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    Exclamation Etnonazionalismo völkisch

    MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    SCHEDADEL LIBRO “
    MISTICAVÖLKISCH”.
    TitoloMISTICAVÖLKISCHMito delSangue e Metafisica della Razza nell’Etnonazionalismo Völkisch
    ** *
    AutoriFederico PratiLuca L. RimbottiSilvano Lorenzoni
    ** *
    IndicePREMESSA:DIECI ANNI DI IDENTITÀ E TRADIZIONE.CAPITOLOI.IL MITO DEL SANGUE.CAPITOLOII.SANGUE E SPIRITO.CAPITOLOIII.ANIMA DELLA RAZZA.CAPITOLOIV.METAFISICA DEL SANGUE: UN PERCORSO.NOTE BIBLIOGRAFICHE.
    ** *
    IL LIBROPiù di dieci anni sonooramai trascorsi dall’atto di fondazione dell’associazione etnonazionalista völkisch “Identità e Tradizione”. Ifondamenti concettuali, etici, spirituali e filosofici, nonché la Weltanschauung del nostro Sodalizioetnonazionalista völkisch, sonorimasti immutati in questo decennio e mai subiranno variazioni; essi, infatti,scaturiscono da verità sacre, originarie ed arcaiche e, pertanto, assolute,immodificabili ed eterne. Dieci anni d’attività metapolitica volta, findall’inizio, alla diffusione dell’unica Ideaforza,capace realmente di stravolgere le oscure trame e le infere manovre dellaSovversione e, allo stesso tempo, di mobilitare il Volk, ridestandone le immani forze ed energie insite da semprenella sua eterna essenza animicospiritualeed etnorazziale. Tale Ideaforzaè rappresentata dalla nostra filosofia ed idealità: l’Etnonazionalismo völkisch.
    ** *
    CASA EDITRICE -EFFEPI EDIZIONI.- PAGINE- 140. - PREZZO- 20 EURO.
    ** *
    Per ordinazioniTelefono 010-6423334 oppure 338-9195220 - Posta elettronica [email protected]
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    .
    Citazione Originariamente Scritto da IlWehrwolf Visualizza Messaggio

    SCHEDA DEL LIBRO “
    MISTICAVÖLKISCH”.

    TITOLO

    MISTICA VÖLKISCH

    MITO DEL SANGUE E METAFISICA DELLA RAZZA NELL'ETNONAZIONALISMO VÖLKISCH

    ****

    AUTORI

    Federico Prati

    Luca L. Rimbotti

    Silvano Lorenzoni
    ****

    INDICE

    PREMESSA: DIECI ANNI DI IDENTITÀ E TRADIZIONE.

    CAPITOLO I. IL MITO DEL SANGUE.

    CAPITOLO II.
    SANGUE E SPIRITO.

    CAPITOLO III. ANIMA DELLA RAZZA.

    CAPITOLO IV. METAFISICA DEL SANGUE: UN PERCORSO.

    NOTE BIBLIOGRAFICHE.
    ****


    IL LIBRO

    Più di dieci anni sono oramai trascorsi dall’atto di fondazione dell’associazione etnonazionalista völkisch “Identità e Tradizione”. I fondamenti concettuali, etici, spirituali e filosofici, nonché la Weltanschauung del nostro Sodalizio etnonazionalista völkisch, sono rimasti immutati in questo decennio e mai subiranno variazioni; essi, infatti,scaturiscono da verità sacre, originarie ed arcaiche e, pertanto, assolute,immodificabili ed eterne.
    Dieci anni d’attività metapolitica volta, fin dall’inizio, alla diffusione dell’unica Idea
    forza,capace realmente di stravolgere le oscure trame e le infere manovre della Sovversione e, allo stesso tempo, di mobilitare il Volk, ridestandone le immani forze ed energie insite da sempre nella sua eterna essenza animicospiritualeed etnorazziale. Tale Ideaforza è rappresentata dalla nostra filosofia ed idealità: l’Etnonazionalismo völkisch.

    ****

    CASA EDITRICE


    Effepi Edizioni

    PAGINE

    140

    PREZZO

    20 Euro

    ****

    PER ORDINAZIONI

    Telefono

    010-6423334

    oppure

    338-9195220

    Posta elettronica [email protected]om


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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Con iltermine völkisch si suole indicare un movimento politico-culturale nato in Germania. Il pensiero völkisch, che aveva le sue radici profonde nel periodo delle guerre napoleoniche ed in istanze romantiche, nasceva da un senso di frustrazione rispetto ad un'unificazione compiuta sotto l'egida prussiana e ad una scissione confessionale del paese, per recuperare un'identità etnonazionale più profonda e genuina, che si basasse sullo spirito popolare. Germanesimo ed antropologia razziale, antimodernismo e biologismo sono alcune delle facce che caratterizzano il pensiero völkisch. Un legame di popolo a livello biologico attraverso il Sangue e la Razza ed un mitico radicamento nel Suolo dell'Heimat, nell'idioma e negli usi e costumi trasmessi dalla Tradizione rappresentano il pensiero völkisch. Un movimento di reazione radicale contro la devastazione della vita spirituale determinato dall’industrializzazione, dall’urbanesimo e dal materialismo culturale ed economico.
    Questa reazione in Germania tra il 1890 ed il 1920 s’incarna nel movimento völkisch che vedeva nel ritorno alla terra e nelle origini contadine etradizionali l’unica via di salvezza. Il profondo amore ed il radicamento sulla “Heimat”, la terra degli antenati, l’interesse per i miti e per la preistoria germanica coinvolsero in quegli anni un vasto numero d’intellettuali, scienziati, scrittori, artisti e poeti.

    Illustri autori völkisch furono:


    Houston Stewart Chamberlain
    Theodor Fritsch
    Heinrich Class
    Julius Langbehn
    Paul de Lagarde
    Artur Dinter
    Georg Ritter von Schönerer
    Walther Darrè (il filosofo del Sangue e Suolo )
    Hans F.K. Günther
    Ferdinand Ludwig Clauss
    ...e mooolti altri...

    Questo testo è la riproduzione di un post di Der Wehrwolf ai tempi di POL.

    Ne seguiranno altri.
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 12:42
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #4
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    Federico Prati – Silvano Lorenzoni – FlavioGrisolia

    IFondamenti dell’Etnonazionalismo Völkisch

    "Nella vita sangue e conoscenza
    debbono coincidere.
    Allora sorge lo spiri
    to"
    FRANZ SCHAUWECKER



    "Riteniamo di fondamentale importanza, in un’epoca etnicamente e
    culturalmente decadente, un’epoca che disprezza ogni distinzione
    qualitativa, fornire gli elementi essenziali per poter comprendere
    appieno concetti così rilevanti per l’Europa quali sono, a nostro avviso,
    i fondamenti dell’etnonazionalismo völkisch.
    Gli Stati-Nazione, di chiara matrice giacobina, stanno segnando
    il passo. Ad essi pare si voglia sostituire un’Unione Europea, voluta
    unicamente da tecnocrati e dalla finanza apolide e nettamente
    rifiutata dalle Comunità etniche, che in essa vedono, realisticamente,
    il pericolo della perdita d’ogni propria Identità.
    A difesa e salvaguardia dei Popoli d’Europa dal mondialismo multirazziale
    e dalla globalizzazione omologante si pone unicamente
    l’etnonazionalismo.”(…)


    __________________________________________________ _______________

    Per richiederlo:

    Effepi Edizioni
    [email protected]
    tel. 338.9195220

    Titolo: I Fondamenti dell'Etnonazionalismo Völkisch

    Autori: Federico Prati – Silvano Lorenzoni – Flavio Grisolia

    Dati: 154 p.,

    Anno: 2006

    Prezzo: 16,00 Euro

    Editore: Effepi Edizioni


    Etnonazionalismoultima trincea d'Europa

    Editore: Effepi
    Autore: F. Prati - H. Wulf - S. Lorenzoni
    Anno: 2006
    Pagine: 134
    Sezione: Società e costume
    Argomento: Popoli e culture
    Codice: EFFEPI0005LB

    Prezzo:15,00 € (I.I.)

    Qta: L'integrazione, e quella di massa in particolare, è una pianta che soloapparentemente cresce e fruttifica in modo sano e rigoglioso. In realtà producefrutti nel migliore dei casi acerbi, quando non avvelenati, e questo perché lesue radici non affondano nel suolo della Patria, ma poggiano bensì su un'aridostrato di necessità e utilitarismo; la linfa che scorre nel suo tronco e neisuoi rami è una linfa estranea, non è la nostra e non lo sarà mai. Solo unintelligente ritorno alle tradizioni ed alla pienezza di un comune sentire chesgorghi dal cuore e non sia mediato dal cervello o suggerito da convenienze dibottega, potranno allontanare da noi il pericolo di scomparire come civiltà,come popolo, come persone.

    http://www.orionlibri.com/index.php?...wbyid&idn=1208

    __________________________________________________ _______________

    Scritti etnonazionalisti - Per un' Europa delle Piccole Patrie
    Editore: Effepi
    Autore: Federico Prati - Silvano Lorenzoni
    Anno: 2005
    Pagine: 50
    Sezione: Politica e attualità
    Argomento: Nazionalismo
    Codice: EFFEPI0004LB

    Prezzo:6,50 € (I.I.)


    In questo saggio è analizzato compiutamente il pensiero etnonazionalistavölkisch e come esso rappresenti davvero l'unica soluzione ai mali che da tempoaffliggono l'Europa ovvero l'immigrazione allogena, il mondialismo massonico,la globalizzazione omologante, il materialismo comunista, il liberismocapitalista. Dal testo si evince chiaramente che solo l'etnonazionalismovölkisch sarà in grado di ridare e ripristinare quella grandezza che da sempreha caratterizzato l'Europa, grandezza che la Terra degli Arii pare abbiatuttavia smarrito a causa di questi ultimi 50 anni di sudditanza all'arroganzadegli invasori angloamericani.


    http://www.orionlibri.com/index.php?...wbyid&idn=1200



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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Il buon pane della "Heimat"

    di Georg Etscheit* [28/05/2006]



    L'iniziativa regionale "Unser Land", Terra Nostra, difende in Baviera
    le attività locali contro la globalizzazione.


    Monaco. I mulini "Würm" a Dachau hanno una lunga tradizione. Un
    documento del vescovo di Freising dimostra che nell'odierna Standort
    già nel decimo secolo venivano macinati cereali. Da tempo naturalmente
    non batte più nessuna ruota sul mormoreggiante torrente; una moderna
    turbina rifornisce i mulini di energia. Il "mugnaio-Würm" LudwigKraus
    […] è debitore […] dell'iniziativa Unser Land, una rete di
    associazioni di consumatori e protettori dell'ambiente, artigianato,
    commercio e agricoltura, e perfino di chiese, che tutti assieme
    cercano di mantenere vivo il corso dell'economia locale o ciò che in
    tempi di globalizzazione ne è rimasto. Probabilmente senza Unser Land
    non ci sarebbero più mulini Würme. O i mulini Aktien ad Aichach, i
    mulini Jochner a Wilzhofen, e i mulini Schuster a Großaitingen.
    Nove "Assoc iazioni di solidarietà" attorno a Monaco hanno serrato i
    ranghi nell'organizzazione di controllo Unser Land, da "Terra di
    Dachau" nell'est passando per "Terra di Brucker" all'ovest finoa
    "Terra di Werdenfelser" al sud. A queste si aggiunge anche il
    capoluogo stesso. E il movimento regionale cresce. Già nel distretto
    di Dachau almeno sette forni su 23 che lavorano artigianalmente hanno
    uniformato il loro assortimento complessivo di pane, panini e paste a
    ingredienti regionali.
    Il segno di riconoscimento di Unser Land è un simbolo di un mondo
    sano: bianche nuvole su di un cielo blu, verdi pini in un paesaggio
    prealpino stilizzato. È questo il mondo che i movimenti regionali
    vogliono difendere. Poiché non solo i mulini locali chiudono ovunque.
    Anche le piccole fattorie muoiono, forni, macellerie e negozi
    alimentari sul territorio vanno al macello e latterie di medie
    dimensioni cadono vittima del processo di concentrazione. Con esse
    langue l'artigianato locale, si sfasciano comunità rurali, v! anno per si
    luoghi di lavoro e apprendistato. Alla fine minaccia addirittura il
    panorama culturale, cresciuto per secoli, di perdere il proprio volto.
    Di recente l'associazione della centrale dei consumatori ha denunciato
    uno spopolamento delle regioni contadine.
    Contemporaneamente cresce paradossalmente l'indice di gradimento delle
    persone verso i prodotti regionali. […]
    Le associazioni di solidarietà sono sorte da ben dieci anni da una
    iniziativa parrocchiale nel distretto di Fürstenfeldbruck. "Volevamo
    fare qualcosa per la conservazione del creato e infine diventare
    qualcosa di concreto per una volta", dice Elsbeth Seiltz, presidente
    di Unser Land. Il primo portatore dell'idea di moderna regionalità fu
    il pane quotidiano, un pane misto di segale e frumento, che veniva
    sfornato solo da prodotto della regione. Anche tutti i luoghi di
    lavorazione dovrebbe trovarsi di fronte alla porta di casa. Attraverso
    i media la gente viene informata di tutti i passi della lavorazione
    del "loro" pane. Le domande sono state incoraggianti, si ricorda
    la
    Seiltz.
    I regionalisti sono riusciti a convincere all'aperturasupermercati a
    Monaco […] al concetto "città-terra-partnership" e con il sostegno
    finanziario del Land di Baviera, a nominare un marchio riconosciuto
    dall'Unione Europea. Oggi solo a Monaco 150 filiali "Tangelmann"
    offrono in speciali scaffali una intera varietà di prodotti Unser
    Land: da patate, pasta, latte e uova, attraverso olio di semi di
    girasole e diverse qualità di senape fino a farina, succo di mela
    [eccetera, anche fino a prodotti per animali domestici]
    La richiesta di prodotti regionali cresce continuamente, dice Peter
    Daum, che è responsabile per la coltivazione ecologica e tutela dei
    consumatori presso la Tangelmann di Monaco. "Sempre più consumatori
    vogliono infatti sapere da dove proviene ciò che ogni giorno mangiano
    e devono."
    La regione, così sembra, ha perso la fama di provincialità. "Dieci ani
    fa suonava ! oltremod o conservativo, in tempi di tendenza alla
    globalizzazione, parlare di regionalità", dice Heiner Sindel, il
    presidente della lega delle associazioni […] dei movimenti regionali.
    Da tempo è chiaro, dice Sindel, che lo sviluppo verso una economia
    globale ha il suo prezzo. Il mercato mondializzato costa posti di
    lavoro, annienta varietà culturali e territoriali e ha messo in moto
    una massiccia slavina di commercio. Più di 400 iniziative regionali
    lottano in Germania nel frattempo contro il disboscamento totale,
    valuta Sindel. Punto forte del movimento di ri-inverdimento è
    la
    Baviera.
    E attorno a Monaco ben 500 negozi offrono prodotti Unser Land;180
    contadini riforniscono piccole impresi di trasformazione come la ditta
    di Monaco "Kind'l Senf" di materie prime. La società a responsabilità
    limitata Unser Land, che ha organizzato il commercio, similmente al
    "commercio solidale" con i Paesi in via di sviluppo, ha formato un
    sistema di prez zi di favore. Chi rinuncia alla tecnica genica o alla
    preservazione chimica delle piante, si decide per un trattamento
    giusto degli animali o si occupa del proprio bestiame solo con mangime
    dalla regione, ottiene maggiorazioni. Per questo i prodotti Unser Land
    sono il 15% più cari dei beni convenzionali. Per il contadino
    produttore di latte Franz Strobl da Hohennschäftlarn presso
    Wolfrathausen sull'Isar, che grazie all'iniziativa vende un terzo
    della propria produzione di latte, la commercializzazione diretta è
    solo un companatico. Per lui è importante la consapevolezza che la
    globalizzazione non è "la sola cosa beatificante".
    La trasformazione della struttura non è conosciuta per niente dal più
    delle persone, dice […] Ludwig Kraus. "Non sanno affatto che l'impasto
    per il Mohnsemmel [un tipo di pane] viene dall'Ungheria e non dal
    panettiere dietro l'angolo." […]



