Le sei mogli di Enrico VIII è anche il titolo di un film inglese del 1933, diretto ds Alexander Korda che ha per protagonista il grande attore cxharles Laughron e una bellissima Merle Oberon nel ruolo di Bolena,. Ma non è cxerto l'unico fuim che si ispira ai capricci amorosi di questo sovrani, che diciamecelo, è più ricordato dal grande pubblico più per le serie di consorti che per altre ragionoi storiche. Nel 2003 la BBC fecew una nuioba miniserie con lo stesso titolo, nolto ben fatta,, ma sono stati fatti molti altri fim su di lui a partire dal primissimo che era addirittura muto.Uno di quelli che ebbero un buon successo fu "Anna dei mille giorni" dove Re Enrico era Richard Burton e la Bolena una giovane Geneviève Bujold, che era più brava che somiglante alla vera Bolena, C'è poi il bel film "Un uomo per tutte le stagioni sul conflitto fra Enrico VIII e il suo prprimo ministro Thomas More" che non volendo avallare la questione del divorzio del re dalla prima moglie ci rimise la testa e divenne un martire della chiesa cattolica, More era interpretato dal grande attore teatrale inglese Paul Scoffield che nel 1966 ricevette per questo filnl'Oscar e il Gloden Globe. L'ultimo in ordine di tenpo è "l'altra donna del re" con Scarlett Johansson e Natalie Portman nella parte delle due sorrelle Boleyn. Non vorrei parlare dell fition tv "I Tudor" (data anche in Italia su Canale 5), perché dovrei dirne troppo male, ma si sa che per gli americani seguire la storia è solo un optional e l'importante è solo la spettacolarità!
LE MOGLI DEL RE
Non si parlerà qui delle prime due consorti di Enrivo VIII, Caterina d'Aragona e Anna Bolena, perché di esse ho gia derto abbastanza, Cimoccuperemo delle altre quattro che seguiirono.
Subito dopo la morte della Bolena venne celebrato il matrimonio fra Jane Seymour ed Enrico. Jane era figlia di un cavaliere creato tale per meriti militari da Enrico VII. La famiglia paterna vantava antiche origini normanne, dell'epoca della conquista del 1066, quella materna discendeva da Edoardo III ed era quindi più aristocratica della famiglia dei Boleyn. Era nata presimibilmente nel 1508. Il fratello Edward era gentiluomo di corte di Enrico e fu lui ad introdurla a corte come dama prima di Caterina d'Aragona e poi della Bolena. Pur potendo scegliere fra una moltitudine di aristicratiche signore che frequentavano la corte, le dame di compagnia della regina in carica erano evidentemente il serbatoio preferito da Enrico per scegliere le proprie amanti. Jane all'epoca aveva aveva 28 anni. Enrico andava per i quartantacinque ed una un omone di un metro e ottanta e pesava già oltre 150 chlili, vessato dal diabete e dalla gotta, con problemi di circolazione alle gambe che periodicamente gli procuravano dolorose ulcerazioni. I ritratti della Seymour non ci parlano certo della sua bellezza, fermo restando che il concetto estetico di bellezza cambia di molto con il mutare delle epoche. Il suo aspetto appare piuttosto dimesso. Non era colta e sapeva a malapena leggere e scrivere. Pare però che avesse un buon carattere, dolce e remissivo, e dopo la tempestosa Anna, il re anelava probabilmente alla pace coniugale, dato la raffinata educazione e la cultura della Bolena non avevano costituito un vantaggio per la sua relazione matrimioniale. Dopo poco meno di un anno dal matrimonio Jane era in attesa di un figlio, sul quale si appuntavano tutte le speranze del re e nell'ottobre del 1537 a regina partoriva finalmente un maschio che sembrava in buona salute e in grado di sopravvivere. Al piccolo principe di Galles venne imposto il nome Edoardo, come lo zio Seymour, fratello della madre, cui ella era molto legata. Pochi giorni dopo il battesimo del piccolo Edoardo, Jane venne assalita da febbre altissima, a causa di quella che veniva definita come febbre puerperale, che oggi sappiamo essere setticemia, dovuta solitamente ad una infezione del sangue contratta durante o subito dopo il parto. Il 24 ottobre Jane moriva. Enrico ne fu addololatissimo. La scomparsa della donna che finalmente gli aveva donato l'erede al trono lo gettò in una profonda depressione. Ma dopo non molto tempo sopito il dolore, Enrico pensava già a nuove nozze...
