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    Arrow Stati Uniti, metà mandato: vincono i Repubblicani e perde Obama


    Il succo di una serata nerissima sta tutto nelle parole del presidente Barack Obama: “Il peggior scenario dai tempi di Dwight Eisenhower”. Negli Stati Uniti le elezioni di metà mandato consegnano il Congresso nelle mani dei Repubblicani che riconfermano la maggioranza alla Camera e strappano il Senato ai Democratici con numeri migliori delle aspettative. Ai Repubblicani anche larga parte dei governatori. Il grande sconfitto è proprio lui: Barack Obama.
    I RISULTATI
    Considerato che la battaglia per la Camera era data da tutti per scontata (e così è stato: vittoria larga per i Repubblicani) erano i risultati del Senato ad essere attesi con particolare attenzione. I Repubblicani si sono assicurati il controllo dell’aula con la vittoria in stati come il*North Carolina, l’Alaska, il Colorado, il Montana, strappando agli avversari il South Dakota, l’Arkansans. E poi Iowa, West Virginia. Servivano sei seggi in più rispetto al passato: all’alba ora italiana è*arrivato il settimo.
    LA REAZIONE DI OBAMA
    Obama ha parlato mentre gli americani stavano ancora votando: “Per i Democratici siamo di fronte*al peggior scenario possibile dai tempi di Dwight Eisenhower”, vale a dire gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

    Photo by Daniel BornmanCC BY 2.0
    UN REFERENDUM SU OBAMA
    Sono state elezioni di metà mandato, ma sotto molti aspetti il voto negli Stati Uniti ha avuto le sembianze di un referendum su Obama. Il presidente ha pagato la bassa popolarità nella quale è scivolato negli ultimi mesi. Gli effetti della ripresa economica non vengono percepiti, la sua condotta in politica estera è considerata zoppicante, la gestione dell’immigrazione balbettante, il presidente stesso è giudicato da alcuni snob, poco vicino alla gente, e su di lui pesano promesse fatte ma non mantenute.
    I Repubblicani hanno tenuto Obama al centro della campagna elettorale sfruttando questi fattori. I candidati Democratici hanno cercato di mettere distanza tra loro e un presidente la cui carica politica sembra esaurita.
    LE CONSEGUENZE
    L’edizione online del Washington Post titolava “Ondata Repubblicana”. Il New York Times ha parlato di un presidente ‘ripudiato’ che avrà di fronte a sé due anni (gli ultimi) in salita. Gli effetti di una politica americana spaccata in due (Casa Bianca ai Democratici, Congresso al Senato) sono già stati ampiamente discussi negli Stati Uniti, dove questo risultato era atteso.
    Obama dovrà scendere a patti con i Repubblicani, in altri casi ricorrerà al potere di veto, dovrà tener conto del parere degli avversari per la scelta di numerose figure chiave all’interno dell’amministrazione. Sarà un’anatra zoppa, secondo la definizione a cui gli americani ricorrono in questi casi. Per il Partito Democratico ci sono due anni per rimettere insieme i pezzi e cercare una via per mantenere il controllo della Casa Bianca.
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    Immagine in evidenza: photo by Beth RankinCC BY 2.0


    Scritto da: Antonio Scafati
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  2. #2
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    Predefinito Re: Stati Uniti, metà mandato: vincono i Repubblicani e perde Obama

    ComeDonChisciotte - IL MERAVIGLIOSO NUOVO MONDO DI OBAMA, L’ANATRA ZOPPA
    IL MERAVIGLIOSO NUOVO MONDO DI OBAMA, L’ANATRA ZOPPA

    Postato il Sabato, 08 novembre @ 17:45:00 GMT di davide


    DI PEPE ESCOBAR
    asiatimes.com

    Fresco della sua ultima batosta elettorale (elezioni per il Congresso), servitagli da quella minoranza che negli Stati Uniti si prende ancora la briga di andare a votare, il leader già “più potente del mondo”, ovvero il Presidente americano Barack Obama, questo fine settimana sarà protagonista di un thriller: dovrà essere presente nella stessa stanza in cui si trovano il cinese Xi Jinping, il giapponese Shinzo Abe e – allacciate le cinture di sicurezza! – il russo Vladimir Putin.


