Gli Ariani partirono dall'odierno Aghanistan per espeandersi verso il sub continente indiano e sia verso l'occidente.
Un altro ramo di questi Iranici invase l'odierno iran, per poi espandersi verso l'Asia centrale, la Siberia meridionale e nella regione di Minusinsk, con la Cultura Kurgan di Andronovo.
Si trovano tracce linguistiche Ariane, sia nell'odierna India che nell'Iran e persino in Daghestan:
Āryāvarta (Sanscrito: आर्यावर्त , "Dimora degli Ariani") che indica la distesa tra l'Himalaya e la catena del Vindhya, dal mare orientale al mare occidentale.
Haryana (hindi: हरियाणा; punjabi: ਹਰਿਆਣਾ; hərɪjaːɳaː) è uno stato dell'India settentrionale.
Il Daghestan è una repubblica della Federazione Russa, al cui al sui interno esiste una maggioranza di popolazione di derivazione Araba/Ariana/Merio Orientale. Il toponimo - usato non prima del XVI secolo - vuol dire "paese delle montagne" (dal turco dāgh, "montagne" e dal suffisso iranico/ariano stān che indica il luogo dove si vive, si "sta").
L'etimologia del nome dello stato dell'Iran significa "Terra degli Ariani" o "terra dei liberi". Il termine "Aria" viene dall'Indoeuropeo, radice che sta per "nobile", "libero". Un derivato è il termine greco "aristocratico".
Penso che valga anche per quella dell'Iraq, avendo lo stesso radicale "IRA".
Gli Orientalisti pensano che la filosofia dei Greci, padri del pensiero occidentale, che poi divenne un pensiero eurocentrico, deriva dall'Oriente. Nell'estremo Oriente vi sono state alcune delle esperienze filosofiche religiose prima della nascita della filosofia greca: Buddismo (che nasce sempre da un induista e quindi da un Ariano apostata che fondò una nuovo pensiero filosofico religioso) induismo (che deriva dal vedismo Iranico - Ariano) Confucianesimo, Taoismo e Zoroastrismo (che fu fondato nell'antica Persia - attuale Iran - Ariano).
La civiltà greca deriva dal medio oriente, a seguito di influssi etnici coloniali, culturali, linguistici e artistici - filosofici.
L'elemento arabo-berbero portò all'Occidente cristiano nuove conoscenze tecnologico-scientifiche, specie nell'agricoltura, ma sconosciute (canna da zucchero, carciofo, riso, spinaci, banane, zibibbo, cedri, limone, arancia dolce e cotone, come pure spezie di vario tipo, quali la cannella, i chiodi di garofano, la noce moscata - ossia di Mascate - il cardamomo, lo zenzero o lo zafferano) ovvero reintroducendo colture abbandonate dalla fine del cosiddetto periodo classico "antico" (innanzi tutto l'ulivo e l'albicocco). Altri fondamentali apporti furono nella scienza della matematica, l'algebra e la trigonometria, il sistema decimale e il concetto di zero (elaborati in ambito indiano). Un'altra innovazione tecnologica attribuita agli Arabi è l'introduzione in Occidente della bussola, già in uso in Cina.
I musulmani svilupparono grandemente la medicina, l'alchimia (genitrice della moderna chimica) la geometria e l'astrologia, con gli annessi studi astronomici (da ricordare l'introduzione dell'astrolabio). Anche nella filosofia il loro apporto contributivo per l'Europa continentale fu formidabile e, grazie alle traduzioni da essi approntate o da essi commissionate, si tornò a conoscere non pochi testi di filosofia e di pensiero scientifico prodotto in età ellenistica.
Da ricordare che la scultoria Greca proviene dal medio oriente, come del resto molte altre tecniche artistiche, lo stile architettonico dell'orine Ionico ed Eolico provengono anch'essi dal Medio Oriente, la stessa identica cosa vale anche per le affinità etniche - culturali - religiose ed artistiche tra il mondo Etrusco e quello Medio Orientale. Oltre alle somiglianze Etniche tra queste popolazioni, cerano pure delle somiglianze per quanto riguarda i costumi dell'epoca.
Affinità Etniche che si possono benissimo riscontrare in queste altre mie discussioni:
https://forum.termometropolitico.it/...tronavi-4.html
https://forum.termometropolitico.it/...-e-romani.html
Penso che gli eredi in linea diretta dei veri popoli Indoeuropei - Caucasici - Indoiraniani -Indoari e Ariani, si possano rintracciare in Turchia, Iran, Iraq, Afghanistan, tra i greci (anche se in parte nordicizzati e slavizzati), gli italiani meridionali (anch'essi, più o meno mischiati con i popoli nordici e gilanici) i Daghestani e parte dei paesi Arabi attuali, anche perchè nel corso della storia sono migrati un pò ovunque, dall'Medio Oriente all'Africa, all'India alle steppo pontico caspiche.
