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    Predefinito La giornata tipo del.....

    La giornata tipo del renziano della prima ora

    28 ottobre 2014 volevoilrigore Giornata tipo,La Linea

    Ore 7.00: Suona la sveglia, nel mentre sognava di aver affidato i suoi soldi a Davide Serra e di guadagnare anche quando dorme. Al risveglio si indigna perché è costretto ad andare a lavorare e maledice i sindacati.

    Ore 7.59: Parcheggia comodamente il SUV per andare al lavoro a cavallo delle strisce pedonali, il tutto mentre suona il clacson ad una vecchietta che deve attraversare ed è troppo lenta. Maledice lo Spi.

    Ore 10.00: Durante la meritata pausa, prova ad inserire l’iPhone nel buco della moneta del distributore automatico, maledice la burocrazia perché non riesce ad avere il suo caffè d’orzo schiumato con il dolcificante – biologico, naturalmente – distribuito da Eataly.

    Ore 11.00: Al lavoro, non si stacca dal suo iPhone, è ora di fare il primo retweet di Nicodemo.

    Ore 13.00: A pranzo con i colleghi chiede le primarie per la scelta del primo, poi essendo in minoranza prende comunque quello che gli pare. Durante il pranzo prova ad argomentare che l’azienda non cresce perché non può licenziare. Quando non riesce a convincerli passa al “è colpa della CGIL: quei vetero comunisti”.

    Ore 13.30: Caffè dopo pranzo, pubblica su Facebook una qualsiasi frase di Renzi spacciandola per sua.

    Ore 13.40: Controlla ogni dieci secondi su Facebook se il suo ultimo post ha avuto un like. Nel frattempo è già arrivato al terzo retweet di Nicodemo.

    Ore 14.00: In piena crisi depressiva per non aver ricevuto nemmeno un like, pubblica un altro post dove insulta i sindacati, il Pci, la Juve, l’Unione Sovietica e Volevoilrigore.

    Ore 14.30: Dopo aver controllato per l’ennesima volta le notifiche di Facebook, viene convocato dal responsabile delle risorse umane via Whatsapp.

    Ore 14.40: Twitta con orgoglio: “Avrò una promozione, sto andando dal mio compagno padrone #forzaSerra #cambioverso”.

    Ore 14.41: Il responsabile risorse umane gli dice che dai controlli a distanza fatti con la telecamera, risulta che passa troppo tempo sui social e legge insistentemente Fabio Volo sul posto di lavoro. Per questo l’azienda prenderà provvedimenti.

    Ore 14.42: Insulta i sindacati e ritwitta la Serracchiani, che ritwitta la Moretti, che ritwitta la Bindi, che ritwitta Fassina, che ritwitta Nicodemo, che ritwitta Cruciani, che ritwitta Pippo Baudo, che ritwitta la Santanché.

    Ore 17.00: Esce dal lavoro, trova la multa sul SUV parcheggiato male, se la prende con i vigili privilegiati e Ka$ta. Mette Guccini in auto cercando di cantare, con pessimi risultati, “La locomotiva”. Le persone nelle macchine accanto lo guardano in modo perplesso.

    Ore 17.01: Si mette in macchina per tornare a casa, pensa che il traffico sia colpa dei gufi, decide di iscriversi alla Federcaccia. Ma si tranquillizza guardando la calamita con la foto della Picierno sul cruscotto.

    Ore 18.00: Ritwitta per l’ennesima volta Nicodemo, e prova a scrivere alla Boschi sperando che prima o poi gli risponda.

    Ore 19.00: Dal pc di casa inizia la sua full immersion nel renzismo, prima legge i blogger d’area, poi inizia a condividere tutto su Facebook e commenta qualunque cosa contro Renzi scrivendo: “gufi!”.

    Ore 20.00: Dopo aver letto il tweet di Fabio Volo sulla Leopolda brucia il libro in piazza. Ritorna a casa e prende il suo Kindle per leggere “Il liberismo è di sinistra” di Alesina e Giavazzi, di cui ha anche la versione cartacea comprata nel 2007, ma alla decima riga è già stanco e si appisola.

    Ore 20.30: Sogna di prepararsi per un appuntamento galante con la Serracchiani. Il risveglio quando la madre lo chiama per la cena è traumatico e impreca contro chi vuole fermare il vento con le mani.

    Ore 21.00: Durante la cena, si lamenta con la madre perché è ancora precario e a 30 anni vive con loro nella stessa stanzetta con i poster dei paninari e le musicassette di Paola e Chiara. Poi rassicura i genitori: Matteo risolverà tutto, il Paese #cambiaverso.

    Ore 21.01: La madre gli ricorda che anche quando ha votato Berlusconi ha detto la stessa cosa.

    Ore 23.30: Attende con ansia di sintonizzarsi Gazebo nella speranza di vedere in onda un suo tweet dove ha scritto la parola “gufi!”.
    Ore 00.30: Va a letto, prima di addormentarsi ritwitta ancora una volta Nicodemo e cerca sul web foto della Boschi in bikini.









    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  2. #2
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    La giornata tipo del civatiano

    20 novembre 2014 volevoilrigore Giornata tipo

    9.30: il giovane civatiano si sveglia, ma non si sveglierebbe mai presto. È costretto a mettere la sveglia perché la scelta di Matteo Renzi di fare il suo primo tweet già alle 8.00, lo costringe a svegliarsi al massimo alle nove per poter rispondere in tempo utile.

    9.35: si sveglia un po’ frastornato. La notte precedente ha fatto tardi: è stato a un concerto de Lo Stato Sociale. La prima cosa che fa è controllare sul suo smartphone il blog di Pippo. Tutto ok: anche stanotte nessuna scissione. È ancora un iscritto al PD. Ora può leggere il tweet di Renzi. 9.40: dopo aver letto e risposto al tweet di Renzi ha mal di pancia, allora inizia la giornata con una tisana bio e biscotti integrali equo e solidali.

    10.00: il civatiano decide che è ora di uscire di casa, ma si muove solo in bicicletta; da qualche parte ci sarà pur uno sciopero della CGIL. Infila le cuffiette del suo iPod e comincia ad ascoltare gli immancabili Zen Circus. Il civatiano, di nascosto, guarda anche X-Factor, ma non lo dice a nessuno.

    10.10: post su Instagram: una bella giornata, l’aria è pulita #èpossibile.

    10.11: si ricorda che i Virginiana Miller sono stati sdoganati da Renzi e cancella il post.

    10.15: nessuno sciopero della Cgil. Il civatiano continua la ricerca. Nemmeno un corteo degli studenti, un blocco stradale, un’assemblea di condominio, niente da fare. Allora prossima fermata: università. Controllando sempre sul blog di Pippo se questa mattina c’è stata la scissione. “Niente da fare, meno male”, si risponde il civatiano un po’ confuso. Il civatiano, ovviamente, è un dottorando in filosofia.

    10.20: è l’ora del primo like a Marco Sarracino.

    10.30: la ragazza lo chiama, è preoccupata perché non risponde ai messaggi su Whatsapp, lui la tranquillizza, spiegandole che Whatsapp è renziano e lui l’ha rottamato sostituendolo con Telegram.

    11.00: in dipartimento il civatiano ascolta i Cani e le Luci della Centrale Elettrica, comincia a leggere l’editoriale di Andrea Ranieri su Left. Ha un’immediata voglia di accendersi un sigaro e di esclamare “‘orco boia!”, poi pensa che il libro che ha da studiare si legge leggendolo.

    11.15: vede un tizio che legge il Foglio, pensa sia un giovane turco e decide che non ne varrebbe la pena. Poi ci ripensa e decide di iniziare una conversazione col tipo che legge il Foglio, è comunque un suo compagno di partito, anche se ancora per poco data l’imminente scissione. Con suo grande disappunto scopre che non è un giovane turco ma il possessore dall’altra copia distribuita de Il Foglio, cioè un parente di Giuliano Ferrara.

    11.30: Civati non pubblica più nulla sul blog da almeno 30 minuti. Il giovane civatiano prima si dispera ma ha sempre con sé il suo asso nella manica: il blog di Walter Tocci, un intervento di Walter Tocci, un’intervista di Walter Tocci, un libro di Walter Tocci. Legge estasiato, è contento. Poi su Facebook appare una nota di Corradino Mineo. E subito l’allegria scema.

    12.00: prossima fermata: biglietteria. Il civatiano va a comprare i biglietti della partita del Parma. In coda attacca bottone e gli chiedono come mai tifa Parma, e lui spiega che il Parma è in serie A ma non è obbligato a vincere. Se perde, è normale che il Parma perda, se vince è una grande impresa del Parma. Non si schiera nei litigi tra le grandi ma prende in giro tutti e in fondo non è odiato da nessuno. Il civatiano esplica la sua essenza nel tifo al Parma, più di un post di Civati stesso, più di un intervento commovente di Tocci, più di un editoriale poetico di Ranieri. Il civatiano nello scegliere di tifare Parma fonda sé stesso.

    12.15: in coda, alla biglietteria, insulta quelli di #volevoilrigore perchè sfottono Pippo. Le code si fanno facendole.

    12.30: finita la coda, preso il biglietto. Prossima fermata: casa. Nel percorso incontra dei suoi amici grillini che però lo sfottono e gli danno del senza attributi perché difende qualcuno che vota cose che non gli piacciono. Incontra poi i renziani che gli dicono di stare sereno.

    13.30: pranzo. Voleva il pollo biologico ma, essendo in minoranza anche in famiglia, mangia tacchino allevato in gabbia. Si adegua e mangia sfiduciato il tacchino, pensando che il suo affezionatissimo Pippo sta subendo di molto peggio alla Camera dei Deputati.

    14.30: caffè, è l’ora del like al post di Elly Schlein, che pare abbia occupato qualcosa a Bruxelles.

    15,00: mal di pancia. Prende un Maalox. Lui e Civati si stanno bruciando tutto lo stipendio in medicinali per la gastrite.

    15.10: il civatiano scrive il suo tweet pomeridiano contro il governo Renzi. Ne fa uno ogni tre ore, ma mette come sempre l’hashatg #apartelalanzetta. Lo usa sempre Pippo. Il civatiano dopo sei mesi però non può fare a meno di chiedersi chi cavolo sia questa Lanzetta. E cerca su Google: pare sia un Ministro del governo Renzi. Il civatiano si chiede perché ci sia un civatiano ministro in un governo che è il simbolo della vittoria delle forze del male. Cerca sul blog di Pippo una risposta ma nulla da fare; si sente un po’ confuso ma fortunatamente la prossima fermata è lo psicanalista.

    15.30: il giovane civatiano va dallo psicanalista. Mentre entra dalla stanza, esce un tizio con la barba, una maglietta di Togliatti e il Foglio sotto il braccio. Sembra che parli da solo con una vocina. Il giovane civatiano si accomoda nello studio ed incomincia a parlare al dottore del suo dualismo esistenziale tra la Leopolda e il Leoncavallo. E ripete di continuo ad alta voce: “Prossima fermata. Prossima fermata. Dove ci fermiamo? E perché? Ci scindiamo? Si può essere uniti e scissi al tempo stesso? Perché la foto con Fassina? Perché? Ma adesso con i grillini andiamo di nuovo a cena? Taddei? No, no Taddei giocava nella Roma. Non lo conosco. Ma perché Fassina? La prossima fermata è Fassina? Ma quando ci fermiamo? Scendiamo? Andiamo alla Leopolda o al Leoncavallo?”. Lo psicanalista lo guarda perplesso e sfinito gli dice: “Guardi, dopo di lei ho appuntamento con uno che ha il poster di una certa Picierno in camera e insiste per pagarmi 80 euro, anche se gliene chiedo di meno. Mi sono rotto il cazzo.” Il giovane civatiano chiede entusiasta: “Anche lei ascolta lo Stato sociale?” La risposta: “No. No. Mi avete proprio rotto il cazzo voi del Pd. Non ce la faccio a tenervi in cura tutti. Tra un po’ al manicomio ci finisco io”. Il civatiano se ne va dallo studio un po’ confuso meditando una scissione…

    16.30: esce dallo psicanalista, prossima fermata centro commerciale, nel percorso saluta un renziano, viene messo nella lista grigia di Cosseddu.

    16.40: il civatiano va a fare spese. Deve buttare tutto il guardaroba acquistato quando la prossima fermata era la Leopolda. Adesso per il corteo della CGIL serve un outfit oggettivamente diverso. Cerca un panciotto verde come ce l’ha Pippo, ma si intona male con la kefiah e la maglietta artigianale comprata alla bottega del commercio equo e solidale. Vorrebbe capire come si veste Cosseddu ma poi gli viene in mente che non sa chi sia Cosseddu fuori dal web. Cerca su Google: appaiono nell’ordine le immagini di un ex calciatore degli anni 70 del Porto Torres, un attore teatrale molto in voga negli anni 80 e una società di onoranze funebri di Alghero. Ci rinuncia. Opterà per una polo a righe blu e viola alla Ranieri. Sempre meglio della sciarpa a calzino di Orfini.

    17.30: #volevolrigore prende in giro Renzi, è confuso, nel dubbio like a Sarracino e tweet contro Renzi.

    18.00: spritzzetto all’Arci con i componenti della mozione per costruire il cantiere della Sinistra, in dieci minuti vengono fondati un nuovo partito, tre correnti, un gruppo indie e cade il governo, poi arriva un tweet in cui si dice che Pippo ha votato con il governo e il sogno svanisce.

    18.20: incontra e scambia quattro chiacchiere con un suo amico bersaniano, finisce nella lista nera di Cosseddu.

    18.30: partita a calcetto. Larghe intese sulle squadre da fare ma (come al solito) a lui queste larghe intese stanno strette. Si adegua con un sorriso amaro. Le partite si giocano giocandole.

    19.30: sconfitto a calcetto, chiede una commissione d’inchiesta per trovare i 101 che non hanno giocato bene, gli amici gli fanno notare che hanno giocato in 5.

    19.45: doccia. L’acqua è gelata perché lo scaldabagno è rotto, incolpa Renzi, tweet contro il governo.

    20.00: il giovane Civatiano chiama la propria ragazza. Lui domenica vorrebbe andare al mare. Lei pure. Allora lui dice che vorrebbe andare in montagna. Lei dice va bene. Lui l’accusa di essere dalemiana e di averlo manipolato. Lei disperata gli urla che da quando lui ha questa ossessione, lei è costretta a farsi i baffi tutti i giorni per non destate sospetti. Lui rimane qualche secondo in silenzio e poi le urla: “se ti depili di continuo allora sei anche tu una lady-like, amica della Moretti!”. Lei ci rinuncia, lo lascia e gli attacca il telefono in faccia. Lui mette un pezzo malinconico di Brunori Sas e si consola al pensiero che è rimasto fedele ai suoi principi.

    20.15: il civatiano sente gli amici per organizzare il proprio sabato sera. Esordisce insultandoli e dicendo loro che preferirebbe altre comitive. Poi però dice che quello è il suo gruppo di amici e non vuole lasciarlo finché non lo cacciano. Scrive su facebook e twitter status e cinguettii di insulto a tutti i propri amici, minacciando di scindere la comitiva. E aggiungendo che però comunque uscirà con loro. Ovviamente passerà il sabato sera a casa lamentandosi, sempre su facebook e twitter, che nessuno l’ha chiamato o avvisato per uscire, non riuscendo a capire il perché.

    20.30: prossima fermata: cena. Ancora una volta le pietanze propinategli non gli piacciono, ma il padre lo ammonisce di avere meno spirito critico. Allora inizia una filippica di mezz’ora (che comincia con “Caro papà, stai sbagliando…”) provando a far capire ai genitori e/o fratelli che la famiglia è una società plurale in cui va ascoltato il parere di tutti. Alla fine, comunque, mangia quello che ha davanti. Ma non gli piace.

    21.00: chiede ai suoi se possono prendere un gufo come animale domestico. I suoi lo ignorano.

    21.30: gioca a Football Manager allenando il Monza, sognando un mondo che non c’è mentre ascolta altri gruppi alternativi italiani: i Cani, Marta sui Tubi, Lo Stato Sociale…

    22,30: viene esonerato dal Monza a Football Manager. Mal di pancia. Stavolta lo cura retwittando Nichi Vendola. Il civatiano rivede la foto di Pippo con Cuperlo, Fassina e Boccia. E si affretta a cancellare tutti i post di facebook e twitter d’insulto a Cuperlo, Fassina e Boccia. Capisce che l’impresa è troppo ardua e decide per una soluzione drastica: fa un comunicato in cui si scinde da se stesso e apre altri profili nuovi, uno su facebook, uno su twitter, uno su Pinterest, uno su Google+ e infine anche uno su Medium. Respira profondamente: poteva andare peggio, nella foto comunque non c’è D’Alema. Ma ha un presentimento, va sul blog di Ciwati, Pippo si è fatto crescere degli strani baffetti e conclude ogni frase degli ultimi post con la parola “diciamo’. Il giovane civatiano smadonna. In genovese, come farebbe Andrea Ranieri, nel dubbio mette un altro like a Sarracino.

    23.00: si mette nel letto e guarda dal suo smartphone i discorsi di Civati, Mineo, Casson, Barca, Tocci, Ricchiuti, Viotti, Schlein, Bonaccorsi, Briano e… Basta. Si commuove.

    23.30: il giovane civatiano pensa che quando era la destra di Bersani era comunque meno divertente che essere la sinistra di Renzi, con cui era alla destra di Bersani. E si consola pensando che stanotte leggerà sul proprio Kindle il nuovo libro di Walter Tocci.

    00.00: si addormenta mentre ascolta lo storico comizio di Pippo all’Estragon di Bologna (tutto esaurito) voltandosi sul lato sinistro.

    1,00: si risveglia di soprassalto e pensa di andare nel “Pippo point notturno”. Purtroppo, si ricorda che c’è solo a Genova. Si cerca di dormire. Domani sarà un’altra dura giornata di opposizione interna e mal di pancia.
    Ultima modifica di Gdem88; 29-11-14 alle 23:53
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    La giornata tipo del giovane turco.

    6 novembre 2014 volevoilrigore Giornata tipo,La Linea

    Ore 8.00: Il giovane turco si sveglia e, si sa, come tutti i giovani è choosy e non lavora.


    Ore 8:01: Accende la tv e vede che ad Agorà c’è Valentina Paris. L’ascolta attentamente, con trepidazione, e alla fine esclama ad alta voce: “Non ha nominato gli 80 euro, anche per oggi siamo salvi!”. La madre lo guarda perplessa.


    Ore 8.30: Il giovane turco esce di casa. Naturalmente ha indossato la maglia di Togliatti che mangia il gelato, ormai è da mesi che non la toglie. Prende con sé l’unica cosa che nella sua borsa non può mai mancare: Il Manuale. Una voce nella sua testa continua a ripetergli che, comunque, Renzi è meglio di Monti.


    Ore 8.40: Il giovane turco fa la prima tappa nel percorso casa-università: l’edicola. Compra una delle due copie del Foglio che arrivano ogni mattina. Una è riservata per lui, ma solo per leggere Cundari, al massimo poi legge quello che scrive Cerasa. L’altra copia la prende di solito un parente di Giuliano Ferrara.


    Ore 8.50: È l’ora della seconda tappa, la colazione al bar: è arrivato il momento del primo retweet ad Orfini. Poi ripete a sé stesso che Renzi è comunque meglio di Monti e Letta, la voce avrà sicuramente ragione.


    Ore 9.20: Raggiunge la biblioteca universitaria, ma prima di aprire il libro legge l’articolo di 50mila battute che Cundari ha scritto sul Foglio. Appena finito, cerca disperamente l’editoriale di Massimo Adinolfi su Il Mattino per avere una panoramica filosofico-intellettuale sul mondo contemporaneo. Dopo, ancora non sazio, legge un capitolo a caso del Manuale del Giovane Turco.


    Ora 10.20: Inizia a studiare in falcoltà, naturalmente è iscritto a Scienze Politiche. Ma prima posta su Facebook: “Possiamo anche criticarlo ma Renzi è comunque meglio di Letta, Monti e Berlusconi”.


    Ore 11.30: Una notifica interrompe il suo studio, Cundari ha appena pubblicato una battuta ironica su Twitter. Ride da solo in aula, nel silenzio surreale degli altri studenti. Sono queste cose che lo fanno sentire un’avanguardia politico culturale del paese. Anche gli altri, prima o poi, capiranno.


    Ore 12.30: Pranzo. Il solito kebab per lui, ma senza cipolle, nel caso dovesse incontrare Maria Elena Boschi. Che si sa, appena dopo Togliatti, è il sogno di ogni giovane turco.


    Ore 13.00: Caffè turco post kebab, nel mentre prova a spiegare al suo compagno di corso perchè Renzi è meglio di Monti, Letta, Berlusconi e Prodi. Alla fine lo convince con la sua arma segreta: “Altrimenti c’è Civati”.


    Ore 14.00: La Gribaudo posta su Twitter una foto con la figlia e la nipote di Berlinguer, asserendo che le preferisce a Barbara D’Urso. Il giovane turco vive il primo conflitto interiore della giornata: odia Barbara D’Urso ma pensa che Renzi abbia fatto bene ad andare a DomenicaCinque, perché comunque – incalza la voce – Renzi è meglio di Monti, Letta, Berlusconi e Prodi. Si consola scrivendo alla Gribaudo che comunque Togliatti era meglio di Berlinguer.


    Ore 15.00: È l’ora del retweet a Giuditta Pini che insulta un grillino a caso.


    Ore 16.00: Lo chiama il segretario di circolo del Pd: gli ricorda che stasera c’è la riunione sul futuro del partito dopo il taglio al finanziamento pubblico. Lui è un po’ dispiaciuto, non potrà ascoltare Verducci in tv.


    Ore 16.20: Legge uno dei 629 post giornalieri della Geloni contro Matteo Renzi. Per un attimo pensa che la Geloni abbia, seppur parzialmente, ragione. Poi si ricorda chi è la Geloni e al grido “lo smacchiamo” ricaccia il suo antico istinto antirenziano nel profondo del suo inconscio. La “voce” sorride soddisfatta. Il giovane turco per pentirsi di ciò che ha pensato rilegge in fretta un post a caso di Cundari per ricordarsi, come sempre, che comunque Renzi è meglio di Monti, Letta, Berlusconi, Prodi e Bersani.


    Ore 16.30: Basta studio, va a fare compere, e la sua scelta cade su una “sciarpa a calzini”. Per la scelta del modello ha portato dietro una foto di Orfini che la indossava. A quel punto non gli resta che farsi un selfie da mandare alla sua fidanzata.


    Ore 17.00: La fidanzata lo molla e lui è triste, ma pensa che essere lasciati così sia una cosa da sfigati e quindi almeno può sentirsi un po’ fieramente di sinistra. E comunque Renzi è meglio di Letta, Monti, Berlusconi, Prodi, Bersani e Veltroni. Non può dare torto alla voce.


    Ora 17.30: Tornato a casa fa un po’ di zapping, si blocca quando sente il nome Mazzocchi in tv, ma rimane subito deluso, si tratta di Marco e non di Ronny.


    Ore 17.45: Il giocane turco, che si sente di sinistra e che era turco perché voleva far cadere Monti, guarda su facebook con invidia i post entusiasti dei suoi amici giovani turchi post dalemiani, che adesso sono felici perché possono finalmente tornare a dire cose di destra senza sentirsi dare dei montiani. Il giovane turco ha un forte mal di testa.


    Ore 18.00: Continua a leggere facebook. Vede un post di Fassina, lo legge imitandone la voce. Poi si ritiene fortunato per il fatto che Fassina ha lasciato Rifare l’Italia e quindi non deve più emularlo.


    Ore 18.15: Chiama lo psicanalista, dov’è in cura, cerca di convincerlo, che non soffre di bipolarismo ma è oggettivo che Renzi sia migliore di Letta, Monti, Berlusconi, Prodi, Bersani e D’Alema: è la voce che glielo dice.


    Ore 18.30: Pensa alle cose di sinistra da dire che Renzi ancora non ha trasformato in cose di destra: la tutela del procione, i diritti degli indios, la cura per punteruolo rosso. E ripete a sé stesso che Renzi è meglio di Letta, Monti, Berlusconi, Prodi, Bersani e D’Alema.


    Ore 18.45: Ha un’illuminazione. Ascolta il Papa e pensa abbia ragione su tutto. Si entusiasma ad immaginare una maglietta con Francesco che mangia il gelato leggendo un articolo di Cundari sul Foglio. E poi in fondo l’articolo 7 della Costituzione fu frutto di una mediazione di Togliatti. Si convince che domani andrà all’oratorio: in fondo se ha creduto a D’Alema perchè non potrebbe sforzarsi almeno di far finta di credere in Dio?


    Ore 19.00: Novità sul Jobs Act, lui smadonna contro gli esponenti di Rifare l’Italia che danno ragione a Renzi, poi si convince che Renzi ha ragione, in fondo credeva in D’Alema, poi ci ripensa su e capisce che non può convincersi che Renzi abbia ragione, ma in ogni caso dà torto a Cuperlo. Alla fine conclude che Renzi ha parzialmente ragione, ma ha mal di testa e va a rileggersi un capitolo a caso del Manuale.


    Ore 19.45: Ascolta sulla Radio di Left Wing (la cui app ha rigorosamente scaricato su cellulare) che Gennaro Migliore è entusiasta di essersi iscritto al Pd. Smadonna di nuovo. Poi ascolta che Migliore guarda con attenzione all’esperienza di Rifare l’italia. Smadonna una terza volta. E rinuncia quindi anche all’opzione dell’oratorio, per questioni di incompatibilità ambientale.


    Ore 20.00: Scrive alla Pini, chiedendole spiegazioni sul perché Nicodemo la ritwitta.


    Ore 21.00: Si reca alla riunione di circolo. Per i renziani è un gufo, per i civatiani un riciclato, per i bersaniani un renziano della sesta ora.


    Ore 23.05: Appena tornato a casa guarda Lineanotte, la replica di Omnibus, la sintesi su Youtube di Ballarò e un vecchio filmato di Togliatti a caso. Si allena una mezz’oretta a scrivere tweet simpatici, pungenti e polemici, ma proprio non riesce a stare sotto i 1400 caratteri. Ci rinuncia, e così scrive un pippone da 67mila battute sul rapporto tra il neoliberismo, il gelato di Togliattii, le scuse di Mazzarri e la psicanalisi. Lo pubblica sul suo blog, che ovviamente non legge nessuno, e confida entusiasticamente in un retweet di Cundari.


    Ore 23.30: Va a dormire pensando che domani sarà un bel giorno: arriva il nuovo numero di Left Wing.


    Ore 00.00: Sogna di essere virile ed attraente come il compagno Ministro Orlando.


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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    La giornata tipo del bersaniano

    29 novembre 2014 Lascia un commento




    5.59: la radiosveglia fa partire la musicassetta di Vasco. Ieri sera, certo, il torneo di scopone è finito tardissimo, ma si sa, “Dop avé dbù ignún vô dí la sù” [Dopo aver bevuto ognuno vuol dire la sua] e il segretario dello SPI è quasi venuto alle mani con il coordinatore del circolo locale dell’ANPI.


    6.32: intingendo i Colussi nel caffellatte, inizia la giornata con la rassegna stampa di Chiara Geloni su Tgcom 24.


    7.01: indossa l’abito di ordinanza: giacca, camicia e cravatta secondo i dettami dello stilista di riferimento Alfredo D’Attorre. Ovviamente il colore di tendenza è il nero. In estate è concessa comunque una maglia della salute, rigorosamente bianca, sul modello Vasco Errani. “Siam mica qui a contare i colori di Arlecchino?” ridacchia vestendosi.


    7.21: accende il toscano d’ordinanza ed esce per andare a lavoro a bordo della sua Fiat Panda a gas, canticchiando. In auto ha la discografia completa di Guccini, il best of di Vasco Rossi, un album di Emma (nascosto nel cruscotto fra le pagine di “Highlander. Storie, cimeli e ideali della prima repubblica” della Geloni) e un cd con sopra la scritta “Lo smacchiamo, lo smacchiamo. I successi del PD”.


    7.35: lungo il tragitto lascia il fratellino piccolo davanti a scuola. Il bambino, in ampio anticipo, si chiede perché mai dovrà aspettare al gelo per circa mezz’ora che aprano le porte dell’istituto. Il giovane bersaniano lo incita a non andare di fretta, ad essere un sincero riformista e lo saluta e ripetendogli di mostrare disciplina come lui in quei giorni bugiardi: “Non siam mica qui a cantare le note sul registro della maestra!”.


    7.45: arriva in anticipo al lavoro, allora va in edicola e come tutte le mattine chiede L’Unità ma alla fine si ritrova sempre con una copia di Repubblica, una de L’Espresso e un volume sulla vita di De Benedetti. Europa lo compra in un’edicola più lontana. Bisogna voler bene alla ditta.


    8.04: al lavoro, spegne l’iPhone, mette in modalità silenziosa il suo Nokia 3310 – dove riceve le chiamate importanti – e si dirige alla scrivania del suo ufficio, dove c’è il saggio di Di Traglia: “Io e la comunicazione, due rette parallele”.


    10.00: il bersaniano lavora diligentemente, la sua unica distrazione è la lettura del giornale. Termina tutte le pratiche e anche quelle del collega renziano che nel frattempo ha passato la mattinata a retwittare la Picierno. Con aria bonaria accenna un piccolo rimpovero dicendogli: “è meglio un uovo in padella la sera che un uccello sullo smartphone al mattino”.


    10.15: il bersaniano, mentre cerca sul sito de L’Unità l’ultimo breve scritto di Gotor su “Democrazia e corpi intermedi: è giusto esonerare l’allenatore a metà stagione?” , si imbatte su Facebook nella foto di una ragazza grillina di cui per un periodo, brevissimo, è stato innamorato. Nessuno ha mai capito perché. Le scrisse addirittura una lettera nella quale, in otto punti, le raccontava come e perchè sarebbero potuti essere felici assieme. Lei gli rispose in diretta streaming: “Vaffanculo”.


    10.30 alla meritata pausa, prova a parlare col collega della proposta di Renzi appena letta sul giornale, spiegandogli che nel 1789… ma il collega renziano gli spiega che è stata già superata dalla “reply” di Faraone alla Geloni e che Renzi ha retweettato. Per consolarsi, condivide Fassina su Fb.


    11.30: il bersaniano sgobba duramente, tanto che fa anche il lavoro dei colleghi che escono dall’ufficio, ma il capo non l’ha mai premiato, ogni tanto ci rimugina, ma poi ritorna a lavorare per il bene della ditta. Forse dovrebbe anche lui parlare un po’ male del capo e della ditta per essere notato e premiato. E allora decide che in segno di ribellione l’indomani non indosserà la cravatta e lascerà le stringhe della scarpa destra slacciate, ma solo per un paio d’ore. “Siam mica qui a stirare il frac ai pinguini” rimugina tra sè e sè.
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  5. #5
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    La fonte di tutti è http://volevoilrigore.it/....li trovo geniali
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  6. #6
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    Grande GDem ,mi hai aperto un mondo !

  7. #7
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    la meglio è quella sul giovane turco
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  8. #8
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    Predefinito Re: La giornata tipo del.....

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    la meglio è quella sul giovane turco
    Credo sia quella che vivono più da vicino gli autori...sarà per quello forse
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

 

 

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