    NdT: Il titolo originale è "Das gute Brot der Heimat"; il termine
    "Heimat" è stato reso con "patria", sebbene in verità non sia
    veramente traducibile con una parola corrispondente. Infatti "Heimat"
    ha connotazioni spirituali, oltre che fisiche, in correlazione con
    l'individuo e la comunità, con il popolo, Volk. Termine anch'esso con
    connotazioni particolari.


    *"Die Zeit", Nr. 45, 3. Novembre 2005
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 12:45
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  6. #6
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    Il concetto di Volk

    Non esistendo uncorrispettivo italiano si potrebbe tentare di tradurre il vocabolo come razza oanche popolo, tuttavia il vero significato trascende quello della puradefinizione biologica per sconfinare in un campo che ha a che fare più con lasfera spirituale che con quella materiale. Si parla di volk, quando si vuoleidentificare una comunità di individui di matrice germanica che sentono vibraredentro di sé il medesimo anelito alla purezza del sangue, che partecipano dellanatura percependo una sorta di forza vitale o una essenza trascendente cosmicache li tiene insieme.

    Volk è il popolo di un determinato luogo che sa di essere una manifestazionedella natura del luogo e ne subisce l'influenza. I teorici volkisch (del volk)asserivano che i germani, essendo nati in una zona tipicamente nordica, cupa emisteriosa, sono guidati inconsciamente da un foltissimo ed inarrestabileanelito alla Luce (concepita anche come Luce divina), una Luce in direttorapporto con una conoscenza istintiva che deve essere recuperata e attualizzatain un sistema coerente, filosofico affinchè possa uscire dalla sua dimensioneinconscia ed affiorare nell'universo senziente. La dottrina razzistatipicamente germanica assorbe la sensibilità vòlkisch e la dispone su piani diconoscenza che tentano una indagine razionale. La relazione tra la natura delluogo di nascita e le caratteristiche caratteriali di un popolo assume tuttaviatoni di deciso antisemitismo man mano che si avvicina alla fine del XIX sec.,seguendo l'onda di una cultura sotterranea che fuoriesce allo scoperto confilosofi come Otto Gmelin, Friederich Ratzel, Wilhelm Heinrich Riel, BertoldAuerbach e altri.
    SANGUE; COSMO E NATURA

    Se, infatti, i tedeschi anelavano alla Luce, che non è solo fisica ma anchespirituale, i popoli semitici, per il fatto di provenire da lande deserte esterili, sarebbero dotati di scarsa spiritualità e di attitudini materiali,dedicando la loro vita ad attività esecrabili come l'usura. Si tratta di unaindagine teorica speculativa, senza basi effettive o scientifiche, che cercheràl'appoggio della comunità accademica attraverso il processo conoscitivo eugenetico(cioè che tende al miglioramento della stirpe) operato sotto il III Reich e leindagini antropologiche e antropometriche. Va notato che la sensibilitàvòlkisch (si tratta di questo, prima di una sistematizzazione in una filosofia)si fonda sulla dottrina del radicamento nel luogo di nascita e della misteriosa"forza vitale", aspetto condiviso anche da G. B. Shaw, un'energia chelega l'individuo ad un destino di potenza. Nel caso germanico verso larealizzazione darwinista della supremazia del più forte, anch'essa una leggenaturale. Una posizione antimodernista e anti-industriale poiché rigetta ilprogresso tecnologico in favore di un ritorno alle campagne, all'universo diorigine, in cui il popolo tedesco avrebbe ritrovato la sua reale genesi, confusodallo sradicamento operato dalla civiltà industriale che aveva allontanatol'uomo dal suo vólk. La natura è percepita come un organismo vitale spontaneo,ricolmo di energia vitale a cui attingere a piene mani con una volontariaimmersione spirituale: si tratta, quindi, di un sentimento che presenta tracceevidenti di sapore mistico. Chi partecipa del medesimo vòlk percepiscenettamente il legame che si instaura naturalmente tra i membri del gruppo e lecaratteristiche caratteriali si riflettono nell'ambiente di nascita: nessunestraneo può appropriarsi di un vòlk che non è suo né trovare autorealizzazioneal di fuori del suo alveo naturale. Tuttavia, il concetto di popolo o razza inquesto senso non va racchiuso all'interno di un argine nazionale, in quanto imembri dello stesso vòlk possono appartenere anche a stati diversi ma concaratteristiche somatiche e spirituali simili; allo stesso modo una nazione puòessere spaccata in due dalla differente anima volkish degli abitanti. L'uomoperde ogni illusione illuministica razionale, empirica di dominatore dellanatura per entrare in una dimensione naturale di fusione cosmica, lasciandosiguidare dal proprio istintuale bisogno di una realizzazione spirituale ebiologica con la natura.
    IL RITORNO ALLE ORIGINI

    II vòlk si manifesta anche come entità storica proveniente da un remoto passatoe l'uomo germanico sente vibrare il suo retaggio atavico nel sangue della razzapura volkish che così bene viene descritta nel "De Bello Gallico" diCesare e, soprattutto, nella "Germania" di Tacito. In un periodo incui il romanticismo tedesco aveva risvegliato i sentimenti archetipici,migliaia di tedeschi rilessero la loro storia, le loro origini nelle paginedell'autore latino e si riscoprirono biondi, forti e pieni di energiaesplosiva. Tuttavia, come nel caso del periodo post-Versailles di Weimar, latensione spirituale non riusciva a trovare un corrispettivo politico: ancoraprima, moti e le rivoluzioni del 1848, malgrado le speranze diffuse, nonavevano portato in Germania ad una unificazione reale di tipo volkish. Allaproclamazione del re di Prussia come imperatore da parte di Bismark nel 1871seguì il nuovo governo che fu chiamato Secondo Reich e che si occupò diproblemi burocratici che, come nel periodo di Weimar, nulla avevano a chespartire con la frustrazione di una mancata realizzazione spirituale di unitàdella comunità tedesca volkish. In effetti, il II Reich si preoccupava dirafforzare la sua stabilità politica ed economica, aumentarel'industrializzazione e l'inurbamento a scapito del legame naturale del popolocon la sua terra e questo dovette sembrare un tradimento culturale allasensibilità volkish. Come ricorda G. Mosse, il nuovo Reich fu salutato daentusiasmi che maturavano da un un'attesa pressoché messianica di unitàpolitica e spirituale mai ottenuta, ma la Realpolitik di Bismark fu fonte dicocente delusione in quanto il germanesimo non entrava a far parte di alcunaspetto del nuovo governo. Fu facile allora rivolgersi al passato, in unaricerca delle proprie origini razziali e ritrovare nella natura e nel concettodi vòlk quella unità spirituale che era stata disattesa per così tanto tempo.Il processo psichico archetipico scattò come una molla e si manifestònaturalmente, autonomamente, come una manifestazione generale di spiritualitàcosmica, nel fenomeno dei Wandervogel, gruppi di giovani che organizzavanolunghe gite domenicali nelle foreste tedesche alla ricerca di una identitàspirituale. Non si tratta di una semplice insofferenza politica, questi gruppi,che diventarono sempre più grandi e organizzati, avevano come scopo ilripristino degli antichi riti e usanze germaniche. Molti di essi svolseroricerche approfondite allo scopo di ritrovare e riattualizzare gli antichiculti solari; come nuovi adoratori del Geist (lo Spirito) sentivano la potenzadella forza vitale spingerli verso un punto di genesi. Si tratta, in terminitecnici, di un regressus ad uterum (ritorno all'utero), un bisogno di ritrovarecoesione, sicurezza, approvazione all'interno del seno materno, in un legamecon la madre terra che solo così poteva essere realizzato. La dottrinahitleriana della Herrenvòlk, la razza padrona,come si ritrova nel "MeinKampf, il testo autobiografico di Hitler, affonda le sue radici proprio nel movimentovòlkisch; le dottrine antisemite si rivestono di paganesimo e lo stesso simbolodell'albero che si ritrova continuamente negli scritti del movimento, la forzadel contadino tedesco che si radica nella terra e si protegge verso il Sole eil Cosmo intero richiama Yggdrasyl, il mistico albero della conoscenza econcepito dai Germani come axis mundi. L'ebreo diviene, invece, uno stranieroin un territorio che gli è estraneo, un essere demoniaco che tenta, come unserpente, di minare alla base la felicità del popolo germanico, distruggendonele radici, poiché non fa parte dello stesso vòlk. E' interessante unparticolare relativo allo scrittore Paul de Lagarde, filosofo vòlkisch dellaseconda metà del XIX sec.: egli era dell'idea che fosse necessario esiliare gliebrei nel Madagascar, scrivendo che "non si poteva discutere con deibacilli". Nel 1942 Hitler riprendeva la stessa idea: "La battagliache noi intraprendiamo è della stessa natura della battaglia intrapresa nelloscorso secolo da Pasteur e da Koch".
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 12:48
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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    L'etnofederalismo per risolvere i nostri gravi problemi demografici.


    Solo l'ignoranza, o la cattiva fede, possono ritenere positivo il collasso demografico.
    Sono necessari una vigorosa politica autonomista a favore della natalità
    ed un rigido controllo dell'immigrazione.
    L'alternativa è un genocidio strisciante.




    --------------------------------------------------------------------------------

    Sommario
    1) Il quadro generale

    2) Realtà demografica della Repubblica Italiana e delle Nazioni Padano-Alpine

    3) Il federalismo come risposta ad una situazione demografica patologica


    --------------------------------------------------------------------------------





    l. IL QUADRO GENERALE.

    L'insieme dell'umanità attraversa oggi una fase di rapido incrementodemografico. La sua crescita annua è dell'1,7 % (il che significa UN MILIONE dipersone in più ogni 4 giorni). Proseguendo l'attuale andamento, essa sarebbedunque destinata a raddoppiarsi in soli 42 anni. Fortunatamente, il tasso diaccrescimento appare da qualche lustro in lieve flessione, e ci si puòattendere di giungere in prossimità della "crescita zero" verso glianni '50 del 2000 (gli esseri umani saranno allora circa 11 miliardi!).

    Il nuovo equilibrio previsto per quella data, sarebbe caratterizzato da livellidi natalità e mortalità entrambi più bassi di circa 3 volte rispetto a quellitradizionali: 1,2-1,5 % contro 3,5-4,5 % .

    Tab. 1 - Popolazione in milioni di alcune grandi aree del mondo

    Area
    1960
    1985
    2000
    2050

    America Latina
    217
    405
    546
    779

    Cina
    657
    1060
    1256
    1475

    India
    442
    759
    964
    1228

    C.E.E. 12
    280
    321
    330
    329

    Africa
    280
    555
    872
    1617


    Tale scenario tuttavia nasconde una gamma di situazioni ESTREMAMENTE DISTANTI:si va dalle popolazioni la cui esplosione sembra incontrollabile (Africa, AsiaOccidentale), ad altre oggi ancora in forte crescita ma già in fase di"frenamento" (America Latina), a popoli ormai vicini allastazionarietà... sino ad altri che si stanno infilando in un non meno gravesquilibrio di segno opposto, per esser la loro fertilità stabilmente al disotto della soglia del ricambio generazionale. Tra questi ultimi iPadano-Alpini detengono oggi un non invidiabile PRIMATO MONDIALE.

    I demografi ammoniscono pertanto che "EQUILIBRIO" è il concetto diriferimento fondamentale. Abbiamo equilibrio tra le GENERAZIONI se esse sisuccedono senza espandersi né contrarsi. Questo si verifica - posto che lamortalità infantile sia modesta - se si registrano circa 21 o 22 figli ognidieci donne. Vediamo nella tab. 2 quanto si sia oggi lontani in certe aree datali valori.

