Difesa dell?ambiente e case occupate, tanta ipocrisia | Avanti!
La polemica sulle case occupate, sui condoni, sulla difesa dell’ambiente dalla ‘cementificazione’, può trasformarsi nell’ennesimo esempio dell’italico vizio dell’ipocrisia. L’abusivismo, come il fenomeno dell’occupazione delle abitazioni, affonda le sue radici nell’assenza di un minimo di intervento dello Stato nell’edilizia pubblica. Che si potrebbe tradurre in un “dopo Fanfani, il nulla”. Risale infatti al 1949 la prima legge sull’edilizia popolare, poi prorogata fino al 1963.E non è un caso se con la sconfitta politica del centrosinistra abbiano definitivamente prevalso gli interessi dei costruttori e della speculazione edilizia (varrebbe la pena di ricordare anche il ruolo giocato dal Vaticano che possedeva una quantità straordinaria di terreni poi lottizzati). Negli anni ’70 i poveracci si difendevano con le autocostruzioni e nascevano le borgate, oggi con le occupazioni abusive. E non è un caso se in Italia ci sia una percentuale così alta di proprietari di case, assolutamente abnorme rispetto ai Paesi industrializzati dell’Occidente.
Le leggi contro l’abusivismo ci sono sempre state e ci sono anche oggi, ma non vengono rispettate da sempre perché ci sono troppe famiglie, soprattutto monoparentali, in mezzo alla strada e troppi giovani che vorrebbero sposarsi, ma non hanno un tetto. Sono ‘grida manzoniane’ che si ripetono anche in questi giorni. La crisi sta aggravando e amplificando questo fenomeno per i tanti proprietari che non riescono più a pagare il mutuo. Che vogliamo fare? Vogliamo demolire qualche milione di abitazioni? Incarcerare altrettanti irtaliani?
I condoni in edilizia, come quello di giustizia, sono il frutto di una distorsione del sistema; non sono all’origine della distorsione, anche se forse finiscono per amplificarne gli effetti.
Contro la speculazione sulle case e il ‘caro-affitti’, venne varata nel 1978 la legge sull’equo canone, ma era solo una soluzione parziale perché finiva per imporre una strozzatura al mercato degli affitti in un modo perverso mentre invece l’unico calmiere efficace sarebbe stato quello dell’edilizia popolare, così come avviene in quasi tutti i Paesi europei.
Dunque stiamo attenti a non finira dalla parte sbagliata, dimenticando lo stato di necessità e privilegiando una difesa della proprietà o dell’ambiente che in questa situazione può essere semplicemente impercorribile, irrealistica, socialmente ingiusta. Se vogliamo cambiare verso, cominciamo dalla parte giusta.
Carlo Correr




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