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Discussione: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

  1. #1
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    Predefinito Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Già in passato scrissi accomunando Berlusconi a Mattei.
    Forse non ero troppo lontano dalla verità, visti gli eventi successivi e gli attacchi a lui, a Gheddafi, a Erdogan e ora a Putìn.

    Guarda Caso, dopo la Rinuncia South Stream, l'Europa Allenta le Sanzioni alla Russia - Rischio Calcolato


    Guarda caso dopo che la Russia ha rinunciato a South Stream:

    1. Le tensioni sull’Oro a Londra si sono allentate
    2. Il Rublo ha cominciato a recuperare terreno
    3. La propaganda occidentale mainstream anti-russa è sparita dai telegiornali
    4. E infine l’Europa ha allentato (e di brutto) le sanzioni alla Russia

    E non mi stupirei se anche il prezzo del petrolio ora dovesse risalire.
    Noi non sapremo mai come sono andate veramente le cose dietro le quinte, possiamo fare delle ipotesi, la mia è piuttosto semplice:

    1. Gli USA hanno superato il livello di indipendenza energetica per il Gas Naturale e il Messico non basta come mercato di sbocco per l’export. Peraltro a fine 2015 sarà pronto il primo dei 3 liquefattori di Sabine Pass che potranno dare all’America un mercato di sbocco mondiale allo Shale Gas.
    2. Nel lungo periodo lo Shale Gas avrà bisogno di clienti disposti a pagare prezzi più alti di quelli applicati nel mercato ultra-saturo americano, l’Europa ha già molti ri-gassificatori in funzione e ha la tecnologia per costruirne altri in tempi rapidi (l’Italia avrebbe già diversi progetti pronti)
    3. Gli Usa hanno fatto enormi pressioni per coinvolgere gli Europei in questa campagna anti-Russia ma con un preciso obbiettivo, South Stream, è ovvio che le sanzioni hanno avuto e hanno tutt’ora un costo. Costo che ad obbiettivo raggiunto gli Europei non vorranno più pagare.
    4. Vittoria (contento voi), la Russia rinuncia South Stream. Obbiettivo raggiunto e parte una fase di normalizzazione dei rapporti. Almeno fino al prossimo scontro.

    Conclusione
    La Russia ha perso questa battaglia perchè si è scoperta debolissima sul lato economico, la Russia oggi non possiede un adeguato apparato finanziario, industriale e terziario che bilanci l’industria estrattiva delle materie prime e quella delle armi.
    In altre parole la Russia è stata vittima della maledizione del petrolio e se ne è accorta.
    Il furioso attivismo del Cremlino in questi mesi è la testimonianza della presa d’atto di questa debolezza e nei prossimi anni è SICURO che la Russia farà ogni sforzo per creare e attirare industria e servizi sul suo territorio, oltre al fatto di cercare di creare meccanismi alternativi ai canali finanziari occidentali (l’alternativa a Swift).
    Infine vi lascio con uno dei migliori post mai apparsi su Rischio Calcolato, ad opera di Rodolfo Ponti, rileggerlo oggi ne esalta la visione profetica.
    Qui se volete leggerlo in versione originale su Rischio Calcolato quando ancora stava sotto Blogger.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    L'articolo di allora.

    Altrimenti:
    PUZZLE ITALIA: politica energetica e guerra fredda reloaded (di Rodolfo Ponti)

    Articolo del 27-Set-2010
    Nota della redazione: questo lungo e ben documentato articolo esce in anticipo rispetto a quanto programmato a causa delle imminenti rivelazioni(?!) di Wikileaks e alla reazione “anomala” e preventiva del ministro Franco Frattini. Rischio Calcolato sostiene la tesi per cui esista una strategia di pressione sull’Italia perché “modifichi” determinate politiche estere sgradite all’amministrazione USA.Riteniamo Wikileaks un ben congegnato strumento di propaganda americana e come tale facente parte di tale strategia anti-italiana.

    Articolo di Rodolfo Ponti:“Per fare un puzzle bisogna sempre partire dagli angoli”


    Questa massima può tornarci utile per capire cosa sta succedendo negli ultimi tempi: se paragonassimo la situazione politica italiana ad un puzzle dove interessi economici e politici si intersecano creando una complicata scacchiera, da dove potremmo partire per ricostruire il mosaico ed avere una chiara visione dell’attuale periodo storico analizzando la nostra politica energetica?

