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    Predefinito Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya



    21/09/2009stampa articolo
    Iraq, l'Eni perde lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya



    La giapponese Nippon Oil si sarebbe aggiudicata il contratto. Una sua delegazione attesa a giorni in Iraq per mettere a putno i dettagli

    L'Eni avrebbe perso la gara per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi di Nassirya, in Iraq, a discapito della giapponese Nippon Oil. La notizia sarebbe stata data alcuni giorni fa dal ministro del Petrolio iracheno, Ahmed al-Shamma.

    Una delegazione giapponese della Nippon Oil è attesa a Baghdad nei prossimi giorni per mettere a punto i dettagli di una collaborazione con il governo per lo sviluppo congiunto di un "giacimento petrolifero in una città del sud del Paese". Anche se il contratto per ora è di tipo tecnico e non prevede una partecipazione sul petrolio estratto, l'accordo viene letto come un'estromissione di Eni dall'affare, che ora, dovrà stipulare un'alleanza con la compagnia giapponese, se vuole rientrare nella partita.
    L'estromissione dalla gara, per la quale erano state chiamate solo la Nippon Oil, l'Eni e la spagnola Repsol, appare ancora più cocente alla luce dell'impegno militare italiano nella zona, che nel 2003 è costato la vita a 19 soldati italiani. In aggiunta, i giacimenti di Nassirya erano già stati assegnati all'Eni da Saddam Hussein, che però non aveva fatto in tempo a ratificare gli accordi per lo scoppio della guerra.

    PeaceReporter - Iraq, l'Eni perde lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    --

    Quanti morti "inutili"? L'ENI perde Nassiryia.

    Notizie su Eni | Liquida Economia

    Iraq, l'Eni perde lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya - Peace Reporter - Esteri - Virgilio Notizie
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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    Sinceramente non so dire nulla a parte

  3. #3
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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    movimenti attorno ad eni.....
    dopo le criminali dichiarazioni del nuovo ambasciatore a roma , esce allo scoperto un fondo pensione usa che dice che la società va divisa in 2: gas e petrolio.....un modo x gli ienchi x scalare meglio eni.



    Il fondo Knight Vinke insiste: «Tra un anno Eni sarà diversa»
    di Alberto Annicchiarico per il sole24.ore.it
    30 settembre 2009


    I no cortesi del Cane a sei zampe non bastano a fermare la campagna il fondo attivista Knight Vinke asset management (Kvam), che da settimane agita le acque attorno a Eni sostenendo che per creare valore dovrebbe cambiare struttura societaria.

    «Sono convinto - ha sostenuto Eric Knight, ceo del fondo, che ha base a New York - che tra un anno la struttura dell'Eni non sarà quella che conosciamo oggi. Bisognerà vedere come questa cambierà». Secondo uno studio di Kvam la sottovalutazione di Eni è pari a oltre 50 miliardi di euro: la somma del valore dei diversi business della società sarebbe «pari o addirittura superiore a 30 euro ad azione», contro gli attuali 17 euro.

    «Sui suggerimenti di Kvam - ha dichiarato questa mattina l'ad di Eni, Paolo Scaroni - ho ricevuto una lettera e ho già risposto con una missiva a fine luglio, che renderemo pubblica questo pomeriggio. Se verranno altri suggerimenti, diversi da quelli già espressi, li vedremo, ci faremo le nostre idee e diremo come la pensiamo». In serata il Tesoro, azionista dell'Eni con poco più del 30% includendo la quota della Cassa depositi e prestiti, ha tagliato corto spiegando in un comunicato di non volere entrare nel merito nè rilasciare commenti.

    «Sicuramente - ha spiegato oggi Knight a Milano a una platea di analisti e azionisti - dividere l'Eni in due società, una dedicata al petrolio e l'altra al gas, comporterà solo benefici nelle strategie di medio lungo periodo. In particolare, ha detto, lo split darà maggiori possibilità di indebitamento alle due nuove entità (10 miliardi per la cosiddetta Oilco e 20 miliardi per la Gasco), permettendo loro di affrontare più tranquillamente le opportunità che stanno emergendo sul mercato, compreso l'impegno nel nucleare che il Governo chiederà molto probabilmente al gruppo guidato da Paolo Scaroni».

