« La terribile legge della guerra non è che un capitolo della legge generale che pesa sull’universo.
Nel vasto campo della natura vivente regna una violenza manifesta, una specie di rabbia decretata, che arma tutti gli esseri in mutua funera; appena oltrepassate le soglie del regno dell’insensibile vi trovate di fronte al decreto della morte violenta scritto sui confini stessi della vita. Già nel regno vegetale si comincia ad avvertire la presenza di questa legge: dall’immensa catalpa all’umile graminacea, quante sono le piante che muoiono e quante quelle che sono uccise? Ma appena entrate nel regno animale, la legge assume di colpo una spaventosa evidenza. Una forza, nello stesso tempo nascosta e palpabile, si rivela continuamente occupata a rendere forzatamente vulnerabile il principio della vita. In ogni grande divisione della specie animale essa ha scelto un certo numero di animali, incaricandoli di divorare gli altri: così esistono insetti da preda, rettili da preda, uccelli da preda, pesci e quadrupedi da preda. Non vi è un solo istante in cui un essere vivente non sia divorato da un altro. Al di sopra di queste numerose razze animali è posto l’uomo, la cui mano distruttrice non risparmia alcun essere vivente; egli uccide per nutrirsi, uccide per vestirsi, uccide per ornarsi, uccide per attaccare, uccide per difendersi, uccide per istruirsi, uccide per uccidere: re superbo e terribile, ha bisogno di tutto, e nulla gli resiste. Egli sa quanti barili d’olio gli darà la testa del pescecane o del capodoglio; il suo sottile spillo fissa sul cartone dei musei l’elegante farfalla che ha catturato sulla cima del Monte Bianco o del Chimborazo; impaglia il coccodrillo, imbalsama il colibrì; ad un suo ordine il serpente a sonagli va a morire nel liquido che servirà a conservarlo e a mostrarlo a un lungo corteo di osservatori; il cavallo che trasporta il padrone alla caccia della tigre si pavoneggia con la pelle di questo animale.
L’uomo domanda tutto in una volta: all’agnello i visceri per far risuonare un’arpa, alla balena i fanoni per sostenere il corsetto della giovane vergine, al lupo i denti micidiali per rifinire le opere d’arte più delicate, all’elefante le sue difese per costruire il giocattolo di un bambino: le sue tavole sono coperte di cadaveri. Il filosofo può anche scoprire come il massacro permanente sia previsto e ordinato nel grande tutto. Ma questa legge si arresterà di fronte all’uomo? Senza dubbio no. Quale essere sterminerà allora colui che tutti stermina? Egli stesso. È l’uomo incaricato di sgozzare l’uomo. Ma come potrà ubbidire a questa legge, lui che è un essere morale e misericordioso, lui nato per amare, lui che piange sugli altri come su se stesso, che nel pianto trova conforto e inventa anche finzioni pur di piangere; lui infine al quale è stato detto che « dovrà rendere conto di tutto il sangue che avrà versato ingiustamente » ? Con la guerra. Non sentite la terra che grida e invoca sangue? Non le basta il sangue degli animali e neppure quello dei colpevoli versato dalla spada delle leggi. Se la giustizia umana uccidesse tutti i rei, non vi sarebbe guerra; ma essa non può raggiungerne che un numero limitato e spesso li risparmia senza pensare tuttavia che la sua feroce umanità contribuisce a rendere necessaria la guerra, soprattutto se nello stesso tempo un’altra cecità, non meno stupida e funesta, lavora a spegnere l’espiazione nel mondo. La terra non ha gridato invano: la guerra divampa. L’uomo, colto all’improvviso da un furore divino, estraneo all’odio e alla collera, avanza sul campo di battaglia senza sapere quel che vuole e nemmeno quel che fa. Che cos’è dunque questo terribile enigma? Niente è più contrario alla sua natura e nulla gli ripugna di meno: compie con entusiasmo atti che lo fanno inorridire. Non avete notato che sul campo di morte l’uomo non disubbidisce mai? Potrà massacrare Nerva o Enrico IV; ma il più vergognoso tiranno, il più insolente macellaio di carne umana non sentirà mai pronunciare sul campo di battaglia la frase: ’’Non vogliamo più servirvi’’.
Una rivolta sul campo di battaglia, un accordo per abbracciarsi rinnegando il tiranno, è un fenomeno che non si presenta alla mia memoria. Niente resiste, niente può resistere alla forza che trascina l’uomo al combattimento; omicida innocente, strumento passivo di una mano terribile, « si tuffa nell’abisso che egli stesso ha scavato: dà e riceve la morte senza sospettare di averla creata egli stesso.
Così si attua perennemente la grande legge della distruzione violenta degli esseri viventi, dall’animaletto quasi invisibile fino all’uomo. La stessa terra sempre intrisa di sangue non è che un immenso altare sul quale tutto ciò che vive deve essere immolato all’infinito, senza misura, senza tregua, fino alla consumazione delle cose, fino all’estinzione del male, fino alla morte della morte.
Ma l’anatema deve colpire l’uomo in modo più diretto e visibile; l’angelo sterminatore gira come il sole attorno a questo infelice globo e non lascia respirare una nazione se non per colpirne altre ».
(dalle Serate di Pietroburgo)




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