    L’intento ardito dovrebbe partire da una data : 15 Maggio 2009


    Quel giorno l’Italia è rientrata con prepotenza sullo scacchiere internazionale firmando l’accordo per il passaggio sul suolo nazionale del gasdotto Southstream e per la creazione di SeverEnergia, joint-venture tra Gazprom, Eni ed Enel. In quella data l’Italia per la prima volta dal dopo guerra l’Italia si è legata politicamente alla Russia. Gli appassionati di storia contemporanea sanno cosa successe negli anni ’70 in piena guerra fredda dove l’Italia divenne luogo di scontro tra le due superpotenze, e sappiamo che la penisola italica è sempre stata terra di scontri per il suo ruolo strategico al centro del mediterraneo, non sono il primo a sostenerlo e a dirlo …

    Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiero in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!
    (Dante)


    Torniamo al 2009 ed in particolare modo alla joint-venture SeverEnergia che scopriamo possedere il 100% di tre società (Arcticgaz, Urengoil e Neftegaztechnologia) strategiche per la definizione di un politica energetica nazionale forte ed indipendente perché titolari delle licenze per l’esplorazioni dei giacimenti di idrocarburi (specialmente le riserve di gas).
    In uno mondo dove la sovranità nazionale è correlata positivamente alla capacità di una nazione di essere energeticamente “autosufficiente”, questa scelta strategica è un tentativo di rompere le catene dalla dipendenza energetica estera, secondo tentativo perchè il primo si infranse al suolo il 27 Ottobre 1962 a Bescapè con l’aereo di Enrico Mattei. Nella nostra analisi tralasceremo gli aspetti legati alle crisi energetica ormai prossima dovuti picco del petrolio che sono una mia convinzione personale (supportata da dati) e non un dato di fatto oggettivo consolidato.


    Il gasdotto Southstream, abbiamo visto., è stato preferito al progetto del gasdotto rivale sponsorizzato dagli USA e dalla UE: il Nabucco.
    Southstream porterà il gas in Europa sfruttando due direttrici: un primo braccio diretto verso l’Austria e la Germania ed un secondo transitante sul suolo ellenico che terminerebbe in Puglia fornendo gas all’Italia: il percorso è in diretta competizione con quello del rivale come si vede dalla cartina.

    Sempre dalla cartina possiamo vedere due paesi strategici uno per South Stream e uno per il rivale Nabucco : la Turchia e l’Iran . Queste nazioni possiamo dire che hanno strategie di politica estera che le fanno propendere per finire sotto l’ala di influenza Russa avendo siglato accordi che favoriscono il gasdotto South Stream (Turchia) o avendo accordi commerciali sul gas con la stessa Russia (Iran).

    Il fatto che oggi Turchia e Russia si siedano allo stesso tavolo per siglare un accordo proprio sulle pipeline rappresenta pertanto una svolta a 360° rispetto agli ultimi 500 anni di relazioni tra Mosca e Ankara… In primo luogo, Ankara si sta allontanando sempre più da Washington. O quanto meno, dà segni di una certa insoddisfazione.


    ********************
    alcune agenzie di stampa aiutano a comprendere:

    (correre.it) ANKARA — Baci e abbracci con Vladimir Putin, come sempre. Complimenti e ringraziamenti da Recep Tayyp Erdogan. Il Cavaliere in Turchia è come se fosse a casa sua: due ore di trilaterale senza staff con due leader a lui tra i più cari, poi la presenza in prima fila a una conferenza stampa russo-turca in cui si ritaglia (riconosciuto da tutti) il ruolo di padrino della mediazione tra Ankara e Mosca…..
    (Eurasia)L’Iran, inoltre, è decisamente interessato a coinvolgere la parte russa nella costruzione di un sistema per la produzione di gas naturale liquefatto (GNL), una raffineria nella provincia di Golestan nel Nord ed un gasdotto nel mar Caspio dal porto di Neka fino al porto di Jask nel Golfo di Oman. Le autorità iraniane sono pronte ad esaminare le proposte delle compagnie russe per la realizzazione diretta di nuovi giacimenti di gas e petrolio in Iran, senza alcuna offerta d’appalto……

    (Businness on line)E’ in questo contesto che nasce la “Troika del gas” che sarà formata dal Qatar, dall’Iran e dalla Russia che ha 1.680 triliardi di metri cubi di gas. Il mondo, da oggi, si troverà quindi a fare i conti con questo “cartello energetico” in grado di dettare le sue leggi.