ANNA DI CLEVES
Enrico VIII, malgrado il suo fisico già malandato non si rassegnava certo a rinunciare alle compagnie femminili e desiderava avere accanto una regina, forse anche come figura per il suo popolo e dopo un ann di lutto per Jane, nel 1538, alcuni diplomatici inglesi furono incaricati di trovare una principessa straniera per metterla sul trono inglese. Per svariate ragioni non era facile trovare qualità e rango adeguati, anche perché c'era la questione della religione. Enrico VIII non poteva certo sposare una principessa cattolica. Su di lui presavano le scomuniche papali, quindi si doveva cercare in area protestante la candidata ideale. Thomas Cromwell, primo ministro, consigliava una principessa tedesca, Anna di Clèves, nata a Düsseldorf nel 1515, non colta ma obbediente fanciulla ventitreenne, esperta di cucito e ricamo, con la passione dei giochi di carte, che non conosceva una parola di inglese né di francese, tantomeno di latino, e parlava solo solo il suo dialetto, il “dutch” idiona tedesco dei Paesi Bassi, ma probablmente con i pregi di una buona moglie. Grazie alla Seymour il re si era assicurato l'erede al trono e adesso voleva una ragazza anche per la sua camera da letto. Non più amanti, ma una moglie giovane e possibilmente appetibile. Anna di Clèves veniva definita “mediamente bella” e questo sembrava abbastanza... Il pittore ufficiale di corte Hans Holbein (cui si debbono una serie di ritratti reali, di nobili e di cortigiani molto interessanti) venne spedito presso la corte tedesca per fare il ritratto ad Anna da mostrare al sovrano. Sicuramente per compiacere il re, l'artista fu troppo indulgente nel ritrarre la giovane principessa, facendola più carina di quanto non fosse realmente, non rendendosi conto del guaio che quel ritratto, non troppo veritiero, avrebbe causato. Il matrimonio venne celebrato per procura, come spesso era d'uso fra sposi di diversa nazionalità, in modo che la sposa arrivasse a destinazione già sposata e già regina. I dignitari inglesi che le facevano da scorta apprezzarono molto la sua gentilezza e il catattere placido e tranquillo, ma non certo la sua venustà...
Comunque, timida ed inesperta di qualsiasi seduzione, ma intenzionata a farsi apprezzare, Anna di Clèves partì per l'Inghilterra. All'arrivo, dopo un lungo viaggio per mare, la novella reginasbarcò e venne alloggiata presso il palazzo vescovile di una cittadina sulla via verso Londra. Enrico non volle riceverla immediatamente. Forse c'era già qualche dubbio che lo rendeva perplesso e sotto mentite spoglie chiese di vedere la promessa sposa durante il trattenimento di Capodanno del 1540, che si teneva presso la dimora del vescovo che l'ospitava. La ragazza non piacque affato ad Enrico che la trovò diversa da quel compiacente ritratto dipinto da Holbein. Il re si dichiarava addirittura disgustato dall'aspetto fisico della sposa e si rifiutò categoricamente di consumare il martrimonio. Il re e la regina dormivano in appartamenti separati, ma Anna di Clève sembrava non preoccuparsene troppo. Forse anche lei non si sentiva attratta da quel grasso signore che ogni sera le augurava la buona notte con un frettoloso bacio sulla guancia, per andare a visitare le stanze di Lady Catherine Howard, sua giovane dama di compagnia, di buon lignaggio ma proveniente da una famiglia con scarsi mezzi, imparentana con la famiglia dei Boleyn, e arrivata a corte da poco tempo.
