uniti e legati come lo sono gli alberi di una stessa foresta, le ondedi uno stesso fiume, le gocce di uno stesso sangue. Allora sarà veramenteimpossibile fermarci! Forza dunque: Padania, Europa in piedi!

    http://www.lesenfantsterribles.org/pro-loco/l-etno-nazionalismo-e-l-ideologia-volkisch/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #16
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch



    F.Prati - S.Lorenzoni - H. Wulf

    Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa

    "Una nazione che non conserva il vincolo
    tra i suoi membri viventi ed i loro antenati è prossima a scomparire,
    così come intristisce l'albero a cui si sono tagliate le radici.
    Ciò che eravamo ieri lo siamo ancora oggi"
    H .von Sybel

    " L'integrazione, e quella di massa in particolare,è una pianta
    che solo apparentemente cresce e fruttifica in modo sano e rigoglioso.
    In realtà produce frutti nel migliore dei casi acerbi, quando non
    avvelenati, e questo perché le sue radici non affondano nel suolo
    della Patria, ma poggiano bensì su un'arido strato di necessità e
    utilitarismo; la linfa che scorre nel suo tronco e nei suoi rami è una
    linfa estranea, non è la nostra e non lo sarà mai. Solo un
    intelligente ritorno alle tradizioni ed alla pienezza di un comune
    sentire che sgorghi dal cuore e non sia mediato dal cervello o
    suggerito da convenienze di bottega, potranno allontanare da noi il
    pericolo di scomparire come civiltà, come popolo, come persone."



    Dati libro:

    Titolo: Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa
    Autori: Federico Prati - Silvano Lorenzoni - Harm Wulf
    Dati: 134 pagine.
    Anno: 2006.
    Prezzo: 15,00 Euro.
    Editore: Effepi Edizioni.

    Etnonazionalismo ultima trincea d'Europa


    http://www.orionlibri.com/index.php?page=showbyid&idn=1208
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 13:15
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  7. #17
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Etnonazionalismo e questione allogena

    1 January 2000 (16 : 59) | Autore: Federico Prati



    Il livello di mistificazione prodotto dalla propaganda con cui ci hanno lavatoil cervello per decenni, fortunatamente non impedisce alla ragionevolezza deiPopoli Padano-Alpini ed Europei di riemergere, quando la nostra Identitàetnonazionale, le nostre tradizioni, la nostra cultura e la nostra stessasopravvivenza sono profondamente minacciate.

    Di fronte ad una vera e propria invasione (perché di questo si tratta)di allogeni provenienti da tutto il mondo, ed appartenenti a culture etradizioni che nulla hanno a che fare con la nostra, solo un pazzo masochista,un utopista marxista o cattocomunista in malafede, o qualche imprenditore incerca di schiavi da sottopagare, possono gioire. Liberarsi dei luoghi comuniinstillatici dalla propaganda comunista non è cosa che possa avvenire inquattro e quattr’otto, ma piano piano e alla fine a difendere l’immigrazioneallogena rimarranno solo quelle élites marxiste più fanatiche che hannoperso ogni contatto con il popolo. Quindi, noi etnonazionalisti andiamo avantiper la nostra strada e lasciamoli strillare: saranno isolati dal popolo stancodelle loro chiacchiere. Quale popolo, infatti, non reclamerebbe leggi piùsevere di fronte ad un fenomeno di queste proporzioni che minaccia non solo ditoglierci le nostre millenarie radici piantate e cresciute dai nostri antenatiin secoli e secoli di duro lavoro, ma la nostra stessa sicurezza ed incolumità?La domanda è retorica: solo un popolo che desidera auto-distruggersi puòaccettare tale stato di cose. E i popoli padano-alpini ed europei non mancanocerto dello spirito di sopravvivenza.