    (MadArabNews)Sebbene Teheran abbia criticato le posizioni della Russia, Mosca resta il principale difensore dell’Iran in materia di sanzioni economiche, anche se la Cina, che ha un interesse economico molto maggiore in Iran, è interessata ad alleviare la pressione nei confronti di Teheran più di qualsiasi altro Stato.********************


    Le notizie che si possono trovare per avvalorare quanto dico sono numerose basta fare una ricerca su un qualunque motore di ricerca; Quello che voglio evidenziare è come egli ultimi mesi questi due paesi abbiano subito delle interferenze quantomeno sospetto nella loro politica nazionale.
    In Turchia a Gennaio è stato sventato un colpo di stato militare ordito da una frangia dell’esercito contro il governo di Erodogan, lo stesso primo ministro che si siglò accordi con i Putin; Invece in Iran credo non ci sia bisogno che mi soffermi a raccontare come si sia mossa la macchina della propaganda per attaccarlo su ogni fronte. La Russia si è subito proposta come mediatore per preservare i suoi interessi economici e commerciali, una guerra sul suolo iraniano assicurerebbe un approvvigionamento alla gasdotto Nabucco (come già successo in Iraq) e metterebbe a rischio gli accordi commerciali russo-iraniani.
    Russia e USA competono su più fronti: politico, militare, economico ed altri, si stanno creando alleati, stanno muovendo le loro pedine e l’Italia è come la storia ci ha sempre insegnato un paese strategico. Cari lettori siamo in piena guerra fredda!
    Potrei dilungarmi su questa guerra fredda reloaded, prometto che lo farò prossimamente , però reputo più interesssante tornare al suolo italico e capire cosa sta succedendo. I paesi filorussi o importanti per la strategia degli USA hanno subito dei tentativi di destabilizzazione: mi sento di affermare che l’Italia essendo uno di questi paesi, è nel mezzo dello scontro tra le due fazioni.
    Prima e dopo il momento in cui l’accordo per Southstream venne siglato 15 maggio 2009 aprile i poteri forti della finanza internazionale decidono la politica USA (il segreto di pulcinella della FED) iniziarono ad attaccare mediaticamente il governo di Silvio Berlusconi tramite la Repubblica e il Financial Times; non voglio entrare in merito alla veridicità delle accuse o dare un giudizio sulla persona voglio solamente analizzare gli avvenimenti italici degli ultimi dodici mesi usando una chiave interpretativa diversa da quella scandalistica data in pasto al popolino.Il premier è stato ripetutamente attaccato da Repubblica quotidiano appartenente al Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.A. Questa holding editoriale è in mano alla famiglia Benedetti tramite Cirgroup che ha come azionista di maggioranza la finanziaria di famiglia Cofide ; questo gioco di scatole cinesi ci aiuta a capire chi sta attaccando frontalmente Silvio Berlusconi.Carlo de Bendetti fu alla fine degli anni ’70 il golden boy di casa Fiat, questa sodalizio con la casa automobilistica è un’informazione che può essere utile più avanti per capire quali pedine vengano mosse sullo scacchiere, l’ingegner De Bendetti è l’uomo di fiducia della potente famiglia di banchieri Rothschild ( non avendo il spazio fisico per spiegarvi il perché di questa amicizia eccellente vi consiglio la lettura di questo articolo qualora fosse scettici alla mia ultima affermazione) famiglia influente nell’economia USA. L’altro giornale , il Financial Times credo che non abbia bisogno di presentazioni.
    Nello scacchiere italico si sono susseguite mosse e contro mosse, avendo deciso di parlare di politica energetica non possiamo pperderci in tutti i dettagli.
    La seconda scelta di politica energetica fatta dal governo Berlusconi che ha sancito ormai la definitiva rottura con la sponda atlantica sono stati gli accordi commerciali con la Libia.