Il re era assolutamente deciso a divorziare da quella tedesca grassoccia, golosissima di dolci, “dal ventre molle e dai seni cascanti” come disse il re stesso al primo ministro, dopo averla vista la prima volta. Si cercarono e si trovarono dei pretesti legali per dichiarare nulle le nozze. Dopo pochi mesi di matrimonio non consumato il vincolo venne dichatato nullo e dopo un breve momento di confusione, Anna di Clèves accettò la situaziuone senza protestare. Era 13 di luglio del 1540. La ragione di tanta accondiscendeenza era il timore di fare la fine della Bolena? Forse... Le conveniva fare buon gioco a cattiva sorte, che poi tanto cattiva non sembrava, dato che con lo scioglimento del matriminio le venivano concesso privilegi e ricchezze tutt'altro che trascurabili, senza nessun altro obbligo che quello di accetarli con grazia, cosa che Anna fece. Il re le concedeva l'onore di chiamarla “sorella mia diletta” e le donava gran parte dei possedimenti chee rano stato della Bolena. In serguito ai buoni rapporti che correvano fra il sovrano e la ex-moglie le fu concesso di frequentare di tanto in tanto la corte, di parteciparte a feste e banchetti, durante i quali il re le dimostrava il massimo rispetto e la gratificava del massimo riguardo. Dopo le bizze e le liti coniugali con la Bolena, Enrico VIII era cosi contento della remissività di Anna che il ricoprirla di regali ad ogni occasione fu il suo modo per ringraziarla. In fin dei conti le cose si era messe bene per la principessa di un piccolo regno tedesco, dove mai avrebbe avuti gli agi e la considerazione e la massima libertà per una donna del suo rango, che ella ebbe in Inghlterra. Il suo non era solo buon carattere, ma anche intelligente adattabilità alla situazione, accettando ciò che il destino le aveva riservato, e forse anche evitando con solllievouna intimità poco grardevole con un marito che aveva il doppio della sua età e che ormai aveva la stazza di un elefante, e una serie di malanni che non lo rendevano certo attraente. Inoltre Anna di Clèves strinse buonissimi rapporti con le due figlie del re, Maria ed Elisabetta: Maria già adulta era diventata una sua amica fidata e la piccola Elisabetta poteva rappresentare una risposta alla sua mancata maternità, dandole l'impressione di avere trovato comunque una famiglia. Tutto sommato Anna poteva esserer soddisfatta della vita che conduceva ed effettivamentelo era, a quanto riferiscono coloro che ebbero modo di frequantarla sia a corte che nei suoi possedimenti personali, che amministrava con grande saggezza, benvoluta dalla sua piccola corte di dame e gentiluomini.
Nell'anno 1557, all'età di quarantadue anni, Anna di Clèves moriva probabilmente per un tumore uterino, dopo aver fatto un dettagliato testamento nel quale ricordava con generosi lasciti tutte le persone con cui aveva avuto rapporti, in particolare alle sue dame e ad Elisabetta cui era particolarmente affezionata. E' sepolta nel Kings' Corner dell'Abbazia di Westminster, con sulla lapide il titolo di “Queen of England”, quell'appellativo che aveva portato per poco tempo, ma che non le era spiaciuto lasciare in questa vita e che nell'altra non le sarebbe stato d'impaccio.
CATHERINE HOWARD
Lo scioglimento del matrimonio da Anna di Clèves aveva consentito ad Enrico VIII di sposarsi nuovamente con Catherine Howard, una damigella più o meno ventenne (la data di nascita viene coloocata fra il 1520 e il 1523,) dal carattere sessualmente focoso che aveva subito assai intrigato l'ormai precocemente invecchiato sovrano, che non aveva nessuna intenzione di rinunciare alle compagnie femminili, anche se a corte si sussurava che fosse quasi del tutto impotente, a causa delle malattie che lo affliggevano. Catherine Howard era giovane, ambiziosa e al contrario di colei che l'aveva preceduta di bella presenza (o almeno così pare). Le attenzioni del re l'avevano subito spinta a condecersi anche prima del matrimonio, per quanto Enrico potesse applicarvisi...