MONOTEISMO PATRIARCALE ISLAMICO, AUTENTICA RELIGIONE ARIANA:
L'islamizzazione è uno dei tanti rami appartenenti alla stessa pianta, che si rifà sempre al processo di indoeuropeizzazione dei popoli ariani (medio orientali).
Difatti si parla di una religione prettamente patriarcale, incentrata sulla famiglia monogamica/patriarcale, sulla legittimità della predominanza dell'uomo sulla donna, sulla difesa della proprietà privata e sulla legittimità della persecuzione dei cosiddetti "infedeli" e degli apostati.
Penso che L'islam abbia superato di gran lunga l'ebraismo per quanto riguarda questi fattori, aggiudicandosi il primato di essere diventata la religione monoteistica-patriarcale degli indoeuropei/ariani/indoiraniani/indoari/ariani.
Non per nulla nasce dai popoli arabi medio orientali.
Teorie Orientalistiche sui popoli Shardana, Etruschi e Pelasgi:
I Shardana:
L'orientalista Giovanni Garbini, infatti, sottolinea il rinvenimento di ceramica micenea del tipo III C (submicenea) nei siti tradizionalmente distrutti dai Popoli del Mare nel corridoio siro-palestinese. Ciò gli fa ritenere che questi popoli, compresi gli Shardana, pur non essendo tutti originari della Grecia facessero parte di un Commonwealth greco-miceneo, condividendone la tipologia della ceramica. Tale circostanza - secondo Garbini - costituirebbe un consistente indizio archeologico, per individuare l’espansione dei Popoli del mare nel bacino del Mediterraneo, in particolare quando i ritrovamenti della ceramica del tipo miceneo III C, all’analisi neutronica, si rivela non importata ma prodotta sul posto. L'orientalista italiano ritiene che, successivamente al loro insediamento in Palestina, almeno una parte degli Shardana, insieme a gruppi di Filistei si sia stanziato in Sardegna, soprattutto nel litorale sud-occidentale, dove sono emersi un consistente numero di reperti di ceramica submicenea (XI-XII secolo a.C.). Risalirebbe quindi a tale epoca la denominazione attuale dell'isola, derivante dal nome degli Shardana.
L'archeoastronomo Mauro Peppino Zedda, condivide il parere di Giovanni Garbini, escludendo un'identificazione degli Shardana con i costruttori dei nuraghi, in quanto nel 1200 a.C. molti nuraghi furono abbandonati e attorno ad altri si edificarono villaggi, utilizzando parte di essi come materiale da costruzione. Secondo Zedda, gli Shardana (e i Filistei) giunti in Sardegna dall'area egeo-anatolica, si sarebbero insediati in particolare a Caralis, Nora, Bithia e Sulci, ed in seguito a Neapolis, Tharros e Bosa, lasciando il resto dell'isola agli Iliensi, ai Corsi e ai Balari. Effettivamente, uno studio particolareggiato condotto su 632 esemplari dei bronzetti sardi cui faceva riferimento il Childe, ha individuato attorno al XII-XI sec. a.C. l’epoca della apparizione di tali oggetti nell’isola, cioè successivamente al periodo che Zedda definisce più propriamente "nuragico".
La teoria di Leonardo Melis, che vede i Popoli del Mare, Shardana inclusi, arrivare nel 2000 a.C. da Ur in Mesopotamia è stata ripresa dalla rivista internazionale di Antropologia e Archeologia più diffuso nel mondo anglosassone: NEXUS edizione francese di gennaio/febbraio 2013.
Gli Etruschi:
Secondo una tradizione lidia riferita dallo storico greco Erodoto del V secolo a.C. gli Etruschi sarebbero giunti dalla Lidia (attuale Turchia anatolica meridionale), salpati dal porto di Smirne a seguito di una carestia. Difatti, inizialmente, per far fronte a questa emergenza i Lidi avevano inventato molti giochi con i quali dilettarsi, mangiando così a giorni alterni e svagandosi con queste attività i giorni in cui non mangiavano. Dato che però il problema stava acquisendo una gravità importante, il re dei Lidi, Atis, decretò il suo popolo fosse diviso da lui in due parti, e una fosse obbligata a partire radunando tutte le proprie cose. Sotto la guida di Tirreno, figlio di Ati, (o secondo un'altra teoria, di Tirreno e del fratello Tarconte, in questo caso figli del re Telefo di Misia), attorno al XIII secolo a.C., avrebbero dapprima «oltrepassato molti popoli» e sarebbero infine arrivati «presso gli Umbri (sulle coste occidentali dell'Italia) e nel loro paese costruirono 12 città, dove ancor oggi vivono». I Lidii giunti in Italia avrebbero poi cambiato il loro nome in Tirreni dal nome di uno dei due condottieri, più tardi con il termine latino di Tusci, derivante dal rito sacrificale.