    Tab. 2 - Figli ogni 10 donne (1988)

    Siria
    67

    Algeria
    66

    India
    39

    Brasile
    35

    Cina
    25

    Svezia
    19

    Francia
    18

    Repubblica Italiana
    13


    Si noti altresì quanto sia sperequata geograficamente la fertilità: il potenzialeconflittuale di tali divari abissali (ad esempio tra paesi arabi e paesieuropei) è evidente. Un secondo aspetto essenziale dell'equilibrio è pertantoquello tra le diverse AREE GEOGRAFICHE.

    Non meno gravi infine, gli squilibri tra gruppi diversi (etnici, religiosi,castali) all'interno di una medesima STRUTTURA STATALE. Ne vediamo un esempionel martoriato Libano - dove la comunità sciita ha ormai largamente superatoquella maronita -, ma simili pericoli si determinano in situazioni diverse comela Jugoslavia o l'U.R.S.S.; in quest'ultima i popoli musulmani stanno passandodall'11,8% nel 1959 al 22,8% previsto nel 2000.

    Particolarmente esplosivi gli squilibri "importati" a seguito diflussi immigratori. In Francia le donne nordafricane mantengono una fertilitàsuperiore del 150% (!) a quella media francese. La comunità islamica del paesetransalpino, forte oggi di circa 3,5 milioni di individui, con forteconcentrazione nelle fasce di età più giovane appare dunque destinata araddoppiarsi entro qualche decennio ANCHE SENZA NUOVI ARRIVI.

    Tali comportamenti riproduttivi sono riflesso e insieme causa, in un drammaticocircolo vizioso, dell'impossibilità di integrare nelle società europee vastigruppi umani provenienti da civiltà profondamente diverse. Di questo si è ormaitanto consapevoli in Francia, che in un sondaggio recente il 57% della stessabase socialista ha dichiarato di ritenere che l'islamizzazione ha ormai toccatola "soglia di tollerabilità", mentre il Presidente Mitterrand (non LePen!) afferma che il problema delle presenze clandestine va risolto conl'espulsione. I socialisti italiani, a quanto pare, intendono incoraggiareinvece l'immigrazione clandestina con sanatorie a ripetizione (già tre in dueanni!), ignorando sfacciatamente l'esperienza francese che pure è sotto gliocchi di tutti.





    2. REALTA' DEMOGRAFICA DELLA REPUBBLICA ITALIANA E DELLE NAZIONI PADANO-ALPINE

    Il valore di 13 figli per 10 donne (venti anni fa era di 25), pone laRepubblica Italiana di fronte ad una situazione del tutto nuova e gravida diconseguenze.

    La popolazione complessiva non è ancora in fase calante - anche perl'allungarsi della vita media - ma il permanere di un tasso di sostituzionegenerazionale inferiore addirittura del 40% a quello di equilibrio, la avviaverso un declino sempre più rapido. Permanendo le attuali tendenze potrebberoesserci tra circa 40 anni qualcosa come TRE MORTI PER OGNI NASCITA.

    La situazione padano-alpina, dove il prevalere via via più netto delle mortisulle nascite è da anni una realtà, è poi molto più allarmante. Nelle tabelle3, 4 e 5 offriamo alcuni strumenti di valutazione (in esse si fa riferimento adun modello previsionale basato sull'ipotesi del mantenimento degli attualilivelli di fecondità. Tale ipotesi è considerata troppo ottimista ad alcunidemografi).



    Tab. 3 - Variazione percentuale della popolazione prevista tra il 1988 e il2028 a fecondità costante (movimento naturale)

    Lombardia
    -21%

    Veneto
    -19%

    Piemonte
    -26%

    Liguria
    -34%

    Campania
    +11%




    Qual è la natura reale dei processi in atto? Non si tratta - come ancora siritiene diffusamente - di "essere in futuro un po' di meno". Ciò chesi è avviato dal 1974 in poi è esattamente quel fenomeno che possiamo definire"IMPLOSIONE DEMOGRAFICA", ovvero una contrazione sempre più rapidadella popolazione per il succedersi di generazioni ogni volta più piccole.

    Nel medio termine L'INVECCHIAMENTO ne sarà la conseguenza rincipale: quandosaranno anziani i giovani d'oggi, gli toccherà di vivere in una società dianziani. Moltissimi di loro non avranno alcun familiare che gli sia vicinomaterialmente e affettivamente. Questa solitudine costituirà una formaspaventosa di quelle NUOVE POVERTA' che già vanno delineandosi, e che vengonosottovalutate dalla cultura materialista egemone.

    Dobbiamo distinguere attentamente tra due fenomeni diversi che vanno sotto lostesso nome: l'invecchiamento dovuto all'allungarsi della vita media è un fattoquasi puramente anagrafico, si vive più a lungo proprio perché si conservanopiù a lungo le proprie capacità e la propria vitalità (il settantenne attuale èper molti aspetti equiparabile a un sessantenne del secolo scorso).L'invecchiamento dovuto a mancanza di ricambio generazionale è ben altra cosa,esso è sostanziale, biologico: è la vita che non si rinnova.

    Per potere realisticamente prendere coscienza di conseguenze di tale portata -anche se esse non sembrano interessare la classe politica italiana - ènecessario essere informati; ciò rappresenta un diritto elementare. Nel lungotermine il risultato della implosione è semplicemente L'ESTINZIONE dellapopolazione interessata.

    Tab. 4 - Confronto tra la popolazione tra 0 e 64 anni di età delle RegioniPadano-Alpine (=100) e il Meridione

    Regione
    1988
    2028

    Regioni Padano-Alpine 100 100
    Mezzogiorno 81 133

    La proposta di innestare in questo nostro scenario gigantesche immigrazioni dalterzo mondo - viste come rimpiazzo dei non nati e "soluzione" aportata di mano per gli squilibri demografici - può venire avanzata solo da chiveda le persone umane (tutte le persone, immigrati ed autoctoni) comerobot-consumatori, pezzi d'ingranaggio intercambiabili, numeri privi di ogniidentità collettiva, e non veda altresì il succedersi delle generazioni anchecome organica trasmissione di comportamenti e di valori.

    Di fronte ad una martellante campagna a favore di tali immigrazioniintercontinentali di massa - sostenuta anche dai vertici della Chiesa lombarda- non possiamo non ricordare il messaggio di GIOVANNI PAOLO II in occasionedella giornata della pace del 1.1.89, nel quale si afferma con vigore che primodiritto di ogni popolo, per quanto piccolo, è SOPRAVVIVERE e, subito dopo,salvaguardare e sviluppare la propria cultura. Tali diritti, viene precisato,possono essere minacciati sia direttamente sia "in forme piùsottili".

    Anche qualora non interessasse per nulla l'impoverimento che subirebbel'umanità intera dalla sparizione di una qualsiasi etnia (si tratti diBoscimani o Làpponi, Tibetani o una qualsivoglia etnia amazzonica, Veneti oLèttoni, Ainu o Sòrabi di Lusazia) e dei patrimoni culturali e spirituali dicui essa è portatrice - considerazioni che almeno nei nostri riguardi sembranonon avere alcun valore per la cultura dominante - resterebbe comunque daaffrontare la lunga fase della SOSTITUZIONE della popolazione autoctona conquella immigrata, fase caratterizzata dalla compresenza artificiosa, e quasiimposta, di culture radicalmente eterogenee.

    Ricordiamoci che uno dei massimi eventi della storia contemporanea, è laspartizione del subcontinente indiano tra Pakistan ed India, nel 1947. Da partedei musulmani - questa l'origine del conflitto sanguinoso che costò un milionedi morti -, uno stato laico a maggioranza indù era considerato incompatibilecon i valori della propria civilizzazione; e si pensi che nelle varie regioni,essi condividevano generalmente con gli indù lingua e origine etnica! D'altrocanto, negli U.S.A. le tensioni etniche sono vivissime, da New York a Miami,pur nella generale matrice cristiana di vecchi yankees, neri, ed immigrati piùo meno recenti.

    Si pensi ora alla situazione che andrà creandosi da noi, dove schiere diindividui appartenenti a comunità distantissime sia per etnia che perreligione, si vedono catapultate in una società post-industriale così diversada quella d'origine. Essi divengono vittime di uno sfruttamento senza scrupoli;non solo di tipo economico, ma anche politico attraverso una propagandarivendicazionista selvaggia, che gli annuncia che il semplice aver posto piedenella Repubblica Italiana conferisce il diritto ad esigervi "tutto esubito" (casa popolare, sanità gratuita, formazione professionale, lavoro,scuole musulmane per i figli, centri culturali, moschee, voto).

    Anche in futuro la "politica del buon cuore" e del "tutto atutti" e lo sfruttamento del lavoro nero continueranno a muoversiparallelamente, alimentandosi a vicenda.

    Si gettano così i semi di lacerazioni senza precedenti, collegate a nuoveviolente forme di conflittualità sociale, all'insicurezza provocatadall'aumento della criminalità, ma soprattutto al venir meno di riferimentietici comuni come fondamento della legislazione e di ogni forma diorganizzazione della vita civile (significativo a tale riguardo ilriconoscimento ufficiale - per i musulmani - della POLIGAMIA, ad opera del TARdell'Emilia Romagna, dietro sollecito patrocinio del principale sindacatoromano: la CGIL).



    3. IL FEDERALISMO COME RISPOSTA AD UNA SITUAZIONE DEMOGRAFICA PATOLOGICA.

    Nel caso dei popoli padano-alpini si è di fronte a ciascuno dei possibilisquilibri demografici: in primo luogo quello tra generazioni (ognuna è LA META'della precedente), in secondo luogo, oltre a quello più generale tra paesieuropei ed afroasiatici, un notevole squilibrio entro lo stato italiano traPadania e Mezzogiorno.

    Infine si profila quello che abbiamo chiamato sopra "squilibrioimportato", ovvero un forte differenziale riproduttivo tra popolazioneautoctona ed immigrati extraeuropei.

    I nostri popoli, dati alla mano, stanno andando verso l'estinzione fisica. Si trattaper certi versi di un "auto-genocidio", ma non esclusivamente diquesto. Alle cause "endogene", comuni alle società post-industriali,si sovrappongono nella Padania, determinandovi una vera e propria patologiarispetto al resto d'Europa (vedi tab. 5), fattori strettamente legati alla suaappartenenza ad una struttura statale centralista dove prevalgono situazionisociali e culturali ben diverse dalla nostra, in grado di determinare gliorientamenti complessivi.

    Tab. 5 - Natalità (nati ogni mille abitanti) - 1987

    Francia
    13,8

    Gran Bretagna
    13,6

    Norvegia
    13

    Paesi Bassi
    12,7

    Svezia
    12,5

    Svizzera
    11,5

    Austria
    11,3

    Germania (R.F.T.)
    10,5

    Regioni Padano-Alpine
    7,7


    Per quanto-riguarda pòi il secondo diritto collettivo fondamentale ricordatodal Papa (il primo essendo rappresentato dalla sopravvivenza fisica di unacomunità), e cioè quello al mantenlmento ed allo sviluppo della propriacultura, l'immigrazionismo sfrenato, assoggettando le nostre genti ad una formacapillare ed irreversibile di invasione, sta predicando ed attuandoconsapevolmente nel nostri confronti un genocidio culturale. Esso distrugge lamulticulturalità reale - quella di una Europa così ricca di culture diverse,espresse dalle sue oltre l00 (tra grandi e piccole) etnie - mostrando per essasolo incomprensione se non disprezzo. Contemporaneamente ne viene minata allabase la possibilità di un confronto pacifico e fecondo con le civiltàextraeuropee, causando con esse impatti traumatici, inevitabilmenteconflittuali.

    Vogliamo sottolineare che il GENOCIDIO, sia pere strisciante ed in formaincruenta, rappresenta l'espressione più violenta e totale di RAZZISMO. Unapolitica che tenda all'equilibrio, tutelando insieme i sopra menzionati diritticollettivi fondamentali, è pertanto nel nostro caso la scelta pro-natalista.

    Il semplice parlare di interventi a favore della natalità - quand'anche sianoauspicati dai demografi - suscita spesso due obiezioni. Da un lato essi vengonoconfusi ostinatamente con una politica demografica alla Mussolini o allaCeausescu. E' vero esattamente il contrario: il proposito mussoliniano era diaccelerare la crescita della popolazione, rafforzare cioè uno squilibrio già inatto; allo stesso modo, oggi, il rifiuto di scelte volte a rallentare ildecremento sempre più rapido della nostra popolazione, avrebbe proprio quelmedesimo effetto di allontanarci dall'equilibrio, questa volta in sensoopposto.

    La seconda obiezione, è che uno stato democratico dovrebbe astenersi comunquedall'intervenire in questo campo. Il "non intervento" è tuttaviaun'etichetta illusoria: deliberazioni politiche nei settori più svariati(legislazione fiscale, diritto di famiglia, scelte edilizie etc.) hanno in ognicaso una oggettiva influenza sul comportamento riproduttivo. E non sarebbedavvero più 1ibera la famiglia, in un quadro legislativo che tendesse adattenuare gli oneri che nella società attuale comporta la scelta di avere piùdi un figlio?

    Ad una nuova attenzione per la vitale esigenza di un più equilibrato ricambiogenerazionale, si può pervenire solo in un quadro federalista. Nelle regionimeridionali l'implosione demografica o appare lontanissima o non si prevedeaffatto. Pertanto non solo lo stato centralista non affronta neppure questitemi, ma è evidente che qualora lo facesse le beneficiarie sarebbero proprio

    le regioni con più nascite. Sarebbe l'ennesima beffa!

    Qualora la Lombardia fosse autonoma e disponesse quindi almeno di una parte diquelle enormi risorse di cui viene oggi rapinata, sostenere finanziariamente lefamiglie sarebbe forse oneroso? A titolo esempio, uno stanziamento annuo dicirca 3000 miliardi di lire, potrebbe garantire un contributo mensile - sottoforma di assegni familiari "seri" - di 250.000 £ per ogni figliominorenne secondogenito e 400.000 se terzogenito o successivo a TUTTE LEFAMIGLIE che risultino, alla nascita del primogenito, RESIDENTI in Lombardia edin possesso della cittadinanza italiana DA 5 ANNI.