Dato che veniva da una numerosa famiglia non molto abbiente anche se nobile, era stata educata in una sorta di collegio per ragazze di buon lignaggio, preparandole per la vita di corte, dando loro una discreta istruzione e anche il modo di avere relazioni amorose clandestine... Infatti il primo approccio con l'altro sesso di Catherine avenne proprio in quel collegio, intorno ai quindici anni. La sua prima esperienza con l'altro sesso fu il giovane insegnate di musica e canto, che tra una ballata ed uno spartito musicale, la cortegggiò con un certo successo, anche se i due non arrivarono alla consumazione effettiva della loro relazione, che terminò abbastanza presto, ma ne venne fu subito una seconda con un gentoiluomo, Francis Dereham, che viveva anch'gli nel pensionato e che pare invece giungesse ad avere una vera storia d'amore con Catherine, che probabilmente entrambi pensavano di poter coronare con il matrimonio. Il giovane Dereham fu spedito in Irlanda dalla famiglia e ben presto Catherine se ne dimenticò. Contemporaneamente a quella partenza infatti, venne chiamata a corte come damigella di Anna di Clèves, ruolo quanto mai ambito da qualunque giovane nobile. Fu proprio a corte che Catherine incontrò l'uomo fatale per il suo destino, Thomas Culpeper ambizioso gentiluomo di camera del re, suo lontano cugino, di cui Catherine si invaghi follemente. Si era all'inizio del 1540 e Il re stava brigando per sciogliere il matrminio con Anna di Clèves e intanto già si guardava intorno fra le damigelle della regina, come d'abitudine. La sua preferenza cadde su Catherine Howard. Più gradervole sicuramente della regina tedesca, era di piccola statura, proporzionata, dai lineamenti gentili e di bel portamento elegante e soprattutto era dotata di una evidente sensualità che stuzzicò subito la fantasia amorosa del re. Non era colta, non era certo un'intelletuale, sapeva a malapema leggere e scrivere e spesso anche non troppo correttamente, come dimostrano alcuni suoi scritti, ma questo poco importava ad Enrico VIII che ne valutava bel altre doti... La relazione fra il re le la damigella, malgrado la sua storia segreta con Culpepper, iniziò quasi subito. E dopo circa un mese appena dal divorzio da Anna di Clèves i due si sposarono. Era il 28 luglio 1540.
Enrico, malgrado l'età non più verde e la salute malferma non è acora sazio dellen tante relazioni avute. Aveva ancora delle velleità di amante focoso, che però in realtà esistevano quasi esclusivamente nella sua immaginazione. Il re riempie la nuova fianna di doni costosi e la vezzeggia, anche se a corte infatti si vocifera, ovviamente molto sottovoce, che il re sia ormai impotente. Lui la chianava "la mia rosa senza spine", ma arriveranno anche quelle, dopo non molto tempo... Ormai regina, Catherine che non è per natura né diplomatica né prudente, commette una serie di errori che le saranno fatali, reandosi molte inimicizie a corte e favorendo sfacciatamente sia il suo primo ex-fidanzato Dereham fatto diventare suo segretario, che l'onnipresente Culpeper. Nel autunno del 1541 una dama maltrattata da Catherine fa giungere alcune lettere anonime al re, accusandola di avere avuto diversi amanti prima del matrimonmio e di continuare ad avere una condotta immorale. Il re furibondo fa arrestare et tradurre alla Torre, diversi membri della famiglia Howard, e sia Dereham che Thomas Culpeper. I due sotto tortura confessavano le loro intimità con Catherine, che stavolta non erano semplici infondate accuse come nel caso delle Bolena, ma fatti concreti. Entrambi venivano per tanto dichiarati traditori