
Originariamente Scritto da
mustang
Quanti buchi neri nella vita di Di Pietro!
Pur se con le ossa rotte e l’immagine devastata, fra bu*chi neri e cattive frequentazio*ni, alla fine Antonio Di Pietro riesce sempre a uscire dai guai. I suoi detrattori da anni denunciano un atteggiamen*to assolutamente benevolo da parte degli ex colleghi in to*ga, che l’ex Pm molisano di*fende sempre, comunque, do*vunque.
Lui, Tonino, rivendi*ca onestà e trasparenza anche se poi ad ogni problema che lo riguarda risponde con quelle «citazioni civili» che fanno cassa ed evitano - per dirla con gli amici del Fatto Quoti*diano incavolati con le citazio*ni civili di Schifani*un dibatti*mento pubblico impedendo «al Pm di svolgere autonoma*m*ente indagini sui fatti conte*nuti negli articoli in maniera più ampia rispetto a quanto si può fare in sede civile».
L’uni*ca «condanna» riguarda la so*spensione di tre mesi da parte del Consiglio nazionale foren*se che lo ha riconosciuto «col*pevole » di illecito deontologi*co «per aver violato i doveri di lealtà, correttezza e fedeltà nei confronti della parte assi*stita »: che poi era il suo mi*glior amico di sempre, Pa*squalino Cianci, accusato del*l’omicidio della moglie.
Non più magistrato, neo avvocato, Di Pietro prese le difese del*l’uomo a cui voleva tanto be*ne, ma che «tradì» passando con le parti civili che sostene*vano l’accusa.
L’immagine del leader dell’Idv di recente ha rischiato di offuscarsi per quel che si è detto e scritto sui suoi presunti rapporti coi ser*vizi segreti (dalle foto insieme a funzionari della Cia al tavolo con l’indagato per mafia Bru*no Contrada fino alle irrituali indagini alle Seychelles per dare la caccia al faccendiere Francesco Pazienza).S’è incri*nata a proposito delle polemi*che sui «viaggi americani» nel boom di Tangentopoli a fian*co di personaggi (Leeden e Luttwak) considerati dalla si*nistra italiana vicini all’intelli*gence a stelle e strisce.
E che dire degli incidenti e dei passi falsi sul fronte «mafia»: accu*sò *il generale Mori per la scom*parsa dell’agenda rossa di Pa*olo Borsellino, e fu costretto a ritrattare: giurò di non aver mai visto Ciancimino, e il co*lonnello De Donno lo smentì ricordandogli un suo interro*gatorio a don Vito a Rebibbia; ammise di aver ricevuto dal Ros, prima della strage di via d’Amelio,un sos che lo mette*va fra gli obiettivi della mafia insieme a Borsellino (e solo lui fu allontanato dall’Italia con un passaporto falso, il giu*dice no e morì) smentendo quanto lui stesso aveva rac*contato nel 1999 ai giudici del Borsellino ter («Ho saputo del**l’Sos dopo la strage di via d’Amelio»).
Prima, dopo, per*ché non avvertì lui Borselli*no? Boh.
Contrada a parte, Di Pietro ha la sfortuna di finire spesso immortalato con per*sone poco raccomandabili:
at*tovagliato sul Mar Nero, da eu*roparlamentare Idv, assieme al boss bulgaro Ilija Pavlov, uc*ciso da un cecchino;
eppoi è in piedi, abbracciato a vari commensali di un pranzo elet**torale, fra cui il presunto boss della ’ndrangheta Vincenzo Rispoli.
Personaggi scomodi.
Come quell’Antonio Saladi*no che frequentò in più occa*sioni, considerato il deus ex machina dell’inchiesta Why Not del collega Luigi De Magi*stris. Come il provveditore Mario Mautone, condannato a due anni nell’inchiesta Ro*meo, noto per le telefonate di raccomandazioni col figlio di Tonino, Cristiano, e per le tan*te versioni date sul suo conto dall’ex Pm in merito anche al*la conoscenza dell’indagine quand’era ancora coperta dal segreto.
Il politico di Montene*ro di Bisaccia s’è imbattuto spesso in collaboratori ingua*iati con la legge (dal fidatissi*mo Roberto Stornelli, appun**tato arrestato nel ’ 96, a Giusep*pe Di Rosa, maresciallo, arre*stato per concussione) e in in*dagati eccellenti da cui ha rice*vuto favori particolari: tipo l’imprenditore della Maa Assi*curazioni, Giancarlo Gorrini, poi sott’inchiesta per banca*rotta fraudolenta, da cui prese in svendita la Mercedes, che per due volte gli assunse il fi*glio, che passò pacchi di prati*che legali alla moglie, la storia dei famosi cento milioni sen*za interessi, altri milioni per coprire i debiti di carte dell’al*tro amico Rea, capi d’abbiglia*mento, viaggi aerei; tipo il co*struttore Antonio D’Adamo, quello della Lancia Dedra, l’uso di un appartamento die*tro il Duomo, la stanza pagata all’esclusivo Mayfair di Ro*ma, altre consulenze per la moglie e per l’avvocato amico Lucibello e via discorrendo.
Ma di vicende che fanno anco*ra di*scutere è piena la sua bio*grafia: la laurea presa lavoran*do notte e giorno, dando 21 esami in 31 mesi; il giallo del*l’esame da magistrato (con i sospetti di un rocambolesco ripescaggio dopo l’insufficien*za ricevuta).
Fra gli amici sco*modi al contrario, c’è l’ex fon*datore dell’Idv Mario Di Do*menico che l’ha trascinato in tribunale (senza fortuna) de*nunciando ruberie nel parti*to.
C’è l’imprenditore di Ter*moli, Sandro Giorgetta, che ha registrato un finanziere che parlava di un piano di Di Pietro per incastrare Mastella (c’è un’inchiesta a Bari).
C’è Elio Veltri, altro vecchio ami*co ed ex alleato politico con Occhetto, che reclama il dovu*to economico del voto del 2004 e che ha costretto la pro*cura di Milano ha indagare sullo statuto dell’Idv e e sul*l’omonimia «Associazione (di famiglia, ndr) Idv» e «Parti*to Idv » ipotizzando un mecca*nismo diabolico di «sostituzio*ne » dell’una rispetto all’altro per incamerare i rimborsi elet*torali.
Nel partito è cresciuta l’insofferenza per la gestione dei soldi, per alcuni candidati dai precedenti penali imba*razzanti. Qualcuno ha alzato la testa, altri se ne sono andati, molti sono arrivati.
Si è detto di tutto e di più del patrimo*nio immobiliare di Tonino e della società immobiliare «An*tocri » (acronimo con le inizia*li dei suoi figli) con apparta*menti persino affittati all’Idv, o privati ma ristrutturati con fatture intestate al partito (co*me quello di Via Merulana 99 a Roma), ma alla fine giudizia*riamente l’ex Pm ne è uscito sempre intonso.
La realtà è sotto gli occhi di tutti:
checché se ne dica, Antonio Di Pietro in tribunale non perde (qua*si) mai.
E non dite che gode di protezioni particolari sennò vi beccate una querela. Anzi, una citazione per danni.
Ci sa*rà un motivo se il capo del gab*biano è il secondo leader di partito, dopo Berlusconi, a di*chiarare di più al fisco.
dalla pg. 3 de ilgiornale.it 03 Giugno 2010
saluti