    E' un impegno che può apparire rilevante, tuttavia sarebbe poca cosa rispettoalle tasse che oggi partono per Roma senza far ritorno, ed anche rispetto allefuture crescenti e inderogabili necessità dell'assistenza ad una terza età cherappresenterà gran parte dell'intera popolazione. A meno che in una societàfutura non si introducano forme più o meno estese e legalizzate digerontocidio, come approdo di una logica spietata prodotta dalla disgregazionesociale.

    In antitesi a questo scenario, occorre prevenire un'eccessiva sproporzione traanziani e giovani in seno alla popolazione padano-alpina, ed altresì favorire -anche attraverso adeguate scelte edilizie - la permanenza naturale dell'anzianoin una famiglia trigenerazionale, ove si realizzi pienamente il fondamentalerapporto tra nonni e nipoti.

    Spesso non si forma, o non si allarga, una famiglia per la difficoltà areperire un alloggio adeguato. E' pertanto indispensabile dare la prioritànell'assegnazione di unità abitative di edilizia pubblica o sovvenzionata, airesidenti da almeno cinque anni, priorità di fatto goduta oggi da non residentio neo-residenti.

    Si potranno altresì concedere agli sposi residenti da almeno cinque anni, mutuiregionali per l'acquisto dell'abitazione, da ritenersi estinti nella misura adesempio del 20%, 50%, 100%, alla nascita del primo, secondo e terzo figliorispettivamente.

    Oggi invece, non possiamo investire nulla nel nostro futuro.

    Anche sul piano culturale paghiamo altresì un grave scotto per la presenza diuna struttura politica che, al di là dei reboanti proclami europeisti, ci ponedi fatto ai margini dell'Europa. Ciò contribuisce largamente al perduraredell'egemonia di un antistatalismo ad oltranza di matrice radical-borghese,benché esso sia in abissale ritardo rispetto alla nostra realtà.

    Esso appare altresì pateticamente provinciale, superato proprio da quellesocietà nord-europee cui usava superficialmente far riferimento. In quei paesi,da alcuni anni, si hanno sempre più bambini! Scandinavia e Gran Bretagnapresentano oggi tassi di natalità dal 60 al 70% superiori a quelli padano-alpini,e si vanno riavvicinando progressivamente all'equilibrio intergenerazionale.

    Ridotta invece ad un ruolo di produttrice-distributrice di ricchezza, dipintaspesso nei media "nazionali" come una sorta di paese di cuccagna, laLombardia è drammaticamente privata addirittura della consapevolezza dellesfide che le vengono poste dal suo stesso sviluppo economico, tra le quali ilcrollo drammatico delle nascite ed il livello intollerabile raggiuntodall'inquinamento. Rivendicare oggi di esser posti in condizione di gestire inostri più vitali problemi non significa dunque affatto - come si ha interessea far credere - dimenticare quelli altrui e chiudersi su sé stessi!

    Mentre la psicologia dell'infanzia ci segnala l'insostituibilità per il bambinodella possibilità di crescere con un fratellino od una sorellina, è giunto ilmomento anche nella società lombarda di chiedersi serenamente nelle giovanifamiglie, se sia più auspicabile la seconda o terza auto (magari un fuoristradache fa tanto status symbol) oppure il secondo o terzo figlio. Di affermare chel'edonismo e l'individualismo sfrenati non rappresentano l'affermazione dellalibertà, ma una strada senza sbocchi. Mai come oggi è vero che un popolo chesmarrisce il senso della propria identità ed i suoi valori più profondi non hafuturo!

    Demografi, sociologi, psicologi e... il buon senso possono indicarci la strada,ma come percorrerla?

    Del federalismo abbiamo bisogno per tutelare l'ambiente naturale, il patrimoniostorico-culturale, perché funzioni l'amministrazione, la previdenza, la sanità,perché sia garantita la sicurezza dei cittadini contro ogni forma dicriminalità. Ma esso è anche necessario perché continui ad esserci un popololombardo che di tutto ciò possa fruire.

    Carlo Corti

    Da "Lombardia Autonomista"

    Anno VIII n. 23

    29 giugno 1990
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 17:56
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #8
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    Per una Mistica Völkisch

    28 novembre 2008 (18:05) | Autore: Michele Fabbri



    «La questione razziale offre la sola valida chiave interpretativa della storiamondiale, che appare sovente tanto confusa per la sola ragione che è statascritta da persone che, non possedendo un’appropriata conoscenza del problemarazziale, non erano in grado di valutare adeguatamente i momenti storicicorrispondenti alle diverse fasi della sua evoluzione».

    Chi ha pronunciato questa dichiarazione ? Forse un folle dittatore fascista,razzista e antisemita ? Niente affatto, la frase in questione è stata scrittanientemeno che…dall’ebreo sionista Benjamin Disraeli!

    Per completare il senso del concetto esposto sopra, si potrebbe menzionarequest’altra perla di saggezza: «i reietti e gli stranieri, gli sfruttati e iperseguitati di altre razze e colori…la loro opposizione è rivoluzionaria anchese non lo è la loro coscienza». Questa volta a parlare è il filosofo marxistaHerbert Marcuse, le cui opere istigavano alla violenza le folle sessantottine.


    Filosofia, dottrina e mistica dell'etnonazionalismo voelkisch
    Queste due citazioni sintetizzano efficacemente le idee guida del mondialismoispirate all’irrazionalismo ebraico-comunista che trova il suo compimento nelregno messianico della globalizzazione, ovvero nella democrazia di massa basatasul pregiudizio egualitario: un’ideologia estremamente facile, comoda ederesponsabilizzante. Per reagire a questo deprimente clima culturale occorreuna terapia d’urto che sappia proporre idee forti in grado di contrapporsi alladegenerazione imperante. Federico Prati e Silvano Lorenzoni sono da anniimpegnati in un’opera di divulgazione di idee alternative, e la loro ultimafatica Filosofia, Dottrina e Mistica dell’Etnonazionalismo Völkisch è un importantetesto di riferimento per uscire dal tunnel del pensiero unico. Oggi viviamo unmomento cruciale della storia, in cui il mondialismo impegna tutte le sue forzeper la creazione di un’umanità bastarda che dovrebbe cancellare per sempre iconcetti di Razza e di Identità. Scopo di questo piano criminale è togliere lasovranità alle nazioni per depredarne le risorse economiche; il tuttomascherato da una propaganda egualitaria e progressista che riesce ancora aimbambolare vasti settori dell’opinione pubblica.

    Gli autori del libro compiono un’ampia e approfondita ricognizione storicadell’ideologia etnonazionalista riportando numerose citazioni dai classici delpensiero Völkisch, alcune delle quali per la prima volta tradotte in italiano.Le prime teorizzazioni dell’idea Völkisch risalgono all’inizio del XIX° secolo,quando le guerre espansionistiche della Francia rivoluzionaria diffondonol’egualitarismo democratico e la concezione mercantilistica del mondo. L’eticaprofondamente egoista della borghesia, elaborata nel buio delle loggemassoniche, è la prima manifestazione del mondialismo, che sogna un mondounificato dal dio-denaro e un tipo umano non più considerato nella suaintegrità di persona, ma solo sotto l’aspetto anonimo del consumatore. Gli intellettualietnonazionalisti si richiamavano alle radici della cultura indoeuropea fondatasul senso della gerarchia e della discendenza, valori che per millenni hannoispirato i popoli europei. Il mondialismo, invece, ha come obiettivo lacancellazione delle identità razziali tramite il meticciato, e questo pianoparte dalla distruzione della cellula base della società: la famiglia naturale.In questo modo si crea il buco demografico che viene riempito con la massicciaimmissione di elementi allogeni: gli immigrati clandestini che sciamano inEuropa sono coperti di privilegi inauditi ai quali non corrisponde alcun dovereda parte loro, e come se non bastasse sono anche protetti dalle leggi contro ilrazzismo!

    Inoltre la grande disponibilità di mano d’opera extracomunitaria a basso costoha prodotto l’abbassamento degli stipendi dei lavoratori europei, stipendi che,oltretutto, vengono sempre più erosi dall’inflazione. Mentre politici,giornalisti e intellettuali si esibiscono in televisione vagheggiando unfantomatico “arricchimento culturale” portato dalla globalizzazione, la realtàci mette sotto gli occhi un processo di impoverimento generalizzato. Ovviamentel’obiettivo mondialista è di annientare ogni forma di organizzazione sociale, ec’è da aspettarsi che a breve termine il mondialismo imponga l’uso di drogheper rimbecillire ulteriormente l’opinione pubblica, oppure che realizzi unapolitica di matrimoni misti forzati per mescolare le razze!

    In effetti nel regime mondialista si è costretti a dover difendere anche le piùelementari libertà e i diritti naturali che nelle società tradizionali eranodati per scontati. Il caso più clamoroso è la negazione del diritto allalegittima difesa: i governanti mondialisti tutelano invece le violenze e leprepotenze dei criminali che, in base ai dogmi marxisti, sono giustificatidallo stato di bisogno. La società innaturale che viene plasmata dalmondialismo si configura come il trionfo del crimine e del parassitismo: sivede chiaramente come questo modello di società rappresenti la naturaleevoluzione del comunismo, e come il capitalismo non sia altro che una fasepreparatoria e complementare al collettivismo marxista. La storia ha ormaimostrato ampiamente come liberali e comunisti si compattino sempre in un fronteunico quando i popoli cercano di difendersi dagli assalti mondialisti. Non acaso i governi di qualsiasi colore politico, con logica bipartisan, prevedonouna speciale tutela per gli zingari che rappresentano l’incarnazione diquell’ideologia del nomadismo parassitario che è il fine ultimo dellaglobalizzazione! E questa vittoria del parassitismo sulla cultura del lavorosegna una sconfitta della dignità umana che non ha eguali nella storia…

    Particolarmente stimolante è la parte del libro dedicata al valore del mito chedeve tornare ad essere il punto di riferimento non solo di un’azione politica,ma anche di una rivoluzione culturale che affranchi la spenta umanità delsecolo XXI° dalla schiavitù delle astrazioni illuministiche che hanno prodottoun delirante scenario psicologico fondato sulla dissociazione dellapersonalità. Infatti la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica èistintivamente avversa alla globalizzazione, ma non riesce ancora a sviluppareuna coscienza identitaria a causa della pervasiva propaganda mondialista che èpadrona assoluta dei mass-media. La grande sfida culturale del futuro è quelladi elaborare atteggiamenti mentali che sappiano esprimere una criticacostruttiva della modernità, e non mancano dati incoraggianti: se il sistemacerca di bloccare le idee antagoniste sui mass-media, il pubblico mostra uninteresse crescente per le fonti d’informazione alternative. Si è dimostratoefficacissimo l’utilizzo di internet, un mezzo difficilmente controllabile ocensurabile dal sistema. Sono ormai numerose le voci critiche verso l’attualestato di cose, e la democrazia di mercato mostra ogni giorno di più i suoilimiti. Non solo garantisce scarsa rappresentatività ai cittadini, masoprattutto determina un livellamento inaccettabile delle attitudini umane: sesi considera che il voto di un tossicodipendente vale come quello di un buonpadre di famiglia, si può rilevare come la democrazia sia alquanto discutibileanche sul piano morale…

    Inoltre la tanto declamata “libertà” democratica è un concetto assai povero dicontenuti: ormai nelle democrazie moderne ci sono più reati d’opinione che nelfascismo e nel comunismo messi assieme! Si può anzi affermare che la società dimassa contemporanea rappresenta una rovinosa sconfitta dell’idea di libertàindividuale, e pertanto si avverte l’urgenza di nuove sintesi ideologiche.

    La parte finale del libro analizza le prospettive geopolitiche future. Nessunosi illude sulle immani difficoltà di una battaglia antagonista: il mondialismoha creato un clima di caccia alle streghe nel quale qualsiasi rivendicazioneidentitaria viene bollata con l’accusa tanto vaga quanto onnicomprensiva di“razzismo”. Tuttavia ci sono anche motivi di speranza per un significativocambiamento degli attuali equilibri politici anche a livello internazionale.Dopo il 1945 Stati Uniti e Unione Sovietica si sono spartiti il mondo da buoniamici, inscenando una presunta “guerra fredda” che serviva a congelare itentativi di opposizione al sistema. Poi con l’implosione dei regimi sovieticigli Stati Uniti sono rimasti l’unica superpotenza e ne hanno approfittato perspingere decisamente l’acceleratore del mondialismo in modo da instaurare illoro modello di organizzazione socioeconomica: la società multicriminale. GliStati Uniti sono sembrati per alcuni anni apparentemente indistruttibili, ma leguerre in Medio Oriente e la recente crisi economica hanno fatto vacillare ilcolosso americano che negli anni futuri potrebbe essere assorbito da problemiinterni e quindi sarebbe meno aggressivo verso l’esterno. Nel contempo unaRussia non più comunista e tendente ad assumere un carattere nazionalistacomincia a configurarsi sempre di più come una valida alternativa allasovversione capitalista. Il mondo islamico, inoltre, sviluppa sentimenti dicrescente ostilità verso Israele. A metà del guado c’è l’Europa che finora nonha saputo far di meglio che offrirsi come vittima sacrificale al vampiroisraelo-americano che l’ha dissanguata per mezzo secolo. In questo nuovoscenario strategico la grande scommessa degli etnonazionalisti è quella diarrivare al momento del collasso della democrazia di mercato con un numero dipersone “di Razza” sufficiente a formare una nuova classe dirigente che sappiaoperare un radicale cambiamento istituzionale. Se le cose dovessero andarediversamente l’Europa scomparirà per sempre nella voragine del mondialismo…

    L’impegno nella diffusione delle idee è una fase fondamentale dalla quale sipuò ricavare molto più di quanto può apparire sul piano strettamente istituzionale;si pensi ad esempio al Partito Comunista Italiano che pur essendo statoall’opposizione per mezzo secolo, ha avuto una tale capacità di diffondere isuoi temi nella mentalità corrente, che di fatto ha imposto le sue logiche agoverni che teoricamente dovevano essere suoi avversari.