e giustiziati. Le loro teste rimasero esposte come monito, infisse su due lance sul Tower Bridge. Intanto Catherine veniva ripudiata come regina e rinchiusa nella ex abbazia di Syon. Vedendosi ormai perduta, su consiglio dell'astuto archivescovo Cranmer, scriveva una sgrammaticata supplica al re, confessando particolareggiatamente i suoi peccati durante la permanenza nel collegio, senza però acccennare alle sue relazioni adulterine dopo il matrimonio, per le quali erani sufficienti le confessioni dei due ex amanti. Catherine chiedeva perdono al re per non avere confessato le sue mancanze adolescnziali al re, scusandoie con la sua troppo giovabe età al moimento dei suoi falli e alla sua debolezza di ragazza circuita da due esperti don giovanni, il che non era esattamente rispondente al vero, dato che nessuno dei due l'aveva mai forzata a cedere. La supplica venne usata come prova delle colpe di Catherine che disperata, dal carcere minacciava di volersi uccidere. Nel Gennaio 1542 veniva tradotta alla Torre, per esservi processata. Dichiarata colpevole di condotta immorale, di adulterio e di tradimento verso la corona, venne condannata a morte. Aveva regnato per un anno e mezzo soltanto. Veniva decapitata come la cugina Boleyn e seppellita poco distante da lei nella cappella della Torre. Venne accompagnata fino al ceppo sorretta da due dame perché incapace di reggersi in piedi da sola. Come la Bolena chiese perdono al re delle sue colpe e chiese nagli astanti di pregare per lei, accettando la condanna come giusto castigo, anche se con minore fierezza, ma probabilmente davvero conscia dei suoi numerosi errori.
Si dice che poco prima di morire, Catherine Howard, quinta moglie di Enrico VIII, avesse affermato che avrebbe preferito morire come moglie di Culpeper piuttosto che come regina d'inghlterra, tuttavia non ci sono prove per questa sua orgogliosa affermazione, che contrasta abbastanza con il debole carattere di questa poco avveduta ragazza. Con lei saliva al patibolo anche Lady Jane Boleyn, vedova del fratello di Anna, dama di Catherine, per aver favorito la sua relazione con Culpeper. Durante il periodo del processo, e poi della detenzione la donna aveva mostrato segni di squilibrio mentale, travolta probabilmente dai luttuosi eventi familiari, ma questo non le valse la grazia che vietava per la legge inglese di giustiziare persone non sane di mente, in quanto il re cancellò appositamente questa disposizioine di legge. Enrico voleva evidentemente cancellare qualunque presenza che gli ricordasse la Bolena.
CATHERINE PARR
Non ancora pago di storie matrimoniali sfortunate, Enrico VIII dopo l'ultima tragica fine della quinta moglie, cercava ancora una nuova consorte ed una nuova regina, che trovò in Catherine Parr, nobile signora, figlia di una dama di Catherina D'Aragona, già due volte vedova. Catherine frequentava la corte ed aveva una relazione segreta con Thomas Seymour, fratello della defunta regina Jane che aveva dato al re il figlio maschio, morendo subito dopo. Quando Enrico le propose di sposarlo Catherine non poté che accettare. Non sarebbe certo stato prudente reifiutare l'offerta del sovrano. Ormai Enrico era molto malato e non più in grado di assolvere ai doveri coniugali, e forse questo fu il motivo per il quale malgrado non lo amasse per nulla, Catherine accettò il matrimonioi, che comunque le dava il prestigioso ruolo di regina d'Inghilterra. Nel prendere questa decisione fu probailmente consigliata dall'ambizioso Lord Seymour che vedeva tutti i vantaggi che egli poteva trarre dal matrimonio della sua amata con il re.
