Vietnam, una grande opportunità - Stato & Potenza
Vietnam, una grande opportunità
In Italia, è cosa ben nota, di politica estera se ne parla poco o nulla; questo perché, avendo ceduto in passato la nostra sovranità ai grandi “protettori” statunitensi, non abbiamo alternative al fatto che siano loro a dirigere e gestire le nostre scelte anche in materia di esteri. Ciò ovviamente comporta un duro prezzo da pagare anche in senso economico, perché la politica estera non segue unicamente simpatie od affinità ideologiche, ma anche e soprattutto convenienze commerciali ed economiche. Il fatto di lasciar decidere ad altri cosa sia giusto o sbagliato per noi, di conseguenza, si tramuta in una continua perdita di occasioni, o nell’impegno in attività e scelte che per la nostra economia possono rivelarsi addirittura controproducenti. Naturalmente non tutto è perduto, nel senso che il mancato interesse del nostro governo o della nostra politica per questo o quel paese viene comunque in parte recuperato dall’azione di singoli enti o imprenditori che decidono di intervenirvi autonomamente. Ciò non basta a far parlare di una “politica italiana” intorno a quel determinato paese, dal momento che manca l’azione del governo funzionale a spianare la strada agli operatori economici nazionali, ma se non altro alcune imprese italiane riescono ad inserirsi in tali realtà grazie al fatto di avere le spalle abbastanza larghe per poterselo permettere. E’ il caso della Piaggio, che in Vietnam ha aperto un suo stabilimento che esporta anche in Cina quando ancora l’interesse della politica italiana verso Hanoi era tutto sommato piuttosto tiepido. Andando più indietro nella storia, potremmo addirittura citare i paesi arabi e non allineati che strinsero accordi con l’ENI di Mattei malgrado le posizioni del nostro paese nei loro confronti fossero ancora fredde, se non caratterizzate da un vero e proprio disinteresse. Ad un certo punto Mattei arrivò ad accordarsi persino con l’URSS, e si noti bene che i tempi delle prime “ententes cordiales” con Mosca, culminati nell’accordo di Valletta ed Agnelli col governo sovietico che portò alla nascita del grande stabilimento automobilistico di Togliattigrad, erano ancora piuttosto lontani. Non è comunque nostra intenzione, perlomeno in questo articolo, fare la storia degli imprenditori che con le loro attività economiche hanno fatto loro malgrado una politica estera di rimpiazzo nei confronti di quella italiana, praticamente inesistente. L’argomento è indubbiamente interessante, ma in questo caso preferiamo concentrare le nostre attenzioni sul Vietnam, un paese del quale ancora si parla troppo poco e per giunta quasi mai in maniera veramente positiva o costruttiva, tale da chiarire le tante lacune che ancora caratterizzano l’immaginario della nostra opinione pubblica. Dicevamo, poco fa, che la Piaggio di Colaninno ha aperto in Vietnam un grosso stabilimento, che insieme a quelli indiani letteralmente tiene in piedi tutto il Gruppo permettendogli di espandersi in Asia, vale a dire in una delle aree economicamente e commercialmente più vitali e crescenti del mondo. E’ solo uno dei tanti esempi che potremmo citare: a supplire alla fondamentale impreparazione ed al poco interesse della politica italiana nei confronti di Hanoi c’è proprio l’azione di alcuni imprenditori che si sono affacciati in questo paese impiantandovi proprie attività economiche. Ciò inevitabilmente innesca un interesse di certi settori, non soltanto economici ma finalmente anche politici, del nostro paese intorno al Vietnam, che così lentamente diventa oggetto di nuove e gradite attenzioni anche da parte dei nostri ambienti governativi. E questo spiega perché, durante il suo recente tour asiatico, il premier Matteo Renzi si sia recato anche in Vietnam, dove ha visitato proprio la grande fabbrica della Piaggio intrattenendosi poi coi vertici politici vietnamiti, coi quali ha stretto importanti accordi economici. Del resto sarebbe decisamente curioso recarsi in Asia trascurando il Vietnam: questo paese, infatti, è ormai divenuto una delle economie chiavi non solo a livello continentale, ma anche mondiale. E’ noto come il Vietnam sia ad esempio tra i principali produttori mondiali di riso e di caffè, avendo dimostrato negli anni scorsi di saper sfruttare pienamente le proprie immense potenzialità in ambito agricolo grazie ad una serie di oculate ed indovinate riforme. La liberalizzazione della sua economia è stata improntata al raggiungimento di un “socialismo di mercato” che, contrariamente a quanto potrebbe pensare l’uomo della strada, non è comunque sovrapponibile all’esempio cinese. E’ anzi importante far capire come il Vietnam, nel suo percorso verso la costruzione di un modello sociale ed economico nazionale, ben corrispondente alle proprie peculiarità e necessità, non abbia guardato alla Cina come ad un esempio da seguire, scartando il proposito di diventare “una piccola Cina” come invece viene immaginato da molti in Occidente. Semplicemente il Vietnam ha seguito quella strada che gli sembrava più logica e coerente con le proprie tradizioni ed esigenze, sia storiche che nazionali. Si è molto