    Ma fin qui siamo all’ovvio. Queste cose ce le dobbiamo ripetere perdisintossicarci dalla mistificazione di quei regimi social-comunisti elibertaristi che governano l’Europa, al servizio dei mondialisti d’oltreoceano, e che c’instillano quotidianamente menzogne attraverso una vera epropria dittatura del pensiero, mostrandoci continuamente i presunti lati positividell’immigrazione, e nascondendoci accuratamente gli effetti disastrosi cheessa produce. I reduci del marxismo convertitisi al terzomondismo hanno giàdeciso il tipo d’uomo che dev’essere creato ovunque: senza identità etradizioni. Comunisti e libertaristi non sono altro che mezzani dell’AltaFinanza apolide, con il compito di traghettarci verso questo tipo di società,così come lo sono gli uomini di “cultura” messi dai Poteri Forti nei varimass-media. E’ un vero e proprio indottrinamento, subdolo perché nascostodietro la cortina fumogena di un finto “pluralismo”, dove in realtà le idee chesi oppongono a quelle mondialiste-immigrazioniste vengono tenute fuori, se nonperseguitate. Ma come argomentano i mondialisti? Ecco le argomentazioni piùricorrenti dei vari esponenti del potere mondialista e della Grande Finanzaapolide: 1) L’immigrazione serve ed è utile perché vi è denatalità; 2)l’immigrazione sostituisce la forza lavoro – specie nei settori più umili – chemanca a noi; 3) l’immigrazione è un bene perché ci arricchisce culturalmente;4) l’immigrazione è da accettare perché è il destino di tutto il mondo,l’effetto sociale della globalizzazione; 5) accettare l’immigrazione emescolarsi è il supremo “valore” della nostra civiltà.

    In realtà ciò che il Mondialismo vuole è la cancellazione di tutte le identitàetniche, che devono convergere in un’unica pseudo-cultura di stampo yankee.Una vera concezione etnonazionalista sa che l’individualismo sfrenato del Diodenaro, così come il collettivismo distruttivo del marxismo, rappresentano ladistruzione dei veri e naturali legami che tengono insieme le millenariecomunità etnonazionali di Sangue e Suolo: in nome dell’egoismo individuale e innome dell’economia, si schiacciano le naturali forme d’aggregazione. Per imondialisti le persone non sono altro che carne tutta uguale, il puntoterminale del materialismo. Noi sappiamo istintivamente, invece, che ci sonospecificità, differenze fisiche e spirituali, insopprimibili. Le culture, cosìdiverse tra loro, sono appunto diverse perché gli uomini che le hanno prodottesono diversi. Le culture sono la risposta di una data etnia all’ambiente, sonol’espressione vitale di un’etnia. Imporre un unico calderone artificiale pertutti, mescolare individui appartenenti a diverse etnie significa creare unmostro, significa creare disarmonia, significa investire in destabilizzazionesociale.

    Ma veniamo alle quattro menzogne ricorrenti.

    1) L’immigrazione serve ed è utile perché vi è denatalità; 2) l’immigrazionesostituisce la forza lavoro – specie nei settori più umili – che manca a noi;

    Ma vi sembra una scusa degna di persone con un minimo d’intelletto? Consultandofredde statistiche si è constatata una certa denatalità. Ergo: l’unicasoluzione sarebbe importare immigrati che riempiano le culle vuote dei nostripopoli…… Neanche un accenno a tentativi di incentivare la politica familiare ela natalità della nostra gente, così bistrattata da femminismo, marxismo,liberalismo, materialismo ed edonismo al potere. La tecnologia avanza e imacchinari diminuiscono le richieste di manodopera? Nossignore: secondo imondialisti i dati dimostrerebbero che abbiamo bisogno sempre dello stessonumero di braccia; come dimostrerebbero che i nostri giovani non vogliono piùfare certi lavori. Anche se fosse vero, perché non incentivare i nostrigiovani, invece di assecondare gli imprenditori famelici d’immigrati dasottopagare? E comunque, questa non è una scusa valida per provocare uncambiamento nell’impianto etnico dei nostri popoli che si rivelerà foriero didestabilizzazione sociale. Invece di risolvere i nostri problemi con politicheadeguate, i politici mondialisti alla Veltroni se ne vanno in giro a suonare iltam tam per richiamare immigrati.

    3) l’immigrazione è un bene perché ci arricchisce culturalmente; 5) accettarel’immigrazione e mescolarsi è il supremo “valore” della nostra civiltà.

    Le orde di allogeni che si riversano verso i paesi europei, innescando unacatena esplosiva di problemi a non finire, non costituiscono un “arricchimentoculturale”. Per non parlare del problema islamico, ché, malgrado gli apologetidell’Islam e gli antirazzisti si affannino a volerci mostrare una sua faccianon pericolosa, sappiamo bene la finalità di tale religione: la conversione di tuttol’ecumene a Maometto, con ogni mezzo.