Il matrimonio fu celebrato ad Hampron Court, ex residenza del cardinale Wolsey e poi ex residenza di Anna Bolena, il 12 luglio 1543. Catherine Parr era donna di buona cultura e di carattere flessibile alle circostanze, ma interiormente con delle idee molto chiare. Fu devota al suo compito di moglie reale, donna evidentemente capace anche di responsabilità politiche, venne designata nel 1544 come reggente per alcuni mesi durante l'ultima campagna militare di Enrico VIII in Francia. Malgrado il diabete e la gotta il re cercava ancora d'impersonare la figura del condottiero alla guida del suo esercito (anche se all'assedio di Boulogne non si era quasu mosso dalla sua tenda nell'accampamento). In tale frangente Catherine si rivelò persona accorta e capace di decisioni, aiutata da Cranmer a da Thomas Seymour, seppe poi prendere ella stessa le redini della situazione. Si occupò ottimamente delle finanze e dei rifornimenti della campagna militare del marito e firmò vari proclami per rafforzare il numero dellle truppe di stanza nel nord dell'Inghilterra, ai confini con la Scozia.
Una delle prime cose che Caterina Parr cercò di fare da regina, fu di riavvicinare al padre le due figlie abute dai primi due matrimoni, Maria ed Elisabetta, creando un clima familiare più sereno di qiuanto non lo fosse mai stato nei precedenti burrascosi matrimoni del re. La nuova regina era una donna saggia e pacata. Reduce da due matrimoni, sapeva come trattare mariti e questioni di famiglia, Riusci ad instaurare un ottimo rapporto anche il piccolo Edoardo, principe di Gallaes, e quindi erede al trono, che era suo figlastro, ma anche nipote di Thomas Seymour. La relazione fra lei e Thomas fu virtualente interrotta e nessuno potè accusare i due di nulla, anche erano spesso insieme per questioni di governo. Enrico infatti era molto affezionato a Lord Seynour, come fratello della diletta Jane e lo aveva assegnato come consigliere della nuova moglie, il che giustificava pienamente la loro, frequerntazione.
Le due principesse Maria e Elisabetta erano sempre state tenute a parte dalla corte, dichiarate in tempi diversi entrambe “bastarde” per la legge, in quanto una figlia di un matriminio invalidato con Caterina D'Aragona e l'altra perché figlia della Bolena, accusata di tradimento e giustiziata. Maria aveva gia 27 anni, Elisabetta dieci, mentre Edoardo ne aveva appena sei. Con tatto e bonomia Catherine seppe entrare in rapporto con tutti tre i figli di Enrico, facendo in modo che tutti fossero più vicini possibile al loro padre. Il re adorava il piccolo Edoardo, ma i rapoorti con le altre due figlie erano sempre stati freddi. Maria era rimasta ostinatamemte cattolica, per concessione del padre, come la madre spagnola e in sua memoria, in un regno ormai anglicizzato che ella sentiva ostile, serbava rancore per quel padre che aveva ripudiato sua madre facendola tanto soffrire, a che l'aveva privata del diritto di successione al trono che le sarebbe spettato come prima figlia, ridotta invece al rango di figlia naturale, come gli altri bastardi avuti dalle varie amanti, un padre che l'aveva sempre tenuta lontana dalla corte, tranne che per i brevi periodi delle festività. Per Elisabetta il discorso era diverso. Quando sua madre era stata giustiziata aveva solo due anni e mezzo e già viveva ad Hatfield, lontana dalla corte paterna, ma era stata educata ad essere comunque orgogliosa di essere figlia di suo padre il re, orgoglio che Elisabetta conserverà gelosamente per tutta la sua vita di regina. Elisabetta era di religione anglicana e non sentiva quel distacco dalla religione ufficilale che era stato ragione di ancora maggiore isolamento per la sorellastra Maria. Le due non si erano frequentate che sporadicamente e la loro riunione sotto il tetto paterno, era uno degli obiettivi che Catherine Parr di era proposta di raggiungere. Le due erano troppo diverse per educazione (Maria aveva sempre avuto precettori spagnoli come la madre), per età e per carattere, ma potevano comunque imparare a tollerarsi reciprocamente riunite dall'affetto che mano a mano provavano per quella matrigna saggia e premurosa che si occupava di molto di loro e del loro padre e del loro piccolo fatellastro che stranamente entrambe le sorellastre adoravano.