    Che palle! – deve aver pensato il bomber-in-capo. L'economia globale è in gran parte un disastro. La Cina, anche crescendo di "solo" il 7% l'anno, continua ad erodere la sua aura di "nazione indispensabile". Il Giappone ha deciso di copiare la Federal Reserve e di dar inizio alla propria versione-kamikaze del Quantitative Easing. Numerosi paesi del sud-est asiatico continuano a dar fuori di testa per alcuni scogli sul Mar Cinese Meridionale.
    E da ultimo, ma non per questo meno importante, la nemesi di Obama: il seccante Vlad "Martello" Putin è stato appena incoronato leader più potente del mondo – anche se per le ragioni più stupide ("imprevedibile" capo di uno "stato canaglia") [1] – mentre lui, l’eccezionale leader di un paese da cui non si può prescindere, insignito oltretutto del Premio Nobel per la Pace, ormai non è altro che una misera anatra zoppa.
    La “festicciola”, che si terrà da Lunedì a Martedì, sarà il momento clou del vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) che si terrà a Pechino. In realtà un po’ al di fuori di Pechino, e quindi gli incontaminati (presumibilmente) cieli blu potranno avere l’opportunità di essere fotografati .
    Questo è il 25° anniversario dell’APEC. Ed anche il 20° anniversario del vertice indonesiano di Bogor (mi è capitato di trovarmi lì) che, sotto il fascino floreale di Bill Clinton, impose ai 21 paesi dell’APEC l’obiettivo di rendere “liberi” ed aperti i commerci e gli investimenti entro il 2020. "Liberi" … ma con le multinazionali degli Stati Uniti che dettano le regole, ovviamente.
    Quello che l'intero pianeta vuol davvero sapere al riguardo del vertice dell’APEC, è se “l’Anatra Zoppa” incontrerà “l’Orso” faccia a faccia, uno contro uno. La Casa Bianca non apre bocca. Il Cremlino non lo esclude. Ma resterebbe comunque il Piano B: il summit del “Gruppo dei 20” che si terrà il 15-16 Novembre a Brisbane, in Australia.
    Quello che tutto il pianeta già sa è che il nuovo e viscido show presidenziale che si terrà a Capitol Hill nel Gennaio del 2015, ha una priorità assoluta: i repubblicani faranno tutto quanto in loro potere perché l’anatra zoppa chieda più e più volte misericordia.
    Che cosa significa tutto questo, nei termini della sedicente dottrina di politica estera di Obama – detta del "non fare cose stupide" – che quella mostruosa e malefica potenza del 2016, conosciuta come "The Hillarator" (Hillary Clinton, ndt), ha già ironicamente definito un "principio non-organizzativo"? Giusto un extra-strato di stupidità cosmica, o qualcosa di più sostanzioso?
    QUEL VECCHIO ASSE DEL MALE
    Cominciamo con “Il Califfato”, alias lo Stato Islamico (IS) il cui leader è Abu Bakr al-Baghdadi. Obama ha già detto che, dopo la sua assoluta sconfitta (il risultato elettorale, ndt), ha intenzione di chiedere l'autorizzazione del Congresso perché la sua “coalizione di codardi” possa bombardare lo IS, conosciuto anche come “Stato Islamico dell'Iraq e della Siria”, o “Stato islamico dell'Iraq e del Levante”, o infine come Daesh, acronimo arabo dell’organizzazione jihadista.
    E questa non è una mossa stupida. Se il Congresso a maggioranza repubblicana dice "sì", allora sarà questo ad essere responsabile del fiasco (ed è già un fiasco). Se dice "no", il fallimento potrà essere attribuito alla sua irresponsabilità.
    I Repubblicani sono immersi nei problemi causati dalla loro scissione interna – l’establishment è a favore degli stivali-sul-terreno, mentre il Tea-Party è a favore del non intervento. Così, alla fine, l'anatra zoppa potrà trarre profitto da questa situazione.
    Quello sull'Iran è una proposito molto più a rischio. Dipende tutto dalla possibilità che possa essere raggiunto un accordo nucleare tra l'Iran ed i P5 + 1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU più la Germania) in poco più di due settimane, il 24 Novembre.
    Pur se fattibile, l’ostacolo da superare rimane più alto dell’Himalaya. L'amministrazione Obama è alla disperata ricerca di un accordo, come attestato da una "lettera segreta" di Obama al leader supremo iraniano, l’Ayatollah Khamenei, che era andata perduta. Ma un accordo nei termini espressi da Washington, che per Teheran non sono accettabili. [2]