    La collaborazione energetica Italia-Libia è ufficialmente nata sotto il governo Berlusconi 2004 con la costruzione di Greenstream un gasdotto che ha permesso alla partnership Eni-Noc di esportare e commercializzare il gas libico in Europa. Nel 2008 in cambio di risarcimenti per 5 miliardi per il passato coloniale la Libia ha garantito all’Italia un accesso privilegiato di ENI alle sue risorse naturali che costituiscono il 25 per cento del petrolio e il 33 per cento del gas consumato in Italia, inoltre l’Eni ha siglato nuovi accordi per il gas e il petrolio ottenendo una posizione “privilegiata” fino al 2047 per lo sfruttamento di tali risorse in tutto il territorio libico.
    La Libia è un alleato strategico per la politica energetica avendo la nona riserva mondiale di petrolio e la Russia da tempo ha deciso metterla sotto il suo protettorato come testimoniano numerosi accordi commerciali e militari.

    Il paese africano è un ulteriore anello di congiunzione tra Italia e Russia, infatti tramite l’italo-libica Elephant Oil FIeld costituita da Paolo Scaroni la Libia viene coinvolta nella costruizione del gasdotto Southstream, nel 2010 Eni dopo essersi assicurati lo sfruttamento del 66% del giacimento Elephant (in virtù degli accordi sopra descritti) ha ceduto la metà del suo diritto di sfruttamento a Gazprom (33%).
    L’ultima partnership commerciale che prevede una triangolazione tra Italia-Russia-Libia è quella che avviene sulle risorse libiche tra Gazprom e la Proms di Bruno Ermolli fido del cavaliere.
    Curiosamente come nel 2009 dopo la stipula del contratto con Southstream seguì un attacco mediatico da parte delle stampa filoamericana così dopo la stipula di questi accordi avvenuti nel 2010 è partita una seconda ondata pressioni per fare cadere il governo.

    Concludendo vorrei ricordare che questo è solo un piccolo pezzo del puzzle, dove interessi speculativi sui CDS, interessi massoneria,accordi economici e poteri politici convergono sull’Italia: oggi ho voluto snocciolare soltanto un aspetto della complicata situazione che ci troviamo a dover analizzare invito i lettori più arguti a riascoltare il nostro inno, molte delle risposte sul perché questa Italia sia così travagliata le troverete lì, un saluto e alla prossima da un convinto non-fratello d’italia… stay tuned!

    Rodolfo Ponti
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    E sull'argomento ci fu pure una puntata di Report.

    Report e gli affari Berlusconi-Putin - Giornalettismo
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #4
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  5. #5
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    fortuna che riscaldo la casa con la sana legna delle prealpi ....
    MaIn likes this.

  6. #6
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Forse andava in geopolitica.
    Comunque qui si prospetta una nuova ucraina.

    L'Ungheria dopo South Stream

    L’Ungheria dopo South Stream
    Scritto da: Simone Pelizza 10 dicembre 2014 in Aree geografiche, Europa, Primo Piano Inserisci un commento



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    La decisione della Russia di abbandonare il progetto South Stream ha provocato sconcerto e preoccupazione in Ungheria, dove il Governo di Viktor Orbán si è esposto pesantemente a livello diplomatico per trasformare il Paese nel principale hub del gas russo per l’Europa centrale.
    Solo il mese scorso Budapest aveva persino approvato un disegno di legge volto a facilitare la costruzione di gasdotti stranieri sul territorio nazionale, sfidando la normativa ufficiale dell’Unione Europea in materia. Ora la cancellazione di South Stream rende praticamente inutile tale misura, indebolendo seriamente la posizione di Orbán sia sul piano interno che su quello internazionale.
    DISAPPUNTO E RECRIMINAZIONI – Commentando i principali temi di attualità ai microfoni della radio MR1 lo scorso venerdì, Orbán non ha nascosto affatto tutto il suo disappunto per la decisione di Vladimir Putin di rinunciare a South Stream, pur apprezzando la “serietà” mostrata dal Presidente russo nel gestire la vicenda. Il premier ungherese ha anche accusato l’Unione Europea di “aver lavorato incessantemente” per bloccare il progettato gasdotto attraverso il Mar Nero, danneggiando gli interessi vitali del suo Paese e mettendo a rischio l’economia dell’intera regione danubiana. In tal senso, Orbán ha ribadito la volontà dell’Ungheria di perseguire una politica indipendente in ambito energetico, trovando una via d’approvvigionamento alternativa ai gasdotti della vicina Ucraina.


