Addio Pdl, intesa con Casini e Rutelli. Il piano segreto di Gianfranco Fini
Giovedí 03.06.2010 17

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Guarda sempre più a sinistra, dicono le voci di corridoio. Gianfranco Fini è il protagonista assoluto dei rumor che circolano nel Palazzo. A Montecitorio e al Senato non si parla d'altro: che cosa vuole fare l'ex leader di Alleanza Nazionale? Dove vuole andare? Le fibrillazioni nel Popolo della Libertà sono ormai sempre più all'ordine del giorno. Intercettazioni, manovra economica, federalismo fiscale, riforma della Giustizia... ogni occasione sembra buona per polemiche e siluri. Compresa la questione Sicilia, con i due Pdl sempre più ai ferri corti. Insomma, la temperatura è elevata. Ma soprattutto - spiegano fonti ex Forza Italia - il problema principale è il rapporto personale tra il presidente della Camera e Silvio Berlusconi, ormai deteriorato. E, secondo molti, irrecuperabile. Ma quanto durerà il rapporto da separati in casa? Il tam tam di Palazzo si focalizza sul progetto di Pierferdinando Casini. Quel Partito della Nazione che, nell'obiettivo del numero uno dell'Udc, vorrebbe costituire il nuovo polo centrista, alternativo all'asse Pdl-Lega e alla sinistra.
Generazione Italia e Fare Futuro potrebbero essere i due contenitori, ormai radicati sul territorio, da far confluire nella nuova formazione politica. Alla quale aderirebbero anche Francesco Rutelli e Bruno Tabacci con la loro Api. Scardinare il bipolarismo, dominato dal Carroccio e dall'Italia dei Valori, per andare oltre il berlusconismo, senza appiattirsi su un Partito Democratico diviso e incerto sulle strategie future. Certamente tutto ciò non avverrà in tempi brevissimi e forse nemmeno brevi. Ma le polemiche e i contrasti nel Centrodestra - spiegano nei corridoi della Camera - assumono un significato preciso se visti in controluce. Se letti con la chiave di lettura di un cammino lungo e destinato a rivoluzionare il quadro politico italiano. C'è chi parla già di una divisione di ruoli, con Fini candidato premier dello schieramento centrista e Casini leader del Partito della Nazione. Una prospettiva che mette in allarme molti esponenti del Pdl fedelissimi di Berlusconi.