    4) l’immigrazione è da accettare perché è il destino di tutto il mondo,l’effetto sociale della globalizzazione.

    La globalizzazione è certamente un fatto non fermabile che va oltre la volontàdei singoli o degli stati, ma vi sono diversi modi di rapportarsi ad essa.Accettare ogni male provocato dalla globalizzazione, spacciandolo addiritturaper un bene, non è certo una maniera per mettere armonia nel caos. Le ondatemigratorie si possono ridurre notevolmente, se solo il sistemapolitico-economico che governa l’Europa fosse intenzionato a farlo con leggisevere in materia di immigrazione. Questo implica però un sistema politico dovela politica sia al primo posto, e non dove viceversa l’economia e il profittodelle Multinazionali e della Grande Finanza apolide. In poche parole occorresubordinare l’economia alla sfera politica. E’ necessario, per questo,disciplinare le forze dell’economia ed adeguarle alle necessità della comunitàpadane ed europee, infatti politica ed economia stanno tra di loro come ilgoverno di una nave sta alla destinazione della merce trasportata. A bordo, lafigura principale è il comandante, non il mercante apolide. E’ necessariolottare contro i portavoce del turbocapitalismo USA che altro non vogliono chetrasformare la Padania e l’Europa in una colonia degli States. Eccoperché noi dobbiamo rigettare il modello americano impostoci alla fine delsecondo conflitto mondiale. Al posto della società meticcia, multireligiosa, individualista diispirazione americana si dovrà ritrovare e rinnovare la compattezzaetnonazionale e culturale delle varie stirpi d’Europa. Solo allora sorgeràl’alba sui popoli europei!

    http://www.centrostudilaruna.it/etno...eallogena.html
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 13:17
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  8. #18
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Antropologia razziale: una scienza soppressa

    -------------------------------------------------------------------------------

    Thomas D. Schwartz (traduzione di Alfio Faro) |

    Gli storici insegnano generalmente, ed i non informati in schiacciante maggioranzacredono, che le politiche razziali nella Germania del Terzo Reich furonoun’aberrazione storica di particolari sproporzionate dimensioni davverostupefacenti. Ma è questo un esempio di “storia secondo i fatti” o qualcosa ditotalmente diverso?
    Questo articolo dimostrerà chiaramente che i principi centrali delle politicherazziali seguite dal Terzo Reich erano già ben sviluppati prima che ilNazionalsocialismo emergesse come forza politica. In effetti, esiste unanotevole continuità fra le norme della Germania del Terzo Reich. e gli sviluppiscientifici che le precedettero…