    È difficile oggi prevedere chi saranno i sommersi e i salvati nel processoapocalittico della globalizzazione, ma certamente la cultura antagonista ha unpotenziale dirompente straordinario che deve essere sfruttato con opportunestrategie di comunicazione. Per affrontare gli avvenimenti epocali che sistanno sviluppando occorrono persone preparate e caratterialmente qualificate.La cultura si può acquisire attingendo a fonti opportune, e il libro di Prati edi Lorenzoni è certamente una di queste.

    Quanto alla qualificazione…è un dono degli Dei!

    * * *

    Federico Prati – Silvano Lorenzoni, Filosofia, Dottrina e Misticadell’Etnonazionalismo Völkisch, effepi, Genova 2008, pp.198, € 22,00.



    Michele Fabbri



    http://www.centrostudilaruna.it/per-...-volkisch.html


    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #9
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    Predefinito Re: MISTICA VÖLKISCH di Federico Prati - Luca L. Rimbotti - Silvano Lorenzoni

    Proposta per uno statuto etnonazionalista

    di Flavio Grisolia


    PREMESSA

    Ogni ipotesi d’architettura costituzionale, ha di per sé scarsa rilievo, seprima non mette in chiaro il concetto di diritto su cui intende basarsi. Unaqualsivoglia forma di stato non può, infatti, prescindere da un precedenteretroterra giuridico, che in un certo senso la giustifichi e le dialegittimità. Termini come federalismo e sussidiarietà, o ancor peggio giustiziae libertà, sono totalmente vuoti di ogni significato, se non appare conchiarezza quali siano i reali soggetti cui fanno riferimento. Mi spiego meglio:dire che l’uomo deve essere governato con giustizia e deve vivere in libertà,in una società basata su criteri di sussidiarietà in uno stato federalistasuonerà forse bene alle orecchie di molti, ma in realtà non è che aria fritta,che da diverso tempo, effluvia dalle bocche di politicanti d’ogni ordine ecolore. Il punto è che ormai è praticamente scontato rifarsi a quello che, difatto, è divenuto il sostrato comune di tutti gli stati definiti “moderni”:vale dire il “Diritto romano”, su cui poi sono stati innestati i principiilluministi delle rivoluzioni americana e francese e i loro conseguentisviluppi giuridici, sino a giungere ai giorni nostri. Si tratta in sostanza diun sistema che basandosi formalmente sull’individuo, in pratica poi è in gradodi creare organismi dotati di un potere illimitato, al di fuori di ogni leggeche non sia emanata naturalmente da loro stessi. Lo stato inteso quindi comefonte positiva di ogni diritto, che solo in quanto codificato può esserericonosciuto. A chi obietta che il problema si risolve passando dal centralismoal federalismo, non posso che rispondere che senza cambiare l’origine giuridicadel tutto, ci si limiterà a riprodurre a livello locale ciò che già esisteva suscala maggiore. L’esperienza delle regioni in Italia, ha già causato da piùparti, accuse di neocentralismo e questo nonostante il limitatissimo poteredecisionale che esse hanno. Né servirebbe molto scendere come dimensione, acausa dei pressanti legami economici oggi imperanti. Bisogna in sostanza capirecosa si vuol ottenere, comprendere dove stia realmente il problema. Volere adesempio la Padania o comunque una piena indipendenza, in regioni autonome e chehanno in termini economici da Roma più di quanto diano, come la Val d’Aosta, ilTrentino-Sud Tirolo e il Friuli-Venezia Giulia, esprime a mio avviso unmalessere più profondo di chi si accontenterebbe in fondo, di pagare solo menotasse e avere qualche servizio in più. Vi è poi chi nel nome di un indefinitoanarco-liberismo, pretenderebbe di risolvere il problema delegando ogni potereai singoli, abolendo totalmente lo stato e dando così origine a una societàdove a dominare sarebbe solo il potere economico e dove ogni valore verrebbeinevitabilmente annientato, fermo restando solo il diritto del più forte e delpiù cinico egoismo. Esasperazione in questo caso di quegli stessi principiilluministi, che pure sono stati alla base dello stato-nazione centralista, chesi vorrebbe in questo modo eliminare. Non resta perciò che invertire totalmentela rotta che nel corso degli ultimi duecento anni ci ha portati all’attualederiva. E’ assolutamente necessario che la storia dei popoli europei riprendail percorso grazie al quale, il nostro continente era giunto alle più alte metedi civiltà materiale e spirituale. Tutto ciò non né utopia né oscurantismo:nessuno dice di rifiutare il progresso tecnologico, anzi, la questione è datadall’uso che di esso attualmente si fa, non certo di un suo utilizzo. Permillenni e millenni, la famiglia, le comunità, i popoli, sono stati i soggettidi ogni forma di diritto, i re stessi, che pure vantavano prerogative divine,li avevano come referenti e nemmeno la svolta assolutista, che precede di pocopiù di un secolo la Rivoluzione francese, osò mai cambiare rotta e toccare usie consuetudini o gli istituti tradizionali che li rappresentavano. Cosa cheinvece sarà sistematicamente fatta dagli stati-nazione postrivoluzionari, tra iquali anche l’Italia. Anzi si può dire che il processo di soppressione di ogniforma residua di tradizione sociale, si chiuda proprio con la “democratica“Repubblica italiana, che completerà così l’opera iniziata nel secolo scorso.Nel fare ciò lo Stato italiano, troverà un inaspettato alleato nella gerarchiaecclesiastica, che infiltrata sino ai massimi vertici da massoni, col concilioVaticano II° riuscirà a stravolgere completamente la posizione della Chiesacattolica, riducendola ad essere un semplice aggregato al servizio del poteremondialista.

    LA PARTITOCRAZIA

    Nell’attuale dibattito interno, atto a recuperare un’originale identità velatada striscianti compromessi, nessuna voce si è sinora levata a chiedere unperentorio ritorno alla lotta alla partitocrazia, componente fondante evincente dell’azione politica della Lega dei primordi. I partiti sono, infatti,come ha recentemente avuto modo di confermare il presidente Ciampi, il veropiedistallo di questo stato, autentici portatori d’acqua al centralismo romanoda cui ricavano prebende e potere. Non ha senso parlare di sovranità popolare,quando questa si esprime solo attraverso un voto che non è che una cambiale inbianco firmata ad un partito. Si dirà che anche la Lega è un partito: vero soloin parte, perché essa è nella realtà il Movimento che necessariamente ha dovutostrutturarsi, per fronteggiare proprio lo strapotere dei partiti romani. Lavisione federalista di cui la Lega è portatrice può benissimo prescindere daipartiti, riuscendo nel contempo a sviluppare un livello di democraziasconosciuto a tutti gli stati-nazione figli del giacobinismo. E’ questo unconcetto la cui elaborazione va avviata nel nostro pensare-agire politico. Nonsi tratta qui di fare complicate architetture costituzionali, ma semplicementedi portare il potere decisionale più in basso possibile, giù sino al naturaleallargamento dei gruppi familiari, vale a dire le comunità territorialistoriche, di cui è ricca l’Europa. Al contrario i partiti spostano il poteredecisionale all’interno delle loro segreterie e i compromessi che operano traloro per governare, sono essenzialmente fatti, non per il bene della comunità,ma in difesa degli interessi particolari che essi rappresentano. Caduto,infatti, il velo succinto della contrapposizione ideologica, essi non hanpotuto non mostrarsi nella ripugnante nudità di portatori del pensiero unicodell’omologazione mondialista. Anche chi a parole come Rifondazione Comunista,dice di essere contro i poteri forti dell’alta finanza, nella realtà perseguela stessa logica internazionalista, basata su un economicismo tecnocratico. Nonla Lega, in cui sola sopravvive l’autentico animo dei Popoli padani e la lorociviltà, antica come l’uomo: il detto diffuso per cui tutti i partiti sonouguali, è quindi sacrosanto. Non esiste e forse non è realmente mai esistitauna contrapposizione destra-sinistra, ma piuttosto tra gli stati-nazionecentralisti e i popoli che avevano nella tradizione e non nelle ideologiepost-illuministe, il loro comune sentire. Se, infatti, analizziamo sottoquest’ottica gli ultimi duecento anni, ci accorgiamo che tutte le guerre hannoquale unico movente la distruzione delle identità tradizionali, a favore dinuove entità statuali disorganiche rispetto alle realtà etniche del territorio.L’ideologia, liberale o socialista che sia, aveva e in parte ha ancora ilcompito di coagulo di genti spesso lontanissime per cultura, storia ereligione. Questo è quanto è avvenuto con la nascita dello stato italiano equesto è lo sporco gioco per cui sono praticamente nati i partiti moderni.Falso pensare che queste associazioni, che spesso hanno assunto l’aspetto diquelle “a delinquere”, siano alla base della democrazia. Quest’ultima, infatti,non è certo figlia delle rivoluzioni di fine settecento (americana e francese),ma appartiene al corredo genetico dei nostri popoli. Per accertarsenebasterebbe andare a leggersi come già accennato, uno dei tanti statutimedioevali delle comunità padane e si avrebbe così la dimostrazione di come cisi debba muovere nel reale interesse comune e non nel nome di astrattiprincipi, che in ultima analisi vanno a ledere l’identità stessa delle nostregenti, senza aggiungere, anzi togliendo quelle libertà che da sempre,permettevano la salvaguardia dei più deboli nei confronti dello strapotereeconomico e quindi anche politico, dei più ricchi. La convinzione tra i Padaniche il bene generale debba prevalere sugli interessi del singolo, non nascecomunque nel Medioevo, ma ha origini ben più antiche: uno studio moltoconosciuto tra gli addetti ai lavori di G.D.Serra, ha esaurientementedimostrato ad esempio la continuità nei millenni degli antichi centri rurali,là dove l’organizzazione cittadina romana non aveva cancellato ogni traccia diquella precedente a base etnica. Una testimonianza diretta del forte sensocomunitario dei nostri antenati, ci viene dalla Tavola del Polcevera oSententia Minuciorum, una lamina bronzea del 117 a.C., che riporta unverdetto a proposito di una controversia tra Genuati e Viturii, per la contesadi un territorio a nord di Genova. In essa traspare chiaro come l’occupazioneromana in atto da circa un secolo, non avesse affatto intaccato gli antichicostumi e come tutto era inteso in modo identitario ed estremamentedemocratico, tanto che gli stessi legati liguri inviati a Roma, dopo esserestati eletti da entrambe le tribù (il termine in questo caso non è forse il piùappropriato) non avevano alcun potere decisionale e si limitavano a riportarequanto ascoltato ai rispettivi consigli. Tornando ai giorni nostri, mi sembraquindi evidente come una forza rivoluzionaria, ma forse sarebbe più esatto direcontrorivoluzionaria, come la Lega, non possa certo far derivare la sua visionepolitica proprio dal mondo che si è prefissa di combattere e distruggere, madebba invece ricercare nella storia e soprattutto nella Tradizione dei Popoliche rappresenta, le armi di un pensiero sempre attuale, nemico mortale di ogniideologia contemporanea e di ogni forma di omologazione. Sarebbe perciò ungrave errore riprodurre tra noi il sistema partitico, strumento come abbiamovisto di conservazione dell’oppressione, usato proprio per distruggere la Lega:le recenti elezioni hanno chiaramente dimostrato quanto sia perniciosa per ilnostro Movimento ogni forma di collaborazione con Roma-Polo o Roma-Ulivo.

