Accordo Pd su casa europea, gruppo con eletti Pse
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Il tormentone è finito. Adesso si sa dove andranno a sedersi gli eurodeputati italiani eletti sotto le insegne del Pd. Il tema della collocazione europea ha diviso a lungo il Partito democratico, è stato usato come una clava da una parte e dall'altra per mascherare altri problemi magari di lega minore, ma ora si è risolto con la soluzione più semplice, quella su cui Piero Fassino ha lavorato negli ultimi due anni, puntando fin dall'inizio al traguardo raggiunto. I deputati del Pd eletti a Strasburgo saranno con i socialisti.
Nessuna ipotesi di federazione, nessun gruppo autonomo. Ma celebreranno il matrimonio con gli esponenti del socialismo europeo in un nuovo gruppo che si chiamerà "Alleanza dei socialisti e dei democratici". Il nome non è ancora quello definitivo. Ma a Repubblica, gli "ambasciatori" del Pd in Europa dicono che "è certo però che i due aggettivi, socialisti e democratici, rimarranno".
Per sgombrare il campo dagli ultimi dubbi di chi "non voleva morire socialista" (rutelliani, ex popolari, ex democristiani), il Pd ha contrattato alcuni dettagli dell'ingresso nella nuova famiglia. La sua pattuglia godrà di esclusivi privilegi: l'autonomia politica (libertà di voto e d'iniziativa) e soprattutto autonomia finanziaria, cioè un suo privato tesoretto (autonomia che ha avuto un peso decisivo nella scelta finale).
Ma il capogruppo sarà uguale per tutti gli eletti che si iscriveranno "all'Alleanza". E molto probabilmente, vista l'apertura di credito concessa all'esperienza italiana, toccherà a un esponente che viene dal mondo socialista, quello più rappresentato. Non è esclusa la conferma dell'attuale presidente dei deputati Pse Martin Schulz, ma si aspetta la verifica dei risultati elettorali.
La notizia è stata anticipata due giorni fa dal candidato della Circoscrizione Centro Roberto Gualtieri, storico dell'Istituto Gramsci, vicinissimo a Massimo D´Alema, che oggi aprirà la sua campagna elettorale.
L'annuncio ufficiale spetta a Dario Franceschini, ma chi ha lavorato alla soluzione in questi mesi conferma l'accordo. Fassino preferisce il silenzio per non mettere a rischio un'intesa che ha comunque richiesto un lungo lavoro ed è stata spesso sul punto di saltare. Si limita a dire: "Sarebbe la soluzione più logica".
La logica infatti in questa storia ha la sua parte. I sondaggi meno lusinghieri danno il Partito democratico al 26 per cento. Tradotto in cifre fa 20 eurodeputati targati Pd. Gli italiani, con questi risultati, diventerebbero la seconda nazione rappresentata nell'Alleanza democratico e socialista, dopo i tedeschi della Spd. Si capisce quindi l'interesse anche dei socialisti ad avere nel gruppo i deputati del Pd: aiuteranno a fronteggiare la forza del Ppe.
L'ultimo sondaggio di Le Monde infatti da' i socialisti francesi al 24 per cento. Quindi gli eurodeputati di oltralpe saranno di meno. Andranno meglio del Pd, in termini percentuali, i socialisti spagnoli e i laburisti inglesi. Ma quei due Paesi eleggono un numero inferiore di parlamentari a Strasburgo.
Oggi gli eurodeputati che fanno riferimento al Pd sono divisi in due gruppi: gli ex Ds con il Pse, gli ex della Margherita con i liberal-democratici dell'Alde. Anche se tutti erano stati eletti nel 2005 con Uniti nell'Ulivo. Un'anomalia, una spaccatura che ha messo le basi alla debolezza della pattuglia italiana di centrosinistra. Stare invece tutti insieme nello stesso eurogruppo porterà anche dei vantaggi in termini di presidenze di commissione destinate agli italiani.
Franceschini si prepara ad annunciare il cambio di nome forse dopo il voto. Si teme qualche contraccolpo in campagna elettorale, per questo è stata a lungo trattata l'autonomia finanziaria.
C'è poi chi vede nella trattativa economica e dunque nell'autonomia finanziaria del Pd un'interesse rutelliano verso l'abbandono, questa volta in Italia, del gruppo democratico a favore della restaurazione di un nuovo centro. Mantenere le casse separate dalla famiglia europea potrebbe facilitare l'eventuale, ulteriore divisione, a Roma.
Per il segretario del Pd presto dovranno cambiare anche il Pse e l'Internazionale socialista. Finendo tutti sotto il tetto più grande "e più moderno" del progressismo mondiale.
Massimo D'Alema, da parte sua, giudica "un'espressione convincente" e "un buon punto di partenza per una soluzione condivisa" quella usata da Franceschini nel dire che "il Pd non diventa socialista ma sta insieme ai socialisti'". Secondo l'ex ministro degli Esteri, i Democratici devono tendere "ad una costruzione originale" in Europa ma il loro apporto "non può limitarsi solo a quello di un nome nuovo".