    #462620063 / gettyimages.com
    Fig. 2 – Incontro tra Orbán e Putin nel gennaio 2014
    A dispetto dei toni forti verso Bruxelles, Orbán è apparso parecchio sulla difensiva nel suo intervento radiofonico, rivelando parzialmente il duro colpo inferto al suo Governo dalla chiusura di South Stream. L’Ungheria era infatti tra i maggiori beneficiari del faraonico gasdotto promosso da Gazprom, ospitandone un tratto considerevole sulla strada per Austria e Slovenia. Inoltre, il coinvolgimento diretto nella costruzione di South Stream offriva a Budapest la possibilità concreta di rilanciare la propria economia, ancora convalescente dopo la grave crisi del 2009. Con oltre il 40% delle abitazioni ungheresi riscaldato da gas naturale, la nuova infrastruttura energetica di Gazprom prometteva sia una sensibile diminuzione delle tariffe energetiche che un aumento del tasso d’occupazione nazionale, con nuovi assunti nei vari servizi di manutenzione e distribuzione legati al gasdotto nel Sud del Paese. Da qui la decisione del Governo Orbán di privilegiare i legami con la Russia rispetto a quelli con gli altri partner dell’Unione Europea, provocando dure controversie con Bruxelles soprattutto dopo l’inizio della crisi ucraina nella primavera del 2014. In tale occasione Budapest si è infatti schierata quasi subito al fianco di Mosca, criticando spesso il nuovo Governo di Kiev e ostacolando le sanzioni promosse dall’Unione Europea contro la Russia dopo l’inizio della guerra civile nel Donbass. Finchè il progetto South Stream è apparso realizzabile, Orbán ha sostenuto questa politica filo-russa senza alcuna esitazione, ignorando le critiche dell’opposizione parlamentare socialista e i pesanti attacchi personali della stampa occidentale. Adesso però l’Ungheria rischia di pagare a caro prezzo la fallita scommessa diplomatica del suo leader.
    SOTTO ATTACCO – Lo stesso Orbán e il suo Governo si sentono sotto assedio, minacciati dal crescente malcontento dell’opinione pubblica e dal pressing politico-mediatico degli altri Paesi europei. Allo stesso tempo gli Stati Uniti hanno attaccato ripetutamente le Autorità di Budapest per le loro misure restrittive su diritti civili e libertà di stampa, negando addirittura il visto d’ingresso ad alcune personalità minori dell’Esecutivo ungherese sospettate di corruzione. Naturalmente la politica filo-russa di Orbán non ha fatto altro che esasperare tale ostilità, spingendo il Senatore repubblicano John McCain a dipingere il premier ungherese come un pericoloso “dittatore neo-fascista” alleato del Cremlino. Per un’opposizione socialista debole e divisa, queste azioni statunitensi hanno offerto l’occasione per lanciare una serie di grandi manifestazioni di piazza contro il Governo, provocate anche dal maldestro tentativo dell’Esecutivo di imporre una tassa sull’uso di Internet. Durante una di tali manifestazioni alcuni dimostranti a volto coperto hanno attaccato brevemente il quartier generale di Fidesz a Budapest, danneggiando un paio di finestre e tentando di occupare con la forza i locali del palazzo. Nonostante l’intervento risolutivo della polizia, l’incidente ha suscitato viva preoccupazione nel Partito del premier, che teme la ripetizione di uno scenario “rivoluzionario” come quello di Euromaidan, magari supportato da personale diplomatico straniero.