    L'amministratore delegato, ha rivelato Knight, «ha già riconosciuto che c'è uno sconto» nella valutazione del gruppo e comunque, ha aggiunto, «non ci aspettiamo una sua risposta nel breve periodo, tenuto conto che ci sono voluti due anni di studio per arrivare alle nostre conclusioni». La sottovalutazione ha spiegato Eric Knight, il cui fondo ha acquisito due anni fa l'1% dell'Eni per 20 euro per azione (oggi gira attorno ai 17 euro) è dovuta a diversi fattori. I due principali risiedono «nell'utility gigantesca che si trova all'interno della struttura del gruppo e non è valutata correttamente dal mercato» e nel fatto, come detto sopra, che la società «è in uno stato di tensione finanziaria e lo sarebbe ancora di più qualora dovesse prendere parte in modo significativo ai piani del Governo per il rilancio del nucleare».

    Knight ha sottolineato che il progetto del fondo non prevede né la riduzione della partecipazione dello Stato sotto il 30% né tagli sul fronte occupazionale. «Qualcuno pensa che siamo intervenuti a causa del taglio del dividendo», ha detto ancora l'amministratore delegato di Knight Vinke Asset management, «ma questo è solo sintomatico di una struttura non ottimale di Eni». Il fund manager ha voluto anche chiarire che «i nostri clienti sono fondi pensione pubblici (tra i quali il gigante californiano Calpers, ndr) e noi proteggiamo con ferocia la nostra indipendenza. Il nostro mandato è quello di investire in large cap che attualmente sono sottovalutate». Knight, peraltro, non è né un hedge fund né un private equity e comunque «siamo rialzisti su Eni e la riteniamo l'azienda migliore nel suo settore».

    Il recente taglio del dividendo, tuttavia, è indicativo di tale condizione dell'Eni, la cui sottovalutazione e la tensione finanziaria potrebbero essere risolte tramite una ristrutturazione, senza che venga ridotta la presenza pubblica (ora al 30%) o che vengano tagliati posti di lavoro. Knight Vinke, che propone alcune alternative di ristrutturazione, riconosce che alcune delle sue proposte potrebbero portare a una riduzione delle sinergie. E comunque, sottolinea, il valore di queste sinergie «legate al mantenimento della struttura attuale non è stato ancora quantificato e, in ogni caso, dovrebbe essere superiore ai 50 miliardi di euro».

    Il fondo Usa, si legge su Wikipedia, si è guadagnato fama di attivista di successo quando nel 2004 ha convinto la big petrolifera Shell a rinunciare alla sua struttura duale anglo-olandese nonostante possedesse soltanto lo 0,03% delle azioni. Knight Vinke ha giocato un ruolo chiave anche nel mandare a monde un'importante acquisizione della compagnia olandese Vnu, poi acquistata da una cordata di private equity tra cui Kkr e ribattezzata Nielsen Company. Nel 2007 Knight Vinke è andata all'attacco della governance del gigante britannico del credito Hsbc.
    30 settembre 2009
    Ultima modifica di costantino; 30-09-09 alle 20:14

  4. #4
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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya


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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    La polemica
    Rutelli: «Il viaggio segreto di Berlusconi
    in Russia non è da Paese democratico»

    L'esponente del Pd attacca il premier per la visita «strettamente privata»

    ROMA - Francesco Rutelli attacca Silvio Berlusconi. L'esponente del Pd critica duramente quello che definisce il "viaggio segreto" del premier in Russia. «Ma in quale paese al mondo - afferma Rutelli - può succedere che un premier vada per un viaggio segreto da un leader di uno dei maggiori Paesi del mondo? È una cosa incredibile, questo può succedere in un paese non democratico».

