L'8 dicembre 1955 32 consiglieri nazionali del Partito Liberale Italiano si dimisero per promuovere con altri autorevoli esponenti del liberalismo la costituzione del Partito Radicale dei Liberali e Democratici Italiani[2]. La scissione delle correnti di sinistra e di parte del centro del PLI vede protagonisti, fra gli altri, Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Nicolò Carandini, Leo Valiani, Guido Calogero, Giovanni Ferrara, Paolo Ungari, Eugenio Scalfari, Marco Pannella, Franco Roccella.
Il partito verrà costituito il 5 febbraio 1956 al termine di un convegno che elegge un esecutivo di cinque componenti (Carandini, Pannunzio, Piccardi, Valiani e Villabruna) e una direzione di quattordici[3].
L'oggetto fondante, sviluppato da un comitato esecutivo provvisorio cui prendevano parte Valiani, Pannunzio ed altri, comprendeva l'attuazione della Costituzione e la effettiva instaurazione dello Stato laico e liberale, quello stato di diritto che fa tutti i cittadini uguali innanzi alla legge, senza discriminazioni politiche e religiose, e che ne garantisce la libertà attiva dall'arbitrio governativo e poliziesco.
Come si vede, fra i primi iscritti figuravano personaggi di tutto rilievo dell'ambiente socio-culturale del tempo, confluenti alla nascente formazione anche da aree più direttamente di sinistra, come per Ernesto Rossi, già messosi in luce nelle file del Partito d'Azione, lo stesso movimento di cui era prestigioso leader Leo Valiani. Valiani non sarebbe restato a lungo nel Partito Radicale, rinserrandosi nuovamente nel "suo" più sobrio partito di provenienza quando fra i radicali cominciò a consolidarsi la leadership di Marco Pannella. Rossi era invece fra i fondatori, e forse il più fervido stimolatore degli "Amici del Mondo", un raggruppamento di intellettuali associatisi per approfondire ricerche politico-istituzionali (i cui dibattiti venivano seguiti dal settimanale diretto da Mario Pannunzio "Il Mondo" da cui ne derivano il nome). Gli "Amici del Mondo" seguirono le fasi iniziali della crescita del partito ed a margine della campagna elettorale in corso nel 1956 per elezioni amministrative, nella quale i radicali (col nome abbreviato in "Partito Radicale") si erano schierati contro la speculazione edilizia ed i cosiddetti "palazzinari", gli "Amici di Rossi" (come venivano denominati da destra, giocando sul nome dell'intellettuale e sulle sue presunte contiguità ideologiche) organizzarono un convegno sulle speculazioni immobiliari attribuite al Vaticano.
Nel 1957, sempre affiancati dagli "Amici del Mondo", i radicali lanciarono nel dibattito politico, che presto ne divenne alquanto scomposto, la proposta dell'abolizione dei Patti Lateranensi integrati nella Costituzione. Nacque con questa fase, supportata da autorevoli interventi tecnici di personalità di varie discipline, una linea politica equanimemente anticlericale, non-comunista e anti-partitocratica. Ma certamente restò più vivido, e più a lungo, il segno dell'accento anticlericale. Fu nel 1959 che questo accento prese la piega di una vera e propria campagna antidemocristiana, accusando il partito di maggioranza, la DC, di aver costruito un regime in seno ad un sistema di democrazia repubblicana. Vi fu un importante dissenso all'interno del partito, cominciando a manifestarsi la frattura che ne avrebbe di lì a poco allontanato Leo Valiani e Giovanni Ferrara.
Gli anni sessanta[modifica | modifica wikitesto]

Sul principio degli anni sessanta, si unirono al partito altri nomi illustri, fra i quali lo scrittore Elio Vittorini, l'attore Arnoldo Foà, Stefano Rodotà, Lino Jannuzzi, ed Antonio Cederna. Mentre l'arrivo di nomi noti anche ad un pubblico non solo elitario consentiva di migliorare le strategie di comunicazione del partito, al suo interno maturava però una contrapposizione che vide consolidarsi la "sinistra radicale", capeggiata da Bruno Villabruna ed Ernesto Rossi.
Nel 1962, a seguito della scissione interna al Partito fra gli alternativisti, coloro che intendevano costituire la "sinistra radicale” (Spadaccia, Pannella, Roccella, Mellini, Bandinelli, Teodori) e i filo-lamalfiani (Giovanni Ferrara, Stefano Rodotà, Piero Craveri) lo stesso gruppo degli "Amici del Mondo” si lacera e vede scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in modo peculiare il "caso Piccardi". Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che Leopoldo Piccardi, in qualità di consigliere di Stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dell'elaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri "Amici del Mondo" condannarono irrevocabilmente Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con "l'amico del Mondo", fu solidale, insieme a Ferruccio Parri, con Piccardi; Parri e Rossi avviano da quel momento un sodalizio intellettuale che li vede collaborare sulle colonne del settimanale L'Astrolabio.
Furono in molti ad uscire dal partito, compreso lo stesso Rossi che insieme a Piccardi ed a Ferruccio Parri si sarebbe dato ad altre esperienze nell'area della sinistra post-resistenziale.
In realtà della rottura si poterono dare molte interpretazioni, essendovi in atto anche un contrasto (con costellazione di differenti posizioni) sulle visioni del ruolo della sinistra in quella fase politica: vi era, ad esempio, chi vedeva con favore un avvicinamento al PSI, nel quale Pietro Nenni apriva ad una "non sfiducia" al Patto Atlantico, così come vi era chi anticipava tematiche che sarebbero poi state riprese in termini di eurocomunismo, e vi era anche chi, dalle colonne de Il Mondo, si volgeva apertamente al filo-americanismo. E vi era bastante numero di altre posizioni per poter considerare certamente non unitaria la linea del partito in materia di rapporti con le altre forze politiche, oltre a far dubitare che ve ne fosse una di cui si disponesse. Il caso Piccardi, insomma, fu solo un elemento scatenante, capace di far affiorare dissidi interni espressivi di distanze non solo ascrivibili alla gioventù della formazione, ma gravi segnali di mancanza di un reale fattore comune. Emarginati o "autoepuratisi" gli anziani, il partito restò in mano ai giovani, ai "giovani guastatori", come furono definiti dai fuoriusciti.

Partito Radicale (Italia) - Wikipedia