Devono contribuire invece "alla creazione di un più ampio centrosinistra europeo".
La sinistra europea, dice D'Alema, ha "mancato l'occasione 'Europa'" e si è divisa "per un verso arroccandosi nella soluzione old style del riformismo nazionale", e per altro verso "nella subalternità all'ondata neoliberale". In ciò ha rinunciato ad "impadronirsi del progetto dell'Unione come forma più avanzata per il governo possibile della globalizzazione".
Appunto in questo sta il contributo che il centrosinistra italiano può dare. "Ciò che ci caratterizza in modo significativo - dice D'Alema - è la nostra forte impronta europeista, per cui l'Europa non può fermarsi a metà del guado" nel processo di integrazione politica.
Ecchecappero, ci voleva tanto !?
L'autonomia di Rutelli
http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12020
Nei giorni in cui cominciano a trapelare indiscrezioni sulla collocazione europea degli eletti con il Partito democratico (si va verso una soluzione che prevede autonomia delle delegazione del Pd all'interno del gruppo del Pse, che dovrebbe cambiare nome), Francesco Rutelli pare non adeguarsi e fa politica con la sua famiglia di riferimento, quel Partito democratico europeo fondato nel 2004 con Francois Bayrou.
Si è tenuta infatti questa mattina (Rutelli presente)a Bilbao la riunione del Consiglio del Partito Democratico Europeo (che fa parte del gruppo dell'Alde in alleanza con i liberali dell'Eldr), ospite del Partito Nazionalista Basco (Pnv). Al termine dei lavori, il Consiglio ha accolto l'adesione al Pde della Alleanza dei Democratici, partito polacco guidato dall'europarlamentare Pawel Piskorski, già sindaco di Varsavia.
Altre adesioni al Partito Democratico Europeo saranno formalizzate nel Congresso straordinario, in programma a fine giugno a Bruxelles. All'unanimità il Consiglio del Pde, che si compone di 11 formazioni politiche europee, ha approvato un documento che lancia una sfida ai partiti europei: indicare subito, davanti agli elettori, i candidati alla Presidenza della Commissione Europea.
Il Trattato di Lisbona prevede che il presidente della Commissione e sia scelto in base ad una chiara convergenza politica, mentre ancora una volta si profilano a Bruxelles accordi di basso profilo che porterebbero, ad esempio, i socialisti a sostenere la ricandidatura di Jose Manuel Barroso.
Per questo il Pde gioca d'anticipo e propone al Ppe e al Pse (sfidandoli a cambiare la prassi di eleggere le maggiori cariche tramite trattative post - elettorali) due nomi per la guida della Commissione di Bruxelles: Mario Monti, personalità indipendente, stimata e riconosciuta a livello internazionale, e Guy Verhofstadt, già primo ministro belga, fervente europeista.
"E' deprimente l'assenza di dibattito sull'Europa" ha commentato, a margine della riunione, Francesco Rutelli. "Raccogliendo l'invito del Movimento Europeo e dei federalisti europei - ha sottolineato - il PDE ha rotto oggi il muro del silenzio dei maggiori partiti europei, che preferiscono accordi mediocri su candidature inadeguate al rilancio della leadership Ue. Inutile lagnarsi che l'Europa sia senza voce, se poi da Bruxelles arrivano solo compromessi burocratici e di apparato", ha concluso Rutelli.
Le mosse rutelliane rivelano una tempistica ben studiata. C'è la contrapposizione ai socialisti proprio nel giorno in cui sembra spianarsi la strada a un'alleanza organica Pse - Pd. Ma lo schema a cui lavora il presidente del Copasir non è quello emerso in queste ore, di un'alleanza tra socialisti e democratici, con un portavoce unico, ma piuttosto uno dei due descritti da Paolo Gentiloni in una dichiarazione al quotidiano del partito 'Europa': un gruppo autonomo dei democratici italiani oppure un'intesa con il Pse ma fra gruppi autonomi e distinti.
Le altre due proposte contenute nel documento approvato dal Consiglio del Pde riguardano l'emissione di "eurobonds" (strumento indispensabile per il 'ritorno alla crescita e per finanziare nuovi progetti strategici') e la vigilanza sui mercati finanziari (con l' unificazione della rappresentanza internazionale dell'euro in tutte le sedi formali e informali e l'attribuzione del potere di vigilanza bancaria alla Banca Centrale Europea).
Nella giornata di ieri, la formazione europea guidata da Francesco Rutelli e François Bayrou aveva incontrato in un seminario di lavoro una delegazione composta dai rappresentanti dei maggiori partiti democratici latinoamericani (Argentina, Uruguay, Perù) e guidata dalla Democrazia Cristiana cilena (Pdc).
Forza, forza, che se Iddio vuole dopo il Congresso ve lo togliete dalle scatole e si ricomincia a ragionare !




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repapelle: che logica suicida!!!
ostridicolo:
