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  1. #1
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    Predefinito Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    Ascoltavo una lezione di Niall Ferguson e mi hanno colpito alcuni punti.

    Il perche' l'Occidente e' stato da tempo la parte del pianeta col maggior benessere non ha nulla a che vedere con le solite scuse.
    L'imperialismo non c'entra, in quanto i paesi Oreintali sono sempre stati sotto poteri imperialistici, e il benessere ai tempi dell'Imperialismo era identico tra occidente e oriente.
    Non e' neppure una questione geografica, poiche' Singapore o l'Australia non sono fisicamente collocate, per esempio, in Occidente.
    Non e' neppure una questione di culture, in quanto sia la Germania che la Corea, paesi uniformi culturalmente e geograficamente compatti, una volta divisi, hanno prodotto risultati in termini di benessere totalmente differenti.
    La questione, come molti storici dal '700 in poi pongono, e' che le istituzioni Occidentali basano (o asavano) le loro leggi e regole sulla ragione. Mentre imperi quali quello Ottomano, le dittature attuali in giro per il mondo, e l'Asia avevano e hanno regole basate sulla tradizione o sull'immobilismo, per mantenere sempre lo status quo e i poteri in mano ai pochi, andando quindi contro la logica.
    Questo fa si la vera e forte variabile del benessere (non l'unica) sia basata sulla ragione delle istituzioni.
    Nel caso Italiano e' evidente direi, non dipende dalla cultura o dalla geografia, ma innanzitutto dalle istituzioni e dalle regole che ne conseguono, dalla corruzione e dall'immobilita' di queste e la resistenza al cambiamento.

    Siete d'accordo con tale ipotesi?

  2. #2
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Re: Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    Ferguson colpisce nel segno: sono la cultura e le istituzioni che fanno sempre la differenza tra le nazioni, non le risorse naturali e la geografia (come sostiene invece scioccamente Jared Diamond).

    Anch'io sono un estimatore di questo storico inglese, e consiglio di leggere il suo recente libro "Il grande declino".

    Ecco una presentazione del libro:

    Il declino dell'Occidente sembra ormai per molti un "dato di fatto", tanto evidente quanto ineluttabile; in realtà, nessuno ha ancora spiegato in modo convincente perché quei paesi che hanno raggiunto un altissimo grado di sviluppo civile, economico, politico e culturale si stiano avvitando in una spirale recessiva, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: rallentamento della crescita, deficit di bilancio, invecchiamento della popolazione, comportamenti antisociali.

    Ma che cos'è che non va nella civiltà occidentale? Ciò che non va, sostiene Niall Ferguson, sono proprio quelli che una volta erano i quattro pilastri delle società dell'Europa occidentale e dell'America del Nord - il governo rappresentativo, il libero mercato, il governo della legge e la società civile - e che a partire dal XVI secolo sono stati il vero volano dell'espansione e dell'egemonia mondiale dell'Occidente, intaccati oggi da meccanismi degenerativi che li stanno sgretolando.

    Le nostre democrazie hanno rotto il patto fra le generazioni, scaricando il peso maggiore della crisi su figli e nipoti. I nostri mercati sono regolati da norme sempre più complesse che complicano inutilmente la situazione invece di semplificarla. Dal governo della legge siamo passati, per eccesso di burocrazia, al "governo dei legulei". E la società civile, un tempo vivacissima grazie alla libera iniziativa dei cittadini, è degenerata in società incivile, in cui ognuno pensa che i problemi degli altri non lo riguardino e aspetta pigramente l'aiuto dello Stato.

  3. #3
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    Predefinito Re: Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    Bell'estratto, concordo.
    E' un ritorno ai bizantinismi e all'immobilismo particamente attuato dalla sdemocratizzazione delle istituzioni e dalla burocrazia costruita per manternerle.
    Cio' tra le altre cose ha prodotto una battaglia tra generazioni, tra chi pur di mantersi i benefici, scarica tutto senza prenersi la responsabilita', sui piu' deboli o giovani, creando una spirale senza via di uscita e un futuro sempre piu' nero.

  4. #4
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    Predefinito Re: Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    è la tesi di acemoglu
    "Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
    "Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
    "Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)

  5. #5
    Lo Stato è un furto!
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    Predefinito Re: Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    Citazione Originariamente Scritto da Felipe K. Visualizza Messaggio
    è la tesi di Acemoglu
    Sì, è molto valido il libro che Acemoglu ha scritto insieme a Robinson, Perché le nazioni falliscono.

    Dice che sono le elite politiche oppressive ed 'estrattive' che depredano fiscalmente le popolazioni governate, la principale causa storica della povertà delle nazioni.

    Ecco una presentazione del libro:

    Per la scienza sociale è la madre di tutte le domande: perché ci sono paesi che diventano ricchi e paesi che restano poveri? Per quale ragione nel mondo convivono prosperità e indigenza?

    Alcuni si soffermano sul clima e sulla geografia. Ma il caso del Botswana, che cresce a ritmi vertiginosi mentre paesi africani vicini, come Zimbabwe, Congo e Sierra Leone, subiscono miserie e violenze, smentisce questa interpretazione.


    Altri chiamano in causa la cultura. Ma allora come si spiegano le enormi differenze tra il Nord e il Sud della Corea? E che dire di Nogales, Arizona, che ha un reddito pro capite tre volte più alto di Nogales, Sonora, città gemella messicana?


    Le origini di prosperità e povertà risiedono nelle istituzioni politiche ed economiche che le nazioni si danno. Ce lo dimostrano Daron Acemoglu e James A. Robinson, accompagnandoci in un emozionante viaggio nella storia universale, di civiltà in civiltà, di rivoluzione in rivoluzione.


    Dall’Impero romano alla Venezia medievale, dagli inca e i maya, distrutti dal colonialismo spagnolo, al devastante impatto della tratta degli schiavi sull’Africa tribale, dalla Cina assolutista delle dinastie Ming e Qing al nuovo assolutismo di Mao Zedong, dall’Impero ottomano alle autocrazie mediorientali, le élite dominanti preferiscono difendere i propri privilegi ed estrarre risorse dalla società che avviare un percorso di benessere per tutti.


    La crescita economica sovverte lo status quo, e per questo è temuta e ostacolata da chi detiene il potere. Ma alcuni paesi sanno cogliere le opportunità della storia: la nascita di sistemi politici inclusivi e pluralisti diffonde la crescita economica a ogni latitudine. L’Inghilterra della rivoluzione industriale, la Francia rivoluzionaria e napoleonica, la nascita della democrazia negli Stati Uniti e, in tempi più recenti, il Brasile di Lula, dimostrano che si può prendere la strada dell’emancipazione politica e sociale.


    Nell’epoca in cui si assiste al tracollo di molti paesi e alla travolgente ascesa di altri, Perché le nazioni falliscono propone una teoria brillante, di rara profondità storica, che cambia il nostro modo di vedere il mondo. E, rifuggendo ogni conformismo, mette in discussione le certezze superficiali: siamo sicuri che la crescita della Cina sia inarrestabile?
    Ultima modifica di Mister Libertarian; 06-12-14 alle 10:14

  6. #6
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    Predefinito Re: Istituzioni e benessere, il vero nodo della questione

    La Cina è un carrozzone di polizia e corruzione che cresce sfruttando riserve enormi di schiavi (il suo popolo: a parole e in teoria tanto amato, nel cui nome tutto si fa e si opprime).
    Certo che i cinesi hanno avuto civiltà millenarie, basta dargli un po' di libertà e si ingegnano, studiano, producono. Ma le società poliziesche è inevitabile che collassino: è solo una questione di tempo e di cataste di vittime.

 

 

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