    RITROVIAMO LA STRADA DI CASA

    “Avevamo perso la strada di casa, ma l’abbiamo ritrovata in tempo, prima chefosse troppo tardi.” E’ questa una frase pronunciata da Bossi qualche anno fa eche rispecchia fedelmente il percorso di una ritrovata identità, prima chequesta fosse definitivamente cancellata da un lavaggio dei cervelliultrasecolare e da immigrazioni sconsiderate. Intendiamoci ci troviamo soloall’inizio del percorso e la meta è ancora distante: su ciò non vi deve esserealcuna illusione, così come dobbiamo convincerci che il prezzo da pagare saràquanto mai salato; in ogni caso però ci siamo e da qui nessuno potrà toglierci.Nulla può proibirci di sognare e immaginare come saranno in futuro Italia e l’Europa;certamente federali diranno tutti, non avendo in realtà la minima idea di cosae chi si andrà a federare. A ciò in molti risponderebbero indicando le regioni,quasi che esse stesse non siano qui da noi, frutto di una visione antistorica enon rispettosa delle diverse identità dei nostri territori. Il “regionalismo”è, infatti, da sempre una delle armi usate dallo stato-nazione contro i popolie va quindi reso inoffensivo, proprio partendo da quelle stesse motivazioni chevorrebbero dargli fiato. Bisogna in sostanza ricominciare tutto il discorso dacapo, iniziando da quelli che erano gli istituti fondanti del diritto deinostri antenati: la famiglia e la comunità, intendendo quest’ultima, come unnormale allargamento della prima. Dobbiamo quindi porre entrambe come referentigiuridici base per ogni nostra proposta di organizzazione territoriale e nonpartire dal territorio, per poi giungere ai singoli, come l’ideologia giacobinavorrebbe imporci, anche se questa concezione è in ogni caso purtroppo, penetratain profondità tra la nostra gente, che forse in buonafede non riesce acomprendere l’enorme danno di una tale scelta. La nostra cultura, quindi tuttala nostra tradizione, in parole povere la nostra identità è inscindibile daquesto binomio. Noi siamo il frutto del percorso ultramillenario di comunitàterritoriali, perlopiù rurali, che nella continuità hanno sviluppato usi ecostumi propri e quindi valori, trasmessi dai genitori ai figli senzasoluzione, valori nella maggioranza dei casi ancora vivi solo pochi decenniorsono. Detto questo mi par già di sentire la scontatissima obiezione: ”Contutte le immigrazioni che ci sono state e ancora sono in atto, non è piùpossibile ricollegarsi alla tradizione e alle identità locali.” Sbagliato,poiché certi valori non hanno limiti temporali, ma sono eterni e noi nondobbiamo far altro che andare a riprenderceli. Anche perché, specialmente nellecampagne non tutta la tradizione, vale a dire la visione del mondo propriadelle comunità locali, è andata persa. Mi riferisco quindi, non certo a delsemplice folclore, ma a un qualcosa che si basa sull’esperienza di generazionie generazioni e che si è sviluppato nel corso dei millenni, fruttoessenzialmente del rapporto tra uomo e territorio e dell’equilibrio raggiuntoin tal senso. Si tratta di un percorso indubbiamente molto difficile daidentificare nel caos contemporaneo, tanto che non si può certo affermare cheesso sia stato chiaramente individuato da buona parte dei gruppi dirigentiantagonisti, coi risultati che tutti sappiamo. Non è perciò dai grandi centriche potrà partire la riscossa dei Popoli, ma da quei paesi o villaggi, doveancora aleggia un po’ del loro antico spirito: a noi il compito di ritrovarlo.Si tratta di impostare in maniera mirata, una sorta di rivoluzione culturale,che interesserà per primi noi stessi. In ciò comunque sarà indispensabileaffidarci a chi in merito, ha già fatto più strada di noi ed ha perciò le ideepiù chiare, andando così a individuare una sorta di gerarchia culturale in partegià formatasi. In questa fase, infatti, è quantomai necessario ideologizzare inun certo senso, la tradizione e ciò non è indubbiamente alla portata di tutti,meno che mai di politicanti da “carrega”. Saranno proprio queste guideculturali, che col tempo dovranno andare a costituire l’ossatura portante di ungruppo dirigente “alternativo”, sempre che alle parole si sappiano poi farseguire i fatti. Senza questo fondamentale passaggio, nessuna forza politica,sarà in grado di garantire vera libertà e indipendenza. A livello di ricercapratica, risulta assolutamente fondamentale, lo studio degli antichi statutimedievali delle nostre comunità: in essi troveremo molte risposte alle domande,di come debba realmente essere impostato un sistema locale, che vogliaconiugare democraticamente interessi privati e sociali, avendo comunque semprealla base, i referenti giuridici citati. Capiremo da ciò, che il bene di ognifamiglia può essere subordinato solo a quello più vasto della comunità, mentrei singoli vengono in ogni caso a trarre beneficio da entrambi gli istituti, manon possono allo stesso tempo anteporre ad essi i propri interessi. Nozionibasilari su cui già in precedenza si era basato tutto il diritto dei nostriantenati Liguri, Veneti, Celti e Longobardi. La fase successiva, consisterà nelcomprendere come e dove l’insieme di queste comunità vada a costituire unpopolo. In termini corretti dovrei forse parlare di etnia, ma con popolo voglioindicare nell’occasione un’autocoscienza identitaria, che rimane il presuppostobase perché quanto si sta ipotizzando, possa avere una qualche possibilitàreale. La lingua sicuramente in questo caso, costituisce l’elementocaratterizzante più evidente. Là dove cessa la comprensione linguistica, lìfinisce un popolo e ne inizia un altro. Ogni altro fattore di distinzione, ciporterebbe su terreni minati o a scimmiottare l’esistente. Questo inoltre èl’elemento che più di ogni altro dimostra l’inconsistenza delle attuali regionie l’impossibilità su di esse di creare un federalismo serio, che non sia lariproposizione in scala minore del centralismo partitocratico. Anche qui, comein precedenza è necessario portare avanti un’autentica rivoluzione culturale alivello individuale e politico; non sarà, infatti, facile togliere dalla testadi molti, quelle sovrastrutture ideologiche che da generazioni ormaicostituiscono un bagaglio comune e che ci impediscono di dare le risposte piùappropriate ai problemi che ci assillano. Con ciò inoltre, non si vuol creareun eccessivo frazionamento, ma limitarsi a riscontri obiettivi, come ad esempioche un Milanese non comprende un Bergamasco e viceversa, anche se entrambi sondefiniti Lombardi. Gli elementi che ci uniscono ci sono e sono pesanti e diessi personalmente ho già avuto modo di parlare e scrivere in diverseoccasioni, ma qui ora, non ritengo indispensabile trattarli. Del resto giunti aquesto punto credo ci si possa accontentare di un’unità “politica”, visto checomunque rimane sufficientemente chiaro il percorso identitario. Ognuno di noipotrà, infatti, riconoscersi per quanto affermato, in un determinato popolo ese ciò sarà reso difficile dalla residenza in un luogo diverso da quellooriginario, ci si potrà comunque sempre appellare alla condivisione dei valorieterni ed universali, cui ho fatto riferimento. Questo potrà ad esempio essereil caso di un immigrato meridionale nel Nord Italia, che compreso ciò lotteràquindi al nostro fianco mosso da un comune sentire che nasce dalle radici piùprofonde di ogni uomo e dal riconoscersi comunque in una superiore identitàeuropea, nemica mortale del pensiero illuminista e giacobino. Ricerche sullasuddivisione linguistica dell’Italia e dell’Europa, sono disponibili da tempo,l’importante è che l’interesse ad accrescere un presunto potere politico, nonvada ad inficiare un percorso etno-linguistico, che deve assolutamente essereprevalente nella ricostruzione di una dimensione rispettosa delle diverseidentità presenti sul territorio. Una lingua un popolo, così si potrebbe riassumereil discorso e a tutti questi popoli, va dato il massimo potere decisionale,facendo sì che essi stessi si strutturino in federazioni basate sulle comunitàterritoriali.

    LE COMUNITA’

    Dare una dimensione reale alle comunità territoriali è forse il problemaprincipale. Anche qui però non dobbiamo inventarci niente e limitarci ariprendere quanto nel corso del tempo si è venuto a creare. Partiremo perciò daquelle aree rurali, dove la continuità col passato, anche quello più remoto nonè mai venuta a cessare, andando a individuare tutti i centri, anche i piùpiccoli che presentino tali caratteristiche. Il segno più semplice peridentificarli rimane sempre la presenza di un toponimo e di una chiesaattestati nel corso dei secoli: la dimensione spirituale è, infatti, da sempredominante nel cuore dei nostri popoli e già da prima del Cristianesimo e delleinvasioni romane, essi avevano nel nemeton, il centro della comune area sacraspesso identificato da un menhir o da una stele, la rappresentazione stessa dellaloro identità, che assurgeva così ad espressione di volontà divina, frutto diuna sconosciuta forza vivificante. Un ulteriore elemento di distinzione dovrà aquesto punto essere fatto tra centri urbani di qualsivoglia dimensione e zonenon insediate, intendendo in questo modo tutte le superfici “verdi” al di fuoridi essi. Come sappiamo, da sempre i borghi e in particolar modo le città hannosvolto un’azione parassitaria nei confronti della campagna, ragion per cui èassurdo, proprio per gli interessi contrapposti che rappresentano, far gestireda chi risiede nei centri abitati i territori rurali, che inevitabilmentesarebbero un po’ alla volta sacrificati a forme speculative che nealtererebbero in maniera irreparabile le peculiarità. Si tratterebbe perciò diritornare all’originario concetto di sacralità con cui era intesa presso inostri antenati la natura, sempre da essi vista come una manifestazione divinada preservare a godimento dell’intera comunità. In questo senso sarà opportunocreare sul territorio una vera e propria rete di “conservatori”, scelti in basea precise caratteristiche socioculturali e insediative, che andranno acostituire in forme federate un’entità giuridica a sé stante, nettamentedistinta da tutte le altre forme di governo delle cosa pubblica. Questi“conservatori” avranno il compito vivendo in queste aree “verdi”, di gestirle edifenderle dagli interessi particolari, favorendo allo stesso tempo la praticae lo sviluppo agrosilvopastorale, con l’utilizzo anche delle nuove tecnologie,mai in contrasto però coi dettami della tradizione locale. Motivando unarinnovata presenza nelle campagne e in particolare nelle zone di montagna, siricreerà quel serbatoio che nel passato anche più recente, ha permesso ilricambio nelle città senza che l’originaria identità andasse perduta. Compitodel governo federale sarà di far sì che le imprese agricole possano con le loroeccedenze produttive, creare quell’autosufficienza alimentare che è la baseprima per una vera indipendenza politica. A questo proposito risultainevitabile com’era in passato, impedire un eccessivo frazionamento del podereagricolo, che dovrà comunque al minimo poter garantire il sostentamentodignitoso di una famiglia e che non potrà essere lasciato incolto, penal’esproprio e l’assegnazione ad un’altra famiglia di agricoltori. Individuatanei termini prima detti la comunità base e definitene le competenze nel soloambito urbano, resta da vedere quali funzioni potrà avere e come si potrannoeventualmente creare organismi federali sovracomunitari. E ’chiaro che lapiccola comunità disporrà automaticamente di mezzi limitati, anche immaginandoil massimo impiego sul posto delle risorse locali. Ci saranno sicuramente opereche per costi e dimensioni saranno fuori della sua portata, coinvolgendo tral’altro le comunità vicine, come la costruzione di scuole superiori, ospedali,impianti sportivi, ecc. Si renderà perciò necessario creare delle entità atteallo scopo, costituendole di volta in volta o basandosi su strutture preesistenti,nate da veri e propri patti federati tra comunità. Tutto questo dipenderà soloe unicamente dall’effettiva volontà di collaborazione di ogni singola comunità,che resterà comunque sempre libera e responsabile delle sue decisioni, senzache nessun altro ente o lo stesso governo federale possa imporle nulla. Laprevalenza del bene comune e quindi anche di quello dell’intero popolo sullesingole comunità, non può imporre a queste ultime scelte non volute, mentreognuna di loro non dovrà per nessuna ragione sviluppare azioni che in qualchemaniera possano danneggiare anche una sola delle altre: mi spiego meglio, segli abitanti di X non vogliono partecipare alle spese per una piscinacomprensoriale o ritengono sufficiente il loro ospedale, piuttosto che uno didimensioni maggiori da edificare coi vicini, nessuno potrà mai obbligarli asborsare soldi se non lo vogliono; allo stesso modo non potranno certamentecaptare totalmente un corso d’acqua, che va ad irrigare le terre dei loroconfinanti. Resta comunque il fatto che ogni accordo entro i limiti citati,potrà sempre essere attuato, senza l’intromissione di altri organismigovernativi. Tutte le comunità si troveranno perciò a far realmente politica,vale a dire scelte a 360°, differentemente dall’attuale situazione, dove icomuni si limitano ad amministrare le briciole del governo centrale, non avendoche un ristrettissimo margine di manovra per andare veramente ad incidere sultessuto socioeconomico.

    I GROSSI AGGLOMERATI URBANI

    L’urbanesimo è certamente il fenomeno che in negativo ha caratterizzato losviluppo demografico degli ultimi due secoli in Europa. Per il nostro Nord, ilsuo inizio è praticamente concomitante con la nascita dello stato italiano ediventa consistente a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento, comeconseguenza dell’incremento della popolazione, dovuto a un miglior saldodemografico naturale, frutto non di un aumento percentuale delle nascite, cheanzi è in calo, ma della diminuita mortalità. In seguito soprattutto nei duedopoguerra, l’urbanesimo sarà favorito dallo sviluppo industriale, che porteràmasse di immigrati provenienti dal Meridione d’Italia. Esso quindi comel’aumento della popolazione, non sarà figlio di uno sviluppo qualitativo dellecondizioni di vita, ma al contrario porterà aspetti di grave degrado morale esociale, la cui crescita costante fino ai giorni nostri, appare destinata acontinuare in maniera esponenziale. Luogo d’elezione della borghesiarivoluzionaria: il termine cittadino per i contenuti antitradizionali cheesprime andrebbe eliminato dal nostro vocabolario, la grande città è divenutavia via il simbolo del centralismo statalista sede dell’apparato burocratico,per poi assumere sempre più le caratteristiche di miscelatore di culture,proprio delle attuali megalopoli multietniche. In esse l’uomo ridotto adindividuo/cittadino, perde ogni diritto di appartenenza e ogni legameidentitario, per divenire l’anonimo consumatore tanto caro al poteremondialista, capace perciò di ragionare solo in termini di interesse economicopersonale. La natura parassitaria delle metropoli poi, è perfettamenterappresentata dall’alta percentuale di criminali, prostitute, faccendieri,intrallazzatori, speculatori e burocrati, che l’abitano e la frequentano,totalmente a loro agio in realtà che ai diversi capi del mondo, tendono sempredi più a rassomigliarsi. Contro questi autentici cancri del tessuto sociale deinostri popoli, bisognerà intervenire con bisturi e terapie d’urto che liestirpino alla radice, impedendo nel futuro il loro riformarsi. Si provvederàperciò a ridare l’autonomia a tutti quei centri periferici, che lo smodatosviluppo edilizio degli ultimi decenni e una burocrazia accentratrice hannoinglobato nelle città maggiori. Per favorire ciò non si dovrà esitare adoperare massicce azioni di diradamento, destinate tra l’altro a cancellareautentici mostri architettonici, di cui purtroppo sono estremamente ricche leperiferie delle nostre realtà urbane. Le città così depurate, saranno poisuddivise nei sestieri tradizionali, al fine di raggiungere quella dimensionecomunitaria, che sola può determinare un sentimento di riconoscimentoidentitario e una partecipazione diretta alla vita pubblica. Il governocittadino sarà perciò anch’esso di tipo federale, con in questo caso l’obbligoper motivi storico-territoriali, dell’aggregazione dei sestieri.

