La caduta del Muro di Berlino deve farci riflettere sulla salvaguardia del Socialismo

Sono trascorsi ormai ben venticinque anni da quel 9 novembre del 1989 in cui cadde il Muro di Berlino. In tutti questi anni s’è parlato di tale avvenimento con grande enfasi, presentandolo come una svolta nel cammino dell’umanità verso il progresso, ovvero come d’una grande conquista di civiltà.
I risultati sono tutti sotto i nostri occhi, malgrado lo zelo e l’intensità della propaganda borghese. Un paese sovrano, il primo Stato socialista della nazione tedesca, è stato consegnato al saccheggio ed all’affarismo dei capitalisti dell’Ovest. Le industrie dell’Est chiusero ben presto i battenti, venendo nel migliore dei casi assorbite da quelle dell’Ovest, anche in questo caso con forti e drammatici licenziamenti. Il tasso di disoccupazione esplose letteralmente nel giro d’un solo anno, mentre la situazione sociale nel suo complesso precipitava con l’ormai ex Germania Orientale ridotta ad una provincia povera e sfruttata della Germania Federale.
Non potendo nascondere tali dati, la propaganda liberale e democratica dell’Occidente ha voluto far credere che il forte contrasto in quanto a livelli di vita fra le due Germanie ormai riunificate risiedesse nell’arretratezza della defunta Repubblica Democratica Tedesca, ereditata dai vertici di Bonn, i quali si vedevano così costretti ad interventi impopolari per porvi rimedio e soprattutto per portare, in quell’Est così retrivo socialmente e tecnologicamente, il progresso dell’Occidente.
Ha funzionato così bene, questa propaganda, che per anni v’hanno creduto tutti, anche nell’Est stesso. Tuttora non è difficile incontrare persone nate nell’Est che hanno assorbito tale spazzatura mediatica e politica fin nel midollo.
Ma la realtà è un’altra. La Germania Orientale era tra le prime quindici potenze mondiali, con un indice di sviluppo umano, scientifico e tecnologico d’assoluto rispetto. Il suo tasso di natalità, azzeratosi dopo la riunificazione, è testimonianza di tale importante livello, così come del modo con cui esso venne azzerato, saccheggiato e disperso all’indomani del 1989.
La Germania Federale ha fatto un deserto laddove si trovava la Repubblica Democratica e l’ha chiamato pace, anzi, l’ha chiamato progresso e sviluppo. E’ stata sviluppata una crescita artificiosa a suon di miliardi, prelevati dai cittadini dalle tasche dei cittadini dell’Ovest così come dell’Est, per appaltare ai grandi gruppi privati tedesco-occidentali la ricostruzione dell’ex RDT ad immagine e somiglianza della RFT. Ma, dietro a tutto questo gran daffare, il territorio dell’ex Germania Democratica continua a rimanere un’area depressa.
E così è stato per il resto dell’Est Europeo. Mentre si magnificavano i grandi progressi del capitalismo in quelle terre, ragazze ceche, polacche, romene ed ucraine venivano a battere sui nostri viali, mentre i loro connazionali s’adattavano a lavori umili o si davano al malaffare. Esplodevano i fenomeni della criminalità organizzata, dell’alcolismo, della dipendenza da droghe o dell’AIDS, grazie anche al precipitare dei livelli qualitativi del sistema ospedaliero, che in tutti quei paesi era decisamente migliore prima del 1989 che dopo. Ma anche in questi casi si preferì dare la colpa di tali disastri, sempre difficilmente occultabili, all’ormai defunto Socialismo, che non poteva più difendersi, anzichè alle cure shock dell’appena reintrodotto capitalismo. Un po’ come quando, qui in Italia, per giustificare i disastri di un’alluvione o d’una bomba d’acqua, si dà la colpa al Duce: per sollevare da ogni responsabilità le democratiche e progressiste amministrazioni locali attuali.
Noi non celebriamo la caduta del Muro, giacchè essa segnò un punto irreversibile nella disintegrazione del campo socialista, culminata nel crollo dell’Unione Sovietica, unico e credibile baluardo contro l’imperialismo della superpotenza nordamericana e delle sue scimmie ammaestrate europee, così come contro l’arroganza del capitalismo occidentale perennemente affamato del sangue dei popoli. Sono figlie della caduta del Muro il regresso nel più feroce Medioevo capitalista di molte nazioni del Terzo Mondo, il conflitto jugoslavo con la relativa morte di quello Stato, gli sconquassi sociali e civili patiti da tutti i popoli rimasti orfani del Socialismo.
Preferiamo, in un simile giorno, commemorare la figura nobile e fiera di un uomo che difese le proprie idee e la propria dignità dinanzi ad un tribunale fasullo: Erich Honecker. Perchè siamo certi che la sua lezione non è stata vana.
Con ciò, non chiudiamo gli occhi di fronte alle insufficienze e alle mancanze di quel Socialismo, che resero possibile il suo affossamento. Il fatto che il suo liquidatore, Michail Gorbaciov, sia giunto ai vertici della più importante nazione del Socialismo reale deve farci riflettere, e lanciarci un monito affinchè sulla salute, la salvaguardia ed il miglioramento del Socialismo non si cessi mai d’operare. Perchè quel che è già successo può, purtroppo, un giorno, ripetersi ancora.
Filippo Bovo

FONTE: La caduta del Muro di Berlino deve farci riflettere sulla salvaguardia del Socialismo - Stato & Potenza