Catherine era piuttosto colta, di bell'aspetto (viso piccolo dai leneamenti delicati, non troppo alta) amava la musica, la danza, le arti in genere, gli abiti eleganti ed i gioielli che la permamenza a corte le aveva insegnato ad apprezzare, e da regina cercò di migliorare la propria istruzione studiando il latino e il greco. Ebbe uno spiccato interesse anche per la religione e pur essendo nata prima dello scisma, manifestò un cetto slancio verso la “nuova fede” dando alle stampe alcuni libri sulla meditazione e sul valore della preghiera. Si sa che ebbe una certa propension verso la religione luterana e fece anche tredurre in inglese le opere di Erasmo da Rotterdam, cattolico fervente, ma critico con le piaghe del cattolicesimo. In Catherine, c'era dunque un coacervo di tendenze religiose che si intrecciavano fra loro. Nel 1546 vi fu in Inghilterra una recrudescenza dell'intolleranza per ogni dissidenza religiosa e Catherine fu accusata da alcuni capi religiosi anglicani di simpatie luterane. Stava addirittura per essere arrestata, ma saputo in tempo di quanto stava per accadere, riuscì a convincere Enrico VIII dell'insussistenza delle accuse che le venivanio mosse. Il re ormai stanco di processi e di esecuzioni, non chiedeva di meglio che crederle.
Si pensa sempre a Catherine Parr più come inferniera che come moglie e in effetti questa fu una delle funzioni che essa svolse presso il coniuge, con cui probabilmente ebbe scarsi o nulli rapporti coniugali, ma fu molto di più che una accorta dispensatrice di tisane e cataplasmi, fu colei che gli dette devozione e affetto, insieme al calore di una ricostruita pace e concordia familiare, mai goduta prima da Enrico. Dopo tante tempeste Catherine seppe essere il porto tranquillo per l'rrequieto sovrano inglese.
Tra il 1545 e il 1547 il re abbe un rapido ulteriore peggioramento fisico, sempre più obeso, non si muoveva che a fatica e le gambe, ormai piene di ulcere lo facevano soffrire. Inutili, o quasi, erano le cure che Catherine gli prestava diligentemente, ma il re le accetava di buon grado. All'inizio di gennaio del 1547 si capì che il re non aveva più molto da vivere. Moriva infatti i 28 gennaio, all'età di 56 anni, nel palazzo londinese di Whitehall. Secondo il suo espresso desiderio venne sepolto nella Cappella di San Giorgio, nel castello di Windsor, accanto alla terza moglie Jane Seymour, la donna che gli aveva assicurato la discendenza maschile. Colui che aveva incarnato l'assolutismo più sfrenato, che aveva procurato all'inghilterra lo scisma dalla chiesa di Roma, il monarca dispotico che non aveva saputo fare a meno dei suoi capricci amorosi, moriva come un buon padre di famiglia, con l'ultima moglie e i tre figli al suo capezzale.
Poco dopo la morte del re, Catherine poteva finalmente sposare l'uomo che aveva sempre amato, Thomas Seymour. La felicità però fu di breve durata. La coppia aveva in casa Elisabetta, ma sorsero chiacchiere, forse non del tutto infondate di una relazione fra Thomas e l'adolescente principessa che venne allontanata dalla dimora dei Seymour. Malgrado fosse al suo quarto matrimonio Catherine non aveva mai avuto figli e all'età di 35 anni rimase incinta e partorì una bambina, che fu chiamata Mary, il 30 agosto 1548. Il parto fu difficile e come Jane Seymour, il 5 settembre Catherine Parr, ex regina d'Inghilterra moriva, sesta consorte di un re dispotico e capriccioso, che non aveva saputo scegliere le donne della sua vita, tranne forse l'ultima.
Jane Seymour
Anna di Clèves
Catherine Howard
Catherine Parr





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