    Un costante aumento di appelli alla forza ed al prestigio della scienzaaccompagnò la declinante autorità del Cattolicesimo romano e del cleroprotestante nell’Europa occidentale. In seguito al declino delle fonti biblicheo delle leggi naturali, si cercavano risposte scientifiche significative aiproblemi socialmente importanti… La scienza apparentemente offriva le certezzereligiose mentre aggiungeva un supposta precisione non raggiunta dalla Dottrinacristiana o riflessioni filosofiche.
    Non è senza ragione che Giacomo Ellul asserice che la scienza costituisce ilmito dei tempi moderni (insieme con la Storia, cosa su cui molti Revisionistiprobabilmente sarebbero d’accordo). Verso il 1800 la scienza possedeva unauniformità metodologica crescente, che rendeva le scoperte scientifiche le piùsicure forme di conoscenza in molti cervelli. Secondo l’opinione della“intelligentsia”, la conoscenza scientifica si otteneva osservando la realtà“così com’era”, mentre la religione fu ridotta a desideri come i credentivolevano fossero i fatti.
    Contemporaneamente, la scienza offriva apparentemente risposte ai quesitiimportanti sul punto cruciale ove il sistema delle convinzioni di fede tradizionale,come la filosofia e la religione, cominciavano a discostarsi. Una volta chesembrò si schiudessero impenetrabili misteri dell’universo, la conoscenzascientifica divenne un mezzo per divulgare i segreti della natura. Le ultimescoperte scientifiche, quindi, sostituirono altri sistemi di credenza come viealla conoscenza del mondo naturale. Non sorprendentemente, sistemi politici
    Come il Nazionalsociali-smo fecero propri il linguaggio, i metodi e le personeassociate con la scienza e produssero attrattive alternative alle vecchiedevozioni filosofiche e religiose.
    Mentre il Terzo Reich era generalmente non ostile verso il Cristianesimo,nonostante gli sforzi incessanti per oscurarne i fatti, il Nazionalsocialismonon abbracciò formalmente il Cristianesimo.
    Nel suo “Novum Organum” (1620), lo scienziato cristiano Francis Bacon – secondole prescrizioni su “Genesi 1:28” - considerò la Scienza come un mezzo persoggiogare la natura, per impoverire o arricchire l’umanità. Ma ne consegue unadomanda imbarazzante: se la Scienza deve dotare l’Umanità di benefici, chidetermina – e come – che cosa costituisce il beneficio più desiderabile? Comeil ruolo potenziale della Scienza divenne più radicato, emersero veduteconflittuali sul come impiegare al meglio i metodi scientifici a questo scopo.
    Un secolo dopo la pubblicazione del “Novum Organum”, il compatriota di Bacon,Jonathan Swift, applicò, con la sua tipica satira, i principi dell’allevamentodei cavalli per suggerire un modo sistematico di migliorare la qualità dellarazza umana. Nei “Viaggi di Gulliver” (1726), Swift descrisse ammirato iprincipi selettivi di allevamento di “Houyhnhnms” l’ideale equino dell’umanitàdi Swift: “Nei loro matrimoni sono molto attenti nello scegliere il colore inmodo da non creare un miscuglio sgradevole nell’allevamento. Soprattutto laforza è apprezzata nel maschio, e la bellezza nella femmina, non ai finidell’amore, ma per evitare degenerazione nella razza; laddove capiti che lafemmina sia particolarmente forte il suo consorte è scelto per la suabellezza”.
    Swift fece qui notare come i principi di allevamento degli animali possanoessere usati per migliorare la stirpe umana, in tal modo collegando la scienzaquale attività che controlla sistematicamente la natura, alla estetica, aiprincipi morali o politici che guidano il processo scientifico e crea i suoiobbiettivi. Più di due secoli dopo, questa continuità generalmente accettata elargamente estesa fra i principi dell’allevamento animale ed umano, sarebberostati applicati dal Governo Nazionalsocialista in Germania.
    I matrimoni furono rigidamente regolamentati allo scopo di produrre i rampollipiù pregiati e pertanto contribuire al benessere della società tedesca. Il 15Settembre 1935, fu attuata “la Legge per la Protezione del sangue tedesco edell’onore”. Le sue disposizioni includevano esatte linee-guida in base allequali gruppi di popolazione erano autorizzati al matrimonio ed eranostrettamente vietati matrimoni fra Ebrei e no.
    Si noti a questo punto che tali sviluppi non erano senza precedenti storici eperfino biblici... In entrambi la Bibbia ebraica (Deutoronomio 7) ed ilcristiano Nuovo Testamento (2 Corinzi 6:14), il matrimonio al di fuori deiconfini religiosi è severamente proibito. Man mano che la scienza gradualmenterimpiazzava il Cristianesimo come forza dominante nel pensiero intellettualedell’Europa Occidentale, non ci si poteva non aspettare che le consuetudinistoriche fossero soddisfatte da nuovi sviluppi scientifici. I confini razzialirimpiazzarono quelli religiosi.
    Due scienziati anticipatori assumono alta importanza nel presente studio,perché le loro idee influenzarono il Nazionalsocialismo.
    Questi teorici contribuirono a creare un ambiente intellettivo ricettivo degliargomenti in seguito utilizzati più tardi da scienziati della razza. AdolfHitler prese a modello le sue vedute razziali da questi precursori, ed èriportato il suo commento: “Le uniche persone che hanno il diritto di discuteresu questioni razziali sono quelle che hanno letto Gobineau e Chamberlain”.Rileggendo gli scritti del Fuehrer, si nota molte e molte volte che lacompetizione darwiniana e la selezione significano battaglia tra le razze.
    Giudicando dai frequenti riferimenti alle teorie darwiniane, identificarequesto tipo di lotta come “fondamento della concezione nazionalsocialista dellavita” è appena un’esagerazione. Nel suo secondo libro, Hitler dedicò il primocapitolo “guerra e pace nella lotta per la vita” , definendo la vita stessacome un conflitto perenne mediante il quale il più forte prevale sul piùdebole...
    Solo con consapevole cecità da parte della Dirigenza gli storici spiegano laloro riluttanza a riconoscere la continuità fra le vedute della scienza alservizio delle necessità umane, come quelle offerte da Bacone e Swift neisecoli 17° e 18°, l’emergere della scienza razziale nel 19°, e le politicherazziali del Terzo Reich nel 20°...
    Ammettere questi fatti ovvi ma imbarazzanti renderebbe inesorabilmentecomplicati gli sforzi erculei di studiosi che vanno per la maggiore fin dal1945 di marginalizzare la storia della Germania nazionalsocialista.
    Ciò che rende irresistibili le politiche razziali del Terzo Reich non sono illoro supposto scostamento dagli sviluppi storici, ma piuttosto la loro lunga e presumibilmenteprivilegiata ascendenza. QUESTA E’, PERTANTO, LA STORIA SOPPRESSA E SVERNICIATADELLA SCIENZA DELLA RAZZA (maiuscolo, n.d.t.)
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 13:24
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  9. #19
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  10. #20
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    "C’è chi si è arrogato il diritto di stabilire un ordine mondiale al quale devono essere subordinate tutte le culture, tutti i popoli, tutti gli uomini. E’ un progetto criminale. Ma più criminale è l’accondiscendenza verso questo progetto da parte di coloro che si arrogano il diritto di rappresentare popoli e nazioni. Le nazioni così come le conosciamo sono il frutto di contrattazioni arbitrarie e criminali messe a punto sulla pelle dei popoli. I popoli hanno dovuto subire separazioni e costrizioni; hanno subito un’azione devastatrice contro la propria identità e la propria cultura. E proprio mentre sembrava che la loro identità fosse del tutto annullata, per sempre cancellata, si è tentato di dare un ulteriore colpo sciogliendo i governi nazionali (comunque illegittimi rispetto agli autentici interessi dei popoli) in una sorta di mono-nazione planetaria basata su di un sistema di “valori” universali, un sistema economico unico, una
    monocultura, una mono-lingua, una mono-religione “laicizzata” e perfino una mono-razza. Ma nella memoria di quel che resta dei popoli è scattata una molla. Il Vecchio Continente è continuamente scosso da ribellioni e rivoluzioni etniche che hanno fatto a pezzi sistemi complessi e sofisticati, che tutt’ora si ribellano all’omologazione planetaria. Il Mondialismo non ha ancora vinto la sua battaglia (…). Esistono tante concezioni di Europa. Oltre a quella dei mercanti e delle fredde nazioni volute da aberranti logiche imperialiste, c’è una concezione europea fondata sui diritti dei popoli, delle etnie. I diritti d’ogni singola etnia europea, ben lungi dall’esaurirsi in meri interessi particolaristici, sono le fondamenta di un’Europa vera dalle antiche radici. L’Europa, l’Eurasia tutta potranno salvarsi dalle prospettive del nefasto Nuovo Ordine Mondiale solo salvaguardando l’integrità etnica, la specificità politico-culturale
    d’ogni singolo popolo".