    Il nuovo Senato degli Stati Uniti entrerà in carica soltanto nel mese di Gennaio. Obama ha già sottolineato che non chiederà al Senato di ratificare l'accordo. Ancora una volta il problema è: che cosa fare?
    L'idea di Obama per il Medio Oriente è quella di utilizzare una "responsabile" Teheran (secondo gli standard americani) per riequilibrare il divario tra sunniti e sciiti, e sbarazzarsi delle “guerre per procura” che sono in corso – il tutto sotto l’arbitrato di Washington. Questo è un sogno irrealizzabile, ma è quello che l'anatra zoppa vuole.
    Inutile dire che i Repubblicani – secondo i quali Teheran non ha mai lasciato l'"asse del male" – cercheranno di bombardare questo sogno, i progetti per le nuove pipelines e un po’ tutto il resto, ad esempio facendo passare una normativa che impedisca la revoca delle sanzioni-chiave.
    Le scintille voleranno. Teheran non accetterà mai un accordo sul nucleare in cui Washington dica soltanto "o accettate la mia parola, o incrementeremo le sanzioni": ma è proprio questo che si vuole debba essere contenuto nell’accordo. Teheran, comunque, ha una vasta esperienza nel trattare con i Repubblicani guerrafondai al potere.
    Niente cambierà sulla Russia, anche se l'Amministrazione Obama ha bisogno di Mosca per ottenere un accordo con Teheran. L’implacabile demonizzazione di Putin e la rinascita della stessa vecchia “meme” (evoluzione culturale che si auto-propaga, ndt) della Guerra Fredda – i russi stanno arrivando! – garantiranno il propellente per spingere la “stupidità 24/7” (masochismo, ndt) a sfere intergalattiche.
    Capitol Hill andrà in overdrive. Dopo tutto la demonizzazione della Russia è uno sport bipartisan, a Wahington. La "soluzione" potrebbe essere costituita solo da un cambio di regime. Ma non solo Putin non andrà da nessuna parte, ma farà anche crescere la sua sfida all'Impero del Caos. Questo comporterà un aumento dei problemi con la Germania, con il Cancelliere Angela Merkel che da un lato continua a placare gli americani, e le imprese tedesche, dall’altro, che vogliono far crescere i commerci con la Russia e con l'Eurasia nel suo complesso.
    LA SOLITA SITUAZIONE WIN-WIN PER LA CINA? [3]
    Il commercio. Ecco dove l’APEC si scontra con la “versione a due punte” della NATO economica voluta dagli Stati Uniti: la proposta per il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP) con l’Europa, e quella per il “Trans-Pacific Partnership” (TPP) con l’Asia.
    Quello per cui l'Amministrazione Obama sta combattendo non è altro che un mercato globale senza regole. Immaginate un mercato "libero" – come quello che Bill "Bubba" Clinton ha già presentato vent’anni fa in Indonesia – che imponga ogni sorta di standard su qualsiasi cosa, dalle condizioni di lavoro all'ambiente.
    In teoria questo è esattamente ciò che i Repubblicani amano di più. Ecco che Obama, conseguentemente, finirà con il ritrovarsi proprio sulla loro stessa strada, la qual cosa implica niente più che una semplice ratifica da parte del Senato.
    La questione, in realtà, è molto più complicata. I Repubblicani, semplicemente, non possono tollerare una vittoria di Obama. Questo significa che il prossimo Senato non gli concederà la corsia preferenziale di cui egli ha bisogno per concludere l'accordo TPP.
    E questo sembra essere esattamente quello che la Cina desidera. Pechino userà l’APEC per promuovere la road map per il proprio accordo commerciale anti-TPP, il “Free Trade Area Asia-Pacific” (FTAAP). Il TPP coinvolge 12 membri dell’APEC – ma non la Cina. E anche all'interno del TPP c'è una rivolta mostruosa: il Giappone sta combattendo gli Stati Uniti perché è sicuro che la sua industria automobilistica e l'agricoltura saranno divorate dalle multinazionali statunitensi.
    Ci troviamo, quindi, proprio dentro ad una titanica trasformazione, in pieno stile “guerra delle offerte” (vittoria a chi offre di più, ndt). In realtà entrambe le opzioni sono problematiche. Alla Cina, al Giappone e alla Corea del Sud potrebbe essere utile, in linea di principio, una più ampia cooperazione economica.