speculato, soprattutto negli ultimi mesi, a proposito dei rapporti fra la Cina ed il Vietnam, giudicati come aspri se non ad un passo dalla guerra vera e propria. Chi avrà sperato in uno scontro fra i due paesi sarà certamente rimasto deluso, dal momento che ben presto Pechino ed Hanoi si sono impegnate a risolvere in modo pacifico e costruttivo, insieme, i problemi che scaturivano dalla loro differenza di vedute. Tanto la leadership cinese quanto quella vietnamita hanno ben chiara la necessità e l’importanza di stabilire, in Asia, un clima positivo e collaborativo che coinvolga tutti gli attori del continente garantendo così pace e sviluppo. Del resto, se così non fosse, le economie dei due paesi non si sarebbero così tanto integrate, come dimostrato ad esempio proprio dal caso dello stabilimento Piaggio, che produce in Vietnam per esportare anche in Cina. Ma si possono citare anche altri validi esempi, come la “joint-venture” sino-vietnamita siglata nello scorso dicembre, che mira a lanciare e potenziare il turismo ed il commercio transfrontaliero fra i due paesi. E che dire, poi, delle zone economiche di confine del nord, come Mong Cai, al cui sviluppo non potranno non partecipare anche operatori economici cinesi? Ci sono piani socio-economici ambiziosissimi per il 2020, che nel caso della provincia settentrionale di Quang Ninh sono stati estesi al 2030. Proprio in questa provincia il gruppo tessile cinese Texhong ha fatto grandi investimenti, con l’edificazione di un immenso stabilimento nel distretto di Hai Ha. L’interesse vietnamita ad attirare investitori dall’estero e a creare un clima favorevole ai loro affari si denota in tanti aspetti, tutt’altro che di secondaria importanza. E’ ben noto come uno dei principali ostacoli, per un qualsivoglia imprenditore, sia rappresentato per esempio dalla corruzione. A tal proposito meritano una speciale menzione i grandi progressi registrati dal Vietnam nella lotta alla corruzione, come dichiarato anche dal Ministero delle Finanze lo scorso novembre. Un altro aspetto importante è la preparazione delle piccole e medie industrie, che sovente funzionano da indotto per i grandi investitori, nel campo delle alte tecnologie. Anche in questo campo il Vietnam progredisce di giorno in giorno, con risultati rimarchevoli, e lo stesso si può dire per quanto riguarda la capacità di offrire, grazie ad un buon sistema scolastico ed educativo, adeguate risorse umane e professionali al mondo dell’economia e dell’impresa. E’ una costante lotta per il miglioramento che passa anche attraverso la ridefinizione verso l’alto degli standard produttivi e qualitativi: come detto anche dal viceministro per l’industria ed il commercio, Tran Tuan Anh, adeguare le caratteristiche del prodotto destinato all’export agli standard del mercato tedesco è fondamentale affinché il Trattato di Libero Commercio con l’Unione Europea risulti positivo e benefico per il paese. Del resto, a testimonianza di tutto questo attivismo della nazione vietnamita, basterebbe lasciar parlare i soli dati economici: nel primo semestre del 2014 il PIL è cresciuto del 5,18% rispetto al +4,9% dell’anno precedente. La Banca Centrale, per sostenere l’export, ha svalutato dell’1% il dong, la valuta nazionale, mentre esperti internazionali hanno parlato di una risposta “sorprendente” del paese alla crisi, che agli investitori offre oltretutto la garanzia di un’invidiabile stabilità politica. Persino Standard & Poor’s ha dovuto riconoscere al Vietnam un futuro “stabile”, con un potenziale di crescita “robusto”. Ed infatti a giugno il primo ministro Nguyen Tan Dung ha annunciato il raggiungimento degli obiettivi di crescita attorno al 5,8% per il 2014, a cui seguirà il 6% per il 2015 ed il 6,5% per i successivi quattro anni. La grande crescita economica conosciuta in questi anni dal Vietnam, ovviamente, consente anche a molte importanti realtà interne di diventare competitive con gli operatori economici stranieri sia in campo interno che internazionale. Lo scorso novembre, per esempio, è partita la privatizzazione del 49% della compagnia di bandiera Vietnam Airlines: la Vietnam Technological and Commercial Joint Stock Bank (Techcombank) è divenuta così una delle più importanti azioniste della società, in un’operazione che ha comunque coinvolto anche 1577 piccoli risparmiatori ed investitori. Tutto questo ci fa capire quante ampie ed importanti opportunità il Vietnam possa offrire anche ai nostri imprenditori ed investitori. Sia autonomamente, sia in collaborazione con gli attori economici locali, essi possono infatti trovare in Vietnam l’occasione per realizzare affari proficui e durevoli. In questo senso, è davvero importante che ci sia un’azione della politica italiana nei confronti del Vietnam, finalizzata soprattutto ad aiutare e facilitare il movimento dei piccoli imprenditori, ovvero del nostro fiore all’occhiello. Il Trattato di Libero Commercio fra l’Unione Europea ed il Vietnam, in questo senso, può costituire un prezioso incoraggiamento, o quantomeno un’opportunità che come sistema Italia dobbiamo saper cogliere. Filippo Bovo





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