    DIRITTO DI APPARTENENZA COMUNITARIA E NAZIONALE

    Abbiamo spesso parlato di famiglia e comunità come base giuridica dellaritrovata identità, ma entrambe come sappiamo sono formate da persone legatetra loro da vincoli di diversa origine, cerchiamo di analizzarli. Credo siainnegabile anche per il razionalista più convinto, affermare che genitori efigli, nonni e nipoti, fratelli e sorelle, siano tutti uniti da un elemento nonanalizzabile dalla mente umana, il vincolo del sangue. Si tratta di un qualcosache va oltre l’istinto senza sfociare nelle scelte ragionate, restando perciò apieno diritto racchiuso nella sfera dei sentimenti, là dove risiedono le forzepiù dirompenti, vera e propria essenza dell’uomo. La fratellanza poi, dovrebbeessere la principale caratteristica di una comunità in grado di vivere in paceed armonia, avendo come unico obiettivo il bene di tutti i suoi membri. Cosìnon è come sappiamo, soprattutto da quando si è volutamente minata, a volte inmaniera irreparabile, la possibilità per i suoi componenti di riconoscersi inun’origine comune, vale a dire in un’identità univoca. Il senso di fratellanza,che pure era presente in special modo nei nostri centri rurali, non nascevacerto dal caso; esso, infatti, traeva origine da quegli stessi vincolisanguinei, riscontrabili nelle parentele più strette, tanto da poter definirela comunità tradizionale, come l’allargamento spontaneo della propria famiglia.Ecco spiegato il persistere di un sentimento che trovava poi nella vitaquotidiana manifestazioni consequenziali, come la tipicità della cultura equindi della lingua e degli usi e costumi, tutti basati sulla medesimatradizione, a sua volta strettamente correlata al persistere su un determinatoterritorio. Il radicamento perciò, quale elemento che da solo è in grado digiustificare il senso di una vita spesa nella continuità di valori eterni edimmutabili, antichi come i nostri popoli, cioè quanto l’uomo. Da queste basinasce la necessità primaria di ripristinare, non tanto un’unità d’intenti,inevitabilmente costruita su interessi economici o ideologici, quindiunicamente di tipo razionale, quanto piuttosto riportare alla lucequell’autentico “richiamo del sangue”, che da sempre è visto con estremoterrore da tutta la cricca finanziario-mondialista. Non fu certo un caso se unoscrittore come Bram Stocker, membro della Golden Dawn, vale a dire la piùconosciuta società esoterica antitradionazionalista, venne a creare unpersonaggio estremamente negativo come Dracula, avendo in realtà il solo scopo,di gettare fango e discredito sull’Ordine delle società prerivoluzionarie,basato essenzialmente sul “legame etnico del sangue”. Il ritorno ad un dirittod’appartenenza etnica, appare perciò inevitabile. Persino uno studioso digeopolitica come Alexandre Del Valle, ritiene che per ridefinire un sistemapolitico-costituzionale in grado di garantire la sicurezza collettiva e laperennità dei popoli europei, bisogni obbligatoriamente passare per ilristabilimento della preferenza nazionale e dello jus sanguinis. Certamente nonsarà possibile di colpo in bianco, cancellare gli effetti negativi di decennid’immigrazioni, ma da subito bisognerà dire a chi vanno riconosciute certeprerogative e a chi no. Per ridurre il più possibile inevitabili traumi elacerazioni, ritengo sia fondamentale limitarsi alla continuità etnica degliascendenti diretti di un solo genitore e al luogo di nascita, per sancire ildiritto d’appartenenza a un determinato popolo e nazione. Nel caso in cui unonasca all’interno di un ’ etnia e poi vada a vivere presso quella diversadei/di un genitore/i, saranno necessari dieci anni di residenza prima diacquisire ogni diritto, questo affinché egli abbia la possibilità di far suoi ivalori propri di quel popolo. Il cambio di residenza comunitaria all’internodella stessa popolazione, produrrà la decadenza del diritto comunitario(partecipazione diretta alla vita politico-amministrativa della comunità) perla durata di cinque anni, sempre che la stessa persona nel frattempo non sitrasferisca altrove. Entro i confini dello stato federale, sarà possibile che ifigli di almeno un genitore ad esso appartenente, residente presso un popolodiverso dal suo, acquistino il diritto d’appartenza della nazione nella qualesi trovano se in essa nati. Non possono comunque e in ogni caso vantare alcundiritto i discendenti a qualsiasi grado di popolazioni originarie da paesiextraeuropei. Costoro e chiunque non rientri nelle casistiche sopraddette, saràconsiderato un forestiero e la sua presenza dovrà essere limitata nel tempo elegata comunque a specifici e irrinunciabili interessi nazionali. In deroga aquanto sopra detto e per tutto il periodo che ci separa dalla liberazione deinostri Popoli, basterà come ho già anticipato che chiunque si riconosca neinostri valori e nei nostri obiettivi, partecipi attivamente al nostro fianco,lottando con noi. Se avrà fede e costanza, egli diverrà a tutti gli effettinostro fratello, a qualsiasi popolo, purché originario dell’Europa, appartenga.I diritti acquisiti si estenderanno automaticamente ai suoi familiari,sempreché la sua militanza non venga mai a cessare. Con tutto ciò crediamo diaver ampiamente dimostrato di non nutrire neanche in segreto alcun proposito dirazzismo biologico, bensì di voler salvaguardare e valorizzare le differenze esoprattutto le culture tradizionali, puntando a quello che se proprio qualchemente contorta dall’ideologia, continua a definire razzista, giusto per pietànei suoi riguardi, potremmo definire razzismo dello spirito, nella profondaconvinzione che ogni popolo ha una sua Stirpe, che nel bene o nel male, nerappresenta la continuità spirituale.

    ORGANISMI DI RAPPRESENTANZA E CARICHE ELETTIVE

    Sempre avendo come riferimento le nostre istituzioni tradizionali, sarebbesicuramente auspicabile nella stesura dei rinnovati statuti comunitari, ilripristino di quell’organismo permanente che era il “consiglio degli anziani” acui si aggiungeva, coaudiovandolo, quello “generale”, in taluni casi chiamatoanche “collegio”. Ne facevano parte i capifamiglia, cioè i più anziani digruppi familiari compositi definiti ad esempio tra i Liguri Feughi. A mioavviso tutto questo dovrebbe valere ancora in linea di principio, lasciando poia ogni famiglia la facoltà di scegliere da chi farsi rappresentare nel“Collegio generale” e a codesto di istituire in pianta stabile e permanenteun’assemblea di anziani o probiviri, con funzioni d’indirizzo e di controllo.Per quel che concerne la pubblica amministrazione sarà inevitabile invecericorrere ad elezioni. Scartata a priori la nefasta ipotesi partitocratica,bisognerà per forza puntare su coloro che intenderanno candidarsiall’impegnativo compito. Proprio per evitare la nascita di consorterie, lacandidatura dovrà quindi esclusivamente essere posta a titolo personale eaperta a chiunque ne abbia i requisiti, vale a dire il diritto di appartenenzacomunitaria. Ogni azione di tipo economico, sotto forma di campagna elettorale personalefatta a qualsiasi livello dovrà essere bandita. A tutti i candidati dovrannoessere date le medesime possibilità di farsi conoscere dall’elettorato,attraverso pubblici dibattiti e comizi equamente suddivisi, televisioni emass-media in genere compresi. Se il numero dei candidati sarà elevato, siprocederà alle primarie, sino ad arrivare all’elezione di un capo comunità,secondo la libera scelta di un qualsiasi sistema elettorale, purché rispettosodei principi enunciati. Anche la durata in carica e la rielegibbilità di ogniamministratore saranno decise dallo statuto comunitario, che si occuperà ditutto quanto non verrà deciso di delegare al Governo Federale Nazionale, o adorganismi intermedi costituiti dalla federazione di differenti comunità.

    IL GOVERNO FEDERALE NAZIONALE

    Con questo termine voglio intendere l’organismo preposto a raccogliere quellefunzioni che non possono essere svolte dalle singole comunità o dalle lorolibere associazioni. Credo che questo sia un concetto basilare per far nascereun vero federalismo “dal basso”, che realmente esprima la volontà diautogoverno e quindi di libertà. Il governo federale avrà come scopo principalela difesa dell’identità del popolo che rappresenta e per fare ciò impedirà intutti i modi che ne vengano snaturate la tradizione e la stirpe. Provvederà incollaborazione coi “conservatori” alla salvaguardia del territorio, coordineràun proprio organismo di protezione civile e organizzerà la difesa armata, dandovita a una milizia popolare. Terrà inoltre i contatti col Governo Confederale,al quale delegherà i poteri che riterrà opportuno, anche se già da ora si puòprevedere che la moneta (tesoro comune), l’esercito e gli esteri, saranno traessi.

    IL GOVERNO CONFEDERALE

    Avrà le competenze limitate che ho già descritto parlando del Governo federalenazionale. Dovrà al suo interno e nel loro insieme, rappresentare in manieraparitaria tutti i popoli, facendo in modo che tutte le decisioni prese sianocollegiali e non danneggino in alcun modo gli interessi di nessuna nazione.Allo stesso tempo bisognerà impedire che tra di loro avvengano contrastid’interesse e a tal fine andrà fatto ogni tentativo per cercare sempre lareciproca collaborazione. Resta inteso che il persistere di un atteggiamentonegativo o peggio ostile, da parte di una determinata nazione, ne sancirà allafine la sua espulsione dal contesto statuale. L’impegno di ogni popolo arestare nella Confederazione, sarà ufficialmente sottoscritto e confermato daun referendum, avendo però un limite temporale, scaduto il quale tutto saràrimesso in discussione.

    CONCLUSIONI

    La capacità del pensiero etnonazionalista di collegare l’individuo allacomunità, passando per la famiglia e proiettando poi il tutto nellamacro-dimensione europea, rappresenta un’opportunità politica non certotrascurabile. La fondamentale omogeneità delle popolazioni europee non può nonfarci intravedere l’immagine futura di una grande confederazione imperialedall’Atlantico al Pacifico, dove il campanile si sposi organicamente allepiccole e grandi patrie, sino a giungere alla suprema identità di una Stirpeche non ha uguali al mondo. Restano a risvegliarci da un tale sogno le malignepresenze degli apparati istituzionali, burocratici e militari, figli direttidel pensiero rivoluzionario e al soldo di Giuda della finanzamassonico-mondialista. La colonia Europa stretta tra la morsa militarestatunitense e quella economico-finanziaria delle multinazionali e di gruppibancari a dimensione planetaria, non sarà più tale solo il giorno che tutti isuoi popoli avranno realmente raggiunto la piena sovranità. Fino ad allora nonresta che il tempo crudele di una lunga lotta, di un’incessante azione perrichiamare le troppe coscienze assopite, alle verità eterne dell’Identità edella Tradizione, che noi sentiamo ancora scorrere nel nostro sangue e vibrarenella terra che ostinatamente continuiamo a calpestare.
    Ultima modifica di Eridano; 03-10-14 alle 12:54
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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    Predefinito Re: Etnonazionalismo völkisch

    Volk

    Studiando la culturagermanica ci si imbatte, presto o tardi, in un aspetto di difficilecomprensione per chiunque non sia tedesco: si tratta del concetto di Volk. Nonesistendo un corrispettivo italiano si potrebbe tentare di tradurre il vocabolocome razza o anche popolo, tuttavia il vero significato trascende quello dellapura definizione biologica per sconfinare in un campo che ha a che fare più conla sfera spirituale che con quella materiale. Si parla di volk, quando si vuoleidentificare una comunità di individui di matrice germanica che sentono vibraredentro di sé il medesimo anelito alla purezza del sangue, che partecipano dellanatura percependo una sorta di forza vitale o una essenza trascendente cosmicache li tiene insieme.

    Volk è il popolo di un determinato luogo che sa di essere una manifestazionedella natura del luogo e ne subisce l'influenza. I teorici volkisch (del volk) asserivanoche i germani, essendo nati in una zona tipicamente nordica, cupa e misteriosa,sono guidati inconsciamente da un foltissimo ed inarrestabile anelito alla Luce(concepita anche come Luce divina), una Luce in diretto rapporto con unaconoscenza istintiva che deve essere recuperata e attualizzata in un sistemacoerente, filosofico affinchè possa uscire dalla sua dimensione inconscia edaffiorare nell'universo senziente. La dottrina razzista tipicamente germanicaassorbe la sensibilità vòlkisch e la dispone su piani di conoscenza che tentanouna indagine razionale. La relazione tra la natura del luogo di nascita e lecaratteristiche caratteriali di un popolo assume tuttavia toni di decisoantisemitismo man mano che si avvicina alla fine del XIX sec., seguendo l'ondadi una cultura sotterranea che fuoriesce allo scoperto con filosofi come OttoGmelin, Friederich Ratzel, Wilhelm Heinrich Riel, Bertold Auerbach e altri.



    SANGUE; COSMO E NATURA

    Se, infatti, i tedeschi anelavano alla Luce, che non è solo fisica ma anchespirituale, i popoli semitici, per il fatto di provenire da lande deserte esterili, sarebbero dotati di scarsa spiritualità e di attitudini materiali,dedicando la loro vita ad attività esecrabili come l'usura. Si tratta di unaindagine teorica speculativa, senza basi effettive o scientifiche, che cercheràl'appoggio della comunità accademica attraverso il processo conoscitivoeugenetico (cioè che tende al miglioramento della stirpe) operato sotto il IIIReich e le indagini antropologiche e antropometriche. Va notato che lasensibilità vòlkisch (si tratta di questo, prima di una sistematizzazione inuna filosofia) si fonda sulla dottrina del radicamento nel luogo di nascita edella misteriosa "forza vitale", aspetto condiviso anche da G. B.Shaw, un'energia che lega l'individuo ad un destino di potenza. Nel casogermanico verso la realizzazione darwinista della supremazia del più forte,anch'essa una legge naturale. Una posizione antimodernista e anti-industrialepoiché rigetta il progresso tecnologico in favore di un ritorno alle campagne,all'universo di origine, in cui il popolo tedesco avrebbe ritrovato la suareale genesi, confuso dallo sradicamento operato dalla civiltà industriale cheaveva allontanato l'uomo dal suo vólk. La natura è percepita come un organismovitale spontaneo, ricolmo di energia vitale a cui attingere a piene mani conuna volontaria immersione spirituale: si tratta, quindi, di un sentimento chepresenta tracce evidenti di sapore mistico. Chi partecipa del medesimo vòlkpercepisce nettamente il legame che si instaura naturalmente tra i membri delgruppo e le caratteristiche caratteriali si riflettono nell'ambiente dinascita: nessun estraneo può appropriarsi di un vòlk che non è suo né trovareautorealizzazione al di fuori del suo alveo naturale. Tuttavia, il concetto dipopolo o razza in questo senso non va racchiuso all'interno di un arginenazionale, in quanto i membri dello stesso vòlk possono appartenere anche astati diversi ma con caratteristiche somatiche e spirituali simili; allo stessomodo una nazione può essere spaccata in due dalla differente anima volkishdegli abitanti. L'uomo perde ogni illusione illuministica razionale, empiricadi dominatore della natura per entrare in una dimensione naturale di fusionecosmica, lasciandosi guidare dal proprio istintuale bisogno di unarealizzazione spirituale e biologica con la natura.



