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    Predefinito Bologna: Philip Morris «benefattore»?


    Philip Morris ha annunciato un investimento di 500 milioni di euro per la costruzione di uno stabilimento per «prodotti a rischio ridotto» che impiegherà 600 lavoratori nel 2016. La notizia è stata accolta con entusiasmo in tutta Italia, politici e sindacati applaudono, i disoccupati sono in fermento come se si iniziasse a lavorare domani… Ma oggi le industrie vorrebbero delocalizzare, non investire. È possibile che Big Tobacco ami gli italiani a tal punto?

    C’è il più che giustificato dubbio che si tratti del solito, rozzo atto di servilismo verso la multinazionale di turno, orchestrato dal suo piccolo esercito di lobbisti, rituale preludio e alibi a qualche osceno favore di ordine fiscale. E se fosse così, questo non vuol dire che la fabbrica ci sarà. In questi casi il copione prevede di presentare l’azienda come benefattrice, fare una bella campagna di elogi sui mass media, alla quale tutti abboccano, sindacati inclusi, e subito dopo procedere al regalo. Poi il progetto viene dimenticato e i disoccupati se la prendono nel sedere.

    Non se ne è parlato molto, ma il 29 ottobre del 2013 il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento che concede al Ministero dell’economia la facoltà di ridurre, fino a un massimo dello 0,7%, le accise sui tabacchi. Speriamo di sbagliarci, ma abbiamo l’impressione che i nostri politici siano in attesa del momento giusto per applicare il provvedimento, e che gli elogi a Philip Morris «benefattore» fungano essenzialmente da apripista per questo regalo. Mentre per il parco buoi dei contribuenti il potere d’acquisto diminuisce a causa dell’incremento della pressione fiscale, grazie a questa mossa le tasse sulle sigarette potrebbero scendere, a unico beneficio di Big Tobacco.
    Forse è ingiusto dubitare di Philip Morris (anche se elude il fisco italiano producendo le sue sigarette fuori dall’Italia) ma la notizia del mega-investimento che sarebbe in programma a Bologna e il relativo clamore sembrano la fotocopia di altri grandi progetti delle multinazionali delle sigarette, dimenticati il giorno dopo.
    «Una riconversione da manuale» aveva titolato Il Sole24Ore nel 2010 alla vigilia della delocalizzazione della manifattura della BAT di Lecce, al cui posto avrebbe dovuto sorgere un grande centro di informatica. Alla notizia avevano fatto festa in città, ma alla fine, come già sapevamo, c’è stata solo la delocalizzazione, la riconversione e il grande centro di informatica no, e oggi di quei lavoratori non se ne interessa più nessuno.

    Lo stesso è accaduto per la manifattura tabacchi di Bologna, «delocalizzata» nel 2006 nel medesimo clima di festa perché sarebbe nato il nuovo «Polo tecnologico» (Tecnopolo), regolarmente dimenticato. Oggi la manifattura è abbandonata al degrado, e i lavoratori stanno ancora lottando.

    Nel caso dei progetti di riconversione di Lecce e Bologna la BAT aveva preso precisi impegni, e nonostante questo nulla è andato in porto. Per contro il mega-progetto di Philip Morris è estremamente vago e non risulta esserci nessun tipo di accordo o impegno ufficiale. Big Tobacco ha solamente ampliato lo stabilimento per la produzione di filtri della Intertaba di Zola Predosa, dove lavorano già 70 persone, portandolo da 12 mila a 19 mila metri quadrati.

    Questo sarebbe lo «stabilimento pilota» che dovrebbe dare il responso sulla fattibilità o meno dell’improbabile mega-progetto innovativo da 600 posti di lavoro. E non vi è certezza nemmeno sulla voce di 20 assunzioni nello stabilimento pilota.
    Oggi il problema delle multinazionali straniere in Italia è il libero mercato, cioè la concorrenza al ribasso che sta facendo la Yesmoke, che li costringe a ridurre gli utili fuori mercato. Il Governo, anziché approfittarne per aumentare le tasse, scende in soccorso del portafoglio di queste aziende abbassando l’aliquota dell’accisa per non fare perdere loro utili.

    Cosa dice Philip Morris

    Chief Operating Officer di Philip Morris, Andrè Calantzopoulos
    Quello che sappiamo è una nota alla stampa della Philip Morris che parla di «un investimento che ammonta a circa 500 milioni di euro per la costruzione, nell’area di Bologna, di uno stabilimento-pilota e della sua prima fabbrica nell’Unione europea e nel mondo per la produzione di prodotti a potenziale rischio ridotto».
    Ma il Chief Operating Officer di Philip Morris, Andrè Calantzopoulos, sembra preferire non sbilanciarsi con la stampa sul progetto da 500 milioni, ecco la sua diplomatica dichiarazione:

    «Lo sviluppo e la realizzazione di prodotti a rischio ridotto rappresentano un importante passo avanti per il raggiungimento dell’obiettivo di salute pubblica, un potenziale cambio di paradigma per l’intero settore e una grande opportunità di crescita per Philip Morris International. L’investimento in questa prima fabbrica è una tappa fondamentale nella nostra tabella di marcia per rendere questi prodotti disponibili per i fumatori adulti. L’investimento dimostra il nostro forte impegno nei confronti dell’Italia e in particolare nell’area di Bologna, che non solo è sede della nostra fabbrica per filtri Intertaba di Zola Predosa, ma offre anche grandi infrastrutture e, soprattutto, l’accesso a eccezionali talenti

    La «prima fabbrica» sarebbe quella già esistente della Intertaba, che è stata ampliata ed è diventata «stabilimento pilota». Calantzopoulos parla della salute pubblica, del talento dei Bolognesi, ma non del progetto da 500 posti di lavoro, la seconda fabbrica, che dovrebbe essere fatta nel 2016, ma nel caso la tappa fondamentale della «prima fabbrica» sia stata superata con successo.

    http://yesmoke.eu/it/blog/bologna-philip-morris-benefattore/
    Ultima modifica di diocleziano; 14-10-14 alle 17:02

 

 

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