    Ma sul commercio, ed in così tanti settori, sono ferocemente in competizione l'uno contro l'altro – come ad esempio nel settore automobilistico e nell'agricoltura – per non parlare del pesante bagaglio storico tra il Giappone e la Cina, oppure tra il Giappone e la Corea del Sud.
    L'offensiva cinese al summit APEC di Pechino sarà volta essenzialmente allo "sviluppo innovativo", alla "costruzione di infrastrutture" ed infine alla "connettività globale". Si tratta dell’immagine speculare dei piani, estremamente ambiziosi, per realizzare le “Nuove Vie della Seta”, proposte dal Presidente Xi per i collegamenti dell'Eurasia.
    Pechino propone un nuovo "quadro di riferimento per la connettività" diviso in tre aree-chiave: "connettività fisica, connettività istituzionale e connettività interpersonale". Ma ancora non si sa com’è che funzionerà, in pratica, quest’integrazione asiatica. Washington non se ne cura, vuole soltanto un "libero" e non regolamentato mega-mercato per le multinazionali degli Stati Uniti.
    Pechino crede che l'integrazione economica asiatica debba essere raggiunta tramite il FTAAP fra i paesi APEC, entro il 2025. Inutile aggiungere che gli Stati Uniti ed alcuni vassalli a bordo del TPP sono fermamente convinti che nessun accordo regionale possa mettere a repentaglio il TPP.
    Washington scommetteva sul fatto che il TPP sarebbe stato firmato decisamente prima, da parte dell’APEC. Ma così non è successo. Ed allora il Piano B è quello di boicottare il FTAAP fino a quando il TPP non sarà firmato. Ma Pechino non lo permetterà. L'anatra zoppa dovrà abbassare la testa, nel suo incontro faccia-a-faccia con Xi, a Pechino.
    Ed infine, cosa succederà al riguardo della battaglia Obama-Capitol Hill sui cambiamenti climatici? Per la maggioranza assoluta dei repubblicani il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale non sono altro che una cospirazione del male. Fine della storia.
    L'anatra zoppa e Capitol Hill potrebbero comunque concordare qualcosa sulla guerra globale al terrorismo. Il Pentagono ed il Segretario alla Difesa, Chuck Hagel, hanno detto di recente gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a condurre guerre senza fine, come ad esempio alla "tirannia", al "terrorismo", a chi sfida la sicurezza nazionale e … sorpresa! I cambiamenti climatici costituiscono una "minaccia sostanziale”.
    Fin dal 2002 il Pentagono sta dicendo, a tutti coloro che si son presi la briga di ascoltare, che la “guerra infinita” è decisamente l'unico “deal in town” … ma anche nell'universo, se è per questo. L'anatra zoppa, in questa strana partita a golf, potrebbe anche fraternizzare, su quest’argomento, con le sue nemesi Repubblicane. Che meraviglioso mondo, questo dell’anatra zoppa!
    Pepe Escobar
    Fonte: Asia Times Online :: Asian news hub providing the latest news and analysis from Asia
    Link: Asia Times Online :: Lame-duck Obama's brave new world
    6.11.2014
    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCO
    NOTE:
    1. Putin Vs. Obama: The World's Most Powerful People 2014, Forbes, November 5, 2014.
    2. Obama Wrote Secret Letter to Iran's Khamenei About Fighting Islamic State, Wall Street Journal Online (subscription).
    3. Win-win è un'espressione inglese che indica la presenza di soli vincitori in una data situazione. Per estensione, si considera win-win una qualsiasi cosa che non scontenti o danneggi alcuno dei soggetti coinvolti, ndt.

  3. #3
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    Predefinito Re: Stati Uniti, metà mandato: vincono i Repubblicani e perde Obama

    Sono brutte notizie per Putin.

  4. #4
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    Predefinito Re: Stati Uniti, metà mandato: vincono i Repubblicani e perde Obama

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Sono brutte notizie per Putin.
    Non è detto.
    Piuttosto sono brutte notizie per Iran e Siria.

  5. #5
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    Predefinito Re: Stati Uniti, metà mandato: vincono i Repubblicani e perde Obama

    Citazione Originariamente Scritto da paulhowe Visualizza Messaggio
    Sono brutte notizie per Putin.
    Guarda che i democratici hanno vinto due guerre mondiali, se perdono per Putin sarebbe un sollievo.

 

 

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