    Maurizio Morelli, Popoli e Nazioni, ORIGINI N. 5.


    "Abbiamo ancora una battaglia da combattere. Dove vi è combattimento, vi sono fronti. I fronti sono evidenti. L’uno si chiama Tradizione. L’altro è la Sovversione. Un terzo non esiste. Del pari non c’è compromesso. Solo una netta decisione. È questione di difendere tutto un mondo di atavici valori spirituali, razziali e culturali dall’azione delle forze sataniche (...).
    È necessario farsi un’esatta comprensione di ciò che costituisce e costituirà in profondità l’essenza spirituale di questo conflitto. Sarà una Crociata contro le Forze Occulte che si combatte e si combatterà su tutti i fronti e su molteplici livelli dell’essere: quello dello Spirito, quello dell’Anima e quello Corporeo. Sarà una battaglia “contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti”. La lotta sarà dura. Sarà totale e senza compromessi. Ma alla fine le Forze del Male saranno distrutte e precipiteranno per non alzarsi mai più. (...).
    Un’ultima immane battaglia ci attende. Essa sarà la più difficile, eppure la più feconda, la più bella, la più santa. Essa sarà la battaglia per il Volk e per l’Anima razziale in nome del nostro credo in Dio e nella Sua Europa Perenne".

    Federico Prati, MISTICA VÖLKISCH.
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