    La visita di Berlusconi in Russia, fa sapere Palazzo Chigi, è strettamente privata. Il premier incontrerà ladimir Putin nella sua dacia sul lago Valdai, dove la contemporanea presenza dell'ex Cancelliere tedesco Gerard Schroeder fa ipotizzare ad alcuni media che il tema dei colloqui possa essere l'energia.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da costantino Visualizza Messaggio
    La polemica
    Rutelli: «Il viaggio segreto di Berlusconi
    in Russia non è da Paese democratico»

    L'esponente del Pd attacca il premier per la visita «strettamente privata»

    ROMA - Francesco Rutelli attacca Silvio Berlusconi. L'esponente del Pd critica duramente quello che definisce il "viaggio segreto" del premier in Russia. «Ma in quale paese al mondo - afferma Rutelli - può succedere che un premier vada per un viaggio segreto da un leader di uno dei maggiori Paesi del mondo? È una cosa incredibile, questo può succedere in un paese non democratico».

    La visita di Berlusconi in Russia, fa sapere Palazzo Chigi, è strettamente privata. Il premier incontrerà ladimir Putin nella sua dacia sul lago Valdai, dove la contemporanea presenza dell'ex Cancelliere tedesco Gerard Schroeder fa ipotizzare ad alcuni media che il tema dei colloqui possa essere l'energia.

    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa,
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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    1 - SILVIO RUSSO-CENTRICO "APRE UN SERIO CONTENZIOSO CON GLI STATI UNITI" - QUESTO INCONTRO SEGRETO NON SARÀ UNA GOLIARDATA, MA UNA "TRE GIORNI" CHE PORTERÀ BENZINA AL MOTORE IN PANNE DEL CAVALIERE - IL RUOLO DI BRUNO MENTASTI GRANELLI, L'UOMO DI FIDUCIA SIA DI BERLUSCONI CHE DEI RUSSI DI GAZPROM

    Nemmeno la bella regina di Giordania è riuscita cambiare il programma del viaggio di papi-Silvio nella dacia dell'amico Putin.

    Qualcuno potrebbe ironizzare su questo disinteresse del Cavaliere nei confronti delle donne, altri potrebbero aggiungere che il Premier ha fatto di tutto per far sapere urbi et orbi del suo incontro segreto sul lago Valdai dove festeggerà i 57 anni del capo russo. La festa si terrà nella "casa d'oro", la residenza costruita nel 1980 a poca distanza da quella di Stalin che al vecchio capo del comunismo sovietico faceva semplicemente schifo.

    La dacia si trova in una regione di 76 laghi con le foreste più belle del mondo e a poca distanza da un monastero del ‘600, ma ciò che più ha impressionato Berlusconi nelle due visite private che ha avuto nello stesso luogo durante il 2007, sono gli arredamenti di oro zecchino che rivestono i piedi delle sedie e perfino i rubinetti dei bagni.

    Qui la D'Addario avrebbe potuto scattare un'infinità di foto con il suo telefonino peloso, ma papi-Silvio ha scelto da alcune settimane la castità del monaco (come ha dichiarato agli amici più fidati) e all'ombra del monastero del ‘600 che si trova a poca distanza, parlerà per tre giorni di politica e di business.
    PAOLO SCARONI - copyright Pizzi

    Nell'agenda del viaggio segreto (che tanto segreto non è) si può immaginare che al primo posto siano i dossier di geopolitica (Afghanistan, Iran) e quelli che toccano i temi delicati dell'energia. Non a caso la sua missione è seguita a Washington e a Roma con enorme attenzione. Come ha scritto ieri Franco Venturini sul "Corriere della Sera", il pendolo verso Mosca oscilla in maniera esagerata "perché apre un serio contenzioso con gli Stati Uniti" e porsi come "avvocati di Putin non fa piacere a nessuno e danneggia la credibilità italiana".

    L'analisi è molto lucida e va dato atto al giornalista di aver toccato per la seconda volta in poche settimane il tema delicato dei rapporti della nostra politica estera "eccessivamente russo-centrica", una politica che vede papi-Silvio appoggiare le strategie energetiche di Putin e di Gazprom "nello strangolamento del gasdotto alternativo Nabucco voluto dall'Europa e sostenuto dagli Usa".

    Nella dacia con i rubinetti d'oro e le vasche con pesci tropicali, i due compagni di merenda non dedicheranno troppo tempo a quel problema dei diritti umani sul quale Pierfurby Casini ieri ha speso parole inutili. E rideranno dei giornalisti che entrambi non amano come si è visto nel maggio di quest'anno a Villa Certosa quando di fronte alla maliziosa domanda della corrispondente moscovita Natalia Melikova, il Cavaliere ha fatto il gesto della mitragliatrice.
    9 vittorio mincato lap

    Queste sono miserie rispetto al business vero dell'energia che inizia nel 2003 quando Berlusconi insieme a Veronica incontra per la prima volta l'amico Vladimir nella sua Camp David della Gallura. Allora fra una spaghettata e una canzone napoletana dell'immancabile Apicella si buttarono le basi per la maxifornitura che l'Eni avrebbe dovuto trattare con Gazprom. Il business riguardava il prolungamento dal 2017 al 2027 dei contratti per 3 miliardi di metri cubi di metano che avrebbero dovuto arrivare in Italia attraverso una società "terza".

    Da quel momento spuntò sulla scena il nome di un vecchio amico italiano del Cavaliere: Bruno Mentasti Granelli, già socio di Berlusconi in Tele+ ed ex-proprietario della SanPellegrino. Dopo aver venduto la società dell'acqua con le bollicine Mentasti si è buttato nel business dell'energia con la società Central Energy Italia e nel 2003 è diventato l'uomo di fiducia sia di Berlusconi che dei russi di Gazprom.

    Sarà Vittorio Mincato, il presidente dell'Eni che due anni dopo salta dalla sua sedia per lasciare il posto a Paoletto Scaroni, il manager al quale i russi alla fine di ottobre del 2003 consegnano un foglietto sul quale c'è scritto il nome di Bruno Mentasti Granelli. Il racconto di questa trattativa laboriosa con Gazprom e di ciò che è avvenuto dopo ai piani alti dell'Eni tra Mincato e Luciano Sgubini (responsabile del settore gas dell'epoca) bisogna andarlo a cercare in un articolo del "Sole 24 Ore" del 4 novembre 2005 dove il giornalista Giuseppe Oddo ha raccontato nei dettagli le peripezie dei rapporti con i russi e il ruolo di grande intermediario della società gestita da Mentasti e "controllata da soggetti russi, alcuni dei quali riconducibili a Gazprom".

    È un racconto di alti e bassi con punte drammatiche che portano all'inverno freddo del 2005 quando Gazprom, indispettita dalle perplessità dell'Eni e di Scaroni, chiude i rubinetti del gas.

    Una volta tornato al governo papi-Silvio ha riannodato le fila e oggi nella "villa d'oro" sul lago Valdai vorrà riconfermare la sua fedeltà all'amico Vladimir. Non ci saranno donne, papi-Silvio si bagnerà le labbra con un po' di vodka, e nemmeno il suo socio d'affari Bruno Mentasti Granelli farà parte della goliardata.

    L'unico fatto certo di questo incontro segreto è che non sarà una goliardata, ma una "tre giorni" che porterà benzina al motore in panne del Cavaliere.

    :gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::g luglu::gluglu::gluglu::gluglu:

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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

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    1 - SILVIO RUSSO-CENTRICO "APRE UN SERIO CONTENZIOSO CON GLI STATI UNITI" - QUESTO INCONTRO SEGRETO NON SARÀ UNA GOLIARDATA, MA UNA "TRE GIORNI" CHE PORTERÀ BENZINA AL MOTORE IN PANNE DEL CAVALIERE - IL RUOLO DI BRUNO MENTASTI GRANELLI, L'UOMO DI FIDUCIA SIA DI BERLUSCONI CHE DEI RUSSI DI GAZPROM

    Nemmeno la bella regina di Giordania è riuscita cambiare il programma del viaggio di papi-Silvio nella dacia dell'amico Putin.

    Qualcuno potrebbe ironizzare su questo disinteresse del Cavaliere nei confronti delle donne, altri potrebbero aggiungere che il Premier ha fatto di tutto per far sapere urbi et orbi del suo incontro segreto sul lago Valdai dove festeggerà i 57 anni del capo russo. La festa si terrà nella "casa d'oro", la residenza costruita nel 1980 a poca distanza da quella di Stalin che al vecchio capo del comunismo sovietico faceva semplicemente schifo.

    La dacia si trova in una regione di 76 laghi con le foreste più belle del mondo e a poca distanza da un monastero del ‘600, ma ciò che più ha impressionato Berlusconi nelle due visite private che ha avuto nello stesso luogo durante il 2007, sono gli arredamenti di oro zecchino che rivestono i piedi delle sedie e perfino i rubinetti dei bagni.

    Qui la D'Addario avrebbe potuto scattare un'infinità di foto con il suo telefonino peloso, ma papi-Silvio ha scelto da alcune settimane la castità del monaco (come ha dichiarato agli amici più fidati) e all'ombra del monastero del ‘600 che si trova a poca distanza, parlerà per tre giorni di politica e di business.
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    Nell'agenda del viaggio segreto (che tanto segreto non è) si può immaginare che al primo posto siano i dossier di geopolitica (Afghanistan, Iran) e quelli che toccano i temi delicati dell'energia. Non a caso la sua missione è seguita a Washington e a Roma con enorme attenzione. Come ha scritto ieri Franco Venturini sul "Corriere della Sera", il pendolo verso Mosca oscilla in maniera esagerata "perché apre un serio contenzioso con gli Stati Uniti" e porsi come "avvocati di Putin non fa piacere a nessuno e danneggia la credibilità italiana".

    L'analisi è molto lucida e va dato atto al giornalista di aver toccato per la seconda volta in poche settimane il tema delicato dei rapporti della nostra politica estera "eccessivamente russo-centrica", una politica che vede papi-Silvio appoggiare le strategie energetiche di Putin e di Gazprom "nello strangolamento del gasdotto alternativo Nabucco voluto dall'Europa e sostenuto dagli Usa".

    Nella dacia con i rubinetti d'oro e le vasche con pesci tropicali, i due compagni di merenda non dedicheranno troppo tempo a quel problema dei diritti umani sul quale Pierfurby Casini ieri ha speso parole inutili. E rideranno dei giornalisti che entrambi non amano come si è visto nel maggio di quest'anno a Villa Certosa quando di fronte alla maliziosa domanda della corrispondente moscovita Natalia Melikova, il Cavaliere ha fatto il gesto della mitragliatrice.
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    Queste sono miserie rispetto al business vero dell'energia che inizia nel 2003 quando Berlusconi insieme a Veronica incontra per la prima volta l'amico Vladimir nella sua Camp David della Gallura. Allora fra una spaghettata e una canzone napoletana dell'immancabile Apicella si buttarono le basi per la maxifornitura che l'Eni avrebbe dovuto trattare con Gazprom. Il business riguardava il prolungamento dal 2017 al 2027 dei contratti per 3 miliardi di metri cubi di metano che avrebbero dovuto arrivare in Italia attraverso una società "terza".

    Da quel momento spuntò sulla scena il nome di un vecchio amico italiano del Cavaliere: Bruno Mentasti Granelli, già socio di Berlusconi in Tele+ ed ex-proprietario della SanPellegrino. Dopo aver venduto la società dell'acqua con le bollicine Mentasti si è buttato nel business dell'energia con la società Central Energy Italia e nel 2003 è diventato l'uomo di fiducia sia di Berlusconi che dei russi di Gazprom.

    Sarà Vittorio Mincato, il presidente dell'Eni che due anni dopo salta dalla sua sedia per lasciare il posto a Paoletto Scaroni, il manager al quale i russi alla fine di ottobre del 2003 consegnano un foglietto sul quale c'è scritto il nome di Bruno Mentasti Granelli. Il racconto di questa trattativa laboriosa con Gazprom e di ciò che è avvenuto dopo ai piani alti dell'Eni tra Mincato e Luciano Sgubini (responsabile del settore gas dell'epoca) bisogna andarlo a cercare in un articolo del "Sole 24 Ore" del 4 novembre 2005 dove il giornalista Giuseppe Oddo ha raccontato nei dettagli le peripezie dei rapporti con i russi e il ruolo di grande intermediario della società gestita da Mentasti e "controllata da soggetti russi, alcuni dei quali riconducibili a Gazprom".