    #457901924 / gettyimages.com
    Fig. 3 – Scontri tra manifestanti anti-Orbán e polizia di fronte alla sede centrale di Fidesz (ottobre 2014)
    La risposta di Orbán non si è fatta attendere: il Ministro degli Esteri Péter Szijártó ha esposto una formale protesta all’Ambasciata americana per le dichiarazioni di McCain, mentre le Autorità ungheresi studiano una possibile lista di personalità politiche statunitensi da tenere fuori dal Paese. Inoltre, il Governo sta cercando di rafforzare ulteriormente la propria presa sui media nazionali, tassando le entrate pubblicitarie di radio, tv e giornali. D’altro canto Orbán ha promesso di combattere la corruzione interna del suo Partito, dando parziale soddisfazione al crescente scontento popolare nei confronti di Fidesz. Molti però dubitano della sincerità delle sue intenzioni: lo scorso giugno il caporedattore del sito web Origo è stato infatti licenziato proprio per via dei numerosi servizi dedicati dal suo portale allo scandalo dei rimborsi spese dei deputati di Fidesz, chiaro segno delle pressioni governative contro ogni istanza indipendente anti-corruzione.
    PRAGMATISMO – Pur ferito dal fallimento di South Stream, Orbán sembra quindi intenzionato ad andare avanti per la propria strada, seguendo i recenti modelli di “democrazia illiberale” promossi da Putin in Russia e da Erdogan in Turchia. Il premier ungherese ha anche intenzione di rilanciare la cooperazione energetica con Mosca, nella speranza di resuscitare il South Stream o di sostituirlo con progetti infrastrutturali più localizzati. In tal senso, Orbán ha avuto colloqui telefonici con Putin nei giorni scorsi, ventilando la possibilità di una partnership più efficace tra i due Paesi nel settore del gas naturale. Tuttavia il Governo di Budapest resta aperto anche ad una maggiore collaborazione energetica con gli altri membri dell’Unione Europea, cercando valide alternative al turbolento scenario dei gasdotti russi e ucraini. È probabile quindi che Orbán non punterà più tutte le sue carte su una stretta relazione col Cremlino, adattandosi pragmaticamente agli sviluppi della crisi Russia-Occidente e all’evolversi del mercato energetico mondiale.


    #458699342 / gettyimages.com
    Fig. 4 – Manifestazione contro il Governo Orbán a Budapest (novembre 2014)
    Le attuali scorte di gas dell’Ungheria dovrebbero consentire un inverno relativamente tranquillo, supportando questa strategia di tipo attendista. Allo stesso tempo il Governo ha ottenuto una serie di risultati economici positivi da usare per rintuzzare le critiche dell’opposizione: Eurostat ha infatti confermato un alto tasso di crescita del PIL ungherese per il 2014 (+3,1%), mentre il numero di automobili immatricolate nel Paese ha conosciuto un balzo in avanti di circa il 20% rispetto al 2013, con colossi come Ford e Volkswagen in cima alle vendite. Inoltre, le finanze pubbliche di Budapest continuano a godere di buona salute, registrando un surplus attivo di 95 miliardi di fiorini nello scorso mese di novembre. Per il futuro politico di Orbán sembra dunque esserci ancora speranza, a dispetto di South Stream e John McCain.
    Simone Pelizza
    Un chicco in più
    Colleen Bradley Bell è il nuovo Ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria, nominata ufficialmente dall’Amministrazione Obama la scorsa settimana. La Bell è produttrice della famosa soap opera televisiva Beautiful, trasmessa con successo anche in Italia dai primi anni Novanta, e ha ottenuto il posto in virtù dei sostanziosi finanziamenti raccolti per la campagna elettorale di Obama nel 2012, inclusi 800mila dollari versati personalmente nelle casse del Partito Democratico. Inutile dire che l’esperienza diplomatica della Bell è praticamente inesistente e ciò ha provocato le vibrate proteste del Senatore repubblicano John McCain, che ha tentato inutilmente di bloccarne la nomina al Congresso. Circa il 41% degli attuali Ambasciatori americani all’estero è composto da personalità dell’economia o dello spettacolo nominate esclusivamente per “meriti” politici.

  7. #7
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Indignazione nell’est dell’Europa: l’Ungheria accusa l’Ue di sabotare il gasdotto South Stream










    Intanto Grecia, Bulgaria e Romania pianificano di avviare un altro gasdotto

    Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico

    Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha accusato l'Unione europea di lavorare costantemente per sabotare il progetto South Stream e per impedire la costruzione del gasdotto. "L'Unione europea ha lavorato instancabilmente per minare questo programma", ha detto il primo ministro ungherese in un'intervista con la radio 'MR1', riferisce la Reuters.