    IL RITORNO ALLE ORIGINI

    II vòlk si manifesta anche come entità storica proveniente da un remoto passatoe l'uomo germanico sente vibrare il suo retaggio atavico nel sangue della razzapura volkish che così bene viene descritta nel "De Bello Gallico" diCesare e, soprattutto, nella "Germania" di Tacito. In un periodo incui il romanticismo tedesco aveva risvegliato i sentimenti archetipici,migliaia di tedeschi rilessero la loro storia, le loro origini nelle paginedell'autore latino e si riscoprirono biondi, forti e pieni di energiaesplosiva. Tuttavia, come nel caso del periodo post-Versailles di Weimar, latensione spirituale non riusciva a trovare un corrispettivo politico: ancoraprima, moti e le rivoluzioni del 1848, malgrado le speranze diffuse, nonavevano portato in Germania ad una unificazione reale di tipo volkish. Allaproclamazione del re di Prussia come imperatore da parte di Bismark nel 1871seguì il nuovo governo che fu chiamato Secondo Reich e che si occupò diproblemi burocratici che, come nel periodo di Weimar, nulla avevano a chespartire con la frustrazione di una mancata realizzazione spirituale di unitàdella comunità tedesca volkish. In effetti, il II Reich si preoccupava dirafforzare la sua stabilità politica ed economica, aumentarel'industrializzazione e l'inurbamento a scapito del legame naturale del popolocon la sua terra e questo dovette sembrare un tradimento culturale allasensibilità volkish. Come ricorda G. Mosse, il nuovo Reich fu salutato daentusiasmi che maturavano da un un'attesa pressoché messianica di unitàpolitica e spirituale mai ottenuta, ma la Realpolitik di Bismark fu fonte dicocente delusione in quanto il germanesimo non entrava a far parte di alcunaspetto del nuovo governo. Fu facile allora rivolgersi al passato, in unaricerca delle proprie origini razziali e ritrovare nella natura e nel concettodi vòlk quella unità spirituale che era stata disattesa per così tanto tempo.Il processo psichico archetipico scattò come una molla e si manifestònaturalmente, autonomamente, come una manifestazione generale di spiritualitàcosmica, nel fenomeno dei Wandervogel, gruppi di giovani che organizzavanolunghe gite domenicali nelle foreste tedesche alla ricerca di una identitàspirituale. Non si tratta di una semplice insofferenza politica, questi gruppi,che diventarono sempre più grandi e organizzati, avevano come scopo ilripristino degli antichi riti e usanze germaniche. Molti di essi svolseroricerche approfondite allo scopo di ritrovare e riattualizzare gli antichiculti solari; come nuovi adoratori del Geist (lo Spirito) sentivano la potenzadella forza vitale spingerli verso un punto di genesi. Si tratta, in terminitecnici, di un regressus ad uterum (ritorno all'utero), un bisogno di ritrovarecoesione, sicurezza, approvazione all'interno del seno materno, in un legamecon la madre terra che solo così poteva essere realizzato. La dottrina hitlerianadella Herrenvòlk, la razza padrona,come si ritrova nel "Mein Kampf, iltesto autobiografico di Hitler, affonda le sue radici proprio nel movimentovòlkisch; le dottrine antisemite si rivestono di paganesimo e lo stesso simbolodell'albero che si ritrova continuamente negli scritti del movimento, la forzadel contadino tedesco che si radica nella terra e si protegge verso il Sole eil Cosmo intero richiama Yggdrasyl, il mistico albero della conoscenza econcepito dai Germani come axis mundi. L'ebreo diviene, invece, uno stranieroin un territorio che gli è estraneo, un essere demoniaco che tenta, come unserpente, di minare alla base la felicità del popolo germanico, distruggendonele radici, poiché non fa parte dello stesso vòlk. E' interessante un particolarerelativo allo scrittore Paul de Lagarde, filosofo vòlkisch della seconda metàdel XIX sec.: egli era dell'idea che fosse necessario esiliare gli ebrei nelMadagascar, scrivendo che "non si poteva discutere con dei bacilli".Nel 1942 Hitler riprendeva la stessa idea: "La battaglia che noiintraprendiamo è della stessa natura della battaglia intrapresa nello scorsosecolo da Pasteur e da Koch". Noi aggiungiamo che l'idea di confinare gliEbrei in Madagascar venne ef_fettivamente presa in considerazione da Hitlerprima della soluzione finale.Questo e altri indizi fanno comprendere quanto ilsentimeli vòlkisch permeasse l'ideologia nazista.



    LA MISTICA WAGNERIANA

    La connessione tra il sentimento vòlkisch e la musica di Wagner è palese: ilromanticismo tedesco riconosceva un intimo legame tra l'uomo e il suo mondo, laforza vitale che dal cosmo irradiava sulla terra, possedendo solo gli individuiin perfetta sintonia con essa. Wagner diviene il maestro del sentimentotedesco, una sorta di vate che officia i riti del ritorno al Graal, allapurezza d sangue e della propria natura. La sua musica infiammò gli animi deitedeschi, e Hitler, che si sentiva affratellato in questo legame vòlkischpianse più volte di fronte al Parsifal e fu spinto ad esclamare: "(...)Chiunque voglia capire la Germania nazionalsocialista deve prima capireWagner"

    L'identificazione dei tedeschi con gli eroi e le situazioni delle operewagneriane è esemplificatrice di un dramma che si rivela nel dramma in unasorta di metateatro: si ricerca il mito delle origini perché il torrente diemozioni che Wagner riesce a generare nel suo pubblico provoca una sofferenzapurificante e getta i cuori nell'arena delle emozioni ottenendo così un effettounificatore. Wagner diviene il vate che riesce per primo a calarsi nel limbodella storia e a ritrovare la vera anima tedesca e lo offre all'interno di unGraal al suo popolo. "L'Anello dei Nibelunghi" assurge così a vangelodella razza esprimendo una potenza che si lancia ben al di là della semplicecomposizione musicale, assumendo toni religiosi e politici, un programma diricupero di una cultura persa tra i flutti della storia. La sola speranza divittoria e riscatto della Germania risiede nella forza cosmica che può entraree possedere solo un corpo purificato nel sangue del Graal. Gli eroi wagnerianisono la più concreta rappresentazioni dell'ideale germanico di Tacito, con inpiù un elemento spirituale, una ricerca della propria autorealizzazione misticacon un dio che non è già più quello cristiano ma assume i toni mistici eguerrieri, di Wotan/Odin. Hagen, Grimilde, Sigfrido e Brunilde sono l'animaoscura e vitale della Germania, personaggi di un dramma che la nazione stavivendo e da cui non sa come uscire; nela tragedia del mythos ritroviamo il"Ragnarokk" del maggio 1945 in cui Hitler aveva deciso di bruciare ilsuo popolo: "Se perdiamo la guerra allora la Germania non merita divivere" aveva detto e decise che il "Crepuscolo degli Dèi"doveva manifestarsi nella distruzione totale, nel suicidio rituale,nell'offerta finale per una rigenerazione del mondo. Anche per Wagner esisteuna realtà che deve essere afferrata e assorbita istintivamente, una verità cheviene a coincidere con la forza vitale; riattualizzare la forza della vitasignifica ridare ai tedeschi le caratteristiche guerriere che sembrano averperso. Egli percepisce la confusione spirituale della Germania e offre, con il"Parsifal" una visione peculiare della vita, in cui il concettofondamentale è la ricerca del magico calice del sangue di Cristo che viene acoincidere con il concetto di razza pura. Parsifal è un ariano e ricercal'unione mistica attraverso la purezza della razza.

    l'alito DEL DRAGO

    Il singolare sincretismo tra cristianesimo e germanesimo genera una dottrinavolkisch che non si è ancora liberata dai precetti cristiani come nellaideologia hitleriana. Gesù di Nazareth serve al musicista per giustificare lasua teoria mistica: sangue ariano -pentimento - salvezza. Una sorta di audacesincretismo mai del tutto risolto. La carne è un elemento perturbatore econtaminante, l'unione di razze differenti, come pure il nutrirsi di carneanimale, corrompe l'individuo: su questo punto Hitler è perfett_mented'accordo, essendo egli, come Wagner, vegetariano, aveva quasi orrore dellacarne e a volte riprendeva i membri del suo staff che, invece, ne eranoghiotti. L'antisemitismo wagneriano trae origine da questa concezione dipurezza del sangue: un tedesco che si fosse unito ad una donna ebrea avrebbecommesso qualcosa di abominevole, infettando la propria perfezione spiritualeche ancora prima deve essere biologica e di conseguenza la forza vitale nonavrebbe illuminato l'individuo e il popolo. Si può, quindi, affermare cheWagner avesse concepito un evangelo musicale, che aveva come scopo la rinascitadella potenza tedesca, egli, come Hitler viveva nell'ideale dell'Uomo-Dio, deiprocedimenti metafisici e, potremmo dire, alchemici, di trasmutazione dellapersonalità ed elevazione verso l'onnipotenza. L'odore del sangue, l'alito deldrago, la terra sotterranea brulicante di esseri di una umanità inferiore, lamagia, i suoni e le grida nella furia della battaglia, l'odio tra Sigfrido eHagen: sono tutti elementi che trasposti in un universo mitico si connettono alpresente e ammaliano la Germania perché sono visioni antiche del drammareligioso e psichico che vive. Wagner verrà esaltato e acclamato in tuttaEuropa, la sua fama universale continuerà dopo la morte con il festival diBayreuth, dove si sviluppò una specie di culto della personalità del musicista.La sua casa sarà trasformata in museo e la moglie Cosima entusiasta ideologavolkisch, porterà avanti la sua opera culturale.

    LA DISTRUZIONE DELLA RAGIONE: L'APPORTO DELLA FILOSOFIA

    In seguito alla sconfitta della Prussia contro Napoleone, Johann GottliebPielite (1762 - 1814) dall'Università di Berlino pronunciò i"Discorsi" alla nazione tedesca. Egli considerava francesi e latinicome popolazioni inferiori ed esortò la sua patria alla rigenerazionelinguistica e biologica. Questa autorealizzazione nazionale avrebbe trovato ilsuccesso nella nuova epoca storica che avrebbe rispecchiato l'ordine cosmico.Una nuova era sarebbe cominciata alla guida di un'elite senza inibizioni moraliche avrebbe portato alla rinascita tedesca. Lo stesso genere di idee che siritrova nel "Mein Kampf" di Hitler. Alla morte di Fichte gli successeGeorg W. F. Hegel che elaborò una teoria dello spirito universale che siincarna nel concetto di stato. Da qui si genera un universo morale assoluto cherichiede l'ubbidienza totale dei cittadini che, agendo in tal modo, si sentonoparte dello spirito cosmico e della nazione. Questo è il più elevato privilegioconcesso all'individuo e specialmente in periodo di guerra, la grandepurificatrice, il tedesco ha la possibilità di dare il suo contributoall'armonia del sistema uomo-stato-cosmo. La guerra come esaltatrice di virtù el'asservimento al concetto di stato sono i fondamenti dell'opera di Heinrichvon Treitschke, che tenne le sue lezioni di storia, seguitissime ed applauditeanche dagli ufficiali superiori prussiani, dal 1874 al 1896. La necessità dicombattere è concepita da Treitschke come un bisogno fondamentale del tedescoal punto che i pacifisti dovrebbero essere condannati per l'immoralità del loropensiero. Fu probabilmente Friederich W. Nietzsche (1844- 900) l'uomo che piùinfluenzò lo spirito europeo e nordico verso la guerra realizzatrice dellospirito germanico del superuomo. Furono le sue teorie a dare la base ideologicaper l'imperialismo che infine portò alla Prima Guerra Mondiale. Il magnificobiondo, avido e sfrenato nel suo bisogno fisico e fisiologico dì gloria evittoria doveva incarnare alla perfezione la volontà di riscatto della Germaniaavvilita da continue delusioni politiche. L'Homo Novus, il tedesco rigeneratonella sua natura guerriera avrebbe dimostrato la sua volontà di potenzasottomettendo le razze inferiori e instaurando un nuovo ordine mondiale in cuiavrebbe governato come signore della terra. Il francese J. A. de Gobineau vienericordato la ponderosa opera "Essai sur l'inégalité des races"(1853-55) ("Trattato sull'ineguaglianza delle Razze") in cui siaddentra nel problema delle razze dividendole in tre famiglie: bianca, gialla enera. La razza bianca sarebbe la più antica e nobile, generatasi nell'Asiacentrale (posizione ideologica che ritroveremo in Hitler e Himmler mediatadalla Teosofia) e imbastarditasi con le altre avrebbe gettato l'Europa nel caosideologico e razziale. La necessità di ridare ordine al cosmo diviene un problemadi razza in quanto la mescolanza di origine al male e all'impurità biologicache solo i germani avrebbero potuto risolvere.


    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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