    È un racconto di alti e bassi con punte drammatiche che portano all'inverno freddo del 2005 quando Gazprom, indispettita dalle perplessità dell'Eni e di Scaroni, chiude i rubinetti del gas.

    Una volta tornato al governo papi-Silvio ha riannodato le fila e oggi nella "villa d'oro" sul lago Valdai vorrà riconfermare la sua fedeltà all'amico Vladimir. Non ci saranno donne, papi-Silvio si bagnerà le labbra con un po' di vodka, e nemmeno il suo socio d'affari Bruno Mentasti Granelli farà parte della goliardata.

    L'unico fatto certo di questo incontro segreto è che non sarà una goliardata, ma una "tre giorni" che porterà benzina al motore in panne del Cavaliere.

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    Scusa, dove hai preso quest'articolo? Sembra abbastanza rilevante!

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    1 - SILVIO RUSSO-CENTRICO "APRE UN SERIO CONTENZIOSO CON GLI STATI UNITI" - QUESTO INCONTRO SEGRETO NON SARÀ UNA GOLIARDATA, MA UNA "TRE GIORNI" CHE PORTERÀ BENZINA AL MOTORE IN PANNE DEL CAVALIERE - IL RUOLO DI BRUNO MENTASTI GRANELLI, L'UOMO DI FIDUCIA SIA DI BERLUSCONI CHE DEI RUSSI DI GAZPROM

    Nemmeno la bella regina di Giordania è riuscita cambiare il programma del viaggio di papi-Silvio nella dacia dell'amico Putin.

    Qualcuno potrebbe ironizzare su questo disinteresse del Cavaliere nei confronti delle donne, altri potrebbero aggiungere che il Premier ha fatto di tutto per far sapere urbi et orbi del suo incontro segreto sul lago Valdai dove festeggerà i 57 anni del capo russo. La festa si terrà nella "casa d'oro", la residenza costruita nel 1980 a poca distanza da quella di Stalin che al vecchio capo del comunismo sovietico faceva semplicemente schifo.

    La dacia si trova in una regione di 76 laghi con le foreste più belle del mondo e a poca distanza da un monastero del ‘600, ma ciò che più ha impressionato Berlusconi nelle due visite private che ha avuto nello stesso luogo durante il 2007, sono gli arredamenti di oro zecchino che rivestono i piedi delle sedie e perfino i rubinetti dei bagni.

    Qui la D'Addario avrebbe potuto scattare un'infinità di foto con il suo telefonino peloso, ma papi-Silvio ha scelto da alcune settimane la castità del monaco (come ha dichiarato agli amici più fidati) e all'ombra del monastero del ‘600 che si trova a poca distanza, parlerà per tre giorni di politica e di business.
    PAOLO SCARONI - copyright Pizzi

    Nell'agenda del viaggio segreto (che tanto segreto non è) si può immaginare che al primo posto siano i dossier di geopolitica (Afghanistan, Iran) e quelli che toccano i temi delicati dell'energia. Non a caso la sua missione è seguita a Washington e a Roma con enorme attenzione. Come ha scritto ieri Franco Venturini sul "Corriere della Sera", il pendolo verso Mosca oscilla in maniera esagerata "perché apre un serio contenzioso con gli Stati Uniti" e porsi come "avvocati di Putin non fa piacere a nessuno e danneggia la credibilità italiana".

    L'analisi è molto lucida e va dato atto al giornalista di aver toccato per la seconda volta in poche settimane il tema delicato dei rapporti della nostra politica estera "eccessivamente russo-centrica", una politica che vede papi-Silvio appoggiare le strategie energetiche di Putin e di Gazprom "nello strangolamento del gasdotto alternativo Nabucco voluto dall'Europa e sostenuto dagli Usa".