    Il governo ungherese è stato uno dei sostenitori più attivi della costruzione del progetto di gasdotto South Stream, concepito per la fornitura di gas russo attraverso l'Europa meridionale bypassando l'Ucraina. Orbán ha recentemente annunciato che l'Ungheria cerca rotte alternative per importare il gas evitando il territorio ucraino e garantendo così la sicurezza delle forniture.

    Lo scorso novembre, il segretario di Stato ungherese per le questioni energetiche, Andras Aradszki, ha ribadito il sostegno di Budapest per lo sviluppo del progetto globale South Stream, e ha annunciato che nel paese inizierà il prossimo anno la costruzione del gasdotto, che ha generato forti critiche da parte della comunità europea.

    Orban ha altresì evidenziato che la sovranità nazionale ungherese è sotto attacco da parte degli Stati Uniti, dopo che il senatore John McCain, noto per la sua russofobia, ha criticato i rapporti di Budapest con Mosca qualificando Orban come "dittatore neo-fascista".
    Orban ha specificato che "l'indipendenza dell'Ungheria in termini di energia, finanza e relazioni commerciali infastidisce coloro che hanno beneficiato dalla dipendenza del paese prima del 2010".

    Egli ha aggiunto che "la questione del gasdotto South Stream è ormai chiusa, ma "l'interesse dell’Ungheria rimane quello di avere un gasdotto che arrivi in Ungheria evitando l'Ucraina". Egli ha anche rivelato che Washington sta esercitando pressioni sull’Ungheria da quando il paese ha scelto di sostenere il progetto del gasdotto South Stream. Washington temeva un riavvicinamento tra l'Ungheria e la Russia.

    Un recente accordo tra l'Ungheria e con la compagnia russa Rosatom per espandere i suoi impianti nucleari è stata, infatti, oggetto di dure critiche da parte degli Stati Uniti. In base all'accordo, del valore di 10.000 milioni di dollari, Rosatom costruirà un reattore di 2.000 megawatt in Ungheria.
    La Russia è anche diventata il principale partner commerciale dell'Ungheria al di fuori dell'UE.

    Intanto Grecia, Bulgaria e Romania hanno annunciato la loro intenzione di costruire un gasdotto che si collega con il cosiddetto gas meridionale in seguito alla cancellazione del progetto South Stream da parte della Russia. Lo ha detto questo martedì il vice presidente della Commissione europea per l'Unione energetica, Maros Sefcovic.

    "I tre paesi, la Grecia, la Bulgaria e la Romania, hanno fatto un dichiarazione congiunta per informarci della loro seria intenzione di costruire il cosiddetto corridoio verticale che si collegherà con il corridoio meridionale del gas", ha detto Šefčovič dopo una riunione del Consiglio dei ministri sull'energia dei paesi membri della UE.
    Egli ha osservato che la Commissione europea analizzerà l'iniziativa dei tre paesi.

    La Russia ha altresì confermato la sua intenzione di concedere un prestito di 12 milioni di dollari all’Ungheria per la costruzione di due nuovi reattori nel contesto dell'allargamento dell'unica centrale nucleare del paese. Lo riporta il 'Wall Street Journal'.Notizia presa dal sito L'Antidiplomatico visita L'Antidiplomatico
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  8. #8
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Rockefeller ha venduto azioni petrolifere prima del crollo del greggio

    LOBBY | Teorie cospirazioniste in Rete. Nel 900 la Standard Oil di famiglia aveva trovato soluzione per manovrare prezzi: controllare l'intera industria.

    Lungimiranza unita a combinazione.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #9
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Rockefeller ha venduto azioni petrolifere prima del crollo del greggio

    LOBBY | Teorie cospirazioniste in Rete. Nel 900 la Standard Oil di famiglia aveva trovato soluzione per manovrare prezzi: controllare l'intera industria.

    Lungimiranza unita a combinazione.
    Consuetudine per certuni ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #10
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    Predefinito Re: Dietro le quinte. La questione gas causa di tutto ciò che accade.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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