La tesi erodotea della provenienza orientale, anche per la sua autorevolezza, è stata accettata quasi unanimemente dagli scrittori antichi e ha a lungo condizionato anche gli studiosi moderni, suggestionati dai tratti orientali presenti in varie manifestazioni della civiltà etrusca. Le molte affinità degli Etruschi con il mondo egeo-anatolico, presenti nei costumi, nella lingua, nell'arte e nella religione, possono tuttavia essere dovute anche ai contatti commerciali e culturali con queste popolazioni e dall'immigrazione in Etruria di gruppi di vario livello sociale appartenenti a tali civiltà (cultura orientalizzante)
All'interno della tesi della provenienza orientale, già in antichità fu elaborata un'ipotesi pelasgica. Secondo Ellanico di Lesbo, storico greco del V secolo a.C., gli Etruschi sarebbero stati Pelasgi, popolo mitico originario della Grecia settentrionale e poi irradiatosi in varie regioni del Mar Mediterraneo, i quali si sarebbero stabiliti nella zona dell'Etruria dandosi il nome di Tirreni.
Un altro sostenitore della teoria dei Pelasgi fu Anticlide, storico vissuto alla fine del IV secolo a.C., secondo il quale i Pelasgi, dopo aver colonizzato le isole di Lemno e Imbro nell'Egeo, si sarebbero aggregati a Tirreno e avrebbero partecipato alla spedizione verso le coste dell'Italia. Anche Plutarco sosteneva che gli Etruschi erano ritenuti coloni degli abitanti di Sardi.
L'ipotesi orientale parrebbe confermata da alcuni moderni studi genetici effettuati dall'Università di Torino sulle popolazioni di Murlo e Volterra, situate nel nucleo originale della civiltà etrusca, che presenterebbero aplogruppi e mDna molto simili a quelli delle popolazioni odierne delle coste anatoliche e del Vicino Oriente.
Nel 2004 il professor Guido Barbujani del dipartimento di biologia dell'Università di Ferrara ha analizzato il DNA di alcuni scheletri provenienti da tombe etrusche dislocate in varie zone dell'antica Etruria. Dallo studio è emerso che il DNA degli antichi Etruschi sarebbe abbastanza simile a quello degli attuali abitanti dell'Anatolia, mentre non risulterebbero particolari affinità con quello dell'attuale popolazione delle zone d'Italia che furono abitate dagli Etruschi.
Nel 2007, una squadra guidata dal professor Antonio Torroni dell'Università di Pavia ha raffrontato il DNA degli abitanti viventi da almeno tre generazioni nei centri di Murlo, Volterra e della Valle del Casentino con quello di altre popolazioni italiane ed estere. Dalla comparazione è emerso che il codice genetico degli individui di Murlo, Volterra e del Casentino è molto più simile a quello degli abitanti delle coste turche che danno sull'Egeo.
Questo dato non starebbe ad indicare una totale discendenza etrusca dell'odierno popolo toscano, anzi, bisognerebbe tener conto anche dell'ingente influsso etnico delle popolazioni nordiche, venute a stabilirsi in maniera definitiva in età Medioevale e Rinascimentale.
Un altro studio condotto dall'equipe del professor Paolo Ajmone Maran dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha analizzato il DNA dei bovini toscani (di razza Chianina e Maremmana), che è risultato geneticamente simile a quelli dei bovini dell'Anatolia.
Un ulteriore studio del 2013 condotto su campioni genetici provenienti dalle necropoli etrusche dell'Italia centrale ha concluso che i legami genetici tra le popolazioni etrusche e quelle anatoliche debbano essere ricondotti a più di 5000 anni fa, il che escluderebbe l'ipotesi di Erodoto di una migrazione di massa in epoca più recente.
I Pelasgi:
Un'opera egiziana redatta intorno al 1100 a.C., l'onomastico o "insegnamento di Anememope", documenta la presenza dei "Peleset" sulla costa palestinese, nei luoghi che la Bibbia descrive come abitati dai Filistei. Dopo la sconfitta subita dal faraone Ramses III, infatti, quest'ultimi, insieme ad altri Popoli del mare, sarebbero stati autorizzati a stanziarsi in tale territorio, comunque sottoposto al dominio egiziano.