    Nella dacia con i rubinetti d'oro e le vasche con pesci tropicali, i due compagni di merenda non dedicheranno troppo tempo a quel problema dei diritti umani sul quale Pierfurby Casini ieri ha speso parole inutili. E rideranno dei giornalisti che entrambi non amano come si è visto nel maggio di quest'anno a Villa Certosa quando di fronte alla maliziosa domanda della corrispondente moscovita Natalia Melikova, il Cavaliere ha fatto il gesto della mitragliatrice.
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    Queste sono miserie rispetto al business vero dell'energia che inizia nel 2003 quando Berlusconi insieme a Veronica incontra per la prima volta l'amico Vladimir nella sua Camp David della Gallura. Allora fra una spaghettata e una canzone napoletana dell'immancabile Apicella si buttarono le basi per la maxifornitura che l'Eni avrebbe dovuto trattare con Gazprom. Il business riguardava il prolungamento dal 2017 al 2027 dei contratti per 3 miliardi di metri cubi di metano che avrebbero dovuto arrivare in Italia attraverso una società "terza".

    Da quel momento spuntò sulla scena il nome di un vecchio amico italiano del Cavaliere: Bruno Mentasti Granelli, già socio di Berlusconi in Tele+ ed ex-proprietario della SanPellegrino. Dopo aver venduto la società dell'acqua con le bollicine Mentasti si è buttato nel business dell'energia con la società Central Energy Italia e nel 2003 è diventato l'uomo di fiducia sia di Berlusconi che dei russi di Gazprom.

    Sarà Vittorio Mincato, il presidente dell'Eni che due anni dopo salta dalla sua sedia per lasciare il posto a Paoletto Scaroni, il manager al quale i russi alla fine di ottobre del 2003 consegnano un foglietto sul quale c'è scritto il nome di Bruno Mentasti Granelli. Il racconto di questa trattativa laboriosa con Gazprom e di ciò che è avvenuto dopo ai piani alti dell'Eni tra Mincato e Luciano Sgubini (responsabile del settore gas dell'epoca) bisogna andarlo a cercare in un articolo del "Sole 24 Ore" del 4 novembre 2005 dove il giornalista Giuseppe Oddo ha raccontato nei dettagli le peripezie dei rapporti con i russi e il ruolo di grande intermediario della società gestita da Mentasti e "controllata da soggetti russi, alcuni dei quali riconducibili a Gazprom".

    È un racconto di alti e bassi con punte drammatiche che portano all'inverno freddo del 2005 quando Gazprom, indispettita dalle perplessità dell'Eni e di Scaroni, chiude i rubinetti del gas.

    Una volta tornato al governo papi-Silvio ha riannodato le fila e oggi nella "villa d'oro" sul lago Valdai vorrà riconfermare la sua fedeltà all'amico Vladimir. Non ci saranno donne, papi-Silvio si bagnerà le labbra con un po' di vodka, e nemmeno il suo socio d'affari Bruno Mentasti Granelli farà parte della goliardata.

    L'unico fatto certo di questo incontro segreto è che non sarà una goliardata, ma una "tre giorni" che porterà benzina al motore in panne del Cavaliere.

    :gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::gluglu::g luglu::gluglu::gluglu::gluglu:

    Propongo un nuovo leader per la "sinistra" italiana:
    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa,
    la vittoria e il ritorno, tu conceda,
    ma se una sola cosa, o Dio, darai,
    la vittoria concedi sola! »

  10. #10
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    Predefinito Rif: Iraq: l'Eni "perde" lo sfruttamento dei giacimenti di Nassirya

    In questa epoca tutte le residenze governative o para-governative (residenze ad uso privato o di proprietà di leaders di Stato) nel mondo hanno arredi particolarmente di valore.
    Questi trucchetti a base di un'infima demagogia servono per far presa sulla gente, sbattendogli in faccia l'opulenza altrui a fronte della propria quotidianità.
    Facciamo un giro a Palazzo Chigi o al Quirinale:giustamente sono arredati come si confà a dei luoghi simbolici dell'autorità e della storia del paese.
    Come pure, non credo che le case dei dirigenti politici del csx o dei leaders sindacali siano esempi di ascetica virtù francescana o di frugale vocazione spartana.
    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa,
    la vittoria e il ritorno, tu conceda,
    ma se una sola cosa, o Dio, darai,
    la vittoria concedi sola! »

 

 
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