Tuttavia, al fine di identificare i Pelasgi con i "Peleset" e, quindi, con i Filistei, va prioritariamente notato che la forma originaria, indicata in Omero per definire i Pelasgi era "Pelasti" e cioè un nominativo identico a quello indicante i "Peleset" nei geroglifici egiziani che, come è noto, non prevedono vocali. Tale forma sarebbe tuttora rimasta ad indicare la Palestina.
Grazie alle analogie fra la lingua della stele di Lemnos e l'alfabeto etrusco, le teorie più recenti associano la nascita della civiltà etrusca proprio all'arrivo di queste popolazioni egee le quali, una volta stanziatesi nella penisola italica, si sarebbero poi evolute assumendo caratteri tipici della cultura e della lingua indigena. Lo stesso Erodoto, nelle sue Storie, attribuisce ai Pelasgi l'origine dei Tyrrhenoi, ossia degli Etruschi.
Secondo moderne teorie genetiche le popolazioni pelasgiche (precedenti delle culture minoiche e elleniche) appartenevano agli aplogruppi del tipo I (arrivati dal Medio Oriente come aplogruppo IJ circa 35.000 anni fa e sviluppati in aplogruppo I circa 25.000 anni fa), E-V13 e T (arrivati dall'area siriana, dopo aver colonizzato l'Anatolia meridionale, in epoca neolitica, 8.500/7.000 anni fa) e G2a (giunti dal Caucaso, attraverso l'Anatolia meridionale circa 6.000 anni fa, legati alla pastorizia ed alla lavorazione dei metalli).
Tali teorie genetiche e storiche sembrano spiegare anche il mito della titanomachia che spiegherebbe le verità storiche delle successive invasioni elleniche (ionica, eolica ed achea) a discapito delle popolazioni locali (pelasgiche)
Il Vestiario:
Le origini dell’abito coincidono con l’evoluzione della tunica, indumento base della tradizione abbigliamentaria antica del popolo Ariano del medio oriente/Mesopotamia.
La kandis ed una esterna, la kaunace, disposta in diagonale a formare una serie di balze e frange, costituiscono il costume assiro-babilonese, i Persiani indossavano lunghe Tuniche sovrapposte molto decorate e asimmetriche sulle spalle.
Nel bacino del Mediterraneo, popolazioni come etruschi, greci, romani si vestirono sostanzialmente coi medesimi capi che erano in uso già da molto tempo in Medio Oriente, seppure con alcune varianti. Si indossava una veste che variava di lunghezza a seconda del genere - chiamata in Grecia chitone e a Roma tunica; nello specifico era una sorta di rettangolo senza maniche fermato sulle spalle da fibule e in vita da una cintura. In epoca arcaica le donne greche indossavano anche il peplo ripiegato nella parte alta creando una mantellina lunga fino alla vita. La varietà delle vesti era data non tanto dal taglio, ma dalla capacità di creare panneggi, sbuffi e piegoline. Per fare ciò, veniva usata un'attrezzatura, conosciuta anche da altri popoli antichi, che serviva a mettere in forma l'abito. L'uso di una o più cinture, a volte disposte diagonalmente, aveva lo stesso scopo. Cultori della prestanza fisica e dello sport, i greci preferirono abiti che non costringevano il corpo e che permettevano scioltezza di movimento. Sopra la veste si portava un mantello più o meno lungo e pesante. I mantelli greci più usati furono la clamide corta e rettangolare, che per le sue dimensioni serviva per cavalcare, e l'himation, più grande e portato da entrambi i sessi, avvolto attorno al corpo in modo da lasciare la spalla destra scoperta.
Gli Etruschi indossavano, secondo un costume diffuso in molti paesi mediterranei, un gonnellino ricamato che copriva loro i fianchi e che, successivamente venne sostituito da un chitone corto, che era una specie di tunica a vivaci colori, simile a quella usata dai Greci.
Se poi si pensa che sia i pelasgi, gli Etruschi ed i Shardana, proveissero dall'Oriente, seguento le tesi orientaliste, non è difficile capire il forte contributo che diede l'oriente Ariano/arabo, anche per quanto riguarda l'abbigliamento.
Similitudini nel modo di vestire tra la Civiltà Etrusca - Greca - Romana, con il Medio Oriente:
https://forum.termometropolitico.it/...me-adesso.html




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